“La distruzione dei sogni” di Daniela Di Benedetto

“Infine, il desiderio fisico si fece insopportabile. Voleva vedere Fabiola, toccarla, sentire il profumo dei suoi capelli… ma sapeva che nella migliore delle ipotesi avrebbe potuto soltanto stringerle la mano in segno di saluto. Non ci sarebbe mai stato un vero contatto fisico, mai, perché lei non lo amava, e quella realtà era dura da digerire.”

Daniela Di Benedetto ritorna in scena con La distruzione dei sogni, edito da Il filo di Arianna. L’autrice ha raccolto in questo libro tre racconti ambientati in periodi diversi – il primo negli anni Ottanta, il secondo negli anni Novanta, il terzo in anni recenti – accomunati da un filo conduttore tutt’altro che positivo. Tre uomini, tre donne, tre incontri. Vite diverse, eppure procederanno tutte verso una sorte drammatica. La distruzione di un sogno, come appunto cita il titolo, a spese dell’uomo di turno che per amore di una donna ha messo in gioco le sue speranze.

“L’ineluttabilità del destino dell’uomo che in eterno cederà al fascino femminile” è ciò che tende a simboleggiare La distruzione dei sogni attraverso queste storie. L’autrice ci mette di fronte a scene chiare ben descritte, rendendoci partecipi di sensazioni e sentimenti, amori, dubbi, decisioni, paure, drammi. Sofferenze. Elementi ben mescolati che mantengono desto l’interesse per le sue storie fino all’ultima pagina. Di certo si rivela un brillante quanto duro monito, sia per gli uomini che per le donne che scoprono l’amore in situazioni turbolente.

Foto di Giorgia Gorner Enrile

  1. Come nasce questo libro?

E’  nato  nel  momento  in  cui  ho  scoperto  che  tre  dei  miei  racconti  lunghi  avevano  un  filo  conduttore:  l’amore  che  distrugge  una  persona,  anche  se  si  tratta  di  un amore  non  ricambiato  o  non  consumato.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Siamo  in  un  mondo  in  cui il  lieto  fine  non  esiste,  ogni  individuo  pensa  solo  al  proprio  benessere  personale  e  nel  perseguirlo  non  si  preoccupa  di  spingere  altre  persone  sull’orlo  di  un  abisso,  questo  è  il  messaggio  fondamentale.

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Leggi il mio libro perché…

Perché  sembra  di  vedere  dei  film,  in  particolar  modo  nel  primo  racconto,  L’Oasi. La  ricerca  dei  dettagli  è  stata  così  curata  che  la  prima  stesura  risale  addirittura  a  40  anni  fa,  anno  1981,  ma  solo  adesso  sono  soddisfatta  del  risultato.  Inoltre l’approfondimento  psicologico  è  intenso  e  assolutamente  insolito,  visto  che  io  sembro  stare  dalla  parte  dei  protagonisti  maschili.  Cerco  di  leggere  da  sempre  l’animo  maschile.

Progetti futuri?

Dedicarmi  alle  sceneggiature  cinematografiche,   già  ho  iniziato  a  farlo  e  ho  prodotto  un  film.  Purtroppo  mi  vengono  chieste  sceneggiature  comiche,  e  le  ho,  ma  prima  di  morire  vorrei  realizzare  qualche  film  serio!

Conclusioni..?

Non scrivo  come  gli  autori  moderni  che  si  dilungano  nel  descrivere  strade,  stanze  e  persino  monumenti.   Presto  attenzione  più  ai  personaggi  e  all’azione,  i  miei  modelli  sono  Steinbeck,  Irwin  Shaw, Cornell  Woolrich,  Mauriac,  Maupassant, Francoise  Sagan,    tanto  per citare  tre  americani  e  tre  francesi.  Io  descrivo  grandi  passioni  come  si  usava  una  volta,  del  resto   sono  nata  negli  anni  Cinquanta.

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“Una favola al giorno” di Ilaria Amadei e illustrato da Rossi Camilla

Le favole dove stanno?

Ce n’è una in ogni cosa:

nel legno del tavolino,

nel bicchiere e nella rosa.

(Gianni Rodari)

Si ha sempre l’illusione che “i libri per bambini” siano solo per loro.

Non è così.

E oggi l’ho imparato grazie ad un dono ricevuto, si tratta di “Una favola al giorno” scritto da Ilaria Amadei e illustrato da Rossi Camilla.

“Il sole, la luna e il girasole”, “Il cavallo e l’asino”, “La principessa che non voleva mangiare”, “La farfalla e il ragno”. “Il fornaio, la volpe e la cornacchia”, “Il gallo e l’usignolo”, “Il leone e la zanzara”.

Ecco i titoli delle favole arricchite da illustrazioni a tema tra una parola e un’altra.

Un messaggio alla fine di ogni storia: è questo il metodo giusto, a mio dire, per educar i bambini alla natura, alla vita, alla lettura.

I protagonisti son spesso gli animali come la farfalla che ama svolazzare, la volpe ingorda, il ragno che non sapeva nuotare, la gallina dal tono arrogante, la galline sorelle, la zanzara fastidiosa e il leone sofferente per via dell’ossicino….

[Comprarlo con un click ]

Non devo convincervi di questa lettura perché questo libro, al primo sguardo, vi conquisterà.

Rossi Camilla è poi riuscita a completare la narrazione di Ilaria Amadei con le sue illustrazioni che tra colori e espressioni donano a questo libro un valore aggiunto: i loro cuori.

Grazie a Ilaria per questo dono e grazie a voi che lo leggerete.

Eccolo qua 🙂

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letteratura

“Il ballo” di Irène Némirovsky

Ci sono momenti in cui entri in libreria e per qualche oscura ragione ti innamori di qualche titolo. Poi lo leggi e scopri che l’innamoramento è stato giusto: il libro t’ha rapito.

Ecco cosa m’è successo nelle ultime ore con Il Ballo di Irène Némirovsky.

Edizione di Adephi, 84 pagine, copertina color corallo: ecco i primi dettagli che m’hanno fatto fermare a quel piccolo scaffale.

La protagonista ha quattordici anni, si chiama Antoinette e detesta la madre. Vivono a Parigi insieme al padre e la domestica; sono una famiglia ricca, ricca da poco per via delle manovre finanziere del padre della ragazza che, con un ruolo secondario, definisce in piccoli frammenti di dialoghi come vede la moglie e tutto il resto della gente.

Sono nuovi nella società francese e la Signora Kampf decide di dar un ballo: pensa a tutti i dettagli, dalle ostriche allo champagne, all’orchestra dal vivo ma fa un piccolo sbaglio. Lo sbaglio le costerà caro e il finale ha qualcosa di grottesco che m’ha fatto venir voglia di un nuovo libro di questa autrice che, confesso, ho scoperto solo ora.

Piccolo, ironico, vero: lo trovi qui

 

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“Fiabe per adulti consenzienti” di Guido Catalano

Guido Catalano, classe 1971, torna nel mondo editoriale con un nuovo testo pubblicato con Rizzoli dal titolo “Fiabe per adulti consenzienti” con illustrazioni di Marco Cazzato.

Fiabe d’amore, fiabe dell’orrore, fiabe di fantascienza, fiabe di guerra, fiabe di attualità, fiabe di costume e società: fiabe per tutti i gusti, fiabe per tutte l’età.

Le fiabe son scritte con ironia, personaggi simpatici e linguaggio fresco: adulti, bambini, neonati? Non importa. Basta leggerle.

I testi sono impreziositi dalle meravigliose illustrazioni di Marco Cazzato, illustratore per il Corriere, La Stampa, Neri Pozza e numerose altre collaborazioni.

Guido Catalano ha uno stile unico, conosciuto per le sue diverse pubblicazioni con questo progetto ha dato un valore aggiunto al mondo delle fiabe.

Delle illustrazioni ho apprezzato la spontaneità delle rappresentazioni secondo gli occhi di Marco Cazzato.

In cerca di un libro divertente?

Potrebbe esser questo!

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“Mantieni il bacio- Lezioni brevi sull’amore” di Massimo Recalcati

Quando sento parlare di Lacan mi emoziono sempre.

E devo dire grazie al mio Docente Mimmo Pesare: è suo il merito di questa mia passione nata durante gli anni in cui studiai presso l’Università del Salento.

Così di recente ho comprato il libro di Massimo Recalcati “Mantieni il bacio- Lezioni brevi sull’amore” dove, appunto, Lacan vien citato con frequenza.

Chi è Massimo Recalcati?

Di lui ho letto diversi libri poiché è uno psicanalista italiano attivo in diversi campi: dalla formazione alla stesura di saggi dove, di frequente, vengono analizzate le figure familiari.

Ho iniziato questo libro diversi giorni fa e ho centellinato le pagine: ho continuamente sottolineato numerose parti del testo e sento la necessità di divulgare questo scritto perché tutti noi abbiamo un approccio diverso all’amore ed è interessante come Massimo Recalcati li analizza, ne porta esempi, estratti di altri autori e citazioni di vario genere.

La promessa, Il desiderio, I figli, Tradimento e perdono, La violenza, Separazioni, L’amore che dura: questi i capitoli narrati dall’autore.

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Tra le frasi più interessanti:

“Un amore può sempre finire ; ma il tradimento non implica necessariamente la fine di un amore”.

Nel testo si parla della ferita che diventa poesia e viene raccontata l’arte del Kintsugi dove il vaso non è più lo stesso, non è più quello di prima.

Viene analizzata la figura dell’amante secondo una chiave di lettura che non avevo mai considerato dove libertà e proprietà si incontrano e danno vita all’ambizione, l’ambizione dell’amante stesso.

“L’amore, da balsamo, può diventare una tortura”.

Alla fine del libro una parte interessante è dedicata alla parola ANCORA che, per Lacan, è la parola fondamentale dell’Amore.

Di tanto in tanto carico alcune letture sul mio canale YOUTUBE

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“Stai zitta” di Michela Murgia

Michela Murgia, nota nel mondo editoriale, televisivo e attivista, pubblica un nuovo libro dove la donna n’è protagonista.

“Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo sentire più” pubblicato con Giulio Einaudi.

L’autrice effettua un’analisi dettagliata dell’uso di determinate parole all’interno della nostra società, analizzando con fatti e numeri come le donne vengono percepite ogni giorno all’interno di ceti sociali, lavorativi e quotidiani.

Ogni capitolo è arricchito dalle mitiche illustrazioni di Anarkikka che donano alle parole una capacità espressiva CHE ADORO.

Stai zitta, Ormai siete dappertutto, Come hai detto che ti chiami?, Brava e pure Mamma!, Spaventi gli uomini, Le donne sono le peggiori nemiche delle altre donne, Io non sono maschilista, Sei una donna con le palle, Adesso ti spiego, Era solo un complimento, Sono solo parole.

Ecco ciò che leggerai comprando questo libro.

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Sei pronto ad un’analisi sociale? Antropologica? Sentimentale?

Numerose sono state le parti del libro di Michela Murgia ad avermi colpito.

Matita e evidenziatore sono stati miei amici fedeli durante la lettura, in particolar modo un passaggio interessante è il seguente:
“Per le donne è praticamente impossibile riuscire a farsi chiamare col cognome o con il titolo professionale”.

M’ha fatto molto riflettere questo aspetto poiché son rare le chiamate di lavoro in cui qualcuno esordisce chiamandomi “Dottoressa Marsella”.

Hai ancora DUE MINUTI?

Ho registrato un video 🙂

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