Resti di poesia

Per Chiara Ortuso la poesia sembra essere arrivata proprio così, come la necessità di un oltre, qualcosa che forse, inizialmente – ci permettiamo di dire – ha voluto provare, sperimentare, magari con diffidenza, con un filo di distacco, ma che, invece, le era già diventata suono ammaliante, suadente, pronto ad irretirla. E così è stato, la poesia si è avvinghiata alla sua penna, ma ci sembra anche che l’autrice sia riuscita, in un certo senso,

a domarla, mantenendo le sue regole, rimanendo connessa, più che legata, al mondo dei suoi saperi, delle sue conoscenze, dando vita così ad una poesia estatica ed estetica, ricca di parole rigogliose e suoni raffinati, ricercati, che sembrano vivere in un limbo unico, una nuova dimensione via d’incontro impossibile tra universi creativi paralleli.

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