La sostanza delle cose| Festival Internazionale del giornalismo 2017

Un nuovo viaggio va via.

Delle nuove avventure vanno via.

Delle nuove persone vanno via.

 

Tante cose vanno via… quante sono però quelle che restano?

 

Si è concluso oggi il mio Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia 2017: quante ne ho viste? Tante? Poche? No. Troppe.

 

Tant’è vero che non saprei da dove cominciare da chi o cosa iniziare.

 

Vi ho raccontato di un bel giornalista americano che m’ha gentilmente offerto il pranzo quand’ero al Brufani Hotel: bene. La faccenda è andata avanti, pare che i carabinieri l’abbiano portato via il giorno dopo dalla struttura perché ‘si agitava’ continuamente al balcone dell’albergo. Certamente lo era, era su di giri, ma aveva atteggiamenti strani, sospetti, come dire, era sempre sull’attenti, dunque qualcosa non rientrava nei binari. Vengo a scoprire, poi, che il pranzo m’è stato offerto non da un qualsiasi giornalista americano ma da un fotografo e un giornalista pluripremiato, iracheno britannico, nato e cresciuto a Londra che negli ultimi anni della sua vita ha vissuto con dei ribelli in remoti paesi arabi e chissà cosa hanno visto i suoi occhi.

Dunque nulla amici miei… poteva essere il mio principe azzurro e invece no, era un giornalista di fama internazionale, a volte col gomito alto ma da un sorriso meraviglioso, con me gentile, con gli altri sospettoso e QUINDI ‘Scusa Mamma ma neanche oggi mi sposo ‘ e rientro a Roma sola. Non vi dirò il suo nome, attualmente lavora per la BBC, ho cercato alcuni suoi lavori nel web e ne sono rimasta allucinata, ovviamente questa volta in positivo. Non so cosa sarà di lui, so solo che m’ha fatto ridere a crepapelle per tutto il pranzo, lui parlava americano, spagnolo, ogni tanto arabo, io col mio B2 del caxxo e con una ventina parole arabe l’ho incantato durante un qualsiasi venerdì primaverile. Il pranzo è stato una conseguenza. (SPECIFICO)

 

 

Ho pranzato nel cuore di Perugia durante un evento organizzato da Coca-Cola per i suoi 90 anni: che sia una tattica per rispondere a tutto ciò che si dice sul loro conto? Chi può dirlo, fatto sta che il pranzo era buonissimo, i piatti non tradivano le aspettative e soprattutto…. Oltre a non aver pagato il pranzo me ne sono andata via con una nuova Moleskine rossa targata COCA-COLA: IO AMO LE AGENDE. Ah. Bibita ufficiale del pranzo? Indovinate! Coca-cola in tutte le salse, io ovviamente con poca grazia: “Mi scusi è possibile avere del vino bianco ghiacciato?”. E niente. Vino bianco anche in casa-coca-cola fu.

 

I cieli di Perugia

Il Festival Internazionale del Giornalismo è un appuntamento dove non è possibile mancare per nessuna ragione, è un punto d’incontro per chiunque e ciò che amo di questa occasione è la straordinaria orizzontalità che si crea. Posso stare comodamente seduta su una panchina affacciata sulla vista meravigliosa di Perugia con accanto Calabresi, Mentana, Beppe Vessicchio (di cui non me ne frega un caxxo) e chiunque altro. Ah sì, ho visto più e più volte, fumare, esattamente come me, fuori dal Brufani… come si chiama, mi sfugge…. Ah già..Giuseppe Cruciani: vestito in black, sportivo, pieno d’anelli alle mani e anche di se, o almeno questa è la sensazione che m’ha lasciato quindi ‘chitesencula?’. Tra l’altro tra le persone che ho incontrato c’è anche Vittorio Sgarbi, indovinate? Sì, si sparava selfie continuamente con i passanti. Nota positiva: non utilizza filtri sui social, dal vivo ha esattamente la stessa carnagione, movenze e espressioni- da capra- come direbbe qualcuno che conosco.

 

Le persone: ma quante ne ho incontrate, conosciute, evitate in questi giorni? Una CIFRA spropositata.

Incontri, sguardi, sbirciate, richieste, segnalibro lasciati ovunque, le promesse di rivedersi l’anno successivo, le proposte di vedersi in capitale o al prossimo evento di settore, le promesse di EVITARE e SCHIVARE le cattiverie altrui e andare sempre avanti, come ho sempre fatto, come sempre farò. Perché della cattiveria altrui me ne faccio poco, perché delle vostra fame di sapere cose che non vi appartengono non me ne faccio nulla e io sono estremamente GENEROSA: le proposte ambigue le lascio agli stronzi.

 

Amo parlare con le persone, confrontarmi, guardarle negli occhi, scavarle e capire. Fiorella, ad esempio, lavora all’Hotel Brufani da più di dieci anni, ha origini bulgare e la prima volta che andò a Perugia lo fece perché una sua amica aveva deciso di ‘metter su famiglia’, poi Fiorella dopo qualche giorno conosce un tizio, ci rimane, poi ritorna in Bulgaria, poi rientra a Perugia e sorridendo mi dice “Perché noi donne siamo così, vero? Pazze” con gli occhi che le ridono e io rido, rido insieme ai suoi occhi, rido insieme ai suoi ricordi.

Ieri sera quando ho terminato il mio aperol spritz con la mia fedele amica e collega Stefania, ho salutato Fiorella con la promessa di rivederci il prossimo anno, con la prossima di rivederci di nuovo felici, sereni, reali.

 

Tanto ho visto, tanto ho capito, tanto ho pensato.

 

Basterebbe questa frase per racchiudere 5 giorni a Perugia: ho visto la fragilità, la stupidità, l’intelligenza, la caparbietà, la testardaggine, l’audacia, il coraggio, la creatività, lo sciacallaggio (di notizie) e infine ho visto ME, più forte e viva che mai.

 

Stefania, l’ho amata da subito. Collega giornalista dal cuore profondo, sincero, vivo. Sì, lei è viva, viva perché parla con gli occhi, viva perché tutte le volte che dice qualcosa ti si apre un mondo, viva perché riconosce, meglio di me la scarsità nella gente: la riconosce e va semplicemente avanti. Com’è giusto che sia.

Io e Stefania

 

Cinque giorni al Festival Internazionale del giornalismo per sedermi a pranzo con chi stimo, per riconoscere tra la folla un genio, per schivare dalla folla qualche stronzo, per individuare, riconoscere e sfanculare la cattiveria di qualcun altro ma soprattutto cinque giorni per individuare INDIVIDUARE LA SOSTANZA DELLE COSE perché diviene fondamentale.

 

Ah tra i ricordi c’è anche Andrea, uno dei ragazzi dell’Hotel Brufani, ogni giorno mi chiedeva come stavo, cosa facevo, dove andavo. Sabato rispondo che sarei andata a Teatro, lui sorride e mi augura una buona serata. Il giorno dopo Andrea esordisce con ‘Ho sognato che andavamo a teatro e tu eri vestita elegante’. Ho ricambiato il suo sorriso, m’ha chiesto ‘Dove ti trovo?’ e io Zaaac segnalibro del Blog di Eleonora Marsella quindi…. Andrea se m’hai trovata, ti ritroverai anche qui, nel mio spazio che poi.. è lo spazio di tutti voi.

 

Sabato sera a Teatro per GAZEBO

 

…. Secondo Andrea, il ragazzo che lavora al Brufani Hotel, nel sogno io ero vestita elegante: c’ha vito bene perché quella sera, che a teatro ci sono andata davvero ma con Stefania, ero stranamente vestita romantica 🙂

Vado via da Perugia e m’aspetta Roma, Africa, i miei appuntamenti di lavoro, Federica la mia fotografa, l’agenda da risistemare, la camera da pulire, il frigorifero da riempire e tanto, tanto, troppo altro ancora.

Torno felice: felice degli incontri, felice di esser stata in grado, ancora una volta, di schivare la cattiveria, allontanare la superficialità e individuare la sostanza nelle persone.

 

Grazie Festival Internazionale del Giornalismo 2017

 

 

 

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Le persone hanno bisogno di coraggio

Riconoscere la solitudine negli occhi della gente.

Riconoscere la tristezza nei movimenti della gente.

Riconoscere la malinconia negli sguardi della gente.

 

Riconosco in tutte le persone che incontro le loro tristezze, percepisco le ferite che portano sul cuore a causa di ricordi amari, capisco il loro stato d’animo ancor prima che possano veramente raccontarsi. Quando poi lo fanno, confermano i miei pensieri e porgendo loro il mio orecchio e tenendo loro la mano tesa, li accompagno a una soluzione che non conoscevano prima o che, per mancanza di coraggio, non individuavano.

Qualcuno vive un’esistenza agiata ma non è felice.

Qualcuno ha la fama, ma non l’amore.

Qualcuno ha la stabilità ma cerca il disagio.

Qualcuno….

 

Tutti hanno costantemente bisogno d’esser capiti, compresi, cullati in quest’esistenza.

Tutti hanno costantemente bisogno di vederci chiaro ma non tutti lo fanno.

Tutti hanno costantemente bisogno di…

 

Io ho sempre bisogno di vederci chiaro, ho sempre bisogno di conoscere le risposte e porre le domande diventa l’unica chiave di lettura per la mia quotidianità. La curiosità m’ha spesso spinto oltre, anzi SEMPRE. Ho sempre posto quesiti, ho sempre domandato, ho sempre ricercato, indagato, percepito: HO SEMPRE.

E il gioco è questo: fare per sapere, fare per conoscere, fare per capire, fare per non sbagliare una seconda volta.

 

Le persone hanno bisogno di uno specchio, hanno bisogno di un riflesso parlante, come dico io: hanno necessità di sentire cose che non sanno e magari non le conoscono perché non si sono mai posti i giusti quesiti oppure hanno necessità di sentire le cose che sanno ma che non hanno mai avuto il coraggio di dire a alta voce.

 

Ancora una volta si parla di coraggio perché è tutto lì: le persone hanno bisogno di coraggio e io ho bisogno delle persone per analizzare la realtà, per percepire le faide della loro vita e suggerire loro che ‘c’è sempre una nuova strada da intraprendere’ e incalzo loro dicendo che ‘il coraggio dovrà essere la vostra guida’ SE E SOLO SE  sarete disposti ad andare oltre, a spingervi.

 

Ecco perché nell’indecisione opto sempre per l’accelerazione: meglio andare che restare.

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A lezione di SEO con Alberto Puliafito- Festival Internazionale del Giornalismo

Il secondo appuntamento della giornata è OLTRE LA SEO: COME OTTIMIZZARE IL FLUSSO GIORNALISTICO con il bravissimo e indiscutibile Alberto Puliafito– un guru come amo definirlo io- del web.

 

Come dice sempre Alberto Puliafito LA SEO non è un’arte magica quindi non esistono trucchi o pozioni magiche per raggiungere i risultati, anzi, i veri risultati si raggiungono con la costanza, l’impegno e i contenuti. Contenuti come parola d’ordine, qualità come seconda parola d’ordine e costanza come scenario di riferimento.

 

Basi GENERALI: RTFM (Read the fucking manual)

Quando si parla di SEO, bisogna conoscere la GUIDA di Google che ci condurrà all’ottimizzazione per motori di ricerca (SEO).

Basta cercarlo in Google e ci uscirà con estrema facilità: il manuale contiene tutte le parti strettamente tecniche, in modo da sapere con precisione cosa chiedere e in che modo muoversi con precisione, fissando SEMPRE un obiettivo.

 

La SEO dovrebbe essere concepita come STRUMENTO RELAZIONALE: produciamo contenuti, con le tecniche di posizionamento di ricerca e in questo modo possiamo entrare in contatto con i lettori che effettuano la ricerca specifica. Ecco perché è riduttivo parlare SOLO di lista di KEYWORD, è importante capire la QUERY INTENTION, in modo che i nostri contenuti rispondano alle esigenze degli altri.

 

 

Capire le persone è fondamentale per capire LE FONTI, da dove attingono le informazioni e sopratutto COSA cercano.

 

LEGGERE le riviste di settore è importante per capire COSA DICONO LE PERSONE altrove il nostro territorio.

 

OBIETTIVO REALE: CAPIRE LE PERSONE.

 

Cercare, leggere, capire per poi produrre: Alberto Puliafito, la SEO e i contenuti sono e saranno sempre una garanzia.

 

 

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Secondo giorno al Festival del Giornalismo di Perugia

Secondo giorno al Festival del giornalismo di Perugia, io e la mia strafottenza verso il sesso maschile colpiamo ancora.

Termino di seguire un incontro in lingua inglese sugli immigrati, sono le 13.30, riprenderò a seguire gli eventi dalle 15, decido di recarmi nel ristorante dell’Hotel Brufani per pranzare, luogo in cui si svolgono la maggior parte degli eventi del festival del Giornalismo di Perugia, hotel a 5 stelle, di lusso, penso: vabbè che me frega? Mangio qua.

Arrivo, mi siedo al lungo balcone, finalmente non c’è gente, comincio a lavorare al mio MacBook, ordino un paio di toast, bevo nell’arco del tempo un paio di bicchieri di vino bianco, scherzo e rido coi camerieri, Federico, un signore sulla sessantina m’ha preso a cuore, mi tratta con estrema gentilezza, mi fa portare dalla cucina un dolce delizioso, poi prendo un prosecco, un caffè, un ammazzacaffè, insomma, non penso al conto finale.

Mentre pranzo un giornalista americano ad un paio di metri da me sta pranzando, ogni tanto mi guarda e esclama ‘You are beautiful’, io, nel mio inglese da B2 gli rispondo che è generoso, mi chiede come mi chiamo, rispondo che non ho nome e con il suo americano risponde ‘Marrriia?’ ‘Se, Vergine’- rispondo- mentre i camerieri si piegano dalla risate.

‘Terrrresa’? Incalza il mio amico giornalista e io “Se, de Calcutta”, risate tra i camerieri e qualcuno al balcone.

Al che esco a fumare, ovviamente, anche lui esce a fumare col suo bocchino (What?), mi chiede se sono una giornalista, rispondo ‘Maybe’, mi chiede come mi chiamo, continuo a dire di non aver nome, al che, per ricordare il momento decido di fare un instagram stories col mio i-phone, lui ovviamente, si mette in mezzo e sta al gioco, dopo mi chiede addirittura un selfie, mentre scatto, il mio i-phone riprende due scene: lui lontano e lui vicinissimo che mi dà un bacio sulla guancia. Mi sposto, palesemente, ridendo e dicendogli che è un pazzo.

Rientro al ristorante, prendo il mio MacBook che nel frattempo ha caricato un pezzo sul blog  e chiedo il conto. Federico, il mio nuovo amico dell’hotel Brufani, mi risponde che il mio conto è stato pagato dal giornalista americano, sgrano gli occhi, gli chiedo se è uno scherzo e mi risponde ridendo di no. “Hai fatto colpo Eleonora”! Dice Federico ridendo ancora una volta, io rido e… “Federì ma facciamoci noi un selfie”!

 

Me ne vado, ridendo, pensando a quel pazzo di americano che avrà lasciato 70 euro per il mio pranzo.

 

E voi amiche mie.. raccontatemi qualcosa di strano che v’è accaduto!

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#Matteo Jori e le Fake News- Primo giorno

‘… Non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare’.. Citava Vianello in una famosa canzone di un’epoca ormai andata ma IN REALTà l’appuntamento a Perugia si rinnova: giornalisti, speaker, direttori, curiosi, esperti e guru del settore si danno appuntamento ogni anno a Aprile nella bellissima e suggestiva Perugia.

Ieri Perugia m’ha accolto grigia, a volte fredde ma sempre fantastica e vi parlerei per ore del mio angolo di pace ma ne sono troppo generosa quindi…. vi mostrerò una foto 🙂

Inauguriamo il MIO primo giorno al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia con un primo incontro sulle FAKE NEWS, con Matteo Jori dell’Università di Milano.

 

Matteo Jori si domanda se sia lecito e quanto sia corretto LIMITARE la libertà d’espressione altrui, ricollegandosi spesso alla velocità di diffusione di una notizia attraverso le nuove tecnologie d’oggi.

L’argomento delle FAKE NEWS è ritornato in voga negli ultimi tempi, in realtà è un aspetto sempre esistito seppur in maniera diversa: il rimbalzo della notizia (falsa) sui social si diffonde in maniera capillare e così veloce che QUASI pare impossibile controllarne la diffusione.

 

Le nuove tecnologie hanno abbattuto IL FILTRO: elemento, OGGI, presente in parte.

 

Il PRIMO PROBLEMA delle FAKE NEWS è che il confronto sul tema è fin troppo DELICATO per esser trattato in un determinato modo dunque diventa necessario distinguere la fake news da una notizia diffamante, possono essere in relazione ma non necessariamente intersecate.

 

Un’altra distinzione necessaria da fare è distinguere le opinioni dai fatti: le fake news riguardano I FATTI e NON LE OPINIONI.

 

Esistono FAKE NEWS propagate per questioni commerciali, politiche. Sono fake news nate per manipolare l’opinione pubblica. Le nuove tecnologie hanno reso possibile la veicolazione di fake news per un ritorno immediato e diretto: per ottenere click, banner, entrate.

 

La legge dovrebbe occuparsi di questo fenomeno?

Gli articoli che trattano la questione sono numerosi, per quanto riguarda il codice penale: ART.595, ART.501, ART.656

 

 

BISOGNA ricordare SEMPRE che il reato di diffamazione è un vincolo evidente.

 

Il mio angolo di pace

 

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