Sprovvista di pazienza ma non di me stessa

Sono nata sprovvista di pazienza. Non ne ho mai tenuta tanta o comunque in maniera significativa.

Ho imparato, però, ad ATTENDERE. E questa- indirettamente- è una di quelle azioni che ti invita a pazientare, a prescindere se ne sei portato o meno.

Ho imparato ad attendere tante cose. 
Ho imparato ad attendere tanti viaggi, tanti corsi, tanti incontri.
Le persone, però, quelle, non ho mai imparato ad attenderle, perché in fondo nessuno dovrebbe attendere- o aspettare- nessun altro.

Contrariamente ho imparato ad attendere me stessa. 
Ed è un’attesa piacevole, nonostante le cadute e le ginocchia sbucciate. Un’attesa che ti porta irrimediabilmente a riflettere sul tuo percorso, sui tuoi passi, sulla tua esistenza, sulla tua funzione sociale, amichevole e così via. 
Un’attesa che, come direbbe mia madre, n’è valsa l’attesa stessa.

Ho imparato, però, una cosa non da poco.
Ho imparato che se attendi, quel che basta ovviamente, con il sorriso, se rimani sospeso con le labbra sollevate, l’attesa risulta esser dolce, gradevole, necessaria e la fatica non si farà sentire neanche sulle ginocchia.

E questo m’ha dato un altro, nuovo, inaspettato risultato. Quelle volte che- per qualche oscura ragione- ho atteso ‘gli altri’, ‘le persone’, ‘gente’, questi ultimi si son automaticamente eliminati, col tempo, dalla mia vita. 
E quì, è il caso di dirlo, l’attesa non ne è valsa la pena. 
Quindi amiche mie e amici cari questo è il post in cui vi dico che le attese giuste sono quelle rivolte a noi. 
Solo ed esclusivamente a Noi.

EM

Leggi Tutto Nessun Commento

Mio Padre e la bambina

Mio padre è morto in una mattina qualsiasi di Settembre del 1997. Io avrei compiuto 5 anni quel Natale distante solo pochi mesi.

Ricordo poco e niente di quel periodo. Mia madre e la mia famiglia furono bravissimi: non ho visto nulla, sentito, percepito. Mia madre mi sussurrò dicendomi “Papà è con gli angeli” ed io a 4 anni e mezzo ci avevo creduto.

Poi qualche giorno dopo, una compagna della scuola materna, mi disse che mio padre era morto. 
E io non ci credetti subito, ovviamente.
Ma me ne resi conto con gli anni.
Gli anni a venire, poi, durante il giorno della Festa del Papà, ho sempre acquistato un palloncino da far volare in cielo insieme mia madre, lei- che a queste cose-c’ha sempre tenuto.

Poi con gli anni son cresciuta ed ho praticamente smesso di cercarlo tra le nuvole, di mandare palloncini e di recarmi al cimitero- faccenda che ho ripreso a fare dopo qualche anno, altrove- .

Oggi, vicino casa mia quì a Roma, è morto il padre di una bambina di 5 anni, l’ho vista andare via- lei- dalla casa dei suoi genitori con una zia giovane. Ci siamo guardate, ci siamo capite e ho ringraziato ancora una volta me stessa per aver messo gli occhiali da sole grandi, perché piangevo.

Piangevo per quella bambina. Ho pianto perché in lei, ho rivisto me. E, badate bene, ho avuto un’infanzia con i fiocchi, allo stesso modo. Ho una madre che ha ricoperto dieci altri ruoli. Però, per la prima volta, incrociando lo sguardo della zia ho anche capito quanto sarà difficile gestire l’avvenire loro e di quella piccola creatura. 
Quella creatura che, tanti anni fa, potevo esser io. O una qualsiasi di voi.
Ed ho pensato, ancora una volta, ai dolori della vita. A quei dolori che ti colpiscono all’improvviso e ti lasciano un segno indelebile, senza chiederti il permesso. E ho dedotto ancora una volta che per le ‘cicatrici vive’ non esiste antidoto. E ci si deve abituare. Purtroppo. 
E Per il resto, continuerò ad usare gli occhiali da sole.

EM

Leggi Tutto Nessun Commento

Le Scelte| Le visioni

Il punto è che se riuscissimo a trasformare sempre le ‘difficoltà’ in ‘opportunità’, sarebbe tutto più facile. 
Io ho imparato a farlo. Ora vi spiego come ho fatto. 
O meglio ‘come non ho più fatto’.
Non sono sempre stata così. Intendo, non sono sempre stata così sicura di me, delle mie mosse, delle mie scelte, dei miei pensieri. C’è stato- sicuramente- un tempo in cui dubbi, perplessità e quesiti negativi mi tormentavano. Poi un giorno ho smesso. 
Forse ho cambiato anche il clima, il posto, le persone. Ma ho assunto una nuova posizione.
Ho applicato una variazione della visione della vita.
Ho capito, un giorno, che le difficoltà della vita sono opportunità per vivere, superarsi, provare, cadere, forse farsi male ma comunque alzarsi.

Ed è questo il punto: (RI)ALZARSI.


No, non è una banalità. Pensate un attimo alla bellezza dell’altezza. Alla bellezza di tutte quelle scale da salire. Alla bellezza del panorama quando arriverete in cima con il dolore nelle gambe ma con il cuore pieno. Pieno di voi. Pieno delle vostre scelte. Pieno delle vostre opportunità.
Ecco cosa vuol dire trasformare o vedere le difficoltà come opportunità. L’opportunità di capire SIN DA SUBITO che il panorama vale quelle scale. E anche se non le dovesse valere, avete comunque scelto voi. Ed è la cosa migliore al mondo.


Le scelte. Mie. Vostre. Non loro.


EM

 

Leggi Tutto Nessun Commento

Nuova Stagione a Radio Godot

Facebook mi ricorda che esattamente un anno fa iniziava la mia esperienza in radio. No, non a Radio Godot. Altrove.
 
Io, invece, oggi voglio ricordare- non a Facebook- ma a tutti gli altri che Stazione Letteraria, la rubrica letteraria per Radio Godot sarà nuovamente ON AIR da mercoledì 13 Settembre dalle ore 17. Sì, ci sarà la mia faccia di .. 🙂 e ovviamente la mia costola Maurizio Costa che, povero, questo anno mi sopporterà in radio non più per 50 minuti bensì 90, e per questo, ringrazio per la fiducia- pubblicamente- l’editore Enzo Cagnetti. Sarà presente anche la mia fotografa ufficiale Federica Feddie Girardi e i meravigliosi abiti che indosserò saranno ovviamente di OUTFITFABIANA (che vi invito a visitare, nel cuore di Roma). Non saremo soli, spesso e volentieri, ci sarà anche la bravissima fotografa salentina Nathalie Ria che seguirà tutte le mie- nostre- trasferte lavorative.
 
P.S.
Sì, sono tornata a Roma, dopo cinque settimane di assenza, più carica di prima. Più carica di ieri.
 
EM

LE PROSSIME DATE? Ilblogdieleonoramarsella@gmail.com

 

Leggi Tutto Nessun Commento

Praha, per me

…. Sono stata assente, lo so, ecco perché 🙂

 

 

Voglio parlarvi di Praga e di ciò che è stata per me.

Partiamo dalla base. 
Ho 24 anni e sono stata fidanzata, praticamente, una vita. (Sì, con la stessa persona). In quinto superiore, saremmo dovuti partire con tutta la classe a Praha, ma io e lui non partimmo e anche altri nostri amici stretti, della stessa classe, non partirono, per diverse ragioni. Ergo, Praha è sempre stata una di quelle città da visitare assolutamente, in futuro. (O almeno così dicevamo, a tempi, poi i tempi cambiano).

E io a Praha ci sono andata, da sola, però.
La vera svolta è questa.

Praha è stata per me una scoperta. Una scoperta pura. Una di quelle città che una volta che c’hai messo piede non vuoi più lasciarla. E non vuoi lasciarla per troppe ragioni: per l’architettura, per la bellezza, per le persone, per il cibo, la birra, il divertimento, i musei e sopratutto per ciò che rappresenta. O per ciò che rappresenta per me.

Praha per me è stata una rivincita personale. Non ci sono andata con lui e ci vado da sola, e sticazzi?
Ecco, questo è il post in cui incito tutte le donne, gli uomini, chiunque a partire, andare, viaggiare, scoprire, provare. Da soli. Sì, perché in realtà da soli non si è mai e comunque, anche se lo foste, sarebbe l’incontro più bello del mondo.

Durante i miei 9 giorni di permanenza, due ostelli, 50 persone conosciute (From Portogallo, Grecia, Bosnia, Russia e chi più ne ha più ne metta), ho scattato circa 500 foto. Eppure c’è una foto che è la più significativa di tutte: io e un simpatico trenino rosso.


Sì, perché i treni rappresentano le partenze, gli arrivi, le nuove destinazioni, il ritorno a casa, il ritorno alle origini o una semplice andata senza un ritorno. In questo caso il ritorno c’è stato, perché vi scrivo dal Salento ma è un ritornare a casa in maniera diversa. 

Tornare a casa con la consapevolezza di essere più forte, più forte di ieri, più forte rispetto 9 giorni fa, più forte rispetto quando lui ha deciso di interrompere la relazione senza comunicarmelo particolarmente. Più forte. A prescindere.

 

Ecco, la vera forza è questa, la mia forza è questa.
Salgo sul treno quando lo decido io, non quando lo fanno gli altri. E noi donne siamo così: la forza interna che ci caratterizza è rappresentativa per un’intera esistenza.

Perché a me, i treni altrui, non interessano. Posso farmela a piedi. O posso decidere io, quando, dove, perché salire e sopratutto con chi. E non scelgo a caso, come se mettessi la mano dentro un cilindro. Scelgo con giudizio. Scelgo con me. Scelgo per il meglio.

Ed ognuno di noi dovrebbe farlo: scegliere l’eccellenza per se stessi. E la mia eccellenza è la mia persona d’oggi. E la felicità che Praha m’ha regalato. La felicità che nessuno altro avrebbe potuto darmi. Perché la felicità è una condizione personale, vitale, non riconducibile a terzi.

EM

Leggi Tutto Nessun Commento

Il tempo rivela sempre ciò che siamo

Quando mi sono trasferita a Roma avevo 21 anni, per i 22 mancava qualche mese.

Quando ho deciso di trasferirmi a Roma ero spinta da diverse forze esterne, forze che m’hanno poi convinta a cambiare vita. E l’ho fatto. E mai me ne sono pentita.

Non me ne sono pentita neanche quando, questa mia decisione DI VITA, ha messo in discussione la mia relazione ‘d’amore’ che durava da tanti anni. Anni diversi. Anni in cui io ero al paesello ed era tutto bello, anzi carino.

Anni in cui ogni tanto immaginavi una famiglia, una casetta, dei cani e un orto.

Poi cresci e l’orto te lo vuoi fare da sola, per la casa pensi di non aver problemi, lavoro e metto i soldi da parte, che me frega? Per il resto poi non è necessario aggiungere altro.

Sono cresciuta con una determinata mentalità, mia madre m’ha cresciuta con determinazione, da lei ho appreso le basi per la vita, le basi per il mondo del lavoro, le basi per affrontare la quotidianità.

Non ho mai vacillato e le rare volte che non sapevo da che lato guardare, quello di mia madre è sempre stato quello giusto, perché è il mio esempio di vita.

 

Le mie coetanee, su Facebook, pubblicano foto di figli avuti nel frattempo, di matrimoni, di vacanze insieme mentre io progetto i miei prossimi eventi culturali a Roma, i miei prossimi viaggi di lavoro a Luglio, la mia prossima vacanza in solitaria ad Agosto. Tutto questo, per me, è bello. Tutto questo per me è normale. Tutto questo per me è sacrificio. Come del resto sono sacrifici anche quelli altrui ma io parlo solo di ciò che conosco.

 

I sacrifici sono stati la parola d’ordine della mia vita, della mia esistenza, del mio percorso.

Quante volte avrò imprecato perché di notte fonda ero davanti al mio MacBook per terminare qualche progetto mentre i miei coetanei erano ad ubriacarsi con aperol spritz da 2 euro.

Quante volte avrò sbuffato davanti a qualche esame, qualche impegno massiccio.

Quante volte ho sentito dire da mia madre ‘Stringi i denti oggi perché sorriderai e ti godrai il domani’.

Quante volte mi sono guardata nel mio piccolo specchio di Roma e tante altre volte ancora mi son chiesta se è questa la vita che voglio. E, vi svelo, nonostante tutto, nonostante i sacrifici, nonostante le perdite, la risposta è sempre stata sì.

 

Questo pensiero domenicale lo dedico a tutte quelle donne che, come me, hanno lasciato la propria terra natia per rincorrere e realizzare qualcosa per la propria vita, per la propria esistenza, per la propria persona.

Qualcosa più grande di loro ma che alla fine farà grande la loro esperienza.

 

Il tempo non ci cambia, rivela solo ciò che siamo, chi siamo, ciò per cui siamo nati.

 

Io non sono mai stata come gli altri. Non mi sono mai inserita in nessuna categoria, volutamente e indirettamente. Ho sempre avuto sogni grandi, ho sempre avuto ambizioni alte e le persone che ho perso, col tempo, è perché il tempo, ancora una volta, ha rivelato la loro vera esistenza e del resto ciò che sei realmente, esce sempre fuori. Prima o poi.

Dedico questo pensiero a tutte coloro che si mettono in gioco, a carte scoperte e col viso sorridente perché è il sorriso l’arma più forte.

 

Leggi Tutto Nessun Commento

Da grande voglio ESSERE

Quando da piccola ricevevo la classica domanda “Cosa vuoi far da grande”? Io non ho mai saputo rispondere, fino all’età di 14 anni, poi, vabbè, ho cominciato a comunicare e scrivere e non ho più smesso. O per lo meno la situazione è stabile da qualche annetto: cervello, penna e viaggi e passa la paura, come si usa dire 😉

 

Le mie amiche volevano diventare ballerine, insegnanti, piloti, io-invece- non sapevo cosa ‘voler fare da grande’ ma ho sempre saputo che sarei diventata adulta velocemente e questo m’è bastato.

E questo accade per tante ragioni, ragioni che meriterebbero un post a parte, no, non questo.

 

Quando parlo con le persone mi rendo conto che sono tutti così tremendamente infelici, tremendamente insoddisfatti, irrealizzati, o per lo meno non come vorrebbero, tremendamente e basta.

Perché? Realizzarsi, esser felici e soddisfatti, credo sia un compimento vitale, come dire, quasi scontato, scontato non per tutti, a questo punto.

 

Guardo le persone, le ascolto, a volte le analizzo e vorrei dire loro che esser felici non è poi così difficile, assurdo, surreale, è solo andare avanti con la giusta concezione delle cose.

 

Esser felici è un gioco da ragazzi, basta (ri)trovare il fanciullino dentro se stessi.

Esser felici è un atto di coraggio.

Esser felici è un atto di gratitudine verso se stessi.

Esser felici è indispensabile per poter rendere la propria vita unica, come se fosse un’autentica opera d’arte.

Esser felici è la base di una quotidianità ricca, piena, concreta.

Esser felici è la base per non rimanere fermi, uguali, asettici.

Esser felici è la prova che si può fare, si può realizzare, si può volere.

 

Ecco, se avessi una macchina del tempo, la storia andrebbe così.

“Ele cosa vuoi fare da grande?”

“Da grande voglio essere una persona felice”.

 

Essere. Non fare. ESSERE. NON FARE.

 

Essere SEMPRE, perché l’essere rimane. Non fare, perché i fatti possono anche scomparire e noi non lo vogliamo, vero?

 

Siate felici perché in fondo è facile.

 

 

 

Leggi Tutto Nessun Commento

Le Donne amano le cose semplici. Come la mela

Le Donne amano le cose semplici ma pochi lo comprendono.

Questa affermazione può sembrarvi assurda, lo so, ma credetemi amici del sesso maschile non è così e posso dimostrarvelo con un chiaro esempio.

Ero con un amico, un caro amico con il quale mi confido, ci si racconta le vicende, i brutti incontri e lui, spesso, mi narra le sue situazioni.

Lui a me:

“Dunque usciamo, mentre eravamo in macchina, mi dice che vuol fare aperitivo”

“Eh. Beh?”

“Ma era tardi quindi non si poteva”

“Ho capito, ma che ora era?”

“Non lo so Eleonò, cazzo mi ricordo”

“Sì ma se dici che era tardi, saranno state le..?”

Interviene Fé, un’amica in comune:

“Armà, per Eleonora aperitivo è fino le 22”

“Eh, tipo saranno state le 1o de sera”

“Ah Vabbè, io avrei fatto aperitivo ugualmente, alla salentina’s mode. Comunque beh?”

“E niente. Mi sono fermato a un bangladino.”

“Maddai? Per fare ape?”

“Sì. Mi sono preso la solita Peroni, lo sai”

“E lei?”

“Niente. Lei è rimasta in macchina, quando sono sceso mi dice di prendere ‘na cosetta semplice, niente di complesso”

“E tu?”

“Io Eleonò le ho preso una mela”

“Una mela?”

“Eh sì, voleva una cosetta semplice, la mela è salutare”

“E lei che t’ha detto?”

“Che sono un cretino”.

 

AHHAHAHAH

 

Vabbè, tralasciando lei, io- uno così- me lo sarei magnato de baci.

Obiettivamente, tu non sei d’aiuto, che dal bangladino non scendi dalla macchina e chiedi una cosa semplice, quando se sa, cioccolata, patatine e schifezze a non finire, oltre alla loro frutta di stagione. Però: ti porta una mela, che fai? Non te lo spupazzi di baci? Ecco, io lo avrei fatto perché secondo me noi donne sembriamo apparentemente complesse ma in fondo siamo semplici, semplici come una mela.

 

Che bella cosa la semplicità!

 

E voi, qual è la cosa più semplice e meravigliosa che avete fatto?

 

Leggi Tutto Nessun Commento

Parole e sorrisi cambiano la vita

Ciò che accomuna le persone sono due elementi: le parole e i sorrisi.

Ne sono fermamente convinta e la mia quotidianità me ne dà dimostrazione giorno per giorno.

Le parole possono essere positive o negative, piene o vuote, in qualsiasi caso sono parole e va preso atto di ciò. La differenza risiede nel peso che diamo loro e questo è un aspetto puramente personale.

Io le parole le amo. Ci gioco. Le inverto. Le confondo. Le condivido. Le lancio. Le lusingo. Le corteggio. Le utilizzo. Le provoco. Le plasmo a mia immagine e somiglianza e credo che delle volte le persone sono attratte dalla mia personalità proprio per questo: per il mio personale utilizzo del linguaggio, che è ovviamente frutto del mio pensiero.

 

Quindi è sempre tutto riconducibile lì, al cervello.

Un altro aspetto interessante della mia vita sono i sorrisi.

No, non intendo semplicemente l’atto del sorridere, intendo tutto ciò che ruota intorno: il capirsi, il comprendersi, l’afferrarsi al volo, il condividere un momento vero e improvviso di sensazioni pure e tanto a altro. Tutte queste situazioni possono sicuramente racchiudersi in un sorriso, perché è quello che scaturiscono. Vero?

 

Rido spesso sorrido di meno. Perché il sorriso è personale, non puoi donarlo a tutti, non puoi condividerlo con chiunque. I miei sorrisi li condivido con le persone che adoro, alle quali voglio bene, le quali stimo, le quali amo, a modo mio.

Parole e sorrisi possono cambiare la realtà, possono migliorare la quotidianità, possono migliorare l’esistenza umana. E voi, parlate e sorridete spesso?

 

Mentre sorrido con Maurizio, durante la trasmissione radiofonica Stazione Letteraria

 

 

Leggi Tutto Nessun Commento

Vi prego. Ridateci gli Uomini

Care amiche, diciamoci la verità, non nascono più Uomini con la U maiuscola. O per lo meno la sottoscritta non ne incontra e quando lo incontri non è roba per te.

In ogni dove risvoltini esagerati, sopracciglia ad ali di gabbiano che io in confronto assomiglio ad una scimmietta e pelle lucida fresca d’estetista.

Poi, vabbè, ci sono i barbuti dell’anno, che privi di barba assomiglierebbero a quattordicenni a spasso per Roma, con la mamma che li attende. Altro tasto dolente.

 

Vabbè, mi pare di capire che, per noi Donne, in giro non ci sia granché.

O sono scarsi o sono sposati e fingono di esser single, poi, tò, inciampi in un matrimonio, a volte qualche figlio con annessi.

 

“Oh hai presente quel tipo della foto che ti mostrai tempo addietro?”

“Sì, il siciliano. Beh?”

“Niente, tramite alcune ricerche su facebook ho scoperto che ha un figlio di 4 mesi”

SILENZIO

“Ele ci sei?”

“… Ma istu è cujune?”

“Eh sì, so tutti così, tutti uguali”.

 

Questa è una conversazione tipica degli ultimi tempi, o io e le mie conoscenze femminili siamo sfigate o i maschietti son peggiorati e semplicemente, siete sempre stati così e me ne sto rendendo conto ora, mentre scrivo, a 24 anni e 5 mesi.

Tra l’altro la cosa buffa è che quando le donne vogliono scoprire qualcosa, vestono subito  i capi da FBI e in 20 minuti possiamo fare un check-up dell’elemento in questione, scoprendo chi è la moglie o fidanzata, la cognata, il cognato, dove sono stati tre anni fa e dove andranno in vacanza.

ERGO o noi siamo sveglie o voi.. ninna-nanna.

 

“Ehi ma con l’ufficiale che hai fatto poi?”

“Ah ma non lo sai? M’ha corteggiata per giorni, whatup, chiamate, foto, note vocali, piccioni viaggiatori, sarebbe venuto quì in città per me da subito e poi, proprio mentre lo attendevo, un cazzo, non s’è fatto più sentire, scomparso così, PUFF nel nulla”

“Madddddddai?”

“Amica mia, dopo giorni di silenzio m’ha mandato un sms modalità testamento, non ci crederai, ha ripetuto le stesse frasi e ha scritto per bene quattro volte SONO UNA TESTA DI CAZZO, testuali parole”

“AAHHAHAHAHAHHAHAHHAHAHHAHA. Ma tutti noi…?”

 

… Amiche, amici in ascolto, anche questo è un caso? Anzi questo caso lo soprannominerei ‘NON PERVENUTO’ perché poi effettivamente così è andata la storia. 30 anni, bello come il sole, SINGLE, c’era qualcosa che non quadrava: certo, è un pazzo. Tutto qua.

 

Amiche e amici: ma dove sono gli Uomini?

In giro becco solo ominicchi, altro che… maschi alpha. Quarantenni con la testa da venticinquenni, trentenni con la mentalità di quindicenni: bene ma non benissimo eh?

Sarà un caso? Raccontatemi le vostre esperienze!

“Vi prego. Ridateci gli Uomini”

Leggi Tutto 3 Commenti

Ti racconto #MacerataRacconta

Tutte le volte che parto, per lavoro o per motivi personali, lascio sempre le aspettative a casa, a Roma, perché non so mai cosa accadrà, chi incontrerò, come tornerò.

E questo è certo: torni sempre con qualcosa in più.

Macerata Racconta è un fantastico festival di letteratura che si svolge da qualche anno a Macerata dal 2 al 7 Maggio e quest’anno, proprio in questi giorni, sono stata al Festival come Speaker di Radio Godot insieme a Maurizio Costa, la mia costola.

Giorgio Pietrani è il Direttore artistico, dire che è una persona squisita è veramente riduttivo, l’amore per i libri e per gli eventi di qualità sono le sue caratteristiche distintive.

Eleonora e Giorgio Pietrani

Macerata, tra l’altro, ha un centro storico delizioso, contenuto, con diversi vicoli e perdersi tra tetti e cieli azzurri è solo un piacere.

Quando Giorgio Pietrani qualche settimana fa m’ha invitata, ho subito risposto che avrei voluto portare con me il mio Team e così ho fatto.

Le persone, i libri, le parole colorano la mia vita e la rendono unica, nel suo genere.

Viaggiare mi ricorda che sono libera e tutte le volte che entro nella mia nuova stanza temporanea, trovare un angolo di pace diviene indispensabile per nutrire la mia anima, ricaricarmi, ossigenarmi.

 

Hotel Lauri ha risposto da subito a tutte le mie esigenze, alle esigenze del team e pensate? La seconda diretta radiofonica è stata realizzata direttamente dalla loro meravigliosa terrazza: un pomeriggio indimenticabile sotto il cielo indeciso di Macerata e tra imprevisti e pioggia destreggiarsela è stato un gioco da ragazz(acci).

 

 

Ho incontrato diversi autori del panorama editoriale d’oggi, Carofiglio per le strade di Macerata e De Nardo in Biblioteca con la sua semplicità d’animo, meraviglioso il dialogo avuto con Calzolaio e forte il messaggio di Paola Olmi e il suo nuovo libro dal duplice messaggio.

 

Questo viaggio è nato per caso e si è realizzato per mia scelta e ancora una volta ho preso la decisione migliore: ho pensato, agito e realizzato.

Non è forse questo il valore della vita?

Pensare e Realizzare: quale migliore binomio?

C’è un altro binomio che caratterizza questo viaggio: Io e Maurizio Costa.

 

Maurizio l’ho conosciuto sul terminare della scorsa estate, mi contattò per propormi una collaborazione con la radio presso cui lui lavora, gli risposi al messaggio- come sempre- con un ‘Salve’ e dopo mesi ancora lui ricorda quella risposta e ogni tanto- spesso- si fa beffe di me. E io mi beffo continuamente di lui e il gioco della vita è anche questo: le risate.

Le risate, i sorrisi a 34 denti, le lacrime agli occhi, i dolori addominali.. ecco tutti questi elementi ti fanno intendere che una persona ti fa del bene, del bene puro, fine a se stesso e tutto questo è assolutamente straordinario e raro.

Sì, è una forma di rarità meravigliosa.

 

Forse leggendo queste righe diventerà rosso, come spesso accade quando qualcuno dice qualcosa di carino nei suoi riguardi, si toccherà i capelli, che deve tagliare da una vita, e sorriderà, assumendo una sua posa rigida, perché Maurizio è fatto così: naturalezza e bontà.

 

In questo viaggio con noi è venuta Nathalie, la fotografa salentina che di tanto in tanto prende il posto di Federica, la fotografa ufficiale del Blog di Eleonora Marsella da quasi due anni ormai. Nati, perché la chiamo così, sbagliando continuamente l’accento, ho optato per una soluzione smart, ha accettato da subito la mia proposta di trasferta, anche lei, come me, ama viaggiare, legge tanti libri e cattura gli istanti migliori della mia persona: la scoperta nelle personalità altrui mi incanta di volta in volta.

 

Sono tornata a Roma con tanta voglia di fare, ancora una volta, torno da un viaggio e ne programmo altri tre e la mia vita è anche questo, sfidarmi, sfidare me stessa, spingermi oltre nuove occasioni perché saranno quelle che formeranno la mia persona domani: le basi sono fondamentali altrimenti come si possono pretendere le altezze?

 

Grazie a Macerata Racconta.

Grazie a Giorgio Pietrani per l’opportunità.

Grazie a Nathalie.

Ma soprattutto grazie a Maurizio, perché la rarità della tua persona, rende la nostra amicizia unica e in fondo, quando gli ascoltatori dicono che sembriamo una coppia, è vero, perché come dice Teo ‘Insieme famo la nuova banda della Magliana’.

 

 

Altre foto scattate nella quotidianità 🙂

 

 

 

Leggi Tutto 2 Commenti

Anche oggi mi faccio abbordare domani| Roma-Lecce

Eleonora e il sesso maschile parte terza

 

Sono in viaggio insieme a Africa, Roma-Lecce, 615 km, circa 5 ore e trenta minuti.

Giovedì di Pasqua, dunque, il vagone non è pieno: DI PIù.

Valigie enormi, borse, borsette, cani, trasportini, gatti, scatoloni: non si capisce un cazzo.

Ok, raggiungiamo il posto, sistemo la valigia, prendo la borsa e me ne vado al bar del treno insieme a Africa, lei ovviamente pettorina, educata, tranquilla, insomma… è una vera signorina, del resto viaggiamo da sempre.

 

Ok, faccio colazione, mi sistemo, Africa si siede su di me, comincio a leggere un libro. Procedo così per un’ora circa. Il Signore, Daniele, m’ha servito al bar con gentilezza, sento che scherza con il suo accento barese con tutti, dunque, giornata positiva.

Un tipo, si aggira nella zona del bar, divisa Trenitalia, va e viene col carrello, ogni tanto, mi guarda, vabbè, Ciao core- come si direbbe a Roma.

Prendo il mio Mac-Book per lavorare, sistemo qualche foglio word, rispondo ad alcune e-mail, riesco a scaricare delle foto ricevute dalla mia fotografa, ore 10.23, il tipo, torna nei paraggi.

Daniele e il ragazzo, Leonardo, s’è presentato, tra una battuta e una carezza a Africa, mi dice come si chiama, mi chiede il mio nome, scherziamo sulle origini del nome, cerchiamo le origini sul mio Mac-Book che significa ‘leone’, scherziamo, mi fa un apprezzamento sul carattere ‘L’ho capito subito che sei forte, una persona sola, bella, con una jack russel’. Ah. Saggia e profonda riflessione, deduco.

 

Ok, ritorna a lavorare, dopo pochi minuti è di nuovo nel vagone-bar, gli faccio una battuta sul fatto che si ammazza di lavoro, lui mi risponde che lavora dalle 8 alle 18, la tratta che fa, dove e quando si ferma. Insomma, mi stai dando informazioni utili per me, per abbordarmi? Ok. Mi dice che ha 30 anni, penso, non male, alla fine, dai, anche se è Barese… ci faccio un mezzo pensiero ma abbandono l’idea: non mi va di impelagarmi in nulla.

 

Lui dopo un paio di battute, mi chiede cosa faccio a Roma, in quale radio lavoro, scherziamo sul mio essere single, ricalca la mano con qualche apprezzamento. Io abbozzo un sorriso, pensando, ci stai provando o no? Al che, rispondo con qualche battuta ad effetto, lui sorride confermando il ‘mio esser sveglia’, poi tra una cosa e l’altra dice, ‘mia moglie’. E io: sei sposato? Sì. Ah. Cioè aspetta, ce stai a provà da Roma-Lecce, sei pure senza fede e mi dici ora che sei sposato? Bello de zia, ma dove vivi? E io: ma perché non porti la fede? ‘Eh. Ci potremmo fare male con gli anelli a lavoro.’ Lui, ovviamente, care amiche, aveva almeno 4 anelli massicci, dettaglio che mica poteva sfuggirmi! Occhioni verdi, barba, anelli, alto, massiccio, elegante (certo, la divisa Trenitalia gli faceva fare la sua figura).

 

Comunque ok, insisto sulla questione fede, lui parla, risponde, scherza, sì amico mio, ti ho già sfanculato mentalmente, sei sposato e flirti, de che stamo a parlà?

Prima di scendere, foglietto alla mano, mi guarda, ma mica gliel’ho dato il mio numero di telefono!

Leggi Tutto Nessun Commento

Il Blog di Eleonora Marsella – © 2022 – P.I. 04939570752

 Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni