Ava- Il film

Ava è, per me, un bel film.

Film del 2020, Netflix, è stato diretto da Tate Taylor anche se inizialmente al suo posto c’era il regista Matthew Newton, accusato, in quel periodo per molestie. Molestie che son state confermate poi successivamente.

La protagonista è Jessica Chastain che oltre ad essere una bravissima attrice ha per me uno charme mai visto prima; anche lei è inciampata nel calderone delle polemiche, nello stesso periodo del regista.

Ava Faulkner è una tossicodipendente in via di guarigione ed ex soldato diventata un’assassina. In Francia rapisce il suo nuovo bersaglio, un uomo d’affari inglese. Prima di ucciderlo, lo interroga sul perché qualcuno lo vuole morto. A sua insaputa, un’altra donna origlia elettronicamente la conversazione.

Ava avrà, come dire? Una serie di problemi…. A causa della sua curiosità.

Tutte le volte usava chiedere alle sue vittime: “Cos’hai fatto? Lo so che sei stato cattivo”. Così questa domanda, per i suoi superiori, diventa un vero problema.

L’istruttore di Ava, ed ex superiore dell’esercito, Duke, la invia in Arabia Saudita per uccidere un generale tedesco. Ava attira il generale in una trappola e gli inietta un veleno per far sembrare che sia morto per un attacco di cuore. Viene interrotta dalle guardie di sicurezza del generale. Segue uno scontro a fuoco, che lascia tutti gli uomini morti.

Duke morirà sia perché l’ha difesa sia perché… non va più bene a qualcuno; quel qualcuno poi proverà anche ad ammazzare Ava che risponderà a suo modo.

L’attrice Jessica Chastain viene accusata di ipocrisia in quanto esponente di spicco del movimento Me Too, schierato contro le molestie sessuali comunque la Chastain è rimasta la protagonista del film.

CAST

Jessica Chastain: Ava Faulkner

John Malkovich: Duke

Common: Michael

Geena Davis: Bobbi

Colin Farrell: Simon

Ioan Gruffudd: Peter

Joan Chen: Toni

Diana Silvers: Camille

Jess Weixler: Judy

CONSIGLIATO!

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“L’incredibile storia dell’isola delle rose”

Non guardo la televisione ma quando sento parlare di un film o una serie tv leggo i commenti e poi lo faccio anche io.

Così oggi vi parlo del film, produzione Netflix, “L’incredibile storia dell’isola delle rose”, del 2020.

Giorgio Rosa, ingegnere bolognese, pianta sulla sua isola artificiale una bandiera arancione con 3 rose rosse su sfondo bianco, dichiarando Stato indipendente una piattaforma al largo delle acque territoriali italiane e facendo nascere il mito dell’Isola delle Rose.

Il progetto della piattaforma al largo dalle acque di Rimini nasce come progetto imprenditoriale. Una struttura di 5 piani da organizzare con bar, negozi, attività commerciali e camere d’hotel che fosse un’attrazione turistica per le migliaia di persone che ogni giorno affollavano le spiagge della Riviera Romagnola.

Ma questo che poteva sembrare un semplice progetto imprenditoriale si scontrò con la burocrazia italiana che mal vedeva la creazione di una zona franca al largo della costa e che non riusciva a inquadrare le intenzioni dell’ingegnere.

NUMERI E CURIOSITÀ SULL’ISOLA DELLE ROSE

• L’indipendenza idrica – l’isola era indipendente dal punto di vista idrico, viene infatti individuata una falda di acqua potabile a 280 mt di profondità.

• Le attività già avviate: al momento dell’occupazione sulla piattaforma erano presenti un bar, un negozio di souvenir, un ufficio postale (il timbro) e una banca.

• Gli abitanti – sull’isola hanno vissuto una coppia di riminesi che ne gestivano il bar e un uomo di Città di Castello che faceva da custode. I tre avevano affittato la piattaforma e avevano il mandato di gestire le attività dell’Isola.


• La mostra a Vancouver – nel 2008 un museo canadese ha realizzato un’installazione in cui l’Isola delle Rose veniva paragonata all’Isola Utopia di Tommaso Moro.

• I resti – nel 2009 sono stati ritrovati resti di muri e della struttura metallica che ha sorretto l’Isola delle Rose.

Nel film Elio Germano interpreta Giorgio Rosa e posso dire? L’ho apprezzato molto, mi piace la sua interpretazione, la passione e com’è riuscito a entrare nel personaggio.

Cos’ho apprezzato? La fotografia.

Cosa non m’è piaciuto? Nulla in verità.

Ho amato questo film perché ho appreso una parte di storia che non conoscevo assolutamente.

Esistono inoltre due libri che ne parlano, uno tecnico, uno romanzato, ve li segnalo con piacere:

Libro tecnico dello stesso ingegnere Giorgio Rosa: https://amzn.to/3iyvLhC

Libro romanzato: https://amzn.to/3c1updT

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È per il tuo bene

“Sono ciò che sono, non ciò che ti aspetti”

Con questa frase vi presento il nuovo film “è per il tuo bene” dove Marco Giallini, mio attore preferito, ricopre, come spesso accade, un ruolo principale, in questo caso, nei panni di Arturo. Padre, marito, avvocato che insieme ai suoi due amici storici hanno un problema comune: i fidanzati delle loro figlie.

Così il ruolo delle genitorialità viene affrontato sotto diversi punti di vista: gelosia, possessione, controllo, affetto, amore, mogli al seguito che tra l’altro son migliori amiche.

Siamo a Roma, eh già, la mia città del cuore e le storie delle tre famiglie si intersecano con il filo comune: esser genitori in questa era.

La figlia di Arturo si sta per sposare con il suo socio ma prima di entrare in chiesa scappa con Alexia, una ragazza di colore che farà scalpore nella vita di Arturo e – meno-  in quella della moglie. Poi c’è Sergio, padre di Sara che si è fidanzata con un donnaiolo molto più grande di lei (nonché suo ex compagno di scuola) e Antonio, padre di Marta che si è innamorata di Simone in arte “Biondo”, un rapper romano che fuma marijuana, grande problema per i genitori di Marta.

Amore, Roma, la musica rap, un argomento così attuale: non puoi non vederlo!

È per il tuo bene è un film italiano del 2020 diretto da Rolando Ravello.

Un film che consiglio a chi vuol riflettere, ridere e porsi qualche quesito.

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“Finché c’è prosecco, c’è speranza”

Dal libro al film,

dal film al libro: quante volte capita?

Ecco: vi parlo del film “Finché c’è prosecco c’è speranza”.

Il film è del 2017, tratto dall’omonimo romanzo di Fulvio Ervas, edito da Marcos y Marcos.

Il film ha una fotografia meravigliosa: il Veneto ne è protagonista.

Vigneti, colori, Venezia e una lotta morale per il biologico.

Il conte Desiderio Ancillotto è da poco morto e subito dopo ci saranno altre perdite; uno strano personaggio poi fa capolino nel cimitero dove c’è una strana sostanza, quasi ruggine…

 L’ispettore Stucky, da poco nominato, è chiamato a indagare sulla vicenda e si ritroverà a scoprire dei fatti noti ma mica tanto.

Vuoi conoscere il testo? CLICCA

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“Vogliamo anche le rose”

“Vogliamo anche le rose” è un film-documentario che m’è stato caldamente consigliato da un collaboratore-amico: mai lo ringrazierò abbastanza.

Le scene sono provenienti soprattutto da scorci di interviste, spot o filmati amatoriali, raccolti da archivi cinematografici (Rai Teche, Aamod, Cineteca di Bologna, Cineteca Italiana, Centro Sperimentale di Cinematografia, Cineteca del Friuli, Cinefiat) o nelle case di persone coinvolte negli eventi mostrati nel documentario.

La nascita del femminismo, a partire dagli anni ’70, la lotta per un dialogo tra donna-uomo, la lotta per la libertà individuale che è la libertà sessuale, la maternità come libera scelta.

Numerosi sono i dialoghi dove AMORE e LIBERTà provano ad incontrarsi; l’amore non è sacrifico, la parola AMORE è spesso ambigua.

Le date che ricordiamo, ancora oggi:

1970- Sì al divorzio

1971- Sì alla pillola

1978- Sì all’aborto.

Un film corto, nemmeno un’ora e mezza che consiglio a tutti di vedere. Magari insieme al proprio partner: il confronto è sempre utile, soprattutto nel 2020.

VOGLIAMO ANCHE LE ROSE.

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“La ragazza con l’orecchino di perla”

“La ragazza con l’orecchino di perla” è un film del 2003 che ho visto solo ora: CAVOLO!

Griet è una ragazza olandese che vive a Delft nel 1665. Suo padre è un pittore di ceramiche divenuto cieco per un incidente sul lavoro, così Griet viene mandata a servire a casa del pittore Jan Vermeer.

Lei dimostra da subito propensione al colore, bravura nel mescolare i colori e ben presto diventa il soggetto di un quadro così ricercato e discusso.

La fotografia del film è densa, intima, l’ho adorata. I dialoghi poi lascian sempre riflettere. Finale inaspettato, almeno per me e degna di nota la protagonista così esile, timida, inconsapevole del suo fascino.

La pellicola è ispirata al romanzo omonimo di Tracy Chevalier ed entrambi ruotano attorno alla vita del pittore Johannes Vermeer, meglio noto come Jan Vermeer, ed in particolare al suo quadro Ragazza col turbante, noto anche con il titolo di Ragazza con l’orecchino di perla.

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“Cena con delitto” Knives Out

“Cena con delitto” Knives Out- è un film che tutti gli scrittori o editori dovrebbero vedere.

Per gli amanti del giallo, poi, sarà un film da vedere PER FORZA.

Editoria e social network sono degli ingredienti speciali. Poi c’è l’eredità del famoso scrittore e editore che non vuole concedere i diritti per le riproduzioni cinematografiche, Harlan Thrombey che viene trovato morto nella propria camera. (Muore ma solo per proteggere Marta).

Il momento del testamento è epico: la famiglia, numerosa, inveisce contro Marta, la sua ex infermiera che davvero non avrebbe mai potuto immaginare di dover ereditare tutto.

Il film è del 2019, io l’ho visto in questi giorni e davvero lo consiglio.

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“Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”.

Durante il weekend ho visto “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”.

Nel giorno del suo compleanno il centenario Allan Karlsson scappa dalla casa di riposo in cui soggiorna verso una meta ignota, nel farlo prende la valigia piena di soldi ad un corriere della malavita senza conoscerne il contenuto.

Il protagonista ha uno straordinario senso dell’ironia, uso dell’umorismo e dialoghi ben strutturati.

Uno dei messaggi forti che manda dall’inizio alla fine è: “Sono Inutili i rimpianti, non puoi tornare indietro”.

Da quando scappa dalla casa di riposo la vita assume un sapore diverso: non sa mai cosa succederà il secondo dopo e questo è il filo di tutta la sua vita, raccontata con la tecnica del flashback.

Alla fine del film m’ha colpito un dialogo:

“Non tutti lo trovano”

“Che cosa?”

“Il sentimento”.

Sipario. Applausi.

Film amato, avete letto il libro o visto il film?

Libro: https://amzn.to/36Fj7rx

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“Unposted” di Chiara Ferragni

“Unposted” di Chiara Ferragni è il suo diario di bordo.

Dai primi passi, alle prime fotografie, all’apertura del suo blog, gli studi, la rottura col precedente ragazzo e il successo.

Chiara Ferragni è un esempio di imprenditoria d’oggi.

Chi continua a sostenere che Chiara Ferragni sia stupida è chiaro che non ha capito nulla.

M’ha colpito, durante il film, una bella frase che racchiude in se la mia opinione sulla mia, di professione: “I blogger sono pubblicità vivente”. Un peccato però che ancora qualcuno non lo comprenda.

Chiara Ferragni, in questo film, insegna una cosa fondamentale: SE VUOI, PUOI FARLO ANCHE TU.

E non c’è niente da aggiungere.

L’hai visto?

Il film in Italia è stato il documentario uscita-evento più visto della storia del cinema italiano, incassando un totale di 1 601 499 euro in tre giorni di programmazione

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Jexi

Vedo persone in giro camminare con lo sguardo fisso sul telefono.

Leggo appunti o riflessioni da parte di psicologi veramente preoccupati per questa nuova generazione.

Così di recente ho visto il film Jexi che devo dire l’ho trovato molto attuale.

Il protagonista cresce col telefono in mano, sin dall’infanzia.

Vorrebbe far il giornalista ma si ritrova a lavorare per una redazione che gli commissiona mansioni minori rispetto le sue aspettative.

Compra un nuovo telefono, hai presente Siri?

Beh, molto troppo evoluta.

Parla, giudica, si esprime, prende iniziative.

Così chiama Cate, la ragazza che ha conosciuto il nostro protagonista Phil, quella stessa mattina; lui è colto alla sprovvista, ahimè incappa in una brutta figura al telefono.

Poi, dopo un paio di uscite, si sblocca, lascia il telefono a casa perché Jexi (il telefono) gli stava proprio rovinando la vita e capisce la direzione da prendere.

Il film fa riflettere, ridere, piangere? No, piangere no ma c’è una scena in cui ho veramente versato lacrime per le risate.

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