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ebook fantasy,FANTASY,il blog di eleonora marsella,marco sutti,recensioni

L’amuleto e il druido di Marco Sutti

“Le sue parole avrebbero steso chiunque. Come potevo sopravvivere? Un essere rinchiuso in un medaglione aveva attaccato come un parassita la mia mente e l’unico modo per sciogliere questa maledizione era la morte fisica del suo possessore. La mia vita per ritrovare la libertà? Un prezzo troppo grande!”

Marco Sutti, classe 1986, ritorna sulle scene editoriali con L’amuleto e il druido, prequel del suo romanzo d’esordio L’ampolla del diavolo (2014). Il libro racconta l’avventura di Heron, giovane e ambizioso druido, cominciata il giorno in cui ottiene dalle mani di un forestiero il misterioso amuleto della conoscenza. Questo potente artefatto, pur dotando il suo possessore di enormi poteri magici, possiede per contro una volontà oscura e pericolosa, che aspira solo a ricongiungersi con il proprietario dell’amuleto gemello: Dion, spietato demone figlio di Satana. Mentre questo aspirante signore delle tenebre organizza la sua guerra contro il mondo, Heron si metterà in viaggio insieme al guerriero cristiano Godric, alla ricerca di armi e alleati valorosi per annientare per sempre la minaccia demoniaca.

Il panorama fantasy italiano si arricchisce di una nuova saga dotata di molte potenzialità, scritta con uno stile sapiente e a tratti divertente che rispolvera la mitologia irlandese. Interessante il confronto di quest’ultima con la religione cristiana che, inesorabile, avanza su ogni terra accrescendo il numero dei fedeli. Una storia che offre al lettore un mondo ricco di magia e tradizioni, spingendolo a chiedersi in che modo sia scomparso per lasciare il posto all’odierna fede e società, e dunque ad andare fino in fondo, fino al capitolo finale.

L’amuleto e il druido si rivela, in definitiva, una nuova brillante saga che appassionerà tutti gli amanti del genere.

Come nasce quest’opera letteraria?

“L’Amuleto e il Druido” è un romanzo Dark-Fantasy. Ho iniziato a scrivere quest’opera alcuni anni fa, grazie ad alcuni incubi premonitori. Alla mattina, ricordavo quelle immagini e quelle sensazioni, e da quelle esperienze, ho dato inizio la stesura del mio racconto.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il romanzo “L’Amuleto e il druido, come per tutti i libri del genere, vede opposti il bene e il male: più specificamente, un giovane druido capace di una straordinaria magia, e un malvagio demone, figlio di Satana.

L’oggetto dei desideri del cattivo in questione è un amuleto chiamato della “conoscenza” che per buona parte del racconto, viene posseduto dal protagonista. Questo monile contiene un’intera biblioteca di sapere. Stranamente la sapienza viene raffigurata da un essere con sembianze di un Dio della morte. Questo potrebbe sembrare una contraddizione, ma non lo è.

In verità c’è una spiegazione di fondo.

L’uomo si reputa generalmente come una creatura ignorante e proprio per questo cerca sempre la verità nelle cose, delle spiegazioni e risposte a tutti i misteri e domande che si pone. Credo che a volte, lasciare che il destino si compi senza stravolgerlo, lasciare che l’istinto o le sensazioni che proviamo ci indichino la strada da percorrere, siano talvolta più straordinarie, non dico più rassicuranti, ma di sicuro più essenziali e sorprendenti. Ecco perché, a mio parere, la conoscenza non deve essere totale: è giusto mantenere un tocco di sacralità, di magia, di inconsapevolezza in qualunque ambito, perché senza questi elementi non potremmo più meravigliarci, non potremmo più dire “WOW”. Per questi motivi la conoscenza in questo testo, ha un aspetto negativo.

Sia chiaro, non è negativa l’istruzione, la formazione. Non inizierò una rivoluzione contro la scuola.

Una lacrima, un sorriso, tutte le sensazioni che proviamo non sono il risultato di un’equazione matematica. Le emozioni non si calcolano, ma hanno origine dalla nostra sensibilità. Essere sensibili, essere emotivi, dipende dalla nostra attitudine a recepire queste sensazioni, ma soprattutto dalla nostra capacità di incantarci e di stupirci.

Leggi il mio libro perché…

La mia storia è ricca di momenti d’azione. Non ci si annoia mai.

La maggior parte degli scrittori fantasy, crea un mondo tutto nuovo, diverso dal nostro.

Io ho fatto l’opposto e ho usato un territorio reale, esistente, su questa nostra amata Terra.

Quando iniziai a scrivere i primi versi del libro, mi domandai: ”dove posso ambientare i miei racconti?”

E’ stato semplice rispondermi, ho cercato un po’ sul mappamondo e ho trovato un isola, l’Irlanda.

Per poter descrivere al meglio tutti gli ambienti, i paesaggi e i luoghi, ho organizzato un viaggio, destinazione Dublino e ho visitato tutta l’Isola. Ho cercato di descrivere come meglio potevo, quelle valli ricche di prati a ridosso del mare, che avevo visto e per le quali, mi ero innamorato.

Molto importanti inoltre sono i richiami storici. Si parla soprattutto del mondo celtico (“L’amuleto e il druido”. Il druido, definito brevemente, è un mago celtico), e l’epoca è successiva alla fine dell’Impero Romano d’Occidente e della morte del Patrono d’Irlanda, San Patrizio.

Sempre a quei tempi, qualche nave Vichinga iniziava a solcare i mari del Nord e a fermarsi sulle coste dell’isola.

Insomma ci sono molti indizi e momenti veritieri o realmente accaduti nel mio romanzo.

Documentandomi a lungo sui celti, sulla morfologia e storia dell’Irlanda, ho pianificato l’intera storia su un tallone robusto di indizi e informazioni, che trasformano il romanzo e lo rendono molto più attuale e più semplice da immaginare nella mente di ognuno di noi.

 

Progetti futuri?

Con tempi molto blandi, sto realizzando un paio di progetti. Un nuovo romanzo fantasy e una biografia. Il mio primo lavoro, occupa gran parte del tempo, lasciando alla scrittura solo alcuni e brevi momenti.

Sono una persona con la testa sulle spalle, ma anche molto ottimista. A volte fantastico con la mente e penso in grande. Mi piacerebbe che i miei romanzi diventassero dei film di successo. Chi non sogna questo? Sono comunque consapevole che la strada sarà impervia e lunga e che possiedo una sola possibilità su un milione per raggiungere questo scopo. Ciò nonostante non mi perdo d’animo. Aldilà di questi pensieri, sono una persona semplice e che si accontenta di poco. Mi piacerebbe crescere come scrittore e magari un giorno essere invitato alle feste e raduni del genere fantasy sparse in tutta Italia. Conoscere nuove persone, luoghi e paesaggi diventerebbero delle preziose esperienze in grado di ispirarmi a scrivere nuovi racconti sempre più straordinari e originali.

 

 

L’amuleto e il druido di Marco Sutti merita 4 stelle su 5.

Cosa aspetti a comprarlo?

 

 

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arte,cultura,disegni,fumetti,il blog di eleonora marsella,Italia,leo in love,strisce

Leonardo Pestrin in arte Leo in Love

Cosa succede se si unisce l’arte, l’ironia e lo spirito giovanile?

Ve lo dico io: si incontra Leonardo, anzi no, Leo (in love).

 

Chi sei?

Mi chiamo Leonardo, ma prego sempre tutti di chiamarmi “Leo”. Lo trovo più confidenziale, più amichevole e, perché no, più plebeo.

Ci tengo molto, quindi anche voi che state leggendo, se vi capitasse la disgrazia di incontrarmi, CHIAMATEMI “LEO”, CHIARO?!

Vivo in Friuli, ho vent’anni e sono uno studente universitario. Amo il cinema in maniera smodata (ed è infatti la mia materia di studio) e se c’è una cosa che voglio si sappia di me è che amo RIDERE.

E amo ancor di più FAR ridere.

Che poi ci riesca o no, beh… Quello è un altro paio di maniche!

 

Ah, sì… E faccio fumetti.

Rigorosamente comici.

Ovviamente.

 

Qual è la tua arte?

 

Faccio fumetti.

E il fumetto è sicuramente la forma d’arte con cui riesco

ad esprimermi meglio.

“Ma… Emmm… Allora perchè… Emmm… Studi… Coff,

coff… Cinema?!…” potrebbe giustamente chiedere

qualcuno.

E quello che risponderei io sarebbe “Certo, io ADORO il

cinema, ed è proprio per questo che AMO fare fumetti!”

Perché in fondo (e ditemi pure quello che volete), qual è

la forma d’arte più cinematografica dopo il cinema

stesso? Io penso sia proprio il fumetto. Insomma, ideare

delle storie, creare dei personaggi e farli parlare,

scegliere il taglio delle inquadrature (ops, pardon…

delle vignette), adattare uno stile di disegno al genere di

narrazione…

Se non è cinema questo…

Ecco perché il fumetto.

Concilia la passione che ho per i film con quella ancora

più ancestrale, che ho sin da quando ho memoria, per il

disegno.

Poi è ovvio che mi dedichi con passione anche alla

realizzazione di cortometraggi e simili, ma facendo un

fumetto mi sento sempre e comunque più realizzato.

 

E poi mi piace scrivere.

Altro elemento comune sia al cinema che al fumetto.

 

Sì, vado forte in monotematica…

 

Qual è il tuo valore aggiunto?

Io parlerei di “valore recuperato”.

Le storie che metto in scena sono (almeno per ora)

semplici, molto elementari. Prevedibili addirittura.

Ma questo perché non potrebbe essere altrimenti.

Il protagonista delle mie storie non è nemmeno un

personaggio.

Il protagonista delle mie storie è una MASCHERA.

Un costume che tutti indossano, che tutti hanno

indossato e che tutti continueranno ad indossare.

Un singolo aspetto dell’animo umano.

Lo so, da come ne parlo sembra che stia declamando

con presunzione chissà quale opera aristotelica, ma

posso assicurare che si tratta di un concetto

infinitamente più semplice di quello che appare.

E che chiunque potrebbe concepire.

L’essere umano, come non smetterà mai di odiare, non

smetterà mai di AMARE.

Un singolo individuo, una persona fatta e finita può

farlo.

Ma non può farlo l’incarnazione di un concetto, un

rappresentante universale delle persone che amano.

O più precisamente, che CERCANO l’amore.

Ed è per questo che Leo (il protagonista, la mia

auto-caricatura) nonostante le ossa rotte, le dita

mozzate, i denti frantumati, i nasi rotti,

le umiliazioni e i fallimenti non si dà per

vinto e continua imperterrito a CERCARE.

Perché è quello che la sua natura di maschera gli

impone.

E questa è una comicità che non vedo più in giro oggi.

Una comicità lucida, chiara, non volgare, semplice (ecco,

appunto) e banale solo in apparenza.

Questo è quello che tento di proporre.

Quello che dico con “LEO in LOVE” è già stato detto, e

chissà quante volte…

Solo che lo dico a modo mio.

Per questo parlo di valore “recuperato”.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che guardano i tuoi fumetti?

 

       Ad ogni modo, con la maschera che metto in gioco, lancio

il messaggio a cui tengo maggiormente, ovvero “MAI

SMETTERE DI CERCARE”. E non parlo dell’amore nel

senso più ovvio del termine, ma di qualsiasi cosa possa

dare, anche se solo per un istante, la FELICITA’.

Il nostro protagonista è fermamente convinto che per lui

si tratti dell’anima gemella, ma potrebbe sempre essere

qualcos’altro.

Qualcosa di cui lui stesso non si rende nemmeno conto…

Chissà…

So di essere eccessivamente sibillino, ma ripeto…

NON POSSO MICA FARE TROPPI SPOILER!

Dove possono trovarti le persone?

Dunque sul blog “LEO in LOVE presenta” troverete solo gli

albi della mia futura serie, l’epopea di Leo, LEO in LOVE

insomma.

Sulla pagina Facebook invece troverete gli aggiornamenti

sulle storie e dei disegni extra che sul blog non

troveranno spazio.

Infine c’è anche la pagina Instagram che ho creato per…

per…

Ma perché ho creato una pagina Instagram?…

Onestamente non lo so, ma… Pagina Instagram!

 

Qui di seguito i rispettivi link:

 

 

 

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alessandro ebuli,autori,autori emergenti,cronaca,il blog di eleonora marsella,scrittori

“Incastri distanti” di Alessandro Ebuli

«Le sofferenze arriveranno comunque, se così vuole il destino. Abbiamo viaggiato tanto, osservato la realtà con i nostri occhi. Il mondo è colmo di sofferenza, nella ricchezza così come nella povertà. Nulla può cambiare il destino di ciascuno di noi.»

Alessandro Ebuli riprende posto tra gli autori del nostro tempo con Incastri distanti, edito da ERETICA.

Questo libro raccoglie una serie di episodi brevi, alcuni di fantasia, altri realmente avvenuti e portati tristemente alla ribalta come reality show.

Questi ultimi – come le tragiche morti di Jeff Buckley, di Maria Fresu o del piccolo Alfredo Rampi – sono stati ricostruiti e adattati con sentimento e rispetto nei confronti di chi ha perso la vita quel giorno.

Incastri distanti è un libro che affascina e conquista, nella sua semplicità quanto nella sua drammaticità. Attraverso gli occhi di persone autentiche, ma anche di personaggi completamente fittizi, l’autore riesce nell’intento di proiettarci nella dolorosa realtà dei fatti: l’imprevedibilità della vita, l’ordine naturale delle cose che può improvvisamente spezzarsi e condurre chiunque – una o più persone – dall’altra parte, lasciando un vuoto in chi era con loro quel giorno. Di certo saranno in molti a ricercare informazioni sui fatti realmente avvenuti dopo aver letto questo libro, ma l’autore punta ancora più in alto: ci ricorda, insieme alla vita, che “non è possibile fuggire dalla realtà, e talvolta ripercorrere la propria storia è necessario”.

In conclusione, si rivela una storia che insegna e che spinge a non dimenticare questi fatti di cronaca.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Incastri distanti nasce idealmente all’inizio del 2016, ma necessita di un intero anno prima di riuscire ad essere costruito con precisione nella mia mente ed un altro anno per la stesura definitiva del libro, che è proseguita senza sosta per tutto il 2017. Era mia intenzione creare un concept di fondo, non una semplice raccolta di racconti, quanto piuttosto dieci capitoli legati tra loro da un unico comune denominatore: l’esperienza generata dalla sofferenza. Per questo ho deciso di scrivere delle storie che prendessero spunto da fatti di cronaca realmente accaduti, fatti che nello specifico avessero significato emotivamente molto per me.

L’attentato alle Twin Towers a New York, la strage di Bologna dell’agosto 1980, la strage di Ustica, la morte straziante del piccolo Alfredino Rampi, l’omicidio della studentessa Marta Russo all’università La Sapienza a Roma ed altre di mia totale invenzione, che vanno a toccare argomenti delicati e socialmente importanti come l’anoressia e la dipendenza dalle droghe e dall’alcool.

I fatti di cronaca utilizzati per le mie storie sono alla base della trama, nella quale i personaggi non sono necessariamente esistiti od esistenti, oppure soltanto alcuni lo sono; il contesto della cronaca è servito per costruirvi intorno una storia che tenta a suo modo di affrontare situazioni e stati d’animo nel quale ognuno di noi può ritrovarsi: il senso di colpa, la solitudine, la paura, la rassegnazione, dentro alle quali non manco di analizzarne alcune attraverso la mia personale interpretazione. Non ho scelto a caso i fatti di cronaca, ma ho voluto romanzare quelli che hanno avuto maggiore impatto emotivo nella mia vita, tra tutte direi in modo particolare il tentativo di salvataggio di Alfredino, che ricordo perfettamente nonostante all’epoca del fatto avessi soltanto cinque anni, la stessa età del piccolo, e l’attentato alle Twin Towers, che ho vissuto intensamente perché avvenuto mentre mi trovavo in un contesto lavorativo molto particolare. Ma sono legato a tutti i tragici avvenimenti narrati nel libro.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il messaggio credo sia abbastanza chiaro e nemmeno troppo nascosto, ovvero le sofferenze che spesso dobbiamo sopportare nel nostro percorso non possono fare altro che segnarci con delle profonde cicatrici, ma l’essere umano sa sempre rialzarsi e combattere e superare i momenti bui. Queste sofferenze lasciano il segno, certo, ma da esse possiamo trarre insegnamento, ricavando quelle esperienze che ci permetteranno di fare meno errori nel futuro, oppure adottare comportamenti che, utopicamente parlando, se tutti adottassero potrebbero rendere migliore questo mondo. C’è la speranza che si possa migliorare la propria condizione guardando in faccia la realtà. Siamo circondati dal dolore, ma se sapremo reagire diventeremo più forti. È il risultato della resilienza.

Mi auguro che i lettori di Incastri distanti possano cogliere questa sfumatura di speranza che ho tentato di far emergere con i miei racconti.

 

Leggi il mio libro perché…

…le storie narrate potranno farti riscoprire importanti fatti di cronaca del tuo passato che avevi dimenticato, rivisitati in chiave romanzata e non per questo totalmente rispondenti alla realtà, perché questo non è un saggio storico. Leggi il mio libro perché tutti noi siamo coinvolti nelle storie narrate anche se non ce ne rendiamo conto. Siamo tutti incastri distanti di un puzzle che quando sarà ricomposto mostrerà la vita di tutti noi. Non è possibile non domandarsi: Perché il destino non ha scelto me?

 

Progetti futuri?

Avevo iniziato la stesura di un thriller psicologico prima che l’idea di scrivere dei racconti legati a storie reali prendesse una forma concreta. Ho sentito l’esigenza di concentrarmi su Incastri distanti e sono totalmente soddisfatto del risultato, ma sento sia giunta l’ora di tornare a lavorare al thriller. Ha già un titolo definito, una trama corposa al suo interno ed ho in mente numerose idee circa il taglio concettuale che intendo dare ai protagonisti della storia. Il prossimo inverno lavorerò sodo nel tentativo di portarlo a termine per la metà del 2019.

 

Alessandro Ebuli merita 5 stelle su 5.

 

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“Tempo al tempo” di Bruno MOHOROVICH

“Tempo al tempo” è una meravigliosa raccolta poetica scritta da Bruno MOHOROVICH, nato a Buenos Ayres il 3/3/1953, figlio di genitori istriani, riparati in Argentina a seguito dell’esodo, attualmente vive a Perugia.

Laureato in Sociologia e Lettere, si è sempre occupato di critica cinematografica e didattica del cinema nella scuola; ha collaborato come critico con il settimanale diocesano “La Voce” e con “Umbria Radio” (ex “Radio Augusta Perusia”).

 

“Tempo al tempo” è la sua raccolta poetica che, consiglio anche, ai non addetti ai lavori. Perché? Perché arriva dritta al cuore con semplicità ma con intensità.

Un libro che si snoda in sessanta pagine, numerose le poesie e i temi trattati, quella che m’ha colpito di più è stata la numero 25.

 

<<Mi lascio tenere per mano

uomo muto

nella corsa alla perdizione;

inerte corpo

avvolto nella nebbia

succube ubriaco

della fatalità dei tempi.>>

 

Intervistato per l’occasione, ecco cosa racconta:

 

Come nasce quest’opera letteraria?

E’ un lavoro che ho meditato a lungo e che non riuscivo mai a mettere nero su bianco. Sentivo che mi stava lavorando dentro cui, prima o poi, avrei dovuto dare voce decidendomi di confrontarmi con i fantasmi del mio passato, raccontandomi e svelandomi senza falsi pudori. Il momento di affrontare un passato scomodo è – poi- arrivato. La ritrovata serenità dell’animo e la certezza di una lotta – che mi ha visto spesso soccombere – che mi ha visto (ri)sorgere dall’amara terra, mi hanno consentito di guardare e guardarmi, affidando ai versi quello che sentivo. E così una sera, mi è apparso un primo rigo…da lì è partita poi, abbastanza velocemente, tutta la raccolta. L’unica cosa che avevo chiara fin dall’inizio era il titolo: infatti “tempo al tempo” è un’espressione che mi portavo dentro da anni e che ho mutuato dal film “Anonimo veneziano”, un film che appartiene al mio DNA.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Ad essere sincero, non è che ho iniziato a scriverlo per lanciare un messaggio a qualcuno; l’esigenza primaria era dare, come ho detto, una risposta a me stesso. Ma poi, ripensandoci, credo che dalle mie poesie contenute in questa raccolta, ci sia l’invito per tutte quelle persone che hanno sofferto o soffrono e che hanno comportato o comportano sofferenza a quanti stavano o stanno loro vicino – la famiglia in primis -, ad affrontare il loro male, a non nascondersi; perché celare un disagio non risolve il problema: lo rimanda e basta o, quantomeno, lo si camuffa fino a quando, alla prima difficoltà, non riemerge. Guardare con onestà verso se stessi, recuperare la propria autostima senza paure o falsi timori, è la via giusta per affrontare nuovamente la vita. Ecco, credo che il messaggio che vorrei fosse recepito è proprio questo: non mentire a se stessi, non serve.

 

Leggi il mio libro perché…

..difficile rispondere…perché è un pezzo di storia di vita raccontata in maniera sincera; sono poesie che rivelano un’onestà di sentimenti senza tanti orpelli e giri di parole. Perché sono versi che rassicurano sull’esistenza di donne e uomini ancora intrisi di paure, emozioni e qualche speranza, e dove ognuno può ritrovare la propria umanità.

 

Progetti futuri?

Intanto sarò presente al salone del libro di Torino, dove presenterò proprio “Tempo al tempo”. Di seguito sono in cantiere nuovi progetti editoriali, quali il desiderio di cimentarmi in un romanzo biografico dove racconto della mia giovinezza attraverso le memorie del cinema. In tempi più ravvicinati, la cura di un’antologia poetica che vuole essere un omaggio alla regione delle Marche, ricordata, evocata nei suoi luoghi e paesaggi attraverso i poeti che la vivono e la cura di una nuova collana di poesie dove darò voce ai poeti dialettali e non, della nostra Italia. ma è già pronta una terza raccolta di poesie. Il titolo? “Mare calmo”.

 

 

“Tempo al tempo” di Bruno MOHOROVICH, Bertoni Editore,  merita 5 stelle su 5.

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EDMUND III Come Shakespeare se lo sarebbe immaginato

“Nuove Forme di Narrazione: Luoghi, Storie e Sperimentazioni.”

1 e 3 Maggio ore 21

2 Maggio ore 19

EDMUND III

Come Shakespeare se lo sarebbe immaginato

EVENTO UNICO A ROMA direttamente da Barcellona
regia di
Francesco Nappi
ispirato al testo di R.Fitz Simmons
a cura della Compagnia Teatrale Effige di Barcellona
con: Andrea Vassili Benevento e Federica Amendola
fotografia: Olivier Valiente scenografia: Daniela Poli
audiovisual: Nuria Bentoldrà disegno luci: Paolo Nutile
“Non ho scelta! Studiare, sgobbare, lavorare.
Se voglio fare Amleto, Macbeth, se voglio recitare Shakespeare,
devo far si che diventi parte di me stesso, del mio corpo, della mia carne”
Nella Londra d’inizio 800 tra misere locande e teatrini di provincia, un uomo ambisce a divenire il più grande interprete mai esistito. E’ Edmund Kean, il più illustre attore shakespeariano di tutti i tempi, che si racconta nel suo ultimo anno di vita, a soli 44 anni. In preda ad una malattia che l’ha
compromesso fisicamente e mentalmente, l’attore si racconterà attraverso un monologo che farà rivivere i fantasmi celati nei meandri della sua mente.
Spettri che faranno di sua moglie la vittima sacrificale delle sue ambizioni.
Dalla sua mente in rovina fuori controllo prenderà corpo il racconto
della sua vita, attraverso i più rappresentativi protagonisti delle tragedie shakespeariane – da
Amleto a Riccardo III a Shylock – e dalle sue ossessioni, alternando impeti di pazzia, ironia e
profondo sconforto sulla propria esistenza.
Teatro Trastevere
via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma

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Non ti scordar di me di Laura San Brunone

Il romanzo di oggi ci porta attraverso la sua storia, ma anche tramite le note del maestro Ludovico Einaudi, ad analizzare alcuni aspetti dell’amore a cui non facciamo caso. Non ti scordar di me, però, non è un romanzo d’amore, ma bensì un noir, a tratti anche horror, che fuoriesce dai soliti schemi narrativi del genere. L’autrice è Laura San Brunone, nata a Erice (TP) nel 1988, sposatasi giovane perché aveva il desiderio di costruirsi una sua famiglia e che sceglie come percorso di studi quello grafico pubblicitario.

La storia che viene narrata è quella di una ragazza, Megan, che è appagata sia dalla sua vita professionale che personale. Infatti, ha un buon lavoro e un uomo, Kevin, che la ama alla follia e che le permette di sentirsi amata come nessun’altra donna al mondo. Il fidanzato decide che è ora di chiederle di sposarlo perché vuole rendere più completa la loro unione che va avanti da anni. Inizialmente la ragazza viene colta da dei dubbi ma accetta la proposta e inizia a buttarsi a capofitto nella preparazione dell’evento. Accanto a lei ci saranno due delle sue più grandi amiche, Helen e Carole, che saranno le sue testimoni di nozze e l’aiuteranno in ogni passo per la riuscita del suo giorno speciale.

Purtroppo, come ben sappiamo, le cose non vanno mai come le si hanno programmate e qualcosa porterà un grande ribaltamento nella vita di Megan che si ritroverà a dover fronteggiare un cambiamento interiore: l’ossessione per il suo amato Kevin.

L’amore per lui si trasformerà in angoscia e perderà completamente il senso della realtà. Per lei sarà come sentirsi in uno stato di pericolo sconosciuto di cui, inconsciamente, ignora le cause.

Non posso svelarvi il finale che è completamente inaspettato, posso però assicurarvi che l’autrice riesce a mantenere alto il ritmo della narrazione senza far distogliere l’attenzione al lettore, insomma si legge tutto d’un fiato.

 

Come nasce Non ti scordar di me?

“Non ti scordar di me” nasce dall’esigenza di raccontare un incubo che ho fatto una notte, come tante altre notti. Ma questo è stato più intenso, più ricco di dettagli. Sogno molto, sia ad occhi aperti che chiusi e sono solita appuntarli in un agenda che tengo vicino al comodino. Quella notte dopo aver scritto diverse pagine piene di situazioni e sensazioni, ho capito che poteva diventare una storia. Così nei giorni successi ho iniziato a svilupparla. Nel frattempo cercavo un modo per “omaggiare” i miei 4 nonni che fortunatamente ho ancora in vita ma sono molto distanti da me. Sentivo il bisogno di dire loro “grazie” a modo mio.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

È un thriller psicologico inizialmente romantico e a tratti noir, parla di amore malato, ossessivo; di insicurezza, di continuo senso di inadeguatezza e necessità di “non essere mai dimenticati”. Ultimamente si sente molto parlare di amore malato e atti violenti per questo motivo e vorrei che passasse il messaggio opposto, ovvero che l’amore deve far star bene, deve poter essere sì fondamentale nella propria vita, ma senza renderlo l’unico scopo. È amore quando c’è rispetto, umiltà, condivisione, sincerità. Amare è creare, non distruggere.

 

Leggi il mio libro perché…

Consiglio di leggerlo per capire quanto i sentimenti possano essere una lama a doppio taglio e così forse poter apprezzare ancora di più quello che già abbiamo. Le donne poi sono maestre nel complicarsi la vita! Spesso la gelosia ci rende “schiave della paura” e si vedono cose che non esistono. L’importante è non superare il limite.. Amare serenamente, amate e sarete amati.

 

Progetti futuri?

Sono una giornalista, scrivo per un giornale cartaceo locale e credo che continuerò in questa direzione. Penso di essere una persona creativa, quindi tutto ciò mi permette di esprimere sensazioni ed emozioni vengono sperimentate. Sono mamma di 2 bimbe e sono sposata quindi la famiglia è il fulcro di tutto il mio mondo. Loro sono il mio presente e futuro. Forse più avanti scriverò un altro libro…

 

 

Numero di stelle 5 su 5 – Non ti scordar di me di Laura San Brunone – Editore: Pubme – 183 pagine – prezzo di copertina 12,00 euro.

 

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

 

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autori,ESORDIENTI,il blog di eleonora marsella,La saga della profezia – libro primo – L’unicorno di Isotta Sturlese,recensioni

La saga della profezia – libro primo – L’unicorno di Isotta Sturlese

Ognuno di noi cerca o possiede un amore e un’amicizia forte all’interno della propria vita, magari nati nel periodo adolescenziale e rimasta intatta nel tempo. L’autrice di oggi, Isotta Sturlese che oltre a essere una brava scrittrice è anche un’ottima disegnatrice, ci offre la possibilità di rivivere questi sentimenti con il libro La saga della profezia – libro primo – L’unicorno.

 

Questo è un romanzo urban fantasy, i suoi protagonisti hanno un carattere ben delineato, vengono descritti nel loro aspetto fisico in maniera particolareggiata e sembrano quasi vivere nella realtà di tutti i giorni. Possiamo definirli unici, personaggi a trecentosessanta gradi.

All’inizio della storia troviamo la vita di una ragazza, Luka, che, all’apparenza, vive una vita normale, è appassionata di danza e con una grande voglia di vivere ma, al tempo stesso, porta dentro di sé un grande dolore che celerà una verità che le è stata nascosta per molti anni.

Infatti, scoprirà un mondo segreto dove vivono creature leggendarie: unicorni, maghi e amazzoni. Sarà il suo amico Sloan e Litroint, un mago appartenente ad una fazione di un clan che esercita la magia oscura ma che cambierà per amor suo che le permetteranno di poter adempiere ad un’antica profezia e a destituire Fallon, un re spietato che farà scoppiare una guerra feroce e crudele pur di non vedere scomparire i suoi poteri.

Il romanzo è incentrato su sentimenti positivi e buoni come l’amore e l’amicizia e, nonostante i fatti drammatici che si susseguono nel libro, questi riusciranno a trionfare.

L’autrice ha scritto questo romanzo in età adolescenziale ma si potrà notare la fantastica padronanza di linguaggio e l’uso di vocaboli che rendono la trama coinvolgente e creano delle scene originali. La fluidità del libro fa in modo che non vi sia dispersione né nella descrizione delle scene né dei personaggi. Anche se non si è amanti del genere io lo consiglio vivamente.

Come nasce La saga della profezia- libro primo- L’unicorno?

La Saga delle Profezia, in particolare il primo libro, L’Unicorno, nasce quando ero solo una bambina.

All’età di quindici anni mi divertivo a raccontarla ad alcune mie compagne, le quali insistettero per farne le illustrazioni e scriverne un libro. Lo feci e, l’anno successivo, mi chiesero di battere il secondo, poi il terzo… Essendo una quadrifonia, il quarto e ultimo capitolo della saga, lo sto terminando adesso, all’età di trentatré anni.

Due anni fa scrissi anche una raccolta di racconti, alcuni dei quali inerenti alla saga; un po’ per capire meglio questo mio mondo fantastico.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno questo libro tra le mani?

Il messaggio di tale romanzo l’ho lasciato invariabile, sebbene, dopo anni, io sono cresciuta e cambiata, ma come un tempo io mi rivedevo su certe scrittrici o personaggi, vorrei che le adolescenti di oggi si rivedessero su questo romanzo.

Gli ideali sono di un’adolescente piena di sogni, pronta, malgrado le difficoltà della vita, seppur proiettate in un mondo fantasy, ad affrontare le difficoltà della vita che la mettono e la metteranno a dura prova.

L’amore in tutte le sue sfaccettature, il principio della vita e delle sue difficoltà per poter adempiere al proprio destino, con la consapevolezza che, se noi lo desideriamo dal più profondo del cuore, lo possiamo cambiare.

Quello che volevo e vorrei trasmettere come messaggio è soprattutto il senso della vita che spesso, nel periodo adolescenziale, nella dura prova che il ragazzo deve affrontare per questo passaggio tra la giovinezza e l’essere adulto, avere delle nuove responsabilità, doveri oltre che diritti, perde come punto di vista.

 

Leggi il mio libro perché…

Leggere La Saga della Profezia è un modo per evadere dal nostro mondo ed entrare in un altro. È un libro alla portata di tutti, scorrevole e senza tempi morti, descrittivo in certi punti senza però, al tempo stesso, essere prolisso o troppo ricamato. In un viaggio interessante tra un mondo fuori dagli schemi e messo al confronto con quello reale, unendo il tutto in un urban-fantasy ambientato nel levante ligure, senza tralasciare ciò che ci rende esseri umani, come emozioni e sentimenti.

In esso vi è avventura, magia, realtà, sport, lotta per la vita e per la conquista della libertà; tutto questo coinvolgerà tre ragazzi qualunque, ma che scopriranno di possedere grandi doti e qualità e che la vera forza sta in noi stessi.

 

Progetti futuri?

I miei progetti futuri non sono solo improntati sulla Saga, ho altri scritti tra le mani, compiuti e incompiuti, di tutt’altro genere, che spero al più presto di poterli mostrare anche ai vostri occhi assieme alle illustrazioni create da me.

 

Numero di stelle 5 su 5 – La saga della profezia – libro primo – L’unicorno di Isotta Sturlese – Editore: Bertoni editore – 346 pagine – prezzo di copertina 18,00 euro.

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

 

 

 

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La più bella realtà di Imma Pontecorvo

Bisogna leggere con il cuore, per utilizzare le parole scritte nella prefazione del libro di oggi, La più bella realtà di Imma Pontecorvo, nata a Vico Equense il 23 giugno 1969 e vive a Piano di Sorrento nella Costiera sorrentina; ed io aggiungerei che bisogna anche leggere con il proprio cuore in mano.

 

La storia che viene raccontata in un primo impatto appare semplice e di quelle che potremmo sentire ogni giorno raccontare da amici o parenti. Nella realtà l’autrice ci porta a scavare all’interno del nostro io. La protagonista è Marta, una giovane donna che dopo la morte della sorella Chiara in un incidente stradale, perde completamente il senso e il significato della vita. La sua amata sorella non c’è più e per lei vivere compiendo anche semplici gesti quotidiani non ha alcun senso. Si rifugia nelle droghe entrando in una spirale che sembra farla stare bene perché la disconnette dalla realtà della vita. Il libro descrive molto bene i vari passaggi che deve affrontare la protagonista ponendo l’accento sulle emozioni che una persona, che vuole prendere in mano le redini della propria vita, deve affrontare. Marta non sarà da sola a dover affrontare il percorso di recupero, ad affiancarla ci sarà la sorella Melania, che in tutti questi anni bui non l’ha mai abbandonata, e la sua famiglia.

 

Il romanzo ci fa riscoprire l’amore per la famiglia e per la vita fatta di cose semplici che molto spesso noi non apprezziamo perché le abbiamo a portata di mano. Io lo letto con il cuore e ho apprezzato il cuore dell’autrice.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

La più bella realtà è un racconto che nasce dalla quotidianità, dal susseguirsi di notizie che si ascoltano dai media, dalla mia esperienza presso una comunità di tossicodipendenza come tirocinante per il corso di studio universitario che ho svolto. Attraverso Marta, la protagonista, ho cercato di cogliere uno degli aspetti cruciali della realtà sociale nella quale viviamo: la tossicodipendenza. Quel voler uscire dall’ordinario per lanciarsi nello sballo considerato tra i giovani più adrenalinico, soprattutto quando si va a ballare il sabato sera insieme al gruppo di amici ritrovandosi a bere un bicchiere di troppo d’alcool accompagnato, magari, dall’assunzione di una pasticca d’ectasy che gira in certe discoteche con conseguenti danni anche mortali.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Il messaggio che mi piacerebbe venisse colto dai lettori, soprattutto da quelli più giovani, è quello di vivere la propria vita, rispettandola come valore e come dono. Divertirsi in maniera semplice, pulita, genuina ed anche se, purtroppo, veniamo colpiti da un dolore come nel caso di Marta, dalla perdita della sorella, Chiara, rifugiarsi negli affetti che ci sono accanto che sono l’unico posto sicuro e autentico.

 

Leggi il mio libro perché..

..Leggi il mio libro perché è una storia “vera”, forte, a tratti triste, dolorosa ma anche tanto dolce, emozionante, carica di speranza e d’amore dove il legame familiare è quel sole, puro, che splende oltre la coltre delle nuvole oscure.

 

Progetti futuri?

Un progetto del presente è la stesura di un altro racconto che è già in fase di elaborazione, in cui affronterò un’altra tematica sociale molto diffusa, mentre un progetto per il futuro è la realizzazione di una nuova silloge di poesie alla quale tengo particolarmente essendo la poesia un abito in cui mi ritrovo sin da quando ero adolescente.

 

Numero di stelle 5 su 5 – La più bella realtà di Imma Pontecorvo – Editore: Milena Edizioni – 84 pagine – prezzo di copertina 7,90 euro.

 

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

 

 

 

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New York 1941. Forse di Luca Giribone

Se un giorno vi svegliaste senza ricordare il nome di vostra madre o del vostro primo amore, come reagireste?

Il romanzo di oggi, New York 1941. Forse pone questi ed altri interrogativi e il suo autore, Luca Giribone classe 1975 nato a Torino ma vive a Milano dove lavora in un’agenzia pubblicitaria come copywriter; con la sua scrittura fluida e ben definita ci porta a fare queste riflessioni.

 

Il protagonista della storia è un giornalista, Frank Logan, che si sta occupando di un’indagine molto complessa e pericolosa sull’uomo più potente della grande mela, il sindaco che potrebbe anche diventare il futuro presidente degli Stati Uniti. Ad affiancarlo c’è la sua compagna Dorothy e il suo migliore amico detective Jim Ross che lo aiuteranno, in un modo che neanche lui si aspetta o comunque immagina, ad arrivare dritto alla verità scomoda di tutta la faccenda.

Il romanzo appare agli occhi del lettore come un noir ma, ad un certo punto, tutto cambia. Iniziano gli interrogativi posti dal fratello di Jim, Bobby, che pare sia a conoscenza di ciò che il futuro ha in serbo per i protagonisti. Questo parrebbe inizialmente ma, nella realtà, niente è come sembra. Ci si ritroverà a dover seguire più vicende, sia del passato che del presente, sotto diversi punti di vista portando, in questo modo, il lettore in una fase di disorientamento che lo terra incollato fino all’ultima pagina per poter scoprire la verità del romanzo.

Si riesce a leggere il libro in maniera veloce e scorrevole, sembra quasi che l’autore voglia dare al suo romanzo un taglio cinematografico e riesce molto bene in questo intento uscendo fuori dagli schemi.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Nasce da una passione sfrenata per tutto quanto sia capace di sovvertire il quotidiano, l’ovvio, il consueto, una passione che ha inevitabilmente generato una serie di idee, nel tempo, fra le quali, paziente e tenace, è emersa quella che costituisce il centro del romanzo. Un paradosso. Qualcosa di meravigliosamente impossibile e allo stesso tempo perfettamente logico.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Mai dare nulla per scontato. Mai smettere di cercare un senso nelle cose che ci circondano e in noi stessi. Mai arrendersi alla banalità, un peccato che commettiamo tutti, senza eccezione, più di una volta nella vita, ma da cui dobbiamo sollevarci sempre, per poterci guardare allo specchio e dire: ne è valsa la pena, di sbagliare, di scegliere, di amare, di lottare, di gioire, di piangere, di non fermarsi, di scavare anche quando le unghie si rompevano contro quella che sembrava dura roccia e, invece, non era altro se non la superficie di una scoperta illuminante e preziosa.

Leggi il mio libro perché…

.. Uso le parole dei lettori, non oserei incensarmi, l’umiltà è la prima dote per un narratore. Quindi, leggi il mio libro perché in tanti, ma proprio tanti, mi hanno scritto: ho letto molti romanzi nella mia vita, uno sconcertante come questo mai, prima d’ora. L’ho trovato un bellissimo complimento.

 

Progetti futuri?

Non amo le saghe se non nascono sulla base di un solido progetto o se non sono frutto di un bellissimo dialogo con i lettori e della consapevolezza che c’è ancora spazio per giocare con le parole e con il controsenso di un romanzo impossibile. Inaspettatamente, questo è accaduto: in autunno, quindi, uscirà il seguito di “New York 1941. Forse”. E poi… sto già mettendo mano a un’opera trascinante, oscura, inquietante, ipnotica, che mi tormenta da tempo e della quale ho maturato la convinzione di non potermi liberare se non con l’aiuto di un romanzo.

 

Numero di stelle 5 su 5 – New York 1941. Forse di Luca Giribone – Editore: Europa edizioni – 144 pagine – prezzo di copertina 9,50 euro.

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

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Blake- Il divenire degli dei di Simone Alessi

Quanti di noi in alcuni momenti della vita, magari da adolescenti, ha pensato di sentirsi sbagliato, fuori luogo? A me personalmente, durante la mia giovinezza è successo.

Il romanzo, Blake, il divenire degli dei di Simone Alessi classe 1985, nato a Urbino trasferitosi a Bologna dove si è laureato all’Accademia di Belle Arti; in parte, ci permette di affrontare qualche nostro vecchio demone con il suo personaggio Blake.

 

Saremo catapultati in un futuro distante centinaia di anni dove la terra, colpita da guerre sanguinarie, non è più quella che conosciamo noi ora. Inizialmente Blake apparirà come un ragazzo semplice che vive la sua esistenza in un piccolo paese conservatore, si incontra con i suoi amici e cerca di vivere portandosi dentro la mancanza di una famiglia, dei genitori.

L’incontro con Luce gli rivelerà la sua vera natura. Il ragazzo ha dentro di sé qualcosa di molto potente che la mente umana non è in grado di comprendere e si ritroverà coinvolto nel prossimo conflitto affiancato da Selene, Morte, Hecate e Sam. Dovrà ritrovare le sue vere origini e lotterà, allo stesso tempo, con la parte più profonda della sua psiche, si metterà in gioco scoprendo una parte di sé stesso che fino ad allora non pensava potesse esistere.

Il romanzo ci offre tanti spunti di riflessione mentre viene raccontata la storia del protagonista.

Rifletteremo sull’uso proprio o improprio della tecnologia e delle conseguenze che ne derivano dall’impiego di questi strumenti; sulle tematiche riguardanti la religione che, visti i tempi che viviamo, ci porteranno a valutare meglio le differenze che ci circondano e i suoi simbolismi; l’emarginazione sociale che porta con sé un grande carico di pregiudizi che non permette alle persone di esprime veramente il proprio io.

Nel romanzo troviamo anche delle splendide descrizioni di città storiche della nostra bella Italia, l’autore molto probabilmente si è ispirato alla sua città natale, Urbino; inoltre possiamo degustare dei fantastici riferimenti letterari e storici.

Blake rappresenta una metafora sulla diversità, sull’accettazione e sul vivere in una società che non si riesce a sentire propria e, purtroppo, molti di noi si sentono in questo modo perché non hanno trovato sé stessi e, forse, dovrebbe cercarlo altrove anche se non è sempre facile.

Come nasce quest’opera letteraria?

“Tutto ha avuto inizio in una notte d’inverno, quando la fantasia regnava fra le offuscate nuvole del cielo. La mia vita stava cambiando. Ero giovane e ancora non ne conoscevo le varie sfumature. Blake era celato nei miei sogni. Giorno dopo giorno ho scritto di lui e del suo mondo, del nostro mondo, e così è nato”.

Blake è sempre stato il riflesso al dì là dello specchio. Un sogno ad occhi aperti che da anni viveva nella mia fantasia. Inizialmente osservavo il suo mondo da estraneo, ma giorno dopo giorno iniziai a prendere appunti su di lui e sul suo universo. Da riflesso inconsistente divenne una creatura al dì là della realtà e della fantasia. Ora è un amico con il quale ho intrapreso un’avventura che tutt’ora non mi abbandona mai.

Il mondo può essere visto e vissuto in due modi: il primo è quello gelido e asettico della realtà e il secondo modo è quello della fantasia.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

La parola messaggio deriva dall’antico francese message, che proviene, a sua volta dal latino tardo missaticum, cioè ambasciata. Per cui posso affermare che “Blake – il divenire degli dei” è il libro ambasciatore di una realtà malata e confusa, dove tutto ruota sull’effimero, svalutando così il significato dei sentimenti. Metafore su vassoi d’argento.

Violenza, esclusione sociale, diversità, solitudine e molte altre dinamiche vengono affrontate fra le pagine di questo libro, il tutto per dimostrare che seppur abbandonati dal destino, in realtà, non siamo mai soli. A volte l’orizzonte non è poi così distante seppur colmo di nuvole nere.

 

Leggi il mio libro perché…

Io leggo sempre prima di andare a dormire, e in quell’istante si crea un’intimità colma di immagini, dove si diventa tutt’uno con la storia. Blake è una storia da vivere e sognare allo stesso tempo. Non pretendo che la gente legga il libro come un manuale o un saggio, ma spero che si immerga in quel mondo così vicino al loro. Al nostro. Al mio.

A volte basta perdersi in un sogno per comprendere meglio la propria vita e questo libro non è altro che una porta verso un rifugio sicuro, composto da personaggi che non chiedono altro di essere amati per quello che sono.

Conoscerete Lucifero, Enom, Morte, Hecate e Blake. Semplici nomi per creature complesse.

Loro sono lì che vi attendono, in attesa di un nuovo volto.

Un volto che si manifesterà grazie alla vostra immaginazione.

 

Progetti futuri?

Ho diversi progetti da realizzare… primo fra tutti essere felice, dipingendo molti altri libri.

 

Numero di stelle 5 su 5 – Blake, il divenire degli dei di Simone Alessi – Editore: Vertigo edizioni – 360 pagine – prezzo di copertina 16,50 euro.

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

 

 

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Concorso letterario “Racconti liguri”

Historica edizioni  in collaborazione con il sito Cultora  indice la nuova edizione del Concorso “Racconti liguri”.


UNICA SEZIONE: NARRATIVA – Si accettano racconti a tema libero che non superino le 8 cartelle dattiloscritte (1 cart. = 30 righe di 60 battute). Sono ammesse eccezioni se gli elaborati superano di poco il limite prefisso. Ogni autore può inviare al massimo un racconto.
TESTI – I testi devono essere in lingua italiana e inediti. Possono partecipare autori italiani e stranieri. Possono partecipare testi già premiati in altri concorsi.
COME INVIARE I RACCONTI – I concorrenti devono inviare il racconto in formato word, con nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e nome del Concorso, al seguente indirizzo mail: raccontiliguri@gmail.com
CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE – La partecipazione è gratuita e aperta a tutte le persone
residenti e/o domicialiti nella regione Liguria.
TERMINI DI INVIO – Inviare gli elaborati via mail entro e non oltre il 1 aprile 2018.
DESIGNAZIONE DEI VINCITORI – Agli autori selezionati verrà inviata una mail con il responso.
PREMI – I racconti vincitori verranno pubblicati da Historica edizioni in un libro che sarà in vendita nelle librerie toscane, sul sito di Historica, alle principali fiere della piccola e media Editoria cui parteciperà l’editore e sui principali book-stores online. Il libro uscirà in occasione della Fiera del libro di Imperia, gli autori selezionati verranno premiati in un evento durante la fiera.
DIRITTI D’AUTORE – I diritti dei racconti rimangono di proprietà dei singoli Autori.


INFORMAZIONI – Per informazioni scrivere a: raccontiliguri@gmail.com

 

ALTRI CONCORSI

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Concorso letterario “BERE IL TERRITORIO”

“BERE IL TERRITORIO”
Raccontare il vino attraverso un viaggio 

1) La diciassettesima edizione del concorso letterario “Bere il Territorio” è promossa dalla Associazione Go Wine. 
I partecipanti dovranno redigere un testo-racconto in forma libera che abbia per tema un viaggio in un territorio del vino italiano, evidenziando il rapporto con i valori cari all’enoturista: paesaggio, ambiente, cultura, tradizioni e vicende locali.

Sono previste due categorie, in base a distinte fasce di età:
a)    giovani dai 16 ai 24 anni;
b)    per tutti i soggetti di età superiore ai 24 anni.

2) Ogni concorrente o gruppo potrà partecipare con un solo elaborato inedito, in lingua italiana, della lunghezza minima di due cartelle (3600 battute) e massima di 5 cartelle (9000 battute), redatto anche su supporto magnetico.

3) E’ inoltre istituita, a latere del concorso generale, una sezione speciale riservata agli studenti degli istituti agrari italiani (di età compresa fra i 14 ed i 20 anni).
In particolare si invitano gli studenti a svolgere un approfondito e originale lavoro di ricerca che abbia come tema i vitigni autoctoni, della propria zona di provenienza o di altre aree. Nell’elaborato essi potranno tenere conto delle conoscenze acquisite durante il corso di studio e trattare l’argomento attraverso uno specifico elaborato.
La partecipazione al Concorso è consentita a singoli studenti oppure a piccoli gruppi non inferiori a 5 persone. Gli elaborati dovranno avere la medesima lunghezza di cui all’art. 2, salvo eccezioni dettate dal lavoro di ricerca a cui sono chiamati.

4) Ogni testo dovrà contenere, in calce, le generalità del concorrente: nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono ed eventualmente il riferimento dell’Istituto di appartenenza.

5) Gli elaborati dovranno pervenire, in tre copie dattiloscritte e su supporto magnetico, entro il 10 marzo 2018, tramite posta, al seguente indirizzo:

Concorso “Bere il territorio” – Go Wine
Via Vida, 6 – 12051 Alba (Cn).

6) Gli elaborati saranno sottoposti al vaglio della giuria composta da Gianluigi Beccaria e Valter Boggione (Università di Torino), Margherita Oggero (scrittrice), Marco Balzano (scrittore), Bruno Quaranta (La Stampa-Tuttolibri), Massimo Corrado (Associazione Go Wine).

7) Saranno selezionati dalla sezione generale I DUE MIGLIORI TESTI, uno per ciascuna categoria: i vincitori riceveranno ciascuno un premio di euro 500,00.

7a) Sarà selezionato dalla sezione speciale riservata agli Istituti agrari IL MIGLIORE LAVORO DI RICERCA: il vincitore (o il gruppo) della sezione speciale riceverà un premio di euro 500,00.

8) È inoltre istituito un premio speciale a favore di un libro edito durante l’anno 2017 che abbia come tema il vino o che, comunque, riservi al vino una speciale attenzione.
L’autore riceverà un premio in denaro di euro 500,00.

9) I testi rimarranno a disposizione dell’organizzazione del concorso e non verranno restituiti. I concorrenti, accettando senza condizione il presente regolamento, concedono, sin d’ora e senza nulla pretendere, i diritti di pubblicazione a Go Wine.

10) I vincitori, che saranno avvertiti tramite raccomandata, saranno premiati durante la cerimonia che si terrà ad Alba sabato 7 aprile 2018.

11) I giudizi della giuria, che selezionerà le opere, sono insindacabili.

12) Per quanto non previsto dal presente regolamento, le decisioni spettano autonomamente alla segreteria del concorso.

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