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“Tempo al tempo” di Bruno MOHOROVICH

“Tempo al tempo” è una meravigliosa raccolta poetica scritta da Bruno MOHOROVICH, nato a Buenos Ayres il 3/3/1953, figlio di genitori istriani, riparati in Argentina a seguito dell’esodo, attualmente vive a Perugia.

Laureato in Sociologia e Lettere, si è sempre occupato di critica cinematografica e didattica del cinema nella scuola; ha collaborato come critico con il settimanale diocesano “La Voce” e con “Umbria Radio” (ex “Radio Augusta Perusia”).

 

“Tempo al tempo” è la sua raccolta poetica che, consiglio anche, ai non addetti ai lavori. Perché? Perché arriva dritta al cuore con semplicità ma con intensità.

Un libro che si snoda in sessanta pagine, numerose le poesie e i temi trattati, quella che m’ha colpito di più è stata la numero 25.

 

<<Mi lascio tenere per mano

uomo muto

nella corsa alla perdizione;

inerte corpo

avvolto nella nebbia

succube ubriaco

della fatalità dei tempi.>>

 

Intervistato per l’occasione, ecco cosa racconta:

 

Come nasce quest’opera letteraria?

E’ un lavoro che ho meditato a lungo e che non riuscivo mai a mettere nero su bianco. Sentivo che mi stava lavorando dentro cui, prima o poi, avrei dovuto dare voce decidendomi di confrontarmi con i fantasmi del mio passato, raccontandomi e svelandomi senza falsi pudori. Il momento di affrontare un passato scomodo è – poi- arrivato. La ritrovata serenità dell’animo e la certezza di una lotta – che mi ha visto spesso soccombere – che mi ha visto (ri)sorgere dall’amara terra, mi hanno consentito di guardare e guardarmi, affidando ai versi quello che sentivo. E così una sera, mi è apparso un primo rigo…da lì è partita poi, abbastanza velocemente, tutta la raccolta. L’unica cosa che avevo chiara fin dall’inizio era il titolo: infatti “tempo al tempo” è un’espressione che mi portavo dentro da anni e che ho mutuato dal film “Anonimo veneziano”, un film che appartiene al mio DNA.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Ad essere sincero, non è che ho iniziato a scriverlo per lanciare un messaggio a qualcuno; l’esigenza primaria era dare, come ho detto, una risposta a me stesso. Ma poi, ripensandoci, credo che dalle mie poesie contenute in questa raccolta, ci sia l’invito per tutte quelle persone che hanno sofferto o soffrono e che hanno comportato o comportano sofferenza a quanti stavano o stanno loro vicino – la famiglia in primis -, ad affrontare il loro male, a non nascondersi; perché celare un disagio non risolve il problema: lo rimanda e basta o, quantomeno, lo si camuffa fino a quando, alla prima difficoltà, non riemerge. Guardare con onestà verso se stessi, recuperare la propria autostima senza paure o falsi timori, è la via giusta per affrontare nuovamente la vita. Ecco, credo che il messaggio che vorrei fosse recepito è proprio questo: non mentire a se stessi, non serve.

 

Leggi il mio libro perché…

..difficile rispondere…perché è un pezzo di storia di vita raccontata in maniera sincera; sono poesie che rivelano un’onestà di sentimenti senza tanti orpelli e giri di parole. Perché sono versi che rassicurano sull’esistenza di donne e uomini ancora intrisi di paure, emozioni e qualche speranza, e dove ognuno può ritrovare la propria umanità.

 

Progetti futuri?

Intanto sarò presente al salone del libro di Torino, dove presenterò proprio “Tempo al tempo”. Di seguito sono in cantiere nuovi progetti editoriali, quali il desiderio di cimentarmi in un romanzo biografico dove racconto della mia giovinezza attraverso le memorie del cinema. In tempi più ravvicinati, la cura di un’antologia poetica che vuole essere un omaggio alla regione delle Marche, ricordata, evocata nei suoi luoghi e paesaggi attraverso i poeti che la vivono e la cura di una nuova collana di poesie dove darò voce ai poeti dialettali e non, della nostra Italia. ma è già pronta una terza raccolta di poesie. Il titolo? “Mare calmo”.

 

 

“Tempo al tempo” di Bruno MOHOROVICH, Bertoni Editore,  merita 5 stelle su 5.

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Non ti scordar di me di Laura San Brunone

Il romanzo di oggi ci porta attraverso la sua storia, ma anche tramite le note del maestro Ludovico Einaudi, ad analizzare alcuni aspetti dell’amore a cui non facciamo caso. Non ti scordar di me, però, non è un romanzo d’amore, ma bensì un noir, a tratti anche horror, che fuoriesce dai soliti schemi narrativi del genere. L’autrice è Laura San Brunone, nata a Erice (TP) nel 1988, sposatasi giovane perché aveva il desiderio di costruirsi una sua famiglia e che sceglie come percorso di studi quello grafico pubblicitario.

La storia che viene narrata è quella di una ragazza, Megan, che è appagata sia dalla sua vita professionale che personale. Infatti, ha un buon lavoro e un uomo, Kevin, che la ama alla follia e che le permette di sentirsi amata come nessun’altra donna al mondo. Il fidanzato decide che è ora di chiederle di sposarlo perché vuole rendere più completa la loro unione che va avanti da anni. Inizialmente la ragazza viene colta da dei dubbi ma accetta la proposta e inizia a buttarsi a capofitto nella preparazione dell’evento. Accanto a lei ci saranno due delle sue più grandi amiche, Helen e Carole, che saranno le sue testimoni di nozze e l’aiuteranno in ogni passo per la riuscita del suo giorno speciale.

Purtroppo, come ben sappiamo, le cose non vanno mai come le si hanno programmate e qualcosa porterà un grande ribaltamento nella vita di Megan che si ritroverà a dover fronteggiare un cambiamento interiore: l’ossessione per il suo amato Kevin.

L’amore per lui si trasformerà in angoscia e perderà completamente il senso della realtà. Per lei sarà come sentirsi in uno stato di pericolo sconosciuto di cui, inconsciamente, ignora le cause.

Non posso svelarvi il finale che è completamente inaspettato, posso però assicurarvi che l’autrice riesce a mantenere alto il ritmo della narrazione senza far distogliere l’attenzione al lettore, insomma si legge tutto d’un fiato.

 

Come nasce Non ti scordar di me?

“Non ti scordar di me” nasce dall’esigenza di raccontare un incubo che ho fatto una notte, come tante altre notti. Ma questo è stato più intenso, più ricco di dettagli. Sogno molto, sia ad occhi aperti che chiusi e sono solita appuntarli in un agenda che tengo vicino al comodino. Quella notte dopo aver scritto diverse pagine piene di situazioni e sensazioni, ho capito che poteva diventare una storia. Così nei giorni successi ho iniziato a svilupparla. Nel frattempo cercavo un modo per “omaggiare” i miei 4 nonni che fortunatamente ho ancora in vita ma sono molto distanti da me. Sentivo il bisogno di dire loro “grazie” a modo mio.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

È un thriller psicologico inizialmente romantico e a tratti noir, parla di amore malato, ossessivo; di insicurezza, di continuo senso di inadeguatezza e necessità di “non essere mai dimenticati”. Ultimamente si sente molto parlare di amore malato e atti violenti per questo motivo e vorrei che passasse il messaggio opposto, ovvero che l’amore deve far star bene, deve poter essere sì fondamentale nella propria vita, ma senza renderlo l’unico scopo. È amore quando c’è rispetto, umiltà, condivisione, sincerità. Amare è creare, non distruggere.

 

Leggi il mio libro perché…

Consiglio di leggerlo per capire quanto i sentimenti possano essere una lama a doppio taglio e così forse poter apprezzare ancora di più quello che già abbiamo. Le donne poi sono maestre nel complicarsi la vita! Spesso la gelosia ci rende “schiave della paura” e si vedono cose che non esistono. L’importante è non superare il limite.. Amare serenamente, amate e sarete amati.

 

Progetti futuri?

Sono una giornalista, scrivo per un giornale cartaceo locale e credo che continuerò in questa direzione. Penso di essere una persona creativa, quindi tutto ciò mi permette di esprimere sensazioni ed emozioni vengono sperimentate. Sono mamma di 2 bimbe e sono sposata quindi la famiglia è il fulcro di tutto il mio mondo. Loro sono il mio presente e futuro. Forse più avanti scriverò un altro libro…

 

 

Numero di stelle 5 su 5 – Non ti scordar di me di Laura San Brunone – Editore: Pubme – 183 pagine – prezzo di copertina 12,00 euro.

 

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

 

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autori,ESORDIENTI,il blog di eleonora marsella,La saga della profezia – libro primo – L’unicorno di Isotta Sturlese,recensioni

La saga della profezia – libro primo – L’unicorno di Isotta Sturlese

Ognuno di noi cerca o possiede un amore e un’amicizia forte all’interno della propria vita, magari nati nel periodo adolescenziale e rimasta intatta nel tempo. L’autrice di oggi, Isotta Sturlese che oltre a essere una brava scrittrice è anche un’ottima disegnatrice, ci offre la possibilità di rivivere questi sentimenti con il libro La saga della profezia – libro primo – L’unicorno.

 

Questo è un romanzo urban fantasy, i suoi protagonisti hanno un carattere ben delineato, vengono descritti nel loro aspetto fisico in maniera particolareggiata e sembrano quasi vivere nella realtà di tutti i giorni. Possiamo definirli unici, personaggi a trecentosessanta gradi.

All’inizio della storia troviamo la vita di una ragazza, Luka, che, all’apparenza, vive una vita normale, è appassionata di danza e con una grande voglia di vivere ma, al tempo stesso, porta dentro di sé un grande dolore che celerà una verità che le è stata nascosta per molti anni.

Infatti, scoprirà un mondo segreto dove vivono creature leggendarie: unicorni, maghi e amazzoni. Sarà il suo amico Sloan e Litroint, un mago appartenente ad una fazione di un clan che esercita la magia oscura ma che cambierà per amor suo che le permetteranno di poter adempiere ad un’antica profezia e a destituire Fallon, un re spietato che farà scoppiare una guerra feroce e crudele pur di non vedere scomparire i suoi poteri.

Il romanzo è incentrato su sentimenti positivi e buoni come l’amore e l’amicizia e, nonostante i fatti drammatici che si susseguono nel libro, questi riusciranno a trionfare.

L’autrice ha scritto questo romanzo in età adolescenziale ma si potrà notare la fantastica padronanza di linguaggio e l’uso di vocaboli che rendono la trama coinvolgente e creano delle scene originali. La fluidità del libro fa in modo che non vi sia dispersione né nella descrizione delle scene né dei personaggi. Anche se non si è amanti del genere io lo consiglio vivamente.

Come nasce La saga della profezia- libro primo- L’unicorno?

La Saga delle Profezia, in particolare il primo libro, L’Unicorno, nasce quando ero solo una bambina.

All’età di quindici anni mi divertivo a raccontarla ad alcune mie compagne, le quali insistettero per farne le illustrazioni e scriverne un libro. Lo feci e, l’anno successivo, mi chiesero di battere il secondo, poi il terzo… Essendo una quadrifonia, il quarto e ultimo capitolo della saga, lo sto terminando adesso, all’età di trentatré anni.

Due anni fa scrissi anche una raccolta di racconti, alcuni dei quali inerenti alla saga; un po’ per capire meglio questo mio mondo fantastico.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno questo libro tra le mani?

Il messaggio di tale romanzo l’ho lasciato invariabile, sebbene, dopo anni, io sono cresciuta e cambiata, ma come un tempo io mi rivedevo su certe scrittrici o personaggi, vorrei che le adolescenti di oggi si rivedessero su questo romanzo.

Gli ideali sono di un’adolescente piena di sogni, pronta, malgrado le difficoltà della vita, seppur proiettate in un mondo fantasy, ad affrontare le difficoltà della vita che la mettono e la metteranno a dura prova.

L’amore in tutte le sue sfaccettature, il principio della vita e delle sue difficoltà per poter adempiere al proprio destino, con la consapevolezza che, se noi lo desideriamo dal più profondo del cuore, lo possiamo cambiare.

Quello che volevo e vorrei trasmettere come messaggio è soprattutto il senso della vita che spesso, nel periodo adolescenziale, nella dura prova che il ragazzo deve affrontare per questo passaggio tra la giovinezza e l’essere adulto, avere delle nuove responsabilità, doveri oltre che diritti, perde come punto di vista.

 

Leggi il mio libro perché…

Leggere La Saga della Profezia è un modo per evadere dal nostro mondo ed entrare in un altro. È un libro alla portata di tutti, scorrevole e senza tempi morti, descrittivo in certi punti senza però, al tempo stesso, essere prolisso o troppo ricamato. In un viaggio interessante tra un mondo fuori dagli schemi e messo al confronto con quello reale, unendo il tutto in un urban-fantasy ambientato nel levante ligure, senza tralasciare ciò che ci rende esseri umani, come emozioni e sentimenti.

In esso vi è avventura, magia, realtà, sport, lotta per la vita e per la conquista della libertà; tutto questo coinvolgerà tre ragazzi qualunque, ma che scopriranno di possedere grandi doti e qualità e che la vera forza sta in noi stessi.

 

Progetti futuri?

I miei progetti futuri non sono solo improntati sulla Saga, ho altri scritti tra le mani, compiuti e incompiuti, di tutt’altro genere, che spero al più presto di poterli mostrare anche ai vostri occhi assieme alle illustrazioni create da me.

 

Numero di stelle 5 su 5 – La saga della profezia – libro primo – L’unicorno di Isotta Sturlese – Editore: Bertoni editore – 346 pagine – prezzo di copertina 18,00 euro.

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

 

 

 

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Alla ricerca della vita di Giovanni Nebuloni

Se vi dicessi FFW, ossia fact-finding writing, che cosa vi viene in mente? Probabilmente andrete a spaziare su qualsiasi argomento fino a che non riuscireste a trovare tra le pagine del web la descrizione di questa nuova corrente letteraria nata nel 2009 dall’autore Giovanni Nebuloni. Lui è Milanese con una grande passione per l’arte e la cultura e decide di intraprendere l’attività di scrittore perché vuole comunicare le sue conoscenze, ossia vuole scrivere per far conoscere. Quello di oggi non è il suo primo libro e si intitola Alla ricerca della vita e ci farà fare un viaggio verso delle competenze che, molti di noi non possiedono, ma che l’autore riesce a padroneggiare con grande maestria e semplicità.

Il romanzo inizia in Sud Africa in un campo di un’azienda farmaceutica che si occupa ricerca sulle cellule staminali e organismi quali Luca – Last Universal Common Ancestor ossia l’ultimo antenato comune universale, cioè il primo essere vivente. Le cose si complicano una sera di maggio quando due dei ricercatori italiani del campo vengono colpiti da un morbo che li farà morire in pochi minuti davanti agli occhi di Barbara, ricercatrice come loro. Oltre la storia di Barbara che, dopo aver fatto rientro a Milano, subirà la stessa sorte dei suoi colleghi davanti agli occhi della madre e della sorella gemella Serena; troviamo anche Claudia, dipendente del WHO (World Health Organization) ma che collabora, in gran segreto, anche con una casa farmaceutica americana. Ci sarà l’intreccio di due storie parallele che si unificheranno verso la fine del romanzo lasciando il lettore senza fiato.

La chiave di volta, però, sarà la sorella gemella di Barbara, Serena che pare impazzire dopo la morte di questa e vedrà morire attorno a lei diverse persone senza capirne il motivo ma che non andrà a contrarre il morbo che colpirà un gran numero di persone perché lei risulterà immune.

La storia è molto avvincente ed è piacevole poter approfondire determinate tematiche riuscendo a contestualizzarle rendendole, a mio avviso, interessanti.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

L’idea sorse dalla lettura, anni fa, di “L’amore ai tempi del colera”, un romanzo di Gabriel García Márquez. Da questo è tratta l’unica citazione del mio decimo romanzo pubblicato, “Alla ricerca della vita”, riportata all’inizio dello stesso e: “Lo turbò il sospetto che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.”

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Con “Alla ricerca della vita” voglio dire che il bicchiere è sempre mezzo pieno, che si deve andare sempre oltre, che a volte si dimostra possibile ciò che in precedenza sembrava impossibile e conseguentemente, anche, che l’idea della corrente letteraria da me fondata – “Fact-Finding Writing” – non è certo peregrina.

 

Come nasce l’esigenza di creare un nuovo genere letterario e perché?

Era il 2009 e continuavo a pensare a Eureka, il poema in prosa di Edgar Allan Poe, il genio che si sarebbe rilevato come il principale ispiratore della corrente letteraria. Stavo scrivendo “Dio a perdere”, che sarebbe diventato il quarto dei dieci romanzi ora pubblicati, e mi accorsi che già con il primo romanzo, “La polvere eterna” (2007), stavo scrivendo per conoscere, esplorare, scoprire. Mi risovvenne che “Fact-Finding Writing” è un’espressione utilizzata nel linguaggio forense statunitense per indicare l’indagine sui fatti durante un procedimento giudiziario. Decisi di volgerla all’ambito letterario, di formalizzare le mie continue riflessioni in una nuova corrente letteraria, il cui “Manifesto della corrente letteraria Fact-Finding Writing, scrittura conoscitiva o scrivere per conoscere” avrei incluso, come appendice, nell’ottavo romanzo, “Nel nome dell’Universo”, del 2014 e reperibile sul Web.

In breve, spiegheresti che cosa significa “scrittura conoscitiva o scrivere per conoscere”?

Obiettivo della Fact-Finding Writing, o FFW, è di conoscere sempre di più ed è anche un approccio alla narrazione, un criterio che implica semplicemente il mettersi al computer o il prendere una stilo e come se la tastiera o il pennino fossero carta vetrata e scalpello, scolpire, sfrondare, scrivere allo scopo di cercare di scoprire sempre qualcosa di nuovo. Non è detto che si riesca a farlo, ma il proposito è d’esprimere qualcosa che prima non c’era. La FFW privilegia, innanzitutto, il contenuto, e siccome stiamo parlando di conoscenza, è implicito che la storia deve essere sempre nuova ed esprimere qualcosa di ancora non detto. Conseguenza di ciò, le trame dei romanzi della FFW sono assolutamente originali. Il messaggio della FFW non è mai banale ed è della più ampia portata possibile, è universale e proprio del villaggio globale.

 

Leggi il mio libro perché…

Perché è una novità, intrattiene e induce alla riflessione.

 

Progetti futuri?

Ho iniziato l’undicesimo romanzo.

 

Numero di stelle 5 su 5 – Alla ricerca della vita di Giovanni Nebuloni – Editore: 13Lab Editore – 235 pagine – prezzo di copertina 14,00 euro.

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

 

IBS

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La più bella realtà di Imma Pontecorvo

Bisogna leggere con il cuore, per utilizzare le parole scritte nella prefazione del libro di oggi, La più bella realtà di Imma Pontecorvo, nata a Vico Equense il 23 giugno 1969 e vive a Piano di Sorrento nella Costiera sorrentina; ed io aggiungerei che bisogna anche leggere con il proprio cuore in mano.

 

La storia che viene raccontata in un primo impatto appare semplice e di quelle che potremmo sentire ogni giorno raccontare da amici o parenti. Nella realtà l’autrice ci porta a scavare all’interno del nostro io. La protagonista è Marta, una giovane donna che dopo la morte della sorella Chiara in un incidente stradale, perde completamente il senso e il significato della vita. La sua amata sorella non c’è più e per lei vivere compiendo anche semplici gesti quotidiani non ha alcun senso. Si rifugia nelle droghe entrando in una spirale che sembra farla stare bene perché la disconnette dalla realtà della vita. Il libro descrive molto bene i vari passaggi che deve affrontare la protagonista ponendo l’accento sulle emozioni che una persona, che vuole prendere in mano le redini della propria vita, deve affrontare. Marta non sarà da sola a dover affrontare il percorso di recupero, ad affiancarla ci sarà la sorella Melania, che in tutti questi anni bui non l’ha mai abbandonata, e la sua famiglia.

 

Il romanzo ci fa riscoprire l’amore per la famiglia e per la vita fatta di cose semplici che molto spesso noi non apprezziamo perché le abbiamo a portata di mano. Io lo letto con il cuore e ho apprezzato il cuore dell’autrice.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

La più bella realtà è un racconto che nasce dalla quotidianità, dal susseguirsi di notizie che si ascoltano dai media, dalla mia esperienza presso una comunità di tossicodipendenza come tirocinante per il corso di studio universitario che ho svolto. Attraverso Marta, la protagonista, ho cercato di cogliere uno degli aspetti cruciali della realtà sociale nella quale viviamo: la tossicodipendenza. Quel voler uscire dall’ordinario per lanciarsi nello sballo considerato tra i giovani più adrenalinico, soprattutto quando si va a ballare il sabato sera insieme al gruppo di amici ritrovandosi a bere un bicchiere di troppo d’alcool accompagnato, magari, dall’assunzione di una pasticca d’ectasy che gira in certe discoteche con conseguenti danni anche mortali.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Il messaggio che mi piacerebbe venisse colto dai lettori, soprattutto da quelli più giovani, è quello di vivere la propria vita, rispettandola come valore e come dono. Divertirsi in maniera semplice, pulita, genuina ed anche se, purtroppo, veniamo colpiti da un dolore come nel caso di Marta, dalla perdita della sorella, Chiara, rifugiarsi negli affetti che ci sono accanto che sono l’unico posto sicuro e autentico.

 

Leggi il mio libro perché..

..Leggi il mio libro perché è una storia “vera”, forte, a tratti triste, dolorosa ma anche tanto dolce, emozionante, carica di speranza e d’amore dove il legame familiare è quel sole, puro, che splende oltre la coltre delle nuvole oscure.

 

Progetti futuri?

Un progetto del presente è la stesura di un altro racconto che è già in fase di elaborazione, in cui affronterò un’altra tematica sociale molto diffusa, mentre un progetto per il futuro è la realizzazione di una nuova silloge di poesie alla quale tengo particolarmente essendo la poesia un abito in cui mi ritrovo sin da quando ero adolescente.

 

Numero di stelle 5 su 5 – La più bella realtà di Imma Pontecorvo – Editore: Milena Edizioni – 84 pagine – prezzo di copertina 7,90 euro.

 

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

 

 

 

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New York 1941. Forse di Luca Giribone

Se un giorno vi svegliaste senza ricordare il nome di vostra madre o del vostro primo amore, come reagireste?

Il romanzo di oggi, New York 1941. Forse pone questi ed altri interrogativi e il suo autore, Luca Giribone classe 1975 nato a Torino ma vive a Milano dove lavora in un’agenzia pubblicitaria come copywriter; con la sua scrittura fluida e ben definita ci porta a fare queste riflessioni.

 

Il protagonista della storia è un giornalista, Frank Logan, che si sta occupando di un’indagine molto complessa e pericolosa sull’uomo più potente della grande mela, il sindaco che potrebbe anche diventare il futuro presidente degli Stati Uniti. Ad affiancarlo c’è la sua compagna Dorothy e il suo migliore amico detective Jim Ross che lo aiuteranno, in un modo che neanche lui si aspetta o comunque immagina, ad arrivare dritto alla verità scomoda di tutta la faccenda.

Il romanzo appare agli occhi del lettore come un noir ma, ad un certo punto, tutto cambia. Iniziano gli interrogativi posti dal fratello di Jim, Bobby, che pare sia a conoscenza di ciò che il futuro ha in serbo per i protagonisti. Questo parrebbe inizialmente ma, nella realtà, niente è come sembra. Ci si ritroverà a dover seguire più vicende, sia del passato che del presente, sotto diversi punti di vista portando, in questo modo, il lettore in una fase di disorientamento che lo terra incollato fino all’ultima pagina per poter scoprire la verità del romanzo.

Si riesce a leggere il libro in maniera veloce e scorrevole, sembra quasi che l’autore voglia dare al suo romanzo un taglio cinematografico e riesce molto bene in questo intento uscendo fuori dagli schemi.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Nasce da una passione sfrenata per tutto quanto sia capace di sovvertire il quotidiano, l’ovvio, il consueto, una passione che ha inevitabilmente generato una serie di idee, nel tempo, fra le quali, paziente e tenace, è emersa quella che costituisce il centro del romanzo. Un paradosso. Qualcosa di meravigliosamente impossibile e allo stesso tempo perfettamente logico.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Mai dare nulla per scontato. Mai smettere di cercare un senso nelle cose che ci circondano e in noi stessi. Mai arrendersi alla banalità, un peccato che commettiamo tutti, senza eccezione, più di una volta nella vita, ma da cui dobbiamo sollevarci sempre, per poterci guardare allo specchio e dire: ne è valsa la pena, di sbagliare, di scegliere, di amare, di lottare, di gioire, di piangere, di non fermarsi, di scavare anche quando le unghie si rompevano contro quella che sembrava dura roccia e, invece, non era altro se non la superficie di una scoperta illuminante e preziosa.

Leggi il mio libro perché…

.. Uso le parole dei lettori, non oserei incensarmi, l’umiltà è la prima dote per un narratore. Quindi, leggi il mio libro perché in tanti, ma proprio tanti, mi hanno scritto: ho letto molti romanzi nella mia vita, uno sconcertante come questo mai, prima d’ora. L’ho trovato un bellissimo complimento.

 

Progetti futuri?

Non amo le saghe se non nascono sulla base di un solido progetto o se non sono frutto di un bellissimo dialogo con i lettori e della consapevolezza che c’è ancora spazio per giocare con le parole e con il controsenso di un romanzo impossibile. Inaspettatamente, questo è accaduto: in autunno, quindi, uscirà il seguito di “New York 1941. Forse”. E poi… sto già mettendo mano a un’opera trascinante, oscura, inquietante, ipnotica, che mi tormenta da tempo e della quale ho maturato la convinzione di non potermi liberare se non con l’aiuto di un romanzo.

 

Numero di stelle 5 su 5 – New York 1941. Forse di Luca Giribone – Editore: Europa edizioni – 144 pagine – prezzo di copertina 9,50 euro.

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

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