Sprovvista di pazienza ma non di me stessa

Sono nata sprovvista di pazienza. Non ne ho mai tenuta tanta o comunque in maniera significativa.

Ho imparato, però, ad ATTENDERE. E questa- indirettamente- è una di quelle azioni che ti invita a pazientare, a prescindere se ne sei portato o meno.

Ho imparato ad attendere tante cose. 
Ho imparato ad attendere tanti viaggi, tanti corsi, tanti incontri.
Le persone, però, quelle, non ho mai imparato ad attenderle, perché in fondo nessuno dovrebbe attendere- o aspettare- nessun altro.

Contrariamente ho imparato ad attendere me stessa. 
Ed è un’attesa piacevole, nonostante le cadute e le ginocchia sbucciate. Un’attesa che ti porta irrimediabilmente a riflettere sul tuo percorso, sui tuoi passi, sulla tua esistenza, sulla tua funzione sociale, amichevole e così via. 
Un’attesa che, come direbbe mia madre, n’è valsa l’attesa stessa.

Ho imparato, però, una cosa non da poco.
Ho imparato che se attendi, quel che basta ovviamente, con il sorriso, se rimani sospeso con le labbra sollevate, l’attesa risulta esser dolce, gradevole, necessaria e la fatica non si farà sentire neanche sulle ginocchia.

E questo m’ha dato un altro, nuovo, inaspettato risultato. Quelle volte che- per qualche oscura ragione- ho atteso ‘gli altri’, ‘le persone’, ‘gente’, questi ultimi si son automaticamente eliminati, col tempo, dalla mia vita. 
E quì, è il caso di dirlo, l’attesa non ne è valsa la pena. 
Quindi amiche mie e amici cari questo è il post in cui vi dico che le attese giuste sono quelle rivolte a noi. 
Solo ed esclusivamente a Noi.

EM

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