“La mia fuga da Kabul” di Asma

Vorrei dire che è un bel libro ma la verità è che si piange dalla prima all’ultima pagina.

Una fuga da Kabul dettagliata con fotografie, sms originali e orari ben precisi: la sera del 15 Agosto 2021 i talebani occupano Kabul, Asma ha 23 anni ed è nata in Pakistan.

Studia sempre, studia online, vorrebbe farlo anche in Italia con il suo fidanzato.

Un angelo l’aiuterà: il suo professore italiano che – passo dopo passo- la guiderà verso la salvezza.

Un diario che dura cinque giorni: dal 15 Agosto (A Kabul) fino l’arrivo in Italia qualche giorno dopo.

L’ospitalità italiana le farà dimenticare, per qualche istante, il dolore provato insieme suo marito (sì, nel frattempo si son sposati) dalla sua terra. L’angoscia, la disperazione e la rinascita: in questo libro è possibile trovare perfino la morte che Asma vede coi suoi occhi.

Consiglio questo libro a tutti coloro che son appassionati di storia non così lontana rispetto i nostri giorni.

La mia fuga da Kabul di Asma: diario dei cinque giorni che mi hanno ridato la libertà.

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“Quell’autunno a Budapest” di Liliana Martissa Mengoli

È il 1956 e la vita serena e privilegiata di Cecilia, studentessa italiana della buona borghesia, muta inesorabilmente in terra d’Ungheria, nell’impatto con la realtà dell’oppressivo regime comunista. A farla maturare contribuisce pure il difficile amore per il tormentato, ombroso Mátyás, che mal sopporta la sua condizione di prigioniero in patria e appare ferito nell’anima anche per le esperienze dolorose vissute. Le vicende di diversi altri personaggi, fra i quali János, fervente comunista, la giovane aristocratica Margit, il brillante diplomatico Marcello Pallavicini o l’illustre chirurgo Ferenczi, concorrono a delineare l’inquietante, affascinante mosaico della vita di oltre cortina negli anni Cinquanta. Quando la rivolta, improvvisa e inarrestabile scoppia a Budapest, ognuno deve fare le proprie scelte ed anche Cecilia, nonostante sia una straniera, rimarrà coinvolta in quella sublime pazzia che è la lotta disperata di un popolo contro i carri armati sovietici.

 

 

Quell’autunno a Budapest: NON vi deluderà!

 

Come nasce questo libro?

Questo romanzo nasce da una esperienza di vita che mi ha portato, negli anni antecedenti la caduta del Muro di Berlino, a conoscere l’Ungheria, una nazione in bilico fra oriente e occidente che mi ha affascinato per la decadente bellezza della sua capitale, la travolgente musica zigana e il suo emozionante passato.

Ho potuto anche toccare con mano come si vivesse in un paese dell’Europa dell’est dove l’oppressione del regime comunista era ancora palpabile e ho potuto percepire frequentando i giovani di Budapest il loro desiderio di libertà, l’attrazione per il mondo libero da cui erano tagliati fuori e l’amarezza per il fatto di sentirsi in gabbia senza prospettive e speranze per il futuro. Alla fine, anche se l’argomento era ancora tabù, ho appreso dalle loro esperienze familiari di come sia nata e si sia sviluppata quella disperata Rivolta di Budapest che nell’autunno del 1956 aveva emozionato il mondo intero.

Da questo coacervo di esperienze personali, di testimonianze e di forte empatia per la popolazione magiara è maturata in me l’esigenza di ambientare proprio nell’Ungheria del 1956 la storia d’amore fra l’italiana Cecilia e Mátyás, un giovane di Pest la cui figura è ispirata a una persona realmente esistita

 

Quale messaggio vuoi trasmettere?

     In un momento in cui i vecchi ideali sembrano ormai tramontati, vorrei ricordare che valori come il sacrificio per la libertà e l’amore per la patria, che hanno visto uniti gli studenti e gli operai ungheresi nella loro impari e romantica lotta contro l’oppressore, sono tuttora validi, perché la libertà e la pace non sono, come forse ci illudiamo, acquisiti per sempre nella stessa nostra Europa. Ce lo dimostrano i carri armati che circolano per le strade dell’Ucraina, non tanto lontana da noi.

Leggi il mio libro perché….

       Perché ti emozionerai seguendo le tumultuose vicende dei protagonisti che si muovono in un altro luogo e in un altro tempo e, se rimarrai coinvolto come Cecilia nella eroica rivolta ungherese contro l’Armata Rossa sovietica, potrai dire alla fine: “Quell’autunno a Budapest c’ero anch’io.”

Progetti futuri?

Innanzitutto la promozione di questo libro sui social, che finora ho completamente trascurato, limitandomi alle presentazioni che mi sono più congeniali, ma che l’epidemia ha drasticamente interrotto.

C’è inoltre qualche personaggio che preme per prendere forma in un nuovo romanzo, ma lo sviluppo della trama è ancora caotico.

 

Per approfondire: AMAZON

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“Le sorelle Lacroix” di Georges Simenon

Come può deludere Georges Simenon? Impossibile.

Così LE SORELLE LACROIX m’hanno tenuto compagnia durante il weekend al mare nella splendida cittadina di Viareggio.

Un libro scritto nel 1937 ha sicuramente numerosi aspetti affascinanti.

Un’epoca lontana, così diversa, così drammatica, così cruda.

“…Piena di grazia, il Signore è teco…piena di grazia, il Signore è teco…” è la litania di Genoveffa, figlia di Matilde e Emanuele Vernes, restauratore e pittore che, all’interno del suo atelier, al piano superiore crea, disfa e si isola dal mondo anche attraverso una profonda scrittura che sarà poi ritrovata dopo il suo suicidio.

Protagoniste sono le due sorelle Lacroix, Matilde e Leopoldina chiamata Poldina, vivono tutti insieme in questa grande casa e l’odio, il disprezzo e la mancanza di fiducia sono gli ingredienti delle loro giornate.

Genoveffa ha un fratello, si chiama Giacomo e vuole scappare via con la sua fidanzata (figlia del notaio) perché non sopporta più il clima ostile che si respira sopratutto tra le due sorelle.

Genoveffa però vive di presentimenti, dice che si sta ammalando, un fatto poi (all’inizio del libro) farà da apripista ad una serie di angherie.

Il libro si divide in tre parti e Genoveffa, dopo una serie di incontri con diversi dottori, morirà.

Così facendo le due sorelle vivranno insieme, certo, secondo la loro modalità dove ODIO e RANCORE son sempre a portata di mano.

L’arsenico sarà tra i protagonisti del romanzo, 171 pagine di tensione e sentimenti vari.

Matilde ed Emanuele pur dormendo nella stessa camera non si parlano dalla nascita di Genoveffa, cioè da quando Matilde ha scoperto che lui e la sorella erano amanti e che Sofia era sua figlia. Il matrimonio e l’immediato esilio in Svizzera del marito casuale era stato l’espediente per dare una decente copertura.

“Esse erano due, due Lacroix che potevano vivere perché potevano odiarsi a vicenda, sospettarsi, sorridersi con falsità, osservarsi di sottecchi, camminare sulla punta dei piedi… e l’odio diventava più spesso, più denso più pesante, poiché lo spazio era più ristretto”

CONSIGLIATO!

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“Scritto sulla sabbia” di Fausto Vitaliano

Perché ho comprato questo libro?

Perché prima mi son innamorata del libro, nella sua estetica e poi… LA STORIA M’HA RAPITO!

Fausto Vitaliano ha una grande capacità: il suo stile è calamitante e la voglia di mangiar letteralmente la storia è dietro l’angolo.

“Stai imparando a nuotare dove non si tocca!”

Con questa frase vi introduco SCRITTO SULLA SABBIA, un’indagine di Gori Misticò, protagonista indiscusso della narrazione di Fausto Vitaliano.

Siamo in Calabria e i tempi delle streghe non son così lontani, anzi.. Esterina Castellano lo sa bene, la sua memoria durerà per decenni scoprendo poi che la verità è assolutamente un’altra. (E lo scopriremo attraverso 328 pagine)

Federico Costantino sale di livello dopo che Gori va via ufficiosamente. L’indagine però sarà condotta da entrambi i carabinieri tra i dolori di Gori e la stima che Costantino nutre nei riguardi del Maresciallo.

La storia si apre con un calabrese, pescatore, che ha un compagno di viaggio: un serpente. (Che particolarità!); lo stesso in un bosco “maledetto” incontrerà un corpo non ben identificato.

In piazza, poi, c’è una corsa politica, sociale e imprenditoriale tra vari soggetti che faranno parte del romanzo.

Nicola, il dottore, chiude l’amicizia con Gori dopo alcuni pugni in faccia, Julia e il cambio di vita, l’agente Maioni, Michele (un amico scomparso giovane che tiene compagnia nei monologhi interni di Gori), la vedova Mastranzo, Catone Ruggiero, Catena Ciullo, Guido Salmastro (il barbiere e il suo taglio), il proprietario del bar del centro Saverio Cozzetta, Don Vito.

“Tutti tengono una seconda possibilità e questa possibilità si chiama domani”

Gori possiede IL GENIO, pensa che sia la soluzione, chissà se alla fine lo sarà davvero?

SCHEDA

Nelle storie di Topolino nessuno invecchia, a ogni nuova puntata si ricomincia da zero: ma la vita vera non è così e Gori Misticò lo sa bene. Ex infiltrato in operazioni di antiterrorismo al Nord, poi ritiratosi in Calabria vicino alla mezzaluna di sabbia della sua giovinezza, Gori si trova a fronteggiare il nemico più crudele: le cure non hanno funzionato, la malattia avanza e lui non intende concederle l’ultima parola. Ma come al solito qualcuno ha bisogno di lui. Il brigadiere Costantino, per esempio, è alle prese con il caso di una donna trovata morta… per la seconda volta, visto che all’anagrafe risulta deceduta da anni. Due bambini sono stati rapiti, forse dalla strega con gli occhi verdi che si dice abiti nel bosco della Papalùta. Una ragazza misteriosa lo invita a provare la linea di volo tesa tra le montagne e il mare. E, infine, da un cassetto spunta la foto del latitante che ha inseguito per tutta la vita: suo padre. Trent’anni prima, lui e il suo più grande amico erano dove la cassetta postale arrugginita è l’ultimo segnale di presenza umana, al limitare del bosco, senza trovare il coraggio di entrarci. Ora non ci sono più scuse per tornare indietro.

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“La ragazza con l’orecchino di perla” di Tracy Chevalier

Son felice di aver comprato questo testo durante una domenica di Maggio.

I mercatini dell’usato sono il mio posto preferito sopratutto per i libri.

“La ragazza con l’orecchino di perla” di Tracy Chevalier è un TESTO STRAORDINARIO, UNICO, PAZZESCO.

La descrizione è la seguente: Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell’artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso… Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.

Uno stile piacevole, un libro che si divora con facilità, 250 pagine circa di pura poesia dove uno spaccato di vita del 1665 si apre dinnanzi a noi.

Mi innamoro raramente dei libri: questo m’ha conquistato con la sua innocenza e purezza.

Un libro non nuovo ma con una storia così forte che vive nei secoli.

Per completezza (personale) ho noleggiato il film e ho trovato delle piccole incongruenze, scelta sicuramente del regista ai fini cinematografici.

Il libro pubblicato con Neri Pozza è un libro che regalerei ai più sensibili d’animo.

Compralo con un click

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“La fortuna” di Valeria Parrella

“Siamo strani: crediamo più a quello che abbiamo sempre veduto che a quello che stiamo vedendo, ci fidiamo più del passato che del presente”

“La fortuna” di Valeria Parrella è entrato nella mia libreria di recente, una nuova penna che arricchisce il mio cuore, la mia mente, i miei spazi.

Nel giorno dell’eruzione del Vesuvio Lucio segue l’ammiraglia di Plinio Il Vecchio scoprendo così che no, non è un monte ma un vulcano.

L’autrice ha un lessico ricercato, si comprende da subito il suo impegno per la stesura di un romanzo non facile: il mondo classico ha una nuova veste, quella di Valeria Parrella.

La notte prima di partire si fa l’amore tra urla, feste, vino, morte e saluti.

La partenza, le lotte, i mercanti, le danzatrici: Orazio, Alessandro, Cassio, Lavinia, Secondo, Quintilliano sono sono alcuni dei protagonisti del romanzo “La fortuna” edito da Feltrinelli.

“Credo che l’amore sia questo: un inizio”

139 pagine, 16 euro.

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L’intervista a Silvia Nitrato Izzo

“Il giorno in cui invitai l’ansia a prendere un tè” è libro che racconta una storia nella quale è difficile discernere la realtà dall’immaginazione, il sogno dal vero.

L’opera tratta del rapporto della protagonista con due personaggi “scomodi” della sua vita ed il percorso per superarne la difficile presenza.

Ansia e Disturbo Ossessivo Compulsivo diventano esseri antropomorfi assumendo le sembianze di due persone. Il confronto tête à tête avviene davanti ad una tazza di thè in quella che sembra essere una seduta psicoterapica con le proprie insicurezze e difficoltà.

L’incontro avviene in particolare grazie alla dottoressa S. la psicoterapeuta della protagonista.

Per liberarsi dai suoi due “amici d’infanzia”, ospitati a casa per l’occasione, la protagonista intavolerà una lunga riflessione ritornando con la mente all’infanzia e alle sue fragilità.

Silvia Nitrato Izzo non vi deluderà

Come nasce questo libro?

Questo libro nasce dall’idea di condivisione. Mentre mi trovavo nel mezzo di un percorso di psicoterapia pensai di mettere nero su bianco i miei pensieri per aiutarmi nel districarli, visualizzare e semplificare. Già da qualche tempo questo stesso percorso mi aveva sbloccata riguardo il desiderio di scrivere: finalmente riuscii a buttarmi, senza paura del giudizio e così iniziò la stesura del libro. Al ritorno da ogni seduta scrivevo un capitolo. E il tono era più ironico o serio a seconda di come era andata la seduta. Ha preso vita un po’ alla volta, contemporaneamente alla nuova me che “prendeva vita” più consapevole e matura. Pensai che se stesse facendo bene a me magari avrebbe potuto aiutare qualcun altro.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Di non aver paura di mostrare le proprie fragilità che al loro interno nascondono anche i loro punti di forza. Di non vergognarsi nell’esprimere ciò che si sente: paure, stranezze, ansie… di chiedere aiuto. E soprattutto di lavorare per abbattere i taboo che spesso sono legati ai disagi psichici. Normalizzare, far sì che più persone possibili possano sentirsi comprese e capite nelle loro difficoltà o stramberie. Ciò che mi premeva era far si che chiunque, leggendo il mio libro, potesse pensare “non sono solo”.

Leggi il mio libro perché..

Leggi il mio libro perché… di preciso non saprei. Però potrei azzardare: per approfondire argomenti affascinanti, per curiosità per riconoscerti nelle parole di qualcuno che magari è simile a te sotto alcuni aspetti. Non sostituisce assolutamente un vero percorso di psicoterapia ma può essere un ottimo compagno di viaggio nel momento in cui si dovesse decidere di iniziare a scendere dentro di sé. Magari leggere il mio libro può rappresentare una spinta motivante a intraprendere questo viaggio.

Progetti futuri?

Progetti futuri? Il secondo capitolo del mio primo piccolo libro: “Maldestra e Spettinato – racconti di una Principessa e un Cavaliere”, anche questo un testo introspettivo dedicato alla riflessione interiore, in chiave più metaforica e “di coppia”. Un libro per bambini: “La bambina che rigirava i racabozzi”, un testo dedicato ai cani e alla psicologia canina e il secondo capitolo di questo libro che magari sarà intitolato: “Il giorno in cui invitai l’ansia a bere uno Spritz”.

…Mi piace scrivere testi in forma breve, lo trovo motivante, un buon esercizio e mi permette di cambiare spesso argomento o scrivere anche due testi contemporaneamente. Non escludo però che prima o poi mi possa cimentare nell’epica impresa di scrivere un “mattone”. Spero, però che sia almeno di lettura leggera.

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“L’esordiente” di Raul Montanari

Spoiler: Raul Montanari entra nella mia libreria per la prima volta. 

Sono letteralmente innamorata del suo romanzo “L’esordiente” pubblicato con Dalai editore. 

L’innamoramento avviene da subito considerato lo stile unico dello stesso scrittore. 

Il protagonista si chiama Livio, da subito fa sorridere il rapporto che ha con la madre, conversazioni di pochi minuti dove lei, dall’altro capo del telefono, comprende subito il suo umore. Lei una donna bellissima, rimasta nel paese natale, apre le conversazioni parlando sempre della sua lavatrice. 

Livio invece vive a Milano, è uno scrittore affermato, lo chiamano il giallista, definizione che lui odia. 

Si presta all’interno dei programmi televisivi che detesta, frequenta di malumore salotti letterari, è ossessionato dalla vincita del premio dell’anno. 

Durante i suoi corsi di scrittura incontra tantissime donne, Veronica lo farà innamorare, Veronica gli ruberà il cuore, Veronica sarà una stella danzante della sua vita. 

Poi c’è Silvia, l’ex moglie rimasta sempre lì, ad attenderlo con occhi languidi, anche lei stella danzante offuscata però da emiliano, il suo nuovo compagno, amico-nemico stesso di Livio. 

Un rapporto strano, morboso, dove i nemici di Livio sono i protagonisti della cattiveria dello stesso Emiliano. 

A fine romanzo i conti torneranno ad essere dalla parte di Livio, forse qualche dente in meno.. ma quante soddisfazioni in più.

Consiglio questo testo sia per il suo stile unico, per le storie, per il suo mestiere: il protagonista è uno scrittore, si parla di un famoso premio in Italia e le dinamiche editoriali molto interessanti ne fanno da protagoniste. 

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“La cura di velluto” di Mara Piva

“Ci siamo fusi nell’estasi di un amore ultraterreno per un tempo infinito. Ho avvertito qualcosa di più profondo della felicità: la completezza totale di ciò che sono. Ho sentito una sensazione magica e celestiale, una pace sconfinata e un’energia vorticosa insieme. La totalità, come il loro cielo, come la luce e l’ombra, come il bene e il male. Noi siamo diventati uno. Ci siamo ritrovati su quel letto di fiori soffici. Loro, senzienti e felici di accoglierci, hanno contribuito a creare la quiete rasserenante che stavamo respirando dopo l’atto d’amore che ci ha illuminato l’anima. Abbiamo letto i nostri pensieri”.

Fantasia e realtà si mescolano insieme in modo magistrale tra le pagine de La cura di velluto, opera d’esordio della brillante Mara Piva.

Protagonista è Sara, che nei giorni della pandemia da Covid-19 ci narra l’inizio della sua fantastica vicenda, avvenuta a Milano nel 1999, quando studiava all’università con l’amica taiwanese Lin. Una serie di circostanze fa entrare nella vita di Sara il misterioso ma affascinante medico Daniel, il quale decide di affittarle una camera nella sua dimora. Il legame tra i due si fa sempre più stretto col passare del tempo fino a sfociare in vero amore, ma nel frattempo Daniel dimostra capacità fuori dal comune: sente i pensieri di Sara e compare vicino a lei a velocità impossibili per un essere umano. Mentre la realtà che circonda Daniel e la sua famiglia viene pian piano alla luce, la coppia deve anche gestire la difficile situazione sentimentale di Lin con Riccardo, erede di un’azienda al centro di una spiacevole bufera mediatica.

La realtà che si dipanerà infine davanti agli occhi di Sara supererà ogni limite consentito dalla sua immaginazione, conducendola ben al di fuori del mondo a cui è abituata… e da quel giorno, inevitabilmente, il suo modo di vedere le cose – piccole o grandi che siano – non sarà più lo stesso.

Sentimenti puri s’intrecciano tra queste pagine, con una dolcezza e una sensibilità che appartengono all’autrice e che sa trasmettere in modo profondo, accompagnate da una dovizia di particolari che fanno de La cura di velluto una lettura piuttosto impegnativa… ma per quello che ci offre, ne vale senza dubbio la pena. Un’opera che tra le altre cose ci fa fare un bel balzo nel passato, non così lungo ma pur sempre notevole, se comparato al nostro presente: quando gli smartphone non erano ancora incollati alle nostre mani, quando non eravamo ancora avviluppati a multimedialità, streaming e social network, né costretti da mascherine e certificazioni per affrontare la quotidianità. Questo libro sarà senza dubbio in grado di farvi riprovare il buon sapore di un recente passato.

Come nasce questo libro?

Questo romanzo iniziò a manifestare la propria esistenza, dentro me, molti anni fa. Mi trovavo di fronte al mare della mia amata Sardegna, mentre stavo leggendo la biografia di Steve Jobs, scritta da Walter Isaacson. Ero in vacanza, in completo stato di rilassamento e immaginai una storia che avrebbe avuto il compito di trasmettere un messaggio ben preciso. Fu lei a svelarsi a me ed io l’accolsi per lasciarla sedimentare al mio interno. Tale passaggio è obbligatorio nel mio processo creativo e lo seguo diligentemente ogni volta in cui mi pongo al servizio di un’opera che deve trovare forma nella materia. Sono anche pittrice e designer, il percorso di creazione è il medesimo per ciascuna di queste attitudini. Al ritorno dalle vacanze fui travolta dai miei numerosi impegni e lasciai che la storia prendesse forma, in completa autonomia, nel mio cuore. Molti anni dopo, nel marzo del 2020, ringraziai il lockdown che mi obbligò a fermarmi. Solo in quel momento le vicende di Sara e Daniel urlarono a gran voce che era giunto il momento di uscire da me. Così fu: iniziai a scrivere ogni giorno e non smisi finché il romanzo terminò di suggerirmi concetti e parole.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Il messaggio, da trasmettere al prossimo, è nato prima della storia. Tutta la narrazione ruota intorno al concetto che è contenuto anche nel titolo. Esiste una cura, morbida e soave come petali di velluto, che può essere messa in pratica da ciascuno di noi, al fine di contribuire alla nostra evoluzione. Abbiamo molte cose da imparare affinché tale emancipazione avvenga, ma la prima, forse la più importante, è divenire consapevoli del nostro immenso valore per farne buon uso.

Leggi il mio libro perché..

Leggi il mio libro perché contiene un dono del quale solo il lettore potrà appropriarsene.

Progetti futuri?

Durante il periodo in cui scrivevo questa storia, il seguito prendeva forma. Ho intenzione di sedermi e immergermi nel secondo libro il più presto possibile.

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“Il dio del massacro” di Yasmina Reza

Ho comprato questo libro per un semplice motivo: con la copertina è stato amore a prima vista! 

La sua storia mi ha catturato e l’ho divorato in pochissimo tempo: “Il dio del massacro” è una lettura così piacevole che sento di consigliarla a chiunque. 

Yasmina Reza dona vita ad uno spaccato di società borghese dove i testi ne son i protagonisti. Non mi sorprende che ne sia nato un film di Roman Polanski dal titolo “CARNAGE”. 

Due bambini litigano, uno di loro rimane danneggiato leggermente ad un paio di denti: i rispettivi genitori divengono i protagonisti di questa commedia a tratti grottesca a tratti pazzesca. 

Ho riso continuamente e ho anche cercato, subito dopo la lettura, il film in Amazon e posso confermare che libro e film vanno di pari passo… e non è poco. 

Adelphi, 90 pagine, 10€. 

Consigliato 🌷

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“Due vite” di Emanuele Trevi

Emanuele Trevi ha una meravigliosa caratteristica: la sua scrittura è dolce anche quando racconta qualcosa di grigio.

Rocco Carbone e Pia Pera son i protagonisti della narrazione di Trevi che a volte interpreta perfino i loro pensieri e ne descrive un’amicizia intima tra scrittori scomparsi a distanza di un pò di tempo.

La scrittura di Rocco con gli anni cambia e son tante le domande che ci si pone circa lo stile, il cambiamento, la pubblicazione con lo stesso Mondadori. A volte ammetteva di aver un brutto carattere sopratutto durante le lunghe passeggiate serali col cane; così le storie dei due si intrecciano e prendono vita grazie a Emanuele Trevi che con sensibilità li presenta al pubblico.

Pia – una traduttrice di talento – si presenta piena di energie, spesso però scarica emotivamente: sempre in cerca di stimoli, di quesiti, di nuove prospettive.

Un mix dove arte, vita, narrazione e intimità ne fanno da padrone.

Un libro che ho amato, un libro che regalerei.

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“Fino al blu” di Andrea Bazzardi

Fino al blu è l’esordio letterario di Andrea Bazzardi, un’opera prima ma con tutte le caratteristiche adatte per diventare un grande successo.

La storia raccontata nel libro si snoda tra gli incredibili panorami del Sud America, nella cornice della quieta e pacifica città di Cuscadora, immersa tra le nebbie delle Ande. L’armonia mistica della città verrà sconvolta dalla costruzione di un aeroporto, una rivoluzione inimmaginabile per i cittadini abituati al silenzio ed alla calma tipiche del territorio andino.

L’ostinata opposizione alla costruzione sarà la scintilla per risvegliare il sentimento guerrigliero della comunità che dovrà interrogarsi sulle azioni da intraprendere.

Ad opporsi agli abitanti una squadra di costruttori guidati dalla terribile capocantiere, che darà filo da torcere alle imprese ed alle richieste dei Cuscadorini. All’interno della trama si inserisce la storia di Francisco un giovane ragazzo con la passione per gli aquiloni e per il viaggio, che partirà alla volta di paesi lontani. 

Un’opera ricca di colpi di scena, ma soprattutto di frasi uniche e di grande spessore, che dimostrano le abilità di Andrea nel raccontare ma allo stesso tempo avvicinare il lettore al testo rendendo emozioni e sentimenti vividi e realistici. Temi di grande attualità sono trattati in modo marcato ma non oppressivo. Una lettura consigliata a chi ama viaggiare e cerca una lettura scorrevole ed intrigante in un viaggio emozionale che sarà capace di cambiare il vostro modo di vedere il mondo.

Come nasce questo libro?

Il libro nasce dalla volontà di mettere ordine ai miei appunti raccolti in vari anni di viaggi per il mondo, soprattutto nella zona del Sudamerica. Viaggiando ho sempre riportato su carta le emozioni che scaturivano da incontri con persone, paesaggi, esperienze di crescita personale e difficoltà affrontate. Partendo da questi elementi ho ottenuto una base su cui creare una storia che li congiungesse. Così, un giorno ho scritto spontaneamente il primo capitolo, senza sapere dove esso mi avrebbe condotto. Ed è stato un nuovo viaggio; mi sono lasciato coinvolgere e ho fatto in modo che i pensieri e le idee vagassero liberi seguendo la loro volontà. Di conseguenza sono arrivati i vari personaggi e le varie situazioni. Non avevo un’idea di base poiché, parlando di viaggi zaino in spalla, ho voluto che anche la scrittura lo fosse.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Non ho scritto il romanzo con un intento preciso o un messaggio particolare. Ho pensato di donare semplicemente la mia esperienza, cercando di condividerla nella maniera più semplice e accessibile. Una volta terminato sono arrivati parecchi significati ma preferisco tenerli per me, giacché ognuno, come in viaggio, trae le proprie esperienze e i propri insegnamenti. Mi piace ascoltare i pareri più disparati e ho avuto modo di provare che ognuno prende il romanzo alla propria maniera.

Leggi il mio libro perché…

Il principale motivo di lettura a mio avviso è quello di rispecchiarsi nelle parole dell’autore, estrapolando contenuti da cucire sulla propria pelle. Penso che “Fino al blu” possa dare una prospettiva diversa sul viaggio e sulla vita in generale, un punto di vista nuovo per poter analizzare al meglio questo fantastico mondo che il destino ci offre ogni giorno. E far sì che ciò che ci pare eccezionale possa essere usato nella quotidianità.

Inoltre credo che il realismo magico possa allargare il campo del reale, facendo diventare plausibili situazioni remote.

Progetti futuri?

È in corso la stesura del secondo romanzo. Sarà ancora sul tono del realismo magico ma andrà più nel dettaglio. Non voglio aggiungere altro.

Inoltre sto scrivendo dei racconti basati sulle emozioni.

Per finire vorrei dire che sognare è lecito e i desideri sono qualcosa da prendere sul serio. Spesso si tende a coltivarli per poi lasciarli marcire dentro. Se c’è un senso in questa vita sicuramente è dalla parte dei desideri. Quindi avanti tutta!

 

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