Sandrus, un satanico angelo custode di Sergio Casagrande

 

“Dante non era un cattivo soggetto; sicuramente un grande poeta, ma come storico e politico Dio ci salvi!”.

Con questa massima introduco la nuova edizione dell’opera di Sergio Casagrande, Sandrus un satanico angelo custode– già pubblicato nel lontano 1987 e oggi riproposto con alcuni ritocchi e aggiornamenti. Protagonista è Sandrus, da cui prende titolo il romanzo: una rozza e impresentabile entità alle dipendenze dell’Onnipotente, ben lungi dalla figura iconica dell’angelo custode a noi nota, ma comunque ligio al dovere fino alla morte… quella di Principe, uomo su cui ha vegliato per tutta la vita. Insieme a questa, l’autore ci narra altre storie, ambientate in luoghi ed epoche differenti, tutte accomunate dallo stesso tema: una visione ironica e niente affatto drammatica dell’Onnipotente e dell’Aldilà. Perché, come altri sostennero prima di Casagrande, “l’aldilà non è così brutto come lo si dipinge”. Affascinante inoltre il tentativo di includere ogni religione esistente in questo contesto, come a voler sostenere che ogni credo sia giusto e nessuno ha (o avesse) torto.

Un libro, a suo modo, coraggioso per come riesce a trattare temi delicati e complessi dal punto di vista teologico, umano e religioso, affrontandoli cioè con mano leggera e felice al tempo stesso e trattando la storia con un taglio da commedia. Consigliato per chi è alla ricerca di un consiglio sulla fede, per vedere le cose da un punto di vista decisamente ottimistico.

Come nasce “Sandrus, un satanico angelo custode”?

Questo mio primo libro, pubblicato più di trent’anni fa e ora ristampato, era nato da un mio innamoramento tardivo, un amore che mi aveva stimolato e spinto a questo passo. Un passo che non volevo compiere per una sorta di pudore nei confronti di scrittori affermati. Ma se questo romanzo per taluni può essere considerato un canto d’amore, o per altri, per quanto riguarda i dialoghi, un testo teatrale, esso mette in evidenza soprattutto l’ipocrisia, come da copertina, che riporta le sembianze di una statua di donna ghignante nell’atto di sgretolarsi, mostrando impudicamente il nudo seno.

Interessante la scelta di rendere San Francesco uno dei protagonisti. Ritieni di aver ricalcato fedelmente il modello della persona che fu a suo tempo?

statua che si sgretola ( copertina di Sandrus) 001Sicuramente nella parte che concerne il suo amore nei confronti del Signore e delle sue creature. Per il resto ho cercato di immaginare, seppur con una certa forzatura, il Poverello innamorato della sua bella discepola Chiara. L’amore che si innesca con enfasi tutta poetica tra i due nell’alto dei Cieli, vuole mettere in evidenza l’Amore pulito, l’amore con amore, che non è mai peccato. Inoltre, ho voluto, attraverso il dialogo immaginario tra loro, lanciare, sia il lamento per i loro inutili e inascoltati esempi di carità e di amore, sia una possibilità di speranza e di felicità futura. Sono stato da sempre un ammiratore di Francesco; sono andato ben sette volte ad Assisi per rincorrere con la mente i luoghi nei quali era vissuto; l’ho citato nei miei tre romanzi. Pur essendo stato in alcune occasioni un tagliatore di aureole e un dissacratore (San Pietro Arbues, raccontato nel mio secondo romanzo, che approfittò del suo potere conferitogli come Inquisitore di Siviglia per circuire fanciulle in fiore e commettere ogni sorta di…sante nefandezze, l’incendiario San Domenico e il fuochista San Ignazio sono solo esempi, a mio avviso, da sottolineare con la penna rossa), ho sempre provato una sconfinata ammirazione per questo mistico personaggio, nato in una terra povera, ma ora diventata il Paese dei banchieri impuniti, degli ipocriti e della ricchezza ostentata. Un pugno nell’occhio per i sordi monsignori dai 500 metri quadrati questo San Francesco, patrono d’Italia!

Com’è il tuo rapporto con la fede?

Potrei rispondere complicato, ma la risposta sarebbe riduttiva e ne risulterebbe falsata. Stranamente, fin da piccolo non ho mai temuto la morte; mi fa paura invece il dolore che talvolta l’accompagna. La sofferenza e la pietà le ho sempre sentite in maniera preponderante per quelli meno fortunati di me, che hanno avuto solo il torto (si fa per dire) di essere nati e vissuti nei posti o in tempi sbagliati. Degli amici e conoscenti più fortunati invece non mi è mai importato un bel niente. L’invidia non mi è mai appartenuta e ho ricevuto il dono di vedere il bicchiere mezzo pieno. Quel Dio che mi hanno imposto quando ero ancora bambino, lettura dopo lettura, man mano che sono cresciuto, è svanito, lasciando il posto a qualcosa di imponderabile, infinitamente grande. Un Dio che si rispetti è oltre il tempo e lo spazio. Non può delegare ordini e comandi a uomini imperfetti, non ci possono essere dogmi che limitino la breve esistenza umana. Le religioni servono e sono servite a donare un sogno agli ultimi il cui destino era stato crudele, oppure a frenare gli eccessi e gli istinti delle masse, consentendo a classi privilegiate di prosperare indisturbate. Molti dei creati dall’uomo sono caduti nel corso dei secoli e dei millenni e molti cadranno ancora, mentre continuerà a regnare sulla Terra l’unico dio immortale: il dio Denaro. Ciò non significa scartare l’ipotesi di un Dio per tutti i popoli dell’Universo. Senza volto, eterno, e impossibile con la sola intelligenza umana da decifrare. Penso agli indiani d’America che adoravano lo Spirito di un dio invisibile, sovrano delle Praterie Celesti. Senza Limbi o Purgatori e con un solo stregone tuttofare. Forse un po’ di Dio lo abbiamo dentro di noi, o forse no, il dubbio è sempre stato il mio migliore amico. Tutto si crea e niente si distrugge, questa legge potrebbe essere valida anche quando non calpesteremo più il nostro giardino, e magari, chissà, rivivremo un’altra vita in un’altra parte dell’Universo. I gradi uomini, credenti o no (e seppur con le loro imperfezioni e difetti), ognuno dentro il suo ruolo e i suoi tempi, potrebbero essere stati dei messaggeri, che attraverso gli esempi e i loro pensieri, hanno sparso chicchi di energia positiva nel mondo.

Così come lo furono Cristo, Giordano Bruno, Gandhi, Bertrand Russell, Luther King.   E…Dio solo sa di quanta ne abbiamo ancora bisogno.

Cosa bolle in pentola per il futuro?

Nel mio prossimo futuro, se la salute mi assisterà, è mia intenzione scrivere un altro romanzo, sviluppando temi precedenti trattati, che saranno sicuramente di più ampio respiro. Dal presente al recente passato, sconfinerò nell’alto medioevo narrando la storia di un amore contrastato attraverso i secoli tra crudeltà e violenze, atti di carità e di fede. Gli scenari, le campagne degli ultimi anni dell’Ottocento e le guerre di religione del secolo XIII.

 

Sergio Casagrande in Sandrus, un satanico angelo custode, 4 stelle su 5

 

 

Si ringrazia per la collaborazione Matteo Pratticò.

 

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Commenti (46)

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    Andrisani Paola

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    Ripeto e non aggiungo nulla!

    Ho letto con attenzione l’intervista Sergio e l’idea che mi son fatta è questa: Il tuo capolavoro è sicuramente scaturito da un grande studio e conoscenze, conseguiti attraverso altri grandi poeti e scrittori che hai esaminato, quali: Dante, Bertrand Russell, Gogol e altri, nonché dalle tue riflessioni e presa di coscienza nei confronti della fede, la religione e tutto ciò che sgorga implacabile dal vivere e credere in certi dogmi! Modestamente ritengo che: la lettura di questo tuo bel lavoro sia adatto a menti elevate, e non certo agli insensibili o poco scolarizzati, questi ultimi potrebbero sentirsi in imbarazzo sul fatto che le tue argomentazioni possano ledere in qualche modo il loro pacifico stato d’animo acquisito dagli educatori sin dall’infanzia. Sì, perché l’argomento principale in cui si parla nel tuo Sandrus è molto delicato, e leggendo questo testo alcuni potrebbero ritenerlo, nonostante la simpatia che ispira il personaggio principale, dissacrante, rischiando di mettere a repentaglio la propria tranquillità spirituale data per scontata. Io stessa, da quando ti seguo, rifletto su quello che tu scrivi a questo proposito, e concordo con molte cose che scrivi, visto quel che accade intorno a noi in questo mondo, dove nessuno sembra stare più bene, e chi crede di esserlo lo è solo perché ha denaro, tanto denaro, anche se prima o poi annegherà nelle sue ricchezze. Un po’ di dubbi sempre più si insinuano in me. Aggiungo però che la fede è un dono e non trovo giusto rinunciare a questo regalo: speriamo bene! Le tue risposte all’intervista sono comprensibilissime, ma i lettori devono leggere con molto distacco e senso critico, altrimenti potrebbero venire scardinati dai tanti bei loro… cardini, basati sulle loro convinzioni. Un bel lavoro a mio parere hai fatto! In bocca al lupo!

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    Sandra Carocci

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    Un libro ironico, esilarante, ammiccante, provocatorio quello di Sergio Casagrande.Una scrittura limpida e diretta, dialogismi dal sapore boccaccesco ma mai volgare, immagini dissacratorie ma non troppo, notizie veritiere ma anche romanzate; un libro interessante dove fra una riga e l’altra ci troviamo in bilico fra la riflessione, l’attenzione, il dubbio e la grande empatia che questa lettura riesce a trasmetterci. Un’attenta analisi di costume scritta con ironia e ricchezza letteraria, un esposto che sottolinea le debolezze dell’essere umano dove non esistono professioni, titoli, onorificenze varie immuni da reazioni e da condotte, ma atteggiamenti comuni a tutti dove l’errore, la curiosità, le tentazioni sono alla portata di chiunque.
    Sergio Casagrande è riuscito ad intersecare in modo intelligente , con grande ironia e ottimo umorismo i vizi e le virtù dell’essere umano in genere.

    Sorrisi, dinieghi, accettazione, comprensione e tanta simpatia verso tutti i personaggi che Sergio Casagrande ha portato a vivere grazie a Sandrus, angelo strampalato, dissacratorio e burlone ma con l’onestà di dire il proprio pensiero portando a termine il compito di prendere per mano colui che gli è stato affidato per entrare in Paradiso dove gli umani restano umani con i loro pregi e difetti difficili da scardinare e da smussare.
    Un libro tutto da leggere e da gustare dove le birbonerie, le canagliate e l’esuberanza della gente raccontata da Sandrus è gente che ogni giorno abbiamo accanto sia con i famosi “colletti bianchi” che con tonache o sdruciti jeans.

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    Patrizia Canepa Romelia

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    Quando si leggono i libri di Sergio Casagrande si capisce subito che in lui convivono il filosofo, lo storico e l’esteta. Nei suoi romanzi si avverte l’anima di chi li ha scritti. L’ultimo romanzo di Sergio Casagrande mi è molto piaciuto per la sua ironia sempre sapiente e a doppio filo, ma l’angelo Sandrus, uno dei personaggi chiave del libro, un po’ meno. Questo perché, nonostante mi professi agnostica convinta fino al midollo, ho sempre trasmesso ai miei figli e ora ai miei nipoti, anche se ciò appare come una contraddizione, l’immagine tradizionale dell’angelo, figura di un certo fascino nella sua protezione materna. Personalmente, dato la mia storia personale fatta di sofferenze, scelgo San Michele, non solo perché sono nata il 29 settembre, ma per il fatto che mi ha sempre ispirato la sua forza di combattente armato. Per quanto concerne la descrizione dei due santi di Assisi, al di là del sentimento d’amore che lega Francesco e Chiara (una romantica interpretazione che l’autore ha voluto trasferire Lassù) io personalmente li ho sempre considerati degli invasati che hanno trascorso la loro esistenza fatta di rinunce e di preghiere. Una lotta al riparo dalla religione perché in quei secoli era in uso un profondo l’innamoramento estremo nei confronti di Dio. Cos’altro avevano se non la fede? Francesco e Chiara erano solo la punta più estremista: essendo degli idealisti provenienti da una famiglia benestante, dotati di una certa istruzione e di animo buono, la risultante, mettendo tutto assieme, era l’inevitabile santità.

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    Ornella De Carolis

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    Ho letto, Sergio, l’intervista, e devo dire che mi sono ritrovata in buona parte nelle tue risposte, specialmente per quanto riguarda la fede. Del resto noi non abbiamo potuto scegliere … Ci è stata imposta alla nascita…. E quando ti capita , come è successo a me recentemente di trovarti a combattere contro gravi problemi di salute e ti ritrovi vicino a persone giovanissime che non ce la fanno a superare la malattia ti chiedi se veramente esiste qualcosa al di là della vita terrena e a cosa bisognerebbe credere. Un futuro migliore ?!?!Non vedo i presupposti….. L’immagine che mi sono fatta di questo angelo custode è intrigante .Sarebbe bello poter credere che per ognuno di noi esiste un angelo che ci accompagna. Ci aiuterebbe sicuramente a passare dall’altra parte con più serenità.

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    Annamaria Vezio

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    Sandrus, grandioso e intrigante, un racconto che avvolge in ambientazioni e personaggi in cui ci si immerge vivendo interiormente le immagini ed emozioni evocate nella variegata trama. Di elegante se pur ironico e forse sferzante, tessuto narrativo. Una inusuale visione e presentazione dell'”Angelo custode sui generis”, sicuramente di impatto e di stimolo a riflessione profonda sulla esistenza, che non vuole essere “insegnamento” piuttosto dimostrazione che una mente aperta sa ascoltare i suoni dell’universo e coglierne le differenti note, pur confermando che la melodia è un unicum, che il pentagramma è il nostro comune percorso. Attraverso gli spazi e i righi di questo pentagramma, il Casagrande srotola matasse sulle convinzioni umane che sbarrano la strada a una maggiore e più cosciente conoscenza dell’uomo, della sua psiche, della sua capacità di “vedere”.
    La capacità letteraria dell’autore sta nella lodevole grazia di rendere intellegibili e leggeri e piacevoli, argomenti arcani, seri, di origine morale, con una verve fanciullesca e gioviale, affabile e assolutamente affascinante.
    Grazie Sergio Casagrande per il tuo dono che ci porgi con sorriso e completezza.

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    Piera Pistilli

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    Sergio ho letto la tua intervista. Mi è venuta la voglia di leggere il tuo libro. Questa forma di religiosità che rappresenti è molto simile alla mia…. universale, un bisogno di trascendenza, che l’umano agire ha trasformato in credi religiosi. Credo che l’anima ne abbia bisogno. Ma ciò che mi ha colpito è la tua ironia seria nello esporre questo concetto. Si Proprio bello il tuo dire…. anche se con me sfondi una porta spalancata.

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    Avio

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    Dopo avere letto il libro, mi permetto di aggiungere ancora due parole. Una occasione d’oro per recensire questo stravagante testo e commentare il pensiero di Sergio. Dissacratore fino all’ultimo, feroce ed ironico allo stesso tempo, contro quella parte di chiesa (non tutta, per fortuna) che nei secoli passati ha rinnegato il suo pensiero di amore e fratellanza universale. Oserei dire che “Sandrus” lo vedo come il continuo de “il giardino dei ciclamini”…dalla tragedia dell’Inquisisizione alla satira grottesca del principe…che dire: Bravo!!!! Suggerisco all’amico Sergio di donare il suo testo a qualche “prelato”…chissà che ottimo dibattito scaturirebbe!!!

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    Filomena

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    Ciao Sergio carissimo! L’intervista, l’aver letto i commenti

    di chi ha già letto “Sandrus, un satanico angelo custode”

    mi ha molto incuriosita e mi sono ripromessa di leggerlo. Mi

    ha incuriosita anche perchè mi ritrovo in pieno nelle

    risposte che dai.
    Com’è il tuo rapporto con la fede? complicato, oggi più di

    ieri; e poi è vero, un po’ di Dio lo abbiamo dentro di noi ma,

    a volte è complicato, troppo complicato.
    Un Dio per tutti i popoli? C’è già purtroppo, si chiama dio

    denaro.
    Complimenti per la bella persona che sei. Una persona di

    animo nobile, gentile, limpido.
    Ti auguro un mondo di successo per tutto ed anche per il

    prossimo libro. Un abbraccio.

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    Silvana Dioni

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    Mi piace il Sergio scrittore, una penna scorrevole, garbata, a tratti graffiante; la chiarezza che contraddistingue questa persona prima dell’essere scrittore si evince chiaramente dai suoi scritti i quali risultano sempre piacevoli e godibilissimi, un miscuglio di grandi verità, miste a poesia. Un autore che leggo sempre con vivo interesse e un uomo che stimo realmente.

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    Luciano De Lucchi

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    Sandrus, personaggio fantasioso creato dall’autore, svela la reale natura delle persone in un ambiente dove la menzogna e l’inganno non posso esistere; costrette come espiazione a comportarsi con sincerità e generosità, le anime vengono iniziate alla nuova vita da Sandrus, con modi rudi e diretti, e ad un percorso di purificazione. Tutte le ingiustizie e gli inganni consumati sulla terra vengono scontati non con pene corporali, ma semplicemente con comportamenti sinceri e corretti. Credo che l’autore intenda esprimere l’unico modo per armonizzare i rapporti umani, senza seguire l’esempio delle religioni, immaginando un dio unico per tutti che operi in un contesto non terreno,limitando il libero arbitrio e ponendo delle regole. Complimenti per l’opera che consiglio a tutti come prossima lettura per gli importanti spunti di riflessione che offre.

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    Franca Borsato

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    Questo bizzarro e spassosissimo testo l’ho letto qualche tempo fa. Al di là dei contenuti, apparentemente semplici e alla portata di tutti, dove invece si percepisce il desiderio dell’autore di fare piazza pulita di tante ipocrisie, vorrei porre l’accento sul dialogo continuo e ininterrotto dell’angelo così stravagante con il suo custodito. Un testo teatrale, sia nelle battute felicissime, sia nei doppi sensi ironici e punzecchianti. La storia farsesca d’amore del frate ciccione con la bella monaca mi ha letteralmente fatto impazzire dalle risate. Il funerale di Principe, descritto nei particolari da Sandrus, un capolavoro esilarante tra il serio e il faceto. Invece con Santa Chiara e il Santo Poverello, Casagrande si è letteralmente superato, lasciandoci una pagina dove l’Amore va oltre la morte corporale. Complimenti all’autore.

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    Daniela Mestriner

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    Sergio ho letto l’intervista circa il tuo libro “Un satanico angelo custode”… condivido tanti tuoi punti di vista ma è un campo su cui già il parlare è problematico, figurarsi lo scrivere!!!!! Comunque mi piace di te che non ti presti a qualcosa che non senti, di cui non sei convinto e questo è molto bello e rassicurante in questo molto apparire!!!!! Se ne abbiamo occasione di persona ne parleremo buon fine settimana ciao

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    Marta

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    Ho letto il libro tutto d’un fiato. Divertente, originale, scritto benissimo, chiarissimo il messaggio che porta con sé. Adoro i libri di Casagrande!

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    Erina Lo Verde

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    Grande Sergio! Non vedo l’ora di leggerti! Sarà elettrizzante!

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    Vincenzo Cantatore

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    Un caro saluto all’amico Sergio Casagrande, non ho ancora avuto l’opportunità di leggere: “Sandrus, un satanico angelo custode” ma, mi riprometto di farlo molto presto.
    Dai commenti che mi precedono, deduco che sia molto interessante specialmente condito con l’ironia in quanto oggi giorno, per sdrammatizzare qualsiasi cosa, un po’ di ironia non guasta mai.
    Sicuramente, il libro, sarà da leggere molto attentamente, curiosando fra le righe.

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    Pino Soldan

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    Ho letto questo libro con vero interesse e mi è piaciuto moltissimo. A mio avviso penso che ciò sia dovuto al tema trattato, alla sua originalità. Al protagonista mattatore, un angelo custode tanto brutto e canaglia, quanto simpaticamente umano. Come si legge nella presentazione ” una osmosi ininterrotta di messaggi tra Terra e Cielo che diventano un cosmo articolato e infinito dal quale, in un cantuccio ironico, sopravvivono Principe e Sandrus”. Complimenti all’autore.

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    Silvana Rossellini

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    La storia è un gomitolo di menzogne , pogiato su un piedistallo di mezzeveritá
    Essa fa mostra di sé, come una farfalla delle proprie ali.
    Sergio Casagrande, nella sua opera ha saputo afferrare una parte di essa, trascinando via menzogne e falsi valori, a favore di un analisi sincera ed accurata,fors’anche, un po provocatoria.
    Un lavoro di grande professionalità di immensa schiettezza morale
    Un opera che va letta.

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    Avio Rodriguez

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    amico carissimo,
    sempre dissacranti i tuoi racconti, Sandrus non fa eccezione, chiara la tua denuncia, in chiave allegorica riesci a comunicare la contraddizione della politica della chiesa ed i suoi ideali di pace e giustizia, quale miglior modo di rappresentare ciò con sonore risate?

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    Maria Costanza Resta

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    Penso che tu, scrivendo, abbia dato voce a un grande bisogno interiore di ricerca, di amore per la verità da porgere attraverso la scrittura, in modo ironico, equilibrato e appassionato; per poter dire in coerenza con il sentire. Desiderare una santità semplicemente umana (Francesco e Chiara),come una povertà dignitosa e attenta alla immensa ricchezza della natura in tutte le sue espressioni, l’incontro di anime che non ignorano il corpo, ma lo rendono partecipe di tutte le bellezze del creato, come creature che portano in se le più alte e nobili espressioni del Creatore. La ricerca che indaga lo spirito, si incontra col dubbio, la paura e l’immenso bisogno di bonificare la spiritualità da tutto ciò che, proveniente da fuori di sè, si fa pesante ed estraneo. Ecco la necessità di liberarsi e liberare leggendo, studiando, scrivendo, sviluppando un disegno… immaginazione… altra; così può nascere un divino diverso che, avvicinandosi all’umano, tende le mani, apre le braccia, ci porta in braccio e ci accarezza quando la vita si fa dura, un Padre che è anche Madre. E’ ciò che mi arriva del tuo rapporto con la fede. Il programma che delinei per il futuro, mi dice che sei uno scrittore in piena attività, che affronta problemi di oggi e di altri tempi in una tessitura di scelte, comportamenti ed umori umani, estremi e significativi sia nel bene che nel male. Ti auguro di cuore buona vita e lavoro.

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    Mara

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    Confesso di provare una grande simpatia per lo stravagante ma comunque ligio al dovere Sandrus, che accompagna Principe dall’ultimo respiro esalato fino all’arrivo nell’aldilà, rispondendo a tutte le sue incalzanti domande. l’angelo custode Sandrus aiutandolo a placare la sua ansia e quindi ad affrontare l’inevitabile, improrogabile evento, rassicura Pricipe e lo fa sperare in un amore uiversale e senza confine di spazio e di tempo. Si evince da questo librò che l’autore oltre ad essre un abile scrittore è anche un uomo che sa cosa sia l’amore puro, che non può essere dato, può solo essere condiviso da più esseri di pari purezza e intensità.

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    Chiara

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    Sergio non si smentisce mai, ad ogni battuta ti strappa una risata. Il suo onnipresente attacco verso le rigide regole ecclesiastiche, mette in luce quanto le istituzioni religiose siano limitate nella spiritualità e fucine di psicopatologie. Ma il birbante animo del Casagrande non si accontenta dei concetti terra terra e si spinge più in là: punta sulla varietà delle immagini che l’uomo ha di dio, riflessione seria ma snobbata dalla massa, che dovrebbe però essere tappa obbligata nel percorso di tutti. L’immaginario collettivo tende a trasmettere una visione alquanto piatta dell’aldilà, mentre l’autore ci diverte con una trasposizione parodica dell’aldiquà passato e presente. I personaggi tragicomici che si alternano incarnano perfettamente la debolezza ma anche la forza umana, elementi che non vanno persi con la morte. Quando Sergio nell’intervista sostiene di non temere il trapasso, ma la sofferenza che esso porta con sé, non fa altro che ribadire uno dei messaggi principali del libro, cioè che questo è solo un cambiamento di stato.

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    Nicoletta

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    Una visione disincantata della vita. Mi è piaciuta molto la scelta di raccontare con ironia l’intreccio tra religiosità e laicità.

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    Gucciardi Geltrude

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    Lo scrittore Sergio Casagrande, ci regala una nuova edizione dell’opera”Sandrus un satanico angelo custode” ,
    già pubblicato nel 1987.
    Rivisitando e ampliando la storia attraverso il personaggio principale “Sandrus”.
    In questo libro , l’autore ci rende partecipe dei suoi approfondimenti, con una ricerca metodica, sulle varie religioni e dei suoi più importanti soggetti. Un libro che, anche se sembra dissacrare la storia, cerca di accompagnarci nelle risposte ai grandi perché. Un libro che incuriosisce, da leggere tutto d’un fiato. Complimenti all’autore, Sergio Casagrande, che non delude mai i lettori delle sue opere.

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    Ornella Sovilla

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    Sergio è una bella persona, e lo rivela in ogni cosa che scrive dalla più banale alla più importante, ci mette poesia, sa dosare le parole giuste al momento giusto. Il libro è interessante, dal titolo ti aspetteresti qualcosa di religioso, di austero,invece ripaga l’aspettativa. Il testo è bello, scorrevole e divertente, lo leggi senza annoiarti e consapevole che quando arrivi alla fine, ti mancherà la compagnia di Sandrus !

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    Vince Rotule

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    Il tuo Sergio è un testo curioso da leggere con leggerezza
    Uno spezzato “allegro”,
    di come potrebbe essere l’aldilà
    in cui si evidenziano le pecche di questa società
    Una parodia di una realtà non sempre comoda negli ambiti religiosi.

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    Carla Panno

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    Caro Sergio, pur essendo il tuo stile, per me inconfondibile ed avendo letto altro di tuo, posso dire che ogni volta riesci a sorprendermi per la dinamica che diventa via via più vivace e profonda. In questo bellissimo lavoro, riesci a conciliare sacro e profano, coinvolgendo la mia e, credo altrui ambiguità in rapporto al tema religioso, facendomi accogliere con indulgenza ed immenso piacere anche i contrasti di cui esso è permeato .. sei ‘(casa) grande’, Sergio !!

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    Rosalba Di Vona

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    Entro volentieri a lasciare un mio breve pensiero per l’accurata intervista fatta all’amico poeta e scrittore Sergio Casagrande del quale, già in passato, ho avuto il piacere di approfondire il pensiero artistico riflesso nelle opere sia poetiche che narrative. Gli stimoli religiosi che la famiglia gli impartisce sin da piccolo, ma soprattutto l’innata curiosità che lo caratterizzano, lo portano ad esaminare temi delicati senza esserne uno spettatore distratto o un osservatore bigotto, ma soprattutto senza risultare banale e scontato. Per questo, nel titolo stesso del romanzo pubblicato anni fa, ma che ora ripropone con una versione rivisitata, “ Sandrus, un satanico angelo custode” “è racchiusa una rispettosa profonda e consapevole ironia. I miei complimenti alla brava Eleonora Marsella che ha con l’intervista toccato gli argomenti salienti, concedendo all’irrefrenabile Sergio la possibilità di scaricare tutta la sua sete di sapere e il bisogno di donarsi ad un pubblico attento.

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    andrisani paola

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    Quando un testo come il tuo Sergio, fa riflettere, ha ragione di essere divulgato su larga scala.
    Non per demplire ma proprio perché ci sirenda piu’ consapevole di cio’ che siamo, viviamo e vorremmo essere.
    Sempre che non ci si avvii sulla negazione di tutto cio’ che abbiamo assimilato in buona fede nel corso degli anni ed in virtu’ di buoni insegnamenti comnq ricevuti dai nostri genitori.

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    Alìda Casagrande

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    Dopo tanti positivi e appassinanti commenti che ho letto, qui sopra postati, è pressoché impossibile dire qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso, perciò sarà inevitabile, per me, calcare, quantomeno in parte, le orme di chi è arrivato prima. Il romanzo di Sergio Casagrande “Sandrus, un angelo satanico custode”, è un romanzo brillante, e nello stesso tempo con qualche risvolto in ombra, perché tutte le cose della vita, immaginarie e non, hanno il loro contrario, la loro, per così dire,altra faccia della moneta’, è inevitabile. E’ un romanzo il cui contenuto può spiazzare, in un primo momento, spingerci, interdetti, ad esclamare: “Ma …”, ma poi proseguendo nella lettura scopriamo che tutti i nostri “Ma …” e i nostri dubbi,lentamente vengono risolti, come lentamente si evolve e si risolve la storia raccontata con maestria e fantasia da Sergio Casagrande, senza però mai scadere nel volgare, anzi, mantenendo un buon livello di leggerezza e di … irrispettosa riverenza, di sana ironia, di quell’ironia che è indispensabile adoperare quando ci si avvicina a temi importanti e delicati come quelli trattati nel sopracitato romanzo, e basterebbe un niente per varcare i sottili confini del buonsenso, ma Sergio, da bravo Autore qual’è, non li supera mai, questi confini, riesce a destreggiarsi e a mantenersi in equilibrio camminando su un sottile filo come un provetto acrobata, mentre si diverte a prendere in giro proprio i personaggi che dovrebbero essere i più seri. Un libro da leggere, senz’altro, un ottimo libro.

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    Paola

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    Ho letto con attenzione l’intervista Sergio e l’idea che mi son fatta è questa: Il tuo capolavoro è sicuramente scaturito da un grande studio e conoscenze, conseguiti attraverso altri grandi poeti e scrittori che hai esaminato, quali: Dante, Bertrand Russell, Gogol e altri, nonché dalle tue riflessioni e presa di coscienza nei confronti della fede, la religione e tutto ciò che sgorga implacabile dal vivere e credere in certi dogmi! Modestamente ritengo che: la lettura di questo tuo bel lavoro sia adatto a menti elevate, e non certo agli insensibili o poco scolarizzati, questi ultimi potrebbero sentirsi in imbarazzo sul fatto che le tue argomentazioni possano ledere in qualche modo il loro pacifico stato d’animo acquisito dagli educatori sin dall’infanzia. Sì, perché l’argomento principale in cui si parla nel tuo Sandrus è molto delicato, e leggendo questo testo alcuni potrebbero ritenerlo, nonostante la simpatia che ispira il personaggio principale, dissacrante, rischiando di mettere a repentaglio la propria tranquillità spirituale data per scontata. Io stessa, da quando ti seguo, rifletto su quello che tu scrivi a questo proposito, e concordo con molte cose che scrivi, visto quel che accade intorno a noi in questo mondo, dove nessuno sembra stare più bene, e chi crede di esserlo lo è solo perché ha denaro, tanto denaro, anche se prima o poi annegherà nelle sue ricchezze. Un po’ di dubbi sempre più si insinuano in me. Aggiungo però che la fede è un dono e non trovo giusto rinunciare a questo regalo: speriamo bene! Le tue risposte all’intervista sono comprensibilissime, ma i lettori devono leggere con molto distacco e senso critico, altrimenti potrebbero venire scardinati dai tanti bei loro… cardini, basati sulle loro convinzioni. Un bel lavoro a mio parere hai fatto! In bocca al lupo!

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    Antonio de Lieto Vollaro

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    Ho conosciuto un grande scrittore attraverso i suoi scritti, che prendendomi per mano, mi ha introdotto nella sua anima, come se ci conoscessimo da anni. Infatti dopo aver letto i suoi primi tre romanzi, avevo capito tutto della sua spiritualità profonda e religiosità contrastata. ma chi non l’ha oggi giorno, col susseguirsi degli eventi e dei papi, che da un lato t’avvicinano alla chiesa e dall’altro i suoi cardinali ti fanno gridare allo scandalo. Sergio impersona Sandrus alla perfezione, uno sdoppiamento d’identità, naturale se vogliamo, legata ad una spiritualità, contrastata da un carattere ribelle. Ci siamo ritrovati noi due, posso definirci “attenti a quei due” come la fortunata serie dei telefimls americani. Entrambi ribelli, ma profondamente spirituali, io consapevole della mia fede e lui invece ancora alla ricerca di conferme, che per come è messa l’umanità, avrà ancora da cercare. Sicuramente due poeti, amanti svisceratamente della prosa, ma senza poesia non si va da nessuna parte e questo è intrinseco nel nostro dna, e non possiamo fare a meno di descrivere ogni cosa, anche se si tratta di action, suspense, qualcosa di morboso, senza metterci quel pizzico di poesia e romanticismo. Sergio è il poeta della prosa, romantico della prosa e leggerlo è sempre un piacere. E non vedo l’ora di leggere quest’ultima parte della sua anima e core in “sandrus, l’angelo satanico” che di satanico alla fine non ha nulla! Il diavolo Geppetto dei fumetti (per chi si ricorda) dei giorni nostri.

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    Enzo Di Giovanni

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    Grazie Sergio per aver sdrammatizzato l’uso eccessivo della religione , tutte le religioni dovrebbero unire e non dividere i popoli che la strumentalizzano per fini economici e di parte . Io non sono un gran credente ma sinceramente un Dio che punisce non lo vedo se è amore puro , complimenti per i tuoi scritti e per la tua limpidezza di espressione che ironizza tanto sulla vita quanto sulla morte !!!!

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    Cettina

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    Caro Sergio, questa tua intervista sul tuo libro, mi ha lasciato riflettere molto sulla mia religione e soprattutto sul limite degli uomini
    (preti) che la professano. .
    Trovo che questo tuo modo di ironizzare su temi cosi’ seri, sia un modo intelligente, una buona strategia per indurre il lettore a riflettere e affrontare in maniera piu’ profonda e critica certi concetti che per loro propria natura, diversamente, resterebbero argomenti/dogmi indiscutibili. Trovo che sia originale, anche, la tua idea di “umanizzare” personaggi dello spessore di San Francesco, sottolineando che e’ naturale e sublime poter seguire l’emozione che il nostro cuore riesce a trasmetterci. E’ importante poter rilevare che anche l’amore terreno, se vissuto con purezza d’animo , diventa la forza motore della nostra vita. Mi complimento per la tua scrittura e l’originalita’ della trama.
    Un in bocca al lupo per il tuo futuro romanzo.
    Cettina La Placa.

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    Alessia Guidi

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    I miei complimenti. Il titolo mi faceva paura, ma l’intervista mi ha aiutato a capire che è un libro che devo leggere , grazie anche per la lezione di catechismo.

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    Adriana Paolucci

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    Questo autore, Sergio Casagrande, ha un modo di scrivere sempre brillante e piacevole, nello stesso tempo, tocca da par suo temi profondi, direi anche originali. Che dire, è davvero bravissimo: leggere i suoi libri è sempre un vero piacere.

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    Edeltraud Bongartz

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    Allora, il tuo concetto di Dio. Io credo in un Dio, un Dio che è in ognuno di noi, nelle cose che ci circondano. Io da un po’ di tempo ho riscoperto la natura. Vado in giro fotografando, ammirando flora e fauna, un bel tramonto. Sono più consapevole di quello che ci circonda.
    Vivo seguendo i 10 comandamenti. Bastano questi per me. Non le regole della chiesa per ogni situazione della vita. La chiesa mi vede nelle occasione speciale. Non ho un buon rapporto con i preti.
    Devo essere sincera, ultimamente gli umani mi fanno paura. Il mondo si riempie di cattiverie.
    Mi sono allargato. Però vedi, tu parlavi di San Francesco.. ecco in quel senso la penso come te.
    Grazie

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    Luciana Faggion

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    Sergio Casagrande ha il grande merito di aver messo per iscritto i pensieri e le perplessità che credo ognuno di noi si è trovato ad affrontare nel corso della vita, ma per paura di essere frainteso, non ha il coraggio di verbalizzare, certo che farlo con lo stile ironico e non offensivo di Sergio ci vuole del talento!

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    Claudio Granziera

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    Non conoscevo il libro ma leggere l’intervista mi ha incuriosito e lo leggero’sicuramente. Particolare e originale il tema di fondo: l’aldila’il rapporto con la morte, la santita’. Nell’anno domini 2016 c’e’ancora spazio su temi solo apparentemente analizzati fino in fondo e solo apparentemente non moderni. In realta’temi sempre attuali e stimolanti se trattati con intellugenza e da inediti punti di vista come sa fare Sergio.

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    Laura

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    Vorrei offrire un mio pensiero sui libri in generale. Il libro è un mondo magico pieno di piccoli segni, dove i morti possono tornare in vita e i vivi vivere in eterno. E’ incredibile e fantastico che le semplici lettere dell’alfabeto, unite in sillabe e quindi in parole comuni a tutti e che si usano quotidianamente, possano formare così tante combinazioni da riempire enormi scaffali di libri e aprirci mondi che non avranno mai fine e che continueranno a crescere e ad espandersi finché ci saranno uomini sulla Terra disposti a leggerli. Ci sono tante parole al mondo quante sono le stelle nel cielo e diventano sempre di più e si espandono come uno spazio infinito. Tutto quello che leggo rende più grande il mondo e allo stesso tempo mi allarga gli orizzonti. Ogni secondo che passa, l’insieme delle mie conoscenze aumenta. Da nuovi uomini nascono di continuo nuove frasi, parole e pensieri. Milioni di bambini in tutto il mondo creano una lingua che utilizzeranno per scrivere storie o poesie o frasi anche incompiute. In conclusione, mi piace affermare che ogni bambino è pieno di fantasia che non sa di avere!!!

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    Chiara

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    Tanti complimenti, Sergio..per la tua scrittura, il tuo lavoro, i tuoi progetti..E per questo testo che mescola sapientemente “sacro e profano”, l’intelligenza dell’ironia mescolata alla religione. Tanti complimenti ancora! Chiara

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    GIULIANA

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    DEVO DIRE , SERGIO , CHE QUESTA SUA INTERVISTA MI PIACE MOLTO. CONCORDO CON LEI IN MOLTE COSE : 1 ) SAN FRANCESCO D’ASSISI E’ UNO DEI MIEI SANTI PREFERITI 2) LA CHIESA , SOPRATTUTTO NEL PASSATO , HA FATTO SANTE PERSONE IMPROPONIBILI 3 )ANCHE A ME LA MORTE NON FA PAURA MA LA SOFFERENZA SI ‘ 4)( E PIU’ IMPORTANTE )LE RELIGIONI SERVONO E SONO SERVITE A DONARE UN SOGNO AGLI ULTIMI IL CUI DESTINO E’-ERA CRUDELE E QUINDI AD IMPEDIRE CHE I POVERI , NELLA SPERANZA DI UN FUTURO MIGLIORE DOPO LA MORTE , NON SI RIVOLTASSERO CONTRO I POTENTI PRIVILEGIATI. NEL COMPLESSO DUNQUE L’INTERVISTA E’ MOLTO INTERESSANTE E PROFONDA ANCHE PER IL PENSIERO DEL ” NULLA SI DISTRUGGE ” .

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    Maria Garone

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    L’intreccio tra ironia e fede religiosa , rende la lettura del romanzo piacevole , e fa riflettere su temi sempre attuali .

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    Giovannina

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    Mi ha colpito la storia dell’orfanella Caterina. Sono anch’io orfana e sono stata alcuni anni in un istituto gestito da suore. Mi è sembrato di ritornare indietro nel tempo. Bellissimo e coraggioso il libro nel suo insieme.

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    Giovanna Franca

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    Questo romanzo è veramente spassoso. La storia d’amore del frate ciccione con la bella monaca a dire esilarante è dire poco. Ma altri racconti mi sono piaciuti moltissimo, a parte il protagonista Sandrus,un angelo umano, ho trovato stupendo il brano di San Francesco e Santa Chiara. La comicità però non è fine a se stessa, ma fa riflettere. Complimenti all’autore.

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      Matteo Pratticò

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      Ciao! è Buffo perché io ho preferito Sandrus più di tutti, mi ha ricordato per certi aspetti un altro angelo rappresentato in un vecchio film, Dogma. Anche lui prendeva le cose con ironia. Per il resto concordo con ciò che dici, è stato un romanzo spassoso.

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