“Vento e Flipper” di Murakami Haruki

Diciamo la verità: MURAKAMI non è per tutti.

Ha uno stile unico, una fantasia senza freni. Costruisce i personaggi come se fosse un chirurgo della parola, ragion per cui, la lettura è impegnativa.

Detto questo oggi vi parlo di Vento e Flipper, dopo avervi parlato di Kafka sulla spiaggia (LEGGI) e Norwegian Wood (leggi).

Murakami Haruki era allo stadio a guardare una partita di baseball quando, osservando la traiettoria della palla finire nel guantone di un giocatore, ha come un’illuminazione: lui, un giorno, diventerà uno scrittore.

Entrambi i testi si svolgono nel 1972 e 1973 i personaggi sono analoghi: il sorcio, ricco dalla nascita ma privo di obiettivi, passa le ore ad un bar gestito da un signore cinese, più grande di lui.

Il personaggio fuma e beve assai, gira per strada senza meta.

“Flipper” il mio preferito tra i due invece è narrato sempre dal protagonista precedente ma svolge, in questo caso, delle traduzioni, si ritrova a vivere con delle gemelle che arrivano da lui senza preavviso e scompaiono nello stesso modo.

Il protagonista è un flipper che entra nella vita del protagonista e lo saluta in un posto abbandonato laddove una volte i polli erano i protagonisti di quell’enorme stabile.

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“La strada di casa” di Kent Haruf

Quella sera ero a Lecce per una semplice passeggiata.

Il barocco, i colori del tramonto, i suoi, i canti: il Salento è un posto fantastico.

Ad un certo punto mi ritrovo a comprar libri: quale novità?

Acquisto “La strada di casa” di Kent Haruf pubblicato con NN Editore.

Ho iniziato a leggere questo libro ieri, al mare. Ancor prima di tornare a casa lo avevo già terminato: questo dovrebbe bastare per ben intendere l’intensità di questo testo.

Si svolge tutto a Holt. Jack Burdette è fuggito dalla città lasciando una ferita difficile da rimarginare, lui è sempre stato così grande, peloso, esagerato per tutti.

Eppure fugge per otto anni lasciando dietro di se PROBLEMI non da poco.

Riappare, poi, scompare di nuovo come aveva già fatto.

Stile unico, trama intensa, personaggi ben costruiti.

È Pat Arbuckle, direttore dell’Holt Mercury e suo vecchio amico, a raccontare la storia di Jack, anche questo tratto è molto interessante.

Lo consiglio agli amanti dei libri FORTI.

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“Le nonne” di Doris Lessing

Doris Lessing, sei anni prima di morire, ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.

Avrebbe dovuto riceverlo prima: lo meritava assolutamente! 

Durante questi giorni ho letto “Le nonne” publicato con Feltrinelli. Si presenta come una raccolta di tre racconti dove donne diverse e meravigliose sono le protagoniste della narrazione.

Dapprima la guerra, poi la povertà, a volte la rinascita: sono solo alcuni degli argomenti trattati. Mi sono affezionata ad ogni singolo protagonista di ogni singolo racconto.

Morale? Dovete comprare questo libro, fatevi questo regalo. Se ve ne pentirete, giuro, vi rimborserò il prezzo del Libro! 

250 pagine, poco meno di 10€. 

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“Norwegian wood” – Tokyo Blues di Murakami Haruki

Mi sono innamorata di Murakami Haruki negli ultimi tempi; lo scorso mese ho letto KAFKA SULLA SPIAGGIA, l’ho amato!

Il protagonista è Watanabe, un adolescente in conflitto col suo mondo e quello degli adulti; il romanzo si apre con un flashback, tecnica narrativa che adoro.

Il protagonista affronta un percorso di dolore e crescita personale, che lo porterà alla consapevolezza che la morte non è l’antitesi della vita, bensì una sua parte intrinseca.

Sullo sfondo la fine degli anni sessanta, tra il 1968 e il 1970, Watanabe però non prenderà mai parte attivamente alla rivoluzione.

La sua storia è ricca di ricordi, perde diverse persone a lui care e ogni perdita lo segnerà sempre di più fino a sconvolgere il suo animo.

Non è solo, anzi, incontriamo diverse figure cardine come Naoko, Kizuki, Midori, Reiko.

Murakami ha uno stile di scrittura unico, consiglio questo libro agli aspiranti scrittori, ai lettori curiosi del mondo orientale.

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“Bimbaluna” di Nadia Maletta

“C’è molto di più di ciò che sapete o potete immaginare, e nulla sarebbe più uguale se l’amore finisse di esistere. La Terra, Martina, è la prova di cosa è capace l’amore. È la perfezione, la bellezza, il mistero.”

Si dice che basti l’innocenza di un bambino a demolire l’opera di un re. Ma a quale opera mi riferisco in questo caso? Di una realtà difficile che circonda e opprime la gente, fatta di un’infinità di mali che rendono spesso la vita dura: indifferenza, egoismo, odio, rabbia. Mali che vediamo dilagare ogni giorno ma con cui cerchiamo di convivere. Non sarebbe d’accordo Martina, la piccola protagonista di questo libro, che con la sua innocenza cercherà di affrontare parte di questi mali, con l’aiuto di un’alleata molto speciale: la Luna. Proprio lei, compagna del nostro mondo da tempo immemore, stanca di assistere da lontano al dilagare di tanto male tra gli uomini, ascoltando le preghiere di Martina sceglierà di aiutarla per trasmettere la forza della sua innocenza.

Nadia Maletta, autrice di questa brillante avventura che risponde al titolo di Bimbaluna, s’impegna a far riflettere i lettori di ogni età, dimostrando come basti veramente poco a volte per cambiare le brutte cose a cui spesso guardiamo con rassegnazione. A volte basta solo avere fede, un’incrollabile volontà e un pizzico di coraggio per fare la cosa giusta… che si tratti di aiutare un vicino in difficoltà o un compagno di scuola. Dimostra inoltre come l’innocenza sia una costante del nostro mondo, un po’ come la luna che brilla in cielo da sempre, lontana ma non indifferente; e con l’innocenza, dunque, riusciremo a brillare in questi tempi bui.

Come nasce quest’opera letteraria?

Bimbaluna è nata prima come immagine grafica, desideravo creare un personaggio positivo e dal volto sorridente capace di portare gioia e regalare a tutti un sorriso.

È stata poi la voglia, quasi infantile, di vivere in un mondo migliore a spingermi a scrivere un racconto che, con la complicità della Luna e un pizzico di fantasia, affrontasse il tema dell’importanza dell’amore nell’eterna lotta tra il bene e il male che ogni giorno ci troviamo a combattere. È un’idea che ho maturato una notte, dopo aver assistito a una scena che mi ha toccata nel profondo.

Ho pensato ai più giovani, a ciò che insegniamo loro e ho immaginato Bimbaluna come una piccola creatura mandata dalla luna sulla terra per aiutare i bambini a ricostruire un mondo migliore.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

In un’epoca in cui conta sempre più apparire che essere, possedere più che saper donare e la prepotenza si fa sentire più della gentilezza, Bimbaluna sostiene la necessità della riscoperta dei valori nella vita.

Un messaggio in controtendenza, per cui sono le piccole cose a fare la differenza, a restituirci una realtà migliore; perché alla fine ciò che conta davvero è quanto amore si è capaci di dare. 

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

È un settore che dalla fine degli anni 70 ha subito una profonda trasformazione, in cui anche la figura dell’editore è cambiata e, in alcuni casi, si è anche un po’ snaturata.  Penso a quanto sia lontana l’immagine di un editore qual è Amazon o di un grande gruppo editoriale dagli editori delle case editrici di un tempo.

Certamente, per un autore oggi ci sono maggiori possibilità di veder pubblicato il proprio lavoro. Esistono moltissime realtà di editori indipendenti a cui proporre l’opera. Con il self-publishing poi è l’autore che può auto pubblicarsi, una scelta a cui sono giunta io stessa dopo aver valutato alcune proposte di case editrici.

Il problema di chi si auto pubblica però può essere la mancanza di credibilità agli occhi di un lettore che vuole acquistare un libro e promuoversi da soli non è per niente semplice. Personalmente ho incontrato diverse difficoltà in questo senso, soprattutto quando alcune situazioni personali mi hanno impedito di procedere come avrei voluto. Sull’EAP, invece, preferisco non esprimermi, non la prenderei mai in considerazione.

Leggi il mio libro perché…

Perché è una storia in cui trovare un soffio di gentilezza in un mondo che ne ha sempre più bisogno; perché ci sono ancora giovani che s’innamorano della bellezza e che ai sogni ci credono ancora.

A proposito, Bimbaluna è per grandi e piccini, perché anche da adulti non bisognerebbe smettere di sognare.

Progetti futuri?

Attualmente sto lavorando sulle tavole grafiche e realizzando delle magliette di Bimbaluna. Mi piacerebbe pensare a una nuova edizione, magari per i bambini più piccoli. Ho in programma delle presentazioni del libro e lo sviluppo di alcuni progetti artistici. I sogni sono tanti… le forze un po’ meno, ma pian piano vedrò di riuscirci.

Il libro merita 5 stelle su 5.

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“Elephant” di Alessia Vegro

“Non ci capisco niente di queste cose ma so che se uno suona è perché deve farlo. Penso che scrivere sia un po’ la stessa cosa. Se devi farlo, ragazzo, fallo, ma fallo bene. Devi sentirlo dentro prima di buttarlo fuori. Questo è jazz. Gioia e dolore gettati fuori assieme.”

Alessia Vegro ci trasporta con impeccabile successo tra le strade di una moderna New Orleans, a tratti cupa e nostalgica, ma sempre piena di vita, intenta a lasciarsi faticosamente alle spalle i danni inflitti dall’uragano Katrina. L’indimenticabile città del jazz, tra le cui strade si muove, incerto ma tenace, il giovane Chase. Con il suo stile profondo e a tratti introspettivo, Elephant – edito da Les Flaneurs – non arriverà dritto al punto fin dalla prima pagina, ma con la giusta dose di pazienza scoprirete perché un giornalista/biografo italiano ha messo piede in un luogo così lontano dalla sua patria. LeRoy “Elephant” è l’uomo che cerca, una vecchia gloria del jazz ormai lontana dai riflettori soprattutto da quando l’uragano gli ha portato via la moglie; un vecchio relitto, si potrebbe definire, che ha chiuso ciò che resta del suo cuore persino alla figlia e al nipote, di cui quest’ultimo pare aver ereditato la passione per la musica. Nonostante le difficoltà, i rifiuti e le conseguenze di ogni scelta che gli si para davanti, Chase si dimostrerà risoluto nella sua ricerca, nell’intento di puntare i riflettori non solo su LeRoy, ma anche su una promettente nuova stella del jazz… e magari su se stesso. Perché non si fa tanta strada, dopotutto, senza arrivare a definire meglio se stessi.

Tra le strade di una nostalgica New Orleans, Elephant sa mettere egregiamente a confronto musica e scrittura, due tipi di arte che trovano nella dedizione e la passione l’elemento comune, donando a ogni loro “esponente” il massimo valore a questo mondo.

Il libro merita 4 stelle su 5.

Come nasce quest’opera letteraria?

Elephant è una storia che mi ha pungolato il cervello a lungo, fino a quando non ho trovato il giusto tempo da dedicargli. Non saprei dire come nascano i miei scritti, in generale. Sicuramente mai a tavolino. Per lo più si tratta di suggestioni, di personaggi che semplicemente mi appaiono in testa e non se ne vanno fino a quando non do loro voce. In questo caso tutto è partito da LeRoy, soprannominato Elephant. Mi trovavo sempre a pensare a questo anziano musicista nero, che non mollava mai il suo sax. “Un guscio vuoto”. E’ questo il primo pensiero che ho avuto quando l’ho incontrato nei miei pensieri. Poco alla volta è diventata una compagnia stabile (e direi che mi è andata bene, visto che sono da sempre un’appassionata di jazz) e poi, giorno dopo giorno, si sono aggregati gli altri personaggi, ognuno con la storia di un pezzo della loro vita da raccontarmi e, per me, da scrivere.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Lottate per quello in cui credete. Che sia un progetto, un sogno, un ideale. Che sia nobile o banale, condivisibile o pressochè impossibile. Tutti noi possiamo raggiungere la meta che ci prefissiamo, per quanto sia difficile. E se anche dovessimo perderci per strada, se dovessimo rovinare tutto con le nostre mani, se fossimo costretti a prendere decisioni che influenzeranno irrimediabilmente la nostra esistenza, ricordiamoci che c’è sempre la possibilità di riscattarci agli occhi, innanzitutto, di noi stessi. Tutto il resto vien da sé, basilare è che restiamo fedeli alla nostra essenza.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

L’editoria al giorno d’oggi credo sia un’opera in divenire. Cartacei, digitali, audio… quello che una volta era “il libro” ora è un essere tentacolare che si manifesta in molti modi diversi, partendo dallo stesso testo. E se già prima ogni lettore poteva dare una propria interpretazione a un romanzo, un racconto, un saggio… ora anche la modalità di fruizione, a mio avviso, aggiunge significati. Pensiamo solo alla differenza tra il leggere e l’ascoltare. Il primo presuppone la massima attenzione, il focalizzarsi su un testo. Il secondo ci lascia liberi di vagare con lo sguardo e seguire in contemporanea tutta un’altra storia, quella della vita che scorre attorno a noi. Dai la possibilità a più persone di immergersi in un mondo letterario, magari mentre vanno al lavoro o corrono su un tapis roulant in palestra ma al tempo stesso, ed è solo un’opinione personale, neghi loro la possibilità di fermarsi a riflettere su certi passaggi, di immaginare la voce dei personaggi, le loro inflessioni, il ritmo del linguaggio. Però rendi più accessibile la cultura e questo è innegabilmente positivo. L’editoria si è arricchita di tante nuove sfaccettature, adatte ad un pubblico più ampio. Il problema purtroppo è spesso dato dal fatto che un lettore si ritrova sommerso da una quantità di opere, pubblicate da case editrici piccole, medie, grandi nonché dagli stessi autori che optano per autoprodursi, e fa fatica a scegliere. Si parla meno di un libro, mi riferisco a un testo nella media, non al capolavoro che conquista il mondo con il passaparola, perchè ce ne sono mille altri. E tra i tanti hai sempre paura di incappare nella storia magari interessante e originale ma non strutturata, con gap narrativi, con refusi e via dicendo perché non c’è stato un buon lavoro di editing e correzione bozze (e dopo qualche delusione, facilmente opti per tornare alla certezza del noto). L’editoria è un gioco di squadra e spero questo concetto prenda sempre più piede. 

Leggi il mio libro perché…

… perché permette di viaggiare fino a quella magica, musicale città che è New Orleans e renderci conto che tutto il mondo è America e America è in ogni parte del mondo. Io l’ho scritto con il desiderio di emozionare chiunque entrasse in contatto con questa storia, prima di tutto. Quindi… leggi il mio libro perché c’è un affresco della realtà in cui è facile ritrovarsi e perché, soprattutto, c’è il cuore.

Progetti futuri?

Al momento sono impegnata come sceneggiatrice, sia televisiva che cinematografica. Ho da poco terminato la stesura di un documentario e ora mi sto concentrando sulla sceneggiatura di un lungometraggio, un film per famiglie. Appena consegnato invece mi tufferò nella scrittura di una serie tv, un thriller storico.. Direi che il futuro imminente è bello denso di storie.

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