Viva la vida! di Pino Cacucci

Pino Cacucci, classe 1955, giornalista, scrittore e non solo; ha scritto VIVA LA VIDA un un nuovo inno alla vita di Frida Kahlo, nota artista messicana e attivista nel campo della politica e della società di quegli anni.

Nata all’inizio del 1900, a 18 anni subirà un incidente che le segnerà la vita: la lotta contro la Pelona inizierà già da quel bus.

Di libri su Frida Kahlo se ne sono scritti davvero assai: il rapporto con Diego, le sue amanti, la lotta politica, le figure attive all’interno della sua vita, la sorella Cristina, i compagni di lotte.

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Questo piccolo libro è praticamente un monologo; è come se il sipario si aprisse e Frida Kahlo inizia a parlare, a narrare le sue vicende, le sue fughe amorose e le ferite invece sul cuore che le procurava Diego tutte le volte che la tradiva con qualche sua nuova musa.

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La forza di Frida Kahlo però è travolgente e nemmeno Diego, l’amore della sua vita, può abbatterla.

Frida ama così intensamente la vita che la difende coi denti fino ai suoi ultimi giorni.

(In questo articolo c’è praticamente un riassunto della mia passione per Frida Kahlo)

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Insieme a VIVA LA VIDA ho acquistato un secondo libro e ho ricevuto in omaggio la nuova trapuntina da divano. Lo sapevi di questa iniziativa?

UNIVERSALE FELTRINELLI

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Zetafobia 2: La città morta di Gualtiero Ferrari

Sono trascorsi sei anni dalla pandemia da H5N1v2, il virus appartenente al ceppo dell’aviaria che ha dato inizio all’apocalisse zombie causando la pressoché totale estinzione del genere umano.

Domenico, suo figlio Sebastiano e la moglie Lucrezia, scampati per il rotto della cuffia a orde di non-morti famelici, si sono rifugiati in una cascina diroccata nel folto dei boschi delle colline torinesi, riuscendo a sopravvivere fino a oggi.

Gualtiero Ferrari in Zetafobia2La città morta

L’isolamento della famiglia è bruscamente interrotto dal transito di un’automobile sulla Provinciale che serpeggia a fondo valle. Purtroppo la macchina, la prima a percorrere quella strada da mesi, termina la propria corsa contro una cabina elettrica nel centro del paese. All’interno dell’abitacolo una giovane donna è in travaglio e in procinto di dare alla luce il proprio figlio. Accorso sul posto per controllare, Domenico è riluttante, ma alla fine l’aiuta a partorire mentre Sebastiano abbatte gli zombie radunatisi lì intorno.

La situazione precipita, e la donna strappa a Domenico una scomoda promessa che lo costringe a recarsi presso l’ex distretto militare di Torino.

Appena padre e figlio tornano a casa, s’innesca un’accesa discussione: rischiare la vita mantenendo la parola data o dimenticarsi dell’intera vicenda? Lucrezia e Sebastiano la spuntano, convincendo Domenico a recarsi in città nonostante quest’ultimo sia convinto che la scelta corrisponda a un vero e proprio suicidio.

Il percorso che dalla periferia porta la famiglia sino alla Caserma è un viaggio nel passato. Le vie sono irriconoscibili e dense di pericoli mortali.

Entrati in contatto con altri sopravvissuti i protagonisti scoprono che molti sono regrediti, perdendo umanità ed empatia, mentre altri hanno fatto della parola comunità il proprio credo.

Giunti al Distretto la famiglia viene trattata con sospetto, soprattutto quando tutti i suoi membri rimangono bloccati a causa d’uno sciame di migliaia di zombie di passaggio in città.

I militari delimitano una linea di difesa e ingaggiano i mostri. La battaglia è brutale e a lungo incerta, ma i non-morti sono troppi e il fronte rischia di cedere.

Poco prima che gli zombie riescano a espugnare la Caserma arriva la cavalleria che, dotata di un’enorme potenza di fuoco, rovescia le sorti della battaglia.

Domenico, Lucrezia e Sebastiano approfittano della confusione del combattimento per tentare la fuga, ma le cose non vanno come le avevano pianificate.

SITO DELLO SCRITTORE

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Risponderei che sono un lettore con la passione per la scrittura, vecchio d’anagrafe ma ancora bambino dentro.

Come nasce la tua esperienza nella scrittura e dunque nella pubblicazione?

Come tutte le cose belle della vita la scrittura nasce un po’ per caso e con molta fortuna. Stavo attraversando un periodo personale complicato: leggevo molto, moltissimo, e mi ero fissato sul genere zombie. Nel giro di qualche settimana avevo finito i grandi classici ed ero passato agli autori meno conosciuti, per poi arrivare a romanzi e racconti che il grande pubblico non avrebbe mai letto. Ne terminai uno davvero scadente. Trama approssimativa e stile sciatto, per non dire di peggio. Ricordo che pensai: “Saprei scrivere di meglio”. Ecco, partì così. Il giorno seguente scrissi l’incipit di ZETAFOBIA e da allora non mi sono più fermato.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

Ci sono moltissimi autori italiani di grande talento che scalpitano per farsi conoscere. Non spetta a me dire se appartengo a questo gruppo, non posso giudicare me stesso, né posso valutare il mio talento. Gli scaffali delle librerie sono pieni di autori stranieri, bravi – anzi ottimi – ma a tutti i lettori chiedo di dare una possibilità anche a noi… anche a me. Leggeteci e leggetemi, poi valutate con onestà se davvero siamo così indietro rispetto ai nostri colleghi d’oltreoceano.

Qualche anno fa nelle classifiche dei thriller spadroneggiavano i mostri sacri di tradizione americana. C’è voluto del tempo ma a guardare le stesse classifiche, oggi, i nomi degli scrittori italiani svettano nelle primissime posizioni. Date un’opportunità a chi come me scrive per passione, potreste scoprire un nuovo mondo di letture.

Come definiresti il tuo stile?

Direi piuttosto asciutto e diretto. Nella scrittura non amo perdermi troppo in descrizioni eccessivamente particolareggiate o in viaggi onirici infiniti. Qualche pennellata di colore per poter trascinare il lettore nel vivo della storia, quella sì, ci deve essere, ma punto moltissimo a far provare emozioni forti: se alla fine di una scena il lettore ha le lacrime agli occhi, è spaventato o arrabbiato, beh… vuol dire che sono riuscito nel mio intento.

Quali sono i progetti futuri?

In questo momento sto lavorando sull’ultimo romanzo della saga di ZETAFOBIA. Avevo sospeso durante la pausa natalizia per dedicarmi a un paio di racconti che non volevano saperne di aspettare pazientemente il loro turno, così li ho scritti entrambi e mi sono liberato la testa dalla loro ingombrante presenza. Inoltre sto partecipando a un prestigioso concorso letterario nazionale con un romanzo distopico, una sorta di visione prospettica e disagiata del futuro ambientato qualche anno dopo la fine della pandemia da COVID-19.

FACEBOOK

Qual è il rapporto con i social?

Amore e odio, come tutti, credo. I social media sono importanti, soprattutto per farsi conoscere e per far conoscere i propri scritti ai potenziali lettori. Oltre a questo devo dire che nel corso degli anni ho avuto l’occasione di costruire alcune conoscenze che superano il mero rapporto digitale consentito dai social, e di questo sono felice, però bisogna sempre fare attenzione a non confondere ciò che accade su internet con la vita, quella vera intendo.

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“Vita mortale e immortale della bambina di Milano” di Domenico Starnone

Domenico Starnone non ha bisogno di presentazioni.

Vincitore del premio Strega nel 2001, continua la sua inarrestabile carriera dove la penna ne fa da protagonista.

Oggi vi consiglio il suo ultimo testo “Vita mortale e immortale della bambina di Milano”.

Lo scenario è Napoli e il protagonista è un bambino che osserva, immagina, narra, si innamora per la prima volta della bambina di Milano.

Affronta anche un duello, prove di forza o meglio di attenzioni nel cortile dove proprio la bambina di tanto in tanto si affaccia.

Poi però arriva la morte, la scomparsa, il trambusto.

(Approfondisci)

Gli anni passano e le verità sono altre.

L’università, Nina, l’esame di glottologia e le ore in cucina a registrare sui fogli le parole, i suoi, le cadenze.

La nonna: che cara figura all’interno di questo testo scritto con la sensibilità che solo Starnone riesce a fare.

Un centinaio di pagine che, però, vi sembreranno troppo poche se amate davvero il suo stile.

Io lo regalerei a Nonne, Zie, Mamme, chiunque.

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“Sangue sulla Croce” di Francesco Bonvicini

“Liebermann faticava a vincere i morsi dello stomaco, ma parimenti non riusciva a capacitarsi di quanto aveva letto. E non era che l’inizio! Certo, era perfettamente consapevole, come Feuerbach aveva cinicamente osservato, che l’amore non cresceva sugli alberi; ma quello non era odio, disprezzo, perché anche in essi esisteva una sorta di attrazione e di rispetto”.

Francesco Bonvicini torna con il nuovo capitolo della sua saga poliziesca ambientata tra le strade di Colonia: Sangue sulla Croce, edito come sempre da Pegasus. Questa volta, il sempre presente commissario di polizia Alois Liebermann e la sua squadra dovranno sbrogliare un caso che ha improvvisamente inondato di sangue la casa del Signore. L’assassinio di una suora darà inizio alle indagini – ma anche al ritrovamento di nuovi morti – riportando a galla una vecchia quanto sporca faccenda avvenuta in Sudamerica, che avrebbe coinvolto alcune figure della chiesa di Colonia. Per Liebermann, cresciuto come ben sappiamo tra le mura del convento di Sankt Alois, non sarà facile dipanare la matassa capitata improvvisamente tra le sue mani. Da un lato, il suo dovere di poliziotto che lo esorta a trovare l’omicida, con l’aiuto di vecchie e nuove facce; dall’altro, il timore di scoprire troppi sporchi segreti legati alla sua chiesa, al luogo e all’ordine che lo hanno accolto fin dalla nascita facendo di lui l’uomo che vede ogni mattina allo specchio.

In un articolato susseguirsi di eventi tra le strade di Colonia e di Malta si annidano l’energia e la conoscenza dell’autore su questo “mondo”, che ce lo presenta come sempre arricchito di accurate descrizioni delle strade e dei luoghi a cui è legato. Ancora una volta sembra davvero di muoversi tra le vie di Colonia a bordo delle auto guidate dalla Squadra Omicidi di Liebermann, coinvolgendoci in questo caso tanto quanto loro. Questo e molto altro fanno di Sangue sulla Croce un nuovo brillante capitolo di una saga che non cessa di stupirci con i suoi contenuti. 

Come nasce questo libro?

Beh, siamo giunti al quinto capitolo della saga “Sangue su Colonia” e quindi volevo aggiungere un nuovo tassello alle storie mano a mano raccontate. Il risultato è un romanzo crudo, a tinte forti, diverso dai precedenti ma non per questo, mi auguro, meno appassionante. In fondo, quando si ritorna ad occuparci di ambientazioni e personaggi ormai divenuti familiari, è un po’ come tornare a casa.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

I miei romanzi, in genere, a una prima lettura possono trasudare pessimismo, negatività ma, forse, è proprio partendo da questi aspetti che si deve combattere per portare, al contrario, positività, serenità, speranza. In fondo, se il delitto è il buio, la sua soluzione è la luce.

Leggi il mio libro perché…

Beh, come ho già accennato anche in altre occasioni, il bello della letteratura seriale è quello. Si può staccare per leggere qualcosa di diverso ma è la stessa cosa che viaggiare. Alla fine si torna a casa, perché ne senti nostalgia e hai bisogno di tirare il fiato. E tornare ad ambientazioni e personaggi già noti è la ricetta giusta, quella che manca ai romanzi e alle mode di oggi; le trilogie, per esempio.

Progetti futuri?

Lavoro a parte, sono su tre fronti: 1) Il sesto romanzo della saga, che s’intitolerà “Sangue su tela”; 2) Un racconto per il GialloFestival di quest’anno; 3) Un romanzo, staccato dalla mia saga, per il GialloFestival dell’anno prossimo o di quello ancora successivo.

Concludiamo?

La stessa di sempre, restate sintonizzati, bleiben sie dran!!!!

Il libro merita 4 stelle su 5.

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“Sorridere con gli occhi” di Bettina Delia Monticone

“Il 2020 è stato un po’ come quelle giornate che partono appunto storte e nulla riesce ad aggiustarle, come la fetta biscottata che cade sulla tovaglia al contrario e più cerchi di salvare il bianco, più diffondi la marmellata. Anche in quelle giornate, una piccola emozione può essere nascosta in una bustina di tè regalata per caso, in una cartolina senza francobollo e scritta a matita, oppure in un momento di fronte al lago in una giornata invernale umida e fredda”.

Bettina Delia Monticone sprigiona tutta la sua sensibilità e il suo talento in quest’opera autopubblicata: Sorridere con gli occhi, novella in undici atti che narra una varietà di vicende accomunate da un numero. Duemilaventi. Un anno che resterà per sempre legato a parole come “coronavirus”, “pandemia” e “lockdown”, durante il quale tutti noi abbiamo cercato di resistere, di adattarci e di andare avanti. Tra queste pagine troverete alcuni esempi: una serie di episodi molto attuali, caratterizzati da un’infinita varietà di elementi moderni di uso ormai comune – quali Whatsapp, i Kindle e lo smartworking – e accomunati dal duro periodo che stiamo vivendo tutt’ora.

Attraverso uno stile profondamente introspettivo e grande abilità nel narrare la quotidianità, il tutto condito con citazioni e vere parole dettate dal cuore, l’autrice ha saputo mettere su carta tutto questo in modo impeccabile, rendendo grandiose le “piccole” storie della gente che ci passa accanto ogni giorno, muovendosi in questa società che nel giro di un anno non è decisamente più la stessa. 

Come nasce questo libro?

Avevo iniziato a scrivere il mio primo romanzo nel tempo fermo che avevo tra le mani, poi, ho avuto l’idea della Novella: era ottobre e sarebbe stato un inverno di regole e quarantena e solitudine, ancora.

Un sabato pomeriggio sono uscita per fare la spesa e, in realtà, per incontrare lì la mia amica: l’ho vista e nel suo entusiasmo, nella semplicità di un gesto di forte affetto in una settimana di nulla, ho visto tanta bellezza. Ho capito che avrei voluto parlarne, attraverso le persone e quello che possono dare, così ho iniziato a scrivere la Novella e presto ho avuto le idee chiare sulla struttura della narrazione.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Nella vita quotidiana siamo rapiti da molti impegni e spesso finiamo in un groviglio di pensieri e fatiche nelle quali ci siamo messi noi: il legame con certe persone e la sana voglia di leggersi dentro può salvarci da tutto.

È importante capire che alcune persone davvero riescono a toccarci, in un mondo in cui ci si sfiora soltanto.

Ed è importante trovare le proprie scintille, piccole cure di ogni giorno per stare bene.

Leggi il mio libro perché…

Troverai sensazioni che fanno parte anche di te, oppure ne hanno fatto parte, e troverai la voglia di cercare il lato più bello di ogni giornata e il modo di vivere senza macigni sul cuore anche nei periodi più spigolosi.

Progetti futuri?

Mettendomi alla prova, ho scoperto che scrivere mi piace molto ed è quasi un bisogno, un antidoto al resto.

Ho iniziato a farlo “seriamente” con l’obiettivo di migliorare ed evolvere: in questi mesi ho concluso un romanzo e quando sarà pronto ai miei occhi, vorrei pubblicarlo. Mi metto in discussione continuamente e la revisione è una fase lunga per me perché oltre la trama e il senso della storia do molto valore allo stile.

Intanto, sento di avere ancora idee e la voglia di dare vita ad altri romanzi, a nuove storie.

Sento di essere in un momento di cambiamento, uno di quegli attimi di vita in cui qualcosa di nuovo “sta per succedere” e voglio assaporarne ogni emozione. Ogni giorno si fanno delle scelte e voglio pensare che le mie mi porteranno in un bel posto, adatto a me.

Il libro merita 4 stelle su 5.

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“Una voce particolare” di Stefania Cenci

“Siamo in un mondo ricco di informazioni scientifiche e abbiamo la tecnologia che fino a pochi decenni fa potevamo solo sognarla. Ma a livello spirituale siamo rimasti dei trogloditi. Siamo come un enorme gigante che usa solo la forza dei muscoli. La testa e il cuore dove li abbiamo lasciati?”

Stefania Cenci ci travolge con la sua dura realtà fin dalle prime pagine di Una voce particolare, sua opera autopubblicata che offre il suo contributo al collettivo grido di speranza contro l’ennesimo male dell’umanità. Protagonista è Paola, moglie e madre prigioniera di una doppia dipendenza dai cannabinoidi e dal cortisone (quest’ultima per combattere l’asma da cui è affetta); una combinazione pericolosa di sostanze che con il tempo arrivano a provocarle stati di allucinazione radicati alla sua passione per la musica. Così ecco che una “voce particolare” inizia a guidarla, a consigliarla, a spingerla su sentieri oscuri che la allontanano sempre più dal marito e la figlia. E quando il troppo stroppia – quando diventa evidente la causa di queste visioni – resta solo da fare la cosa giusta, pur difficile che sia: smettere.

Scorrevole nella lettura e dettagliato nei fatti, con una protagonista che entra nella storia con tutta la sua personalità, il carattere, il dolore, i sentimenti, la passione per la musica e per due cantautori in particolare. Una voce particolare si rivela una lettura a tratti dolorosa ma indispensabile per chi ricerca l’argomento della tossicodipendenza. Ricordando a tutti che esiste sempre una via d’uscita da questi tunnel.

Come nasce UNA VOCE PARTICOLARE?

Questo libro nasce da una travagliata autobiografia in cui ho estrapolato 14 anni e successivamente è nato un romanzo che è stato riassunto in 3. Scrivendo mi ero accorta che questa vicenda poteva essere interessante per capire il percorso psichiatrico che un paziente può avere, carico di sofferenze e a volte non se ne vuole sentire parlare perché vige ancora lo stigma di essere matti.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Voglio trasmettere al lettore, che sia paziente psichiatrico o meno, che un tratto di vita vissuta può essere di aiuto ad altri che soffrono più o meno degli stessi disturbi e quindi far capire le dinamiche che si instaurano nella famiglia ma anche nel paziente stesso.

Leggi il mio libro perché..

Perchè il lavoro interiore che si fa su se stessi è importante per crescere, leggere ha anche questo scopo e leggendo il mio libro si possono trarre spunti per una riflessione intenta a migliorare la propria vita.

COMPRALO CON UN CLICK

Progetti futuri?

Ho in progetto un altro libro, è ancora in cantiere e vorrei parlare di depressione stavolta, un disturbo che sta aumentando giorno per giorno.

Concludo dicendo che le autobiografie non sono molto gettonate ma, a parer mio, sono indispensabili per confrontarsi con la realtà. Si possono leggere milioni di romanzi ma si rischia di vivere una vita non propria con il rischio di perdersi in un’esistenza che non ci appartiene.

Il libro merita 4 stelle su 5.

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Le letture estive 2021

Leggere libri firmati #AutoriEmergenti è sempre una bella occasione per conoscere nuove realtà.

Ecco perché ho preparato un articolo di libri selezionati che vi consiglio caldamente.

Pronti?

Si parte!

 

“La banda del salame” di Luca Speciotti 

In un mondo salutista e vegano, un bambino cerca i genitori scomparsi in
circostanze misteriose. Chi lo aiuterà? Un professore, un prete o un
pensionato tuttologo? Dovrà guardarsi dalla “Banda del Salame”,
un’oscura organizzazione criminale che opera nel contrabbando dei salumi
e degli insaccati. Riuscirà a ritrovare i genitori e a salvarsi?

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“Sunrise” di Chiara Pagani 

“Ho toccato il fondo tante volte, però mai mi sono sentito così fottutamente nauseato da me stesso come in questo momento. 
Quanti sbagli sono concessi a un uomo, nell’arco della propria esistenza, prima di arrivare a quello irrimediabile?”

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“La memoria del tempo Libro primo ” – La memoria del futuro di Silvia Azzaroli e Simona Ingrassia

Dalia si fece una doccia veloce, indossò il pigiama, si mise a letto e prese il proprio tablet, dove iniziò a guardare le foto di Curtis.

Era davvero il bambino che aveva conosciuto nel 2685 nei pressi di una grotta. Lo ricordava molto bene. Era in compagnia di suo padre.

Scosse di nuovo il capo, mise via il tablet e decise di dormire.

Il torpore la vinse velocemente avvolgendola in uno strano sogno.

 

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“IL TEMPO: Una goccia di presente immersa nel passato” di Massimo Zurlo

 

 

“Certi treni, quando passano, o si prendono al volo o ci si finisce sotto!

 

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“La donna di lana” di Niky Marcelli

Un’avventura mozzafiato che, dalle spiagge di Cesenatico porterà le due protagoniste
sulle Dolomiti alla ricerca del misterioso e leggendario Regno dei Fanes, popolo che,
secondo il mito, sarebbe vissuto sulle tra il Cadore e la Val Pusteria a cavallo tra l’Età
del Bronzo e quella del Ferro.

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“Quando l’amore fugge via” di Lorena Milano

“Prima si arrabattavano a fare andare alla meno peggio quel matrimonio, ancora dentro di loro permaneva un’eco sbiadita dell’amore che li aveva uniti…ma quella sera ci fu il trionfo del rancore e, quando il rancore trionfa, l’amore fugge!”

 

 

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“Ufficio lettere perdute” di Stefano Mondini

La vicenda di un gruppo di impiegati presso un ufficio postale di Angers tra il 1967 e il 1968, narrata da un “personaggio” molto particolare: la Stanza 7, alias Ufficio Lettere Perdute, dove lavorano questi impiegati allo scopo di consegnare lettere prive di mittente o destinatario. 

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“Ti penso perché”.. a cura di Eleonora Marsella

Tredici racconti

Tredici autori

Un solo pensiero..

Mosaico Edizioni

 

“Sangue sulla neve” di Francesco Bonvicini

Tra indagini, sospettati e ricerche percorriamo ancora una volta la città di Colonia e zone limitrofe, accompagnando i solerti protagonisti mentre svolgono il loro lavoro.

«Un momento!» protestò, sputando la neve sporca che gli era entrata in bocca «Sono anch’io un poliziotto.»

La biondina rinfoderò la pistola e consentì a Lamprecht di rialzarsi solo quando, a sua volta, le mostrò il tesserino di riconoscimento.

«Potevi dirmi subito che eri un collega! Ma non mi aspettavo certo che ti comportassi come un maiale!»

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“Ritornare a vivere” di Andrea Dradi

Un inno alla vita attraverso pagine che profumano di fiducia verso un futuro inatteso.

Mosaico Edizioni

 

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Valentine Shanti in “Il colore delle foglie d’autunno”

“Le domande erano sempre le stesse, esattamente come un anno prima, come l’ultimo pomeriggio trascorso nel suo amato parco vicino a casa. Le stesse, identiche domande, dopo più di un anno ancora senza la benché minima risposta. E con ogni sforzo aveva provato a dimenticare, a non temerne il ritorno, o anche soltanto la paura ad esso legata, ma dannazione, tutto era tornato. Tutto quanto”.

Paure, tormenti, dubbi, sogni e speranze vorticano a lungo nella testa di Allison, protagonista di quest’opera autopubblicata di Valentine Shanti: Il colore delle foglie d’autunno. Sogni e speranze la spingono soprattutto a fuggire dalla casa del padre oppressore, ricco avvocato di successo che vorrebbe plasmare il suo futuro in ogni singolo aspetto. Così, armandosi di coraggio e qualche risorsa, spezza le catene di quella vita opprimente e intraprende un lungo viaggio che la conduce fino in Vermont. L’incontro con l’anziana ed eccentrica Emily le assicurerà un lavoro come erborista. Un nuovo inizio, dunque una nuova vita… ma le ombre del passato non si lasciano alle spalle così facilmente; e mentre l’odiato padre si ostina a darle la caccia per riportarla a casa, Allison dovrà fare i conti con una nuova minaccia, ben più oscura e inquietante, in agguato nel profondo dei suoi incubi e in attesa di colpire.

Ricordi, stati d’animo e introspezioni padroneggiano questo romanzo in modo brillante; nonostante il notevole numero di pagine si rivela scorrevole e lo leggiamo velocemente, trasportati da una curiosità crescente nei confronti di questa giovane, nella sua costante ricerca della libertà, senza mai arrendersi al vortice di oscurità che infuria nell’ambiente in cui è cresciuta. Libertà di vivere secondo i propri desideri: dovremmo averla tutti, in fondo, e l’autrice si rivela abile nel ricordarcelo attraverso queste pagine ricche di verità.

Come nasce questo libro?

Devo dire che sin da bambina le storie nei libri hanno rappresentato il mio passatempo preferito; insieme ai diversi personaggi vivevo avventure, emozioni, difficoltà. Mi tenevano compagnia, e grazie a penne autorevoli sono cresciuta imparando che la vita può essere vista e vissuta da punti di vista molto diversi tra loro ma ugualmente interessanti. E questo, perché forse dobbiamo sempre cercare la via di mezzo, l’equilibrio in ogni occasione che la vita ci pone dinnanzi. L’idea vera e propria di questo libro è nata quando ho deciso che dopo aver letto tante storie era venuto il momento di impegnarmi a scriverne una tutta mia. Ci ho messo tantissimo tempo perché era appena nato mio figlio e scrivevo praticamente solo di notte. Ma nonostante la stanchezza, che ricordo molto bene, rifarei ogni cosa.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Sicuramente che i figli non ci appartengono solo perché in quanto genitori abbiamo dato loro la vita. Per quanto difficile sia da ammettere, un figlio è una persona a sé, non un’estensione di chi l’ha messo al mondo. È questo il dolore più grande che la mia protagonista porta nel cuore, il fatto di non essersi mai sentita compresa nella sua natura così differente da quella del padre. Di essere cresciuta senza essersi mai sentita ascoltata.

E come secondo messaggio direi che per il tanto male fatto ad altri non c’è passato che tenga. Riuscirà sempre a tornare indietro e a riscuotere il prezzo dovuto.

Leggi il mio libro perché…

Perché l’ho scritto con il cuore, davvero. È una storia lunga perché ho desiderato intenderla come un viaggio in cui accompagnare il lettore alla conoscenza dei pensieri e delle emozioni che ogni personaggio vive. Se osservato con attenzione, anche chi appare estremamente negativo è, in fondo, semplicemente una persona che ha sofferto in passato. Non tutti però hanno la forza di trasformare la sofferenza in qualcosa di luminoso.

Progetti futuri?

Per il momento devo ammettere di non averne. Ma credo anche che l’ispirazione sia a noi più vicina di quanto pensiamo; è solo che a volte non si riesce a sentirla.

Il libro merita 4 stelle su 5.

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Marco Ferreri con Franco Spirito

“Il decisivo assalto alla sconvenienza non può che passare attraverso la scrittura, con successiva distruzione satirica, ricostruzione buddhista e accettazione finale”.

Con questa riflessione introduco il nuovo romanzo di Marco Ferreri, Franco Spirito, edito da Aletti, che ci catapulta nel vortice caotico della personalità umana. Un viaggio introspettivo attraverso gli occhi di Franco Spirito, voce narrante e protagonista che ci narra parte della sua vita nel corso degli anni, in un susseguirsi di eventi trascorsi alla ricerca dell’identità. Assunta dapprima l’identità di King inseguendo il sogno di affermarsi come scrittore di successo, fallendo, diventa poi l’instabile Luca, coltivando una serie di relazioni che insieme alle sue riflessioni lo tengono “sballottato per mesi in un vortice di disordine mentale”. Alla fine tutto diventa chiaro, e in un dialogo interiore ecco che si manifesta la realtà… la trasfigurazione finale.

Molto particolare, con un linguaggio accessibile ma non adatto per una lettura leggera, per la sua ricchezza di metafore, introspezioni e analisi sulla vita e la natura umana. Ottima scelta per chi ricerca l’evoluzione interiore al fine di approcciarsi meglio con il mondo circostante.

Come nasce questo libro?

In un passo del romanzo, Luca definisce la realtà come una continua storia interiore che ci narriamo per cavarne un senso di coerenza. “Franco Spirito” è proprio questa storia, in tutte le versioni che hanno affollato la mia interiorità. Non ha una vera e propria genesi, è sempre stato nel mio inconscio vorticando e mutando forme, situazioni, intrecci e attori.

Sicuramente, nel generare la spinta che mi ha permesso di trasporlo su carta vi era un desiderio comunicativo, la volontà di mettere un punto a certe esperienze, vere o immaginarie che fossero, e di dire la mia su alcune tematiche fondamentali per non perdere se stessi, o per ritrovarsi. Nonché quella di mettermi alla prova e dimostrare di essere in grado di trasformare, modellare e rielaborare il mio universo interiore in una storia lunga e coerente. In breve, ho concepito “Franco Spirito” come una prova di maturità letteraria, psicologica e spirituale.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

I messaggi sono molteplici e trasposti su tre piani: psicologico, filosofico e metafisico. Tuttavia, possono essere riuniti sotto un unico grande cappello: l′identità e la felicità dell′essere sono costituite dall′equilibrio tra le sue componenti, che per loro natura sono conflittuali e dicotomiche. Per raggiungere tale semplice verità il percorso di maturazione è tortuoso, costellato di sofferenze, pericoli e inganni, spesso autoprocurati. Tuttavia, non bisogna annegare dentro il mare della ricerca interiore, poiché fare ciò sarebbe un′estremizzazione: trovare il proprio senso delle cose è vitale, ma saperlo mettere da parte con una sana risata lo è ancor di più. E viceversa.

Riassumendo, il messaggio di fondo è: «Ogni cosa giusta rivela il suo contrario».

Leggi il mio libro perché…

Si tratta, almeno nelle intenzioni, di un tentativo di “fare letteratura”, una sfida concettuale al lettore come la intendeva Nietzsche e come non se ne vedono molte nell′editoria contemporanea. È un′occasione per conoscere tre punti di vista inconsueti sulla realtà, e, confrontandosi con essi, riesumare oppure lasciarsi definitivamente alle spalle alcune riflessioni esistenziali. Chi è alla ricerca di qualcosa dentro di sé lo troverà certamente utile. Chi non lo è o lo ha già trovato, beh, spero che possa apprezzare un′esposizione pulita e scorrevole della contorta complessità dei tre livelli dello spirito.

Progetti futuri?

Durante l′estate mi dedicherò alla promozione di questo romanzo, purtroppo a rilento perché sto operando molti cambiamenti nella mia vita privata, al fine di darle la direzione che ho sempre bramato. Inoltre, sto coltivando assiduamente il profilo Beneaththemask 00 sui social e su Wattpad, dove pubblico regolarmente racconti ed estratti dei prossimi lavori. Per l′autunno conto di raccogliere i migliori in un e-book, che spero sarà pronto per quando saremo al Salone del Libro. Inoltre, “Franco Spirito” avrà due sequel, dedicati alle due maschere King e Luca Giovine, ma ci vorrà un po′ perché ho intenzione di stravolgere la struttura della narrazione. Infine, ho in cantiere da quasi un decennio una serie fantasy/digital punk, “Elmur II”, il cui primo capitolo è piuttosto avanti nella stesura e con buona probabilità sarà completo entro l′anno.

Conclusioni?

“Franco Spirito” non è un libro per tutti, come molti mi hanno fatto notare. E non voleva esserlo. Le storie per intrattenere arriveranno, ma qui l′intento era più ampio: rappresentare una ricerca, manifestare una sensibilità e comunicare una visione. Sulla riuscita o meno di tale tentativo, mi rimetto al giudizio dei lettori.

Concludo dicendo che se il lettore si è sentito messo alla prova anche solo un quarto di quanto è successo a me durante la stesura, “Franco Spirito” ha centrato il suo obiettivo.

Il libro merita 4 stelle su 5

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“Ufficio lettere perdute” di Stefano Mondini

“Perché vi racconto tutto questo? Perché un bel giorno, come un fulmine a ciel sereno, la combriccola della Stanza 7 avrebbe accolto un altro personaggio che diverrà centrale in tutta questa faccenda, e che avrebbe cambiato tutti gli equilibri, un personaggio che mi avrebbe spinto a raccontarvi questa storia”.

Stefano Mondini, celebre doppiatore dell’odierno panorama cinematografico, oggi fa sentire la sua voce tra le pagine di Ufficio Lettere Perdute, edito da Mosaico Edizioni.

La vicenda qui narrata riguarda un gruppo di impiegati presso un ufficio postale di Angers tra il 1967 e il 1968; fin qui nulla di particolare, penserete, ma a rendere il tutto più originale è il narratore, un “personaggio” molto particolare. Si tratta in effetti di una stanza! O meglio la stanza, l’Ufficio Lettere Perdute dove appunto lavorano questi impiegati allo scopo di consegnare lettere prive di mittente o destinatario. Come se avesse una coscienza propria, l’Ufficio ci racconta fin dall’arrivo di un nuovo dipendente, il giovane e attraente Febo, giunto dal lontano Canada. Questi, piuttosto misterioso e vago sul suo passato, ben presto conquisterà la fiducia dei suoi colleghi iscrivendoli come coro al prossimo concorso canoro di Parigi e aiutandoli a modo suo in varie questioni personali. Il tutto sotto l’occhio invisibile ma attento della Stanza.

Stefano Mondini dimostra grande capacità nel raccontare questa vicenda, combinando un’ambientazione tutta nuova – ben lontana dagli standard letterari – e un narratore originale e pittoresco, che ci scaglia lontano, in un’altra epoca, pregna del “fascino” che ancora possedevano le lettere scritte a mano. Questo è forse il maggior intento dell’autore: attraverso questa storia affascinante e descritta con uno stile limpido e incalzante, ci consente di ricordare un vecchio “potere” della parola scritta. Il gusto di una volta, fatto di carta e inchiostro, di tempo per decidere con una penna tra le mani cosa scrivere e inviare al destinatario. Ufficio Lettere Perdute è carico di questa e altre verità, frutto del lavoro di un uomo che ha fatto della voce la fonte del suo successo… e senza dubbio ne otterrà ancora con quel che ha scritto.

Come nasce questo libro?

Nasce dalla voglia di raccontare l’interazione delle persone. Poi mi piaceva molto raccontare la coesione tra le persone attraverso qualcosa che potesse unirle in modo da non snaturare ciò che sono. In questo caso la musica. E non ultimo il far raccontare tutta la storia da un punto di vista molto diverso dalla norma, ovvero da un ufficio e non da un narratore umano, mi ha appassionato.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Intanto vorrei far conoscere ai più giovani gli albori del ‘68, ma solo lo sfondo, far capire loro come era il mondo in quel momento di passaggio. E che insieme si può ottenere tanto, soprattutto in un momento molto individualista come è oggi.

Leggi il mio libro perché…

Perché voglio far divertire le persone, le voglio far sognare. Sarà che sono un sognatore da sempre e credo che sognare sia il sale della vita.

Progetti futuri?

Ho già un paio di idee per un nuovo romanzo, devo scegliere quale inseguire. E ho in mente anche un testo teatrale che andrebbe ad aggiungersi agli altri che ho già scritto. Nel frattempo continuerò il mio lavoro di doppiatore e di insegnante.

Conclusioni…

Far parlare i muri è stata un’esperienza che mi ha molto arricchito. Calarsi in cosa avrebbe pensato un ufficio mi ha stimolato molto e sfido il lettore a immaginare il finale di questo romanzo.

Il libro merita 5 stelle su 5.

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“Galassie Perdute 3 di Vittorio Piccirillo”

Vittorio Piccirillo torna nel mondo editoriale con un nuovo libro “Galassie Perdute 3”, dove la fantascienza gioca un ruolo principale.

Dopo le tragedie che hanno sconvolto la sua esistenza, Kendra si è prefissata un unico obiettivo: lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare da capo. Cosa non facile, ma non è sola. I suoi compagni sono al suo fianco, la sostengono, la fanno sentire al sicuro. Insieme a loro sente di poter andare avanti, di essere in grado di costruire qualcosa di nuovo.

 Tuttavia il destino ha altri piani.

Sebbene le forze misteriose che hanno tramato nell’ombra siano state sconfitte, il cupo retaggio del suo passato, che ha rifiutato ma dal quale non riesce a liberarsi, continua a tormentarla. Nel frattempo, una nuova minaccia tesse la sua tela proprio attorno a Kendra e ai compagni, in paziente attesa del momento migliore per farli cadere in trappola. Quando i tre se ne rendono conto è ormai troppo tardi. Ancora una volta la giovane è costretta a confrontarsi con il dolore e con la paura, a lottare per la sua stessa vita, ad affacciarsi pericolosamente sul baratro dell’oscurità.

Come nasce questo libro?

Come indicato nel titolo, “Galassie Perdute – Libro terzo: Privazione” è il terzo romanzo di una serie che comprende “Galassie Perdute – Libro primo: Innocenza” e “Galassie Perdute – Libro secondo: Coscienza”. In questo volume ritroviamo la protagonista Kendra alle prese con le conseguenze delle scelte che ha fatto in precedenza, e assistiamo alla sua progressiva crescita interiore a mano a mano che si confronta con nuove esperienze. Intanto, da un lato appaiono nuovi antagonisti e dall’altro ne rientrano in scena alcuni che sono già stati respinti ma non sono disposti ad arrendersi così facilmente.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

All’interno della serie vi sono due grandi linee guida. La prima è la necessità di prendere coscienza che tutte le nostre scelte, anche quelle in apparenza più banali, hanno conseguenze che non immaginiamo: è un’esortazione a compiere ogni azione in modo responsabile, tenendo conto che esistono anche gli altri. La seconda è che dobbiamo conservare la nostra identità e la nostra integrità morale a qualsiasi costo, senza lasciarci condizionare dalle situazioni e senza permettere a nessuno di imporci ruoli nei quali non ci riconosciamo.

Leggi il mio libro perché…

Perché si tratta di un romanzo di fantascienza e in particolare di space-opera. Pagina dopo pagina, seguiamo Kendra in una serie di avventure ricche di azione, che ci conducono in luoghi suggestivi ed esotici negli angoli più remoti del cosmo. Nel mentre, insieme alla protagonista ci soffermiamo a riflettere sulle situazioni e non possiamo che provare le stesse, intense emozioni.

Progetti futuri?

Al momento è in fase di realizzazione il quarto volume di questa serie che mi sta regalando grandi soddisfazioni, grazie anche al tuo insuperabile contributo. Se le cose continueranno in questo modo resta un ampio margine di manovra, perché le vicissitudini di Kendra sono tutt’altro che concluse. Vi sono altri progetti in cantiere, ma come sai non amo parlare delle cose prima di farle, quindi mi limiterò a dire a chi legge di seguirmi e stare a vedere.

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“Eterno Autunno” di Luca Angelo Spallone

“Ecco allora che nell’oscurità del mondo, saturo di violenza, guerre, contagi e cronaca nera, i libri possono e devono essere i nostri piccoli barlumi di luce, le torce grazie alle quali si può entrare nelle caverne, le scintille che accendono il fuoco e ci guidano verso un’uscita di sicurezza personale”.

Una magistrale prefazione quella che ci introduce alla lettura di Eterno Autunno, opera d’esordio di Luca Angelo Spallone edita da i Robin&Sons.

L’autore ci regala in questo volume dodici storie brevi, dodici episodi da brivido che spaziano tra l’horror, il thriller e il fantastico. Incubi, per definirli tutti insieme sotto un’unica parola. Un susseguirsi di eventi soprannaturali e drammatici che, seppur slegati l’uno dall’altro nei contesti, sfociano tutti in un’esplosione di puro orrore. Leggendo queste storie si farà presto ad accostare il nome di Spallone a quello del grande Stephen King, data la “potenza” dell’incubo che l’autore riesce a esprimere tra le righe, storia dopo storia. Pagine scorrevoli ma cariche di dettagli cruenti, che coinvolgono il lettore in un viaggio inquietante dall’inizio alla fine insieme ai numerosi personaggi protagonisti di queste scene, a volte vittime, a volte autori, di fantasiosi orrori. In definitiva, Eterno Autunno si rivela un titolo promettente che rimarrà impresso nella mente dei suoi lettori come un film.

Il libro merita 5 stelle su 5.

Come nasce questo libro?

In realtà scrivere mi è sempre piaciuto. Avevo già pubblicato qualcosina in giro, ma non so perché, non avevo mai tanto preso in considerazione l’idea di creare un libro tutto mio. Poi i racconti che scrivevo per semplice diletto hanno cominciato ad accumularsi e così sono arrivato alla fine. Possiamo forse dire che è stata una naturale evoluzione del processo creativo in atto, anzi – meglio ancora – l’ovvia conclusione. Però, se vogliamo parlare in termini più pratici, un libro di dodici racconti ha ovviamente dodici inizi diversi e dodici conclusioni altrettanto diverse. Probabilmente ciascuno di questi racconti nasce da un momento della mia vita, da un ricordo o da un timore. Alcuni sono stati riscoperti dopo anni, e rinnovati. Altri sono stati scritti di getto. In ultima analisi penso che si raccontino dodici storie in Eterno Autunno, perché ne possa emergere solo una. La mia.

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Quale messaggio vuoi trasmettere?

La risposta a questa domanda potrebbe essere a sua volta un libro! Innanzitutto non sono uno che crede molto nei messaggi. Sono relativamente scettico rispetto alla possibilità di veicolare insegnamenti, valori, sentimenti o quello che sia attraverso un libro. D’altro canto mi rendo conto che ogni narrazione, per essere degna di nota, ha necessità di evidenziare il proprio punto di vista sulla realtà. Forse anche di trattare un tema che sia familiare o quantomeno comprensibile per il pubblico. Inoltre, a questo proposito, vorrei che il lettore riuscisse a ricavarne qualcosa in maniera autonoma, nell’ottica di un ipotetico dialogo con lo scrittore. Poi nel caso specifico di Eterno Autunno non dimentichiamoci che si tratta di dodici racconti, quindi potenzialmente dodici messaggi. A questo punto la cosa più semplice da dire è che attraverso le lenti dell’orrore e del fantastico mi sono divertito a stimolare il lettore su alcuni temi scabrosi come l’abbandono, la solitudine, la morte…

Leggi il mio libro perché…

Perché è un bel libro. È un libro pensato per intrattenere, turbare e spaventare. È un libro che mira a mettere in dubbio le certezze che ciascuno ha. Allo stesso tempo non è un horror canonico e per questa ragione ritengo che sia adatto a tutti, tanto ai cultori del genere, quanto ai neofiti o ai semplici curiosi.

Progetti futuri?

Ho da poco tempo completato la sceneggiatura di un fumetto. Un mio amico – disegnatore professionista – è già all’opera con gli studi dei personaggi e gli schizzi degli ambienti. A breve cominceremo la ricerca di un editore, e se tutto va bene anche il 2022 porterà qualche interessante novità.

Conclusioni …

Scrivere un libro è come partire per un viaggio senza conoscere la destinazione finale. I libri sono passaporti che ci permettono di viaggiare con la fantasia, oppure ponti che ci uniscono alle altre persone ma anche chiavi che aprono le porte della realtà. Sono contento di aver contribuito a tutto questo, seppur in maniera minima. Il mio più grande obiettivo è insinuare dubbi, evocare emozioni e suscitare riflessioni nel lettore.

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