“Il canto dell’oca” di Flavia Giovanardi

“Nel labirinto dove a lungo mi sono rinchiusa ho incontrato i miei demoni, e avevano i tuoi occhi; forse non li ho vinti, ma ora li riconosco e posso chiamarli per nome.”

Parliamo dei demoni che ricorrono spesso in una relazione extraconiugale. I demoni affrontati dalla protagonista de Il canto dell’oca, di Flavia Giovanardi, edito da Robin. La protagonista è una donna senza nome, sposata e con due figli, che ci narra la sua lunga e tormentata relazione con un altro uomo giunto improvvisamente nella sua vita.

Una storia con alti e bassi, in cui lei mette il cuore e l’anima pur di stare con lui, anche per brevi momenti, scoprendo con il tempo di non ricevere nulla in cambio.

Dal suo amante non scoprirà mai nulla di personale: nessun racconto del suo passato, nulla che le doni una maggiore conoscenza dell’uomo con cui condivide attimi di passione alle spalle della famiglia. Quello che all’inizio sembrava solo un gioco si tramuta in un incubo. Come fare per uscirne? La protagonista troverà le risposte nelle memorie di sua madre, Il canto dell’oca – da cui prende il titolo il romanzo – che in passato aveva vissuto un’esperienza simile.

“…una specie di canto del cigno, ma l’autrice si schermiva dicendo che, dello splendido uccello, non aveva mai avuto l’eleganza né la bellezza, forse nemmeno in gioventù, e certamente non ora, da povera vecchia, alla quale molto più si addiceva lo starnazzare sgraziato di un volatile cialtrone, certo poco incline a tenere il becco chiuso; un’oca appunto.”

In questo romanzo si può trovare la pura narrazione, l’evolversi della vicenda attraverso i pensieri della protagonista, al cui centro si trova l’uomo che ha stravolto la sua vita. Una storia comune che potrebbe appartenere a ciascuno di noi e in cui di conseguenza ci si potrebbe riconoscere. Il canto dell’oca riesce indubbiamente nell’intento di mettere in luce tutta la drammaticità delle conseguenze che chiunque subirebbe trovandosi in simili circostanze. Un invito a riflettere, forse, prima di abbandonarsi a un incontrollabile impeto di passione, o a uscirne nel modo giusto quando sembra troppo tardi.

Come nasce quest’opera letteraria?

Non c’è stato un momento in cui ho deciso di scrivere un libro. All’inizio erano appunti, poco più di semplici note raccolte grazie al lavoro di mediazione e consulenza familiare in cui incontravo coppie che mi portavano le loro storie, storie di amori che fanno soffrire, a volte storie di amori finiti. C’erano delle ridondanze, pur nelle infinite sfaccettature dei diversi racconti, dei temi ricorrenti e, per tutti, la centralità e l’importanza della relazione, anche se infelice. Ho spesso desiderato di avere le parole giuste, di saper dare aiuto; ho imparato ad accettare che non sempre è possibile, non sempre è facile. Ho pensato che un romanzo era un modo per dar voce a quei frammenti di vita, trasformandoli in una storia di emozioni forti, d’amore, di rabbia e di lotta.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Diciamo che mi piacerebbe poter essere uno specchio. Come dice il sottotitolo del mio romanzo, si narra la storia di una donna, di un uomo e di un labirinto; è unica, come tutte le storie, ma potrebbe capitare a chiunque e i miei protagonisti, per questo, non hanno nome. E’ una storia che evoca temi esistenziali come il tradimento, l’abbandono, la passione, la memoria e il perdono; temi che attraversano prima o poi la vita di noi tutti. Vorrei che chi legge potesse avvertire una risonanza, un’affinità, riconoscersi in un pensiero, in una tonalità, in un particolare. Il messaggio che vorrei lasciare è lo sforzo della benevolenza, della compassione, dell’accettazione della nostra umana fragilità.

Leggi il mio libro perché…

Perché abbiamo tutti bisogno di lasciare spazio alle emozioni e ai sentimenti e abbiamo anche bisogno di impararli, di capirli, di accettarli. Viviamo in un mondo caotico e frettoloso, dove le relazioni umane vengono inghiottite e vomitate come in una specie di bulimia collettiva, dove tutti inseguono il feticcio della relazione per sempre felice, simbolo di successo personale, poi la sera, a casa, alziamo gli ascolti dello psicanalista guru che, in tv, ci spiega l’amore: lo seguiamo incantati, avidi di ricevere quell’educazione sentimentale che non si impara a scuola, illusi di poter afferrare il segreto della felicità. Credo che il mio romanzo possa dare un piccolo contributo, possa far riflettere.

E poi perché, se lo leggi, ti prende, come se fosse un giallo, ti incalza e non ti molla più, come un’ossessione. E cosa c’è di più bello che farsi prendere dalla lettura?

Progetti futuri?

Sto lavorando a un altro libro, ma sono lontana dalla fine. Insomma, lavori in corso e altre idee, ma ancora niente di cui si possa dire.

Il canto dell’oca di Flavia Giovanardi merita 5 stelle su 5.

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“Tre gesti di ordinaria follia” di Daniela di Benedetto

“Forse non sarebbe successo se avessi avuto la possibilità di dormirci sopra, forse nella vita di ognuno esistono momenti di panico totale in cui non si riesce a trovare nessun lato positivo nella propria vita, ma se si riesce a superare quel momento, si va avanti.”

Daniela Di Benedetto ritorna a conquistarci con Tre gesti di ordinaria follia, triplice vicenda edita da Tabula Fati.

Tre storie ambientate in periodi diversi, accomunati da una tragedia: una morte violenta, improvvisa e angosciante, che lascerà per sempre un vuoto nei personaggi principali. Una ragazza sordomuta cresciuta in campagna, che dopo tanti anni scoprirà la verità sulla morte dei suoi genitori. Una giornalista infatuata di un famoso attore improvvisamente deceduto, impegnata fino in fondo a indagare sui retroscena che ne hanno causato l’apparente suicidio. Un bambino benestante che si sente inutile, un peso, a causa dei genitori che lo trascurano. Vite diverse, storie diverse, episodi diversi. Ciò che li accomuna è l’improvvisa discesa nell’abisso: la fragilità umana, la vita che oggi ci appare oppressa da mille problemi e fa crollare i più deboli – o i più disperati – spingendoli infine a compiere atti orribili in un solo istante.

Quando il troppo stroppia, insomma – anche se agli occhi degli altri sembra andare tutto bene – diventiamo prede della follia in un solo istante.

Un tema già ricorrente nelle opere passate dell’autrice in diverse gradazioni, che ora trova maggior risalto tra questi episodi brevi ma intensi, ben caratterizzati in ogni parte grazie soprattutto ai suoi personaggi con la loro profonda complessità. Tre gesti di ordinaria follia non può mancare nella vostra collezione, se seguite con passione le opere di Daniela Di Benedetto.


Come  nasce  quest’opera?

E’  una  trilogia di romanzi brevi  che  hanno qualcosa in comune:  l’indagine  su  un  presunto raptus. Intendo  un  gesto  che  può sembrare  assurdo a chi non conosce affatto  la  psicologia del personaggio,  ma il compito dello  scrittore  è  proprio  guidare il  lettore  nei  meandri della psiche  portandolo a comprendere pienamente  il  motivo per cui ha agito.

E  io  ho  approfondito  l’analisi dei personaggi al massimo. Nel primo racconto,  la  protagonista è una ragazza sordomuta  che, tardivamente  educata,  conosce le vicende della  vita solo  in  parte  e  agisce  in  base  alla  sua comprensione parziale: quando insegnavo  avevo  alunni  sordomuti e mi ero documentata sul  loro  modo di percepire  le  cose. Nel  secondo racconto, una giornalista  in  cerca  di scoop  vuole dimostrare  che un divo del cinema  non  è  morto per un banale incidente ma si è suicidato;  la  sua indagine la  conduce a conoscere i segreti  più  intimi  del  divo  e  sconvolge anche  la  vita di lei. Nel terzo racconto, due coniugi  benestanti  credono di aver dato al loro bambino tutto ciò che gli serve per vivere felice,  ma  scopriranno  che non  è  così.

Quale messaggio  trasmette  il  libro?

Principalmente ci porta a riflettere sulla solitudine di cui siamo tutti vittime. Ognuno di noi può essere convinto di conoscere  bene  le  persone  che gli stanno  accanto,  ma  non  è  così. Il mondo di ognuno è incomprensibile per tutti gli altri.  Non  a  caso, alla fine di ogni racconto,  solo  il  lettore  comprende  il  movente di delitti e suicidi,  ma  le persone vicine  alla  vittima  non  ne capiranno  nulla.

Perché  dovremmo  leggere  questo libro?

Perché  provoca forti  emozioni,  come   spero  che  accada in tutte le  mie  opere. Ha uno stile cinematografico, sembra di vedere e di sentire le scene,  anzi devo dire  che  l’editor  ha  voluto  smussare  certi  toni  violenti  che  è  nella  mia  natura  usare. Chi  legge  potrà  mettersi   nei  panni  di  una  ragazza  che vive in un mondo senza  suoni,  di un divo costretto  a  recitare controvoglia, di una giornalista  che  non  riesce  ad  esser  cinica  come  vorrebbe, e persino nei panni di un bambino  ricco  che non si sente amato dai suoi genitori. Il  volume è consigliato a chi ama il dramma psicologico  privo di prolissità.

Progetti futuri?

Tanti. Questo  è  il  mio  diciannovesimo libro, il ventesimo  è  già uscito e   tratta  la  tematica del raptus  autentico,  quello causato  da psicofarmaci.  Si  intitola” Preludio alla follia.” Se  mi  chiedete perché insisto su questo argomento, vi rispondo:  ma  ascoltate i telegiornali?  Gesti  inconsulti vengono compiuti  tutti i giorni  da  gente insospettabile, ci sarà  un motivo!

Il 29 marzo  uscirà il ventunesimo libro, vincitore di un concorso per gialli,  “ Morte di un angioletto.” Il ventiduesimo  era fra i  tre finalisti di un prestigioso concorso ma mi è arrivata una lettera che   mi  comunica l’esclusione  a  causa dell’errato  numero dei caratteri, a quanto  pare non  ho  calcolato  gli SPAZI. Con  gli  spazi ci  sono 8000  battute  in  più  di  quelle previste dal regolamento. Non  ho parole!!!  Ma  ci  saranno  tanti  altri concorsi  da  fare. Inoltre  scrivo sceneggiature  cinematografiche  e  testi scolastici. L’importante nella  vita  è  fare un lavoro che piace,  e  questo  è il mio.

Tre gesti di ordinaria follia di Daniela di Benedetto merita 5 stelle su 5.

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“Oltre il sentiero” di Moreno Zoli

“Non esiste un traguardo quando corri sereno;

non cercare una meta se non in fondo al tuo cuore.

Respira la vita, assaporane il gusto,

Non voltarti mai indietro, non avere rimpianti.”

Moreno Zoli torna a deliziarci con una nuova raccolta poetica, Oltre il sentiero, edito da Tg Book. L’opera unisce poesie ed arte fotografica, grazie agli scatti dell’amico Gianni Rabiti che donano colore e rappresentazione ad ogni componimento. “In ogni cosa c’è poesia”, sostiene l’autore, e lo dimostra esplorando i temi più disparati, dall’amore nelle sue varie sfumature, passando per semplici atti quotidiani fino al ricordo di luoghi significativi del suo passato. Ma ciò che conquista maggiormente l’attenzione è senza dubbio il tema da cui proviene il titolo: “oltre il sentiero”.

“Non c’è passo che non puoi fare / né viaggio che non puoi affrontare.”

Vuol dire che non abbiamo limiti, forse non li abbiamo mai avuti né dovremmo mai averli. Dobbiamo sempre osare nell’immenso dono della nostra vita, e non lasciarci frenare dalle catene che in realtà sono infrangibili solo nella propria testa. Per amore dovremmo sempre spingerci oltre qualsiasi limite.

Oltre il sentiero conquista con la sua straordinaria esposizione di emozioni, dallo stile fresco ma incisivo, arricchito da una pittoresca varietà di immagini. Un titolo che senza dubbio non può mancare tra gli scaffali di ogni appassionato di poesia.

Come nasce Oltre il sentiero?

Questa opera nasce, dopo un silenzio di alcuni anni, con il bisogno di dare voce alle mie emozioni che si sono accumulate dentro di me in questo periodo. La simbiosi fra poesie e foto di luoghi abbandonati alla ricerca di un messaggio univoco. La poesia è in ogni luogo, anche nei più disparati e disperati.

Rimane sempre una scintilla.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Il messaggio che vorrei trasmettere è che la poesia non è morta, anzi !! tra le mie righe traspare un cammino fra disperazione e rinascita, sempre con la poesia che ci accompagna, anche nei momenti più bui. La poesia deve essere una compagna, un appiglio a cui aggrapparsi, sempre.

Leggi il mio libro perché..

Leggi il mio libro perché comunque tutto il ricavato va in beneficenza al centro diabetico, ed è comunque un motivo valido sempre. Poi spero tu possa immedesimarti in questo viaggio astrale fra poesia, immagini e fantasia. Vorrei che alla fine della lettura tu ti ritrovassi in qualcosa che hai letto. Sono sicuro sarà cosi. Oltre il sentiero, sempre, senza mai voltarsi.

Progetti futuri?

Sto lavorando ad un romanzo fantasy. Un progetto che tengo in serbo da anni, e che dopo questo mio ultimo libro credo sia arrivato il momento di dare libero sfogo

A questa idea. Non tralasciando comunque la poesia, mio grande amore.

A margine ricordo il grande onore di aver visto una poesia del

mio libro essere stata scelta come filo conduttore del video promozionale della Diabetes Marathon , visibile a questo link.

RIDAMMI

https://www.facebook.com/watch/?v=2156845474409346

Oltre il sentiero merita 5 stelle su 5.

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“Il Barbiere per palloncini” di Laura Buizza

 “I viaggi ci aspettano. Sono come le persone. Forse non siamo nemmeno noi a sceglierli. Ci capitano, e non possiamo declinare l’invito a partire. Non possiamo cambiare rotta. Così le persone: gli incontri sono già combinati.”

Laura Buizza ritorna sulla scena editoriale con Il barbiere per palloncini, un’intrigante raccolta poetica edita con Youcanprint. Il titolo prende il nome da un gioco per bambini, che consiste nel togliere la schiuma da barba a un palloncino senza farlo scoppiare, e in questo libro è la metafora di base nella storia d’amore tra Lui e Lei: in tal caso si tratta di eliminare ogni paura dal cuore senza danni.

L’autrice alterna tra queste pagine “frammenti di vita vissuta, momenti di gioia o di amarezza” con una varietà di versi sopraffini in grado di intrattenere piacevolmente.

Racchiude in versi ciò che prova – e che possiamo provare tutti noi, ogni giorno – attraverso metafore toccanti, piene di emozioni. Un calzino, un gettone, una partita di calcio… l’autrice infonde quel che prova in ogni elemento che la circonda e che la ispira, facendo della quotidianità e delle piccole cose la tela e i colori per un quadro completo, variopinto, da ammirare con passione. Ogni poesia è un grido muto ma forte che vuole arrivare il più lontano possibile, portando ogni lettore con sé in un meraviglioso viaggio.

Come nasce quest’opera letteraria?

Com’è nata quest’opera? Era estate. Sarà un caso, ma tutti i miei libri nascono d’estate. Mi viene in mente qualcosa che somiglia alla piena di un fiume, un flusso incontenibile che stava scorrendo dentro me in tutte le direzioni e che aveva bisogno di prendere forma nelle parole. Nel Barbiere per palloncini le parole hanno preso spontaneamente la forma della poesia, il genere letterario più immediato, inquieto e sanguigno e, trattandosi d’amore, quello che ne coglie l’aspetto più vero e inconfessato. Volevo raccontare una storia d’amore intensa, coinvolgente e sconvolgente. Una di quelle storie che ci salva la vita, solo dopo che ci siamo perduti.




Quale messaggio vuoi trasmettere?

Che l’amore ci salva, appunto. Ma soltanto se lo trattiamo con la delicatezza che un barbiere userebbe sfiorando con un rasoio l’involucro sottile di un palloncino.  Il titolo ha origine da un gioco per bambini, il barbiere per palloncini, per l’appunto. Vince chi toglie la schiuma da barba a un palloncino senza farlo scoppiare. Come in amore: alla fine vince chi ci toglie ogni paura dal cuore, senza farci male.

Leggi il mio libro perché…

…non è soltanto un libro di poesie. È un libro di ricette salvacuore. Arriverai all’ultima pagina che avrai il cuore  ridotto in una granita di papaya, il frutto salva-cuore. E allora nemmeno le parole di vetro ti faranno più male.

Progetti futuri?

Sono alle prese con un romanzo ambientato tra Lombardia e Liguria, due regioni che ho a cuore, la prima perché ci sono nata e ho vissuto quasi quarant’anni della mia vita; la seconda perché vi ho trovato l’amore, quello che mi ha salvato, a quarant’anni. È nato in estate. Il romanzo e l’amore.

Il Barbiere per palloncini merita 5  stelle su 5.

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“Distinto quarantenne” di Emanuele Verzotti

 “Non c’è niente di più pericoloso e fragile […] di un uomo di mezza età che si sente solo e che sbatte la testa qua e là per cercare di cambiare la sua condizione.”

Parole drammatiche quanto veritiere, queste pronunciate da Emanuele Verzotti per bocca di Alessandro, protagonista di Distinto quarantenne edito da Manni. Alessandro è un uomo comune, un promotore finanziario di mezz’età che un giorno sparisce improvvisamente dalla circolazione. Le sue tracce conducono a un apparente suicidio ma il corpo non viene mai ritrovato. Dieci anni dopo, il suo migliore amico Renato riceve una serie di lettere da un monaco confidente di un misterioso eremita, che gli sveleranno i retroscena relativi alla scomparsa di Alessandro, instillando la speranza che egli sia quindi ancora vivo. Attraverso gli occhi di Renato esploreremo l’intera vicenda, osservando da vicino ogni aspetto della vita di quest’uomo comune, tra alti e bassi, gioie e dolori, fino alla drammatica – apparente – decisione finale. Sullo sfondo, un’Italia dei giorni nostri più reale che mai, in cui la gente è sempre più oppressa dalla crisi economica e dal malgoverno, affannandosi ogni giorno per “restare a galla”.

In quasi trecento pagine di romanzo ricche di contenuti, l’autore ci presenta un realistico spaccato della vita quotidiana incarnato in questo distinto quarantenne, che pur di sentirsi vivo sceglie di evadere dalla sua vita tranquilla e corre innumerevoli rischi, a partire dalla sua scelta di trovarsi un’amante. Una scelta che simboleggia la tipica crisi di mezz’età che affligge molta gente oggigiorno, il desiderio di appagarsi fisicamente pagando il caro prezzo della fedeltà.

Un desiderio che spesso conduce a scelte ben più drammatiche, come fuggire lontano fino alla scomparsa totale. Distinto quarantenne si dimostra, da questo punto di vista, un crudo monito sulle conseguenze di questa scelta, su di noi ma anche sulle persone che ci stanno vicino.

Come nasce questo libro?

L’opera nasce on the road, camminando per le vie di Brescia, passeggiando sul litorale gardesano, parlando con la gente, ascoltando i racconti delle tante persone che ho incontrato, fotografando con lo sguardo i paesaggi, le scene e i teatrini reali della gente, fissando l’attenzione sulle chiacchiere di sconosciuti al bar, al ristorante, ma soprattutto pensando e rielaborando in modo personale e originale tutti questi stimoli; inoltre per ciò che attiene le malversazioni del protagonista del romanzo mi sono documentato sulla stampa con numerosi ritagli di cronaca, nonché per le sue incursioni su internet in cerca di donne mi sono avvalso di dati e statistiche ricavate sempre sulla rete. L’ intento è stato quello di cogliere e sviscerare la “solitudine del maschio” contemporaneo, che moltissimi uomini di mezza età sperimentano quotidianamente, solitudine maschile che è lo specchio della mutazione antropologica del ruolo e della figura della donna, la vera grande rivoluzione silenziosa e mai a sufficienza analizzata della nostra epoca. Pertanto ho la consapevolezza di aver scritto un romanzo crudo, ma attuale, ricchissimo di spunti di riflessione su tematiche anche scottanti: una lettura non per perbenisti benpensanti, ma per persone vere, che sanno amare, soffrire e che desiderano comprendere il mondo attuale senza troppe pretese di giudizi definitivi.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Tra i molteplici temi trattati spiccano quelli della comprensione e del perdono: il primo messaggio del romanzo – come si può evincere dalla citazione iniziale dal vangelo di Luca sull’adultera – è  proprio questo. Su tale architrave si innestano riflessioni profonde sulla fragilità umana, sul bene e sul male che  coabitano nell’animo umano, sulla crisi della famiglia, sulla trascendenza e sulla carnalità che caratterizza la condizione dell’uomo. La prima parola del romanzo è proprio questa: ” Il corpo … ” e da qui diparte la narrazione sulle vicende del protagonista che è l’ennesimo antieroe – un altro personaggio senza qualità – molto caro alla letteratura del novecento e a quella contemporanea.

Leggi il mio libro perché..

Se sei un uomo leggi il mio libro per capire qualcosa di più sulla tua debolezza e sull’universo femminile; se sei una donna leggi il mio libro per capire di più dell’universo maschile e della tua metamorfosi antropologica. Inoltre ritengo che tanti uomini – come hanno riconsociuto molti lettori – possano immedesimarsi nel protagonista e ritrovare in lui quel “noi” che ci fa sentire meno soli e meno isolati. E questo è il grande merito della vera letteratura che nasce ai promordi dell’umanità per via orale, la notte attorno a un fuoco, allorquando versi gutturali si fecero linguaggio, e paure, esperienze, emozioni poterono divenire patrimonio comune del prossimo. Sottolineo che nel corso del romanzo vi è un passo molto bello che si sofferma su tale fondamentale concetto.

Progetti futuri?

Ho pronta una raccolta di 72 racconti brevi, icastici fortemente rapprentativi della nostra attualità, già oggetto di una prima rivisitazione stilistica da parte di un editor di fama che considera l’antologia di alto livello. E’ un’opera a cui tengo molto, per la quale ho già ricevuto alcune proposte di pubblicazione, ritenute peraltro non adeguate. Per cui sono alla ricerca di un editore seriamente motivato ad allacciare un proficuo rapporto professionale di lungo periodo con l’obiettivo di crescere insieme e soprattutto di condividere in modo convinto l’azione promozionale del libro. Inoltre sto ultimando la prima stesura di un nuovo romanzo denso, ricco di spunti e divertente, il cui protagonista è un bibliotecario molto, ma molto particolare. Una lettura caratterizzata da un “andante con brio”  che vuole andare controccorente rispetto ai soliti noir, gialli, crisi familiari, precarietà, morti ammazzati e depressioni varie, argomenti dei quali la ” Casa di carta” della letteratura contemporanea è fin troppo zeppa.

Distinto quarantenne  merita 4 stelle su 5.

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“Gli anelli del Ginepro” di Marco Gonnesino

“Si sentì levitare, vide il cielo come sbiancarsi e aprirsi, il suo animo sgombro da ogni dolore e preoccupazione… Allora spalancava le braccia e declamava parole in forma di versi.”

Marco Gonnesino ci presenta la sua ultima fatica nel mondo editoriale: Gli anelli del Ginepro, edito da Il Seme Bianco. Ambientato nel 1977 a Gonnesa, paesino nel sud della Sardegna, ci narra di Mattia, ragazzino di dieci anni solitario e amante della poesia. Ama trascorrere il tempo nei pressi di un vecchio ginepro contorto, il quale sembra in grado di dargli l’ispirazione per i suoi versi come per magia. La sua vita è segnata da difficoltà e sofferenze, a causa del padre violento di cui è spesso vittima insieme alla madre. A vegliare su di lui c’è il fratello Giuseppe, di tredici anni più grande, che vive da solo dopo essere stato cacciato di casa anni prima. Mattia incontrerà durante l’estate Mabel, una dodicenne intraprendente che lo apprezza subito per le sue doti e la sensibilità, spingendolo con il tempo – con la sua personalità ribelle e una libertà sessuale più matura delle apparenze – a uscire dal suo guscio e a osare, a correre qualche rischio, a sopportare le violenze del padre e le ingiustizie quotidiane.

Per quanto scorrevole nello stile, Gli anelli del Ginepro è una lettura tutt’altro che leggera, in quanto ricolma di temi drammatici: primo fra tutti la violenza domestica, sulla quale l’autore non si risparmia in dettagli crudi e dolorosi. Dedicato “all’infanzia sofferente”, è un libro consigliato a tutti coloro che ricercano una lettura profonda in poche pagine.

Come nasce quest’opera letteraria?

Ho sempre desiderato ambientare una mia opera in Sardegna. Con questa idea di romanzo ne ho avuto la possibilità. Inoltre il paese di ambientazione è quello in cui ho vissuto la mia infanzia e adolescenza.

Mi interessava narrare la storia di un ragazzo difficile ed inserirla in un periodo storico di cambiamenti, la seconda metà degli anni 70.

Ancora di più mi interessava inserirla in un contesto contraddittorio e intricato quale quello del Sud-Ovest Sardegna, dove, tra scelte di sviluppo industriale discutibili e l’invasività della politica, già allora si intravvedevano i primi segnali di una crisi economica e occupazionale che è successivamente esplosa e ancora non accenna a diminuire.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Non credo che si possano scrivere libri per lanciare messaggi. Piuttosto, chi scrive deve toccare delle corde in chi legge. Altrimenti ha probabilmente fallito nel suo tentativo di comunicazione. Infatti un libro altro non è che una forma comunicativa. Se un libro è scritto in un certo modo, se si fa leggere senza concedere la tentazione di abbandonarlo a metà, scompaiono i muri tra chi scrive e chi legge, ed è allora che la comunicazione può passare. Ma non sempre chi scrive è conscio di ciò che il libro può rappresentare in chi legge, quantomeno non di tutto, così la risposta migliore potrebbero darla proprio i lettori.

Leggi il mio libro perché..

Questo libro va letto perché la storia di un bambino dal rapporto difficile coi genitori e col mondo che lo circonda va sempre letta. Il romanzo di formazione è una tipologia letteraria che merita sempre una lettura e un approfondimento. Da non sottovalutare anche la forma di interazione e interpretazione che il bambino utilizza, la poesia. Vedere un bambino diventare inconsapevolmente poeta ritengo sia una cosa del massimo interesse.


Progetti futuri?

Sto lavorando a un libro ambientato in Sardegna a metà del settecento. Ma la prendo con calma, non ho fretta di pubblicare. Prima di esordire pensavo che la pubblicazione fosse un punto di arrivo, invece è solo un punto di partenza, il difficile viene dopo. L’assistenza e l’accompagnamento dell’editore è fondamentale. Per cui se troverò questa assistenza, bene, altrimenti posso solo limitarmi a scrivere, passione che non mi abbandonerà. Anche se è una passione a periodi alterni, devo combattere una certa pigrizia.

Gli anelli del Ginepro  merita 4 su 5: consigliato assolutamente!

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