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La moda del selfie

Il termine selfie, derivato dalla lingua inglese, può essere liberamente tradotto dallo slang come autoritratto fotografico, tipicamente eseguito con un palmare, fotocamera digitale o telefono cellulare.

In senso moderno il termine è fortemente associato a siti di social networking come Twitter, Facebook, Instagram, Snapchat e altri in cui tali immagini sono spesso pubblicate.

 

Le immagini sono prese sia con la fotocamera tenuta a braccio teso o attraverso uno specchio. Tipico di un selfie è che mostra o 1) il fotografo o 2) il fotografo e una o più persone (spesso chiamate “gruppo selfie”). A volte il selfie non è necessariamente del proprio viso o a figura intera.

Adesso, dopo aver letto le informazioni generali, cosa ne pensate voi del SELFIE?

Sono molto curiosa perché ultimamente è nato un altro tipo di selfie ed è quello effettuato dopo aver consumato un rapporto con il  proprio partner o con chi si vuole in realtà…l’importante è cogliere l’attimo!

Queste nuove tecnologie, con le tendenze, le mode, stanno peggiorando l’uso funzionale del nostro cervello o siamo noi ad essere marci e vittime del touch?

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Quel treno sbagliato

Tutto ciò che rimane è solo del freddo marmo, dei fiori curati, la fioca luce ed un tappeto all’ingresso.

Ti svegli e vivi come in un incubo, con le catene ai piedi e le palpebre pesanti, non sei in grado di assorbire la realtà, perchè la realtà spaventa, non va assolutamente bene ed è come un abito che non calza e nemmeno piace, non lo indosseremmo mai nella vita reale anche se adesso siamo costretti a portarlo.

Le catene si aggrappano alle caviglie come parassiti, si nutrono e si rafforzano col nostro dolore, quanto più noi soffriamo, tanto più loro diventano insopportabili e mai cedevoli.

Ciò che viviamo oggi, fa parte di un insieme di pezzi che compongono il nostro percorso terrestre, Tu fai parte di questo puzzle maledetto, amaro, contorto.

Salendo su un treno difficilmente si può conoscere quella che sarà la prossima tappa e tu, proprio come tutti noi, non potevi sapere nulla, ma sei salito lo stesso, solo, coraggioso e forse confuso. Ed è la stessa confusione che si annebbia nella mente di tutti coloro che sono rimasti quì, proprio come me, tristi, malinconici e afflitti ad aspettare un tuo ritorno.

Quell’incubo che facciamo da quasi quattro anni, purtroppo è la nostra realtà nuda e cruda, nella quale siamo costretti a vivere indossando una maschera sociale, cercando di vivere una vita normale..quella stessa vita che senza preavvisi e sconti ci ha portato via te.

Che tu possa vivere per sempre

Che tu possa vivere perpetuo.

 

 

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feste,papà,thinking

19 Marzo: quella festa che…

 

Questa splendida giornata fa da cornice ad un giorno memorabile: 19 Marzo, festa del Papà. E’ festa per chiunque, per ogni genitore, per ogni figlio, per ogni nonno, per ogni zio, per chiunque si chiami Giuseppe, Pino, Giusy e via discorrendo, praticamente è la festività dell’intera società, per chi, ovviamente, avesse voglia di festeggiarlo.

Attraverso un blog è possibile fare tante cose e la prima azione è COMUNICARE, c’è chi comunica risultati sportivi, c’è chi parla di arte culinaria, chi di hobby, chi di scrittura e così via, io, oggi, voglio parlare di EMOZIONI.

Quando ero piccola, scuole materne ed elementari, mi recavo con mia madre da Eli World, una caramelleria della mia città, Maglie, per acquistare un palloncino da far volare in cielo con annesso un bigliettino scritto da me.

Col passare degli anni, ho alimentato una coscienza interiore del senso della festa, dell’importanza e del peso da dare che, mi ha portata a prendere una decisione: il palloncino non volerà più, il gesto simbolico ha perso valore perchè il mio cervello mi ha comunicato: “Eleonora, quella cosa tonda colorata imbottita d’aria non arriverà mai a tuo padre”– per ovvie ragioni, aggiungerei.

Abbandonata l’idea del palloncino e della sua destinazione, col tempo ho capito che non importa ciò che gli altri ci dicono di fare, la forza sta nel fare solo ed esclusivamente ciò che noi decidiamo di FARE e per raggiungere tale consapevolezza è necessario soffrire, sudare e conquistare la propria mente.

Il cimitero è un posto così triste, solitario, inquietante che, in vista delle emozioni che suscita in mente, non è un luogo che ritengo si debba frequentare nella vita, ma questa,chiaramente, è la mia decisione e rispetto con ammirazione coloro che si recano più volte in settimana a portare fiori, cambiare acqua o semplicemente per parlare con un proprio defunto. Ma questo non è per me.

Non importa chi tu chiami papà, ciò che ha realmente valore è ciò che provi intimamente tu verso questa persona.

Se noi mettessimo un seme in un vaso al buio e senza innaffiarlo mai, probabilmente non uscirebbe nulla di buono, perchè la terra è arida e l’assenza della luce non è di certo un aspetto positivo: senza l’amore di colui che voi chiamate papà, perciò, voi sareste cresciuti aridi, invece grazie a tutti gli elementi assorbiti, vi è stato concesso di crescere e sbocciare, proprio come un fiore.

Non importa chi tu chiami papà, ciò che ha realmente un valore è il posto che lui occupa nel tuo cuore.

Vorrei che questo post fosse rivolto a chiunque: a tutti coloro che hanno la fortuna di avere un padre, a chi invece, alza spesso gli occhi al cielo per cercare qualcuno che è già volato via, a coloro i quali hanno reso la vita migliore ad altre persone, proprio come mio Zio ha fatto con me, prendendosene cura giorno per giorno per 21 anni.

Però tutte le volte che alzo gli occhi su, mi chiedo: cosa c’è oltre quel blu?

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L’amore è quel sentimento che…

L’amore è quel sentimento che…accompagna il cuore durante le notti buie e infinite, lo riscalda, se ne prende cura, al mattino appare come se fosse stato un brutto sogno e al momento opportuno ti ricorda ciò che è accaduto, così, tu, presa coscienza di tutto, puoi trarre le tue conclusioni.

L’amore è quel sentimento che…più ce n’è, meglio è..è qualcosa che può diventare magico e che magico diventerà senza nessuna pozione magica, nessun incantesimo e non ci sono nemmeno delle bacchette, che, con un tocco delicato e profumato trasformano tutto ciò che ci circonda in cuori, cuori e ancora cuori.

Molti dicono “l’ Amore è facile, la cosa difficile è trovare qualcuno da amare”, beh io non credo sia così, l’amore vero ti colpisce d’improvviso, come se neanche ce ne accorgessimo, ci travolge e ci catapulta in una nuova realtà: QUELLA DEI SENTIMENTI.

Il vero punto è MANTENERE VIVO UN AMORE, già, perchè una volta avuta la fortuna di amare ed essere amati, tutto regge su delle basi solide che, se non coltivate al giusto modo, al primo temporale franeranno giù, portandosi con loro tutto ciò che incontrano, proprio come te o me, per esempio.

L’amore è quel sentimento che…..cresce come un fiore, se ti ricordi di innaffiarlo ogni mattino, si rafforza se lo curi, togliendo il marcio e le foglie morte, si nutre di te, proprio come fa  una pianta con la terra e se sei disposto a farlo, a metterti in gioco, a dare te stesso e a sostenere sempre tutto, quella pianta metterà fuori nuovi fiori, che a loro volta daranno l’inizio ad un nuovo ciclo naturale, chiamato AMORE.

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