La festa del Papà è un inno alla vita

Ho perso mio Padre quando avevo quattro anni.

Ho davvero il diritto di parlarne?

Probabilmente sì.

Ed è chiaro che quando si scrive, lo facciamo per noi stessi ma io ho imparato a farlo anche per gli altri.

Così mi sveglio, leggo la data: 19 Marzo 2021, ci risiamo.

Anche quest’anno è arrivata la Festa del Papà.

Io, di quella mattina non ricordo nulla. Non ricordo granché nemmeno dei giorni successivi a dir la verità.

Ecco perché la mia famiglia è stata bravissima nella gestione del dolore: Mio padre volava via e i miei familiari mi difendevano.

Ecco cos’è l’Amore, quello vero.

Amare vuol dire PRESERVARE il dolore altrui.

Amare vuol dire “ti tendo un braccio perché la mano non ti basterà“.

A volte mi fermo a guardare un padre con la propria bambina.

Mi fermo a pensare: “Come sarebbe stata la mia vita se Romeo fosse vivo?”

Son domande ridicole, a volte superficiali, a volte necessarie.

Porre domande è sinonimo di intelligenza, mi disse una volta qualcuno.

Allora dovrei sentirmi super speciale visto che pongo domande per qualsiasi cosa che vedo, sento, percepisco, immagino.

E poi un giorno la morte ti viene a bussare e tu apri perché non puoi far altro.

Così lasci gelo, ricordi, rimorsi, odori, dietro di te, per chi resterà sulla terra.

Si risponde alla morte con la vita, questa è l’unica certezza che abbiamo.

Parliamo di vita?

Parliamo, allora, di persone.

Parliamo di azioni, di sentimenti, di gioie, di sguardi ricambiati, di abbracci cercati, trovati, presi.

Parliamo di mio zio, detto il Babbo, colui che mi portò per la prima volta a far i buchi per gli orecchini e dopo mi regalò un gelato enorme che ancora ricordo, a Maglie.

Parliamo di mio zio, detto il Babbo, che m’ha insegnato il valore della terra e ricordo ancora, da piccola, io nella terra rossa con lui e il mio secchiello del mare dove invece mettevo le patate.

Parliamo di mio zio, detto il Babbo, colui che m’ha insegnato l’arte dell’apnea, del mare, dei ricci, dei pesci, delle tecniche, dei segreti.

Parliamo di mio zio, detto il Babbo, colui che mi dice sempre “Porgi l’altra guancia e sii buona”.

Parliamo di mia madre, la Donatella, che m’ha insegnato la vita, che m’ha donato la vita, che mi dona amore, conforto, confronto, confidenze, chiasso all’interno della mia esistenza.

Parliamo di mia Zia Iaia che mi racconta i segreti della cucina, mi ricorda che dovrei esser più femminile e mi ripete, incessantemente che dovrei pettinar i capelli o tagliarli.

Parliamo di mia Nonna Anita, volata in cielo a Dicembre 2020. Lei non lo sa ma a modo suo, attraverso i suoi occhi color mare, m’ha insegnato l’importanza di VIVERE.

Parliamo di Luca, mio cugino, anche lui, non lo sa ma m’insegna, tutte le volte che mi chiama, l’importanza di prendere la vita con leggerezza e di ridere molto di più.

E parliamo di Giorgio, colui che m’insegna l’importanza della riflessione, ogni giorno, ad ogni momento della giornata.

Oggi, per tutti, è la festa del Papà.

Per me, invece, è un INNO ALL’AMORE.

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Cinque mesi

Cinque mesi.
Cinque mesi di Vercelli.
Cinque mesi di cambiamenti.
Cinque mesi di questi colori.
Cinque mesi di questa piazza.
Cinque mesi di travaglio emotivo e poi la quiete.
Cinque mesi di emozioni nuove, vere, rigeneranti.

E poi sto cambiando di nuovo casa.
Una nuova casa, nuove finestre, un nuovo clima, una nuova luce, una nuova strada, dei nuovi vicini.

Un anno di cambiamenti, un anno in continuo mutamento.

Ricordo ancora lo scorso anno, zona rossa, ero a Modena.
Leggevo sul balcone e scappavo a correre tutte le volte che potevo.

Ora non ho il balcone, non ho necessità di scappare a correre per nutrire il mio animo perché – il correre- è già una costante da un anno a questa parte. Ho ripreso la buon vecchia abitudine che ho praticato a Roma per ben quattro anni insieme ad Africa.

E poi sto cambiando, son cambiata e succederà di nuovo tra un minuto.
E poi mi piaccio di più, mi accetto diversamente, mi accetto con tutte le sfumature della mia mentalità.

E mi sorprendo esser una Donna, ancora una volta, determinata nella sua quotidianità, determinata nelle amicizie, determinata nei gesti che voglion dire CI SONO, ESISTO, SON IO.

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Non c’è un’età per …

Non c’è un’età.

Non c’è un’età per innamorarsi.

Non c’è un’età per sbagliare.

Non c’è un’età per dimenticare.

Non c’è un’età per andare.

Non c’è un’età per tornare.

Non c’è un’età per dire.

Non c’è un’età per decidere.

Non c’è un’età per parlare.

Non c’è un’età per camminare.

Non c’è un’età per correre.

Non c’è un’età per migliorare.

Non c’è un’età per affermare.

Non c’è un’età per viaggiare.

Non c’è un’età per pronunciare.

Non c’è un’età per avanzare.

Non c’è un’età per amare.

Non c’è un’età per odiare.

Non c’è un’età per detestare.

Non c’è un’età per comunicare.

Non c’è un’età per lodare.

Non c’è un’età per condividere.

Non c’è un’età per dimenticare.

Non c’è un’età per pensare.

Non c’è un’età per amare.

Non c’è un’età per pagare.

Non c’è un’età per fare.

Non c’è un’età per uccidere.

Non c’è un’età per imitare.

Non c’è un’età per investire.

Non c’è un’età per nominare.

Non c’è un’età per fingere.

Non c’è un’età per salutare.

Non c’è un’età per scusarsi.

Non c’è un’età per sopravvivere.

TULIPANI

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Il potere degli occhi

Non ci guardiamo più negli occhi.

Che peccato

Che disastro

Che spreco di belle occasioni.

Anche io, eh? Ho perso l’abitudine di farmi guardare negli occhi.

Esco sempre con gli occhiali da sole, li tolgo solo quando va via la luce che è la protagonista indiscussa del mio fastidio agli occhi durante il giorno.

Andiamo però in ordine.

Un giorno, non troppo lontano da oggi, una persona mi disse:

“Ehi son qua, eh?”

In che senso? Mi son chiesta ma aveva ragione: i miei occhi guardavano oltre, non già perché quello che avessi dinnanzi non mi interessasse ma per un semplice fatto personale: son così curiosa verso il mondo che non perdo occasione di guardarmi intorno.

E bada bene, mica puoi sempre farlo.

Quanto è bello guardarsi negli occhi e, magari, interpretare ciò che vediamo?

Così ci si rende conto che quando ci guardiamo intensamente possono succedere tantissime cose: vedi cose che non avevi notato, interpreti, assimili, ti innamori, si innamorano dei tuoi di occhi oppure esattamente il contrario.

E poi venne la mascherina a nascondere il sorriso.

Sì siamo d’accordo ma mica tanto.

Sorrido più ora, di prima.

Sorrido col cuore e sorrido con gli occhi, così quando sorrido a qualcuno, quel qualcuno se ne rende conto perché le mie rughe d’espressione prendono vita e anche i suoi occhi, a volte, ricambiano.

Ed è la danza più bella di quest’anno. Due occhi che si incontrano, si riconoscono per la prima volta e si intersecano.

No, non è un articolo d’amore.

È un inno, un inno alla vista, agli sguardi, alle intese che nascono anche senza parlare troppo.

La parola è un essere meraviglioso, prende e dà vita, pullula di vita ma vogliamo per un secondo pensare al potere indiscusso degli occhi?

Guardiamoci, amici miei. Il mondo ha bisogno di bellezze.

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Il Cambiamento

Ci penso da oggi. È arrivato il momento di parlarne.

CAMBIAMENTO.

Ecco la parola di cui vi voglio parlare. Termine che m’ha colpito fortemente quest’anno, o meglio, durante il 2020 per intenderci.

No, non parlo di Covid-19. Non ora.

Il 27 Gennaio 2020 inauguravo il mio primo ufficio a Modena.

Il 27 Gennaio 2021 vi scrivo da un piccolo appartamento in centro a Vercelli.

E non è nemmeno il posto definitivo poiché tra meno di due mesi cambierò nuovamente alloggio.

Quante casa ho cambiato quest’anno?

Modena, convivenza.

Settembre, b&b (due settimane), si può considerare una forma di casa?

E poi in giro per altri posti fino ad arrivare qui, seduta a questo tavolo della mia cucina color bianca.

Il cambiamento è quando guardi la vita con occhi nuovi.

Il cambiamento è quando ieri ti piaceva qualcosa e oggi ne hai già la nausea.

Il cambiamento è quando hai voglia di provare un nuovo sapore, un nuovo colore, un nuovo posto.

Il cambiamento è quando lo decidi tu.

Non sempre il cambiamento ti manda un avviso, a volte succede e basta.

E ti adatti, ti plasmi, se ti va, ti collimi, ti allinei: prendi una nuova forma e ti piace.

Perché il piacere è necessario per viver bene e questa è la base: chiaro?

Quando non ti piace qualcosa puoi sempre cambiare e questo è un piccolo miracolo della vita.

Le cose arrivano quando tu non te lo aspetti E NON PUOI FARCI NULLA.

Il 2020 m’ha colpita, a modo suo.

In ordine cronologico: ufficio, covid, ritorno a casa a lavorare, vacanze estive in coppia e non, consapevolezza della rottura, rottura e vado via dalla nostra ex-casa, un mese a far la vagabonda tra varie regioni con Africa e da ottobre Vercelli ma nemmeno in una casa definitiva con botta finale: va via la Nonna e io non ritorno a casa a Natale.

Natale per me è la mia FAMIGLIA e io ne ho STRETTAMENTE bisogno.

Una volta Silvia al telefono mi disse: “ Ele è incredibile quante cose ti siano successe e tu hai sempre reagito”.

Reagire DOVREBBE esser la base e REAGIRE MORDENDO LA VITA a volte diviene l’unica cosa che puoi fare e Io, ad oggi, non conosco alternative.

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Auguri Ele per la tua Consapevolezza

Celebrare i miei 28 anni con una parola: consapevolezza.

Che inizio coi fiocchi eh?

Andiamo in ordine.

Non posso fare un resoconto dell’anno; l’ho fatto sempre ma quest’anno non mi va. Ci basta sapere che il 2020, dunque l’anno dei 28 anni, è stato segnato dal Covid-19. Tutti noi lo ricorderemo.

Niente festeggiamenti, niente candele (questo perché me ne sono dimenticata), niente programmi, niente attesa, niente.

Ma no, mica il niente è sempre negativo: anzi!

Adesso che ci penso ogni anno per il mio compleanno sono stata in città diverse: ora Vercelli, lo scorso anno Parigi, poi Modena, poi Roma, poi Bologna e poi chi lo ricorda di più?

Quest’anno però lo voglio ricordare così, voglio ricordarlo come l’anno della consapevolezza.

Consapevolezza d’esser cresciuta.

Consapevolezza d’esser Donna.

Consapevolezza d’esser libera.

Consapevolezza d’esser pienamente padrona della mia vita.

Consapevolezza di decidere ogni giorno cosa ne sarà della mia giornata.

Consapevolezza d’esser capace di cavarmela sempre, nonostante le difficoltà, nonostante la grandezza dei problemi, nonostante il contorno.

Consapevolezza di non esser, poi, sola.

Consapevolezza e certezza della mia famiglia salentina.

Consapevolezza di aver una famiglia, gli amici, sparsi per varie città che nei momenti opportuni mi dicevano: “Cazzo sei Eleonora Marsella, se non ce la fai tu, non può farcela nessuno”.

Consapevolezza della mia nuova famiglia di Vercelli: Flavio e Giulia e i nuovi amici.

Consapevolezza d’esser una professionista.

Consapevolezza d’esser in grado di insegnare, educare, ascoltare, risolvere (a volte) i problemi altrui.

Consapevolezza d’esser capace di decidere appieno da sola, senza chiamare nessuno, senza discuterne con nessuno.

Consapevolezza che il mio amore per la vita me lo insegna Africa, giorno per giorno, da sette anni sempre in giro per l’Italia.

Consapevolezza di aver una Mamma DA PAURA e che in qualsiasi caso mi dirà sempre “Decidi tu. So che lo farai per il tuo meglio. Mi fido di te”.

E mica è una facile la Donatella, eh? No. Per niente. Eppure noi ci completiamo, ci sussurriamo, ci prendiamo in giro, ci burliamo e conosciamo i difetti dell’altra. Difetti che non son difetti ma pregi con una diversa definizione.

Consapevolezza che da una rottura, come la mia precedente relazione, può nascere qualcosa di buono, bello, positivo. (Certo, sempre dopo il trauma, eh?).

Consapevolezza che ho scritto un altro libro, anche quest’anno ma da un tema diverso: LA MIA VITA. Wow come sei saccente, può pensare qualcuno. Ma no, io l’ho scritto con un solo obiettivo: aiutare le persone a lasciar andare abiti che non sono i loro. E voi lo fate, ogni giorno da mesi. Mi scrivete, mi raccontate, mi domandate. E io sono il vostro specchio: ascolto, non giudico, analizzo, snocciolo.

Consapevolezza d’esser una bella donna o per lo meno così dicono.

Consapevolezza d’esser guardata tutte le volte che corro, esco con Africa, vado a comprare il tabacco o il giornale.

Consapevolezza d’esser desiderabile o desiderata.

Consapevolezza d’esser chiacchierata. Eh sì, che cosa strana, una donna così giovane, da sola, in una cittadina come Vercelli, dicono quando io passo a testa alta, coi capelli che vanno da una parte all’altra, col mio rossetto rosso e l’immancabile sorriso che mi contraddistingue.

Consapevolezza nel dire che tantissime persone mi vogliono bene e ne ho avuto la conferma negli ultimi mesi.

Consapevolezza nel dire che qualcuno mi invidia e io non ne capisco la ragione.

Consapevolezza nel riconoscere che non tutti hanno il coraggio ma io vi affitterei il mio per mostrarvi come si vive DA VERI LEONI anche solo per un giorno.

Consapevolezza d’esser adulta e di aver la capacità di mandare a fanculo tutte le volte che qualcuno, come dicono in Francia, piscia fuori dal suo vaso e viene inevitabilmente nel mio.

Consapevolezza d’esser una brava persona, che sa comportarsi, sa dialogare, sa adattarsi, sa gestire qualsiasi forma di problema.

Consapevolezza della non necessità di affannarsi per forza per il lavoro.

Consapevolezza di potermi sentire stanca e di affermare “Oggi non sono ispirata, oggi non lavoro”.

Consapevolezza di non sentirmi in colpa.

Consapevolezza di non esser sempre responsabile delle reazioni altrui.

Consapevolezza di poter attrarre qualsiasi uomo, di qualsiasi età, di qualsiasi cervello. Eh sì, a volte questo, aiuta la tua autostima.

Consapevolezza di esser una persona che “Fa girare il cervello”. O per lo meno questo è ciò che m’ha detto Massi, un mio amico, una sera qui a Vercelli.

Consapevolezza di non aver capito subito la frase ma di averlo visto negli occhi degli altri.

Consapevolezza di non esser ancora capace di accettare i complimenti altrui.

Consapevolezza di arrossire tutte le volte che qualcuno afferma qualcosa su di me di positivo.

Consapevolezza d’esser adulta e pensare: “Tu mi piaci. Io ti piaccio. Andiamo in all in”.

Consapevolezza di dire “Sono una donna che gioca a poker e non me ne vergogno perché uso il cervello”.

Consapevolezza di esser donna, di avere il ciclo mestruale e di concedermi pause che ritengo necessarie.

Consapevolezza d’esser ciò che sono grazie al passato, al presente, con uno sguardo fisso dritto dinnanzi a me: IL FUTURO.

Il futuro mi aspetta, il futuro mi lusinga, il futuro mi accoglie e mi accompagna verso un nuovo anno.

Il futuro siete voi che con gli anni siete più di venticinque mila persone che mi seguite, mi leggete, mi accettate, mi criticate.

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