“Attori e no” e “La pioggia nel pineto” di Guido Parisi

“Per quel che riguarda me, professore-regista, oltre che essere testimone della vicenda, divento il confidente degli amanti e, dunque, personaggio della loro scena.”

Guido Parisi ci fa dono della sua lunga esperienza con Attori e no e La pioggia nel pineto, raccolte teatrali edite da Il Rio. Si tratta di due raccolte di rappresentazioni teatrali realizzate per fini didattici, originariamente destinate a un pubblico non italiano poiché volte all’apprendimento della nostra lingua in istituzioni accademiche straniere. Tra queste pagine troverete opere liberamente tratte da grandi classici della letteratura e della musica italiana: Chichibio e la Gru, La Canzone di Marinella, Paolo e Francesca da Rimini, Le Ultime lettere di Jacopo Ortis, e naturalmente La pioggia nel pineto solo per citarne alcune. Opere immortali e uniche della nostra storia, patrimonio della cultura italiana che ogni tanto ritornano alla ribalta grazie a raffinati adattamenti come questi.

L’autore riesce senza dubbio nell’intento di riportarci indietro nella storia – da Dante Alighieri a Boccaccio, da Gabriele D’Annunzio a Fabrizio De André – a trasportarci con infinita passione e riassaporare, in pochi versi, tutto il gusto dell’arte di un tempo ormai lontano.

Come nasce quest’opera letteraria?

Quest’opera nasce dall’idea di raccogliere le rappresentazioni più significative realizzate in diverse università del mondo per l’insegnamento/apprendimento della lingua italiana a studenti stranieri. Tutte le opere sono state progettate presso dipartimenti di linguistica applicata in modo da renderle strumenti efficaci per i fini didattici anzidetti.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Credo che il messaggio che mi propongo di far recepire sia la necessita di rendere il teatro non soltanto fonte di cultura e intrattenimento, ma mezzo straordinariamente efficace per rompere le barriere di comunicazione tra la gente di ogni età.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Il settore dell’editoria è molto variegato. Il fatto che tutti scrivono e pochi leggono penso che potrebbe essere anche vista come colpa di editori poco attenti.

Leggi il mio libro perché…

Ti invito a leggere il mio libro non perché io sia un esperto di teatro o di altro, ma perché tu ti renda conto dell’importanza della lingua e della cultura italiane nel mondo, un patrimonio inestimabile che possediamo e che gli altri ci invidiano, ma che noi spesso trascuriamo.

Progetti futuri?

Continuare a lavorare in questo campo con la consapevolezza che lo straniero è ormai a casa nostra e quindi trasferire la mia esperienza di divulgatore di cultura italiana all’estero, in casa propria.

Attori e no e La pioggia nel pineto, raccolte teatrali edite da Il Rio  merita 5stelle su 5.

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“Ti seguirò fino all’inferno” di M. Valentino

“Il mondo è pieno di mostri come me che aspettano solo di nascere: dal ragazzino a scuola umiliato dai compagni di classe a quello maltrattato in famiglia: c’è un intero esercito di anime inascoltate che grida solo vendetta!”

Un messaggio crudele e folle, soprattutto se messo in bocca a un maniaco omicida, eppure colmo di una durissima verità. Verità che ci viene sbattuta in faccia dalla prima all’ultima pagina di Ti seguirò fino all’inferno, visionaria opera autopubblicata di M. Valentino.

Una ricetta potente ma non adatta a tutti, poiché i suoi ingredienti principali sono miseria, dolore e morte: elementi che colmano la vita del protagonista, il giovane Zeph, modesto lavoratore nella solitaria cittadina di Cornerstown.

Questi è un giovane depresso e sfiduciato nei confronti del futuro a causa dello squallore in cui vive da anni; privo di sogni e speranze, con un passato turbolento alle spalle, non fa che tirare avanti giorno dopo giorno, tra turni di lavoro e serate con amici.

Le cose cambiano all’improvviso quando fa la conoscenza del suo nuovo collega Troy, così simile a lui nell’animo che finirà con il tempo per innamorarsi di lui, iniziando una relazione turbolenta tra eccessi e depravazioni.

Nel frattempo una serie di orrendi delitti spezza la tranquillità di Cornerstown, fatti che coinvolgeranno Zeph quando scoprirà un’inquietante verità su Troy.

È una storia tragica, cruenta e ricca di dettagli macabri, elementi che ne fanno un horror degno di questo nome. L’autore porta in scena molti temi, tra cui spiccano l’omosessualità e la “vita crudele” con cui fanno i conti innumerevoli persone oggigiorno: quella routine quotidiana che spegne con il tempo sogni, speranze e persino il cuore, trasformando un uomo comune in un’ombra senza identità. Basta poco, a quel punto, per trasformare l’ombra in un mostro assetato di sangue, pronto a esplodere riversando la sua furia omicida su qualsiasi malcapitato. Ti seguirò fino all’inferno dimostra, in definitiva, come non servano demoni, streghe o non-morti per spaventarci con l’orrore quando dentro di noi possono nascondersi mostri ben peggiori. Mostri nati dalla sofferenza inflitta per anni dalla propria vita, pronti a emergere quando la sopportazione giunge al limite.

Per gli appassionati dell’horror è senza dubbio un titolo da non perdere.

Come nasce il tuo libro?
“Ti seguirò fino all’Inferno”, nasce nell’estate del 2014. Volevo riprendere una storia che avevo iniziato a scrivere nel 2008-2009 che poi, per diversi motivi, non ho proseguito. Scriverlo è stato liberatorio, mi è servito a buttare fuori tutti quei demoni che avevo dentro da tempo; una sorta di “catarsi”, nel senso più “psicoanalitico” del termine. Ho iniziato così, per gioco e sinceramente non avrei mai pensato di finirlo, né tanto meno di pubblicarlo poi, piano piano, la storia, i personaggi hanno iniziato a prendere forma e alla fine, eccolo qua.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

I protagonisti del mio romanzo sono due emarginati, due esclusi. Entrambi hanno vissuto esperienze traumatiche che non hanno saputo elaborare, superare; non hanno conosciuto i valori positivi della vita quali l’affetto di una famiglia, l’amicizia e questo li ha portati a intraprendere strade sbagliate. L’incipit credo che sia abbastanza chiaro: “Trovandosi, due anime perse, possono solo bruciare all’inferno insieme” e significa proprio questo: due entità simili, con un passato in comune fatto di traumi e violenze di ogni tipo, difficilmente potranno salvarsi e vivere una vita “normale”; al contrario, confrontando le proprie esperienze negative, condividendo l’odio che hanno verso tutto quello che li circonda; potranno solo sprofondare sempre di più verso l’abisso, trovando una sorta di conforto in tutto quello che di più sbagliato e aberrante c’è: che sia droga, autolesionismo, violenza gratuita. Alla fine credo che la morale sia molto semplice: circondatevi sempre di persone positive, stimolanti, che vogliono tirarvi fuori da quel tunnel buio in cui vi siete nascosti. A volte chi soffre, chi ha subito traumi, è attratto e tende a cercare persone che soffrono o hanno sofferto a loro volta: credo che questo sia puro masochismo. Va bene condividere esperienze, storie di vita, anche brutte, a patto che queste siano state debitamente archiviate, elaborate; magari grazie anche all’aiuto di uno specialista.

A quale pubblico è rivolto?

Spero che il mio romanzo sia notato dalla comunità LGBTQ+. Alla fine si tratta di una storia d’amore omosex, diversa dai soliti stereotipi cui siamo abituati quando si parla di “tematica gay”. I protagonisti sono due “brutti sporchi e cattivi”, solitari, sociopatici se vogliamo; ascoltano Metal, non seguono la moda, passano le loro notti a girovagare tra boschi e costruzioni abbandonate… insomma sono tutto il contrario di quello cui ormai i media e la cultura di massa ci ha abituato quando si parla di “cultura LGBTQ+” e spero che questo incuriosisca. Ovviamente, essendo un thriller psicologico/horror è rivolto anche agli amanti del genere che noto essere sempre più numerosi.

Leggi il mio libro perché…

Credo di aver scritto qualcosa di nuovo, che ancora non si è visto nel panorama narrativo italiano. E’ un romanzo crudo, viscerale, brutale, che come detto prima, ha una sua morale. Spero che lasci un segno in chi lo leggerà. Lo consiglio e lo dedico a tutti quelli che a volte si son sentiti soli, emarginati, esclusi: è un “grido di battaglia” per tutti voi. Sappiate che non siete soli.

 Progetti futuri?

A giugno presenterò “Ti seguirò fino all’Inferno” presso la libreria Globo di Pistoia. Ho intenzione di farlo tradurre in inglese e proporlo al mercato statunitense e ho già in mente qualcosa per il prossimo romanzo. Sono indeciso tra uno “Spin-Off” di “Ti seguirò fino all’Inferno”, oppure scrivere un romanzo che tratterà di oppressione e persecuzione degli omosessuali sotto una dittatura di stampo religioso, sarà una storia più drammatica e meno thriller.

Ti seguirò fino all’inferno, visionaria opera autopubblicata di M. Valentino  merita 5 stelle su 5.

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“Rosso come la neve” di Grazia Buscaglia Bonesso

“La vita è bella anche quando sembra brutta.”

La lezione più importante che troverete tra le pagine di Rosso come la neve, romanzo d’esordio di Grazia Buscaglia Bonesso edito da L’Infernale.

In esso l’autrice veste i panni di Giulia, donna matura che dopo essersi affermata come scrittrice ci narra i passi fondamentali della sua vita, fin dall’infanzia, segnata dalla morte prematura della madre; al suo fianco ci saranno sempre il padre, la zia Rosy e l’amico del cuore Enrico, con cui condividerà molti eventi e passioni.

Giulia trasferisce in lui ogni attenzione con il passare degli anni, tutto il suo mondo – chiudendo il suo cuore a qualsiasi altro uomo tranne che a lui – in un rapporto morboso che riuscirà ad ammettere solo quando sarà troppo tardi. Solo allora, dopo l’ultimo tragico evento che lascia il segno nella sua vita, Giulia sarà in grado di riprendersi e fare qualcosa di buono per se stessa.



Scorrevole e piacevole nella lettura, coinvolgente grazie ai vari colpi di scena, Rosso come la neve è un libro che vi terrà agganciati fino all’ultima pagina. L’autrice insegna senza dubbio lezioni importanti in questa vicenda, vissuta attraverso gli occhi di Giulia: una donna come tante, segnata nel profondo da numerose difficoltà della vita che possono capitare a tutti noi. Dietro ogni evento, ogni tragedia, si cela una lezione e di conseguenza una storia da raccontare… per un lettore, una dimostrazione che si può andare avanti, sempre e comunque.

Come nasce questo libro?

Con questo libro ho voluto chiudere un cerchio della mia vita, l’esortazione di mio padre, dei miei amici più cari, di mio fratello, della mia famiglia: ‘Scrivi un libro’. Io però già scrivevo per 10 ore al giorno, sono una giornalista professionista con 40 anni di carriera alle spalle. Poi la vita mi ha travolto, si sono susseguiti tanti lutti. Ho perso mio padre, mia madre, il mio miglior amico e mio fratello. Questo libro nasce da quel dolore, l’essenza del dolore, ma è solo quello il tratto autobiografico, il dolore e la forza dell’amicizia. Così è arrivato questo libro, durante un corso di scrittura creativa con un giovanissimo editore, Ferdinando de Martino de L’infernale edizioni. È stato lui a darmi il via.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Questo romanzo  non è più il mio libro, ma è di chi lo legge. Ognuno può trovare qualcosa della propria esistenza. In questo romanzo ci sono due messaggi: la forza delle donne e quello principale, una frase che ripetono, a turno, alcuni personaggi: ‘La vita è bella anche quando sembra brutta’.  C’è una speranza continua anche quando la vita ti distrugge.

Leggi il mio libro perché..

Leggi il mio libro perché è…magico. Regala emozioni e vita. Provare per credere.

Progetti futuri?

Al  momento mi godo l’affetto e il calore che questo romanzo mi sta donando. Grazie a ‘Rosso come la neve’ ho allacciato nuove e vecchie amicizie in giro per l’Italia e persino in Cile. È un vero miracolo. Stiamo lavorando a un’edizione in spagnolo, ma ancora è presto per parlarne. Continuo a fare la giornalista, la mamma, la moglie e la nonna. E poi leggo e studio e faccio Pilates. In più ho le presentazioni da fare e con la mia attività di cronista risulta difficile da conciliare. Mi godo l’attimo, ma la mia mente lavora.

Rosso come la neve  merita 5 stelle su 5.

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“Ascoltando.. con gli occhi” di Loredana Borgna

 “Perché la felicità non esiste… È una parola, una bugia… La felicità siano noi… e allora impariamo a crederci.”

Loredana Borgna torna a conquistarci con il suo talento impresso tra le pagine di Ascoltando… con gli occhi, raccolta poetica di CTL editore.

L’autrice ci coinvolge con una serie di pensieri che spaziano in un labirinto di stati d’animo, frammenti di vita vissuta, scenari o attimi, brevi quanto intensi come si evince tra i componimenti.

Da essi traspare, come sostenuto dall’autrice, il bisogno di esternare i sentimenti in poesie e la continua ricerca di un sogno allo scopo di realizzarsi in questa vita. Con il tempo ci accorgiamo che non sono rime, queste, ma pezzi del suo cuore, temprato dalle molte difficoltà quotidiane che segnano il nostro tempo. Ascoltando… con gli occhi ci insegna, in definitiva, che siamo tutti libri aperti nel profondo, con una grande storia da raccontare. Bisogna solo trovare la forza per trasformarla in un’opera e affidarla al vento che ci sostiene.

Come nasce quest’opera letteraria?

Questa mia opera è un proseguo di altri due libri…e tutto nasce dalle mie esperienze di vita, sia affettive che di salute, ho trovato nella  scrittura il modo di esternare dapprima la mia rabbia e il dolore e poi piano piano la mia rinascita come donna che per un bel po’ di tempo   si era rinchiusa in sé stessa e non vedeva vie di uscita . Poi la vita, che è una continua sorpresa, mi ha fatto incontrato su Facebook, chi ha raccolto il mio richiamo di aiuto, chi mi ha spronato a scrivere, chi mi ha aiutato a leggere in me stessa e principalmente a credere in me stessa,   la mia mentore e tutt’oggi mia grande amica e consigliera.  Sono passata da pensieri e aforismi alla poesia perché ne ho sentito   il bisogno, la mia anima esplodeva da tante cose che voleva dire, in fin dei conti in ogni verso di questa silloge, tra le righe si parla di me e della mia vita, dei miei sogni… è un po’ la mia biografia in versi.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra  le mani questo libro?  

Con i miei scritti, mi sono riproposta fin dall’inizio di essere un po’   una portatrice di speranza nell’affrontare ciò che il nostro cammino   ci porta ad incontrare…sono convinta che tantissime altre donne si   sono ritrovate nelle mie parole e vorrei riuscire ad infondere quella    forza che mi ha aiutato a rialzarmi, a trovare il coraggio di raccontare  il mio dolore e le mie paure…facendoli diventare sogni da condividere.  E con mia grande gioia i miei scritti sono andata ben oltre le mie   aspettative, sono seguita, mi leggono in tanti e ho raggiunto tanti traguardi.

Leggi il mio libro perché…

Non mi sono mai posta questa domanda…forse perché penso che chi ama leggere, legga un po’ di tutto, seguendo sempre le loro preferenze…la mia speranza è  che chi si ritrova tra le mani un mio scritto riesca a percepire ciò che io cerco di inviare…quel che scrivo fa parte di me, arriva dal profondo del mio cuore, in fondo sono messaggi d’amore…in fondo sono sogni nei quali ci si nasconde per sperare e per trovare quella luce che ci faccia uscire  da un buio dal quale a volte non si trova spiraglio…

Progetti futuri?

Io ho imparato a vivere giorno per giorno, ringraziando di quello che al mattino aprendo gli occhi vedo…però ho avuto delle esperienze che mi hanno cambiata  e su queste esperienze sto scrivendo il prossimo libro…sarà una sorpresa perché totalmente diverso da quello che ho scritto finora, senza però uscire   dai miei sogni e dalla mia voglia di volare…non per niente sono

           La Signora delle Farfalle.

Ascoltando… con gli occhi  merita 5 stelle su 5.

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“Il canto dell’oca” di Flavia Giovanardi

“Nel labirinto dove a lungo mi sono rinchiusa ho incontrato i miei demoni, e avevano i tuoi occhi; forse non li ho vinti, ma ora li riconosco e posso chiamarli per nome.”

Parliamo dei demoni che ricorrono spesso in una relazione extraconiugale. I demoni affrontati dalla protagonista de Il canto dell’oca, di Flavia Giovanardi, edito da Robin. La protagonista è una donna senza nome, sposata e con due figli, che ci narra la sua lunga e tormentata relazione con un altro uomo giunto improvvisamente nella sua vita.

Una storia con alti e bassi, in cui lei mette il cuore e l’anima pur di stare con lui, anche per brevi momenti, scoprendo con il tempo di non ricevere nulla in cambio.

Dal suo amante non scoprirà mai nulla di personale: nessun racconto del suo passato, nulla che le doni una maggiore conoscenza dell’uomo con cui condivide attimi di passione alle spalle della famiglia. Quello che all’inizio sembrava solo un gioco si tramuta in un incubo. Come fare per uscirne? La protagonista troverà le risposte nelle memorie di sua madre, Il canto dell’oca – da cui prende il titolo il romanzo – che in passato aveva vissuto un’esperienza simile.

“…una specie di canto del cigno, ma l’autrice si schermiva dicendo che, dello splendido uccello, non aveva mai avuto l’eleganza né la bellezza, forse nemmeno in gioventù, e certamente non ora, da povera vecchia, alla quale molto più si addiceva lo starnazzare sgraziato di un volatile cialtrone, certo poco incline a tenere il becco chiuso; un’oca appunto.”

In questo romanzo si può trovare la pura narrazione, l’evolversi della vicenda attraverso i pensieri della protagonista, al cui centro si trova l’uomo che ha stravolto la sua vita. Una storia comune che potrebbe appartenere a ciascuno di noi e in cui di conseguenza ci si potrebbe riconoscere. Il canto dell’oca riesce indubbiamente nell’intento di mettere in luce tutta la drammaticità delle conseguenze che chiunque subirebbe trovandosi in simili circostanze. Un invito a riflettere, forse, prima di abbandonarsi a un incontrollabile impeto di passione, o a uscirne nel modo giusto quando sembra troppo tardi.

Come nasce quest’opera letteraria?

Non c’è stato un momento in cui ho deciso di scrivere un libro. All’inizio erano appunti, poco più di semplici note raccolte grazie al lavoro di mediazione e consulenza familiare in cui incontravo coppie che mi portavano le loro storie, storie di amori che fanno soffrire, a volte storie di amori finiti. C’erano delle ridondanze, pur nelle infinite sfaccettature dei diversi racconti, dei temi ricorrenti e, per tutti, la centralità e l’importanza della relazione, anche se infelice. Ho spesso desiderato di avere le parole giuste, di saper dare aiuto; ho imparato ad accettare che non sempre è possibile, non sempre è facile. Ho pensato che un romanzo era un modo per dar voce a quei frammenti di vita, trasformandoli in una storia di emozioni forti, d’amore, di rabbia e di lotta.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Diciamo che mi piacerebbe poter essere uno specchio. Come dice il sottotitolo del mio romanzo, si narra la storia di una donna, di un uomo e di un labirinto; è unica, come tutte le storie, ma potrebbe capitare a chiunque e i miei protagonisti, per questo, non hanno nome. E’ una storia che evoca temi esistenziali come il tradimento, l’abbandono, la passione, la memoria e il perdono; temi che attraversano prima o poi la vita di noi tutti. Vorrei che chi legge potesse avvertire una risonanza, un’affinità, riconoscersi in un pensiero, in una tonalità, in un particolare. Il messaggio che vorrei lasciare è lo sforzo della benevolenza, della compassione, dell’accettazione della nostra umana fragilità.

Leggi il mio libro perché…

Perché abbiamo tutti bisogno di lasciare spazio alle emozioni e ai sentimenti e abbiamo anche bisogno di impararli, di capirli, di accettarli. Viviamo in un mondo caotico e frettoloso, dove le relazioni umane vengono inghiottite e vomitate come in una specie di bulimia collettiva, dove tutti inseguono il feticcio della relazione per sempre felice, simbolo di successo personale, poi la sera, a casa, alziamo gli ascolti dello psicanalista guru che, in tv, ci spiega l’amore: lo seguiamo incantati, avidi di ricevere quell’educazione sentimentale che non si impara a scuola, illusi di poter afferrare il segreto della felicità. Credo che il mio romanzo possa dare un piccolo contributo, possa far riflettere.

E poi perché, se lo leggi, ti prende, come se fosse un giallo, ti incalza e non ti molla più, come un’ossessione. E cosa c’è di più bello che farsi prendere dalla lettura?

Progetti futuri?

Sto lavorando a un altro libro, ma sono lontana dalla fine. Insomma, lavori in corso e altre idee, ma ancora niente di cui si possa dire.

Il canto dell’oca di Flavia Giovanardi merita 5 stelle su 5.

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“Tre gesti di ordinaria follia” di Daniela di Benedetto

“Forse non sarebbe successo se avessi avuto la possibilità di dormirci sopra, forse nella vita di ognuno esistono momenti di panico totale in cui non si riesce a trovare nessun lato positivo nella propria vita, ma se si riesce a superare quel momento, si va avanti.”

Daniela Di Benedetto ritorna a conquistarci con Tre gesti di ordinaria follia, triplice vicenda edita da Tabula Fati.

Tre storie ambientate in periodi diversi, accomunati da una tragedia: una morte violenta, improvvisa e angosciante, che lascerà per sempre un vuoto nei personaggi principali. Una ragazza sordomuta cresciuta in campagna, che dopo tanti anni scoprirà la verità sulla morte dei suoi genitori. Una giornalista infatuata di un famoso attore improvvisamente deceduto, impegnata fino in fondo a indagare sui retroscena che ne hanno causato l’apparente suicidio. Un bambino benestante che si sente inutile, un peso, a causa dei genitori che lo trascurano. Vite diverse, storie diverse, episodi diversi. Ciò che li accomuna è l’improvvisa discesa nell’abisso: la fragilità umana, la vita che oggi ci appare oppressa da mille problemi e fa crollare i più deboli – o i più disperati – spingendoli infine a compiere atti orribili in un solo istante.

Quando il troppo stroppia, insomma – anche se agli occhi degli altri sembra andare tutto bene – diventiamo prede della follia in un solo istante.

Un tema già ricorrente nelle opere passate dell’autrice in diverse gradazioni, che ora trova maggior risalto tra questi episodi brevi ma intensi, ben caratterizzati in ogni parte grazie soprattutto ai suoi personaggi con la loro profonda complessità. Tre gesti di ordinaria follia non può mancare nella vostra collezione, se seguite con passione le opere di Daniela Di Benedetto.


Come  nasce  quest’opera?

E’  una  trilogia di romanzi brevi  che  hanno qualcosa in comune:  l’indagine  su  un  presunto raptus. Intendo  un  gesto  che  può sembrare  assurdo a chi non conosce affatto  la  psicologia del personaggio,  ma il compito dello  scrittore  è  proprio  guidare il  lettore  nei  meandri della psiche  portandolo a comprendere pienamente  il  motivo per cui ha agito.

E  io  ho  approfondito  l’analisi dei personaggi al massimo. Nel primo racconto,  la  protagonista è una ragazza sordomuta  che, tardivamente  educata,  conosce le vicende della  vita solo  in  parte  e  agisce  in  base  alla  sua comprensione parziale: quando insegnavo  avevo  alunni  sordomuti e mi ero documentata sul  loro  modo di percepire  le  cose. Nel  secondo racconto, una giornalista  in  cerca  di scoop  vuole dimostrare  che un divo del cinema  non  è  morto per un banale incidente ma si è suicidato;  la  sua indagine la  conduce a conoscere i segreti  più  intimi  del  divo  e  sconvolge anche  la  vita di lei. Nel terzo racconto, due coniugi  benestanti  credono di aver dato al loro bambino tutto ciò che gli serve per vivere felice,  ma  scopriranno  che non  è  così.

Quale messaggio  trasmette  il  libro?

Principalmente ci porta a riflettere sulla solitudine di cui siamo tutti vittime. Ognuno di noi può essere convinto di conoscere  bene  le  persone  che gli stanno  accanto,  ma  non  è  così. Il mondo di ognuno è incomprensibile per tutti gli altri.  Non  a  caso, alla fine di ogni racconto,  solo  il  lettore  comprende  il  movente di delitti e suicidi,  ma  le persone vicine  alla  vittima  non  ne capiranno  nulla.

Perché  dovremmo  leggere  questo libro?

Perché  provoca forti  emozioni,  come   spero  che  accada in tutte le  mie  opere. Ha uno stile cinematografico, sembra di vedere e di sentire le scene,  anzi devo dire  che  l’editor  ha  voluto  smussare  certi  toni  violenti  che  è  nella  mia  natura  usare. Chi  legge  potrà  mettersi   nei  panni  di  una  ragazza  che vive in un mondo senza  suoni,  di un divo costretto  a  recitare controvoglia, di una giornalista  che  non  riesce  ad  esser  cinica  come  vorrebbe, e persino nei panni di un bambino  ricco  che non si sente amato dai suoi genitori. Il  volume è consigliato a chi ama il dramma psicologico  privo di prolissità.

Progetti futuri?

Tanti. Questo  è  il  mio  diciannovesimo libro, il ventesimo  è  già uscito e   tratta  la  tematica del raptus  autentico,  quello causato  da psicofarmaci.  Si  intitola” Preludio alla follia.” Se  mi  chiedete perché insisto su questo argomento, vi rispondo:  ma  ascoltate i telegiornali?  Gesti  inconsulti vengono compiuti  tutti i giorni  da  gente insospettabile, ci sarà  un motivo!

Il 29 marzo  uscirà il ventunesimo libro, vincitore di un concorso per gialli,  “ Morte di un angioletto.” Il ventiduesimo  era fra i  tre finalisti di un prestigioso concorso ma mi è arrivata una lettera che   mi  comunica l’esclusione  a  causa dell’errato  numero dei caratteri, a quanto  pare non  ho  calcolato  gli SPAZI. Con  gli  spazi ci  sono 8000  battute  in  più  di  quelle previste dal regolamento. Non  ho parole!!!  Ma  ci  saranno  tanti  altri concorsi  da  fare. Inoltre  scrivo sceneggiature  cinematografiche  e  testi scolastici. L’importante nella  vita  è  fare un lavoro che piace,  e  questo  è il mio.

Tre gesti di ordinaria follia di Daniela di Benedetto merita 5 stelle su 5.

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