“La modella di Klimt- La vera storia del capolavoro ritrovato” di Gabriele Dadati

Viene definita la Gioconda di Piacenza, in molti ne hanno sentito parlare, in pochi conoscono la sua vera storia: Gabriele Dadati con La modella di Klimt- La vera storia del capolavoro ritrovato lascia tutti senza fiato.

Andiamo in ordine perché a volte le date son importanti.

Sono trascorsi dieci anni da quando si è spento Stefano Fugazza, ex direttore della Galleria d’arte moderna Ricci Oddi e Gabriele Dadati viene chiamato per organizzare questa fantastica occasione dove l’arte incontra la gente.

Nel 1996 avviene un fatto singolare, una scoperta allucinante, si scopre che il Ritratto di signora di Gustav Klimt è stato dipinto due volte, due tele differenti e verrà poi “rubato” senza ricevere notizie per un po’ di tempo.

Qualcuno dice di averlo visto, qualcuno dice che forse si trova in Spagna ma nessuno sa la verità.

Poi un giorno la verità va a cercare Gabriele Dadati e con la meravigliosa tecnica del flashback il romanzo scorre tra le mani di noi lettori senza lasciar dubbi: Gabriele Dadati ha in mano una storia straordinaria e il suo stile descrittivo può solo conquistarti pagina dopo pagina.

Il primo elemento che m’ha colpito è l’amore che l’autore prova verso la moglie, ne parla con parole forti, emozioni che spesso non hanno bisogno di descrizioni, fortunata Laura, ho pensato durante la lettura delle prime pagine, come dice Dadati: “Io le ronzo attorno come un moscone”.

Gabriele Dadati con La modella di Klimt- La vera storia del capolavoro ritrovato è un libro che vi ruberà il sonno.

Libro pubblicato nel Novembre 2020 con Baldini+Castoldi, prezzo di copertina 17 euro, 222 pagine.

HO ANCHE AVUTO IL PIACERE DI INTERVISTARE L’AUTORE, DOPO LA MIA FOTO PUOI CONOSCERLO MEGLIO.

Come nasce questo libro?

Nasce da una forte emozione: quella del ritrovamento, avvenuto nel dicembre 2019, di Ritratto di signora di Gustav Klimt, un capolavoro rubato alla mia città, Piacenza, quasi ventitré anni prima. Ne siamo rimasti a lungo orfani e quando l’opera è tornata misteriosamente a casa si è mosso qualcosa dentro di me. Anche e soprattutto perché il ritorno sembrava medicare una ferita che si era portato nel cuore a lungo Stefano Fugazza, direttore del museo che la conservava e mio maestro, scomparso nel maggio 2009.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Più che di messaggio, parlerei di temi. Il più grande è quello della convivenza con la propria solitudine: si tratta di un romanzo lungo un secolo, che attraversa l’Europa del Novecento, e i suoi personaggi devono sempre lottare per trovare gli altri, per rendere solidi i propri affetti. Un altro grande tema è senz’altro quello del doppio: ogni personaggio crede di essere qualcosa e invece è qualcos’altro. Solo che neanche lui lo sa. E deve scoprirlo.

Leggi il mio libro perché…

E’ un libro di una dolcezza struggente, io credo. E spesso il lettore vorrebbe abbracciare alcuni dei personaggi, far loro forza, consolarli. Questo li rende molto vicini.

Progetti futuri?

Dopo tre romanzi, lavorerò a una biografia di un grande del secolo scorso troppo poco conosciuto. Sarà una biografia “per luoghi”, perché andrò sulle sue tracce. Una biografia-viaggio. Preferisco però non svelare il personaggio, per ora.

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Adriano Olivetti- Il dente del gigante

Adriano Olivetti è stato un uomo che in Italia, ma non solo, ha fatto la storia.

Morto nel 1960 siamo qui a parlarne: perché?

Imprenditore, studioso, ricercatore, politico, ingegnere, politico. Cos’altro dobbiamo dire?

La Olivetti ha una certa fama di dinamismo, capacità ed è considerata antiburocratica.

Adriano Olivetti ha lasciato un segno nell’organizzazione aziendale, andando a istruire i suoi collaboratori secondo i suoi princìpi.

Innovatore della macchina da scrivere, anche grazie al padre, l’imprenditore ha dimostrato l’importanza del lavoro di gruppo, dell’empatia nata dall’unione di idee e dalla bontà delle persone che lavorano con scopi comuni.

Editore per EDIZIONI di Comunità ha dichiarato durante un’intervista che le copertine erano tutte scelte da lui, no, i testi non li leggeva tutti e è sempre stato propenso nella richiesta di aiuto solo in casi specifici.

Muore nel 1960 su un treno diretto per la Svizzera improvvisamente.

Montale dichiarava che Olivetti fosse un grande esempio di UOMO NUOVO.

Per approfondire l’argomento consiglio: IL DENTE DEL GIGANTE.

LIBRO

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“Fatto a Post@” di Jacqueline Dupeyron

“L’era dei social, l’era delle immagini. Delle visualizzazioni, della condivisione, del regalare i nostri sguardi agli altri.”

L’era che ci sbatte in faccia con delicata e variopinta ironia la brillante Jacqueline Dupeyron, blogger e ora autrice di Fatto a Post@, pubblicato da PortoSeguroEditore. Tra queste pagine troverete una gran varietà di pensieri e riflessioni che spaziano tra poesia e prosa, nate da un profondo desiderio dell’autrice di raccontarsi.

Un desiderio che accomuna di certo ogni autore, ma che Jacqueline riesce ad adattare egregiamente al sistema attuale: un sistema “infettato” da social network, globalizzazione, likes, connessioni.

La rete, in una sola parola, nella quale devi essere incluso per poter andare avanti, per stare al passo. Un sistema la cui legge primaria sembra essere: “integrati o sparisci”.

Una rete che il più delle volte, come giustamente ricorda l’autrice, ci imprigiona in una quotidiana routine, a volte piatta, desolante: giornate che cerchiamo di rendere diverse – speciali – nei nostri gesti, nei nostri pensieri.

Jacqueline lo dimostra egregiamente, attraverso questa “visione personale e ottimistica della nostra società e del nostro vivere i tempi odierni tra ricordi, sogni e desideri”.

In definitiva, Fatto a Post@ si rivela una simpatica, e ora più che mai necessaria, lotta verbale contro l’era dei social per l’affermazione della propria identità. Consigliato a tutti coloro che cercano ispirazione per la definizione di se stessi in questa società opprimente.

Come nasce questo libro?

Il libro nasce dalla voglia di condividere delle emozioni, di raccolta la mia visione del mondo, la sua poesia, senza nascondere nulla e senza si spera omettere niente.

Inoltre dalla richiesta di chi mi legge dal primo giorno del blog…

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Ottimismo, un messaggio di buona volontà, che la vita prende certo ma dà anche, che non è nulla dovuto, che dipende anche da noi.

Leggi il mio libro perché…

È condividere il tempo di un caffè, un aneddoto, un racconto, una confessione, una battuta… insomma la vita in tazzine di caffè.

Progetti futuri?

Tanti, tantissimi, un romanzo già in viaggio, poi l’abecedario del caffè, tante parole e tantissimi pensieri che voglio raccontare e fare emozionare, in racconti onomatopeici.

Il libro merita 5 stelle su 5.

Vuoi leggerlo? Te lo consiglio!

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“Buio” di Dacia Maraini

La scorsa settimana ho comprato Buio di Dacia Maraini.

È il primo libro che leggo di questa autrice e son felice di averlo fatto.

Buio è una raccolta di racconti uniti da un filo conduttore, ahimè, la violenza, spesso, sui minori. C’è sempre un commissario, donna, Adele Sòfia che tiene le fila di queste vicende con destrezza e capacità d’animo.

Ho divorato questo libro in due giorni, la prima notte non riuscivo a dormire: le parole lette erano entrate dentro di me e non volevano più uscire.

Le raccolte di racconti sono spesso sottovalutate, niente di più sbagliato.

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Gli scritti di Dacia Mariani stanno dalla parte dei più deboli raccontando storie di bimbe, bimbi, genitori spaventati, genitori a volte disattenti e uomini cattivi.

Duecentoquindici pagine, ad un prezzo di copertina veramente basso.

Casa editrice: BUR.

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“La famiglia Karnowski” di I.J. Singer

La famiglia Karnowski è un testo che mi ha tenuto compagnia per un mese, generalmente un testo così lo avrai letto nella metà del tempo ma ho voluto centellinare le pagine, le emozioni.

È un testo che mi è stato regalato dal mio migliore amico Achille, lui sì che mi regala sempre testi validi per il mio cuore. Famiglie, storie, tre generazioni, mestieri, i viaggi, l’Europa, poi l’America, un finale che non mi sarei mai aspettata.

È un testo che ognuno di noi dovrebbe leggere almeno una volta nella vita, un grande classico che vi accompagnerà secondo me durante le vostre giornate. Un testo coraggioso, intimo, denso. 

Il lettore potrà immergersi nell’affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi – Polonia, Germania e America -, la saga dei Karnowski.

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Lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniate e nemica, la contraddizione che innerva l’intera storia familiare.

Un libro che DOVETE LEGGERE!

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“Il diario del silenzio” di Martina Vaggi

“Il panico dell’infermiera era palpabile, così come la sua profonda ansia. Dentro di lei si muovevano varie cose: paura di non essere all’altezza della situazione, dolore per ciò che i suoi occhi vedevano tutti i giorni e non riuscivano ad accettare, un’ansia che aveva a che fare solo in parte con la situazione che stava vedendo. Era anche l’ansia di chi sta crescendo troppo in fretta e si sta perdendo.”

Martina Vaggi esordisce con una raccolta autopubblicata di tutto rispetto, in questo anno così drammatico: un 2020 che ci ha oppressi, fin dalla sua alba, con l’ansia e la paura generati dal dilagare della pandemia da COVID19, e le conseguenze a livello globale. Il diario del silenzio raccoglie cinquanta storie ambientate in questo clima, in particolare nei mesi del lockdown: cinquanta episodi, cinquanta vite, cinquanta punti di vista; cinquanta paia di occhi che hanno visto da vicino l’incrementarsi del numero di contagi, di vittime, di mutamenti della società su ogni livello. Tra ricoveri ed emergenze, chiusure di attività e smarworking, tra crisi e speranza per un domani migliore – tra rassegnazione e fede – l’autrice ci mostra tutto l’impatto avvertito dalla società in un evento mondiale senza precedenti, attraverso la cronaca dei singoli individui.

Uno stile pulito, scorrevole e profondo al punto giusto che ci narra storie reali, ci parla di vite comuni, vissute da qualcuno che potrebbe vivere accanto a noi senza nemmeno saperlo, o in cui possiamo rispecchiarci. Uomini, donne e bambini la cui storia, impressa su carta, permetterà a tutti quanti – a chi ancora ha la fortuna di essere rimasto lontano da questo male dilagante – di scoprire cosa significa trovarsi (ed essersi trovati) là fuori. Prima, durante e dopo il lockdown.

E ancora oggi.

Il libro merita 5 stelle su 5.

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Come nasce questo libro?

Durante i mesi della quarantena, ogni giorno pubblicavo un post sul mio blog “Pensieri surreali di gente comune” dove contavo i giorni di reclusione e annotavo pensieri sull’evolversi della situazione. Era come un diario, dove segnavo la data e numeravo i giorni di reclusione. Un giorno, la mia migliore amica, infermiera in un reparto Covid, mi disse: “Dovresti scrivere un libro su tutto questo, lo sai?”.

Aveva ragione. Ma il libro non poteva essere improntato sui miei pensieri, doveva basarsi sulla testimonianza di chi aveva vissuto il Covid in prima linea (infermieri, medici, operatori sanitari), di chi ne aveva subito le conseguenze economiche (imprenditori, aziende, dipendenti), di chi aveva rivoluzionato il proprio modo di lavorare (gli insegnanti, lo smart working, gli psicologi, gli educatori, le persone comuni): il libro doveva parlare anche di chi aveva cercato di dare conforto, anche attraverso la fede, la terapia o il volontariato. Doveva parlare dei pazienti, dei parenti che non hanno potuto star loro vicino quando sono venuti a mancare. Doveva parlare di quel silenzio spettrale che ha circondato le città per mesi.

Il libro doveva riguardare varie regioni e città italiane, per dare un quadro generale di come il periodo del lockdown avesse influito sull’Italia intera. Per questo ho cercato persone che avessero vissuto esperienze, le ho ascoltate e ho creato dei racconti su di loro: ogni racconto inizia con una data, un nome di città /paese e della regione in cui si trova.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Per scrivere questo libro io ho ascoltato la testimonianza di quarantacinque persone. Poi mi sono messa nei loro panni per poter scrivere di loro.

Ascoltare, mettersi nei panni degli altri.

Sono due azioni che non abbiamo più l’abitudine di compiere.

Quello che cerco di dire è che ogni persona è un mondo da scoprire: ogni persona ha le proprie ragioni, conosce i motivi che la spingono a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro. E l’unico modo che abbiamo per capire veramente una persona è ascoltarla. Questo oggi non succede più: spesso e volentieri la comunicazione fallisce o è inesistente proprio perché la maggior parte delle persone non è intenzionata a comunicare con altri, quanto a parlare solo di se stessa, a voler avere ragione a tutti i costi. Questo è quello che è emerso in maniera evidente durante la quarantena, attraverso la comunicazione sui social.

La quarantena, poi, ha messo in evidenza un altro aspetto: non siamo più abituati a restare da soli con noi stessi, a fermarci, a guardare agli sbagli che commettiamo noi: siamo ormai abituati a puntare il dito sugli altri, a scaricare su di loro colpe nostre che non riusciamo ad affrontare.

Guardarsi dentro, affrontare i propri sbagli, crescere. Questo è un percorso che dovremmo tutti fare per poter essere persone migliori. Per questo la spiritualità è un tema che tocca le pagine di questo libro in vari punti.

Leggi il mio libro perché…

Perché parla di te, di me, di noi. Parla di un momento storico che ci ha coinvolti tutti, allo stesso tempo, nello stesso modo. Tutti abbiamo subìto il lockdown, in un modo o nell’altro e la crisi economica che ne è derivata: molti hanno vissuto la malattia o hanno perso qualcuno senza potergli tenere la mano.

Questo libro riguarda tutti noi e tocca ognuno di noi nel profondo, perché molte esperienze che vi sono racchiuse sono state vissute da altrettante persone.

Progetti futuri?

Una delle cose che ho imparato durante la quarantena è che l’unico momento che abbiamo a disposizione, l’unico momento che conta veramente vivere è il presente. Per il momento, quindi, mi vivo il presente, cercando di divulgare il libro il più possibile.

Conclusioni…

Ci sono segni più profondi rispetto a quelli lasciati dalle mascherine che, alcuni, hanno dovuto indossare per dodici ore di fila. Spero di essere riuscita a rendere al meglio le emozioni, i sentimenti, il dolore, quella profonda umanità che ci lega tutti e che è emersa da ogni persona che ho ascoltato.

E-BOOK

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