Ogni Donna è un fiore: TU LO SEI.

Esser donna: gaudio e dolore.

Due facce della stessa medaglia? Sì, senza ombra di dubbio.

Amo esser Donna, la vera ragione?

Non esiste. Esiste però una lista lunga.

Amo esser Donna perché…

Ci son giorni in cui mi sveglio e mi sento semplicemente bella.

Amo esser Donna perché…

Ci son giorni in cui mi sveglio e mi vedo allo specchio: mi riconosco subito. Vivo per quel riconoscimento di me stessa, una me stessa che cambia continuamente, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, secondo dopo secondo. Così ci sono giorni in cui quel riconoscimento mi appare palese e mi piace, mi piace vedere chi sto diventando, come sto cambiando, come cambia la mia visione della vita: gli occhi son sempre gli stessi, ma lo sguardo volge altrove. Ed è per quell’altrove che vivo.

Amo esser Donna perché…

Ci son giorni in cui mi sveglio bene, mi vesto, esco con Africa e gli sguardi si posano su di me: perché quando stai bene, quando sei felice, la gente lo riconosce e tu sei più bella. Perché?

Quando siamo felici siamo belli, punto. E non dirmi che non l’hai mai pensato. E se proprio non lo sapevi ora lo sai, quindi, fermati ancora un po’ a leggermi.

Amo esser Donna perché…

Ci son giorni in cui i capelli sono più scompigliati del solito, la pelle mi appare riposata e capisco che dentro di me regna la serenità. Ma mica è sempre stato così, eh! Anzi, la mia ultima opera Overdose di emozioni. Diario di chi lascia ne è una palese prova.

Cosa prova? Prova il fatto che infilarsi dentro un turbinio di emozioni (anche negative) può divenire indispensabile per la tua crescita personale. Così quando ti volti indietro e comprendi il cammino che è stato fatto, puoi intraprendere un nuovo percorso: sei vaccinata abbastanza per farlo.

Amo esser Donna perché…

Ci son giorni in cui ho bisogno di comprare dei fiori e lo faccio. Ho scoperto un fioraio nel centro di Vercelli, ci vado sempre con Africa, osservo i fiori e poi senza pensarci indico ciò che voglio. Inspiegabilmente acquisto delle candele profumate (passione che ho scoperto da un mese) e così torno a casa con Africa, i fiori, le candele e magari anche il giornale.

C’è stato un periodo della mia vita, quando avevo sedici anni, in cui amavo alla follia i girasoli. Ricordo che il mio primo fidanzato, per farmi felice o per farsi perdonare qualcosa, mi regalava sempre girasoli.

Dopo qualche anno, poi, mi appassiono ai tulipani; amavo quelli blu, e anche in quella fase il mio fidanzato storico, cinque anni di relazione, ordinava spesso alla fioraia del paese dei tulipani blu e me li donava.

Poi, a un certo punto cambio: apprendo che amo tutti i fiori e comincio a comprare piante (a Roma, quando abitavo con l’adorabile Francesca e Africa). In quel periodo, la relazione con il fidanzato storico era finita da un anno e mezzo e avevo iniziato a frequentare un altro ragazzo, di qualche anno più giovane, estremamente generoso e buono ma immaturo per me, così dopo pochi mesi la relazione termina (sempre per mia scelta). Di lui ho un ricordo meraviglioso: tutte le volte che veniva a casa da me e Fra portava piante, fiori, spezie, funghi porcini o fragole… Sapeva bene di cos’ero ghiotta.

Dopo qualche anno vado a Modena, convivo con una persona e comincio ad arredare il balcone: una piccola serra, un tavolino, attrezzi e piante. Di nuovo, ci risiamo. E poi arriva il tornado: tronco la relazione, vado in giro per l’Italia per tre settimane con Africa e alla fine approdo a Vercelli, dal mio socio di Mosaico Edizioni.

Vivo in centro, in un appartamento di due piani tutto mio – mio e di Africa – con dei lavori in corso che non cambieranno di una virgola il mio umore.

Due settimane fa ho cominciato a comprare piante grasse e candele, e così l’ho capito: ecco, mi sento a casa. Questo è il mio posto per questa fase della mia vita così nuova, così rigenerante.

Succede che quando comincio a comprare fiori e piante, il mio animo è sereno. Poi ovviamente ho cominciato a comprare anche attrezzi per la cucina, ma questa è un’altra passione che tanti dei miei amici conoscono.

Poi però ci giorni in cui mi sveglio e non va bene nulla.

Mi vedo brutta, sono gonfia, ho i brufoli, detesto quei miei ricci, i ricci che mi ricordano mio padre. Non sopporto di uscire con Africa e incontrare qualche cagnolina con la quale lei litigherà. Non sopporto nemmeno parlare con le persone.

Sono i giorni del ciclo mestruale: parliamone.

È sempre stato un problema, sono sempre stata troppo male. La mia Mamma (una grande donna, sì, con la M maiuscola) m’ha portato da chissà quanti medici e mi sono continuamente sentita dire: “I dolori ti passeranno con la prima gravidanza”.

ODIO QUESTA FRASE.

E se non volessi figli? E se non ne potessi avere? E se non volessi soffrire sempre in questo modo?

Ogni mese si ripete la stessa conversazione:

“Mamma, quando mi viene il ciclo?”

“Aspetta che guardo sul calendario” mi dice Lei.

Sì, non so quando mi viene il ciclo, ci pensa la mia Mamma. Abitiamo lontane da sette anni, ma questa tradizione rimane: lei sa, io non voglio saperlo.

Il mio ex una volta mi disse: “Ma perché non te lo segni tu?”

Perché no. Perché mi piace pensare che ci pensi la mia Mamma, mi piace pensare che c’è Lei e la vorrei nella mia vita per tutta la vita; vorrei donarle i miei anni per stare insieme a lei per sempre. Ma non si può fare, no. Magari esistesse una formula magica, e quanto vorrei conoscerla…

Ora basta, altrimenti piango. Ah sì, non ve l’ho detto: quando si ha il ciclo, si sente la necessità di piangere spesso. Mi succede solo un paio di giorni al mese (i primi) poi passa.

Così col tempo comprendo il mio corpo, imparo a conoscerlo, a rispettarlo, a custodirlo.

Così dico spesso: “Quando ho il ciclo, non lavoro. Il resto può aspettare”.

E dovrebbe esser così per tutte. Tutte abbiamo il diritto di fermarci se stiamo male, se non siamo in forma, se non ci sentiamo bene.

Un giorno, poi, scopro dei cerotti. Li compro, mi arrivano, li testo.

Cerotti apparentemente normali, ma no. A contatto col corpo si riscaldano e così i muscoli si distendono. Io li ho provati sia nella parte inferiore del collo (maledetto computer!) sia sul ventre. La confezione dice che dureranno otto ore, ma non è vero, durano molto di più.

Il calore del cerotto dura di più ma non lo sa.

Il dolore nel tuo corpo dura di meno e ora, forse, lo sai.

Non sono cerotti miracolosi, non sono cerotti consigliati da un medico.

Sono cerotti che possono lenire le sofferenze, sono cerotti che possono aiutarti, ma ricorda bene: il vero aiuto viene da dentro te stessa. Te stessa e nient’altro.

Chiaro?

Esser donna è meraviglioso. A volte, però, questo aspetto appare offuscato.

Ciao ciclo,

ci vediamo il prossimo mese.

Dove trovare questi cerotti? Clicca

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