“I frustrati” di Marco Leoni Mantovani

Qualcuno dice che la vita è un affare complesso. Se ciò fosse vero si potrebbe rispondere con un solo gesto: la lettura. E non letture qualsiasi ma letture che fanno bene all’anima.

Marco Leoni Mantovani, vive a Milano e ha scritto “I Frustrati” un romanzo edito da Bibliotheka.

Siete tristi? Annoiati? Questo libro farà per voi.

Descrizioni, personaggi, scenari sono così perfettamente scritti che vi affezionerete con estrema facilità.

Il protagonista, un appassionato nei dettagli del vestiario, si chiama Matteo Fumagalli, un amante del rituale del mattino: doccia, scelta dell’abito, pochette e camminata verso il lavoro è un protagonista che vi farà ridere dalla prima all’ultima pagina. Duecento pagine che scorrono con facilità, duecento pagine che vi terranno compagnia grazie al modo di scrivere dell’autore che vi stupirà sempre di più.

Matteo, però, non è da solo, c’è anche la compagnia di Sabrina, che la prima volta insorge a notte fonda a casa del protagonista che, nel mentre, ospita un altro protagonista molto particolare e chiuso verso il mondo: Leonardo che  ama dormire in una scatola all’interno della casa del protagonista Matteo. Poi c’è un’altra donna, Cinzia, dapprima timida poi dimostrerà esser una bella persona, d’animo e di sentimenti.

Un romanzo che dovrebbe prender vita sempre. Un romanzo che dovrebbero conoscere in tanti.

5 stelle su 5 e…. vi passerà il broncio.

Intervistato per l’occasione ecco cosa dichiara:

 

Come nasce quest’opera letteraria?

In un periodo in cui letteratura e cinema propongono eroi improbabili, ho voluto scrivere la storia di un uomo comune, immerso nella quotidianità nella quale una parte consistente degli individui può riconoscersi. Gesti che si ripetono giorno dopo giorno, anno, dopo anno, ci spersonalizzano, ci trasformano in automi. Nell’era che viviamo, nella quale chiunque vuole ritagliarsi una fetta di popolarità proprio per sfuggire alla routine dell’esistenza, il protagonista vi è perfettamente calato. Oggi vediamo illustri sconosciuti condividere post su Facebook con la modalità “visibile a tutti” e ricevere solo un paio di commenti dai propri contatti, attaccano in maniera pretestuosa politici e giornalisti sulle loro pagine con la speranza, vana, di ottenere un risposta che equivale a un attimo di fuggente celebrità. Matteo Fumagalli, il personaggio principale di questo libro che porta non a caso un nome assai diffuso in tutta la Lombardia, vive con estrema insofferenza la sua normalità.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Nessuno è semplicemente buono o cattivo, siamo prodotti della società moderna e ci comportiamo di conseguenza. Dostoevskij, attraverso Roman Raskolnikov, protagonista del suo Delitto e Castigo, già diceva che esistono uomini ordinari e uomini straordinari. I primi sono coloro che vedono la loro vita scorrere e non chiedono altro, i secondi sono coloro che hanno il coraggio di agire, andare controcorrente, commettere gli atti più efferati in nome di un ideale o per puro egoismo, certi che la storia li perdonerà. La morale di Matteo gli preclude di macchiarsi di gesti esasperati, ma la voglia di emergere dal grigiore quotidiano non gli impedisce di approfittare delle conoscenze e delle occasioni che gli si presentano. Opportunista? Sì, lo è, ma chi non lo sarebbe, se cogliere una possibilità, forse l’unica della vita, non nuocesse a nessuno?

Leggi il mio libro perché…

È opera di uno che dice (e scrive) ciò che pensa anche se è politicamente scorretto, in barba alla moda radical chic degli ultimi anni.

 

Progetti futuri?

Un lavoro completamente diverso dal precedente, un romanzo che definirei pulp con molto sesso e violenza trattati in modo esplicito, è in fase di valutazione presso diversi editori. Come inedito ha già ottenuto pareri positivi dalla critica pur non avendomi portato riconoscimenti (in sostanza sono stato finalista, ma non ho vinto il primo premio). Un altro ancora, un fantapolitico, è quasi terminato e poi ho altre delle bozze qua e là. Il prosieguo della mia attività dipende dal successo che ne ricaverò, essendo un tipo piuttosto pragmatico…

 

Duecento pagine da leggere e da acquistare ad un prezzo di 13 euro.

 

Dove acquistarlo? QUI

 

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Lo Storione di Cristina Basile

Quanti di voi hanno, almeno una volta nella vita, messo nero su bianco uno o più sogni fatti la notte prima? Io ci provai una volta e mi parvero grotteschi e senza senso, più avanti capii che ero io a dover dargli un’interpretazione. Cristina Basile, la nostra autrice di oggi, nata a Roma, età 28 anni, da cinque anni residente a Parigi; ci fa fare un excursus nella sua mente attraverso i suoi sogni.

Leggendo il libro Lo Storione ci ritroviamo ora in un bosco, ora in un incubo o in un oceano dove sembrano cadere le speranze dell’autrice. Lei ci racconta delle stranezze della sua famiglia tramite la figura della mamma, della nonna, delle cugine e degli zii e di come questi fanno ad influenzare il suo riposo notturno.

Bisogna anche soffermarsi sul titolo dell’opera, lo storione. Lui viene utilizzato come una sorta di tramite, infatti, dentro la pancia di questo pesce nuotano donne con bei nomi: Gigliola, Rosa, Ottavia, Abigail che vengono accompagnata dalle illustrazioni realizzate dalla stessa autrice.

Se avete voglia di curiosare nella mente di una donna che è consapevole delle sue incertezze ma anche delle sue certezze conquistate durante il suo vivere in giro per il mondo, potete buttare un sguardo su questa raccolta di racconti.

Come nasce quest’opera letteraria?

Il punto di partenza de «Lo Storione» sono stati pezzetti di storie che nel mio vocabolario artistico chiamo scampoli poiché, come pezzetti di tessuto, una volta cuciti insieme, formano una storia più grande. In principio, non ne conoscevo né capo né coda.

Col tempo si è delineata una raccolta di racconti, nata da una forte esigenza di scrivere di guarigione; un’esigenza cresciuta in me dopo aver assistito ad alcune convalescenze, perlopiù di tipo psicologico e causate da rotture, lutti, delusioni.

Non mi interessavano le cause di questo malessere, quanto il processo di ricostruzione di sé che la persona metteva in atto, non potendo più volgersi all’oggetto d’amore ormai perduto.

Nella descrizione di questo tema volevo che partecipassero sia la scrittura che il disegno: il primo per la chirurgica capacità di rendere conto della narrazione dei fatti, per la chiarezza che sa generare; il secondo per come sa entrare nelle pieghe della sfera dei sentimenti, mai definitiva, in continuo divenire e che non ama essere acciuffata.

 

Gli altri due temi che mi stanno molto a cuore e che ho provato a sviscerare sono il linguaggio dei sogni, come questi partecipano della vita diurna, e i legami familiari.

«Sandrine e Escargot John», che pure si riallaccia al discorso sulla guarigione, descrive gli incubi che animano le notti di una ragazza che cerca di ricostruirsi dopo una separazione. Sandrine non è il suo nome, ma quello del personaggio che popola le sue notti e che, come tutti gli incubi, è assurdo, spaventoso, fastidioso. La personificazione della sua sofferenza.

È in «Gigliola non ha più sangue» che parlo invece del legame familiare, di quei pensieri e abitudini che spesso ci portiamo dietro trascinando, come eredità non desiderate, vecchie generazioni e di cui non ci si sbarazza per paura. Questa trasmissione, nel caso del racconto, avviene solo sulla linea femminile. Fino ad ora ho preferito scrivere guardando il mondo dagli occhi di una donna; prossimamente mi piacerebbe mettermi nei panni di un uomo.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Scrivo come se dipingessi, scrivo quadri, acquerelli se potessi scegliere la tecnica. Ciò che mi interessa trasmettere, prima ancora che un messaggio, sono delle immagini; dare al lettore l’impressione di aver fatto un’esperienza cromatica oltre che narrativa.

Il colore veicola le emozioni tanto quanto le parole, se non meglio in alcuni casi, con un’immediatezza particolare. Combinare i due linguaggi realizzava perfettamente ciò che avevo in mente, ossia delle emozioni, prima ancora che un’opinione su un argomento specifico.

 

Leggi il mio libro perché…

Consiglierei il mio libro a tutti quegli adulti che reclamano per sé il diritto ad avere un libro illustrato tra le mani, pur non avendo dieci anni da trent’anni. A quanti non abbiano problemi con una prosa a tratti poetica e non siano attaccati al realismo narrativo; a chi da una tale importanza al mondo onirico da dormire sempre con un taccuino vicino al letto, dove trascrivere ciò che ha sognato prima ancora di fare colazione.

 

Progetti futuri?

Nel cassetto ho tanti racconti, poesie, favole che mi sono promessa di finalizzare e illustrare nei prossimi mesi. Li rilegherò e li promuoverò come ho fatto con «Lo Storione». Mi piacerebbe anche partecipare ad un’antologia, essere una voce in un coro, su un tema condiviso.

 

Numero di stelle 4 su 5 – Lo storione di Cristina Basile – Editore: Create Space Indipendent Publishing Platform – 60 pagine – prezzo di copertina 9,36 euro.

Sito di riferimento

Instagram: Terradimandorla

 

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Francesca Ognibene in “Quel figlio negato”

“Non so perché la vita si è accanita così su di me, su di noi. Cerchi delle motivazioni. Ti chiedi se è perché hai fatto cattiverie di cui non ti sei accorto neanche o non ne hai calcolato l’importanza. Ma poi ti chiedi se davvero dire a una ragazzina ‘Non volevo invitarti alla mia festa, in realtà. Tu mi stai antipatica. Volevo dirtelo’ possa essere la causa scatenante di tutto questo dolore”.

Con questo estratto introduco la nuova opera di Francesca Ognibene, Quel figlio negato, edita da L’Erudita. L’autrice ritorna nel mondo editoriale con la storia di una donna, Virginia. Attraverso i suoi occhi e le sue parole vivrete la sua esperienza – nonché il suo profondo desiderio – di diventare madre. Un lungo percorso, affrontato insieme al marito Federico, in varie fasi, dalla fecondazione assistita all’aborto, fino alla scelta dell’adozione. Quando infine la piccola Giulia entra nella vita di Virginia tutto sembra andare per il meglio, finché una nuova disgrazia non bussa prepotentemente alla porta della famiglia per portarsi via questa rinnovata felicità.

Lo stile è fluido e scorrevole, ricco di descrizioni narrate al presente che vi accompagneranno per tutta la durata del romanzo. È una storia che emoziona, che commuove, ma soprattutto una storia che incoraggia. Quel figlio negato è un messaggio d’incoraggiamento rivolto a tutte le donne che desiderano essere madri con tutto il cuore, ma che per vari motivi il mondo odierno nega loro questa possibilità. È una storia che ricorda a tutti come essere madri non sia un sogno impossibile, e che per realizzarlo vale la pena lottare. Con tutte le proprie forze, con tutto il cuore.

Come nasce quest’opera letteraria?

“Quel figlio negato” nasce da vari input del mio quotidiano. Sempre più spesso mi capitava di ascoltare storie di coppie impossibilitate alla procreazione. Causa di un grande dolore che le sovrastava. Ho sentito l’urgenza creativa di raccontare questo profondo dispiacere, cercando di aggiungere anche un linguaggio asciutto, crudo e senza fronzoli. Ad esempio una ragazza mi ha raccontato che dopo avere provato la gravidanza assistita per tre volte di seguito, spendendo quindici mila euro (!) è rimasta incinta naturalmente e poi ha perso il bambino al sesto mese. Questo accanirsi del destino contro di lei mi ha compita molto. Poi un’altra che proprio non è mai neanche riuscita mezza volta a rimanere incinta, per non pensarci puliva casa. E mi raccontava e per sfogarsi e lasciarsi andare piangeva ogni giorno sotto la doccia per non farsi sentire dal marito, già addolorato anche lui. Quando scrivo cerco di raccogliere proprio esperienze dirette che mi hanno raccontato e poi ci aggiungo il mio sentimento crudo come la realtà, ispirandomi per quest’aspetto al grande John Fante.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il messaggio è che la vita può essere dura ma se si tira fuori la propria forza, si può andare avanti a testa alta e senza il rimpianto di non averci almeno provato davvero. Le miei parole, vorrei fossero d’ispirazione e consolazione per le tante donne che soffrono per questa ‘cattiveria’ che la natura ha riservato loro, però vorrei sapessero che non sono sole. E spesso una soluzione c’è ma bisogna provarci e provarci ancora senza abbattersi.

 

Leggi il mio libro perché…

Perché potrebbe farti riflettere rispetto a un dolore che può essere devastante, ma anche per trovare quasi una chiave per reagire, come fa la protagonista Virginia che pur di andare avanti e tenere tutto assieme, arriva a cambiare anche stato. Poi l’ho scritto cercando di rispettare il dolore senza farlo diventare troppo alla mercé perché questa sofferenza, spesso è interiore, nascosta agli amici, alla famiglia.

 

Progetti futuri?

Scrivere un libro nuovo mettendomi nei panni di una bambina che deve affrontare dei bulli. Racconterò il suo dolore ma anche le darò la mia forza, come vorrei darla a tutti gli adolescenti che oggi hanno questo grande problema, amplificato dal web che diventa un nemico.

 

 

Il libro di Francesca Ognibene merita 5 stelle su 5.

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Urbexery Art- Intervista ESCLUSIVA

Arte, modernità, antichità: di cosa vi parlo oggi?

Chi siete?

Noi siamo gli “Urbexery Art”

 

Di cosa vi occupate?

Ci occupiamo di esplorazione urbana, documentiamo tramite fotografia digitale luoghi abbandonati come chiese, ville, castelli, discoteche ecc… tutti luoghi un tempo carichi di vita, noi cerchiamo di riportarli alla luce e al recupero di essi. Tutto questo in chiave artistica infatti in tutte le nostre foto prima della pubblicazione c’è sempre un lavoro di post produzione per renderle più suggestive e accattivanti. Da poco abbiamo iniziato anche un percorso di stampe su tela con una nuova tecnica ad olio studiata da noi appositamente per questo tipo di foto, si chiama “Time Technique” ovvero tecnica del tempo, lo scopo è quello di rendere la foto più “vissuta” come appunto i luoghi che visitiamo e questo è un po’ quello che ci differenzia da tutti gli altri gruppi urbex e il nostro punto di forza è inventarci sempre qualcosa di nuovo.

Urbex: da cosa nasce?

L’urbex che sarebbe l’abbreviazione di urban explorer o urban exploration nasce principalmente in America dove gruppi di esploratori urbani si infiltravano in questi luoghi abbandonati documentando tutto con foto, spesso si trattavano di grandi strutture come fabbriche, acquedotti, condotti fognari, ex basi militari. Tutti luoghi però non visibili nella quotidianità dalle persone perché spesso queste strutture si trovano in zone non facilmente raggiungibili o coperte da vasta vegetazione. Questo movimento poco a poco sta prendendo piede anche in Italia come si può notare nei vari social dove gruppi sul tema Urbex sono sempre più numerosi.

Quali sono i pro e i contro della vostra attività?

La nostra attività sul fattore artistico dà molte soddisfazioni per il semplice fatto che hai la possibilità di esplorare luoghi davvero suggestivi e fantastici, quando entri in queste location sembra di entrare in un’altra dimensione, gli odori, le sensazioni, gli oggetti che trovi, sembra di fare un tuffo nel passato e le nostre foto lo dimostrano. Un altro lato positivo svolgendo questo genere di attività è il poter conoscere persone che hanno la tua stessa passione e iniziare collaborazioni artistiche tipo mostre fotografiche o esplorazioni.

Svolgendo questa attività però bisogna stare molto attenti anche ai pericoli in cui si potrebbe incombere, per esempio il cercare di non farsi male durante le esplorazioni, quindi prestare molta attenzione a dove si mettono i piedi e soprattutto cercare di non toccare nulla. Un’altra precauzione per essere sicuri di non finire nei guai è assicurarsi che i luoghi che si visitano siano realmente abbandonati, perché spesso è facile scambiare un luogo semplicemente chiuso da uno abbandonato.

Il nostro genere fotografico è un genere di nicchia quindi forse non ben conosciuto da tutti ma col tempo vediamo che sta sempre più appassionando le persone e questo segnale ci da forza e coraggio a continuare questa strada.

Cosa volete dire a tutti coloro che vorrebbero farlo come voi?

Sicuramente questa se si intraprende seriamente e non come un gioco è una bellissima passione, ovviamente bisogna avere una certa sensibilità per godersi a pieno questi luoghi e avere un po’ di manualità nel fare foto. Bisogna avere una predisposizione per l’avventura ed essere pronti a correre certi rischi per questo diciamo sempre che non è un gioco. Bisogna essere pronti ad affrontare chilometri su chilometri per poi magari arrivati alla location la si trova chiusa (può capitare) e soprattutto bisogna essere rispettosi per le location che si vanno a visitare, il motto urbex dice (raccogliete solo emozioni, lasciate solo impronte) perché il vero urbex non è un vandalo, non è un ladro, non è quello che arreda il posto a suo piacimento per rendere la foto più bella o spacca la porta o finestra per entrare, il vero urbex entra solo se la porta è aperta e non tocca nulla al suo interno, il rispetto per il posto che si visita è fondamentale per noi.

Se senti di avere tutte queste caratteristiche sicuramente passerai delle bellissime esperienze.

 

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Conto in rosso di Loretta Tobia

Ci sono libri che contengono storie, come dire, calamitanti.

Inizi a leggere e, magicamente, non puoi più farne al meno.

Loretta Tobia con il suo romanzo “Conto in rosso” riesce, esattamente, in questo.

La protagonista è Nastasia che cresce all’interno di una famiglia dove la politica è tutto, anzi, quasi tutto. La storia si snoda intorno la sua vita, la sua esistenza, fatta anche dell’amica Candida che le farà compagnia per i primi anni della sua vita. Certo, non sono da sole, ci sono i cugini, lo zio Anselmo, la madre- ovviamente- ricopre un ruolo importante. Nata da una Mamma operaia, lavoratrice nel mondo dei tessuti e da un padre che c’è e non c’è, allo stesso momento, perché troppo impegnato con la classe politica, una classe rossa. Rocca rossa ricopre un ruolo centrale ma i tempi corrono e Nastasia cresce, si sposa e incontra un uomo violento, un uomo che le donerà due figli, un maschio e una femmina, figli che saranno importantissimi per la sua rinascita. Lo scenario è l’Abbruzzo- inizialmente- poi ci si sposterà a Cuba con numerosi viaggi, viaggi- anche- politici ma vitali per la sua esistenza. Poi, d’incanto, o quasi, la rinascita, la rivincita, il potere delle donne e… quello della banca.

Loretta Tobia in Conto in Rosso m’ha emozionata, incantato e – devo confessarlo- ho anche pianto. Intervistata per l’occasione ecco cosa racconta:

 

Come nasce Conto in rosso?

Questa opera letteraria nasce quale esplorazione/testimonianza dell’animo umano rosso della vita personale con il rosso della vita professionale e politica. Emersione dei valori identitari educativi della sinistra storica e della chiesa cattolica che la protagonista attraversa prima per fede poi per coscienza delle loro verità!

 

Quale messaggio si vuol trasmettere?

Il messaggio che si pretende trasmettere ……offrire stimolare riflessioni per illuminare le conoscenze e la coscienza delle conoscenze! E’ un romanzo con la pretesa di essere un saggio. Tocca tutti i comportamenti della vita personali e collettivi attraversando la tradizione di più generazioni. Risalta il parallelismo fra la resistenza italiana e la rivoluzione cubana del 1959, la figura del Che Guevara illumina l’immaginario collettivo per buoni propositi …..abbandonati la storia attuale gronda di sangue. La poesia di Machado finale vuole esprimere una scia di speranza che pur molto ferita non è ancora morta.

 

Leggi il mio libro perché…

Il romanzo Conto in rosso ritengo che possa essere considerato un atto d’amore con la speranza che possa aiutare a consolidare valori sani.

 

Progetti futuri?

Ho pronto un altro romanzo ma vorrei essere aiutata a valorizzarlo nei canali giusti.

 

 

 

Loretta Tobia, con Conto in Rosso merita 5 stelle su 5, edito da Marco Solfanelli Editore per Tabula Fati, 125 pagine, prezzo di copertina 11 euro.

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Isabel Harper in Il fuoco segreto di Altea – Gli arconti ombra

 

“Possa la fiamma illuminarti la via”.

Così ha inizio il primo volume di una saga fantasy tutta nuova, nata dalla penna della brillante Isabel Harper in Il fuoco segreto di Altea – Gli arconti ombra. Protagonista è Ailan Pintor, giovane e spensierato abitante di Altea, oppressa dal pugno di ferro dell’arconte Victor Viperion. L’avventura per Ailan ha inizio quando entra in possesso di un misterioso congegno che contiene le memorie del precedente arconte Midas Mentor, tradito e assassinato da Viperion. Questi ricordi custodiscono il segreto della fiamma di Altea, mitico elemento necessario a sviluppare la pozione che allunga la vita degli arconti. Ailan si troverà così, suo malgrado, a sfidare il regime tirannico di Viperion, con l’aiuto dell’amica Marill e dell’inseparabile animale domestico Zill. Partendo da una pericolosa ricerca della verità, i due amici dovranno svelare il mistero e tentare di ritrovare la perduta Fiamma di Altea.

Leggero e scorrevole, dotato di uno stile di scrittura che potremmo definire cristallino, ovvero dritto al suo scopo senza perdersi in descrizioni o chiacchiere minuziose.

I personaggi sono ben caratterizzati, pronti a dimostrare tutto il loro potenziale nei capitoli futuri. Anche se il libro non si concentra su temi in particolare, sicuramente colpisce lo stato di oppressione dei cittadini di Altea: costretti a compiere le loro azioni quotidiane con gesti stanchi, meccanici, rassegnati. […] Condannati a ripetere quei gesti per l’eternità, senza provare la minima gioia per quello che stavano facendo”. Una condizione non diversa da quella in cui versano molte persone comuni del nostro mondo, private della gioia di vivere da questa precaria società moderna.

Una nuova avventura, in sostanza, è appena cominciata, pronta ad occupare il posto che le spetta in un universo fantasy sempre più vasto. Gli arconti ombra è consigliato a tutti gli appassionati del genere, ma anche a chi ricerca un buon punto di partenza per interessarsi al fantasy.

Intervistata per l’occasione, ecco cosa racconta:

Come nasce quest’opera letteraria?

La scintilla (è proprio il caso di dirlo!) che ha innescato l’idea di quest’opera, proviene dalla mitologia classica, cioè dal mito di Altea, a cui le Moire predissero che il figlio Meleagro, appena nato, sarebbe morto nel momento in cui l’ultimo tizzone del camino si fosse consumato. Per mantenere in vita il bimbo, Altea prese il tizzone dal fuoco e lo conservò in segreto. Da questo spunto è nato il nucleo narrativo del libro: una fiamma, il fuoco segreto di Altea, appunto, che dà forza ed energia agli abitanti di tutto l’arcipelago di Asteria, dove è ambientata la vicenda. Questa fiamma sparisce misteriosamente e tutti la cercano, ciascuno per i propri scopi, più o meno nobili. Il potente Vimperion la cerca per il proprio tornaconto, per ottenere l’immortalità e mantenere per sempre il potere, i giovani protagonisti, coinvolti loro malgrado in questa vicenda più grande di loro, la cercano consapevoli che se non la trovassero al più presto, tutti gli abitanti resterebbero privi di energie e si ‘spegnerebbero’, cadendo in una profonda apatia, simile alla morte.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Sono tanti i temi presenti nel libro! Noi speriamo che, come spesso accade, ciascun lettore possa trovare nelle nostre pagine il messaggio di cui ha bisogno in quel momento. Uno dei temi che a noi stanno più a cuore è che ciascuno ha dentro di sé qualcosa di speciale, una specie di ‘fiammella’, una ragione di vita, che occorre tener viva a tutti i costi, per evitare di ingrigirsi e di spegnersi.

Leggi il mio libro perché…

Perché troverai tra le sue pagine una storia coinvolgente e insolita, condita con un pizzico di ironia e di umorismo; un’ambientazione affascinante, tra animali fantastici e bizzarre invenzioni; una trama ricca, che ci auguriamo possa appassionarti e sorprenderti a ogni pagina. Naturalmente non manca poi qualche spunto di riflessione a dare spessore alla storia…

 

Progetti futuri?

Abbiamo molti libri in cantiere, sia individualmente che in coppia, alcuni dedicati ai più piccoli, altri ai giovani adulti. Naturalmente non ci dispiacerebbe poter scrivere una nuova serie di avventure che coinvolgano i protagonisti del Fuoco Segreto di Altea!

 

Il romanzo Il fuoco segreto di Altea – Gli arconti ombra merita 5 stelle su 5.

 

 

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