“Sorridere con gli occhi” di Bettina Delia Monticone

“Il 2020 è stato un po’ come quelle giornate che partono appunto storte e nulla riesce ad aggiustarle, come la fetta biscottata che cade sulla tovaglia al contrario e più cerchi di salvare il bianco, più diffondi la marmellata. Anche in quelle giornate, una piccola emozione può essere nascosta in una bustina di tè regalata per caso, in una cartolina senza francobollo e scritta a matita, oppure in un momento di fronte al lago in una giornata invernale umida e fredda”.

Bettina Delia Monticone sprigiona tutta la sua sensibilità e il suo talento in quest’opera autopubblicata: Sorridere con gli occhi, novella in undici atti che narra una varietà di vicende accomunate da un numero. Duemilaventi. Un anno che resterà per sempre legato a parole come “coronavirus”, “pandemia” e “lockdown”, durante il quale tutti noi abbiamo cercato di resistere, di adattarci e di andare avanti. Tra queste pagine troverete alcuni esempi: una serie di episodi molto attuali, caratterizzati da un’infinita varietà di elementi moderni di uso ormai comune – quali Whatsapp, i Kindle e lo smartworking – e accomunati dal duro periodo che stiamo vivendo tutt’ora.

Attraverso uno stile profondamente introspettivo e grande abilità nel narrare la quotidianità, il tutto condito con citazioni e vere parole dettate dal cuore, l’autrice ha saputo mettere su carta tutto questo in modo impeccabile, rendendo grandiose le “piccole” storie della gente che ci passa accanto ogni giorno, muovendosi in questa società che nel giro di un anno non è decisamente più la stessa. 

Come nasce questo libro?

Avevo iniziato a scrivere il mio primo romanzo nel tempo fermo che avevo tra le mani, poi, ho avuto l’idea della Novella: era ottobre e sarebbe stato un inverno di regole e quarantena e solitudine, ancora.

Un sabato pomeriggio sono uscita per fare la spesa e, in realtà, per incontrare lì la mia amica: l’ho vista e nel suo entusiasmo, nella semplicità di un gesto di forte affetto in una settimana di nulla, ho visto tanta bellezza. Ho capito che avrei voluto parlarne, attraverso le persone e quello che possono dare, così ho iniziato a scrivere la Novella e presto ho avuto le idee chiare sulla struttura della narrazione.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Nella vita quotidiana siamo rapiti da molti impegni e spesso finiamo in un groviglio di pensieri e fatiche nelle quali ci siamo messi noi: il legame con certe persone e la sana voglia di leggersi dentro può salvarci da tutto.

È importante capire che alcune persone davvero riescono a toccarci, in un mondo in cui ci si sfiora soltanto.

Ed è importante trovare le proprie scintille, piccole cure di ogni giorno per stare bene.

Leggi il mio libro perché…

Troverai sensazioni che fanno parte anche di te, oppure ne hanno fatto parte, e troverai la voglia di cercare il lato più bello di ogni giornata e il modo di vivere senza macigni sul cuore anche nei periodi più spigolosi.

Progetti futuri?

Mettendomi alla prova, ho scoperto che scrivere mi piace molto ed è quasi un bisogno, un antidoto al resto.

Ho iniziato a farlo “seriamente” con l’obiettivo di migliorare ed evolvere: in questi mesi ho concluso un romanzo e quando sarà pronto ai miei occhi, vorrei pubblicarlo. Mi metto in discussione continuamente e la revisione è una fase lunga per me perché oltre la trama e il senso della storia do molto valore allo stile.

Intanto, sento di avere ancora idee e la voglia di dare vita ad altri romanzi, a nuove storie.

Sento di essere in un momento di cambiamento, uno di quegli attimi di vita in cui qualcosa di nuovo “sta per succedere” e voglio assaporarne ogni emozione. Ogni giorno si fanno delle scelte e voglio pensare che le mie mi porteranno in un bel posto, adatto a me.

Il libro merita 4 stelle su 5.

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“Una voce particolare” di Stefania Cenci

“Siamo in un mondo ricco di informazioni scientifiche e abbiamo la tecnologia che fino a pochi decenni fa potevamo solo sognarla. Ma a livello spirituale siamo rimasti dei trogloditi. Siamo come un enorme gigante che usa solo la forza dei muscoli. La testa e il cuore dove li abbiamo lasciati?”

Stefania Cenci ci travolge con la sua dura realtà fin dalle prime pagine di Una voce particolare, sua opera autopubblicata che offre il suo contributo al collettivo grido di speranza contro l’ennesimo male dell’umanità. Protagonista è Paola, moglie e madre prigioniera di una doppia dipendenza dai cannabinoidi e dal cortisone (quest’ultima per combattere l’asma da cui è affetta); una combinazione pericolosa di sostanze che con il tempo arrivano a provocarle stati di allucinazione radicati alla sua passione per la musica. Così ecco che una “voce particolare” inizia a guidarla, a consigliarla, a spingerla su sentieri oscuri che la allontanano sempre più dal marito e la figlia. E quando il troppo stroppia – quando diventa evidente la causa di queste visioni – resta solo da fare la cosa giusta, pur difficile che sia: smettere.

Scorrevole nella lettura e dettagliato nei fatti, con una protagonista che entra nella storia con tutta la sua personalità, il carattere, il dolore, i sentimenti, la passione per la musica e per due cantautori in particolare. Una voce particolare si rivela una lettura a tratti dolorosa ma indispensabile per chi ricerca l’argomento della tossicodipendenza. Ricordando a tutti che esiste sempre una via d’uscita da questi tunnel.

Come nasce UNA VOCE PARTICOLARE?

Questo libro nasce da una travagliata autobiografia in cui ho estrapolato 14 anni e successivamente è nato un romanzo che è stato riassunto in 3. Scrivendo mi ero accorta che questa vicenda poteva essere interessante per capire il percorso psichiatrico che un paziente può avere, carico di sofferenze e a volte non se ne vuole sentire parlare perché vige ancora lo stigma di essere matti.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Voglio trasmettere al lettore, che sia paziente psichiatrico o meno, che un tratto di vita vissuta può essere di aiuto ad altri che soffrono più o meno degli stessi disturbi e quindi far capire le dinamiche che si instaurano nella famiglia ma anche nel paziente stesso.

Leggi il mio libro perché..

Perchè il lavoro interiore che si fa su se stessi è importante per crescere, leggere ha anche questo scopo e leggendo il mio libro si possono trarre spunti per una riflessione intenta a migliorare la propria vita.

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Progetti futuri?

Ho in progetto un altro libro, è ancora in cantiere e vorrei parlare di depressione stavolta, un disturbo che sta aumentando giorno per giorno.

Concludo dicendo che le autobiografie non sono molto gettonate ma, a parer mio, sono indispensabili per confrontarsi con la realtà. Si possono leggere milioni di romanzi ma si rischia di vivere una vita non propria con il rischio di perdersi in un’esistenza che non ci appartiene.

Il libro merita 4 stelle su 5.

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Le letture estive 2021

Leggere libri firmati #AutoriEmergenti è sempre una bella occasione per conoscere nuove realtà.

Ecco perché ho preparato un articolo di libri selezionati che vi consiglio caldamente.

Pronti?

Si parte!

 

“La banda del salame” di Luca Speciotti 

In un mondo salutista e vegano, un bambino cerca i genitori scomparsi in
circostanze misteriose. Chi lo aiuterà? Un professore, un prete o un
pensionato tuttologo? Dovrà guardarsi dalla “Banda del Salame”,
un’oscura organizzazione criminale che opera nel contrabbando dei salumi
e degli insaccati. Riuscirà a ritrovare i genitori e a salvarsi?

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“Sunrise” di Chiara Pagani 

“Ho toccato il fondo tante volte, però mai mi sono sentito così fottutamente nauseato da me stesso come in questo momento. 
Quanti sbagli sono concessi a un uomo, nell’arco della propria esistenza, prima di arrivare a quello irrimediabile?”

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“La memoria del tempo Libro primo ” – La memoria del futuro di Silvia Azzaroli e Simona Ingrassia

Dalia si fece una doccia veloce, indossò il pigiama, si mise a letto e prese il proprio tablet, dove iniziò a guardare le foto di Curtis.

Era davvero il bambino che aveva conosciuto nel 2685 nei pressi di una grotta. Lo ricordava molto bene. Era in compagnia di suo padre.

Scosse di nuovo il capo, mise via il tablet e decise di dormire.

Il torpore la vinse velocemente avvolgendola in uno strano sogno.

 

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“IL TEMPO: Una goccia di presente immersa nel passato” di Massimo Zurlo

 

 

“Certi treni, quando passano, o si prendono al volo o ci si finisce sotto!

 

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“La donna di lana” di Niky Marcelli

Un’avventura mozzafiato che, dalle spiagge di Cesenatico porterà le due protagoniste
sulle Dolomiti alla ricerca del misterioso e leggendario Regno dei Fanes, popolo che,
secondo il mito, sarebbe vissuto sulle tra il Cadore e la Val Pusteria a cavallo tra l’Età
del Bronzo e quella del Ferro.

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“Quando l’amore fugge via” di Lorena Milano

“Prima si arrabattavano a fare andare alla meno peggio quel matrimonio, ancora dentro di loro permaneva un’eco sbiadita dell’amore che li aveva uniti…ma quella sera ci fu il trionfo del rancore e, quando il rancore trionfa, l’amore fugge!”

 

 

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“Ufficio lettere perdute” di Stefano Mondini

La vicenda di un gruppo di impiegati presso un ufficio postale di Angers tra il 1967 e il 1968, narrata da un “personaggio” molto particolare: la Stanza 7, alias Ufficio Lettere Perdute, dove lavorano questi impiegati allo scopo di consegnare lettere prive di mittente o destinatario. 

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“Ti penso perché”.. a cura di Eleonora Marsella

Tredici racconti

Tredici autori

Un solo pensiero..

Mosaico Edizioni

 

“Sangue sulla neve” di Francesco Bonvicini

Tra indagini, sospettati e ricerche percorriamo ancora una volta la città di Colonia e zone limitrofe, accompagnando i solerti protagonisti mentre svolgono il loro lavoro.

«Un momento!» protestò, sputando la neve sporca che gli era entrata in bocca «Sono anch’io un poliziotto.»

La biondina rinfoderò la pistola e consentì a Lamprecht di rialzarsi solo quando, a sua volta, le mostrò il tesserino di riconoscimento.

«Potevi dirmi subito che eri un collega! Ma non mi aspettavo certo che ti comportassi come un maiale!»

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“Ritornare a vivere” di Andrea Dradi

Un inno alla vita attraverso pagine che profumano di fiducia verso un futuro inatteso.

Mosaico Edizioni

 

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Valentine Shanti in “Il colore delle foglie d’autunno”

“Le domande erano sempre le stesse, esattamente come un anno prima, come l’ultimo pomeriggio trascorso nel suo amato parco vicino a casa. Le stesse, identiche domande, dopo più di un anno ancora senza la benché minima risposta. E con ogni sforzo aveva provato a dimenticare, a non temerne il ritorno, o anche soltanto la paura ad esso legata, ma dannazione, tutto era tornato. Tutto quanto”.

Paure, tormenti, dubbi, sogni e speranze vorticano a lungo nella testa di Allison, protagonista di quest’opera autopubblicata di Valentine Shanti: Il colore delle foglie d’autunno. Sogni e speranze la spingono soprattutto a fuggire dalla casa del padre oppressore, ricco avvocato di successo che vorrebbe plasmare il suo futuro in ogni singolo aspetto. Così, armandosi di coraggio e qualche risorsa, spezza le catene di quella vita opprimente e intraprende un lungo viaggio che la conduce fino in Vermont. L’incontro con l’anziana ed eccentrica Emily le assicurerà un lavoro come erborista. Un nuovo inizio, dunque una nuova vita… ma le ombre del passato non si lasciano alle spalle così facilmente; e mentre l’odiato padre si ostina a darle la caccia per riportarla a casa, Allison dovrà fare i conti con una nuova minaccia, ben più oscura e inquietante, in agguato nel profondo dei suoi incubi e in attesa di colpire.

Ricordi, stati d’animo e introspezioni padroneggiano questo romanzo in modo brillante; nonostante il notevole numero di pagine si rivela scorrevole e lo leggiamo velocemente, trasportati da una curiosità crescente nei confronti di questa giovane, nella sua costante ricerca della libertà, senza mai arrendersi al vortice di oscurità che infuria nell’ambiente in cui è cresciuta. Libertà di vivere secondo i propri desideri: dovremmo averla tutti, in fondo, e l’autrice si rivela abile nel ricordarcelo attraverso queste pagine ricche di verità.

Come nasce questo libro?

Devo dire che sin da bambina le storie nei libri hanno rappresentato il mio passatempo preferito; insieme ai diversi personaggi vivevo avventure, emozioni, difficoltà. Mi tenevano compagnia, e grazie a penne autorevoli sono cresciuta imparando che la vita può essere vista e vissuta da punti di vista molto diversi tra loro ma ugualmente interessanti. E questo, perché forse dobbiamo sempre cercare la via di mezzo, l’equilibrio in ogni occasione che la vita ci pone dinnanzi. L’idea vera e propria di questo libro è nata quando ho deciso che dopo aver letto tante storie era venuto il momento di impegnarmi a scriverne una tutta mia. Ci ho messo tantissimo tempo perché era appena nato mio figlio e scrivevo praticamente solo di notte. Ma nonostante la stanchezza, che ricordo molto bene, rifarei ogni cosa.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Sicuramente che i figli non ci appartengono solo perché in quanto genitori abbiamo dato loro la vita. Per quanto difficile sia da ammettere, un figlio è una persona a sé, non un’estensione di chi l’ha messo al mondo. È questo il dolore più grande che la mia protagonista porta nel cuore, il fatto di non essersi mai sentita compresa nella sua natura così differente da quella del padre. Di essere cresciuta senza essersi mai sentita ascoltata.

E come secondo messaggio direi che per il tanto male fatto ad altri non c’è passato che tenga. Riuscirà sempre a tornare indietro e a riscuotere il prezzo dovuto.

Leggi il mio libro perché…

Perché l’ho scritto con il cuore, davvero. È una storia lunga perché ho desiderato intenderla come un viaggio in cui accompagnare il lettore alla conoscenza dei pensieri e delle emozioni che ogni personaggio vive. Se osservato con attenzione, anche chi appare estremamente negativo è, in fondo, semplicemente una persona che ha sofferto in passato. Non tutti però hanno la forza di trasformare la sofferenza in qualcosa di luminoso.

Progetti futuri?

Per il momento devo ammettere di non averne. Ma credo anche che l’ispirazione sia a noi più vicina di quanto pensiamo; è solo che a volte non si riesce a sentirla.

Il libro merita 4 stelle su 5.

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Marco Ferreri con Franco Spirito

“Il decisivo assalto alla sconvenienza non può che passare attraverso la scrittura, con successiva distruzione satirica, ricostruzione buddhista e accettazione finale”.

Con questa riflessione introduco il nuovo romanzo di Marco Ferreri, Franco Spirito, edito da Aletti, che ci catapulta nel vortice caotico della personalità umana. Un viaggio introspettivo attraverso gli occhi di Franco Spirito, voce narrante e protagonista che ci narra parte della sua vita nel corso degli anni, in un susseguirsi di eventi trascorsi alla ricerca dell’identità. Assunta dapprima l’identità di King inseguendo il sogno di affermarsi come scrittore di successo, fallendo, diventa poi l’instabile Luca, coltivando una serie di relazioni che insieme alle sue riflessioni lo tengono “sballottato per mesi in un vortice di disordine mentale”. Alla fine tutto diventa chiaro, e in un dialogo interiore ecco che si manifesta la realtà… la trasfigurazione finale.

Molto particolare, con un linguaggio accessibile ma non adatto per una lettura leggera, per la sua ricchezza di metafore, introspezioni e analisi sulla vita e la natura umana. Ottima scelta per chi ricerca l’evoluzione interiore al fine di approcciarsi meglio con il mondo circostante.

Come nasce questo libro?

In un passo del romanzo, Luca definisce la realtà come una continua storia interiore che ci narriamo per cavarne un senso di coerenza. “Franco Spirito” è proprio questa storia, in tutte le versioni che hanno affollato la mia interiorità. Non ha una vera e propria genesi, è sempre stato nel mio inconscio vorticando e mutando forme, situazioni, intrecci e attori.

Sicuramente, nel generare la spinta che mi ha permesso di trasporlo su carta vi era un desiderio comunicativo, la volontà di mettere un punto a certe esperienze, vere o immaginarie che fossero, e di dire la mia su alcune tematiche fondamentali per non perdere se stessi, o per ritrovarsi. Nonché quella di mettermi alla prova e dimostrare di essere in grado di trasformare, modellare e rielaborare il mio universo interiore in una storia lunga e coerente. In breve, ho concepito “Franco Spirito” come una prova di maturità letteraria, psicologica e spirituale.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

I messaggi sono molteplici e trasposti su tre piani: psicologico, filosofico e metafisico. Tuttavia, possono essere riuniti sotto un unico grande cappello: l′identità e la felicità dell′essere sono costituite dall′equilibrio tra le sue componenti, che per loro natura sono conflittuali e dicotomiche. Per raggiungere tale semplice verità il percorso di maturazione è tortuoso, costellato di sofferenze, pericoli e inganni, spesso autoprocurati. Tuttavia, non bisogna annegare dentro il mare della ricerca interiore, poiché fare ciò sarebbe un′estremizzazione: trovare il proprio senso delle cose è vitale, ma saperlo mettere da parte con una sana risata lo è ancor di più. E viceversa.

Riassumendo, il messaggio di fondo è: «Ogni cosa giusta rivela il suo contrario».

Leggi il mio libro perché…

Si tratta, almeno nelle intenzioni, di un tentativo di “fare letteratura”, una sfida concettuale al lettore come la intendeva Nietzsche e come non se ne vedono molte nell′editoria contemporanea. È un′occasione per conoscere tre punti di vista inconsueti sulla realtà, e, confrontandosi con essi, riesumare oppure lasciarsi definitivamente alle spalle alcune riflessioni esistenziali. Chi è alla ricerca di qualcosa dentro di sé lo troverà certamente utile. Chi non lo è o lo ha già trovato, beh, spero che possa apprezzare un′esposizione pulita e scorrevole della contorta complessità dei tre livelli dello spirito.

Progetti futuri?

Durante l′estate mi dedicherò alla promozione di questo romanzo, purtroppo a rilento perché sto operando molti cambiamenti nella mia vita privata, al fine di darle la direzione che ho sempre bramato. Inoltre, sto coltivando assiduamente il profilo Beneaththemask 00 sui social e su Wattpad, dove pubblico regolarmente racconti ed estratti dei prossimi lavori. Per l′autunno conto di raccogliere i migliori in un e-book, che spero sarà pronto per quando saremo al Salone del Libro. Inoltre, “Franco Spirito” avrà due sequel, dedicati alle due maschere King e Luca Giovine, ma ci vorrà un po′ perché ho intenzione di stravolgere la struttura della narrazione. Infine, ho in cantiere da quasi un decennio una serie fantasy/digital punk, “Elmur II”, il cui primo capitolo è piuttosto avanti nella stesura e con buona probabilità sarà completo entro l′anno.

Conclusioni?

“Franco Spirito” non è un libro per tutti, come molti mi hanno fatto notare. E non voleva esserlo. Le storie per intrattenere arriveranno, ma qui l′intento era più ampio: rappresentare una ricerca, manifestare una sensibilità e comunicare una visione. Sulla riuscita o meno di tale tentativo, mi rimetto al giudizio dei lettori.

Concludo dicendo che se il lettore si è sentito messo alla prova anche solo un quarto di quanto è successo a me durante la stesura, “Franco Spirito” ha centrato il suo obiettivo.

Il libro merita 4 stelle su 5

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“Ufficio lettere perdute” di Stefano Mondini

“Perché vi racconto tutto questo? Perché un bel giorno, come un fulmine a ciel sereno, la combriccola della Stanza 7 avrebbe accolto un altro personaggio che diverrà centrale in tutta questa faccenda, e che avrebbe cambiato tutti gli equilibri, un personaggio che mi avrebbe spinto a raccontarvi questa storia”.

Stefano Mondini, celebre doppiatore dell’odierno panorama cinematografico, oggi fa sentire la sua voce tra le pagine di Ufficio Lettere Perdute, edito da Mosaico Edizioni.

La vicenda qui narrata riguarda un gruppo di impiegati presso un ufficio postale di Angers tra il 1967 e il 1968; fin qui nulla di particolare, penserete, ma a rendere il tutto più originale è il narratore, un “personaggio” molto particolare. Si tratta in effetti di una stanza! O meglio la stanza, l’Ufficio Lettere Perdute dove appunto lavorano questi impiegati allo scopo di consegnare lettere prive di mittente o destinatario. Come se avesse una coscienza propria, l’Ufficio ci racconta fin dall’arrivo di un nuovo dipendente, il giovane e attraente Febo, giunto dal lontano Canada. Questi, piuttosto misterioso e vago sul suo passato, ben presto conquisterà la fiducia dei suoi colleghi iscrivendoli come coro al prossimo concorso canoro di Parigi e aiutandoli a modo suo in varie questioni personali. Il tutto sotto l’occhio invisibile ma attento della Stanza.

Stefano Mondini dimostra grande capacità nel raccontare questa vicenda, combinando un’ambientazione tutta nuova – ben lontana dagli standard letterari – e un narratore originale e pittoresco, che ci scaglia lontano, in un’altra epoca, pregna del “fascino” che ancora possedevano le lettere scritte a mano. Questo è forse il maggior intento dell’autore: attraverso questa storia affascinante e descritta con uno stile limpido e incalzante, ci consente di ricordare un vecchio “potere” della parola scritta. Il gusto di una volta, fatto di carta e inchiostro, di tempo per decidere con una penna tra le mani cosa scrivere e inviare al destinatario. Ufficio Lettere Perdute è carico di questa e altre verità, frutto del lavoro di un uomo che ha fatto della voce la fonte del suo successo… e senza dubbio ne otterrà ancora con quel che ha scritto.

Come nasce questo libro?

Nasce dalla voglia di raccontare l’interazione delle persone. Poi mi piaceva molto raccontare la coesione tra le persone attraverso qualcosa che potesse unirle in modo da non snaturare ciò che sono. In questo caso la musica. E non ultimo il far raccontare tutta la storia da un punto di vista molto diverso dalla norma, ovvero da un ufficio e non da un narratore umano, mi ha appassionato.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Intanto vorrei far conoscere ai più giovani gli albori del ‘68, ma solo lo sfondo, far capire loro come era il mondo in quel momento di passaggio. E che insieme si può ottenere tanto, soprattutto in un momento molto individualista come è oggi.

Leggi il mio libro perché…

Perché voglio far divertire le persone, le voglio far sognare. Sarà che sono un sognatore da sempre e credo che sognare sia il sale della vita.

Progetti futuri?

Ho già un paio di idee per un nuovo romanzo, devo scegliere quale inseguire. E ho in mente anche un testo teatrale che andrebbe ad aggiungersi agli altri che ho già scritto. Nel frattempo continuerò il mio lavoro di doppiatore e di insegnante.

Conclusioni…

Far parlare i muri è stata un’esperienza che mi ha molto arricchito. Calarsi in cosa avrebbe pensato un ufficio mi ha stimolato molto e sfido il lettore a immaginare il finale di questo romanzo.

Il libro merita 5 stelle su 5.

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