“Elephant” di Alessia Vegro

“Non ci capisco niente di queste cose ma so che se uno suona è perché deve farlo. Penso che scrivere sia un po’ la stessa cosa. Se devi farlo, ragazzo, fallo, ma fallo bene. Devi sentirlo dentro prima di buttarlo fuori. Questo è jazz. Gioia e dolore gettati fuori assieme.”

Alessia Vegro ci trasporta con impeccabile successo tra le strade di una moderna New Orleans, a tratti cupa e nostalgica, ma sempre piena di vita, intenta a lasciarsi faticosamente alle spalle i danni inflitti dall’uragano Katrina. L’indimenticabile città del jazz, tra le cui strade si muove, incerto ma tenace, il giovane Chase. Con il suo stile profondo e a tratti introspettivo, Elephant – edito da Les Flaneurs – non arriverà dritto al punto fin dalla prima pagina, ma con la giusta dose di pazienza scoprirete perché un giornalista/biografo italiano ha messo piede in un luogo così lontano dalla sua patria. LeRoy “Elephant” è l’uomo che cerca, una vecchia gloria del jazz ormai lontana dai riflettori soprattutto da quando l’uragano gli ha portato via la moglie; un vecchio relitto, si potrebbe definire, che ha chiuso ciò che resta del suo cuore persino alla figlia e al nipote, di cui quest’ultimo pare aver ereditato la passione per la musica. Nonostante le difficoltà, i rifiuti e le conseguenze di ogni scelta che gli si para davanti, Chase si dimostrerà risoluto nella sua ricerca, nell’intento di puntare i riflettori non solo su LeRoy, ma anche su una promettente nuova stella del jazz… e magari su se stesso. Perché non si fa tanta strada, dopotutto, senza arrivare a definire meglio se stessi.

Tra le strade di una nostalgica New Orleans, Elephant sa mettere egregiamente a confronto musica e scrittura, due tipi di arte che trovano nella dedizione e la passione l’elemento comune, donando a ogni loro “esponente” il massimo valore a questo mondo.

Il libro merita 4 stelle su 5.

Come nasce quest’opera letteraria?

Elephant è una storia che mi ha pungolato il cervello a lungo, fino a quando non ho trovato il giusto tempo da dedicargli. Non saprei dire come nascano i miei scritti, in generale. Sicuramente mai a tavolino. Per lo più si tratta di suggestioni, di personaggi che semplicemente mi appaiono in testa e non se ne vanno fino a quando non do loro voce. In questo caso tutto è partito da LeRoy, soprannominato Elephant. Mi trovavo sempre a pensare a questo anziano musicista nero, che non mollava mai il suo sax. “Un guscio vuoto”. E’ questo il primo pensiero che ho avuto quando l’ho incontrato nei miei pensieri. Poco alla volta è diventata una compagnia stabile (e direi che mi è andata bene, visto che sono da sempre un’appassionata di jazz) e poi, giorno dopo giorno, si sono aggregati gli altri personaggi, ognuno con la storia di un pezzo della loro vita da raccontarmi e, per me, da scrivere.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Lottate per quello in cui credete. Che sia un progetto, un sogno, un ideale. Che sia nobile o banale, condivisibile o pressochè impossibile. Tutti noi possiamo raggiungere la meta che ci prefissiamo, per quanto sia difficile. E se anche dovessimo perderci per strada, se dovessimo rovinare tutto con le nostre mani, se fossimo costretti a prendere decisioni che influenzeranno irrimediabilmente la nostra esistenza, ricordiamoci che c’è sempre la possibilità di riscattarci agli occhi, innanzitutto, di noi stessi. Tutto il resto vien da sé, basilare è che restiamo fedeli alla nostra essenza.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

L’editoria al giorno d’oggi credo sia un’opera in divenire. Cartacei, digitali, audio… quello che una volta era “il libro” ora è un essere tentacolare che si manifesta in molti modi diversi, partendo dallo stesso testo. E se già prima ogni lettore poteva dare una propria interpretazione a un romanzo, un racconto, un saggio… ora anche la modalità di fruizione, a mio avviso, aggiunge significati. Pensiamo solo alla differenza tra il leggere e l’ascoltare. Il primo presuppone la massima attenzione, il focalizzarsi su un testo. Il secondo ci lascia liberi di vagare con lo sguardo e seguire in contemporanea tutta un’altra storia, quella della vita che scorre attorno a noi. Dai la possibilità a più persone di immergersi in un mondo letterario, magari mentre vanno al lavoro o corrono su un tapis roulant in palestra ma al tempo stesso, ed è solo un’opinione personale, neghi loro la possibilità di fermarsi a riflettere su certi passaggi, di immaginare la voce dei personaggi, le loro inflessioni, il ritmo del linguaggio. Però rendi più accessibile la cultura e questo è innegabilmente positivo. L’editoria si è arricchita di tante nuove sfaccettature, adatte ad un pubblico più ampio. Il problema purtroppo è spesso dato dal fatto che un lettore si ritrova sommerso da una quantità di opere, pubblicate da case editrici piccole, medie, grandi nonché dagli stessi autori che optano per autoprodursi, e fa fatica a scegliere. Si parla meno di un libro, mi riferisco a un testo nella media, non al capolavoro che conquista il mondo con il passaparola, perchè ce ne sono mille altri. E tra i tanti hai sempre paura di incappare nella storia magari interessante e originale ma non strutturata, con gap narrativi, con refusi e via dicendo perché non c’è stato un buon lavoro di editing e correzione bozze (e dopo qualche delusione, facilmente opti per tornare alla certezza del noto). L’editoria è un gioco di squadra e spero questo concetto prenda sempre più piede. 

Leggi il mio libro perché…

… perché permette di viaggiare fino a quella magica, musicale città che è New Orleans e renderci conto che tutto il mondo è America e America è in ogni parte del mondo. Io l’ho scritto con il desiderio di emozionare chiunque entrasse in contatto con questa storia, prima di tutto. Quindi… leggi il mio libro perché c’è un affresco della realtà in cui è facile ritrovarsi e perché, soprattutto, c’è il cuore.

Progetti futuri?

Al momento sono impegnata come sceneggiatrice, sia televisiva che cinematografica. Ho da poco terminato la stesura di un documentario e ora mi sto concentrando sulla sceneggiatura di un lungometraggio, un film per famiglie. Appena consegnato invece mi tufferò nella scrittura di una serie tv, un thriller storico.. Direi che il futuro imminente è bello denso di storie.

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“Resta viva” di Camilla Stenti

“A morire c’è tempo, è di vivere che ci si scorda sempre.”

Resta viva di Camilla Stenti – edizioni Dario Abate – è ben più di una storia o un titolo. È un ordine, un invito a non mollare, soprattutto se esso proviene dalle labbra di una ragazza condannata a morte. Tale resterà la protagonista di queste pagine ai nostri occhi: Gaia, ragazza ventiseienne di buona famiglia, senza vizi né bravate da chiudere nel cassetto “Ragazzate”, vede la sua vita crollare in mille pezzi nel giro di un istante, dopo che una telefonata le consegna una notizia che mai avrebbe voluto sentire. Gaia ha un cancro in fase avanzata, inoperabile; anche con le opportune terapie non ha che pochi mesi di vita. Che fare allora di fronte a una realtà così terribile? Quando la vita ti presenta all’improvviso un conto ingiusto da pagare? Nessuno merita un male simile, ma si fa in fretta a ritenere che ancora meno lo merita una come Gaia, che ha sempre condotto una vita retta e lontana da qualsiasi eccesso. Così comincia la sua lotta, fatta di ribellioni (sfizi da togliersi, potremmo dire, come farsi un tatuaggio) e decisioni drastiche, tra cui la scelta di non rivelare nulla alla sua famiglia. Perché la cosa peggiore del cancro – Gaia lo sa – non è quello che farà a lei, ma quello che farà ai suoi cari. Risparmiare un dolore, una rassegnazione contro l’inevitabile è l’ennesimo male che cercherà di risparmiare a una famiglia già colma di problemi. Problemi a cui Gaia non resterà indifferente, mentre nel suo impegno a restare viva assapora ogni singolo giorno che le rimane. Fino alla fine.

È una storia di lotta, di fratellanza e di amore; amore per la famiglia e per la vita in sé, fatta di infinite e meravigliose piccole cose che oggigiorno diamo per scontato… almeno finché una sentenza di morte non pende all’improvviso sulla nostra testa.

Allora si finisce inevitabilmente per vedere ogni cosa con occhi diversi. Ma non è così che dovremmo vivere i nostri giorni. Gaia lo sa. E dopo questa lettura lo ricorderemo tutti.

Come nasce quest’opera letteraria?

“Resta viva” è il primo romanzo che ho scritto, ormai cinque anni fa (quando ero ancora giovane!). L’idea alla base di questo libro è nata da un incubo che ho fatto e che mi è rimasto addosso per giorni: ho sognato di essere Gaia, il nome che ho poi scelto per la protagonista, ed ero così arrabbiata da non poter continuare a prendermela con chiunque avessi intorno. Dovevo scriverci sopra e dovevo parlare di lei per scaricare un po’ di collera. È nato, a dire il vero, come un progetto che sarebbe dovuto rimanere tra me e il mio cassetto, pieno di polvere. Non avrei mai immaginato che qualcuno, al di fuori di mia madre, potesse leggerlo.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Diverse persone, dopo aver letto il mio romanzo, mi hanno contattato per dirmi di aver trovato nelle mie pagine delle risposte a molte delle domande che tenevano per sé da tempo: c’è chi ha pianto, c’è chi ne ha approfittato per apprezzarsi e per apprezzare un po’ di più ciò che di buono ha, c’è chi si è ritrovato e riscoperto nella protagonista, come c’è, ovviamente, chi non ha gradito la sua storia.

Non ho mai avuto la presunzione di voler dare delle lezioni di vita. La mia paura iniziale era quella di lasciare indifferenti i lettori, e sono felice che, anche nei casi dei commenti e delle recensioni peggiori, questo non sia successo.

Credo che il messaggio principale sia questo (ma non è necessariamente il messaggio che è stato captato da tutti, né tantomeno l’unico presente nel libro): la vita non è controllabile, non sempre una condotta eccellente viene premiata e non sempre, ad attenderci, ci sono sorprese positive. La verità è che spesso si danno per scontate molte cose: persone, affetti, situazioni… spesso ne capiamo l’importanza solo quando siamo vicini a perderle del tutto.

“A morire c’è tempo, è di vivere che ci si scorda sempre”.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Personalmente, al momento credo che ci siano molti più scrittori rispetto ai lettori. Una cosa non esclude l’altra, certo… ma il paradigma è cambiato molto negli ultimi anni e, per me, adesso si considera ancora chi legge come un “sapientone intellettuale”. Scrivere, invece, fa “figo”, e a “farlo” spesso è un influencer, uno youtuber, e, in casi estremi, qualcuno che addirittura fa, dell’ignoranza, un vanto. Non penso che ci si improvvisi scrittori da un giorno all’altro, ma adesso ci sono più probabilità di (auto)pubblicare qualcosa di più o meno valido. E, se gli scrittori aumentano, i lettori sono pochi e sono sempre quelli. Sicuramente, gli audiolibri e i Kindle hanno permesso una più che positiva crescita del loro consumo, aiutata anche dal vantaggio dei prezzi dei libri in formato digitale. A essere sincera, per me, però, il formato digitale è quasi un’eresia: non posso immaginare di leggere un libro senza sfogliarlo, senza annusarne il profumo, senza toccare la copertina, fare il segno di dove mi sono fermata con un’impercettibile orecchia sul lato alto della pagina.

In un periodo come questo, in cui siamo stati messi tutti più o meno ai “domiciliari”, spero che in molti abbiano imparato a riapprezzare il gusto e la compagnia di un buon libro (a prescindere dal formato prediletto). Io, senza leggere, non sarei durata molto!

Leggi il mio libro perché…

Perché non dovresti farlo?!

“Resta viva” è una storia drammatica, estrema, piena di contraddizioni, di emozioni, di vita. È una vicenda semplice, che però tocca temi forti e complessi… e tratta una problematica attuale, che probabilmente (spero) non riguarda tutti direttamente, ma può riguardare un familiare, un conoscente, un collega…

Se hai voglia di emozionarti un po’ (e di piangere parecchio), fai scorta di fazzoletti e dai una possibilità a me e a “Resta viva”!

Progetti futuri?

Adesso come adesso, scrivo poco e studio tanto (purtroppo!). Coronavirus permettendo, dovrei finire presto gli esami e prendere la laurea magistrale in “Pubblicità, Comunicazione Digitale e Creatività d’Impresa”, il corso di laurea che mi ha portato a cambiare casa, città… e vita. Concluso questo percorso, mi piacerebbe riprendere e concludere una storia che ho lasciato in sospeso da troppo tempo. Anche questa non sarà di certo un Carnevale di Rio. Il genere sarà sempre drammatico, quindi molto probabilmente tornerò a farvi piangere e tornerete a maledirmi ancora un’altra volta.

In futuro, mi piacerebbe mettermi alla prova anche con altri generi, ho diverse idee al riguardo ma ancora niente di concreto su cui lavorare. Magari arriverò anche a farvi ridere, un domani!

Per il momento, prima il dovere e poi il piacere (ahimè!), prima la laurea, poi la scrittura.

Il libro merita  5 stelle su 5.

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“Sette diavoli” di Marco Archetti

A Maggio ho acquistato SETTE DIAVOLI di Marco Archetti, classe 1976 di Brescia.

La protagonista è Egle che ahimè nasce sfortunata.

Siamo nel 1945, perde i genitori, suo zio Alfredo se ne prenderà cura ma ne approfitterà e avrà la mano pesante.

Egle non è sola, ha un fratellino Maurino che ama, adora, protegge dal mondo.

Scappa da casa dello zio, lui la troverà e la farà ingannare da un ragazzo che fingerà d’amarla.

Poi un giorno Egle conosce Carmela, una prostituta che si prenderà cura di lei e del fratello ma la coinvolgerà in quella vita. Così Egle apprende come vendere il proprio corpo non donando mai il suo cuore.

Egle m’ha tenuto compagnia per un giorno intero. Mi sono innamorata di questo libro e lo consiglio a tutti.

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“Il tempo di un soffio” di Donato Di Capua

“Libertà è l’odore di una madre che non si distingue più da quello del figlio. Il petto si fa l’unico approdo possibile, l’unico desiderato. Serenità i suoi occhi, felicità il suo sorriso. Libertà i miei occhi, il mio sorriso, i miei sogni.”

Donato Di Capua ci conquista con mille altre frasi come questa, profonde come il mare, impresse tra le pagine del suo Il tempo di un soffio, edito da Les Flaneurs. Ci conquista narrandoci la dura battaglia del suo protagonista, Khalil, contro le molte avversità che hanno costellato la sua vita. Khalil è molte cose nel corso degli eventi: un egiziano; un immigrato; un sopravvissuto; un orfano; un innocente; un sognatore. Un musicista. Uno che, tra mille sforzi, dolori e un incrollabile amore per la vita, riuscirà ad affermarsi con l’aiuto della sua famiglia adottiva in Italia nel mondo della musica. L’autore riesce a catturare tutta la nostra attenzione grazie alla profondità del suo stile, rendendo straordinaria e commovente la storia di un giovane straniero… uno dei tanti “cercatori di speranza” che affrontano un viaggio pericoloso – e spesso mortale – pur di ottenere una vita migliore in un altro Paese.

Dopo aver letto questo libro è certo che guarderete con occhi diversi quella massa di cercatori che ogni giorno sfida il mare per raggiungere la nostra terra, ognuno con un sogno, con un passato, una famiglia, una vita. E vedrete Khalil in ognuno di loro.

Come nasce quest’opera letteraria?

Il modo di affrontare il fenomeno dell’immigrazione mi ha sempre turbato per me gli esseri umani devono avere pari opportunità, tutti devono avere il diritto di essere felici, quindi ho scritto “Il tempo di un soffio”.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

E’ un libro di formazione, una storia d’immigrazione in cui la vita diventa condivisione di emozioni. L’amicizia, l’amore, la fratellanza, la misericordia, in un racconto emotivamente forte, dove la musica unisce gli uomini in una società ideale guidata dal senso del bello

 Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Il mondo dell’editoria sta vivendo un periodo di crisi, si legge poco, il mercato è saturo di romanzi pubblicati a pagamento, gli editori non fanno il loro dovere. Non basta pubblicare un libro, bisogna promuoverlo, distribuirlo, curare presentazioni e ogni operazione che porta alla vendita.

Leggi il mio libro perché…

Semplicemente perché è un bel libro, trasporterà il lettore in un vortice di emozioni, il tempo non avrà regole, sarà gestito solo dal sogno…

Progetti futuri?

Lavoro su due nuovi romanzi, una storia vera sul campione del mondo  paralimpico Donato Telesca, che parteciperà alle Olimpiadi a Tokio e un romanzo su un pittore…

Il libro merita 5 stelle su 5.

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“La città del vizio” di Angela Bevilacqua

“Mi dice di resistere e di continuare a sperare nel futuro. Mi dice di tenere viva la speranza che è in me, di non lasciarla mai morire, perché finché ci sarà la speranza ci sarà anche la possibilità di una vita migliore.”

Il peccato, la caduta, l’oblio, la speranza, la redenzione. Un lungo, difficile percorso ben narrato nella brillante opera di Angela Bevilacqua: La città del vizio, edito da Guida. Tra queste pagine seguirete i passi di Elia, che inizialmente si presenta come un uomo finito, alcolizzato e ridotto sul lastrico dopo una serie di sbagli che hanno coinvolto persino chi amava. Aiutato da un curioso personaggio, l’Accidia, viene invitato nella Città del Vizio, luogo metafisico dove ogni piacere ed eccesso noto agli uomini è padrone indiscusso. Elia abbandona ogni indugio sapendo di non avere nulla da perdere: i cancelli della Città si aprono davanti ai suoi occhi mostrandogli tutte le sue forme di svago. In questo grottesco paese dei balocchi, l’uomo proverà dapprima a distrarsi, perdendosi tra gli innumerevoli piaceri e precipitando così in un oblio sempre maggiore, insieme a tutti i suoi “concittadini”, credendo di essere in paradiso. Ma la Città del Vizio si rivela ben presto l’esatto opposto agli occhi di Elia. Da allora avrà inizio la fuga, la disperata ricerca di una via d’uscita dall’inferno che non solo lo circonda, ma che brucia persino dentro di lui; la ricerca di una nuova occasione, allo scopo di redimersi e lasciare il suo drammatico passato alle spalle.

L’autrice dimostra tra queste pagine grandi doti narrative, ben bilanciate tra azione, introspezione e descrizione, con una varietà di personaggi caratterizzati e in grado di sorprendere man mano che si procede con la lettura. La città del vizio si rivela una grande metafora della vita umana, che allo stato attuale viene spesso associata a un vortice infernale ricolmo di vizi e tentazioni che rischiano di far precipitare ciascuno di noi in un baratro. Senza apparente via d’uscita. Ma al tempo spesso ci ricorda che, finché si vive, la speranza vive con noi. Non esiste peccato in grado di annientarla… e grazie ad essa siamo in grado di rialzarci da ogni caduta e avanzare.

Come nasce questo libro?

Io ho tre grandi passioni: il cinema, la scrittura e il disegno. “La Città del Vizio” nasce proprio grazie a quest’ultimo: un giorno mi sono divertita a immaginare i sette vizi capitali sottoforma di personificazioni e li ho raffigurati ognuno con le proprie peculiari caratteristiche. Ho pensato che sarebbe stato bello rendere dei personaggi così particolari i protagonisti di una storia e così ho cominciato a scrivere! Ho tratto ispirazione da alcuni romanzi come “Il Faust” di Goethe, “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov e “Pinocchio” di Collodi, ma anche dall’universo fantastico dei film del regista Terry Gilliam.

Al di là di quella che può sembrare una visione religiosa dati i personaggi e il contesto della storia, “La Città del Vizio” vuole mostrare che l’essere umano è fatto di luci e di ombre e che il bene e il male sono entrambi parte del suo essere. Nella vita si possono compiere degli sbagli, spesso vi è l’opportunità di rimediare, ma c’è chi la coglie e chi non la coglie. 

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Credo che bisognerebbe osare di più! Mi rendo conto che i lettori sono meno degli scrittori e che per ragioni di mercato si tende ad andare sul sicuro, ma mi piacerebbe che le grandi case editrici prendessero esempio da quelle piccole dando più spazio agli scrittori emergenti, invece di puntare sempre sugli stessi autori. Anche con i generi bisognerebbe spaziare: scartare a priori una storia solo perché il genere cui appartiene “in Italia non vende” è sbagliato. Se un prodotto di base è buono, quale che sia il suo genere, può trovare il suo pubblico, soprattutto se aiutato da un buon lancio pubblicitario. Ovviamente questo è il mio parere personale, ma capisco che non è così semplice.

Leggi il mio libro perché…

Perché verrai trascinato in un’avventura coinvolgente, ricca di rimandi all’arte, alla letteratura, alla storia e all’ esoterismo, ma allo stesso tempo capace di darti qualche spunto di riflessione. “La Città del Vizio” è adatto agli amanti del genere fantasy ma non solo: tratta di temi assolutamente reali per mezzo di elementi surreali che rendono il racconto originale e accattivante.

Il libro è nato grazie ai disegni dei Peccati Capitali, ma anche durante la scrittura mi sono aiutata realizzando degli schizzi degli ambienti della Città del Vizio. Dato che il disegno mi ha accompagnata durante tutte le fasi della stesura del romanzo ho pensato che sarebbe stato bello creare io stessa la copertina. Nell’illustrazione, la ragazza di spalle con i capelli al vento rappresenta il genere umano, le mani demoniache che tentano di ghermirla rappresentano la tentazione e infine i gigli la purezza.

Progetti futuri?

Sono al lavoro sulla pre-produzione del mio terzo cortometraggio e visto che guardo lontano ho già iniziato a scrivere la sceneggiatura di un lungometraggio. Sul fronte letterario invece spero presto di pubblicare un secondo romanzo. Io non mi fermo mai: la mia esigenza più grande è raccontare storie, quindi spero che sentirete ancora parlare di me!

Il libro merita 5 stelle su 5.

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“Kafka sulla spiaggia” di Murakami Haruki

Il mese di Maggio è iniziato col botto: il Corriere ha inaugurato una splendida iniziativa; 25 testi di Murakami Haruki al prezzo di euro 8,90 per 25 uscite.

Anni fa ho letto il suo libro quindi quando ho saputo di questa fantastica iniziata ho subito pensato che fosse una bella idea.

“Kafka sulla spiaggia” è un libro unico, con uno stile originale, surreale, distopico.

I protagonisti son numerosi e tutti rari nel loro genere.

Tamura Kakfa, protagonista quindicenne, decide di scappare da casa sua.

Abbandonato dalla madre a quattro anni conosce bene la sofferenza.

Tamura ha un alter ego, si chiama Corvo, ci parla spesso, comunicano, ragionano insieme.

Kafka scappa dalla sua città, arriva a Shikoku e passa le giornate in biblioteca fino a quando Oshima lo aiuta, lo assume e lo salva.

Oshima che si rivelerà esser una donna lo porta in una casa in montagna.

Nel mentre il padre di Kafka verrà ammazzato.

Figura centrale è l’anziano che parla coi gatti: Nakata.

La signora Saeki poi gli cambierà la vita.

Poi un fatto storico, una classe di bambini perde conoscenza, la maestra scrive una lunga lettera e…

Come posso parlarvi di questo capolavero?

500 pagine circa di puro surrealismo.

Amo leggere: è la mia vita.

Questo libro m’ha assorbito per nove giorni, è entrato dentro di me e lo porterò per sempre nel cuore.

Ogni martedì edicola un nuovo libro di Murakami: siamo già alla terza uscita.

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“La paziente zero” di Angela Gagliano

“Non esiste la perfezione. È tutta una fregatura.”

Angela Gagliano insegna questo e molto altro per bocca dei protagonisti di La paziente zero, edito da Les Flaneurs. Ambientato tra le meravigliose strade di Parigi, narra della giovane Colette che s’impegna a ricostruire l’ultimo periodo della sua vita con l’aiuto della sorella maggiore Nathalie. “Paziente zero” è come la definisce Nathalie dal punto di vista professionale, in quanto psicologa, per una ragione che diverrà chiara alla fine del romanzo. La vita di Colette ha subito infatti profondi cambiamenti dopo aver stretto un’insolita amicizia con Mèlanie, compagna di scuola benestante, viziata e autolesionista; questa, in cambio del silenzio di Colette sul suo problema, la include nel suo “mondo” tra abiti firmati, shopping e feste, trasformandola da ragazza anonima a popolare. Col tempo il legame tra le due si consolida, portando Colette a ricevere perfino le attenzioni dell’affascinante Conrad… ma nel frattempo le sregolatezze di Mèlanie porteranno all’aggravarsi del suo equilibrio mentale. E la ragione per cui Nathalie s’impegna a sondare così a fondo i ricordi della sorella verrà finalmente a galla.

Notevole è la forza emotiva permeata in queste pagine, in grado di conquistare tutta l’attenzione dei lettori con l’aiuto di un sapiente alternarsi tra presente e flashback, alla ricerca di una verità amara che necessita di venire alla luce.

A condire il tutto con un pizzico di sapore in più è la profonda atmosfera francese che circonda le due sorelle, mentre tra una pausa e l’altra si gustano ricette tipiche della loro terra. La paziente zero si rivela sicuramente un ottimo titolo con cui passare diverse ore, trasportandoci in un batter d’occhio tra le meravigliose vie di Parigi.

Come nasce quest’opera letteraria?

Sono stata adolescente e ho vissuto in prima linea le problematiche di questa fase di crescita. I giovani di oggi subiscono stimoli diversi da quelli a cui è stata sottoposta la mia generazione. In una realtà sempre più -social-, l’informazione è fondamentale. In questa storia ho voluto esprimere il disagio giovanile, ma sopratutto le conseguenze di un comportamento ermetico da parte dei genitori, che spesso rifiutano la realtà, per la paura e per l’incapacità di affrontare i problemi dei figli. Farsi aiutare non è un’espressione di debolezza, ma di grande coraggio.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Amatevi, incondizionatamente. Create un’identità vostra, che non sia la copia di nessun’altra. Siate gli influencer di voi stessi.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

È una realtà all’interno della quale è difficile emergere. Soddisfatto il bisogno di scrivere storie, la distribuzione viene subito dopo e l’offerta è così ampia che a volte ci si sente invisibili. Allo stesso tempo, i canali di comunicazione sono così ampi, che con qualche sforzo, un pizzico di fortuna e l’aiuto di professionisti del settore, ce la si può fare.

Leggi il mio libro perché…

Perché è una storia attuale, nella quale tratto tematiche di una certa delicatezza, senza girarci troppo intorno, da tutti i punti di vista, portando il lettore a riflettere su quanto siamo sia vittime che carnefici.

Progetti futuri?

Sono impegnata nella stesura di un romanzo ambientato nella Sicilia degli anni ‘70. Un omaggio alla mia terra di origine.

Per quanto riguarda l’attività a teatro, attualmente in sospeso a causa dell’emergenza sanitaria, sto ideando una sceneggiatura che prevede la regia a distanza, con l’obiettivo di realizzare un cortometraggio.

La paziente zero merita 5 stelle su 5.   

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“Poi quando torno mi metto a lavorare” di Manuela Del Coco

“Malgrado si sentisse sconfitto e inerme, Davide avvertiva un’impercettibile scintilla vitale che gli suggeriva di affrontare i suoi demoni senza tirarsi indietro. Quella dirompente sete di esistere che i suoi vent’anni si rifiutavano di annientare, si sarebbe inevitabilmente alleata con lui, nonostante tutto, se solo fosse riuscito a riappropriarsene. In quella flebile eventualità cercava sicurezza.”

Una triste realtà di un passato da non dimenticare è quanto vuole narrarci Manuela Del Coco in Poi quando torno mi metto a lavorare, edito da Esperidi. Una promessa oltre che un titolo, una vuota promessa di molte vittime della tossicodipendenza nell’Italia degli anni ‘80. Protagonista della vicenda è Davide, giovane leccese di buona famiglia, fan sfegatato di David Bowie, il classico ragazzo benestante che può avere tutto dalla vita… ma che nel profondo cova un enorme senso di vuoto. Un vuoto che riesce a colmare temporaneamente con la droga. Attraverso gli intensi capitoli vedremo l’intensificarsi del vortice di cui Davide si troverà prigioniero, tra alti e bassi, amori e amicizie che si consolidano o s’infrangono, le cadute e gli sforzi ripetuti per rialzarsi – e uscire dall’incubo – per poi precipitare ancora una volta nel vizio. E poi rialzarsi, ancora una volta.

Nella sua profondità e ricchezza di contenuti, Poi quando torno mi metto a lavorare si rivela un coraggioso invito a riflettere, a decidere una volta per tutte “cosa vuoi fare della tua vita”. L’assenza di sogni e aspettative è di certo una delle maggiori spinte verso la caduta nella tossicodipendenza, anche se si rivela in fin dei conti solo un sintomo. La radice del male si può trovare nella società odierna, che impone a tutti di avere un obiettivo… e non tutti riescono a visualizzarlo. Un problema che affligge soprattutto la nuova generazione, persino i giovani “fortunati” come Davide, e nell’incertezza che li opprime si fa strada solo la voglia di un piacevole – e mortale – oblio.

Come nasce quest’opera letteraria?

L’idea di questo romanzo arriva da molto lontano.

Si colloca infatti, a livello temporale, nella prima metà degli anni 80 a Lecce, la mia città, il luogo in cui sono nata e cresciuta e che quindi conosco meglio in assoluto.

E questo è fondamentale perchè anche se per il suo contenuto questa storia potrebbe essersi svolta ovunque ed in qualsiasi decennio dal 60 fino ad oggi, il fatto di essere ambientata proprio a Lecce ed in quel determinato periodo, la caratterizza totalmente.

Inizialmente pensavo che il fatto di aver scelto quel “dove” e quel “quando”, potesse risultare limitante rispetto ai lettori estranei alla città di Lecce e di cosa fosse in quel particolare periodo.

Ma il bello della lettura è proprio quello di lasciarsi trasportare in luoghi che non si conoscono e in tempi che non si sono vissuti per percepirne le sensazioni e immedesimarsi nelle ambientazioni che hanno caratterizzato una determinata vicenda.

La storia, in breve, è quella di un gruppo di amici ventenni, di estrazione sociale abbastanza diversa, che vivono il loro tempo in modo più o meno spensierato, tipico degli anni 80, con i suoi colori, le sue abitudini, la sua voglia di evadere dall’ordinario, il suo slancio economico che si avverte un po’ dappertutto, un tempo pieno di promesse, se cosi vogliamo dire, in un decennio in cui tutto pare possibile.

La vicenda si ispira a fatti realmente accaduti che sentivo di voler condividere per dare voce a quella parte di una generazione che è stata letteralmente falcidiata dall’eroina. Ma allo stesso tempo la storia è intrisa di nostalgia, di vecchi ricordi, di stralci di vita quotidiana e cartoline dal passato che ci riportano ad una città oramai profondamente cambiata, e non solo architettonicamente. Una città che è bello ricordare anche per quello che era, nei suoi scorci assolati e nei suoi paradossi, proprio come la vita di ognuno di noi.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Non ho un vero e proprio messaggio da lanciare. Mi auguro semplicemente di riuscire ad emozionare i miei lettori, e di far loro rivivere atmosfere passate che credevano dimenticate per sempre ma che hanno fatto parte della loro quotidianità per tantissimo tempo. Mi auguro che la musica che accompagna il testo faccia da sfondo ad una storia ricca di sensazioni vere e profonde.

Perché in questo romanzo la musica ricopre un ruolo assolutamente centrale. Come passione, ispirazione, bandiera generazionale e come vera e propria colonna sonora di un’intera esistenza.

Al seguente link la soundtrack con cui consiglio di accompagnare la lettura della storia: YOUTUBE

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Mi sono resa conto che scrivere oggi è diventato un fenomeno consueto, mentre leggere resta davvero un interesse di pochi. Per questo il mercato offre tantissime soluzioni per chi vuole auto-prodursi o farsi pubblicare, ma non riesce a trovare formule vincenti per attrarre i lettori.

Così quei pochi che amano leggere spesso finiscono per imbattersi in prodotti editoriali scadenti.

Leggi il mio libro perché…

Leggilo perché se hai vissuto gli anni ’80 con tutte le loro contraddizioni è un vero e proprio tuffo nel

Passato. Se non li hai vissuti è un ottimo strumento per scoprire quanto radicale sia stato il cambiamento delle nostre città ma soprattutto della vita sociale in genere negli ultimi decenni. Saprai quali erano le tendenze, le aspettative, le abitudini e i divertimenti di una generazione che ha fatto parlare tanto di se’.

I ragazzi protagonisti di questa storia ti accarezzeranno l’anima e ti porteranno a riflettere su ciò che siamo e perché lo siamo diventati.

Lecce non era Berlino, non era Milano, non era Bologna ma noi, gli adolescenti degli anni ’80, siamo stati l’ultima generazione libera, e probabilmente anche l’ultima ad avere, nel bene o nel male, davvero vissuto.

Progetti futuri?

Sto pensando ad un nuovo romanzo, ma è un progetto ancora in fase di elaborazione. Ci vogliono tempo ed ispirazione per raccontare una bella storia, una storia che meriti di essere amata e che entri nel cuore dei lettori.

Il libro merita 5 stelle su 5.

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“Giro di vite” di Henry James

Quando ho ricevuto Giro di vite in regalo ho pensato:
“Sì, copertina carina, sarà un bel classico”.

Mi sbagliavo: non è un classico qualunque ma un bel noir.

Un libro di 176 pagine che m’ha tenuto col fiato sospeso.

Il racconto ha conosciuto differenti interpretazioni, spesso mutualmente escludentesi; gli studiosi hanno cercato di determinare l’esatta natura del Male insinuatosi nella storia. 

Un libro che può esser interpretato, secondo me, a secondo degli stati d’animo.

I piccoli Flora e Miles son composti, educati, silenziosi: dei bambini modello; la loro nuova educatrice però non sa cosa le accadrà.

Una grande dimora, tanti domestici, uno zio assente e la signora Grose così timorosa e coraggiosa insieme.

Il piccolo Miles così educato ha combinato qualcosa di grave in collegio: non potrà tornarci.

La loro educatrice poi un giorno, poi una sera, poi durante il meriggio e in altre occasioni noterà della strane figure aggirarsi tra i loro spazi: dei fantasmi.

Flora un pomeriggio fugge, Miles morirà all’improvviso.. e non è tutto.

Leggetelo: non ve ne pentirete!

ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO.

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“Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazzariol

Lunedì il corriere ha suonato a casa, quale novità? Nessuna.

Son arrivati dei nuovi libri, così in un giorno e mezzo ho divorato questa lettura “Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazzariol.

Questo è il secondo testo che leggo dove si parla della sindrome di down.

Nessuna delle persone che conosco è SPECIALE come loro, così ho pensato che un buon testo, mi potesse far capire le loro splendide caratteristiche.

Ho amato questo libro per lo stile di scrittura, i dialoghi, le descrizioni di Giacomo, Giovanni, le sorelline, la figura del padre.

Chiave di lettura? Ironia. ASPETTO CHE ADORO!

Giovanni ha un cromosoma in più, ha una sua visione della vita, vive in un mondo diverso dal nostro e sotto alcuni aspetti migliore.

Non nutre rancore, non è negativo, vede del bello ovunque.

Vive la vita Giovanni, vive la vita per venti minuti.

Questo libro merita 5 stelle su 5. 175 pagine, prezzo di copertina 12 euro.

Se siete pigri o curiosi, potreste anche vedere il film. 🙂

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“L’isola dell’abbandono” di Chiara Gamberale

Ieri ho letto questo piccolo libro di 216 pagine che m’ha tenuto compagnia per un paio di ore.

L’ambientazione è tra Italia e Grecia: viaggio che mi piace molto anzi, magari, programmerò una vacanza a Naxos, l’isola dell’abbandono così descritta da Arianna, protagonista principale del testo.

Il libro tratta il tema della genitorialità, tema delicato e attuale sempre.

L’assenza come ricerca della vita: Stefano, folle, intenso, artista, Di così vero, pragmatico, amorevole; Damiano così ruvido ma così fragile.

La protagonista Arianna è combattuta sempre: da quando si sveglia fino a quando prova a dormire, diventa Madre aspetto che la cambierà da subito, una maternità diversa dalle altre, dalle altre persone con le quali ci si può rapportare.

Molte domande, dubbi, risposte, osservazioni all’interno del libro che ho trovato ESTREMAMENTE INTENSO.

Adoro lo stile di scrittura di Chiara Gamberale ed è un testo che consiglierei a tantissime persone.

“L’isola dell’abbandono” di Chiara Gamberale, 216 pagine, Universale Economica Feltrinelli.

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Quel piccolo oggetto in foto m’ha cambiato la vita, è in legno, rifinito ed è una taglia SMALL: CLICCA PER COMPRARLO.

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“Bushido. La via del guerriero”

Pochi giorni fa sono andata in Coop per far la spesa settimanale, mi son fermata nella zona libri, ne ho approfittato dell’offerta di Feltrinelli “2 libri a 10 euro” ed ecco qua: ho letto “Bushido. La via del guerriero”.

Il libro è a cura di Marina Panatero e Tea Pecunia che, in questo testo, ci fanno conoscere la storia dei samurai, definizioni, tradizioni, modi di pensare e d’agire, morte.

Così leggendo questo libro ho scoperto che i generali samurai amavano guardare le teste recise dei propri avversari che venivano accuratamente pettinate e messe in esposizione nelle proprie tende.

I Samurai pensano che chi critica continuamente riceverà il medesimo trattamento dagli altri, per esempio.

I Samurai affrontano le battaglie con forza, pazienza e tenacia; ovviamente senza cavallo e praticano una concentrazione mentale non da poco.

Il Samurai, per definizione, ha un’anima nobile, protegge il suo padrone, il terreno del suo padrone e la dinastia.

Secondo i Samurai l’ignoranza è illusione.

Secondo i Samurai gli umani diventano straordinari quando compiono scelte determinate dal loro pensiero.

Dal 1100 in poi, si parla di Bushido: apprendimento, formazione, esistenza, spirito del samurai, coraggio e altri fattori.

Un libro gradevole, forte, di formazione: 185 pagine.

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Se ti piace il mio segnalibro, ne ho acquistati 30, della collezione ispirata a Van Gogh, li trovi qua ad un prezzo onesto: AMAZON

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