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“I misteri di Hatria” di Niky Marcelli

 Il quarto giorno tornò a splendere il sole su un mare piatto e calmo. Dell’isola di Hatria, della sua magnifica città e dei suoi abitanti, non era rimasta traccia.

[Da un frammento attribuito a Plinio il Vecchio]

 

Il brillante Niky Marcelli torna in libreria con I Misteri di Hatria, secondo volume del ciclo della Contessa Rossa. In questa nuova avventura Sara, la Contessa Rossa, e la sua amica Anna – detta Care – si troveranno alle prese con un antico mistero sepolto nelle profondità del mare Adriatico: la mitica città di Hatria “dai tetti d’oro”, sorta mille anni prima di Roma e sprofondata negli abissi come una mediterranea Atlantide.

Per aiutare la figlia dell’archeologo che si era messo alla ricerca di Hatria, morto in mare durante le ricerche, Sara e Care affronteranno dunque una nuova serie di pericoli, questa volta tra le onde e gli abissi dell’Adriatico. Oltre alle naturali insidie del mare si aggiungeranno anche le mire di Dragan Markovic, pericoloso gangster croato interessato a mettere le mani sul tesoro sommerso.

Ancora una volta l’autore ci delizia con un’avventura tutta italiana, o quasi, che si snoda tra differenti località che si affacciano sull’Adriatico tra la Croazia e l’Italia, tutte arricchite con minuziose descrizioni di luoghi e centri d’interesse. A fare la differenza, tuttavia, è il motivo che spinge Sara a imbarcarsi in una nuova avventura, che in tal caso non la riguarda in senso stretto. Se in precedenza aveva svelato (e affrontato) un mistero legato alla scomparsa di sua nonna, ora è semplicemente il suo cuore d’oro – più dorato dei tetti di Hatria, oserei dire – a farla immergere verso ignote profondità, per non rendere vano il sacrificio di un uomo. Per onorare la sua memoria e garantire a lui e alla figlia il meritato rispetto per l’impresa compiuta. Non è un tesoro che la Contessa Rossa va cercando, bensì la verità, pura e semplice.

I misteri di Hatria è, in conclusione, un’ottima continuazione della saga della Contessa Rossa, che con la sua combinazione di fascino, eleganza ed onestà non smetterà di incantarci troppo presto.

 

Come nasce il tuo nuovo romanzo?

Nasce dal successo ottenuto da La Contessa Rossa, il primo

In foto Niky Marcelli con il romanzo “La contessa rossa”

romanzo della saga omonima, di cui I Misteri di Hatria fa parte e che, nelle intenzioni, dovrebbe essere una quadrilogia. Avevo voglia di far vivere una nuova avventura a Sara e Care, le mie eroine: la giovane contessa e la giornalista che, quasi per caso, si trovano sempre coinvolte in situazioni da cardiopalma. Questa volta, alla ricerca di una città perduta negli abissi del mare Adriatico, dovranno vedersela con un sommergibile in mano ad una banda di criminali.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Non ho mai preteso di essere uno scrittore che lancia messaggi, io scrivo romanzi d’avventura, thriller, magari con qualche “iniezione” di commedia. Quello che voglio trasmettere ai lettori è il piacere di leggerlo, sperando che si divertano quanto mi sono divertito io a scriverlo.

 

Leggi il mio libro perché…

Questa è sempre la domanda imbarazzante alla quale mi viene spontaneo rispondere “perché tengo famiglia”. Leggi il mio libro perché, dopo che ho impiegato due anni di fatica e varie risme di carta, mi piacerebbe avere un tuo parere. Leggilo e dimmi se è veramente bello come sostiene chi lo ha già letto o se stavolta ho scritto una boiata.

Poi fammelo sapere, contattandomi sul mio sito internet www.nikymarcelli.com

Non si vince nulla, a parte la mia imperitura riconoscenza per averlo comprato e una dedica sul libro, nel caso ti sia piaciuto.

Progetti futuri?

Sto facendo riposare dieci minuti le protagoniste de La Contessa Rossa, di cui sto comunque elaborando la terza avventura, e nel frattempo sto terminando un romanzo satirico – almeno nelle intenzioni – e nel frattempo ho iniziato a scrivere il primo di una serie di gialli con protagonista un nuovo personaggio: la Lince, un’ex poliziotta un po’ borderline che è comparsa in anteprima in un mio racconto uscito verso metà agosto sul settimanale DiTutto.

 

I misteri di Hatria di Niky Marcelli merita 5 stelle su 5

 

 

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“Il senso di Mario per i guai” di Marco Moretti

 Combatti, e questo non è male. Hai assaporato la sconfitta, ma gusterai anche la vittoria: se trascorri i tuoi giorni in posizione defilata sino alla fine non avrai ferite, ma voltandoti vedrai una strada vuota.”

 

Questo è, in poche righe, Mario Pinozzi, protagonista dell’opera d’esordio auto-pubblicata di Marco Moretti.

Nel libro Il senso di Mario per i guai, Mario è un medico che vive una vita comune, ordinaria, sospeso tra il suo lavoro, casa, vecchi ricordi e una sopportabile solitudine. La sua routine verrà spezzata bruscamente nel corso di ogni capitolo del romanzo, in una serie di guai in cui si troverà suo malgrado coinvolto. Tra vicine di casa assassine, drammi familiari e incontri fugaci, Mario, eroe improvvisato, farà tutto ciò che è in suo potere per cavarsela, con l’aiuto dei suoi temporanei alleati ad ogni situazione.

La storia è arricchita da una buona varietà di ambientazioni italiane, tra cui Genova, Milano, Bari e il massiccio dello Sciliar, ma a colpire maggiormente è la caratterizzazione del protagonista. Mario è un uomo qualsiasi, uno di noi, con uno stile di vita che lascia poco spazio a gioie e divertimenti. Forse non ne va fiero, ma è pur sempre la sua vita e intende tenersela stretta.

Come molti di noi, comprende il pieno valore della vita quando è minacciata da fattori esterni, ed è in questi momenti che s’improvvisa eroe e lotta per tirarsi fuori dai guai. A modo suo.

“Chi legge un libro, come chi lo scrive, riceve e dona qualcosa”, come sostenuto dall’autore nelle ultime pagine.

Il senso di Mario per i guai ci dona di certo una storia coinvolgente e appassionante: la storia di uno di noi, che insegna a non dare nulla per scontato in ciò che ci circonda ogni giorno. Ci ricorda in poche pagine come il vero potere sia quello che abbiamo tutti noi: difendere ciò che abbiamo di più caro, perché ci rende ciò che siamo.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

L’ opera nasce come spin-off di un romanzo in cui vive il protagonista dei racconti. Sentivo l’esigenza di continuare il rapporto con Mario e di conoscerlo meglio: senza fare spoiler posso dire che la storia viaggia tra Genova, Milano e la Grecia. In questo paese la vicenda attuale si mescola ai ricordi nel diario di un militare. Mario è un chirurgo plastico dedito a casi difficili e si trova invischiato in una vicenda nera a causa della sua empatia. O meglio grazie al ” Senso per i guai” che lo trascina in disavventure lungo la penisola. In questo lo aiutano o lo pungolano alcuni amici: il fido infermiere greco, un giornalista in cerca di scoop, il commissario milanese che arriva dalla provincia. E le donne, tante e diverse, forti e fragili; il ventaglio degli altri personaggi è assortito, per interpretare storie di vita di cui ognuno di noi può essere protagonista, nelle metropoli come nella provincia. Ci sono riferimenti al romanzo, ma le storie sono auto-conclusive e il lettore può scegliere di iniziare con l’ultima.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Il messaggio si evince dal sottotitolo: “Disavventure di una persone comune, o quasi”. Proprio il quasi fa la differenza, tra una vita banale e una esagerata, il compagno attraente e quello invisibile, la professione esaltante e un lavoro routinario. Chiunque ha in sé il quasi che lo rende un eroe quando deve affrontare un dramma o un pericolo estremo; non parliamo di free-climber o mercenari, ma di uomini che non sanno solo essere maschi e donne che non rinunciano alla femminilità. Spero che il lettore intenda tutto ciò attraverso i guai di un chirurgo che, quando lascia bisturi e camice, incappa in certa sporcizia e cerca di pulire. A modo suo, sporcandosi anch’egli, lasciando qualcosa e ricevendo molto in cambio: non sempre cose piacevoli.

Leggi il mio libro perché…

…ti riconoscerai in uno o più personaggi. Penserai che i guai di Mario potrebbero franare addosso a te: come reagiresti? Ti metterai a frignare o chiederai aiuto, e a chi? Un amico fidato, la forze dell’ordine o un delinquente prezzolato? Oppure ti aggrapperai al “quasi” , al fattore imprevedibile che ribalta l’equazione e ti spoglia dei panni di persona comune? Mario cede alla “fame”, al lato oscuro, una sorta di istinto che in passato lo ha dominato perché lasciato libero: oggi lo tiene al guinzaglio e allenta la resa solo quando è necessario.

 

Progetti futuri?

Arrivano altre storie del chirurgo genovese, ma questo è il presente. Il futuro, vedremo se prossimo, regalerà alle stampe la vicenda da cui tutto ha avuto origine, il romanzo in cui si è palesato “Il senso di Mario per i guai”: la ragazza per cui divenne amico intimo dell’alcool, la morte della compagna, l’inizio dell’amicizia con giornalista e commissario di Milano,l’inseparabile Jorge. E una vicenda nera tra bellezza, città di mare e della moda, le isole greche.

 

Il senso di Mario per i guai merita 4 stelle su 5.

 

 

 

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INTERVISTE,Italia,LEONARDO MANETTI,poesia,recensioni,youcanprint

“DiVersi in prosa”- Viaggio alla ricerca di me di Leonardo Manetti

La poesia è una lettera d’amore indirizzata al mondo.

(Charlie Chaplin)

 

Torna a pubblicare lo scrittore, meglio dire, il poeta… Leonardo Manetti, già noto nell’ambito editoriale.

“DiVersi in prosa”- Viaggio alla ricerca di me è il suo nuovo libro, già presente nei maggiori store online, con il tema dominante delle emozioni unite alla vigna: sua passione e professione.

Un viaggio, quello che ci invita a fare Leonardo Manetti, attraverso versi in prosa per la vita, attraverso la natura, alcune fasi dell’esistenza umana.

Un viaggio che tutti, prima o poi, dovremmo compiere.

Ha pubblicato il suo primo libro nel 2013 e non ha più smesso di scrivere, amare, vivere.

Le radici, Olio, L’arte, Cuore in trappola, Disagio, Ansia, Nuvole, Polvere dispersa, Desiderio, Sognare: queste sono solo alcune delle poesie che troverete in questo fantastico viaggio di parole, emozioni, azioni.

“DiVersi in prosa”- Viaggio alla ricerca di me è una raccolta poetica, una poesia o due prima di addormentarsi- a mio dire- è l’ideale, per farsi cullare da Morfeo con gioia.

Una raccolta poetica, pubblicata con Youcanprint, 95 pagine, prezzo di copertina 12 euro.

Come nasce quest’opera letteraria?

Questo libro è un viaggio personale in un periodo della mia vita, si può dire che è il continuo del primo mio libro di poesia sChianti. Non mancano i tormenti, lo smarrimento e le inquietudini interiori, tipiche di quegli animi sensibili che l’arte lega a sé, ma racconto anche l’amore per la mia terra, il mio lavoro, e le mie passioni.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Diamo voce alla verità, anche se talvolta amara, e non abbiamo paura di metterci a nudo con le nostre fragilità.

Pro e contro della poesia?

La poesia è una rivelazione personale e interiore, questo è il pro e il contro della poesia. Il difficile è far si che gli altri si ritrovano nelle tue emozioni.

Leggi il mio libro perché…

Con una scrittura semplice e vera anche se parlo della mia vita offro spunti di riflessione per la vita di ciascuna persona.

Progetti futuri?

Ho sempre tante idee che mi vengono in mente ma alla base di tutto sta la ricerca della bellezza nella poesia attraverso varie forme anche sperimentali.

 

 

Una raccolta poetica, pubblicata con Youcanprint, 95 pagine, prezzo di copertina 12 euro.

 

 

 

 

 

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“Nome in codice: Fata” di Stefano Carloni

“Non aver paura: io ti proteggerò dallo schifo di questo lavoro… ucciderò io criminali e terroristi, perché non sia costretto a farlo tu… e renderò la mia anima nera come il carbone, affinché la tua possa risplendere come il sole.”

Questa è la solenne quanto drammatica promessa che l’agente Danny Josephson fa alla sua partner Oaky, protagonisti del secondo volume della Trilogia delle Fate di Stefano Carloni, pubblicato da LFA Publisher, si tratta di Nome in codice: Fata .

In questo libro, ambientato un anno dopo l’avventura di Glitter, la Fata delle Querce (per gli amici Oaky) offrirà il suo aiuto e i suoi poteri al MI6, in particolare al suo partner Danny, verso il quale ha sviluppato sentimenti profondi. Tra terrorismo islamico, antiche società occulte e cospirazioni governative, l’autore mette in risalto in misura maggiore il lato oscuro dell’umanità attraverso gli occhi di una nuova piccola eroina, profondamente diversa da Glitter, ma non meno determinata a proteggere la natura e coloro che ama. Ancora una volta la magia e l’elemento fiabesco vengono messi a confronto con la dura realtà del nostro tempo: un’umanità che soffre per mano di un nemico impossibile da annientare, ovvero l’umanità stessa, tra terrorismo, corruzione e avidità sfrenata. Brillante, inoltre, l’uso di elementi ben noti alla cultura moderna, quali la Massoneria e l’ordine dei Templari, e il loro intreccio con il mondo delle fate e l’ordine politico moderno.

Nome in codice: Fata, nella sua brevità, saprà conquistare ed emozionare dalla prima all’ultima pagina, degna continuazione di una saga dalle magiche potenzialità.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Quest’opera nasce come sequel, seguito del mio primo romanzo “Glitter, avventure di una fatina”. Stavolta la protagonista principale è Fata delle Querce (per gli umani Oaky), una delle tre fatine che nel primo volume della Trilogia delle Fate avevano aiutato Glitter a sventare un attentato terroristico. È passato un anno: Oaky, insieme con le sue sorelle Pina e Alna, è stata arruolata dal controspionaggio inglese, si è integrata pienamente nel modo di vivere degli umani, e abita in casa dell’agente dell’MI6 Danny Josephson, di cui è segretamente e tormentosamente innamorata. Ma nel mondo dello spionaggio la Morte è sempre in agguato; e quando, durante una pericolosa missione, un tragico evento cambierà per sempre la sua vita, la piccola fata, per fare giustizia e salvare ancora una volta il mondo, dovrà accettare l’aiuto di una misteriosa organizzazione che affonda le sue radici nel cupo Medioevo.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere ai lettori?

Il messaggio che vorrei trasmettere ai lettori di questo libro è duplice. In primo luogo un ammonimento a non lasciarsi mai travolgere dall’impeto dei sentimenti, fossero pure i più nobili e intensi: Fata delle Querce ama con tutta se stessa un essere umano, nonostante sappia che questo amore è proibito dalla Natura – le fate infatti sono vegetali senzienti, sono alte solo 7 centimetri e mezzo e sono prive di organi sessuali -, e questa passione travolgente la accecherà fino a un esito tragico… che i lettori scopriranno. Il secondo messaggio che vorrei trasmettere è un invito a usare bene la propria vita, per quanto possa apparirvi banale e insignificante; a fare ciascuno la propria parte, piccola o grande, per rendere questo mondo un posto migliore, proprio come fa Oaky.

 

Leggi il mio libro perché..

Leggi il mio libro perché… è una storia mista di fantasia e cruda realtà, la storia di una piccola fata al servizio segreto dell’Umanità.

Progetti futuri?

Progetti futuri? Concludere la Trilogia delle Fate. Se tutto va bene, fra qualche mese ci rivedremo qui per parlarne. A presto!

Nome in codice: Fata merita 4 stelle su 5.

 

 

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L’amuleto e il druido di Marco Sutti

“Le sue parole avrebbero steso chiunque. Come potevo sopravvivere? Un essere rinchiuso in un medaglione aveva attaccato come un parassita la mia mente e l’unico modo per sciogliere questa maledizione era la morte fisica del suo possessore. La mia vita per ritrovare la libertà? Un prezzo troppo grande!”

Marco Sutti, classe 1986, ritorna sulle scene editoriali con L’amuleto e il druido, prequel del suo romanzo d’esordio L’ampolla del diavolo (2014). Il libro racconta l’avventura di Heron, giovane e ambizioso druido, cominciata il giorno in cui ottiene dalle mani di un forestiero il misterioso amuleto della conoscenza. Questo potente artefatto, pur dotando il suo possessore di enormi poteri magici, possiede per contro una volontà oscura e pericolosa, che aspira solo a ricongiungersi con il proprietario dell’amuleto gemello: Dion, spietato demone figlio di Satana. Mentre questo aspirante signore delle tenebre organizza la sua guerra contro il mondo, Heron si metterà in viaggio insieme al guerriero cristiano Godric, alla ricerca di armi e alleati valorosi per annientare per sempre la minaccia demoniaca.

Il panorama fantasy italiano si arricchisce di una nuova saga dotata di molte potenzialità, scritta con uno stile sapiente e a tratti divertente che rispolvera la mitologia irlandese. Interessante il confronto di quest’ultima con la religione cristiana che, inesorabile, avanza su ogni terra accrescendo il numero dei fedeli. Una storia che offre al lettore un mondo ricco di magia e tradizioni, spingendolo a chiedersi in che modo sia scomparso per lasciare il posto all’odierna fede e società, e dunque ad andare fino in fondo, fino al capitolo finale.

L’amuleto e il druido si rivela, in definitiva, una nuova brillante saga che appassionerà tutti gli amanti del genere.

Come nasce quest’opera letteraria?

“L’Amuleto e il Druido” è un romanzo Dark-Fantasy. Ho iniziato a scrivere quest’opera alcuni anni fa, grazie ad alcuni incubi premonitori. Alla mattina, ricordavo quelle immagini e quelle sensazioni, e da quelle esperienze, ho dato inizio la stesura del mio racconto.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il romanzo “L’Amuleto e il druido, come per tutti i libri del genere, vede opposti il bene e il male: più specificamente, un giovane druido capace di una straordinaria magia, e un malvagio demone, figlio di Satana.

L’oggetto dei desideri del cattivo in questione è un amuleto chiamato della “conoscenza” che per buona parte del racconto, viene posseduto dal protagonista. Questo monile contiene un’intera biblioteca di sapere. Stranamente la sapienza viene raffigurata da un essere con sembianze di un Dio della morte. Questo potrebbe sembrare una contraddizione, ma non lo è.

In verità c’è una spiegazione di fondo.

L’uomo si reputa generalmente come una creatura ignorante e proprio per questo cerca sempre la verità nelle cose, delle spiegazioni e risposte a tutti i misteri e domande che si pone. Credo che a volte, lasciare che il destino si compi senza stravolgerlo, lasciare che l’istinto o le sensazioni che proviamo ci indichino la strada da percorrere, siano talvolta più straordinarie, non dico più rassicuranti, ma di sicuro più essenziali e sorprendenti. Ecco perché, a mio parere, la conoscenza non deve essere totale: è giusto mantenere un tocco di sacralità, di magia, di inconsapevolezza in qualunque ambito, perché senza questi elementi non potremmo più meravigliarci, non potremmo più dire “WOW”. Per questi motivi la conoscenza in questo testo, ha un aspetto negativo.

Sia chiaro, non è negativa l’istruzione, la formazione. Non inizierò una rivoluzione contro la scuola.

Una lacrima, un sorriso, tutte le sensazioni che proviamo non sono il risultato di un’equazione matematica. Le emozioni non si calcolano, ma hanno origine dalla nostra sensibilità. Essere sensibili, essere emotivi, dipende dalla nostra attitudine a recepire queste sensazioni, ma soprattutto dalla nostra capacità di incantarci e di stupirci.

Leggi il mio libro perché…

La mia storia è ricca di momenti d’azione. Non ci si annoia mai.

La maggior parte degli scrittori fantasy, crea un mondo tutto nuovo, diverso dal nostro.

Io ho fatto l’opposto e ho usato un territorio reale, esistente, su questa nostra amata Terra.

Quando iniziai a scrivere i primi versi del libro, mi domandai: ”dove posso ambientare i miei racconti?”

E’ stato semplice rispondermi, ho cercato un po’ sul mappamondo e ho trovato un isola, l’Irlanda.

Per poter descrivere al meglio tutti gli ambienti, i paesaggi e i luoghi, ho organizzato un viaggio, destinazione Dublino e ho visitato tutta l’Isola. Ho cercato di descrivere come meglio potevo, quelle valli ricche di prati a ridosso del mare, che avevo visto e per le quali, mi ero innamorato.

Molto importanti inoltre sono i richiami storici. Si parla soprattutto del mondo celtico (“L’amuleto e il druido”. Il druido, definito brevemente, è un mago celtico), e l’epoca è successiva alla fine dell’Impero Romano d’Occidente e della morte del Patrono d’Irlanda, San Patrizio.

Sempre a quei tempi, qualche nave Vichinga iniziava a solcare i mari del Nord e a fermarsi sulle coste dell’isola.

Insomma ci sono molti indizi e momenti veritieri o realmente accaduti nel mio romanzo.

Documentandomi a lungo sui celti, sulla morfologia e storia dell’Irlanda, ho pianificato l’intera storia su un tallone robusto di indizi e informazioni, che trasformano il romanzo e lo rendono molto più attuale e più semplice da immaginare nella mente di ognuno di noi.

 

Progetti futuri?

Con tempi molto blandi, sto realizzando un paio di progetti. Un nuovo romanzo fantasy e una biografia. Il mio primo lavoro, occupa gran parte del tempo, lasciando alla scrittura solo alcuni e brevi momenti.

Sono una persona con la testa sulle spalle, ma anche molto ottimista. A volte fantastico con la mente e penso in grande. Mi piacerebbe che i miei romanzi diventassero dei film di successo. Chi non sogna questo? Sono comunque consapevole che la strada sarà impervia e lunga e che possiedo una sola possibilità su un milione per raggiungere questo scopo. Ciò nonostante non mi perdo d’animo. Aldilà di questi pensieri, sono una persona semplice e che si accontenta di poco. Mi piacerebbe crescere come scrittore e magari un giorno essere invitato alle feste e raduni del genere fantasy sparse in tutta Italia. Conoscere nuove persone, luoghi e paesaggi diventerebbero delle preziose esperienze in grado di ispirarmi a scrivere nuovi racconti sempre più straordinari e originali.

 

 

L’amuleto e il druido di Marco Sutti merita 4 stelle su 5.

Cosa aspetti a comprarlo?

 

 

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Radici d’infanzia, ali di vita di Mirca Ferri

“Crescere insieme e condividere frammenti rilevanti della propria infanzia suggella un legame indissolubile, capace di varcare le soglie del tempo e della distanza.”

 

Mirca Ferri ci allontana da tablet e social network per addentrarci nella sua breve quanto intensa storia:

Radici d’infanzia, ali di vita, edizioni Eracle.

 

Il libro raccoglie una serie di episodi autobiografici dell’autrice, vissuti nel corso degli anni presso l’Azienda, l’allevamento suinicolo che possedevano i suoi genitori in Emilia Romagna.

Attraverso brevi capitoli che riassumono ben quarant’anni tra fanciullezza, adolescenza e maturità, l’autrice ci trasporta in un contesto del tutto diverso da quello attuale: riesce nell’intento di ricordarci uno stile di vita decisamente più semplice, tra monti e campagne, tra la natura incontaminata e l’incessante fatica del lavoro manuale. I giochi e le avventure spensierate della compagnia dell’epoca, ben lontane da tutta la tecnologia che oggi ci domina.

A colpire maggiormente sono, infatti, i capitoli della fanciullezza, dove l’autrice si gettava all’avventura con gli amici nella sua terra, tra divertimento e misteri a tinte sovrannaturali.

Con il suo stile sobrio e scorrevole, Radici d’infanzia, ali di vita si rivela dunque un messaggio, uguale sia per l’autrice che per i lettori. Un messaggio breve quanto potente e importante: “Ricorda chi eravamo”. Perché oggi è più importante che mai guardare al passato quando la confusione del presente opprime i nostri cuori. Perché i valori di un tempo non siano dimenticati.

Come nasce quest’opera letteraria?

Quest’opera letteraria nasce dal mio profondo desiderio di far conoscere, alla generazione di ragazzini che stanno crescendo ora, come mio figlio che ha 11 anni, le avventure e i passatempi della mia generazione. Sono nata nel 1977 e non esistevano intrattenimenti elettronici, solo la televisione, un’ora al pomeriggio, che trasmetteva cartoni animati. I nostri video games erano la fantasia che, nel caso di specie del mio romanzo, ha avuto la possibilità di ampliarsi in maniera esponenziale grazie al luogo dove l’abbiamo trascorsa.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Vorrei che il lettore ricordasse le proprie radici ( come intitola il libro stesso ) e ricordasse il proprio retaggio, non con il desiderio di tornare indietro ma per fare del proprio passato una risorsa per il futuro.

 

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Il campo dell’editoria è stata una scoperta, per me, che non mi ero mai approcciata ad esso. Trovo che sia divenuto un mercato molto competitivo e che si guardi più alla fama dell’autore piuttosto che al contenuto del testo. Ritengo che un libro si possa definire ? bello e da leggere’ se la trama è coinvolgente. Editing, copertine impreziosite dalla copertina cartonata ecc sono solo specchi per le allodole. Inoltre proibirei l’editoria a pagamento, il modo migliore per dimostrare che la Casa editrice stessa non desidera correre un minimo di rischio d’impresa. Preferisco allora che dicano direttamente no.

 

Leggi il mio libro perché…

Credo che il mio libro, seppur breve, sia una piacevole lettura adatta a varie fasce di età , che può arricchire il lettore con citazioni storiche e filosofiche nonché con la saggezza contadina di un tempo che spero rimarrà sempre nella nostra memoria e nei nostri usi e consumi. Inoltre il mio romanzo, riesce a mescolare avventure goliardiche, mistero e un velo di malinconia che offre diversi spunti di riflessione.

 

Progetti futuri?

Ho appena terminato un romanzo, il primo di una trilogia. E’ un romanzo completamente differente dal precedente. Liberamente ispirato a fatti realmente accaduti parla dei primi amori, con un susseguirsi di avvenimenti ad esso legati.

Ora sono in procinto di elaborare la correzione bozze e sottoporlo, successivamente, alle Case editrici sperando che esso venga pubblicato.

 

Il libro merita 4 stelle su 5: consigliato!

 

 

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“Stelle in silenzio” di Annapaola Prestia

Annapaola Prestia, classe 1979, pubblica un romanzo che- definire- ‘meraviglioso’ è riduttivo.

“Stelle in silenzio” è una di quelle storie uniche nel loro genere e questo dettaglio appare chiaro sin da subito.

Un viaggio in macchina, due donne che si ritroveranno per poi perdersi di nuovo. Poi c’è la malattia della madre, un tumore, ciò che io definisco “il male del secolo”. La figlia, Kara, ignara di tutti i segreti della madre che usciranno fuori, come da un cilindro, durante il loro viaggio in macchina. Viaggio che si concluderà al sud, per visitare qualcosa o ancor meglio, qualcuno. Poi la zia Margherita e le sue verità, l’incontro con Vittorio, a Milano, così unico, fugace, bizzarro. Incontro che ritroveremo tra le pagine, altrove. Incontro che si concluderà con una morte, inattesa, assurda, surreale da subito.

Il padre di Kara e il suo amore per le stelle, il caratteraccio della figlia, una figlia che ha sofferto per la madre, l’affetto non ricevuto, l’alcool visto in momenti non opportuni.

 

Trama, descrizioni e personaggi meritano 5 stelle su 5.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Questa opera nasce da un bisogno profondo: scriviamo in primis per guarire noi stessi, ci parliamo, ci raccontiamo, diamo un nome alle emozioni, agli avvenimenti, un colore a ciò che ci sta succedendo ed ecco che le cose, nel bene o nel male, tornano ad avere un senso o, per lo meno, iniziano ad assumerlo. Io, almeno, la penso così e nei miei anni di lavoro come psicologa ho sempre spinto le persone a parlare, a tenere traccia del loro vissuto, ad elaborare, a plasmare la realtà presente, passata e futura, attraverso le parole ed i racconti. E questo vale anche per me. C’erano un sacco di storie di famiglia che si ammassavano nella mia testa, frammenti di racconti, ricordi, trasmissioni genetiche di sensazioni, avventure, storie sussurrate da mia madre e dalle sue sorelle che spingevano affinché qualcuno desse loro forma, le mettesse su carta, per evitare di farle scomparire. E c’era la vita, la mia vita che, come per tutti, all’improvviso, ha subito qualcosa che l’ha deviata per sempre da quello che credevo fosse il suo ordinario cammino. Il bisogno di raccontare, a questo punto, era diventato assolutamente impellente.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Mi piace immaginare le persone che lo leggeranno, con le loro esistenze, le loro domande, le fragilità, i lati in ombra, i dubbi e le incertezze con cui l’esistenza ci mette ogni giorno a confronto. Vorrei che, alla fine della lettura, risuonasse nei loro cuori il mio pensiero: la vita va vissuta, uno scalino alla volta, una pozzanghera dietro l’altra, un balzo nel vuoto prima, un sostegno affidabile poi. Niente è irrimediabilmente perduto, nessun avvenimento non meritava di essere vissuto. L’importante è imparare, sempre, alla fine di ogni round. Che ci si ritrovi al ring da vincitori o da perdenti, ciò che realmente conta è la consapevolezza che siamo arrivati a questo punto, a questo momento, perché è così che l’abbiamo voluto. E ripartire da questo.

 

Leggi il mio libro perché…

…perché sono come te, perché potremmo fare un pezzo di strada assieme condividendo le nostre emozioni, perché, a volte, la vita sembra più leggera se abbiamo qualcuno con cui condividerla.

 

Progetti futuri?

In questo momento sto scrivendo per il mio bimbo di 18 mesi, racconti, leggende, momenti di vita vissuta ma ho 14 romanzi iniziati in attesa di una degna fine nell’hard disk del mio pc, devo semplicemente decidere da quale cominciare…

 

“Stelle in silenzio” d Annapaola Prestia, Europa Edizioni, prezzo di copertina 15,90 euro, 242 pagine.

 

 

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“Mosca Cieca- Ti fidi dei tuoi vicini di casa? “- di Viviana Spoldi

“L’assassino ci gira intorno e ci confonde, mentre noi vaghiamo nel buio per cercarlo. Lui ci provoca e scappa in quel buio che, per lui, è luce e verità. Ma volete sapere come terminava il gioco? Alla fine la mosca cieca lo catturava sempre.”

Viviana Spoldi ritorna in questa grande famiglia di autori con Mosca cieca- – Ti fidi dei tuoi vicini di casa?, auto-pubblicato e disponibile su Amazon. Mosca cieca è quello che si può definire come un “leggero giallo”: la tranquillità della cittadina di Florent viene bruscamente spezzata da un omicidio, al quale si sussegue un altro appena due giorni dopo. Le vittime non avevano legami apparenti, accomunati solo dal fatto di essere due sgradevoli persone agli occhi della gente. Ad occuparsi delle indagini saranno due detective, un ex giudice e la sua petulante cognata, incontrando e interrogando i vicini di casa alla ricerca del colpevole. O dei colpevoli.

Leggero e scorrevole, ottimo per passare un pomeriggio in tranquillità, Mosca cieca colpisce soprattutto per l’assenza di protagonisti. Come si evince dopo qualche capitolo, in effetti, il libro non ha un personaggio più importante di altri su cui concentrare l’attenzione. Sebbene gran parte della vicenda ruota intorno ai detective che indagano sui delitti, in verità è l’intero quartiere ad essere protagonista: il vicinato, i parenti e i conoscenti delle vittime, sospettati o dotati di alibi inattaccabili. ‘Ti fidi dei tuoi vicini di casa?’ è un sottotitolo più che appropriato per questa situazione, perché la chiave per risolvere il caso si trova nel profondo di ciascun sospettato. Uomini e donne apparentemente tranquilli e inoffensivi, con le loro abitudini quotidiane, a cui tuttavia basta un niente per trasformarsi in potenziali assassini. E alla fine, come in ogni giallo che si rispetti, tutto si riduce alla più classica delle domande: “Perché?”

Consigliato a tutti gli appassionati del genere, ma anche a chi ricerca qualcosa di leggero per addentrarsi nella realtà dei delitti, degli intrighi e del sospetto.

Come nasce quest’opera letteraria?

Il mio romanzo nasce da un’ispirazione improvvisa e dal mio interesse per gli intrecci, i misteri e le storie. L’esecuzione pratica del giallo, invece, è iniziata il giorno in cui decisi di partecipare ad un concorso narrativo. Mancavano due mesi alla scadenza e io non avevo ancora scritto una riga del mio romanzo. Tuttavia quella mattina cominciai di dare vita al mio intreccio, ai miei personaggi, al villaggio, alle case.

Il mio giallo arrivò al secondo posto su più di trecento partecipanti e la mia soddisfazione fu enorme.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Nessun messaggio, voglio solo farli distrarre dalla quotidianità.

Con il mio libro voglio giocare con il lettore, sfidarlo a trovare l’assassino. Ho adorato spargere ovunque indizi, creare personaggi con caratteristiche ben evidenziate, un intreccio che catturasse. Tutto questo ambientando la storia in un luogo comune, in cui per tutti fosse facile inserirsi e ritrovarsi: la casa e il proprio vicinato.

Leggi il mio libro perché…

Hai voglia di giocare, ami risolvere i “puzzle”, vuoi catapultarti in un mondo di quiz e indovinelli, possiedi una mente attenta e curiosa.

Con mia enorme gioia ho avuto solo recensioni positive da chi l’ha letto finora (“sorprendenti colpi di scena”, “giallo studiato nei minimi dettagli”, “ho adorato questo libro”) e una di queste mi ha reso particolarmente felice. Una mia lettrice, infatti, una volta conclusa la lettura, mi ha scritto: ” Ho passato i due giorni seguenti a guardare i miei vicini di casa con occhi diversi. Continuavo a pensare alla tua storia.”

È stato bello sapere di lettori che, accettando la mia sfida, ipotizzavano chi fosse l’assassino, il movente, il senso di alcuni indizi.

 

Progetti futuri?

Sto già scrivendo un altro giallo, ambientato in uno stabilimento termale, che ha come protagonisti gli stessi personaggi di “Mosca Cieca”: il vecchio ex giudice Walter Noel e l’eccentrica, pettegola cognata Clotilde Gamble, amatissima dai miei lettori.

Scrivere è la mia prima passione, però adoro anche leggere e il cinema, cioè qualunque cosa riguardi le “storie” con personaggi, trame, dialoghi ecc… sia che vengano da libri, che quelle trasmesse da uno schermo.

Io adoro le storie!

Scrivo dappertutto e su tutto quello che mi passa davanti. Fogli, tovaglioli e un qualsiasi pezzo di carta può contenere un’idea importante e un’ispirazione improvvisa, mentre sono a fare la spesa, al lavoro o in vacanza. Traggo ispirazione da tantissime cose, anche all’apparenza insignificanti che, nella mia testa, diventano pezzi del puzzle che sto scrivendo.

Scrivere, quindi, non è tanto un progetto futuro, ma qualcosa che fa parte della mia natura, di cui non posso fare a meno.

 

Mosca Cieca merita 4 stelle su 5

 

 

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Poesie d’amare e conoscere di Domenico Scaringi

Scrivi poesie

perché hai bisogno

di un posto

dove essere quello che non sei.

(Alejandra Pizarnik)

 

 

Di chi vi parlo oggi?

Il protagonista è Domenico Scaringi che conosceremo attraverso questa intervista molto particolare.

 

Chi sei?

Mi chiamo Domenico Scaringi, nato a Trani, il 23 Dicembre 1981. Ho iniziato a scrivere nel lontano 1996, con testi in rima seguendo il movimento culturale e musicale nominato Hip-hop che tra le sue quattro discipline, annovera il freestyle sia come scritto che come cantato sul beat, improvvisazione di testi in cosiddette ‘barre’, tutte create dagli mc’s (Maestro di Cerimonie).

 

 

Qual è la tua arte?

Ho cominciato a buttar giù le prime righe descrivendo i miei stati d’animo ed a esternare la mia frustrazione contro la società corrotta e prime idee di ribellione al sistema. Poi negli anni mi sono calmato e così ho provato ad abbozzare poesie d’amore dedicate al gentil sesso, coloro che reggono e regolano il mondo.

 

 

Pro e contro?

Ho notato negli anni che tutte queste poesie che pubblico mi rilassano e mi riempiono il cuore di atti di gentilezza. Contrariamente a quanto si pensi, non mancano momenti di buio, infatti per una poesia scaturita dalla mia mente e dal mio cuore, c’è sempre un periodo cupo e distruttivo che mi aspetta dopo la creatività.

 

Qual è il tuo valore aggiunto?

Mah, posso solo dire che sono una persona umile, che nonostante i miei fallimenti e i miei traguardi non sono mai cambiato, forse un po’ il carattere è diventato più diffidente e chiuso a causa di eventi negativi che mi hanno segnato, insegnato e formato come uomo, infatti come dice un mio Amico, un mare calmo non ha mai fatto un bravo pescatore.

 

Cosa pensi di dire a tutti coloro che vorrebbero farlo ma non hanno ancora iniziato?

Ragazzi un consiglio, annotatevi ogni cosa che vi succede ogni giorno su un taccuino o diario e conservatelo gelosamente: questo sarà lo scrigno della vostra vita, un giorno potrà valere un tesoro senza prezzo.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a chi ti guarda?

Il mio messaggio diretto è sempre quello: amatevi gli uni e gli altri, senza fare violenza, attraverso queste poesie cerco di calmare la mente del lettore, facendo scioglierne il cuore in sentimento puro e creativo.

 

Dove possono trovarti le persone?

Io vivo a Trani, in Puglia una delle regioni più visitate dai turisti che scelgono il sud per la cordialità del mio popolo, accoglienza e devozione cristiana, anche se ci sono altre civiltà e realtà limitrofe.

 

 

Potete contattarmi alla email:

lanfo.sioma@gmail.com

Pagina facebook

 

 

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“La storia di Roberto” di Rocco Granese

Rocco Granese, classe 1949, esordisce nel mondo editoriale con un libro che, definirei, di formazione dal titolo “La storia di Roberto” edito da BookSprint Edizioni.

 

Roberto, il protagonista, lavora per diverse estati, fino al raggiungimento della maturità in Svizzera e il libro si presenta essere uno spaccato di vita dell’autore che, ovviamente, ha veramente vissuto negli scorci che si trovano all’interno dell’opera stessa.

 

Dal primo viaggio in treno fino al ritorno a casa con, finalmente, tutti i franchi che gli serviranno per l’università: suo obiettivo fondamentale. Traguardo raggiunto con impegno e determinazione costante da parte dell’autore- protagonista.

 

Roberto non è solo ma troviamo la sorella Elena, il fratello Elio con la famiglia e soprattutto una serie di avventure amorose raccontate nei minimi dettagli che appassioneranno il lettore pagina dopo pagina. Da Teresa, a Piera, a Denise…

 

“La storia di Roberto” è un libro che andrebbe letto da chiunque, libro interessante sia per chi parte che, ovviamente, per chi resta.

250 pagine che vi stupiranno continuamente.

 

Trama, descrizioni e stile meritano- a mio dire- 5 stelle su 5.

 

Come nasce “La storia di Roberto?”

Già da qualche anno prima dell’età pensionabile ho cominciato a pensare al mio primo libro da scrivere traendo spunto dalle esperienze lavorative dei miei familiari in Svizzera e da quelle mie personali al loro seguito per mie esigenze economiche da soddisfare al fine di raggiungere i miei scopi, prima quello del diploma e poi quello della laurea, a quei tempi per niente facili da raggiungere. Ho voluto riportare uno spaccato con cura e dettaglio dei luoghi, rappresentare alcuni aspetti sociali e primari del vissuto di emigranti meridionali in Svizzera, nella seconda metà del secolo scorso, ma anche la determinazione del progettare un loro futuro migliore nonostante i travagli esistenziali, lavorativi sociali con le forti emozioni e le sensazioni che li accompagnavano.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani il tuo libro?

Ho voluto porre all’attenzione di chi leggerà il mio libro l’esempio di un giovane che ha saputo perseguire i suoi scopi, il suo obiettivo finale combattendo contro le avversità che la vita gli poneva davanti. Forse può costituire per i giovani un esempio da seguire nel loro modo di vivere ed affrontare la vita, di impegnarsi seriamente nel perseguire scopi alti ed importanti, per gratificare sé stessi e le loro future famiglie al fine di garantirsi un futuro il più roseo possibile rinunciando a quell’atteggiamento sempre più diffuso, specie nei giovani, di degrado educativo, sociale, di impegno e di studio. Direi una guida per i giovani che oggi non sanno attendere e vogliono tutto e subito. Nel libro si spiega come accettare le sconfitte per poi riprendere a lottare.

 

Leggi il mio libro perché..

Perché leggere il mio libro “La storia di Roberto”? Una domanda che mi sono posto spesso, ma riflettendo ritengo che la storia raccontata possa essere davvero bella da leggere, divertente, interessante, sentimentale, appassionante ed intrigante. La storia potrebbe essere come quella di tanti giovani, ma è scritta con uno stile semplice, scorrevole, quasi familiare e le righe che si susseguono sono pregne di sentimenti evolutivi. Il protagonista è infatti soggetto a mutazioni significative della sua vita e le esperienze amorose vissute le considera veri e propri inni all’amore e alla vita tali che nella storia il protagonista partito giovane torna a casa uomo.

 

Progetti futuri?

Quali progetti futuri ho? Beh, penso che ormai avendo scelto di dedicarmi alla scrittura ho pensato che fino a quando l’Altissimo mi darà giorni da vivere mi dedicherò alla scrittura. Un mio secondo libro è quasi prossimo alla fine. Nella mia mente sono scolpiti e bene impressi tanti ricordi, tante esperienze vissute, tante cose brutte, ma tantissime cose belle e prendendo spunto da esse vorrei scrivere tanti altri romanzi per comunicare ai miei lettori le mie sensazioni, le mie emozioni, le mie idee, qualche vicissitudine, ma principalmente le mie gioie, le mie battaglie combattute e tra queste quelle perse e quelle vinte, ma soprattutto far risaltare quanta bellezza c’è nella vita di ognuno di noi e come la vita vale la pena di essere vissuta, sempre e a qualsiasi età.

 

“La storia di Roberto” di Rocco Granese, 250 pagine, BookSprint Edizioni, prezzo di copertina 17,90 euro.

 

Acquisto ONLINE

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Leonardo Pestrin in arte Leo in Love

Cosa succede se si unisce l’arte, l’ironia e lo spirito giovanile?

Ve lo dico io: si incontra Leonardo, anzi no, Leo (in love).

 

Chi sei?

Mi chiamo Leonardo, ma prego sempre tutti di chiamarmi “Leo”. Lo trovo più confidenziale, più amichevole e, perché no, più plebeo.

Ci tengo molto, quindi anche voi che state leggendo, se vi capitasse la disgrazia di incontrarmi, CHIAMATEMI “LEO”, CHIARO?!

Vivo in Friuli, ho vent’anni e sono uno studente universitario. Amo il cinema in maniera smodata (ed è infatti la mia materia di studio) e se c’è una cosa che voglio si sappia di me è che amo RIDERE.

E amo ancor di più FAR ridere.

Che poi ci riesca o no, beh… Quello è un altro paio di maniche!

 

Ah, sì… E faccio fumetti.

Rigorosamente comici.

Ovviamente.

 

Qual è la tua arte?

 

Faccio fumetti.

E il fumetto è sicuramente la forma d’arte con cui riesco

ad esprimermi meglio.

“Ma… Emmm… Allora perchè… Emmm… Studi… Coff,

coff… Cinema?!…” potrebbe giustamente chiedere

qualcuno.

E quello che risponderei io sarebbe “Certo, io ADORO il

cinema, ed è proprio per questo che AMO fare fumetti!”

Perché in fondo (e ditemi pure quello che volete), qual è

la forma d’arte più cinematografica dopo il cinema

stesso? Io penso sia proprio il fumetto. Insomma, ideare

delle storie, creare dei personaggi e farli parlare,

scegliere il taglio delle inquadrature (ops, pardon…

delle vignette), adattare uno stile di disegno al genere di

narrazione…

Se non è cinema questo…

Ecco perché il fumetto.

Concilia la passione che ho per i film con quella ancora

più ancestrale, che ho sin da quando ho memoria, per il

disegno.

Poi è ovvio che mi dedichi con passione anche alla

realizzazione di cortometraggi e simili, ma facendo un

fumetto mi sento sempre e comunque più realizzato.

 

E poi mi piace scrivere.

Altro elemento comune sia al cinema che al fumetto.

 

Sì, vado forte in monotematica…

 

Qual è il tuo valore aggiunto?

Io parlerei di “valore recuperato”.

Le storie che metto in scena sono (almeno per ora)

semplici, molto elementari. Prevedibili addirittura.

Ma questo perché non potrebbe essere altrimenti.

Il protagonista delle mie storie non è nemmeno un

personaggio.

Il protagonista delle mie storie è una MASCHERA.

Un costume che tutti indossano, che tutti hanno

indossato e che tutti continueranno ad indossare.

Un singolo aspetto dell’animo umano.

Lo so, da come ne parlo sembra che stia declamando

con presunzione chissà quale opera aristotelica, ma

posso assicurare che si tratta di un concetto

infinitamente più semplice di quello che appare.

E che chiunque potrebbe concepire.

L’essere umano, come non smetterà mai di odiare, non

smetterà mai di AMARE.

Un singolo individuo, una persona fatta e finita può

farlo.

Ma non può farlo l’incarnazione di un concetto, un

rappresentante universale delle persone che amano.

O più precisamente, che CERCANO l’amore.

Ed è per questo che Leo (il protagonista, la mia

auto-caricatura) nonostante le ossa rotte, le dita

mozzate, i denti frantumati, i nasi rotti,

le umiliazioni e i fallimenti non si dà per

vinto e continua imperterrito a CERCARE.

Perché è quello che la sua natura di maschera gli

impone.

E questa è una comicità che non vedo più in giro oggi.

Una comicità lucida, chiara, non volgare, semplice (ecco,

appunto) e banale solo in apparenza.

Questo è quello che tento di proporre.

Quello che dico con “LEO in LOVE” è già stato detto, e

chissà quante volte…

Solo che lo dico a modo mio.

Per questo parlo di valore “recuperato”.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che guardano i tuoi fumetti?

 

       Ad ogni modo, con la maschera che metto in gioco, lancio

il messaggio a cui tengo maggiormente, ovvero “MAI

SMETTERE DI CERCARE”. E non parlo dell’amore nel

senso più ovvio del termine, ma di qualsiasi cosa possa

dare, anche se solo per un istante, la FELICITA’.

Il nostro protagonista è fermamente convinto che per lui

si tratti dell’anima gemella, ma potrebbe sempre essere

qualcos’altro.

Qualcosa di cui lui stesso non si rende nemmeno conto…

Chissà…

So di essere eccessivamente sibillino, ma ripeto…

NON POSSO MICA FARE TROPPI SPOILER!

Dove possono trovarti le persone?

Dunque sul blog “LEO in LOVE presenta” troverete solo gli

albi della mia futura serie, l’epopea di Leo, LEO in LOVE

insomma.

Sulla pagina Facebook invece troverete gli aggiornamenti

sulle storie e dei disegni extra che sul blog non

troveranno spazio.

Infine c’è anche la pagina Instagram che ho creato per…

per…

Ma perché ho creato una pagina Instagram?…

Onestamente non lo so, ma… Pagina Instagram!

 

Qui di seguito i rispettivi link:

 

 

 

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“Incastri distanti” di Alessandro Ebuli

«Le sofferenze arriveranno comunque, se così vuole il destino. Abbiamo viaggiato tanto, osservato la realtà con i nostri occhi. Il mondo è colmo di sofferenza, nella ricchezza così come nella povertà. Nulla può cambiare il destino di ciascuno di noi.»

Alessandro Ebuli riprende posto tra gli autori del nostro tempo con Incastri distanti, edito da ERETICA.

Questo libro raccoglie una serie di episodi brevi, alcuni di fantasia, altri realmente avvenuti e portati tristemente alla ribalta come reality show.

Questi ultimi – come le tragiche morti di Jeff Buckley, di Maria Fresu o del piccolo Alfredo Rampi – sono stati ricostruiti e adattati con sentimento e rispetto nei confronti di chi ha perso la vita quel giorno.

Incastri distanti è un libro che affascina e conquista, nella sua semplicità quanto nella sua drammaticità. Attraverso gli occhi di persone autentiche, ma anche di personaggi completamente fittizi, l’autore riesce nell’intento di proiettarci nella dolorosa realtà dei fatti: l’imprevedibilità della vita, l’ordine naturale delle cose che può improvvisamente spezzarsi e condurre chiunque – una o più persone – dall’altra parte, lasciando un vuoto in chi era con loro quel giorno. Di certo saranno in molti a ricercare informazioni sui fatti realmente avvenuti dopo aver letto questo libro, ma l’autore punta ancora più in alto: ci ricorda, insieme alla vita, che “non è possibile fuggire dalla realtà, e talvolta ripercorrere la propria storia è necessario”.

In conclusione, si rivela una storia che insegna e che spinge a non dimenticare questi fatti di cronaca.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Incastri distanti nasce idealmente all’inizio del 2016, ma necessita di un intero anno prima di riuscire ad essere costruito con precisione nella mia mente ed un altro anno per la stesura definitiva del libro, che è proseguita senza sosta per tutto il 2017. Era mia intenzione creare un concept di fondo, non una semplice raccolta di racconti, quanto piuttosto dieci capitoli legati tra loro da un unico comune denominatore: l’esperienza generata dalla sofferenza. Per questo ho deciso di scrivere delle storie che prendessero spunto da fatti di cronaca realmente accaduti, fatti che nello specifico avessero significato emotivamente molto per me.

L’attentato alle Twin Towers a New York, la strage di Bologna dell’agosto 1980, la strage di Ustica, la morte straziante del piccolo Alfredino Rampi, l’omicidio della studentessa Marta Russo all’università La Sapienza a Roma ed altre di mia totale invenzione, che vanno a toccare argomenti delicati e socialmente importanti come l’anoressia e la dipendenza dalle droghe e dall’alcool.

I fatti di cronaca utilizzati per le mie storie sono alla base della trama, nella quale i personaggi non sono necessariamente esistiti od esistenti, oppure soltanto alcuni lo sono; il contesto della cronaca è servito per costruirvi intorno una storia che tenta a suo modo di affrontare situazioni e stati d’animo nel quale ognuno di noi può ritrovarsi: il senso di colpa, la solitudine, la paura, la rassegnazione, dentro alle quali non manco di analizzarne alcune attraverso la mia personale interpretazione. Non ho scelto a caso i fatti di cronaca, ma ho voluto romanzare quelli che hanno avuto maggiore impatto emotivo nella mia vita, tra tutte direi in modo particolare il tentativo di salvataggio di Alfredino, che ricordo perfettamente nonostante all’epoca del fatto avessi soltanto cinque anni, la stessa età del piccolo, e l’attentato alle Twin Towers, che ho vissuto intensamente perché avvenuto mentre mi trovavo in un contesto lavorativo molto particolare. Ma sono legato a tutti i tragici avvenimenti narrati nel libro.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il messaggio credo sia abbastanza chiaro e nemmeno troppo nascosto, ovvero le sofferenze che spesso dobbiamo sopportare nel nostro percorso non possono fare altro che segnarci con delle profonde cicatrici, ma l’essere umano sa sempre rialzarsi e combattere e superare i momenti bui. Queste sofferenze lasciano il segno, certo, ma da esse possiamo trarre insegnamento, ricavando quelle esperienze che ci permetteranno di fare meno errori nel futuro, oppure adottare comportamenti che, utopicamente parlando, se tutti adottassero potrebbero rendere migliore questo mondo. C’è la speranza che si possa migliorare la propria condizione guardando in faccia la realtà. Siamo circondati dal dolore, ma se sapremo reagire diventeremo più forti. È il risultato della resilienza.

Mi auguro che i lettori di Incastri distanti possano cogliere questa sfumatura di speranza che ho tentato di far emergere con i miei racconti.

 

Leggi il mio libro perché…

…le storie narrate potranno farti riscoprire importanti fatti di cronaca del tuo passato che avevi dimenticato, rivisitati in chiave romanzata e non per questo totalmente rispondenti alla realtà, perché questo non è un saggio storico. Leggi il mio libro perché tutti noi siamo coinvolti nelle storie narrate anche se non ce ne rendiamo conto. Siamo tutti incastri distanti di un puzzle che quando sarà ricomposto mostrerà la vita di tutti noi. Non è possibile non domandarsi: Perché il destino non ha scelto me?

 

Progetti futuri?

Avevo iniziato la stesura di un thriller psicologico prima che l’idea di scrivere dei racconti legati a storie reali prendesse una forma concreta. Ho sentito l’esigenza di concentrarmi su Incastri distanti e sono totalmente soddisfatto del risultato, ma sento sia giunta l’ora di tornare a lavorare al thriller. Ha già un titolo definito, una trama corposa al suo interno ed ho in mente numerose idee circa il taglio concettuale che intendo dare ai protagonisti della storia. Il prossimo inverno lavorerò sodo nel tentativo di portarlo a termine per la metà del 2019.

 

Alessandro Ebuli merita 5 stelle su 5.

 

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