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Domenica e il prezzo della vita

Sono cresciuta in una famiglia cristiano-cattolica-praticante.

Da piccola, per ben dieci anni, ho frequentato gli scout, per noi la domenica era giornata di attività, probabilmente una messa e qualche opera ricreativa anche per il prossimo.

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Spettacolo teatrale ‘Elio, Largo al Factotum con Elio e Roberto Prosseda’

Quando vado a Teatro ho sempre aspettative numerose e alte. Dello spettacolo, delle pareti rosse, del pubblico e dei talenti che vedrò sul palcoscenico.

Ieri sono stata al Teatro Ambra Jovinelli di Roma in zona Stazione Termini, inutile dire che la zona è più che squallida ma  il teatro è una piccola bomboniera storica che gode ancora della sua forte identità.

Largo al Factotum con Elio (voce) e Roberta Prosseda (pianista) è lo spettacolo di cui vi narro oggi che, purtroppo, si svolge in una zona di Roma maltrattata e abbandonata.

Mi sono pentita? Assolutamente no!

ELIOElio non delude mai, la sua creatività, il suo umorismo, i colori che sprigiona con le parole sono musica per le mie orecchie e a giudicare dalle numerose risate della platea, direi che è piaciuto a tutti.

Roberta Prosseda, poi, incanta con le sue mani che corron da destra a sinistra, con accordi musicali che sembran volere comunicare ad ogni minima oscillazione.

L’idea di dar attenzione, in maniera accentuata, al volta-pagine è un’idea geniale degna di Elio, il pubblico applaudiva e lui poteva comunicare a noi spettatori, quant’è bizzarro e stravagante il suo modo di far teatro!

VIDEO

 

P.s.

Potete ancora trovare i biglietti su Groupon da 10 euro in poi ;))

 

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Trappola per topi a Teatro Vittoria

Il cinema vi renderà famosi; la televisione vi renderà ricchi; ma il teatro vi farà bene.
(Terrence Mann)

 

Terrence Mann descrive con pochissime parole ciò che vi narrerò oggi… Perché un pizzico di vita privata non farà male a nessuno.

😉

 

Ieri, 20 Ottobre, sono stata al Teatro Vittoria  di Roma per vedere uno spettacolo MERAVIGLIOSO. Trappola per topi di Agathe Christie compagnia Attori e Tecnici per la regia di Stefano Messina. 

img_6361 Perchè vi parlo di teatro oggi? Perchè è un’arte stupenda, storica e sopratutto…. culturale.

Qualche volta qualcuno afferma ‘Eh ma andare a teatro costa’! Ma non in questo caso perchè potrete vedere questo spettacolo gratuitamente, proprio come ho fatto io vincendo in maniera semplicissima due ingressi, grazie a Radio Godot 

 

 

 

Come fare?

Basta mandare un SMS al 331.5840060 con scritto VIVA RADIO GODOT, e il tuo nome e cognome, attendete la conferma e potrete così ottenere DUE BIGLIETTI per lo spettacolo teatrale del giorno dopo.

Il valore dei biglietti è di 56 euro.

Teatro Vittoria (Piccolo video)

Scenografia, Attori, Testo m’hanno emozionata, mi sentivo come una bambina in un negozio di caramelle colorate… Provate anche voi a vincere due biglietti per uno spettacolo magnifico!

 

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Treviso-Venezia

L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso.
(Anne Carson)

12-16 Ottobre 2016 Treviso-Venezia

Viaggio Treviso-Venezia

“Tramonta il sole e sulla nitid’ala | Piega il cantor la testa e con l’estrema | Nota l’armoniosa anima esala. (da Il canto del cigno, in Medusa, Edizioni Giovanni Chiantore, Torino, 1890, in Libro di poesie)”

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gioventù,il blog di eleonora marsella,pensieri,sii te stessa

Sii te stessa sempre

Sii te stessa sempre

perché non devi abbatterti mai per nessuno.

 

Sii te stessa sempre

perché il mondo necessita di autenticità.

 

eleonora marsellaSii te stessa sempre

combatti per ciò che ritieni opportuno,

ribellati laddove necessario.

 

Sii te stessa sempre

perché sei un dono

e i doni necessitano di sincerità

ed il mondo non attende altro.

 

 

Sii te stessa sempre. PUNTO 

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Un anno fa….

Un anno fa….

 

Un anno fa si svolgeva a Roma la mia prima presentazione di un autore emergente.

Un anno fa si materializzava un mio primo sogno.

Un anno fa ero diversa, di questo ne son certa.

Un anno fa Marco Patuzzi, il poeta della prima presentazione, mi donava la sua fiducia smisuratamente.

Un anno fa Federica Girardi, la fotografa che tanto cito ovunque, si univa al mio progetto di presentare libri a Roma, concedendomi la stima con il tempo sebbene non ci conoscessimo per niente.

Un anno dopo, la considero il mio braccio destro.

 

Un anno fa ero diversa, di questo ne son certa.

Un anno fa le persone intorno a me erano diverse, alcune le ho perse lasciandole appositamente in piazzole di sosta.

Un anno fa consideravo me stessa in maniera apparente, un anno dopo me stessa è al primo posto nel mondo.

Un anno fa, credo, molti non credevano in me.

Un anno dopo, spero, tanti credono in me.

 

 

Un anno fa, mai e poi mai avrei immaginato di poter parlare in radio dei miei libri.

Un anno dopo accade.

Un anno fa, mai e poi mai avrei pensato di viaggiar tanto per i miei eleonora marsellainteressi più puri.

Un anno dopo, programmo movimenti su e per giù per l’Italia almeno una volta al mese.

Un anno fa, non avevo idea di cosa avrei fatto al finir dei miei esami.

Un anno dopo, ho la possibilità di stare a Milano in redazione da Blogo per la mia tesi specialistica.

Un anno fa ero diversa, di questo ne son certa.

 

 

E tu, com’eri un anno fa?

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flavio briatore,lusso,riflessioni,salento,turismo

Caro Briatore, da Salentina ti scrivo..

Sono lontana dal Salento da ormai un paio d’anni. Sono lontana dalla mia terra, dalla mia famiglia, dai miei amici, dai luoghi in cui sono cresciuta, dai luoghi in cui ho amato, odiato, detestato, sono lontana da ciò che ero; ma ciò non influenza il mio interesse per il mio paese, la mia gente, le nostre storie che ci differenziano da tutti gli altri.

 

Da mesi ormai circola la notizia di Briatore, del suo progetto nel Salento, della sua imprenditorialità e proprio ieri si è svolto un incontro tra F.Briatore e i sindaci della zona.

 

 

Diversi i temi trattati, dal turismo, al target, ai servizi, al suo girare il mondo e poi ad un tratto sfiora il discorso CULTURA, tema a me molto caro direi…

A proposito della cultura:

 

«Conosco chi ha molti soldi e so come ragiona. Chi spende 10-20mila euro al giorno quando è in vacanza – ha detto Briatore nel corso dell’incontro ‘Prospettive a Mezzogiorno’ – non vuole cascine, prati e scogliere né alberghetti. E qui non cerca neanche cultura, per quella vanno a Roma o a Firenze. Chiede hotel extralusso, discese a mare, porti per i loro yacht e tanto divertimento sfrenato».

 

Così narrava ieri Franco Briatore presso il Castello Aragonese di Otranto parlando del turismo ed in particolar modo del turismo salentino scatenando, pare dai video, dieci applausi e diversi vocii di sottofondo.

Dalle parole di Briatore mi pare di capire che il turista ricco, anzi straricco (10-20 mila euro al giorno!) è ignorante, nel senso che ignora la cultura, ignora scogliere (le salentine tra le più belle d’Italia) e le cascine e i prati, uhm…quella è roba passata, non importa!

 

I colori del Salento

La prossima estate l’imprenditore Briatore aprirà il TWIGA, uno dei suoi locali extralusso del marchio Bilionaire Lifestyle, sorgerà a Otranto in uno dei posti più suggestivi della scogliera, località La Staffa, conosciuta e frequentata da famiglie e giovanissimi perché caratterizzata da acque limpide, cristalline, spiaggia e scogliera bianca, insomma: per tutti i gusti in un unico posto…

Mi pare quasi scontato che Il Briatore l’abbia notata e se è vero il detto che ‘coi soldi ci puoi comprare tutto ciò che vuoi’, direi che Briatore ha tutte le carte in regola per compiere questa azione di marketing.

Da Salentina verace, anche se vivo nella capitale romana da due anni, mi sento di dover difendere il Salento, mi sento di dover difendere tutti gli imprenditori salentini che ogni giorno per 365 giorni l’anno lavorano e vivono nella terra per anni dimenticata e oggi riscoperta grazie alle proprie bellezze naturali.

È vero, delle volte i servizi scarseggiano, delle volte Gallipoli, la città bella, è così invasa da tende, accampamenti per strada e persone che quasi ci si pente di essersi recati nella citta gallipolina; delle volte le strade non sono il top, anzi sono una delle nostre pecchie, delle volte poi i trasporti pubblici non sono efficienti, un po’ come accade a Roma, per questo mi sento spesso a casa…. Delle volte… Vabbè, tante le migliorie da apportare, tante le cose che sappiamo, anche senza le rivelazioni di Briatore.

 

La nuova struttura Twiga porterà turismo, si dice, ci saranno posti di lavoro (quanti mesi l’anno?) vedremo nuovi volti noti per le nostre città e magari leggeremo qualche gossippata avvenuta nel Salento. E poi? Flaviuccio come puoi omettere le masserie? I nostri borghi? La nostra cultura? E la nostra musica? E le nostre arti? E i mestieri di una volta? Tutti i poeti avuti? La storicità che ci contraddistingue? I colori della nostra terra? Ed il mare? Hai capito qual è l’importanza che noi salentini diamo alle nostre acque? Privatizzerai quella parte di costa? E noi poveri comuni, non potremo più venirci perché tu hai deciso ciò?

Ancora una volta il denaro che divide la gente mi spaventa.

 

 

Caro Flavio,


ulivoil Salento sono anche gli ulivi

il Salento sono anche le masserie, i borghi, i vicoli

il Salento sono anche Vittorio Bodini, Carmelo Bene, Salvatore Toma

il Salento sono anche la pizzica, la pasta fatta a casa, le tradizioni

Ballerina di pizzica

Ballerina di pizzica

il Salento sono anche i tramonti visti sulle scogliere, distesi sui prati e accucciati nelle masserie amoreggiando

il Salento…

 

 

 

 

 

Potrai mai capirlo nel profondo?

 

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Luce. Novità. Rinascita.

<< Chi lascia la via vecchia per quella nuova, sa che lascia ma non sa che trova. >>

 

Quante volte avete sentito questo detto popolare? Quante volte lo avete rivolto? Quante volte vi è stato detto?

 

A me è successo spesso.

<< Ci lassa a via vecchia pe quiddha noa, sape ce lassa ma nu sape ce troa.>>

In dialetto salentino si dice così, Iddio quante volte l’ho sentito!

 

E poi l’ho fatto. Ho lasciato una via che conoscevo per imboccare una sconosciuta.

Ero titubante, eh? Però mi son detta: ok, attualmente la situazione è questa, come dire piatta, lineare, ma se cambiassi? E se valutassi quell’idea che mi accarezza da tempo ma che non ho mai preso realmente in considerazione? Le cose potrebbero cambiare? Questa polvere scomparirebbe per lasciar spazio a una nuova luce?

eleonoraE poi è accaduto. Mi sono alzata, mi sono voltata e sono andata via.

 

Posso dirvi la verità? Non mi è andata male. Per niente. Anzi.

Posso affermare che la luce è entrata ed anche in maniera piuttosto prepotente, come a dire:

<<Ehi, ma che aspettavi? Qui eravamo pronti da un pezzo!>>

 

Luce. Novità. Rinascita.

Luce. Novità. Rinascita.

Luce. Novità. Rinascita.

 

Tre parole chiave rappresentative di una filosofia di vita che tutti noi dovremmo avere.

Del resto, se non fai quel passo come fai a sapere cosa c’è oltre? E se ci fosse qualcosa di più interessante? Di più stimolante?

 

SALTA! Che a star fermi, si conclude poco.

 

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Viaggia. Vivi. Dona.

Negli ultimi tempi ho smesso di crearmi aspettative.
Ho smesso di pensare a cosa succederà, ho smesso di pensare al ‘chissà come sarà’ perché in qualsiasi caso, in qualsiasi modo, in qualsiasi situazione sarà sempre un successo. In viaggioPerché ho fatto esperienza. Perché sono uscita dalla mia camera, dalle mie mura, dalle solite cose che conosco e che caratterizzano la mia quotidianità.

Sono partita per Milano un pomeriggio di metà settimana. La capitale che lasciavo era cupa, grigia, fresca. La cittadina urbana, invece, m’ha accolta calda, chiassosa, colorata come non me la ricordavo.

Non sono le persone che fanno i viaggi ma sono i viaggi che fanno le persone, niente di più vero.

Arrivo al Duomo, immenso, altissimo, l’ho ritrovato quasi cresciuto rispetto gli anni scorsi o sono io ad esser cresciuta? In qualsiasi caso, sono le 17 del mercoledì, attendo i miei cugini, è il caso di farmi un prosecco- penso- e punto al bar sul fianco del Duomo. 14 euro per un prosecco e un caffè, tutto regolare, penso, nu te lamentà Eleonò, perché non sei andata al Mac Donald per il caffè? O da un bangladino? img_4536
Il Mac Donald non mi piace e un bangladino in zona Duomo non l’ho trovato.
Vabbè. Sarà forse il caso di pensare ai soldi? No. Sono solo carta. Carta che ti permette, però, di far ciò di cui hai bisogno. Carta che ti permette di fare tanto, a volte troppo o a volte troppo poco.

 

Una bellissima mostra de l’Espresso mi attende, il Palazzo Ducale si presenta curato, pulito, accogliente e la mostra è all’altezza del suo nome. Giornali in ogni dove. Ritagli. Video. Foto. Foto e ancora foto.
Io amo questa vita fatta di cultura perché solo così posso crescere e maturare.  

Raggiungo insieme ai miei cugini, cittadini milanesi da ormai diversi anni, la loro casa, poco fuori Milano, un posto carino, tranquillo, direi quasi fatato: nessun rumore, clacson, abbaglianti, gente che strilla.
La notte volerà veloce e un nuovo giorno mi ricorderà i miei impegni, alle 6 esatte del mattino seguente.
Mi dirigo da Blogo, in redazione a Milano, ragion per cui sono qui: arrivo in largo Da blogoanticipo, ho tempo di consumare la colazione, bere un caffè, rollare una sigaretta, mandare un paio di sms. Salgo in redazione alle 09.09 in punto, mi presentano, si incuriosiscono, vogliono conoscere la mia tesi di laurea, cosa scriverò, perché sono lì. Mi coinvolgono nelle loro attività, questo è importante, lo apprezzo. Seguo le riunioni, mi spiegano l’ordine del giorno, qualche lezione di marketing, qualche battuta da qualche redattore ed arriva subito l’ora di pranzo. Mi dirigo ad un ristorante insieme ad un collega, ci ritroviamo a pranzare accanto ad un altro tavolo importante: giornalisti di LA7. La cosa non mi sorprende, la cosa non mi crea entusiasmo. Embè?

Il pomeriggio scorre tra altre lezioni, battute e riunioni. Alle 17 stacco, saluto tutti, scambio un paio di contatti e mi dirigo all’uscita. Troverò un parco lì vicino, perfetto per fumare- penso- mi adagio sull’erbetta fresca e rollo una fumosa. Sono in attesa d’una amica, un’amica speciale, una di quelle persone che, purtroppo, rivedi ogni tot anni e vorresti rivedere sempre. Fatima, il suo nome, come la Madonna di Fatima. Benedetta dal Signore. Benedetto quel viaggio che feci anni fa e che ci fece incontrare. Benedetta sia la tua amicizia e ciò che mi dai.
Ci abbracciamo, cadiamo per terra, ridiamo come matte, le persone ci guardano, ci amiamo, embè? Cosa c’è di così strano? io, Fatima e Valentina
Andiamo al Duomo, giriamo, conosciamo, ridiamo, ricordiamo e ridiamo di nuovo, come non facevo da tempo, come non facevamo da anni.
Aperitivo, del resto sei nella capitale milanese, che fai, alle 18, non te lo fai un ape? Eccccccerto.
Incontriamo un’amica, Valentina, lei scende durante l’estate in Salento, ha saputo che sono a Milano ed ha fatto di tutto per salutarmi. Si presenta al bar, ci salutiamo, mi abbraccia, mi porge un regalo, perché? Cosa ho fatto per meritarlo?
La presenza- dicono- basti. Sorrido. Serena e felice come non mai.
Ridiamo su tanti strani personaggi che passano per il corso. Ridiamo su strane gonne, scarpe e atteggiamenti di inglesi e tedeschi.
Americani che, seduti al tavolo accanto al nostro, ordinano una pizza, portandosi l’acqua dall’hotel. Che strani, penso. Un italiano l’avrebbe mai fatto? Io no. Ma non faccio testo.
Perdiamo il primo treno, prenderemo quello delle 21 per raggiungere il paese di Fatima, un’ora scarsa da Milano. Un’ora che volerà, un’ora che neanche apparirà.
Arriviamo da lei, Erba, il nome della cittadina, rido ancora una volta, quante cose sto imparando? La sua famiglia, numerosa, ci accoglierà in casa, alle 22.30 ceniamo, sua madre ha preparato così tante pietanze, anche marocchine che, non si sapeva cosa assaggiare per primo. Cuscus, pollo alla piastra, patatine, insalata, salsa al limone, acqua, fanta, succo, frutta, dolci, caffè e ancora, ancora, ancora cibo.
Vogliono farmi ingrassare- penso- mi vedono deperita. Del resto, non è assenza d’appetito è ‘troppe cose da fare a Roma e dimentico di pranzare’.
Tre sorelle, un fratello. Mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se non fossi nata figlia unica, se non fossi stata sola. Eppure, deduco, soli non ci si sente mai con una madre presente come la mia. La vita a volte toglie. A volte dà. Non mi è andata, poi, così male, penso ancora una volta.
Riunisco le sue sorelle piccole e le trascino con noi ad una birreria, dicono che sia la più famosa di tutta la Brianza, ci vuole poco per convincermi e difatti arriveremo da lì a poco. Un luogo, lì vicino, ci incuriosisce, dicono che facciano Hard Rock, entriamo: capelloni, giubbini e gilet in pelle, pantaloni in lattice, bandane e occhi che guardano. Andiamo via, amica mia? Scappiamo. Io, lei e le sue due sorelle. La birreria, sarà sicuramente il posto più adatto.
Anche qui, gente strana. Gente strana in ogni dove.
Magari sono io, la prima strana, ma questo passa in secondo piano.
La serata scivolerà così: risate, insulti tra sorelle, riflessioni e proposte editoriali per il blog. Fatima, la mia amica, è una donna dalle mille sfaccettature.
La notte ci cullerà, io assonnata, Fatima vogliosa di racconti. Parliamo, ci aggiorniamo, aggiungiamo dettagli, cose sfuggite e cose lontane… ben presto però suonerà la sveglia del mattino dopo.

img_4709Nuovo giorno. Nuovo inizio: dove si va? Destinazione COMO!
Giro in battello, fotografie, spruzzi, risate, fame, voglie di caffè, voglie di visite.
Entriamo al Duomo di Como, all’entrata i vari cestini per le offerte accompagnati da scritte ‘DONAZIONE 1 EURO’.
Lì, mi parte il tic all’occhio. Donazione- donare- libera scelta. Ed invece no, qui impongono un euro, ma che cazz vuol dì? Tanto vale scrivere ‘TICKET 1EURO’. Non ti do nemmeno quello.

Giriamo per il Duomo, bello, fantastico, oro ovunque, statue, insomma: avranno mica bisogno del mio euro? Non credo.
All’uscita, il sagrestano ripuliva i cestini delle offerte, esclamo verso Fatima:
<< Amica mia, bello, sì, sfarzoso, ma è tutto un magna-magna>>.
Il sagrestano, ascolta, infastidito:
<< Dov’è tutto un magna-magna? Ma vai in Sicilia>>.
Mi giro dal suo lato, lo guardo, ma dov’è finita la vostra filosofia di pensiero del porgere l’altra guancia?
<< Perché in Sicilia?>>
Non mi risponde, termino con un VAFFANCULO, con classe, me ne esco dalla Cattedrale. Andate a cagare- penso- Predicate bene, fate altro. De che stamo a parlà? A proposito di parole, bastano già i vostri sermoni- inutili- aggiungerei.
Torniamo verso la stazione dei treni. Mi chiama un amico di Como, mi raggiunge sul binario, trenta secondi di abbracci, baci, una nuova promessa, il treno fischia, scappiamo via.
Io e FatimaLe risate con Fatima non mancano mai, in treno, tra un commento e una riflessione lei ride così forte da sputare dell’acqua che stava bevendo, una ragazza afro accanto noi ride con(di) noi, denti bianchissimi, capelli grossi e lunghi, che spettacolo, penso, quanto sono belle.
Arriviamo a Milano, è ora di pranzo, mi raggiunge un mio autore, una di quelle persone che mi appartengono, mi conoscono, mi ascoltano e mi cazziano, come uso dire io. Una di quelle persone che, ti guarda e t’ha già definito. Ti guarda ed ha già capito. Dovrebbero esisterne di più. Il mondo sarebbe più facile, se ci fossero tanti Vittorio, perché è così che si chiama.
A pranzo, tra il problema di salute e le intolleranze, la scelta è sempre la solita: carne e verdure, vabbè, poteva andarmi peggio- penso- e mangio.
Io e VittorioRidiamo, ricordiamo e raccontiamo: io, Vittorio, Fatima. Ad un qualsiasi ristorante della stazione centrale di Milano, il tempo si ferma, anzi no, scorre troppo in fretta e dopo vari abbracci sono di nuovo in partenza per la mia capitale. La mia città. Roma, così immensa, calda, rumorosa, trafficata, speciale. Speciale perché lo è. Speciale perché è l’unica città in grado di farmi sentire a mio agio in mezzo a milioni di persone.

Le persone, che fattore straordinario della nostra vita. Ci accompagnano. Ci colorano. Ci arricchiscono. Ci avviliscono. Ci caratterizzano.
Cosa saremmo senza rapporti umani? Cosa saremmo senza l’altro?
Nulla. Che esistenza triste, no?
Dona. Viaggia. Vivi. 

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Vita da Blogger

Per questioni lavorative sono sempre in giro per Roma e mi capita spesso che il mio appuntamento di lavoro sia, come dire, maschile. Fino qui nulla di che, direte.
Mi capita spesso di ricevere apprezzamenti dal mio interlocutore, questo non mi scandalizza, sono giovane, fresca, probabilmente attiva quindi, come dire, il sesso maschile è quasi attratto (?) da una figura così.
Il punto è che nella maggior parte dei casi gli apprezzamenti sono inerenti alla bellezza (molto soggettiva, aggiungo) e in minor percentuale sono i complimenti rivolti all’intelligenza o alla freschezza mentale che, molto modestamente, ritengo d’avere. (GRAZIE MAMMA!)

Quando accade però che un autore/artista/speaker/addetto stampa/giornalista faccia un apprezzamento per l’intelletto, pare quasi strano, suona come dire, come una nota stonata MA non male tutto sommato.
La bellezza svanisce, un’intelligenza è per sempre, questa è la mia opinione.
Molte donne non la pensano così, passan ore davanti ad uno specchio, trucco, piastra, trucchi vari e mai rifiuterebbero un apprezzamento esclusivamente sulla loro bellezza. Io voglio sperare che esista ancora qualcuno che come me apprezza più la mente di un soggetto che la sua corporeità.

Ditemi che non sono l’unica rimasta sulla terra che ha questa opinione.

Adesso, però, vado ad un nuovo appuntamento: fortunatamente in rosa 😉

E.M.

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Su un’altalena

14054954_1832574840308299_3496809282666209352_nSeduta su un’altalena sotto un ulivo in campagna, durante una qualsiasi serata estiva afosa, ho pensato che per esser felici basta poco e per essere infelici ci vuole altrettanto.

Due contrasti così vicini, due stati d’animo così opposti che nonostante ciò son separati da una linea sottile, una linea che c’è ma non si vede, una linea che divide ma avvicina.

Il punto è capire da che parte stare, in quale verso della linea andare, accostandosi o distanziandosi ma pur sempre una direzione, giusta o meno, da seguire.

In fondo è semplice: decidi la destinazione e trotti senza ritegno, trotti come un mulo, trotti come se non ci fosse un domani, così da arrivar in fretta all’obiettivo. In modo da aggiungere un nuovo traguardo, raggiungere una nuova scelta e tracciando nuovamente il nuovo cammino, protagonista del nostro futuro.

La vita è questo, un cammino infinito fatto di tappe, intoppi, buche, cadute, ginocchia arrossate e cuori infranti, poi però ci si rialza, una volta che si è presi coscienza della caduta, si traccia un nuovo obiettivo e dritto al punto ci si arriva senza troppi problemi.

I problemi che sorgono son solo gradini aggiuntivi che ci porteranno in alto, dovunque vogliamo arrivare, dovunque tendiamo ad andare.

 

La vita è questo, una traccia da seguire, un istinto da liberare, una paura da superare, un traguardo di cui godere.

 

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