Intervista a Betty Esse

“Mentre guardo dalla finestra i fiocchi di neve cadere, ricordo gli ultimi momenti in questo cottage con Charles, ricordo tutto e so di aver sbagliato per le mie insicurezze. Forse se quella volta non l’avessi respinto mettendo davanti me stessa e le mie paure le cose ora sarebbero diversamente, ma evidentemente non era destino. Eppure lo amo, lo amo più di qualsiasi altra cosa al mondo, più di me stessa… ed è proprio per questo che lo lascerò alla sua vita”.

Charles & Emma. Ivan & Jane. Dylan & Lisa. Tre storie diverse, tre intensi amori, legati insieme da un sottile filo conduttore. È quanto ci regala Betty Esse tra le pagine di Vivi davvero, Ama davvero e Ti odio davvero… ma, tre delle sue opere autopubblicate racchiuse insieme nella “Collana True Love”. Dalle gelide e affollate strade di Londra ai bucolici vigneti di Montepulciano, osserveremo l’evolversi di un legame tra ciascuna di queste coppie (a volte cominciati, come si suol dire, con il piede sbagliato), attraverso una serie di circostanze a volte drammatiche. Da subito sarà chiaro come ciascun “Lui” e “Lei” appartenga a un mondo assai distante dalla sua corrispondente metà: questioni di ceto sociale, di vedute, o magari un sentimento d’amicizia che non si vuole compromettere… ma al caro vecchio Cupido poco importa di questi ostacoli, e poiché è ben determinato a scagliare le sue frecce su questi “improbabili bersagli”, non potremo fare altro che continuare a leggere, per scoprire come finirà tra ciascuna coppia.

Con il suo modo di scrivere scorrevole e preciso, pregno di risvolti romantici e passionali, l’autrice ha saputo raccontare indubbiamente l’Amore, rendendo le sue storie attraenti in ogni parte e portando il lettore a sentirsi folgorato da un contenuto che non dimenticherà mai. Ci coinvolge perché attraverso personaggi ben delineati sa analizzare in modo realistico le situazioni che tanto spesso si manifestano nelle relazioni odierne, tra difficoltà, dubbi, imprevisti, errori e dolori… situazioni che sublimano tutte infine, inevitabilmente, in una scelta definitiva che conduce alla fine o al consolidamento del legame. Se non siete mai sazi di leggere nuove love story, Betty Esse ha quello che fa per voi.

Come nasce questo libro?

Il libro nasce in un particolare periodo della mia vita, la prima pandemia. Essendo io una lettrice accanita perlopiù di romance e avendo a quel punto per ovvi motivi più tempo da dedicare alla lettura, arrivai al punto di non sapere più cosa leggere. Nessun titolo andava bene e avevo bisogno di qualcosa che mi aiutasse a staccare la mente da quella triste situazione.

Non trovando nulla che mi ispirasse alla lettura, pensai a cosa mi sarebbe piaciuto leggere, lo immaginai nella mia testa e a quel punto mi dissi “Perché no!”. E così iniziai a scrivere il primo romanzo della serie True Love, dopo, una cosa tira l’altra,  ne sono venute fuori tre storie a cui tengo tantissimo, a tal punto che per renderle giustizia ho voluto unirle in un unico libro intitolato “Quando l’Amore Chiama”.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

L’intenzione mentre scrivevo era quella di trasmettere l’importanza di alcuni sentimenti che tante volte ci capita dare per scontato come l’amore e l’amicizia. Il messaggio principale è quello di vivere a pieno senza avere paura di darsi, che possa essere per amore o per amicizia, anche se questo potrebbe portarci in futuro a soffrire. Bisogna sempre vivere davvero!

Leggi il mio libro perché…

Perché tra viaggi, amicizie e nuovi amori vivrai emozioni che ti daranno il coraggio di metterti in gioco nella vita, semmai tu non l’avessi ancora fatto.

Progetti futuri?

Si! In progetto ci sono due romanzi: un Paranormal storico e un Romance natalizio a cui ho intenzione di dedicarmi nei prossimi mesi. Quindi di sicuro i miei progetti saranno scrivere, scrivere e leggere.

Conclusioni?

Insomma, pur essendo una mamma quasi a tempo pieno, cerco sempre di ritagliare del tempo da dedicare alla scrittura che per me è puro antistress, mi rende felice!

L’autrice sarà presente in fiera a Lucca e Torino 🙂

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“Progetto Dedalo” di Mirco Goldoni

Mirco Goldoni, classe 1966, torna ad affascinarci col suo talento tra le pagine di Progetto Dedalo, sequel diretto di Progetto Mnemosyne. Nonostante il Progetto Mnemosyne sia parzialmente fallito – come narrato nel precedente volume – gli studi sulla memoria e su dove essa realmente risieda continuano. Il rapimento del professor Denver costringe Frank e Lucy a farsi coinvolgere nel nuovo progetto che promette risultati interessanti. Nel frattempo Mary, rimasta nell’Area 51 a fianco del generale Gabin, scopre verità nascoste. In un susseguirsi di eventi frenetico, saranno come sempre i sentimenti a guidare i protagonisti portandoli a un epilogo inaspettato, che pone ulteriori dubbi sullo scopo ultimo del Progetto.

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Che sono un ragazzo di cinquantasei anni con ancora tanta voglia di imparare ed esplorare. Sono un ingegnere informatico, padre e marito. Ho tanti hobby: suonare la batteria, prestare volontariato in Protezione Civile e leggere, leggere, leggere. Ultimamente ho iniziato a scrivere racconti e romanzi, tutti di genere fantascientifico.

Come nasce la tua esperienza nella scrittura e dunque nella pubblicazione?

Da una vocina che tre anni fa mi disse: perché non provi a scrivere ciò che immagini? Perché deve sempre rimanerti quella sensazione di non aver ancora trovato il libro che ti appaga completamente? Fu allora che iniziai a premere tasti sulla tastiera e scoprii che le idee fluivano leggere, prendevano forma e si materializzavano nel mio monitor. Un’idea, un’ipotesi, un’intuizione potevano scatenare domande nel lettore e questo è ciò che vorrei trasmettere con le mie opere.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

So di non essere originale dicendo che ho cercato di scrivere un romanzo originale. In un mondo che cerca continuamente risposte ho cercato di metterne in dubbio alcune. La ricerca attuale delle risposte non è più quella che spingeva gli studiosi del secolo scorso, è una ricerca DELLA risposta esatta, preconfezionata: si è persa, a mio parere, la soddisfazione e lo stimolo della ricerca della risposta attraverso il ragionamento e lo studio. Ecco, io, in questo mondo di risposte pronte all’uso, ho cercato di porre nuove domande, nuovi spunti di riflessione sul genere umano e su un organo ancora così poco esplorato: il cervello e i suoi meccanismi.

Come definiresti il tuo stile?

Quando si parla di fantascienza, l’immaginario collettivo la associa alla Space opera: mostri, alieni, astronavi e combattimenti interstellari. Io sono sempre stato più attratto da una fantascienza introspettiva, quella che, con un piccolo patto narrativo verso il lettore, ti permette di viaggiare con la mente pur rimanendo sulla Terra. È questo che tento di fare. La mia si potrebbe definire una fantascienza new wave, un inner space in contrapposizione all’outer space canonico. O, come ama definirla la mia agente letteraria, una fantascienza antropologica.

Quali sono i progetti futuri?

Dopo le soddisfazioni ottenute grazie al mio romanzo d’esordio Progetto Mnemosyne, a marzo uscirà un secondo libro, Progetto Dedalo che, seppure autoconclusivo, ne segue fedelmente le tracce e tenta di approfondire alcune questioni lasciate aperte del suo predecessore. Poi naturalmente continuerò a scrivere racconti e drabbles. In autunno si sta delineando l’uscita di un mio terzo romanzo, più fantascientifico dei precedenti e che affronta tematiche ambientali.

Qual è il rapporto che hai con i social?

Sono un male necessario. Ho scoperto da poco di essere un boomer, per cui forse alcuni meccanismi mi sfuggono, sta di fatto che mi rendo conto di non sapermi muovere agilmente al loro interno. Sono un potentissimo mezzo di promozione ma è complicato farsi notare in mezzo a tanta confusione. Non amo il rumore per cui il continuo urlare sempre più forte per emergere da un tale clangore spesso mi mette in difficoltà.

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Sono presente con un mio blog sul quale pubblico alcune mie opere e mie considerazioni ‘a ruota libera’: www.mircogoldoni.it

Sono poi presente con la pagina Facebook Mirco Goldoni Autore e su Instagram con il profilo Mirco Goldoni.

Chi volesse scrivermi può raggiungermi su mircogoldoniautore@gmail.com

Vi aspetto!

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Intervista a Gabriella Romolini

“Biancospino”

Ricordi,

era appena sbocciato il biancospino

e anche gli occhi mi sorridevano.

Poi non era più la stessa strada

e neanche gli stessi occhi,

ma tu non coglierlo

perché mi assomiglia.

Gabriella Romolini, classe 1955, racconta se stessa, le sue radici e il suo personale lockdown tra le pagine di Sotto la neve pane. Una lunga chiacchierata. Si tratta principalmente di un dialogo fra l’autrice e la madre, intramezzata da aneddoti e racconti per lo più autobiografici, altri fantastici che raccontati oralmente da amici e parenti, il tutto nell’arco temporale che va dal 1 marzo 2020 al 3 maggio 2020.

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Sono una signora di sessantasette anni, che ha riscoperto la passione per lo scrivere rimasta sopita per lunghissimo tempo, distratta forse dall’urgenza di vivere, o molto più semplicemente perché questo era il momento stabilito per me per scrivere. Vivo da sempre a Fiesole sulle colline di Firenze, sono sposata con Giovanni, ho due figlie – Giulia e Alessandra – e due splendide nipotine, Gaia e Aida. Ho vissuto, fino a quando non mi sono sposata, con la mia famiglia in una bellissima casa colonica sulle colline di Fiesole: tutta questa bellezza di paesaggio e di umanità che ho respirato e sentito intorno a me nella fanciullezza e poi nell’adolescenza ha sicuramente contribuito a forgiarmi di una sensibilità che mi permette adesso di esprimermi in maniera più compiuta attraverso la scrittura. Mi piace anche cucinare, cantare, e adoro il teatro.

P.s. non disdegno di guardare la televisione, e nel tempo libero mi fa altrettanto piacere rimanere sola con i miei pensieri senza fare niente.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

Potrei dirvi un’infinità di cose per incoraggiarvi alla lettura del mio libro, ma sarà solo il testo (qualora mi facciate l’onore di leggerlo) che potrà fare breccia nel vostro cuore, suscitandovi un’emozione o un’allegra risata! Una cosa sento di dirvela comunque: non vi annoierete e se succederà, vi scuso fin da subito!

Come definiresti il tuo stile?

Con un po’ di presunzione e una buona dose d’ignoranza voglio definire il mio stile “verista”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Non ho progetti ben definiti nel cassetto, di sicuro so che voglio continuare a scrivere.

Che rapporto hai con i social?

Il rapporto con i social mi suscita sentimenti e atteggiamenti contrastanti: avversione, sottile dipendenza, riconoscenza, stupore e spesso la voglia di sottrarmi… ma quando in tempo reale riesco a dialogare con qualcuno dall’altro capo del mondo sento gratitudine e una gioia immensa!

Potrete incontrare Gabriella durante l’evento di Lucca 🙂

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“La morte viene di notte” di Johanna Mo

Domenica mattina, un libro cattura la mia attenzione: Ok, vieni a casa con me!

“La morte viene di notte” di Johanna Mo m’ha rapito di notte tra le sue pagine pubblicate da Neri Pozza.

La protagonista è Hanna, una detective tornata nel suo paese natale dopo la morte di suo padre. Il primo giorno di lavoro inizia con il ritrovamento del cadavere di un giovane ragazzo di 13 anni: si tratta di Joel, il figlio della sua amica storica, Rebecka che non vede da più di quindici anni.

Sarà proprio Hanna a darle la triste notizia e da lì una serie di avvenimenti apparentemente scollegati tesseranno, invece, una trama molto complessa.

Fanny e gli atteggiamenti da bulla, il telefono che si spegne, l’ultimo selfie di Joel, una lama appuntita, Petri e il suo segreto, il tradimento di Rebecka, il padre di Joeal, Axel con i suoi turbamenti: gli elementi per definirlo UN BEL ROMANZO, certamente non mancano anzi Johanna Mo inserisce il tema della “sessualità” con una sensibilità che arriva dritta al punto.

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Primo libro di una serie di gialli ambientata sull’isola di öland, in Svezia, La morte viene di notte, un thriller dal ritmo implacabile e dall’ambientazione suggestiva, ha segnato l’avvento sulla scena letteraria internazionale di Johanna Mo, nuova regina del romanzo criminale svedese.

Libro pubblicato da Neri Pozza, traduzione di Gabriella Diverio.

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Intervista a Vittorio Piccirillo per “Privazione”

Vittorio Piccirillo, classe 1967, pubblica il suo nuovo capitolo della saga Galassie Perdute edito da Tabula Fati: “Privazione”.

Dopo le tragedie che hanno sconvolto la sua esistenza, Kendra si è prefissata un unico obiettivo: lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare da capo. Cosa non facile, ma non è sola. I suoi compagni sono al suo fianco, la sostengono, la fanno sentire al sicuro. Insieme a loro sente di poter andare avanti, di essere in grado di costruire qualcosa di nuovo. Tuttavia il destino ha altri piani. Sebbene le forze misteriose che hanno tramato nell’ombra siano state sconfitte, il cupo retaggio del suo passato, che ha rifiutato ma dal quale non riesce a liberarsi, continua a tormentarla. Nel frattempo, una nuova minaccia tesse la sua tela proprio attorno a Kendra e ai compagni, in paziente attesa del momento migliore per farli cadere in trappola. Quando i tre se ne rendono conto è ormai troppo tardi. Ancora una volta la giovane è costretta a confrontarsi con il dolore e con la paura, a lottare per la sua stessa vita, ad affacciarsi pericolosamente sul baratro dell’oscurità.

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Mi potrei definire una persona assetata di cultura in ogni sua forma e manifestazione: di arte e letteratura da un lato, di scienza e tecnologia dall’altro. La mia passione per la fantascienza deriva proprio dall’unione di queste componenti.

Come nasce la tua esperienza nella scrittura e dunque nella pubblicazione?

Scrivo fin da quando ero piccolo, in risposta al mio bisogno innato di dare forma alle storie che ho sempre immaginato, alimentate dalla lettura costante di testi di ogni genere. La pubblicazione è arrivata molto tempo dopo, quando ho avuto la fortuna di conoscere Marco Solfanelli, l’editore che mi ha dato fiducia e mi ha consentito di crescere come autore, indirizzandomi verso i giusti corsi di scrittura e mettendo i miei testi nelle mani di Silva Ganzitti, la mia insuperabile editor. Un processo che è ancora in corso e che mi auguro non finisca mai.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

Le storie che scrivo rientrano in prevalenza nella space opera, filone della fantascienza dedicato all’epopea spaziale. Si tratta di opere ricche di azione e di avventura, che lasciano ampio margine all’intrattenimento. Tuttavia, anche se le vicende si svolgono su mondi lontani e sono piene di astronavi e di tecnologie avveniristiche, i problemi che i protagonisti devono risolvere e i dilemmi morali con cui si devono confrontare non sono così lontani dai nostri, e le soluzioni che trovano e le scelte che compiono potrebbero anche darci un’ispirazione o un’indicazione su come comportarci nella vita reale.

Come definiresti il tuo stile?

Ordinato. La mia scrittura, che è la massima espressione del mio modo di essere e di pensare, è una costante ricerca dell’armonia e del ritmo, dell’equilibrio tra la descrizione e il dialogo, tra l’azione e la riflessione.

Quali sono i progetti futuri?

La saga di Galassie Perdute è arrivata al terzo volume, ma ha ancora molto da dire, e con un po’ di fortuna proseguirà. Ci sono poi altri progetti che stanno arrivando a maturazione e che sono certo mi daranno altrettanta soddisfazione… tuttavia ho sempre ritenuto prematuro parlare di quello che è ancora in divenire. In ogni caso, mi riterrò fortunato se potrò avere qualcosa di nuovo da scrivere, ogni giorno.

Qual è il rapporto che hai con i social?

Piuttosto superficiale. Li uso per il minimo del tempo indispensabile, con poca convinzione e con scarsa motivazione. E se non fosse per Eleonora Marsella, la mia inarrestabile agente letteraria, che mi spinge a sfruttarli per accrescere la mia visibilità nel vastissimo panorama editoriale, con buona probabilità non li userei affatto.

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Un weekend a Verona

Si narra che Verona sia la città dell’Amore, Shakespeare ne ha condiviso qualcosa di veramente unico e affascinante con la tragedia da lui scritta “Romeo e Giulietta”, praticamente la storia d’amore più famosa al mondo.

Così per accedere oggi al famoso balcone dove Giulietta con la sua treccia s’affacciava per il suo innamorato Romeo, bisogna far un po’ di fila durante il weekend ma per i più curiosi ne vale la pena vedere gli abiti originali, affacciarsi dal balcone e vedere il famoso capezzale tanto rappresentato ovunque negli anni.

Il costo è irrisorio, son tre piani da vedere e ci sono diversi oggetti originali dell’epoca all’interno della Casa di Romeo e Giulietta.

Piazza delle Erbe poi è caratteristica per la sua architettura, un giro per le strade o un aperitivo è ciò che consiglio con il sole che scalda l’aria; oltretutto nel 2012 è stata considerata come piazza italiana più amata al mondo.

L’Arena di Verona, poi è… come dire… quasi faticosa ma dall’alto la vista è bellissima!

L’architettura romana non delude mai così maestosa, imponente, perfetta; si trova in Piazza Bra e ospita dal 1913 il Festival Lirico Areniano: un appuntamento fondamentale per appassionati e non.

Durante questi giorni Verona era addobbata con un solo tema: L’AMORE.

Cuori e rose ovunque davano il benvenuto a noi turisti.

Ad ogni modo ho un piacevole ricordo di Verona: l’Hotel San Luca lo inserisco tra i miei preferiti per diversi fattori come estrema gentilezza del personale, pulizia, cura nei dettagli, bellezza nell’arredo e comodità.  

Ah… vi dovrei anche raccontare degli incubi che ho fatto ma… è dovuto alla mia ingordigia: ho scoperto un posto dove la carne è BUONISSIMAAAAAA e ho esagerato. Porto Alegre è un ristorante brasiliano in cui ho trascorso 45 minuti a sbuffare per via del tavolo che mancava, altri 60 minuti a mangiare carne come se non ci fosse un domani e poi chiusura serata con un bel dialogo con le persone che lavorano nel locale e amano il Brasile.

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Intervista a Diandra Elettra Moscogiuri

Diandra Elettra Moscogiuri, cofondatrice della produzione cinematografica Demodami Studios LTD, si occupa dell’ideazione di lungometraggi indipendenti, nei quali partecipa anche in veste di attrice. Qui di seguito potete conoscere qualcosina sui suoi due romanzi pubblicati. 

Tequila Suicide

Gideon Kelta è il ragazzo più fortunato del mondo. Ha una famiglia che lo ama, sicurezza economica, una relazione appagante con un uomo affidabile, e una vita sociale stimolante. Questo vivere nella fortuna però, non gli ha impedito di sviluppare una forte codipendenza dalle persone che ha vicino, in particolare dal suo ragazzo, Timo.

Un periodo di crisi tra i due lo porterà a scelte sbagliate, in un percorso interiore in declino, in cui affronterà aspetti del proprio essere che ignorava, fin quando la sua vita perfetta non subirà un netto cambiamento. Questo però lo porterà anche a conoscere meglio la madre e il suo migliore amico Elia, per rendersi poi conto che nulla era come sembrava.

Artemis’Cabaret

Marco è un ragazzo sveglio e intraprendente. Ha lasciato la sua città, Monza, per andare a studiare a Milano, trovando presto un impiego come tutor. Non ha mai conosciuto suo padre e mai ha sentito il bisogno di farlo, mentre sua madre, da quando era adolescente, è ricoverata in un istituto a causa di un disturbo comportamentale che nemmeno i medici riescono a comprendere. Se l’è sempre cavata da solo, ma nonostante questo, ha ricordi felici del suo passato e quando può torna a Monza e guarda da fuori la casa in cui viveva con sua madre, ormai ridotta a una catapecchia.

Ci sono due cose di cui ha bisogno: farsi dei nuovi amici, e imparare a confrontarsi con il suo sogno, quello di diventare uno scrittore. Così, un giorno, conoscerà Artemis’Cabaret, forum online dove aspiranti scrittori si confrontano sulla scrittura, e si mettono in gioco. L’incontro con queste persone, però, sconvolgerà per sempre la sua vita, e paradossalmente, porterà a galla aspetti del suo passato che credeva di poter dimenticare.

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Che nessuno me lo chiedeva da molto tempo! A parte gli scherzi, penso che la risposta più semplice sia questa: le persone come me crescono nella convinzione di essere strane o particolari, ma col tempo ci si scontra con una rassicurante verità, ovvero quella che non c’è nessuno di più banale di una persona cresciuta in una piccola cittadina, che la lascia per realizzare i suoi sogni riuscendoci dopo mille difficoltà. Questo ci fa sentire meno unici e – grazie al cielo – anche meno soli. O forse, una risposta molto più efficace e fedele alla mia natura di attrice sarebbe questa: sono chiunque tu vuoi che io sia!

Come nasce la tua esperienza nella scrittura e dunque nella pubblicazione?

Inizia tutto negli anni ’90, con una macchina da scrivere di Barbie che mi è stata regalata non ricordo bene da chi. Da lì sono nati i miei primi racconti, e anche le prime crisi creative quando mi rendevo conto che molto di quello che creavo non aveva senso, o era ridicolo. Questa è una sensazione che provo spesso ancora oggi. Poi è arrivata la passione per il diario segreto, abitudine che non ho ancora abbandonato (un po’ mi vergogno ad ammetterlo) e le prime poesie pubblicate sul quotidiano della mia città, Manduria (altra cosa banale: ai bulli le mie poesie non piacevano). Se ve lo state chiedendo, non ho mai preso un voto alto nei temi di italiano. A diciotto anni ho iniziato ad abbozzare i miei primi romanzi, Tequila Suicide e Artemis’ Cabaret, che hanno visto la luce rispettivamente nel 2014 e nel 2019, quando mi sentivo sicura di aver dato loro il tempo di crescere e maturare insieme a me. Penso che ogni opera sia un po’ come il pane che va lasciato lievitare, perché è pensandoci a lungo, soprattutto all’inizio, che diamo alle opere l’attenzione che meritano. Magari non sarà sempre così, mi auguro di diventare un po’ più veloce. I romanzi sono stati pubblicati da una piccola casa Editrice, SensoInverso Edizioni, e tornano quest’anno con Mosaico Edizioni, con uno stile tutto nuovo, dovuto al lavoro di eccellenti professionisti che ringrazio tantissimo, Eleonora Marsella, Flavio Passi e Martina Pizzigoni in particolare.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

La mia penna può essere spinta, remissiva, provocatoria, pungente, amara, flebile, scorrevole, sveglia, matura, immatura, sintetica, sardonica, famelica, riflessiva, solitaria. Può respingerti, può accoglierti. Può farti venire voglia di saltare la pagina perché entra troppo in angoli della mente che non vorresti esplorare, come potrebbe farti venire voglia di leggere con attenzione quella stessa pagina perché vuoi sapere se ho davvero avuto il coraggio di descrivere proprio quello, e di farlo proprio così. Io sono qui, e se ti va, puoi raggiungermi.

Come definiresti il tuo stile?

Senza dubbio, in divenire. Nel tempo, cimentandomi anche nella scrittura di sceneggiature, sto imparando quanto sia potente la forza delle parole, e quanti sapori diversi possano avere se accostate alle altre che scegliamo. Proprio come quando si recita, il processo della scrittura creativa parte da una profonda analisi dell’umano, che si tratti di noi stessi o della sfaccettatura dell’essere che pensiamo ci rappresenti di meno. Dentro di noi riusciamo a carpire ognuna di queste sfaccettature, a farla nostra, e infine a raccontarla. Il romanzo e la sceneggiatura, per esempio, mi sono sempre sembrate due forme di scrittura completamente diverse, ma imparando dalle mie recenti esperienze ho capito che non è necessariamente così.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Parlando di romanzi, sto lavorando a un nuovo libro. Ho deciso di provare a mettere da parte il genere di formazione per cimentarmi in qualcosa di completamente nuovo: un giallo ambientato nel futuro, che avrà come temi principali l’essere genitore, l’affrontare i propri demoni, e le conseguenze dei danni all’ecosistema. Come dicevo, si può scrivere di se stessi anche indossando panni completamente inaspettati. Per quanto riguarda il cinema, in quanto produttrice, attrice e sceneggiatrice di Demodami Studios, produzione cinematografica indipendente che ho fondato con il regista e sceneggiatore David Milesi, posso dire che abbiamo ben due progetti che non vediamo l’ora di poter condividere col mondo: il primo è Dead Star, un noir che abbiamo realizzato in più fasi a causa della pandemia, ma insieme al quale possiamo dire di essere cresciuti e maturati essendo il primo film firmato dalla nostra produzione, e Un bellissimo inferno, il nostro secondo lungometraggio, che abbiamo appena annunciato, al momento alla ricerca di nuovi finanziamenti.

Che rapporto hai con i social?

Per anni e anni sono stati una vera passione per me. Ho aperto la mia pagina Facebook nel 2014 e da allora ho sempre lavorato sodo per aggiornarla, in seguito mi sono dedicata molto anche a Instagram e al mio canale YouTube. Molto spesso mi viene chiesto di riprendere in mano la mia storica docuserie Tinte Noir, ma purtroppo non sento più di appartenere a quel mondo. In questo periodo ho deciso di riscoprire la passione per i social e di impegnarmi per fare delle foto nuove: purtroppo la vita dello scrittore, e non meno quella del produttore, a volte ti portano a rannicchiarti un po’ troppo dietro le quinte e trascurare quella parte di te che invece è il soggetto di quello che stai andando a creare. Sono protagonista (dividendomi sempre il podio con altri attori) di entrambe le pellicole che stiamo realizzando, eppure faccio una fatica assurda a organizzare un set per farmi qualche foto. Un vero paradosso.

Compralo/i con un click 🙂

Potete trovarmi su:

Facebook: Diandra Elettra Moscogiuri

Instagram: diandra_elettra

Youtube: Diandra Elettra

E per qualsiasi proposta lavorativa potete contattarmi alle seguenti email:

diandramoscogiuri@gmail.com o demodamistudios@gmail.com

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“La meccanica del cuore” di Mathias Malzieu

Del perché questo libro mi abbia rapito non è un mistero: laddove il cuore batte io ci sono.

Il 16 aprile 1874 viene considerato il giorno più freddo del mondo. Lo sapevi?

“La meccanica del cuore” di Mathias Malzieu m’ha fatto scoprire questo curioso dettaglio che non conoscevo.

[E-book e cartaceo]

Quel giorno nasce Jack, abbandonato dalla madre, cresciuto in un piccolo orfanotrofio, nessuno vuole adottarlo perché…

Il piccolo Jack ha un problema al cuore che va avanti solo grazie l’ausilio di un orologio NON proprio silenzioso. Madeleine aiuterà Jack a sopravvivere i primi anni poi entrambi intraprenderanno un viaggio a proprio modo e un uccello farà incontrare le loro comunicazioni. (..)

Jack si innamora dell’amore, il suo cuore produce dei strani suoni, le persone lo guardano, qualcuno lo tratta male ma lui non perde quasi mai la concentrazione e procede verso il suo obiettivo: ritrovare quella fanciulla che piuttosto che indossare gli occhiali da vista preferisce urtare ovunque.

Un circo o meglio… una strana attrazione vedrà Jack protagonista di uno spettacolo, Miss Acacia lo ama di notte ma sfugge di giorno e George, un’illusionista che accompagnerà Jack per tutto il percorso fino all’Andalusia ad un certo punto sparirà come tutti i maghi.

La Meccanica del Cuore di Mathias Malzieu m’ha rapito letteralmente il cuore.

Regalatevelo

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Viva la vida! di Pino Cacucci

Pino Cacucci, classe 1955, giornalista, scrittore e non solo; ha scritto VIVA LA VIDA un un nuovo inno alla vita di Frida Kahlo, nota artista messicana e attivista nel campo della politica e della società di quegli anni.

Nata all’inizio del 1900, a 18 anni subirà un incidente che le segnerà la vita: la lotta contro la Pelona inizierà già da quel bus.

Di libri su Frida Kahlo se ne sono scritti davvero assai: il rapporto con Diego, le sue amanti, la lotta politica, le figure attive all’interno della sua vita, la sorella Cristina, i compagni di lotte.

>> Leggi il libro

Questo piccolo libro è praticamente un monologo; è come se il sipario si aprisse e Frida Kahlo inizia a parlare, a narrare le sue vicende, le sue fughe amorose e le ferite invece sul cuore che le procurava Diego tutte le volte che la tradiva con qualche sua nuova musa.

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La forza di Frida Kahlo però è travolgente e nemmeno Diego, l’amore della sua vita, può abbatterla.

Frida ama così intensamente la vita che la difende coi denti fino ai suoi ultimi giorni.

(In questo articolo c’è praticamente un riassunto della mia passione per Frida Kahlo)

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Insieme a VIVA LA VIDA ho acquistato un secondo libro e ho ricevuto in omaggio la nuova trapuntina da divano. Lo sapevi di questa iniziativa?

UNIVERSALE FELTRINELLI

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Zetafobia 2: La città morta di Gualtiero Ferrari

Sono trascorsi sei anni dalla pandemia da H5N1v2, il virus appartenente al ceppo dell’aviaria che ha dato inizio all’apocalisse zombie causando la pressoché totale estinzione del genere umano.

Domenico, suo figlio Sebastiano e la moglie Lucrezia, scampati per il rotto della cuffia a orde di non-morti famelici, si sono rifugiati in una cascina diroccata nel folto dei boschi delle colline torinesi, riuscendo a sopravvivere fino a oggi.

Gualtiero Ferrari in Zetafobia2La città morta

L’isolamento della famiglia è bruscamente interrotto dal transito di un’automobile sulla Provinciale che serpeggia a fondo valle. Purtroppo la macchina, la prima a percorrere quella strada da mesi, termina la propria corsa contro una cabina elettrica nel centro del paese. All’interno dell’abitacolo una giovane donna è in travaglio e in procinto di dare alla luce il proprio figlio. Accorso sul posto per controllare, Domenico è riluttante, ma alla fine l’aiuta a partorire mentre Sebastiano abbatte gli zombie radunatisi lì intorno.

La situazione precipita, e la donna strappa a Domenico una scomoda promessa che lo costringe a recarsi presso l’ex distretto militare di Torino.

Appena padre e figlio tornano a casa, s’innesca un’accesa discussione: rischiare la vita mantenendo la parola data o dimenticarsi dell’intera vicenda? Lucrezia e Sebastiano la spuntano, convincendo Domenico a recarsi in città nonostante quest’ultimo sia convinto che la scelta corrisponda a un vero e proprio suicidio.

Il percorso che dalla periferia porta la famiglia sino alla Caserma è un viaggio nel passato. Le vie sono irriconoscibili e dense di pericoli mortali.

Entrati in contatto con altri sopravvissuti i protagonisti scoprono che molti sono regrediti, perdendo umanità ed empatia, mentre altri hanno fatto della parola comunità il proprio credo.

Giunti al Distretto la famiglia viene trattata con sospetto, soprattutto quando tutti i suoi membri rimangono bloccati a causa d’uno sciame di migliaia di zombie di passaggio in città.

I militari delimitano una linea di difesa e ingaggiano i mostri. La battaglia è brutale e a lungo incerta, ma i non-morti sono troppi e il fronte rischia di cedere.

Poco prima che gli zombie riescano a espugnare la Caserma arriva la cavalleria che, dotata di un’enorme potenza di fuoco, rovescia le sorti della battaglia.

Domenico, Lucrezia e Sebastiano approfittano della confusione del combattimento per tentare la fuga, ma le cose non vanno come le avevano pianificate.

SITO DELLO SCRITTORE

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Risponderei che sono un lettore con la passione per la scrittura, vecchio d’anagrafe ma ancora bambino dentro.

Come nasce la tua esperienza nella scrittura e dunque nella pubblicazione?

Come tutte le cose belle della vita la scrittura nasce un po’ per caso e con molta fortuna. Stavo attraversando un periodo personale complicato: leggevo molto, moltissimo, e mi ero fissato sul genere zombie. Nel giro di qualche settimana avevo finito i grandi classici ed ero passato agli autori meno conosciuti, per poi arrivare a romanzi e racconti che il grande pubblico non avrebbe mai letto. Ne terminai uno davvero scadente. Trama approssimativa e stile sciatto, per non dire di peggio. Ricordo che pensai: “Saprei scrivere di meglio”. Ecco, partì così. Il giorno seguente scrissi l’incipit di ZETAFOBIA e da allora non mi sono più fermato.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

Ci sono moltissimi autori italiani di grande talento che scalpitano per farsi conoscere. Non spetta a me dire se appartengo a questo gruppo, non posso giudicare me stesso, né posso valutare il mio talento. Gli scaffali delle librerie sono pieni di autori stranieri, bravi – anzi ottimi – ma a tutti i lettori chiedo di dare una possibilità anche a noi… anche a me. Leggeteci e leggetemi, poi valutate con onestà se davvero siamo così indietro rispetto ai nostri colleghi d’oltreoceano.

Qualche anno fa nelle classifiche dei thriller spadroneggiavano i mostri sacri di tradizione americana. C’è voluto del tempo ma a guardare le stesse classifiche, oggi, i nomi degli scrittori italiani svettano nelle primissime posizioni. Date un’opportunità a chi come me scrive per passione, potreste scoprire un nuovo mondo di letture.

Come definiresti il tuo stile?

Direi piuttosto asciutto e diretto. Nella scrittura non amo perdermi troppo in descrizioni eccessivamente particolareggiate o in viaggi onirici infiniti. Qualche pennellata di colore per poter trascinare il lettore nel vivo della storia, quella sì, ci deve essere, ma punto moltissimo a far provare emozioni forti: se alla fine di una scena il lettore ha le lacrime agli occhi, è spaventato o arrabbiato, beh… vuol dire che sono riuscito nel mio intento.

Quali sono i progetti futuri?

In questo momento sto lavorando sull’ultimo romanzo della saga di ZETAFOBIA. Avevo sospeso durante la pausa natalizia per dedicarmi a un paio di racconti che non volevano saperne di aspettare pazientemente il loro turno, così li ho scritti entrambi e mi sono liberato la testa dalla loro ingombrante presenza. Inoltre sto partecipando a un prestigioso concorso letterario nazionale con un romanzo distopico, una sorta di visione prospettica e disagiata del futuro ambientato qualche anno dopo la fine della pandemia da COVID-19.

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Qual è il rapporto con i social?

Amore e odio, come tutti, credo. I social media sono importanti, soprattutto per farsi conoscere e per far conoscere i propri scritti ai potenziali lettori. Oltre a questo devo dire che nel corso degli anni ho avuto l’occasione di costruire alcune conoscenze che superano il mero rapporto digitale consentito dai social, e di questo sono felice, però bisogna sempre fare attenzione a non confondere ciò che accade su internet con la vita, quella vera intendo.

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In viaggio per l’Italia- Lago di Garda- About

Quattro ettari  e quattro generazioni: sono questi i primi elementi che mi vengono in mente se penso a Cascina Maddalena. 

A Sirmione potete trovare Cantina e Agriturismo Maddalena dove tutto nasce dalla terra. 

Elisa, della famiglia Zordan, mi ha accolto sabato pomeriggio mentre il sole tramontava sulle loro vigne colorando il cielo sopra di noi.

Con me un ospite molto particolare: Africa, lei però non ha avuto il piacere di far la degustazione con me, Elisa con tutta la sua dolcezza mi ha narrato della sua famiglia, del fratello Mattia e la sua grande ambizione di crescita continua; ho assaggiato poi un metodo classico eccezionale e.. indovinate? …. Una bottiglia è venuta a casa con me 🙂  

I nomi delle loro bottiglie poi sono molto originali come lo è anche l’etichetta che potete trovare sulle loro creazioni . Ogni degustazione con loro è un’esperienza da provare assolutamente. Grazie Elisa, grazie alla famiglia Zordan per l’ospitalità e per la loro genuinità che traspare in ogni angolo della vostra curatissima cascina. 

Le vigne, la terra, il lago, la natura… Tutto mi ricorda la mia casa in Salento. Da piccola andavo sempre in campagna, ci trascorrevo mesi e mesi e mesi e mesi, era una gioia immensa. 

I ricordi probabilmente sono belli per questo: rimangono impressi nella mente e vengono fuori quando meno ce lo aspettiamo. 

La casa di campagna ha rapito letteralmente il mio cuore: Cristina e Giovanni sono delle persone assolutamente singolari. 

Con loro annoiarsi è praticamente impossibile.

 La loro struttura nata da poco tempo è immersa nel verde, un paradiso per i nostri amici a quattro zampe, Africa ha praticamente dominato un branco: Macchia, Enzo e la piccolissima barboncina… Ma quanto si è sporcata?

Quanto si è divertita! Cristina ha tanti sogni, le piacciono le rose, pensa tantissimo allo sport che praticano i turisti che la vanno a trovare, così Giovanni le dice quasi sempre sì e sono una coppia formidabile! 

Cosa dire poi delle loro stanze così accoglienti? In ogni dettaglio si può sentire la mano di Cristina che è praticamente innamorata dei dettagli della vita e trasmette la sua gioia OVUNQUE: anche nelle torte del mattino!

La casa di campagna sul Garda credo che sia il posto ideale per scrivere un nuovo romanzo, leggere numerosi libri, lasciare andare la mente e i brutti pensieri.

Grazie,

grazie perché rigenerarmi da voi è stato facile.

P.S.

Vi segnalo, inoltre, una struttura che ho scoperto: Locanda PietraCavalla

UN POSTO DA URLO, un servizio impeccabile e dei piatti unici. 

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In viaggio per l’Italia- Da San Giuliano Terme a Venezia

Viaggiare ti insegna diverse cose: conosci te stesso, conosci la persona con la quale hai viaggiato, se sei stato in compagnia, conosci nuovi posti, nuovi luoghi, nuovi colori, nuovi sapori, nuove persone, nuovi sentimenti.

Così questa settimana sono stata in viaggio per l’Italia un po’ per lavoro un po’ per piacere 🙂

Perché altrimenti partiamo continuamente noi anime libere? 

Perché conosciamo bene il sapore della novità.

Sette giorni in giro per l’Italia, ecco la mia esperienza. 

Il primo giorno ho visitato Lucca poiché ad aprile parteciperò ad un festival di letteratura molto importante: Lucca città di carta. Per un professionista come me diviene FONDAMENTALE conoscere BENE il luogo dove si andrà poi a lavorare con i propri autori emergenti, per un professionista come me si intende una pazza per l’organizzazione e i dettagli. >> Scopri cosa dicono di me?

Ho conosciuto poi Annamaria e la figlia Veronica del B&b A casa MIA definirle squisite sarebbe molto riduttivo.

Anna Maria mi ha colto nel suo casale del 1800, un grande caminetto dà il benvenuto insieme la sua colazione veramente genuina.

In quella casa tutto è rimasto immutato nella storia, Anna Maria ha aperto la sua struttura al pubblico durante il mese di ottobre del 2019… Proprio all’inizio della pandemia e solo questo dettaglio ci fa ben comprendere la sua determinazione nella vita.

  Prima d’andar via m’ha donato una piccola candela profumata 🙂

Il giorno dopo a Firenze ho potuto conoscere nuove realtà. Mauro si occupa dell’affittacamere in pieno centro a Firenze, pulito, chiaro, disponibile.

Proprio quello di cui tutti noi abbiamo bisogno quando viaggiamo: Il Terrazzino su Boboli; tutto estremamente vicino al centro e silenzioso.

Come puoi poi andare a Firenze e non mangiare una fiorentina? La dolcezza di Martina quando mi ha servito quella cena spettacolare presso la trattoria Sant’Agostino vale tutti i chilometri macinati in giro e poi anche lei, salentina come me.. dunque.. dunque.. il cuore batte sempre per le proprie radici.

Così poi il giorno dopo cambio rotta, mi dirigo verso Cesenatico dove la signora Catia mi accoglie tra risate e l’avviso di una multa che avrei ricevuto presto per una mossa sbagliata; la struttura che prende il nome di “Rosamare” è di Valerio ma è la Signora Catia la vera rivelazione per gli ospiti.

 Se siete a Cesenatico dovete assolutamente conoscere questa chicca perché è così che posso definirla. 

E proprio perché vi parlo di chicche, vi racconto di una cena straordinaria: Essenziale Bistrot a Ravenna con due chef giovanissimi.

Giulia e Lorenzo si conoscono a Porto, decidono poi di intraprendere insieme un bel progetto culinario: la cucina da loro è veramente di casa.

Un menu degustazione assolutamente studiato che scardinerà anche i pregiudizi di tutti gli scettici di questa cucina.

Cento metri di veranda assolutamente immersi nel verde, un verde che Giulia cura e difende con tutta se stessa.

Lorenzo poi è romano… Cosa dire a riguardo? Un carattere forte, deciso ed intraprendente.

E cosa aggiungere poi di Tiziano poiché sarà il primo volto che vi accoglierà? Dovete assolutamente conoscere la loro squadra.  

 Ravenna è per me una città che tutti dovrebbero conoscere. La mia guida Serena del progetto “ Il Cammino di Dante “ mi ha portato con lei nel cuore della cittadina, presentandomi a suo modo la figura di Dante che ho veramente apprezzato perché il suo approfondimento è stato curato nei minimi dettagli e a me i dettagli fanno impazzire come tutte le storie da lei narrate.

Grazie a Serena perché – insieme la loro associazione e l’editore- mi hanno donato diversi libri, donandomi poi l’emozione più grande: conoscere la loro realtà.

Le guide associate hanno anche realizzato l’iniziativa Incontro a Dante e hanno dei percorsi realizzati per tutti i gusti.

Ci siamo anche imbattute nell’artista Fausto che… forse meriterebbe un capitolo a se 🙂

 La sera ho poi potuto conoscere un locale dove il jazz è veramente di casa.

Sono stata ospite presso Giambattista proprietario del locale “I Gingini” dove le cene e la musica live si incontrano per dar vita a delle serate veramente colorate.

Quella sera dormo nel b&b “La Chicca” dove la proprietaria Federica mi spiega tutto da subito, mi aiuta e colpo di scena: divento parte attiva di piccole magie eseguite dal figlio, classe 2005: un vero prodigio!

Il giorno dopo decido di conoscere finalmente di persona un artista del posto conosciuta nell’ambito del mosaico in Italia ma soprattutto all’estero vi parlo di AnnaFietta, un’artigiana dal 1998 con un’impresa familiare ma con un tocco in più: Cleopatra vi accoglierà all’ingresso del suo laboratorio.  Con me ho portato un bellissimo Dante e altri progetti son in corso. 🙂

Ho concluso la settimana a Venezia che devo dire non ha bisogno di me per esser conosciuta: sono innamorata dell’Hotel Cavalletto: la loro gentilezza m’ha cullata tutto il tempo. 

Ci vediamo al prossimo viaggio?

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