“Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”.

Durante il weekend ho visto “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”.

Nel giorno del suo compleanno il centenario Allan Karlsson scappa dalla casa di riposo in cui soggiorna verso una meta ignota, nel farlo prende la valigia piena di soldi ad un corriere della malavita senza conoscerne il contenuto.

Il protagonista ha uno straordinario senso dell’ironia, uso dell’umorismo e dialoghi ben strutturati.

Uno dei messaggi forti che manda dall’inizio alla fine è: “Sono Inutili i rimpianti, non puoi tornare indietro”.

Da quando scappa dalla casa di riposo la vita assume un sapore diverso: non sa mai cosa succederà il secondo dopo e questo è il filo di tutta la sua vita, raccontata con la tecnica del flashback.

Alla fine del film m’ha colpito un dialogo:

“Non tutti lo trovano”

“Che cosa?”

“Il sentimento”.

Sipario. Applausi.

Film amato, avete letto il libro o visto il film?

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Ogni Donna è un fiore: TU LO SEI.

Esser donna: gaudio e dolore.

Due facce della stessa medaglia? Sì, senza ombra di dubbio.

Amo esser Donna, la vera ragione?

Non esiste. Esiste però una lista lunga.

Amo esser Donna perché…

Ci son giorni in cui mi sveglio e mi sento semplicemente bella.

Amo esser Donna perché…

Ci son giorni in cui mi sveglio e mi vedo allo specchio: mi riconosco subito. Vivo per quel riconoscimento di me stessa, una me stessa che cambia continuamente, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, secondo dopo secondo. Così ci sono giorni in cui quel riconoscimento mi appare palese e mi piace, mi piace vedere chi sto diventando, come sto cambiando, come cambia la mia visione della vita: gli occhi son sempre gli stessi, ma lo sguardo volge altrove. Ed è per quell’altrove che vivo.

Amo esser Donna perché…

Ci son giorni in cui mi sveglio bene, mi vesto, esco con Africa e gli sguardi si posano su di me: perché quando stai bene, quando sei felice, la gente lo riconosce e tu sei più bella. Perché?

Quando siamo felici siamo belli, punto. E non dirmi che non l’hai mai pensato. E se proprio non lo sapevi ora lo sai, quindi, fermati ancora un po’ a leggermi.

Amo esser Donna perché…

Ci son giorni in cui i capelli sono più scompigliati del solito, la pelle mi appare riposata e capisco che dentro di me regna la serenità. Ma mica è sempre stato così, eh! Anzi, la mia ultima opera Overdose di emozioni. Diario di chi lascia ne è una palese prova.

Cosa prova? Prova il fatto che infilarsi dentro un turbinio di emozioni (anche negative) può divenire indispensabile per la tua crescita personale. Così quando ti volti indietro e comprendi il cammino che è stato fatto, puoi intraprendere un nuovo percorso: sei vaccinata abbastanza per farlo.

Amo esser Donna perché…

Ci son giorni in cui ho bisogno di comprare dei fiori e lo faccio. Ho scoperto un fioraio nel centro di Vercelli, ci vado sempre con Africa, osservo i fiori e poi senza pensarci indico ciò che voglio. Inspiegabilmente acquisto delle candele profumate (passione che ho scoperto da un mese) e così torno a casa con Africa, i fiori, le candele e magari anche il giornale.

C’è stato un periodo della mia vita, quando avevo sedici anni, in cui amavo alla follia i girasoli. Ricordo che il mio primo fidanzato, per farmi felice o per farsi perdonare qualcosa, mi regalava sempre girasoli.

Dopo qualche anno, poi, mi appassiono ai tulipani; amavo quelli blu, e anche in quella fase il mio fidanzato storico, cinque anni di relazione, ordinava spesso alla fioraia del paese dei tulipani blu e me li donava.

Poi, a un certo punto cambio: apprendo che amo tutti i fiori e comincio a comprare piante (a Roma, quando abitavo con l’adorabile Francesca e Africa). In quel periodo, la relazione con il fidanzato storico era finita da un anno e mezzo e avevo iniziato a frequentare un altro ragazzo, di qualche anno più giovane, estremamente generoso e buono ma immaturo per me, così dopo pochi mesi la relazione termina (sempre per mia scelta). Di lui ho un ricordo meraviglioso: tutte le volte che veniva a casa da me e Fra portava piante, fiori, spezie, funghi porcini o fragole… Sapeva bene di cos’ero ghiotta.

Dopo qualche anno vado a Modena, convivo con una persona e comincio ad arredare il balcone: una piccola serra, un tavolino, attrezzi e piante. Di nuovo, ci risiamo. E poi arriva il tornado: tronco la relazione, vado in giro per l’Italia per tre settimane con Africa e alla fine approdo a Vercelli, dal mio socio di Mosaico Edizioni.

Vivo in centro, in un appartamento di due piani tutto mio – mio e di Africa – con dei lavori in corso che non cambieranno di una virgola il mio umore.

Due settimane fa ho cominciato a comprare piante grasse e candele, e così l’ho capito: ecco, mi sento a casa. Questo è il mio posto per questa fase della mia vita così nuova, così rigenerante.

Succede che quando comincio a comprare fiori e piante, il mio animo è sereno. Poi ovviamente ho cominciato a comprare anche attrezzi per la cucina, ma questa è un’altra passione che tanti dei miei amici conoscono.

Poi però ci giorni in cui mi sveglio e non va bene nulla.

Mi vedo brutta, sono gonfia, ho i brufoli, detesto quei miei ricci, i ricci che mi ricordano mio padre. Non sopporto di uscire con Africa e incontrare qualche cagnolina con la quale lei litigherà. Non sopporto nemmeno parlare con le persone.

Sono i giorni del ciclo mestruale: parliamone.

È sempre stato un problema, sono sempre stata troppo male. La mia Mamma (una grande donna, sì, con la M maiuscola) m’ha portato da chissà quanti medici e mi sono continuamente sentita dire: “I dolori ti passeranno con la prima gravidanza”.

ODIO QUESTA FRASE.

E se non volessi figli? E se non ne potessi avere? E se non volessi soffrire sempre in questo modo?

Ogni mese si ripete la stessa conversazione:

“Mamma, quando mi viene il ciclo?”

“Aspetta che guardo sul calendario” mi dice Lei.

Sì, non so quando mi viene il ciclo, ci pensa la mia Mamma. Abitiamo lontane da sette anni, ma questa tradizione rimane: lei sa, io non voglio saperlo.

Il mio ex una volta mi disse: “Ma perché non te lo segni tu?”

Perché no. Perché mi piace pensare che ci pensi la mia Mamma, mi piace pensare che c’è Lei e la vorrei nella mia vita per tutta la vita; vorrei donarle i miei anni per stare insieme a lei per sempre. Ma non si può fare, no. Magari esistesse una formula magica, e quanto vorrei conoscerla…

Ora basta, altrimenti piango. Ah sì, non ve l’ho detto: quando si ha il ciclo, si sente la necessità di piangere spesso. Mi succede solo un paio di giorni al mese (i primi) poi passa.

Così col tempo comprendo il mio corpo, imparo a conoscerlo, a rispettarlo, a custodirlo.

Così dico spesso: “Quando ho il ciclo, non lavoro. Il resto può aspettare”.

E dovrebbe esser così per tutte. Tutte abbiamo il diritto di fermarci se stiamo male, se non siamo in forma, se non ci sentiamo bene.

Un giorno, poi, scopro dei cerotti. Li compro, mi arrivano, li testo.

Cerotti apparentemente normali, ma no. A contatto col corpo si riscaldano e così i muscoli si distendono. Io li ho provati sia nella parte inferiore del collo (maledetto computer!) sia sul ventre. La confezione dice che dureranno otto ore, ma non è vero, durano molto di più.

Il calore del cerotto dura di più ma non lo sa.

Il dolore nel tuo corpo dura di meno e ora, forse, lo sai.

Non sono cerotti miracolosi, non sono cerotti consigliati da un medico.

Sono cerotti che possono lenire le sofferenze, sono cerotti che possono aiutarti, ma ricorda bene: il vero aiuto viene da dentro te stessa. Te stessa e nient’altro.

Chiaro?

Esser donna è meraviglioso. A volte, però, questo aspetto appare offuscato.

Ciao ciclo,

ci vediamo il prossimo mese.

Dove trovare questi cerotti? Clicca

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“La modella di Klimt- La vera storia del capolavoro ritrovato” di Gabriele Dadati

Viene definita la Gioconda di Piacenza, in molti ne hanno sentito parlare, in pochi conoscono la sua vera storia: Gabriele Dadati con La modella di Klimt- La vera storia del capolavoro ritrovato lascia tutti senza fiato.

Andiamo in ordine perché a volte le date son importanti.

Sono trascorsi dieci anni da quando si è spento Stefano Fugazza, ex direttore della Galleria d’arte moderna Ricci Oddi e Gabriele Dadati viene chiamato per organizzare questa fantastica occasione dove l’arte incontra la gente.

Nel 1996 avviene un fatto singolare, una scoperta allucinante, si scopre che il Ritratto di signora di Gustav Klimt è stato dipinto due volte, due tele differenti e verrà poi “rubato” senza ricevere notizie per un po’ di tempo.

Qualcuno dice di averlo visto, qualcuno dice che forse si trova in Spagna ma nessuno sa la verità.

Poi un giorno la verità va a cercare Gabriele Dadati e con la meravigliosa tecnica del flashback il romanzo scorre tra le mani di noi lettori senza lasciar dubbi: Gabriele Dadati ha in mano una storia straordinaria e il suo stile descrittivo può solo conquistarti pagina dopo pagina.

Il primo elemento che m’ha colpito è l’amore che l’autore prova verso la moglie, ne parla con parole forti, emozioni che spesso non hanno bisogno di descrizioni, fortunata Laura, ho pensato durante la lettura delle prime pagine, come dice Dadati: “Io le ronzo attorno come un moscone”.

Gabriele Dadati con La modella di Klimt- La vera storia del capolavoro ritrovato è un libro che vi ruberà il sonno.

Libro pubblicato nel Novembre 2020 con Baldini+Castoldi, prezzo di copertina 17 euro, 222 pagine.

HO ANCHE AVUTO IL PIACERE DI INTERVISTARE L’AUTORE, DOPO LA MIA FOTO PUOI CONOSCERLO MEGLIO.

Come nasce questo libro?

Nasce da una forte emozione: quella del ritrovamento, avvenuto nel dicembre 2019, di Ritratto di signora di Gustav Klimt, un capolavoro rubato alla mia città, Piacenza, quasi ventitré anni prima. Ne siamo rimasti a lungo orfani e quando l’opera è tornata misteriosamente a casa si è mosso qualcosa dentro di me. Anche e soprattutto perché il ritorno sembrava medicare una ferita che si era portato nel cuore a lungo Stefano Fugazza, direttore del museo che la conservava e mio maestro, scomparso nel maggio 2009.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Più che di messaggio, parlerei di temi. Il più grande è quello della convivenza con la propria solitudine: si tratta di un romanzo lungo un secolo, che attraversa l’Europa del Novecento, e i suoi personaggi devono sempre lottare per trovare gli altri, per rendere solidi i propri affetti. Un altro grande tema è senz’altro quello del doppio: ogni personaggio crede di essere qualcosa e invece è qualcos’altro. Solo che neanche lui lo sa. E deve scoprirlo.

Leggi il mio libro perché…

E’ un libro di una dolcezza struggente, io credo. E spesso il lettore vorrebbe abbracciare alcuni dei personaggi, far loro forza, consolarli. Questo li rende molto vicini.

Progetti futuri?

Dopo tre romanzi, lavorerò a una biografia di un grande del secolo scorso troppo poco conosciuto. Sarà una biografia “per luoghi”, perché andrò sulle sue tracce. Una biografia-viaggio. Preferisco però non svelare il personaggio, per ora.

Volete un consiglio? COMPRATE IL LIBRO!

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Adriano Olivetti- Il dente del gigante

Adriano Olivetti è stato un uomo che in Italia, ma non solo, ha fatto la storia.

Morto nel 1960 siamo qui a parlarne: perché?

Imprenditore, studioso, ricercatore, politico, ingegnere, politico. Cos’altro dobbiamo dire?

La Olivetti ha una certa fama di dinamismo, capacità ed è considerata antiburocratica.

Adriano Olivetti ha lasciato un segno nell’organizzazione aziendale, andando a istruire i suoi collaboratori secondo i suoi princìpi.

Innovatore della macchina da scrivere, anche grazie al padre, l’imprenditore ha dimostrato l’importanza del lavoro di gruppo, dell’empatia nata dall’unione di idee e dalla bontà delle persone che lavorano con scopi comuni.

Editore per EDIZIONI di Comunità ha dichiarato durante un’intervista che le copertine erano tutte scelte da lui, no, i testi non li leggeva tutti e è sempre stato propenso nella richiesta di aiuto solo in casi specifici.

Muore nel 1960 su un treno diretto per la Svizzera improvvisamente.

Montale dichiarava che Olivetti fosse un grande esempio di UOMO NUOVO.

Per approfondire l’argomento consiglio: IL DENTE DEL GIGANTE.

LIBRO

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“Fatto a Post@” di Jacqueline Dupeyron

“L’era dei social, l’era delle immagini. Delle visualizzazioni, della condivisione, del regalare i nostri sguardi agli altri.”

L’era che ci sbatte in faccia con delicata e variopinta ironia la brillante Jacqueline Dupeyron, blogger e ora autrice di Fatto a Post@, pubblicato da PortoSeguroEditore. Tra queste pagine troverete una gran varietà di pensieri e riflessioni che spaziano tra poesia e prosa, nate da un profondo desiderio dell’autrice di raccontarsi.

Un desiderio che accomuna di certo ogni autore, ma che Jacqueline riesce ad adattare egregiamente al sistema attuale: un sistema “infettato” da social network, globalizzazione, likes, connessioni.

La rete, in una sola parola, nella quale devi essere incluso per poter andare avanti, per stare al passo. Un sistema la cui legge primaria sembra essere: “integrati o sparisci”.

Una rete che il più delle volte, come giustamente ricorda l’autrice, ci imprigiona in una quotidiana routine, a volte piatta, desolante: giornate che cerchiamo di rendere diverse – speciali – nei nostri gesti, nei nostri pensieri.

Jacqueline lo dimostra egregiamente, attraverso questa “visione personale e ottimistica della nostra società e del nostro vivere i tempi odierni tra ricordi, sogni e desideri”.

In definitiva, Fatto a Post@ si rivela una simpatica, e ora più che mai necessaria, lotta verbale contro l’era dei social per l’affermazione della propria identità. Consigliato a tutti coloro che cercano ispirazione per la definizione di se stessi in questa società opprimente.

Come nasce questo libro?

Il libro nasce dalla voglia di condividere delle emozioni, di raccolta la mia visione del mondo, la sua poesia, senza nascondere nulla e senza si spera omettere niente.

Inoltre dalla richiesta di chi mi legge dal primo giorno del blog…

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Ottimismo, un messaggio di buona volontà, che la vita prende certo ma dà anche, che non è nulla dovuto, che dipende anche da noi.

Leggi il mio libro perché…

È condividere il tempo di un caffè, un aneddoto, un racconto, una confessione, una battuta… insomma la vita in tazzine di caffè.

Progetti futuri?

Tanti, tantissimi, un romanzo già in viaggio, poi l’abecedario del caffè, tante parole e tantissimi pensieri che voglio raccontare e fare emozionare, in racconti onomatopeici.

Il libro merita 5 stelle su 5.

Vuoi leggerlo? Te lo consiglio!

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“Unposted” di Chiara Ferragni

“Unposted” di Chiara Ferragni è il suo diario di bordo.

Dai primi passi, alle prime fotografie, all’apertura del suo blog, gli studi, la rottura col precedente ragazzo e il successo.

Chiara Ferragni è un esempio di imprenditoria d’oggi.

Chi continua a sostenere che Chiara Ferragni sia stupida è chiaro che non ha capito nulla.

M’ha colpito, durante il film, una bella frase che racchiude in se la mia opinione sulla mia, di professione: “I blogger sono pubblicità vivente”. Un peccato però che ancora qualcuno non lo comprenda.

Chiara Ferragni, in questo film, insegna una cosa fondamentale: SE VUOI, PUOI FARLO ANCHE TU.

E non c’è niente da aggiungere.

L’hai visto?

Il film in Italia è stato il documentario uscita-evento più visto della storia del cinema italiano, incassando un totale di 1 601 499 euro in tre giorni di programmazione

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