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“Il senso di Mario per i guai” di Marco Moretti

 Combatti, e questo non è male. Hai assaporato la sconfitta, ma gusterai anche la vittoria: se trascorri i tuoi giorni in posizione defilata sino alla fine non avrai ferite, ma voltandoti vedrai una strada vuota.”

 

Questo è, in poche righe, Mario Pinozzi, protagonista dell’opera d’esordio auto-pubblicata di Marco Moretti.

Nel libro Il senso di Mario per i guai, Mario è un medico che vive una vita comune, ordinaria, sospeso tra il suo lavoro, casa, vecchi ricordi e una sopportabile solitudine. La sua routine verrà spezzata bruscamente nel corso di ogni capitolo del romanzo, in una serie di guai in cui si troverà suo malgrado coinvolto. Tra vicine di casa assassine, drammi familiari e incontri fugaci, Mario, eroe improvvisato, farà tutto ciò che è in suo potere per cavarsela, con l’aiuto dei suoi temporanei alleati ad ogni situazione.

La storia è arricchita da una buona varietà di ambientazioni italiane, tra cui Genova, Milano, Bari e il massiccio dello Sciliar, ma a colpire maggiormente è la caratterizzazione del protagonista. Mario è un uomo qualsiasi, uno di noi, con uno stile di vita che lascia poco spazio a gioie e divertimenti. Forse non ne va fiero, ma è pur sempre la sua vita e intende tenersela stretta.

Come molti di noi, comprende il pieno valore della vita quando è minacciata da fattori esterni, ed è in questi momenti che s’improvvisa eroe e lotta per tirarsi fuori dai guai. A modo suo.

“Chi legge un libro, come chi lo scrive, riceve e dona qualcosa”, come sostenuto dall’autore nelle ultime pagine.

Il senso di Mario per i guai ci dona di certo una storia coinvolgente e appassionante: la storia di uno di noi, che insegna a non dare nulla per scontato in ciò che ci circonda ogni giorno. Ci ricorda in poche pagine come il vero potere sia quello che abbiamo tutti noi: difendere ciò che abbiamo di più caro, perché ci rende ciò che siamo.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

L’ opera nasce come spin-off di un romanzo in cui vive il protagonista dei racconti. Sentivo l’esigenza di continuare il rapporto con Mario e di conoscerlo meglio: senza fare spoiler posso dire che la storia viaggia tra Genova, Milano e la Grecia. In questo paese la vicenda attuale si mescola ai ricordi nel diario di un militare. Mario è un chirurgo plastico dedito a casi difficili e si trova invischiato in una vicenda nera a causa della sua empatia. O meglio grazie al ” Senso per i guai” che lo trascina in disavventure lungo la penisola. In questo lo aiutano o lo pungolano alcuni amici: il fido infermiere greco, un giornalista in cerca di scoop, il commissario milanese che arriva dalla provincia. E le donne, tante e diverse, forti e fragili; il ventaglio degli altri personaggi è assortito, per interpretare storie di vita di cui ognuno di noi può essere protagonista, nelle metropoli come nella provincia. Ci sono riferimenti al romanzo, ma le storie sono auto-conclusive e il lettore può scegliere di iniziare con l’ultima.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Il messaggio si evince dal sottotitolo: “Disavventure di una persone comune, o quasi”. Proprio il quasi fa la differenza, tra una vita banale e una esagerata, il compagno attraente e quello invisibile, la professione esaltante e un lavoro routinario. Chiunque ha in sé il quasi che lo rende un eroe quando deve affrontare un dramma o un pericolo estremo; non parliamo di free-climber o mercenari, ma di uomini che non sanno solo essere maschi e donne che non rinunciano alla femminilità. Spero che il lettore intenda tutto ciò attraverso i guai di un chirurgo che, quando lascia bisturi e camice, incappa in certa sporcizia e cerca di pulire. A modo suo, sporcandosi anch’egli, lasciando qualcosa e ricevendo molto in cambio: non sempre cose piacevoli.

Leggi il mio libro perché…

…ti riconoscerai in uno o più personaggi. Penserai che i guai di Mario potrebbero franare addosso a te: come reagiresti? Ti metterai a frignare o chiederai aiuto, e a chi? Un amico fidato, la forze dell’ordine o un delinquente prezzolato? Oppure ti aggrapperai al “quasi” , al fattore imprevedibile che ribalta l’equazione e ti spoglia dei panni di persona comune? Mario cede alla “fame”, al lato oscuro, una sorta di istinto che in passato lo ha dominato perché lasciato libero: oggi lo tiene al guinzaglio e allenta la resa solo quando è necessario.

 

Progetti futuri?

Arrivano altre storie del chirurgo genovese, ma questo è il presente. Il futuro, vedremo se prossimo, regalerà alle stampe la vicenda da cui tutto ha avuto origine, il romanzo in cui si è palesato “Il senso di Mario per i guai”: la ragazza per cui divenne amico intimo dell’alcool, la morte della compagna, l’inizio dell’amicizia con giornalista e commissario di Milano,l’inseparabile Jorge. E una vicenda nera tra bellezza, città di mare e della moda, le isole greche.

 

Il senso di Mario per i guai merita 4 stelle su 5.

 

 

 

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Leonardo Pestrin in arte Leo in Love

Cosa succede se si unisce l’arte, l’ironia e lo spirito giovanile?

Ve lo dico io: si incontra Leonardo, anzi no, Leo (in love).

 

Chi sei?

Mi chiamo Leonardo, ma prego sempre tutti di chiamarmi “Leo”. Lo trovo più confidenziale, più amichevole e, perché no, più plebeo.

Ci tengo molto, quindi anche voi che state leggendo, se vi capitasse la disgrazia di incontrarmi, CHIAMATEMI “LEO”, CHIARO?!

Vivo in Friuli, ho vent’anni e sono uno studente universitario. Amo il cinema in maniera smodata (ed è infatti la mia materia di studio) e se c’è una cosa che voglio si sappia di me è che amo RIDERE.

E amo ancor di più FAR ridere.

Che poi ci riesca o no, beh… Quello è un altro paio di maniche!

 

Ah, sì… E faccio fumetti.

Rigorosamente comici.

Ovviamente.

 

Qual è la tua arte?

 

Faccio fumetti.

E il fumetto è sicuramente la forma d’arte con cui riesco

ad esprimermi meglio.

“Ma… Emmm… Allora perchè… Emmm… Studi… Coff,

coff… Cinema?!…” potrebbe giustamente chiedere

qualcuno.

E quello che risponderei io sarebbe “Certo, io ADORO il

cinema, ed è proprio per questo che AMO fare fumetti!”

Perché in fondo (e ditemi pure quello che volete), qual è

la forma d’arte più cinematografica dopo il cinema

stesso? Io penso sia proprio il fumetto. Insomma, ideare

delle storie, creare dei personaggi e farli parlare,

scegliere il taglio delle inquadrature (ops, pardon…

delle vignette), adattare uno stile di disegno al genere di

narrazione…

Se non è cinema questo…

Ecco perché il fumetto.

Concilia la passione che ho per i film con quella ancora

più ancestrale, che ho sin da quando ho memoria, per il

disegno.

Poi è ovvio che mi dedichi con passione anche alla

realizzazione di cortometraggi e simili, ma facendo un

fumetto mi sento sempre e comunque più realizzato.

 

E poi mi piace scrivere.

Altro elemento comune sia al cinema che al fumetto.

 

Sì, vado forte in monotematica…

 

Qual è il tuo valore aggiunto?

Io parlerei di “valore recuperato”.

Le storie che metto in scena sono (almeno per ora)

semplici, molto elementari. Prevedibili addirittura.

Ma questo perché non potrebbe essere altrimenti.

Il protagonista delle mie storie non è nemmeno un

personaggio.

Il protagonista delle mie storie è una MASCHERA.

Un costume che tutti indossano, che tutti hanno

indossato e che tutti continueranno ad indossare.

Un singolo aspetto dell’animo umano.

Lo so, da come ne parlo sembra che stia declamando

con presunzione chissà quale opera aristotelica, ma

posso assicurare che si tratta di un concetto

infinitamente più semplice di quello che appare.

E che chiunque potrebbe concepire.

L’essere umano, come non smetterà mai di odiare, non

smetterà mai di AMARE.

Un singolo individuo, una persona fatta e finita può

farlo.

Ma non può farlo l’incarnazione di un concetto, un

rappresentante universale delle persone che amano.

O più precisamente, che CERCANO l’amore.

Ed è per questo che Leo (il protagonista, la mia

auto-caricatura) nonostante le ossa rotte, le dita

mozzate, i denti frantumati, i nasi rotti,

le umiliazioni e i fallimenti non si dà per

vinto e continua imperterrito a CERCARE.

Perché è quello che la sua natura di maschera gli

impone.

E questa è una comicità che non vedo più in giro oggi.

Una comicità lucida, chiara, non volgare, semplice (ecco,

appunto) e banale solo in apparenza.

Questo è quello che tento di proporre.

Quello che dico con “LEO in LOVE” è già stato detto, e

chissà quante volte…

Solo che lo dico a modo mio.

Per questo parlo di valore “recuperato”.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che guardano i tuoi fumetti?

 

       Ad ogni modo, con la maschera che metto in gioco, lancio

il messaggio a cui tengo maggiormente, ovvero “MAI

SMETTERE DI CERCARE”. E non parlo dell’amore nel

senso più ovvio del termine, ma di qualsiasi cosa possa

dare, anche se solo per un istante, la FELICITA’.

Il nostro protagonista è fermamente convinto che per lui

si tratti dell’anima gemella, ma potrebbe sempre essere

qualcos’altro.

Qualcosa di cui lui stesso non si rende nemmeno conto…

Chissà…

So di essere eccessivamente sibillino, ma ripeto…

NON POSSO MICA FARE TROPPI SPOILER!

Dove possono trovarti le persone?

Dunque sul blog “LEO in LOVE presenta” troverete solo gli

albi della mia futura serie, l’epopea di Leo, LEO in LOVE

insomma.

Sulla pagina Facebook invece troverete gli aggiornamenti

sulle storie e dei disegni extra che sul blog non

troveranno spazio.

Infine c’è anche la pagina Instagram che ho creato per…

per…

Ma perché ho creato una pagina Instagram?…

Onestamente non lo so, ma… Pagina Instagram!

 

Qui di seguito i rispettivi link:

 

 

 

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Prossimi eventi per i miei #AutoriEmergenti

Estate è sinonimo di eventi, relax, incontri e – probabilmente- spirito di scoperta.

Quale miglior occasione per ricordare i prossimi eventi letterari con i miei #AutoriEmergenti?

 

Si è conclusa da poco La Rassegna letteraria romana, arrivata alla quarta edizione e siamo già pronti per i nuovi appuntamenti letterari in giro per l’Italia.

 

Io e il mio Team– non tutti ma una buona parte- ci saremo:

 

14 Luglio- Sabaudia

Si tratta di una rassegna letteraria organizzata dal Comune da luglio a agosto e in quell’occasione presenterò tre miei autori su un palco meraviglioso.

I protagonisti della serata saranno Roberto Bullio, Roberta Caradonna e Vittorio Piccirillo. Con me, ovviamente, attrice, fotografa e speaker.

 

28 Luglio- Festa dell’Unicorno- Vinci

Si tratta di un evento nel mondo del fantasy, fantascienza, cosplayer e non solo che, proprio l’anno scorso, ha portato al traguardo numeri da far girare la testa: 150 mila presenze!

Quindi? Noi ci saremo!

In questa occasione presenterò i miei #AutoriEmergenti: Simone Alessi, Sandra Moretti e Claudio Pollina. INGRESSO FREE, come sempre.

 

Ad Agosto cosa accadrà? Si preparerà il palinsesto per la Terza stagione de #StazioneLetteraria- La rubrica radiofonica per Radio Godot nata per e con gli #AutoriEmergenti. Ogni settimana in diretta radio intervisterò autori, saranno con me negli studi di Roma oppure via telefono e vi faremo conoscere opere letterarie diverse tra loro.

 

 

Sarò in onda ogni venerdì dalle 14 alle 16. 

 

Inoltre….. Settembre sarà ricco di novità, perché? Sarò a Firenze Libro Aperto 28,29,30: un grandissimo stand dove i miei #AutoriEmergenti potranno vendere i loro libri, promuoversi e sopratutto conoscere lettori, autori e curiosi!

 

 

E a Ottobre? Cosa farò? Ecco una bella novità!

Presenterò libri a Modena. Dove? In un meraviglioso salotto letterario. Quando? 20 Ottobre e 17 Novembre.

 

In conclusione… Sei un #AutorEmergente e non sai come promuoverti, da dove cominciare, come valorizzarti? Beh… Scrivimi e troverò una soluzione per te!

Ilblogdieleonoramarsella@gmail.com

 

 

Inoltre durante l’autunno insegnerò a Modena in alcuni workshop dove la comunicazione digitale, la vendita del proprio libro e la reputazione online saranno al centro dell’attenzione.

 

 

Vuoi partecipare a qualche evento? Esser protagonista in radio? Hai domande?

SCRIVIMI: Ilblogdieleonoramarsella@gmail.com

 

Pagina Facebook

 

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EDMUND III Come Shakespeare se lo sarebbe immaginato

“Nuove Forme di Narrazione: Luoghi, Storie e Sperimentazioni.”

1 e 3 Maggio ore 21

2 Maggio ore 19

EDMUND III

Come Shakespeare se lo sarebbe immaginato

EVENTO UNICO A ROMA direttamente da Barcellona
regia di
Francesco Nappi
ispirato al testo di R.Fitz Simmons
a cura della Compagnia Teatrale Effige di Barcellona
con: Andrea Vassili Benevento e Federica Amendola
fotografia: Olivier Valiente scenografia: Daniela Poli
audiovisual: Nuria Bentoldrà disegno luci: Paolo Nutile
“Non ho scelta! Studiare, sgobbare, lavorare.
Se voglio fare Amleto, Macbeth, se voglio recitare Shakespeare,
devo far si che diventi parte di me stesso, del mio corpo, della mia carne”
Nella Londra d’inizio 800 tra misere locande e teatrini di provincia, un uomo ambisce a divenire il più grande interprete mai esistito. E’ Edmund Kean, il più illustre attore shakespeariano di tutti i tempi, che si racconta nel suo ultimo anno di vita, a soli 44 anni. In preda ad una malattia che l’ha
compromesso fisicamente e mentalmente, l’attore si racconterà attraverso un monologo che farà rivivere i fantasmi celati nei meandri della sua mente.
Spettri che faranno di sua moglie la vittima sacrificale delle sue ambizioni.
Dalla sua mente in rovina fuori controllo prenderà corpo il racconto
della sua vita, attraverso i più rappresentativi protagonisti delle tragedie shakespeariane – da
Amleto a Riccardo III a Shylock – e dalle sue ossessioni, alternando impeti di pazzia, ironia e
profondo sconforto sulla propria esistenza.
Teatro Trastevere
via Jacopa de Settesoli 3, 00153 Roma

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“TRASTE-STORIE”- dal 23 gennaio al 4 febbraio 2018 -Teatro Trastevere a Roma   Rassegna di Spettacoli e Performance dedicati al Teatro di Narrazione e Memoria

“TRASTE-STORIE”

dal 23 gennaio al 4 febbraio 2018

Teatro Trastevere a Roma

 

Rassegna di Spettacoli e Performance dedicati al

Teatro di Narrazione e Memoria

 

Affabulazioni, Racconti, Storie ed Episodi di vissuto quotidiano tramandati e rappresentati sotto forma di Messa in Scena Teatrale e Realtà Performative Multidisciplinari. Teatro, Musica e Danza si alterneranno sul Palco del Teatro Trastevere, che per l’occasione ospiterà mostre ed installazioni correlate all’interno del proprio spazio, allestito all’insegna di STORIE … da NON DIMENTICARE.

 

 

dal 23 al 26 gennaio 2018

ARKADY

di Giacomo Sette

diretto da Azzurra Lochi

 

musiche originali di Alice Giorgi e Ana Kusch

disegno luci di Pietro Frascaro

aiuto regia Giacomo Sette

grafica e locandina Beatrice Fonti

responsabile stampa compagnia Chiara Preziosa

foto promozionali Giulia Castellano

 

con

Arkady: Giulio Clerici

Alina: Alice Giorgi

Papà: Simone Caporossi

Azazael: Ana Kusch

 

Arkady è un giovane camionista di origini moldavo-russe. La sua è una tratta molto particolare. Consegna tessuti a Le Havre (Francia) e Cabo de Roca (Portogallo), partendo da Taranto. Circa 40 ore di viaggio, con strettissime pause per mangiare e riposare. Il suo viaggio descrive un triangolo perfetto per l’Europa Occidentale. Ma Arkady avrebbe voluto fare il poeta e, soprattutto, è terrorizzato dalla prospettiva di un colpo di sonno. Il Sonno è il suo grande nemico. Per vincere la paura e superare indenne il suo viaggio, Arkady parla da solo. Lo troviamo che parla delle fatiche affrontate per corteggiare e conquistare Alina, laureanda in Storia Contemporanea con una tesi sulla nostalgia dei russi per l’Unione Sovietica. La personalità chiusa e incerta di Arkady incontra non poche difficoltà nell’impresa. Ad aiutarlo ed ostacolarlo ci sono suo Padre, (un ex dissidente sovietico, costretto alla miseria e all’emigrazione dopo la caduta del muro di Berlino), e una misteriosa ragazza, Azazael, narratrice onnisciente. Personaggi reali o semplici proiezioni? In un abitacolo sempre più simile alla mente di chi lo guida tutto è possibile: i piani e i temi si confondono, le voci si accumulano e la strada va, inesorabile. Con il Sonno. Davanti ad Arkady un bivio: la consegna precisa e puntuale dei tessuti o il volo meraviglioso nel paradiso dei camion? La strada da scegliere è tutta qui: chiudere gli occhi, o no.

 

dal 27 al 28 gennaio 2018

LETTERE DALLA MEMORIA

del Teatro delle Condizioni Avverse

Ideazione di Lidia Di Girolamo

 

Coreografie di e con Diletta Brancatelli

Musiche e voce Matteo Colasanti

Voce e testi teatrali Lidia Di Girolamo

 

Spettacolo basato sulla ricerca e raccolta di lettere e frammenti scritti da persone vissute durante la seconda guerra mondiale, di diverse estrazioni sociali, culturali e politiche.

Il suono delle bombe riportano da un passato di guerra al nostro presente la figura di una donna che attraverso i suoni, la musica e le canzoni rivive nella danza momenti della sua vita fino a giungere all’accettazione e alla liberazione.

 

Il progetto è stato un lungo lavoro su un tema fin troppo conosciuto ma la ricerca sulla corrispondenza dell’epoca ha incentivato poi un’interazione solida tra musica, canzoni, testi teatrali e danza contemporanea, traducendo nel movimento lo stato d’animo delle testimonianze.

 

Il lavoro artistico ha l’intento di far giungere quel moto di fiducia e speranza per il futuro che si avverte in questi scritti. La nostra volontà, raccontando questi atti di coraggiosa umanità, è lasciare la riflessione di essere a volte più eroi nella propria vita, forse piccola agli occhi del mondo ma grande per ognuna di noi.

30 gennaio 2018

EVENTO UNICO a Roma

AMORE, TI ODIO

forum theatre play

Un progetto di: Maria Antonia Fama, Andrea Causapruna e Margherita Bulzacchelli

Jocker: Maria Antonia Fama e Margherita Bulzacchelli

Attori: Andrea Causapruna, Alice Valente Visco, Mario Migliucci, Eva Allenbach, Camilla Ribechi

 

“Amare troppo è un esperienza tanto comune per molte donne che quasi siamo convinte che una relazione intima debba essere fatta così. Quasi tutte abbiamo amato troppo almeno una volta, e per molte di noi questo è un tema ricorrente di tutta la vita ”.

Era il 1985 e Robin Norwood si rivolgeva con queste parole alle lettrici di “Donne che amano troppo”. Forse “l’amare troppo” nasconde molte paure: di rimanere sole, di non meritare un amore felice, di essere ignorate o abbandonate. A volte ci si attacca morbosamente a qualcuno, e pur di stare con lui (o lei) si è disposti a sopportare tutto … anche la violenza. Non esiste solo quella fisica, fatta di schiaffi, calci e pugni, ma ce n’è una più subdola e meno manifesta: quella delle minacce, delle squalificazioni, delle aggressioni verbali e delle manipolazioni. Ma da dove ha origine tutto questo? Come mai si è disposti a sopportare tutto? La performance “Amore, Ti odio” permette di riflettere su queste domande, in maniera inusuale e inedita, sperimentando una modalità diversa di assistere a uno spettacolo teatrale. Spettatori e attori faranno insieme un viaggio, accompagnati da due figure: quella del jocker e quella di una psicoterapeuta, che li seguiranno nella conversazione, nello scambio di idee e di proposte su come modificare il corso della storia.

Amore, Ti odio” nasce dal lavoro della compagnia “Il Teatro Invisibile” sulle metodologie del Teatro dell’Oppresso. Questo metodo, fondato dal regista brasiliano Augusto Boal, utilizza il teatro come veicolo per favorire la presa di coscienza e l’aumento di consapevolezza, attraverso la partecipazione attiva del pubblico allo spettacolo teatrale.

Amore, Ti odio” è ispirato a una storia vera ed è composto da 5 brevi scene, recitate a canovaccio,costruite con la tecnica della Forum Teatre Play, che si svolge secondo le seguenti modalità: il pubblico assiste ad una prima rappresentazione, al termine della quale uno o due Joker (figure esterne alla scena e le uniche a poter dialogare direttamente con il pubblico) stimolano gli spettatori ad un dialogo sui contenuti e sul significato della rappresentazione stessa. Una dei due Joker è una psicoterapeuta, l’altra un’attrice. Una volta delineati in maniera sufficientemente chiara il topic, il senso dell’azione teatrale e le dinamiche relazionali tra i personaggi rappresentati in scena, il pubblico viene invitato ad assistere nuovamente alla rappresentazione, questa volta diventando parte attiva della stessa: si potrà interrompere la storia in qualsiasi momento, con un semplice battito di mani. Questo gesto indicherà agli attori che si devono “congelare”. Segue, da parte dello spettatore che ha fermato la scena, una proposta di intervento e di cambiamento della situazione, delle reazioni o dei comportamenti dei personaggi. Tutto il processo è guidato dai Joker. Il pubblico potrà così discutere e riflettere su ogni nuova soluzione proposta, per valutarne realismo, credibilità, efficacia. Solo dopo aver preso una decisione collettiva si proseguirà, dando alla storia un corso nuovo, all’interno del quale gli attori si muoveranno improvvisando tutto. Questo scambio tra attori e pubblico potrà avvenire più volte, fintanto che non si trovi una possibile risoluzione al conflitto in scena.

IL TEATRO INVISIBILE

La compagnia si costituisce in seguito a un training course sul Teatro dell’Oppresso, condotto da Maria Antonia Fama, attrice e Andrea Causapruna, musicista, affiancati dalla psicoterapeuta Margherita Bulzacchelli, che aveva il compito di facilitare la sensibilizzazione e la riflessione sugli argomenti trattati, costituendo cosi uno spazio di condivisione e confronto.

Il laboratorio si è svolto in forma intensiva durante alcuni week end di maggio e giugno 2017, con un focus specifico sulle metodologie del Forum Theatre e dell’Image Theatre.

Il training italiano era uno step del più ampio progetto internazionale “Rehearsal for life”, promosso dall’Associazione rumena A.R.T. Fusion e finanziato dall’Unione Europea, nell’ambito dei progetti K2 Erasmus Plus. Al periodo formativo, svoltosi tra Kosovo e Romania, si è affiancata una fase produttiva, che ha portato alla realizzazione di progetti paralleli nei paesi di origine dei partecipanti (Italia, Macedonia, Romania, Grecia, Portogallo, Kosovo, Bulgaria, Turchia, Serbia).

 

dal 1 al 4 febbraio 2018

SONO TUTTI MIO CUGINO

a cura di Associazione Quinta Parete / Teatro Forsennato

Diretto da

Dario Aggioli

Con

Enrico Lombardi e Dario Aggioli

con la partecipazione video di Silvia Razzoli

Ideato da

Dario Aggioli e Enrico Lombardi

 

L’unico telefono del paese, in una casa dove non mancavano mai due fette di salame e un bicchiere di lambrusco per i passanti. Una casa con 12 figli, una casa di lavoratori, una casa che era una famiglia, in un paese che era una famiglia.

Ora qualcosa si è perso ma ciò che rimane è la festa del paese di tutti, dove il paese, la casa, i 12 figli e i loro figli lavorano per costruire il passato. Una festa, una casa, un paese in cui ovunque ti giri “Sono Tutti Mio Cugino”

 

SONO TUTTI MIO CUGINO è uno spettacolo che attraverso i racconti di una famiglia e di una festa di paese, racconta ciò che abbiamo dimenticato, cose che nel passato abbiamo lasciato che ora ricerchiamo.

 

L’idea nasce dalla visione della Festa dell’Agricoltura di Corneto, un piccolo paese dell’appenino emiliano, che conta poco più di 200 abitanti, ma che raccoglie un pubblico enorme di gente, e soprattutto tra gli organizzatori moltissimi componenti della famiglie che nel tempo hanno lasciato il paese. Tutti tornano a Corneto per dare gratuitamente una mano e guardandosi intorno ci si accorge di essere tutti parenti.

 

SONO TUTTI MIO CUGINO è uno spettacolo che parla di condivisione, un termine che ora vuol dire mostrare agli altri qualcosa, invece che viverla assieme.

Ora si condivide un’immagine per avere insieme a distanza delle emozioni, senza vedere negli occhi chi sta vivendole con noi, senza stare nella stessa stanza.

Prima si condivideva un’esigenza, un desiderio e persino il telefono.

Nella casa della famiglia protagonista del racconto c’era l’unico telefono del paese, dove la gente riceveva e faceva telefonate.

 

Sul palco una cabina telefonica funzionante, dove gli spettatori potranno farsi chiamare; e come nella famiglia protagonista dello spettacolo, che rispondeva alle chiamate di tutto il paese e andava a cercare il compaesano, l’attore risponderà al telefono e accoglierà sul palco lo spettatore interessato, interrompendo e allo stesso tempo diventando parte dello spettacolo.

 

Cosa abbiamo perso? Cosa ci manca?

Cosa siamo contenti di aver perso?

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Ancora Shakespeare!

L’Associazione Culturale Teatro Trastevere

presenta Ancora Shakespeare!

Dal 16 al 20 gennaio 2018 al Teatro Trastevere a Roma

Scritto e diretto da Vox Animi

Con

Stefano Bramini, Aurora Di Gioia, Valentina Guaetta, Paola Moscelli e Lodovico Zago.

Tutti odiano Shakespeare! E Shakespeare è dappertutto! Nei libri, negli spettacoli, nei film, nelle riscritture e nei “liberamente tratto da”. C’e chi non lo capisce e chi l’ha visto troppe volte. E chi tutte e due le cose insieme. Molti dicono di capirlo e di venerarlo, tanto da cercare di convincere il mondo che, in verità, quel trincatore di tè incallito doveva per forza essere italiano. Pochi, troppo pochi però si chiedono:
“Perché lui?”
E ogni volta che viene posta questa domanda, i Molti si scagliano sui Pochi, tacciandoli di ignoranza e rispondendo con protervia:
Perché Lui è Shakespeare!”
Ai Pochi non rimane che radunarsi in vicoli bui o fredde taverne per sfogare la loro frustrazione per questo hype letterario, mentre spacciatori e prostitute scuotono la testa con disprezzo. Ma da
qualche parte un uomo decide di non reprimere più la sua frustrazione e in un teatro, durante una rappresentazione dell’Amleto, farà capire a tutti la verità .
“Ancora Shakespeare!” è il nuovo progetto della Compagnia Vox Animi, una commedia che si occupa di esplorare e “ridimensionare” con leggerezza la figura di Shakespeare nel teatro moderno. Vengono raccontati, spiegati e dissacrati gli spettacoli più famosi dell’autore inglese: un piccolo e divertente percorso, da Amleto a Macbeth passando per le consulenze matrimoniali di Otello e Desdemona, per far scoprire Shakespeare a chi non lo conosce e per reinventarlo agli occhi di chi lo conosce troppo.
Dopo il format americano “30 Spettacoli in 60 Minuti”, la compagnia Vox Animi torna con il suo umorismo irriverente a dare vita a quasi quaranta personaggi che si destreggeranno tra situazioni
assurde e grandi monologhi classici, nella speranza di aiutare il pubblico a trovare una risposta alla domanda:
“ Perché Shakespeare?”

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