Intervista a Guido Rojetti per “Com’è profondo il male”

“Tutto il Male del mondo non era più tale, ma era diventato ai miei occhi un mezzo indispensabile per tenere lontano il desiderio. Lottavo contro l’implacabile silenzio verso il quale mi sentivo scagliato. Vivere non era mai stato così difficile.”

Guido Rojetti ritorna a sprigionare la sua incredibile creatività con l’autopubblicato Com’è profondo il Male, che colpisce sia per l’originalità del contenuto che per la forma linguistica e stilistica usata. L’autore infatti si avvale di una combinazione di umorismo, giochi di parole e nonsense per la composizione di una raccolta di racconti dal tono amaro, accomunate dalla forza del Male. Un modo inedito e curioso per riflettere sulla malvagità degli uomini, ma tutto allo scopo di far scappare almeno una risata sulle labbra del lettore. Perché se è indubbio che il male sarà sempre parte di noi, lo è anche la capacità di ridere, che nella sua semplicità si rivela un’arma efficace per combattere il male. Stile fluido e forma curata fanno da padroni tra queste pagine, arricchite anche da immagini e fotografie di luoghi simbolo delle vicende narrate; il tutto ne fa una gradevolissima e divertente lettura per gli amanti della comicità. Da non leggere tutto d’un fiato per poterlo apprezzare meglio.

Come nasce questo libro?

Nasce dal titolo della canzone di Lucio Dalla, Com’è profondo il mare, e da lì, storpiarne il titolo per farne un calembour il passo è stato breve, anzi istantaneo.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Che la risata è terapeutica. Ridere allenta la tensione, è luce e ci dà un senso di potenza: se possiamo ridere, nello stesso tempo non possiamo essere tristi. Chi smuove la risata ha un potere, quello di sconfiggere e in un certo senso esorcizzare la paura, la tristezza, la noia, almeno nel momento in cui la risata scoppia fragorosa o semplicemente apre il nostro viso e lo illumina di divertimento, in una gioia a volte bambina. Un gioco, con le parole, la mimica, il senso o il nonsenso che ci fa davvero tornare piccoli, e in cui desideriamo leggerezza e spensieratezza, e le ritroviamo. Col riso, la nostra energia è risvegliata sia quando creiamo situazioni o battute divertenti che quando assistiamo a uno spettacolo comico.

Leggi il mio libro perché…

Perché si prefigge il benessere altrui, attraverso un sano e gioioso intrattenimento che giova a tutti.

Perché essere divertente fa bene a noi e agli altri.

Perché esorcizzare il nostro dolore e le nostre paure con una visione buffa del Male è un anestetico poderoso.

Progetti futuri?

I progetti immediati vanno in direzione diametralmente opposta e sono: la pubblicazione di un’enciclopedia di aneddoti che ho in stesura; I Grandi Romanzieri – Vizi, vezzi e virtù – Segreti, stranezze e pettegolezzi (circa 350 nomi).

L’altro progetto è un libro a scopo didattico per gli scrittori (affermati e non) dove a parlare, consigliare e mostrare i loro segreti (per tutti i generi letterari) sono gli scrittori stessi. E quindi dal titolo Parola di scrittore. Ovviamente, come per quello dei romanzieri, si tratta anche qui di un vasto lavoro di ricerca di testimonianze già scritte e di farne una raccolta mirata.

Conclusioni?

Questo libro mi ha donato gioia e divertimento (come sempre quando scrivo). Se volessi utilizzare tre aggettivi per definire Com’è profondo il Male, userei questi: espressivo, divertente, mutevole, originale, riflessivo. Lo so, sono cinque… che faccio, lascio?

Gli scrittori umoristici a cui più mi ispiro sono: Alessandro Bergonzoni, Romano Bertola, Marcello Marchesi, Ennio Flaiano, Roberto Gervaso, Karl Kraus…

Per il resto, amo tutta la filosofia. Soprattutto la mia…

Concludo nel pormi una domanda che nessuno mi ha mai fatto, ma a cui avrei sempre voluto rispondere: perché scrivi?

Perché chi scrive si sopravvive. Sono uno spirito libro.

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“La principessa afghana e il giardino delle giovani ribelli” di Tiziana Ferrario

Tiziana Ferrario, nota giornalista italiana, torna nel mondo dell’editoria con un nuovo libro: “La e principessa afghana il giardino delle giovani ribelli” pubblicato con Chiarelettere.

Un giardino dove storie di donne si intrecciano, per dar vita a qualcosa di magico. 

Storie di fuga, storie di rivoluzione, storie d’amore, d’amicizia, l’impegno, di progetti, di passato e futuro insieme che si incontrano tra la natura, il te, i piatti tipici, la bontà della principessa. 

Il programma televisivo, la donna influencer, la presentatrice televisiva spedita a casa, la successiva chiusura dei profili social di tutte loro il futuro è interrotto laddove invece le donne vorrebbero solo vivere e respirare in libertà. 

Così il giardino della principessa afghana diviene la bellissima cornice dei loro racconti, un mix di emozioni che vi terranno compagnia anche durante il cuore della notte. 

Un libro che consiglio a chi prova curiosità verso le altre culture, verso le altre donne, verso le loro vite così diverse dalle nostre. 200 pagine circa 18 €, Chiarelettere.

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I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca

Non leggevo Erri De Luca da un anno: come ho fatto senza la sua scrittura?

I pesci non chiudono gli occhi” è un piccolo, vero, intimo, capolavoro dello scrittore napoletano. 

Il primo bacio, le botte, l’acqua salata, i ghiaccioli, gli occhi di lei, l’impazienza di lui nel crescere: una narrazione quasi segreta di un ragazzo di 10 anni durante un’estate italiana del sud. 🙂 

I detti napoletani, un padre che cerca la fortuna oltreoceano, Una madre con la penna in mano ma dal cuore pesante: così lui afferma due parole, parole che forse cambieranno poi la vita di tutti loro e da quel momento il corpo, forse, cambia. 

Le parole! che uso magnifico che Erri De Luca riesce a farne. 

115 pagine, prezzo di copertina otto euro. Pubblicato con Feltrinelli 

CONSIGLIATO? SI. 

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Betty di Georges Simenon

Entro in libreria come sempre senza obiettivo, dopo mezz’ora ricordo di avere un appuntamento, compro sei libri e mi dirigo verso casa. 

Così di recente, una sera ho iniziato a leggere per poi finirlo durante il cuore della notte Betty di Georges Simenon.

La protagonista è Betty, una donna affascinante, aristocratica, stravagante che sviscerare i suoi pensieri più intimi attraverso pochissime notti trascorse tra il bar di Mario e la camera di un albergo che l’ha accolta. 

Perché una donna come lei si trova in uno stato di emergenza senza sapere nulla?

Betty riuniva in sé tutte le donne che si potessero immaginare. Era questo il vero fascino che esercitava sugli altri. Eppure lei lo aveva detto prima del matrimonio, lo aveva confessato ma suo marito non ha mai voluto ascoltare le sue parole.

135 pagine che vi ruberanno il cuore, tre ore di lettura sono bastate per rigenerare la mia anima. 

Libro altamente consigliato 

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Intervista a Marco Ferreri

«Qualunque sia il ruolo che ti viene assegnato in questo mondo, l’unica cosa che conta è come scegli d’interpretarlo.»

Con il suo nuovo libro Corso avanzato di sospetto – raccolta di racconti di genere vario che include le migliori storie realizzate in gioventù – Marco Ferreri analizza un aspetto dell’uomo già affrontato in passato da grandi pensatori come Freud, Marx e Nietzsche: la proverbiale “tendenza al sospetto”. Attraverso queste pagine l’autore vi catapulterà nei più svariati scenari dettagliati al punto giusto; ma anche tra quartieri malfamati, regni fantastici e sterminate praterie verdeggianti del vecchio West, la costante sarà una sola: sfidare le persone a superare la tendenza al sospetto e aprire la mente verso nuovi orizzonti. Come già avvenuto nel precedente Franco Spirito, anche in quest’opera Ferreri conferma il suo talento e con grandi capacità narrative dal tratto scorrevole ci consegna emozioni e ragionamenti di grande impatto.

Come nasce questo libro?

Si tratta della naturale appendice del mio primo romanzo, Franco Spirito, di cui riprende l’impianto filosofico e ne chiarisce alcuni punti, introducendo al contempo la questione dell’affrontare il mondo per rivelare i nati nascosti del sé. Se Franco Spirito rappresenta l’indagine identitaria passiva, data dall’introspezione e dal flusso delle immagini interiori, Corso Avanzato di Sospetto ne ribalta i presupposti e le modalità, rivelandone l’aspetto attivo. Inoltre, a livello puramente personale, desideravo donare dignità ai primi esperimenti letterari che feci da adolescente e, tramite ciò, chiudere il cerchio sulla prima “stagione” della mia produzione letteraria, quella giovanile.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

La necessità di sospettare sempre delle verità predeterminate sul mondo, sugli altri e anche su se stessi. La vita è un viaggio eterno in cui contesti e riferimenti cambiano continuamente. In tutto ciò, la vera stabilità dell’essere umano è data dal definire la realtà, e di conseguenza definirsi in essa, in base alle proprie scelte. Quelle più sentite, libere da condizionamenti, linea di congiunzione tra le cause del passato e le conseguenze del futuro. L’esistenza è un continuo percorso di scoperta, nel bene e nel male, e vale la pena percorrerlo fino alla fine. Ho tracciato i personaggi e i loro archi narrativi cercando di trasmettere vite vissute appieno, senza concentrarmi troppo su giudizi di valore che, in fondo, lasciano un po’ il tempo che trovano.

Leggi il mio libro perché…

Sono storie che meritano di essere raccontate, con un filo conduttore ben definito e che, grazie alla commistione di diversi generi letterari, possono stuzzicare le fantasie di diverse tipologie di lettori. Come tutti i miei lavori, l’obiettivo primario rimane stimolare la riflessione interiore, ma in questa raccolta la centralità dell’aspetto puramente narrativo è preponderante.

Progetti futuri?

Tanti, forse troppi per rispondere a una domanda secca. Ho in cantiere una saga digital punk da qualche mese, un romanzo breve fantascientifico è in uscita entro l’anno. Inoltre, Franco Spirito è nato come primo di una trilogia, e dopo l’uscita di questa raccolta i tempi sono maturi per iniziare la stesura del secondo capitolo. Uscendo dall’ambito meramente narrativo, sto curando un progetto di divulgazione chiamato “BTM (Beneath the Mask) – Oltre le maschere della creatività”, che si occupa di libri e opere narrative in generale, ma anche di informazione tramite il portale “La Voce che Stecca”, di cui sono direttore da qualche mese.

Il nome del progetto deriva dall’omonima soundtrack inserita nella colonna sonora del videogioco Persona 5, che mi ha accompagnato durante la stesura di Franco Spirito. Si occupa principalmente di parlare di letteratura, ma possiede varie diramazioni che spaziano in tutto lo spettro dei media improntati alla narrazione. Il proposito del progetto è favorire la crescita personale e spirituale attraverso la cultura, parlando con autorevolezza ma senza autorità e puntando alla qualità dei contenuti, ma senza cadere nella boria spesso autoreferenziale di stampo accademico.

BTM si articola in quattro canali principali:

  • Il blog La Voce che Stecca, di cui sono direttore, che si occupa di produrre contenuti di approfondimento su attualità, scienza, arte, cultura, libri e sport.
  • Le mie opere e quelle della mia collega Giulia Marin, edite o meno, alcune delle quali vengono trasposte nel canale YouTube BTM Podcast sotto forma di lettura interpretata.
  • Un sito internet dedicato, dove poter leggere i nostri scritti, consultare articoli inerenti a tematiche artistiche o letterarie e seguire la rubrica “Storie in Rete”, che scova, segnala e analizza romanzi di scrittori emergenti o comunque poco conosciuti. Ad esso può essere associato un intervento video degli autori per rispondere ad alcuni quesiti o controbattere alle mie osservazioni sui loro testi. L’obiettivo di “Storie in Rete” è creare un confronto tra autori atto al miglioramento reciproco.
  • Una sezione streaming chiamata BTM Live, portata avanti tra il canale YouTube e sui social classici, dove vengono intervistati gli autori delle opere attenzionate da “Storie in Rete”.
  • Una serie di contenuti dedicati per la piattaforma YouTube, dove verranno prese in considerazione altre tipologie di opere come film e videogiochi, nonché libri non inseriti nel format Storie in Rete.

Presto online

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Intervista a Betty Esse

“Mentre guardo dalla finestra i fiocchi di neve cadere, ricordo gli ultimi momenti in questo cottage con Charles, ricordo tutto e so di aver sbagliato per le mie insicurezze. Forse se quella volta non l’avessi respinto mettendo davanti me stessa e le mie paure le cose ora sarebbero diversamente, ma evidentemente non era destino. Eppure lo amo, lo amo più di qualsiasi altra cosa al mondo, più di me stessa… ed è proprio per questo che lo lascerò alla sua vita”.

Charles & Emma. Ivan & Jane. Dylan & Lisa. Tre storie diverse, tre intensi amori, legati insieme da un sottile filo conduttore. È quanto ci regala Betty Esse tra le pagine di Vivi davvero, Ama davvero e Ti odio davvero… ma, tre delle sue opere autopubblicate racchiuse insieme nella “Collana True Love”. Dalle gelide e affollate strade di Londra ai bucolici vigneti di Montepulciano, osserveremo l’evolversi di un legame tra ciascuna di queste coppie (a volte cominciati, come si suol dire, con il piede sbagliato), attraverso una serie di circostanze a volte drammatiche. Da subito sarà chiaro come ciascun “Lui” e “Lei” appartenga a un mondo assai distante dalla sua corrispondente metà: questioni di ceto sociale, di vedute, o magari un sentimento d’amicizia che non si vuole compromettere… ma al caro vecchio Cupido poco importa di questi ostacoli, e poiché è ben determinato a scagliare le sue frecce su questi “improbabili bersagli”, non potremo fare altro che continuare a leggere, per scoprire come finirà tra ciascuna coppia.

Con il suo modo di scrivere scorrevole e preciso, pregno di risvolti romantici e passionali, l’autrice ha saputo raccontare indubbiamente l’Amore, rendendo le sue storie attraenti in ogni parte e portando il lettore a sentirsi folgorato da un contenuto che non dimenticherà mai. Ci coinvolge perché attraverso personaggi ben delineati sa analizzare in modo realistico le situazioni che tanto spesso si manifestano nelle relazioni odierne, tra difficoltà, dubbi, imprevisti, errori e dolori… situazioni che sublimano tutte infine, inevitabilmente, in una scelta definitiva che conduce alla fine o al consolidamento del legame. Se non siete mai sazi di leggere nuove love story, Betty Esse ha quello che fa per voi.

Come nasce questo libro?

Il libro nasce in un particolare periodo della mia vita, la prima pandemia. Essendo io una lettrice accanita perlopiù di romance e avendo a quel punto per ovvi motivi più tempo da dedicare alla lettura, arrivai al punto di non sapere più cosa leggere. Nessun titolo andava bene e avevo bisogno di qualcosa che mi aiutasse a staccare la mente da quella triste situazione.

Non trovando nulla che mi ispirasse alla lettura, pensai a cosa mi sarebbe piaciuto leggere, lo immaginai nella mia testa e a quel punto mi dissi “Perché no!”. E così iniziai a scrivere il primo romanzo della serie True Love, dopo, una cosa tira l’altra,  ne sono venute fuori tre storie a cui tengo tantissimo, a tal punto che per renderle giustizia ho voluto unirle in un unico libro intitolato “Quando l’Amore Chiama”.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

L’intenzione mentre scrivevo era quella di trasmettere l’importanza di alcuni sentimenti che tante volte ci capita dare per scontato come l’amore e l’amicizia. Il messaggio principale è quello di vivere a pieno senza avere paura di darsi, che possa essere per amore o per amicizia, anche se questo potrebbe portarci in futuro a soffrire. Bisogna sempre vivere davvero!

Leggi il mio libro perché…

Perché tra viaggi, amicizie e nuovi amori vivrai emozioni che ti daranno il coraggio di metterti in gioco nella vita, semmai tu non l’avessi ancora fatto.

Progetti futuri?

Si! In progetto ci sono due romanzi: un Paranormal storico e un Romance natalizio a cui ho intenzione di dedicarmi nei prossimi mesi. Quindi di sicuro i miei progetti saranno scrivere, scrivere e leggere.

Conclusioni?

Insomma, pur essendo una mamma quasi a tempo pieno, cerco sempre di ritagliare del tempo da dedicare alla scrittura che per me è puro antistress, mi rende felice!

L’autrice sarà presente in fiera a Lucca e Torino 🙂

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“Progetto Dedalo” di Mirco Goldoni

Mirco Goldoni, classe 1966, torna ad affascinarci col suo talento tra le pagine di Progetto Dedalo, sequel diretto di Progetto Mnemosyne. Nonostante il Progetto Mnemosyne sia parzialmente fallito – come narrato nel precedente volume – gli studi sulla memoria e su dove essa realmente risieda continuano. Il rapimento del professor Denver costringe Frank e Lucy a farsi coinvolgere nel nuovo progetto che promette risultati interessanti. Nel frattempo Mary, rimasta nell’Area 51 a fianco del generale Gabin, scopre verità nascoste. In un susseguirsi di eventi frenetico, saranno come sempre i sentimenti a guidare i protagonisti portandoli a un epilogo inaspettato, che pone ulteriori dubbi sullo scopo ultimo del Progetto.

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Che sono un ragazzo di cinquantasei anni con ancora tanta voglia di imparare ed esplorare. Sono un ingegnere informatico, padre e marito. Ho tanti hobby: suonare la batteria, prestare volontariato in Protezione Civile e leggere, leggere, leggere. Ultimamente ho iniziato a scrivere racconti e romanzi, tutti di genere fantascientifico.

Come nasce la tua esperienza nella scrittura e dunque nella pubblicazione?

Da una vocina che tre anni fa mi disse: perché non provi a scrivere ciò che immagini? Perché deve sempre rimanerti quella sensazione di non aver ancora trovato il libro che ti appaga completamente? Fu allora che iniziai a premere tasti sulla tastiera e scoprii che le idee fluivano leggere, prendevano forma e si materializzavano nel mio monitor. Un’idea, un’ipotesi, un’intuizione potevano scatenare domande nel lettore e questo è ciò che vorrei trasmettere con le mie opere.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

So di non essere originale dicendo che ho cercato di scrivere un romanzo originale. In un mondo che cerca continuamente risposte ho cercato di metterne in dubbio alcune. La ricerca attuale delle risposte non è più quella che spingeva gli studiosi del secolo scorso, è una ricerca DELLA risposta esatta, preconfezionata: si è persa, a mio parere, la soddisfazione e lo stimolo della ricerca della risposta attraverso il ragionamento e lo studio. Ecco, io, in questo mondo di risposte pronte all’uso, ho cercato di porre nuove domande, nuovi spunti di riflessione sul genere umano e su un organo ancora così poco esplorato: il cervello e i suoi meccanismi.

Come definiresti il tuo stile?

Quando si parla di fantascienza, l’immaginario collettivo la associa alla Space opera: mostri, alieni, astronavi e combattimenti interstellari. Io sono sempre stato più attratto da una fantascienza introspettiva, quella che, con un piccolo patto narrativo verso il lettore, ti permette di viaggiare con la mente pur rimanendo sulla Terra. È questo che tento di fare. La mia si potrebbe definire una fantascienza new wave, un inner space in contrapposizione all’outer space canonico. O, come ama definirla la mia agente letteraria, una fantascienza antropologica.

Quali sono i progetti futuri?

Dopo le soddisfazioni ottenute grazie al mio romanzo d’esordio Progetto Mnemosyne, a marzo uscirà un secondo libro, Progetto Dedalo che, seppure autoconclusivo, ne segue fedelmente le tracce e tenta di approfondire alcune questioni lasciate aperte del suo predecessore. Poi naturalmente continuerò a scrivere racconti e drabbles. In autunno si sta delineando l’uscita di un mio terzo romanzo, più fantascientifico dei precedenti e che affronta tematiche ambientali.

Qual è il rapporto che hai con i social?

Sono un male necessario. Ho scoperto da poco di essere un boomer, per cui forse alcuni meccanismi mi sfuggono, sta di fatto che mi rendo conto di non sapermi muovere agilmente al loro interno. Sono un potentissimo mezzo di promozione ma è complicato farsi notare in mezzo a tanta confusione. Non amo il rumore per cui il continuo urlare sempre più forte per emergere da un tale clangore spesso mi mette in difficoltà.

Lascia i tuoi contatti 🙂

Sono presente con un mio blog sul quale pubblico alcune mie opere e mie considerazioni ‘a ruota libera’: www.mircogoldoni.it

Sono poi presente con la pagina Facebook Mirco Goldoni Autore e su Instagram con il profilo Mirco Goldoni.

Chi volesse scrivermi può raggiungermi su mircogoldoniautore@gmail.com

Vi aspetto!

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Intervista a Gabriella Romolini

“Biancospino”

Ricordi,

era appena sbocciato il biancospino

e anche gli occhi mi sorridevano.

Poi non era più la stessa strada

e neanche gli stessi occhi,

ma tu non coglierlo

perché mi assomiglia.

Gabriella Romolini, classe 1955, racconta se stessa, le sue radici e il suo personale lockdown tra le pagine di Sotto la neve pane. Una lunga chiacchierata. Si tratta principalmente di un dialogo fra l’autrice e la madre, intramezzata da aneddoti e racconti per lo più autobiografici, altri fantastici che raccontati oralmente da amici e parenti, il tutto nell’arco temporale che va dal 1 marzo 2020 al 3 maggio 2020.

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Sono una signora di sessantasette anni, che ha riscoperto la passione per lo scrivere rimasta sopita per lunghissimo tempo, distratta forse dall’urgenza di vivere, o molto più semplicemente perché questo era il momento stabilito per me per scrivere. Vivo da sempre a Fiesole sulle colline di Firenze, sono sposata con Giovanni, ho due figlie – Giulia e Alessandra – e due splendide nipotine, Gaia e Aida. Ho vissuto, fino a quando non mi sono sposata, con la mia famiglia in una bellissima casa colonica sulle colline di Fiesole: tutta questa bellezza di paesaggio e di umanità che ho respirato e sentito intorno a me nella fanciullezza e poi nell’adolescenza ha sicuramente contribuito a forgiarmi di una sensibilità che mi permette adesso di esprimermi in maniera più compiuta attraverso la scrittura. Mi piace anche cucinare, cantare, e adoro il teatro.

P.s. non disdegno di guardare la televisione, e nel tempo libero mi fa altrettanto piacere rimanere sola con i miei pensieri senza fare niente.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

Potrei dirvi un’infinità di cose per incoraggiarvi alla lettura del mio libro, ma sarà solo il testo (qualora mi facciate l’onore di leggerlo) che potrà fare breccia nel vostro cuore, suscitandovi un’emozione o un’allegra risata! Una cosa sento di dirvela comunque: non vi annoierete e se succederà, vi scuso fin da subito!

Come definiresti il tuo stile?

Con un po’ di presunzione e una buona dose d’ignoranza voglio definire il mio stile “verista”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Non ho progetti ben definiti nel cassetto, di sicuro so che voglio continuare a scrivere.

Che rapporto hai con i social?

Il rapporto con i social mi suscita sentimenti e atteggiamenti contrastanti: avversione, sottile dipendenza, riconoscenza, stupore e spesso la voglia di sottrarmi… ma quando in tempo reale riesco a dialogare con qualcuno dall’altro capo del mondo sento gratitudine e una gioia immensa!

Potrete incontrare Gabriella durante l’evento di Lucca 🙂

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“La morte viene di notte” di Johanna Mo

Domenica mattina, un libro cattura la mia attenzione: Ok, vieni a casa con me!

“La morte viene di notte” di Johanna Mo m’ha rapito di notte tra le sue pagine pubblicate da Neri Pozza.

La protagonista è Hanna, una detective tornata nel suo paese natale dopo la morte di suo padre. Il primo giorno di lavoro inizia con il ritrovamento del cadavere di un giovane ragazzo di 13 anni: si tratta di Joel, il figlio della sua amica storica, Rebecka che non vede da più di quindici anni.

Sarà proprio Hanna a darle la triste notizia e da lì una serie di avvenimenti apparentemente scollegati tesseranno, invece, una trama molto complessa.

Fanny e gli atteggiamenti da bulla, il telefono che si spegne, l’ultimo selfie di Joel, una lama appuntita, Petri e il suo segreto, il tradimento di Rebecka, il padre di Joeal, Axel con i suoi turbamenti: gli elementi per definirlo UN BEL ROMANZO, certamente non mancano anzi Johanna Mo inserisce il tema della “sessualità” con una sensibilità che arriva dritta al punto.

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Primo libro di una serie di gialli ambientata sull’isola di öland, in Svezia, La morte viene di notte, un thriller dal ritmo implacabile e dall’ambientazione suggestiva, ha segnato l’avvento sulla scena letteraria internazionale di Johanna Mo, nuova regina del romanzo criminale svedese.

Libro pubblicato da Neri Pozza, traduzione di Gabriella Diverio.

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Intervista a Vittorio Piccirillo per “Privazione”

Vittorio Piccirillo, classe 1967, pubblica il suo nuovo capitolo della saga Galassie Perdute edito da Tabula Fati: “Privazione”.

Dopo le tragedie che hanno sconvolto la sua esistenza, Kendra si è prefissata un unico obiettivo: lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare da capo. Cosa non facile, ma non è sola. I suoi compagni sono al suo fianco, la sostengono, la fanno sentire al sicuro. Insieme a loro sente di poter andare avanti, di essere in grado di costruire qualcosa di nuovo. Tuttavia il destino ha altri piani. Sebbene le forze misteriose che hanno tramato nell’ombra siano state sconfitte, il cupo retaggio del suo passato, che ha rifiutato ma dal quale non riesce a liberarsi, continua a tormentarla. Nel frattempo, una nuova minaccia tesse la sua tela proprio attorno a Kendra e ai compagni, in paziente attesa del momento migliore per farli cadere in trappola. Quando i tre se ne rendono conto è ormai troppo tardi. Ancora una volta la giovane è costretta a confrontarsi con il dolore e con la paura, a lottare per la sua stessa vita, ad affacciarsi pericolosamente sul baratro dell’oscurità.

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Mi potrei definire una persona assetata di cultura in ogni sua forma e manifestazione: di arte e letteratura da un lato, di scienza e tecnologia dall’altro. La mia passione per la fantascienza deriva proprio dall’unione di queste componenti.

Come nasce la tua esperienza nella scrittura e dunque nella pubblicazione?

Scrivo fin da quando ero piccolo, in risposta al mio bisogno innato di dare forma alle storie che ho sempre immaginato, alimentate dalla lettura costante di testi di ogni genere. La pubblicazione è arrivata molto tempo dopo, quando ho avuto la fortuna di conoscere Marco Solfanelli, l’editore che mi ha dato fiducia e mi ha consentito di crescere come autore, indirizzandomi verso i giusti corsi di scrittura e mettendo i miei testi nelle mani di Silva Ganzitti, la mia insuperabile editor. Un processo che è ancora in corso e che mi auguro non finisca mai.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

Le storie che scrivo rientrano in prevalenza nella space opera, filone della fantascienza dedicato all’epopea spaziale. Si tratta di opere ricche di azione e di avventura, che lasciano ampio margine all’intrattenimento. Tuttavia, anche se le vicende si svolgono su mondi lontani e sono piene di astronavi e di tecnologie avveniristiche, i problemi che i protagonisti devono risolvere e i dilemmi morali con cui si devono confrontare non sono così lontani dai nostri, e le soluzioni che trovano e le scelte che compiono potrebbero anche darci un’ispirazione o un’indicazione su come comportarci nella vita reale.

Come definiresti il tuo stile?

Ordinato. La mia scrittura, che è la massima espressione del mio modo di essere e di pensare, è una costante ricerca dell’armonia e del ritmo, dell’equilibrio tra la descrizione e il dialogo, tra l’azione e la riflessione.

Quali sono i progetti futuri?

La saga di Galassie Perdute è arrivata al terzo volume, ma ha ancora molto da dire, e con un po’ di fortuna proseguirà. Ci sono poi altri progetti che stanno arrivando a maturazione e che sono certo mi daranno altrettanta soddisfazione… tuttavia ho sempre ritenuto prematuro parlare di quello che è ancora in divenire. In ogni caso, mi riterrò fortunato se potrò avere qualcosa di nuovo da scrivere, ogni giorno.

Qual è il rapporto che hai con i social?

Piuttosto superficiale. Li uso per il minimo del tempo indispensabile, con poca convinzione e con scarsa motivazione. E se non fosse per Eleonora Marsella, la mia inarrestabile agente letteraria, che mi spinge a sfruttarli per accrescere la mia visibilità nel vastissimo panorama editoriale, con buona probabilità non li userei affatto.

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Un weekend a Verona

Si narra che Verona sia la città dell’Amore, Shakespeare ne ha condiviso qualcosa di veramente unico e affascinante con la tragedia da lui scritta “Romeo e Giulietta”, praticamente la storia d’amore più famosa al mondo.

Così per accedere oggi al famoso balcone dove Giulietta con la sua treccia s’affacciava per il suo innamorato Romeo, bisogna far un po’ di fila durante il weekend ma per i più curiosi ne vale la pena vedere gli abiti originali, affacciarsi dal balcone e vedere il famoso capezzale tanto rappresentato ovunque negli anni.

Il costo è irrisorio, son tre piani da vedere e ci sono diversi oggetti originali dell’epoca all’interno della Casa di Romeo e Giulietta.

Piazza delle Erbe poi è caratteristica per la sua architettura, un giro per le strade o un aperitivo è ciò che consiglio con il sole che scalda l’aria; oltretutto nel 2012 è stata considerata come piazza italiana più amata al mondo.

L’Arena di Verona, poi è… come dire… quasi faticosa ma dall’alto la vista è bellissima!

L’architettura romana non delude mai così maestosa, imponente, perfetta; si trova in Piazza Bra e ospita dal 1913 il Festival Lirico Areniano: un appuntamento fondamentale per appassionati e non.

Durante questi giorni Verona era addobbata con un solo tema: L’AMORE.

Cuori e rose ovunque davano il benvenuto a noi turisti.

Ad ogni modo ho un piacevole ricordo di Verona: l’Hotel San Luca lo inserisco tra i miei preferiti per diversi fattori come estrema gentilezza del personale, pulizia, cura nei dettagli, bellezza nell’arredo e comodità.  

Ah… vi dovrei anche raccontare degli incubi che ho fatto ma… è dovuto alla mia ingordigia: ho scoperto un posto dove la carne è BUONISSIMAAAAAA e ho esagerato. Porto Alegre è un ristorante brasiliano in cui ho trascorso 45 minuti a sbuffare per via del tavolo che mancava, altri 60 minuti a mangiare carne come se non ci fosse un domani e poi chiusura serata con un bel dialogo con le persone che lavorano nel locale e amano il Brasile.

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Intervista a Diandra Elettra Moscogiuri

Diandra Elettra Moscogiuri, cofondatrice della produzione cinematografica Demodami Studios LTD, si occupa dell’ideazione di lungometraggi indipendenti, nei quali partecipa anche in veste di attrice. Qui di seguito potete conoscere qualcosina sui suoi due romanzi pubblicati. 

Tequila Suicide

Gideon Kelta è il ragazzo più fortunato del mondo. Ha una famiglia che lo ama, sicurezza economica, una relazione appagante con un uomo affidabile, e una vita sociale stimolante. Questo vivere nella fortuna però, non gli ha impedito di sviluppare una forte codipendenza dalle persone che ha vicino, in particolare dal suo ragazzo, Timo.

Un periodo di crisi tra i due lo porterà a scelte sbagliate, in un percorso interiore in declino, in cui affronterà aspetti del proprio essere che ignorava, fin quando la sua vita perfetta non subirà un netto cambiamento. Questo però lo porterà anche a conoscere meglio la madre e il suo migliore amico Elia, per rendersi poi conto che nulla era come sembrava.

Artemis’Cabaret

Marco è un ragazzo sveglio e intraprendente. Ha lasciato la sua città, Monza, per andare a studiare a Milano, trovando presto un impiego come tutor. Non ha mai conosciuto suo padre e mai ha sentito il bisogno di farlo, mentre sua madre, da quando era adolescente, è ricoverata in un istituto a causa di un disturbo comportamentale che nemmeno i medici riescono a comprendere. Se l’è sempre cavata da solo, ma nonostante questo, ha ricordi felici del suo passato e quando può torna a Monza e guarda da fuori la casa in cui viveva con sua madre, ormai ridotta a una catapecchia.

Ci sono due cose di cui ha bisogno: farsi dei nuovi amici, e imparare a confrontarsi con il suo sogno, quello di diventare uno scrittore. Così, un giorno, conoscerà Artemis’Cabaret, forum online dove aspiranti scrittori si confrontano sulla scrittura, e si mettono in gioco. L’incontro con queste persone, però, sconvolgerà per sempre la sua vita, e paradossalmente, porterà a galla aspetti del suo passato che credeva di poter dimenticare.

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Che nessuno me lo chiedeva da molto tempo! A parte gli scherzi, penso che la risposta più semplice sia questa: le persone come me crescono nella convinzione di essere strane o particolari, ma col tempo ci si scontra con una rassicurante verità, ovvero quella che non c’è nessuno di più banale di una persona cresciuta in una piccola cittadina, che la lascia per realizzare i suoi sogni riuscendoci dopo mille difficoltà. Questo ci fa sentire meno unici e – grazie al cielo – anche meno soli. O forse, una risposta molto più efficace e fedele alla mia natura di attrice sarebbe questa: sono chiunque tu vuoi che io sia!

Come nasce la tua esperienza nella scrittura e dunque nella pubblicazione?

Inizia tutto negli anni ’90, con una macchina da scrivere di Barbie che mi è stata regalata non ricordo bene da chi. Da lì sono nati i miei primi racconti, e anche le prime crisi creative quando mi rendevo conto che molto di quello che creavo non aveva senso, o era ridicolo. Questa è una sensazione che provo spesso ancora oggi. Poi è arrivata la passione per il diario segreto, abitudine che non ho ancora abbandonato (un po’ mi vergogno ad ammetterlo) e le prime poesie pubblicate sul quotidiano della mia città, Manduria (altra cosa banale: ai bulli le mie poesie non piacevano). Se ve lo state chiedendo, non ho mai preso un voto alto nei temi di italiano. A diciotto anni ho iniziato ad abbozzare i miei primi romanzi, Tequila Suicide e Artemis’ Cabaret, che hanno visto la luce rispettivamente nel 2014 e nel 2019, quando mi sentivo sicura di aver dato loro il tempo di crescere e maturare insieme a me. Penso che ogni opera sia un po’ come il pane che va lasciato lievitare, perché è pensandoci a lungo, soprattutto all’inizio, che diamo alle opere l’attenzione che meritano. Magari non sarà sempre così, mi auguro di diventare un po’ più veloce. I romanzi sono stati pubblicati da una piccola casa Editrice, SensoInverso Edizioni, e tornano quest’anno con Mosaico Edizioni, con uno stile tutto nuovo, dovuto al lavoro di eccellenti professionisti che ringrazio tantissimo, Eleonora Marsella, Flavio Passi e Martina Pizzigoni in particolare.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

La mia penna può essere spinta, remissiva, provocatoria, pungente, amara, flebile, scorrevole, sveglia, matura, immatura, sintetica, sardonica, famelica, riflessiva, solitaria. Può respingerti, può accoglierti. Può farti venire voglia di saltare la pagina perché entra troppo in angoli della mente che non vorresti esplorare, come potrebbe farti venire voglia di leggere con attenzione quella stessa pagina perché vuoi sapere se ho davvero avuto il coraggio di descrivere proprio quello, e di farlo proprio così. Io sono qui, e se ti va, puoi raggiungermi.

Come definiresti il tuo stile?

Senza dubbio, in divenire. Nel tempo, cimentandomi anche nella scrittura di sceneggiature, sto imparando quanto sia potente la forza delle parole, e quanti sapori diversi possano avere se accostate alle altre che scegliamo. Proprio come quando si recita, il processo della scrittura creativa parte da una profonda analisi dell’umano, che si tratti di noi stessi o della sfaccettatura dell’essere che pensiamo ci rappresenti di meno. Dentro di noi riusciamo a carpire ognuna di queste sfaccettature, a farla nostra, e infine a raccontarla. Il romanzo e la sceneggiatura, per esempio, mi sono sempre sembrate due forme di scrittura completamente diverse, ma imparando dalle mie recenti esperienze ho capito che non è necessariamente così.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Parlando di romanzi, sto lavorando a un nuovo libro. Ho deciso di provare a mettere da parte il genere di formazione per cimentarmi in qualcosa di completamente nuovo: un giallo ambientato nel futuro, che avrà come temi principali l’essere genitore, l’affrontare i propri demoni, e le conseguenze dei danni all’ecosistema. Come dicevo, si può scrivere di se stessi anche indossando panni completamente inaspettati. Per quanto riguarda il cinema, in quanto produttrice, attrice e sceneggiatrice di Demodami Studios, produzione cinematografica indipendente che ho fondato con il regista e sceneggiatore David Milesi, posso dire che abbiamo ben due progetti che non vediamo l’ora di poter condividere col mondo: il primo è Dead Star, un noir che abbiamo realizzato in più fasi a causa della pandemia, ma insieme al quale possiamo dire di essere cresciuti e maturati essendo il primo film firmato dalla nostra produzione, e Un bellissimo inferno, il nostro secondo lungometraggio, che abbiamo appena annunciato, al momento alla ricerca di nuovi finanziamenti.

Che rapporto hai con i social?

Per anni e anni sono stati una vera passione per me. Ho aperto la mia pagina Facebook nel 2014 e da allora ho sempre lavorato sodo per aggiornarla, in seguito mi sono dedicata molto anche a Instagram e al mio canale YouTube. Molto spesso mi viene chiesto di riprendere in mano la mia storica docuserie Tinte Noir, ma purtroppo non sento più di appartenere a quel mondo. In questo periodo ho deciso di riscoprire la passione per i social e di impegnarmi per fare delle foto nuove: purtroppo la vita dello scrittore, e non meno quella del produttore, a volte ti portano a rannicchiarti un po’ troppo dietro le quinte e trascurare quella parte di te che invece è il soggetto di quello che stai andando a creare. Sono protagonista (dividendomi sempre il podio con altri attori) di entrambe le pellicole che stiamo realizzando, eppure faccio una fatica assurda a organizzare un set per farmi qualche foto. Un vero paradosso.

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