Il viaggio degli eroi – Il Giuramento di Cristian Taiani

Il Guerriero dentro di noi ci impone di essere coraggiosi, integri e forti, capaci di fissarci delle mete e di raggiungerle, di evadere dai confini che ci imprigionano e di partire alla conquista del mondo.

Con questo estratto introduco Il viaggio degli eroi – Il Giuramento, di Cristian Taiani, primo capitolo di una nuova saga fantasy tutta italiana.

Ventesima Era dopo la Guerra Sanguinosa. Da tenebre ignote emerge un giorno Cortez, adoratore dell’oscuro Senza Nome, che con l’inganno spinge tre abitanti di Radigast a compiere un giuramento che li lega indissolubilmente a lui. I “prescelti” sono il giovane mago Talun, la mezz’elfa Rhevi e l’enigmatico guerriero Adalomonte. Costretti dal marchio del giuramento che in caso di disobbedienza li ucciderebbe, i tre iniziano un viaggio alla ricerca di una misteriosa foglia – di cui Cortez ha un disperato bisogno – oltre che di un modo per spezzare il legame con il diabolico individuo. Sarà un viaggio lungo e ricco d’insidie, tra boschi incantati, regni barbarici, viaggi nel tempo e gelide acque infestate da bestie marine. Un viaggio che si rivelerà decisivo per le sorti del mondo stesso, poiché questi nuovi eroi lotteranno per impedire che esso bruci tra le fiamme di una nuova guerra.

L’universo fantasy si arricchisce così di una nuovissima saga, con una trama dettagliata e strutturata al punto giusto. Evidente la cura anche nei particolari e nella caratterizzazione dei personaggi. Con il suo stile pulito e scorrevole promette emozioni in quantità dalla prima all’ultima pagina. Benché il titolo preannunci apparentemente un’ennesima avventura in un mondo magico, basterà sfogliarlo per capire che le sue pagine contengono molto di più. Il viaggio degli eroi, in definitiva, si rivela una lettura molto piacevole che non potrà mancare nella collezione di ogni amante del fantasy, né i suoi capitoli futuri.

Come nasce questa tua prima opera letteraria?

Il romanzo nasce quasi per scherzo, essendo un accanito giocatore di giochi di ruolo mi sono ritrovato a narrare un’avventura per i miei amici, più entravo in profondità più loro ne rimanevano stupiti, dicendomi che non sembrava una storia per giochi di ruolo ma un vero e proprio romanzo. Avevo inventato un mondo intero e con esso tutti i suoi abitanti, gli dei, gli eroi, le leggende. Avevo donato al mondo di Inglor passaggi storici, mi ero spinto oltre. La mia fervida fantasia già traboccava in tenera età come è giusto che sia, ma a differenza di qualche altro bambino io scrivevo e illustravo le mie storie. Per la scrittura ne possiamo parlare, per il disegno decisamente no. Disegno ancora come un bambino dell’elementari. Comunque, una volta finita l’avventura del gioco ho detto perché non provare a trasformarla in un racconto come facevo da bambino? Cosi è stato, ho cominciato a scrivere sotto le note della musica, che mi accompagna costantemente nella creazione. Da cinquanta pagine ne sono diventate cento, ed infine trecento ottanta, ed ancora non ho raccontato nulla di tutto quello che la mia mente e il mio cuore ha inventato.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Il messaggio che vuole trasmettere il viaggio sta proprio nel titolo del romanzo, tutti noi ad un certo punto iniziamo quel viaggio, che sia sentimentale, religioso, lavorativo, e chissà quanti altri. Partiamo in un modo e torniamo, se lo facciamo, in un altro. Nel caso di Rhevi, Talun e Adalomonte il loro percorso li cambierà radicalmente. Quello che voglio trasmettere è che noi possiamo fare tutto, siamo perfettamente dotati per compiere grandi imprese, a patto che decidiamo di farlo. Tutti i nostri sogni sono creati dal nostro cuore per essere esauditi, senza alcun dubbio. Il viaggio degli eroi è la prova concreata che questo può accadere, se ci sono riuscito io puoi farlo anche tu!

Leggi il mio libro perché…

Perché leggere il mio libro? Bella domanda, io credo che sia un fantasy da leggere assolutamente e non voglio peccare di superbia, ne ho letti molti, mi hanno formato e mi sono ispirato per la creazione del viaggio degli eroi il giuramento. Ho introdotto nelle sue pagine tutte le sfumature dei classici e dei pionieri del genere rendendole mie, con novità entusiasmanti. Ricco di colpi scena che lasceranno a bocca aperta i lettori, ce ne è per tutti anche per chi ama i cattivi! Si perché io adoro i cattivi, questo non vuol dire che un libro su di loro, almeno non il primo. Non voglio incappare in spoiler ma il viaggio inizia in modo molto classico per poi trasformarsi in qualcosa di veramente inaspettato. Cosa potrei aggiungere, vi piacciono gli elfi? Ci sono, i guerrieri tenebrosi? Ci sono, i nani? Ci sono, gli gnomi? Ci sono, i draghi? Ci sono, i pirati? Ci sono, le guerre? Ci sono, i maghi? Ci sono… i viaggi nel tempo? Ci sono, ops piccolo spoiler, mi fermo qui.

Progetti futuri?

Questa domanda mi piace da morire, perché amo il futuro, perché posso crearlo. Il passato è li ma il futuro dannazione! Amo scrivere e continuerò a farlo e vorrei crearmi una schiera di fan che mi segua nel mio personale viaggio, vi prometto non vi deluderò. Ovviamente nel futuro imminente c’è il mio viaggio degli eroi il giuramento. Che sto continuando a scrivere, perché è il primo di un ambizioso progetto. Sto prendendo contatti per farlo tradurre in inglese per il mercato americano ed europeo. Una volta concluso questo spero di scrivere un romanzo thriller horror. Ma qui ci stiamo veramente inoltrando in un futuro lontano. Ma è un sogno e quindi va realizzato.

Il libro di Cristian Taiani merita 4 stelle su 5.

 

 

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“Sangue sulla pista” di Francesco Bonvicini

“Nel 1976 Dio, o il Destino, o il Fato, o come lo si preferisca chiamare, aveva concesso a Niki Lauda il biglietto di ritorno per il suo viaggio all’inferno. Minato nel fisico e nella psiche, trovò la forza di reagire, tornando il campione che tutti avevano conosciuto.

Nel 2011 Dio, o il Destino, o il Fato, o come lo si preferisca chiamare, aveva disponibile il solo biglietto di andata.”

Con questo estratto introduco Sangue sulla pista, terzo romanzo della saga di Francesco Bonvicini edito da Pegasus. Inizia con la morte di un uomo in viaggio sulla sua Porsche lungo la Nordschleife, il tracciato del Nürburgring noto per il grave incidente che occorse a Niki Lauda durante il Gran Premio di Formula 1 del 1976. Pur essendo avvenuta fuori dalla giurisdizione della Polizia Criminale di Colonia, questa rivendica l’indagine poiché la vittima era un Procuratore di Stato della città renana. Da qui parte un’indagine complessa e articolata – ostacolata in alcuni frangenti dalla “competizione” tra la Polizia Criminale e quella federale – che porterà gli agenti sempre più vicini alla soluzione. Nel frattempo cadranno nuove vittime lungo le strade del Land, le quali si macchieranno del loro sangue annerito da oscuri segreti.

Attraverso gli occhi di numerosi e complessi personaggi, l’autore ci fa sfrecciare con la sua fantasia attraverso strade lontane colme di mistero e suspense. È una storia interessante in ogni sua parte, non solo per la trama ma anche per le curiosità inserite dall’autore su Colonia e dintorni. Una miscela apparentemente pesante da ingerire, che tuttavia si rivela scorrevole e tiene il lettore incollato al racconto fino alla fine. Sangue sulla pista rispecchia, con cura e in modo appassionante, luoghi e valori di una terra lontana come Colonia, che di certo vale la pena di visitare almeno una volta nella vita. Ottima per gli appassionati del genere.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Nasce innanzitutto come la naturale prosecuzione della saga “Sangue su Colonia”, questo è il terzo romanzo. Ma, al di là delle molte considerazioni che possiamo fare, personalmente mi soffermerei sul fatto che in “Sangue sulla pista” si assiste a un’ulteriore evoluzione dei personaggi già noti, mentre con quelli, diciamo così, specifici di questo romanzo, il lavoro di “scavo” all’interno di loro è stato forse più profondo del solito. Tutto questo grazie all’aiuto fornitomi da una persona in particolare tra quelle citate nei ringraziamenti finali.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Riallacciandomi a quanto sopra, direi di cercare sempre di essere noi stessi in qualsiasi circostanza e di guardare la persona e non i titoli ostentati o gli abiti indossati, in tutti i sensi.

C’è anche un invito a non dimenticare; ho citato alcuni episodi storici, come il massacro di Novi Sad, l’invasione sovietica dell’Ungheria e le guerre nella Repubblica Democratica del Congo. Ma mi piace anche pensare che ci ho messo anche alcuni messaggi di speranza in questo mondo corrotto e costellato di problemi.

Leggi il mio libro perché…

Per chi ama i romanzi seriali, i thriller, per chi cerca qualcosa di diverso dal solito. E per coloro i quali credono che c’è luce in fondo al tunnel.

Progetti futuri?

Tra una presentazione e l’altra e, speriamo, anche qualche premiazione, ho cominciato ad abbozzare il quarto romanzo della saga, mentre per il quinto è pronta la scaletta. Ho tanto materiale, parte del quale ancora da studiare.

E poi ho un sogno nel cassetto che non rivelo nemmeno sotto minaccia di decapitazione; ne parlerò solo se sarà realizzato.

Per il resto, come dico sempre in conclusione dei miei post su FaceBook,… Bleiben sie dran!!!!

 

L’autore merita 5 stelle su 5 e potete acquistarlo online.

 

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“Zetafobia” di Gualtiero Ferrari

“Si dice che in guerra la prima vittima sia la verità; mi chiedo come stia di salute in tempo di pace. Secondo me, se non è morta, è quantomeno in coma”.

Gualtiero Ferrari esordisce nel mondo editoriale con Zetafobia, romanzo finalista al premio Odissea 2017. L’autore ci narra questo nuovo orrore che dilaga tra le strade di Torino attraverso gli occhi di Domenico, onesto lavoratore, marito e padre di famiglia; un uomo qualunque, insomma, che quotidianamente si fa il mazzo per mantenere la famiglia e un buon tenore di vita. Una quotidianità che viene improvvisamente spezzata – insieme al resto dell’umanità – dalla diffusione di un virus aviario che trasforma le persone nei classici, famelici morti viventi. Per una fortuita coincidenza (mossa dalle sue paranoie), Domenico ha raccolto viveri e armamenti in quantità poco prima dell’apocalisse, così, quando gli zombie iniziano ad invadere le strade del suo quartiere, lui e la sua famiglia sono pronti a opporre una dura resistenza, in attesa di un miracolo che gli conceda la salvezza.

Anche se il romanzo non aggiunge nulla a quello che ormai è definito “il filone apocalisse-zombie”, Zetafobia si rivela comunque una storia intrigante, originale e ben strutturata.

A fare la differenza è soprattutto lo stile di scrittura, unito all’ambientazione puramente italiana. Non si parla principalmente di morti viventi, di mostri divoratori di carne umana, bensì dell’umanità che lotta per la sopravvivenza tra le strade di un mondo distrutto. L’autore ci mostra le inevitabili conseguenze della nostra società dilaniata da un’immaginaria invasione di non-morti: l’interruzione di corrente e dei più comuni servizi pubblici; episodi incontrollabili di crudeltà e sciacallaggio; disperate richieste di aiuto attraverso la rete; il suicidio come ultima risorsa, quando non rimane più alcuna speranza. Questo e molto altro dovrà affrontare Domenico, tutt’altro che il classico eroe armato e pericoloso a cui siamo abituati, poiché in ogni suo gesto si evince il terrore che lo domina all’idea di cosa infuria fuori dalla porta di casa sua. Ciononostante, ad ogni suo gesto dimostrerà come non sia per nulla disposto ad andare all’altro mondo mentre protegge i suoi cari dall’orrore.

Zetafobia appassionerà tutti gli amanti del genere apocalittico e chiunque sia alla ricerca di un’avventura nostrana tutta nuova.

 

Come nasce Zetafobia?

Qualche anno fa iniziai a leggere tutto ciò che era horror, nello specifico zombie. Terminati i romanzi più blasonati mi sono immerso nella lettura di autori poco famosi, se non addirittura sconosciuti o esordienti. Trovai moltissime opere di qualità, alcune vere e proprie perle rare, in mezzo a un mare di mediocrità e numerosi scritti a dir poco scarsi. L’idea nacque in quel momento, al termine dell’ennesimo pessimo finale. Pensavo di poter scrivere meglio di alcuni degli autori dei quali mi ero fidato, così, quasi per gioco, iniziai ad abbozzare il prologo. La prima stesura mi ha preso un anno di vita. Ho un lavoro che mi occupa gran parte della giornata, perciò scrivevo nei ritagli di tempo, il mattino presto e la sera tardi o tardissimo. Visto, però, che mia moglie voleva dormire comprai un portatile di seconda mano, regolai la luminosità al minimo e iniziai a scrivere di zombie e morti che camminano la notte, al buio, nel silenzio della campagna.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

A mio parere un romanzo horror, più nel dettaglio un romanzo a tema zombie, non dovrebbe avere la pretesa di voler trasmettere una morale universale. Men che meno desidero farlo io. Al più, se proprio si vuole scavare per trovare un filo conduttore, ne individuo tre.

La famiglia viene prima di tutto. Il protagonista lotta per salvare i propri genitori e per proteggere moglie e figlio. Si tratta di un istinto naturale, che si ritrova in tutta la narrazione. Ogni decisione è finalizzata, anche prima dello scoppio dell’epidemia, alla difesa dei propri cari.

Con volontà e preparazione si può (quasi) tutto. Una parte del romanzo è dedicata a parti “tecniche”, in senso lato. Il protagonista spiega in dettaglio come costruire armi partendo da giocattoli; in che modo sia possibile rendere pressoché autosufficiente la propria abitazione; i sistemi usati per trasformare un semplice furgone in un mezzo blindato a prova di zombie. Il messaggio sott’inteso è: con la determinazione si può ottenere moltissimo, forse non proprio tutto, ma più di quel che si crede.

Un piano B serve, sempre. Anche questo è un leitmotiv richiamato più volte testo. In barba a quanto detto appena sopra, non importa quanto ti prepari per una evenienza, studia anche una soluzione se le cose dovessero andare davvero male.

 

Leggi il mio libro perché…

È un libro che trascina il lettore al centro di un’apocalisse zombie pur rimanendo al sicuro, comodamente seduto in poltrona. Certo è un romanzo per gli amanti delle zombie novel, o più in generale del genere horror, però ho cercato di dare uno stile fluido che permetta di vivere in prima persona quanto accade al protagonista senza essere pesante, così che possano apprezzare anche i lettori meno avvezzi a questo genere.

 

Progetti futuri?

L’idea originale era di realizzare una trilogia della quale Zetafobia sarebbe stato il primo capitolo. Visto il successo del romanzo, ho rispolverato gli appunti e iniziato la stesura del secondo libro della saga. Con un po’ di fortuna potrebbe essere tutto pronto per la primavera dell’anno prossimo.

 

 

Zetafobia di Gualtiero Ferrari merita 4 stelle su 5, lo trovate al seguente link

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“I frustrati” di Marco Leoni Mantovani

Qualcuno dice che la vita è un affare complesso. Se ciò fosse vero si potrebbe rispondere con un solo gesto: la lettura. E non letture qualsiasi ma letture che fanno bene all’anima.

Marco Leoni Mantovani, vive a Milano e ha scritto “I Frustrati” un romanzo edito da Bibliotheka.

Siete tristi? Annoiati? Questo libro farà per voi.

Descrizioni, personaggi, scenari sono così perfettamente scritti che vi affezionerete con estrema facilità.

Il protagonista, un appassionato nei dettagli del vestiario, si chiama Matteo Fumagalli, un amante del rituale del mattino: doccia, scelta dell’abito, pochette e camminata verso il lavoro è un protagonista che vi farà ridere dalla prima all’ultima pagina. Duecento pagine che scorrono con facilità, duecento pagine che vi terranno compagnia grazie al modo di scrivere dell’autore che vi stupirà sempre di più.

Matteo, però, non è da solo, c’è anche la compagnia di Sabrina, che la prima volta insorge a notte fonda a casa del protagonista che, nel mentre, ospita un altro protagonista molto particolare e chiuso verso il mondo: Leonardo che  ama dormire in una scatola all’interno della casa del protagonista Matteo. Poi c’è un’altra donna, Cinzia, dapprima timida poi dimostrerà esser una bella persona, d’animo e di sentimenti.

Un romanzo che dovrebbe prender vita sempre. Un romanzo che dovrebbero conoscere in tanti.

5 stelle su 5 e…. vi passerà il broncio.

Intervistato per l’occasione ecco cosa dichiara:

 

Come nasce quest’opera letteraria?

In un periodo in cui letteratura e cinema propongono eroi improbabili, ho voluto scrivere la storia di un uomo comune, immerso nella quotidianità nella quale una parte consistente degli individui può riconoscersi. Gesti che si ripetono giorno dopo giorno, anno, dopo anno, ci spersonalizzano, ci trasformano in automi. Nell’era che viviamo, nella quale chiunque vuole ritagliarsi una fetta di popolarità proprio per sfuggire alla routine dell’esistenza, il protagonista vi è perfettamente calato. Oggi vediamo illustri sconosciuti condividere post su Facebook con la modalità “visibile a tutti” e ricevere solo un paio di commenti dai propri contatti, attaccano in maniera pretestuosa politici e giornalisti sulle loro pagine con la speranza, vana, di ottenere un risposta che equivale a un attimo di fuggente celebrità. Matteo Fumagalli, il personaggio principale di questo libro che porta non a caso un nome assai diffuso in tutta la Lombardia, vive con estrema insofferenza la sua normalità.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Nessuno è semplicemente buono o cattivo, siamo prodotti della società moderna e ci comportiamo di conseguenza. Dostoevskij, attraverso Roman Raskolnikov, protagonista del suo Delitto e Castigo, già diceva che esistono uomini ordinari e uomini straordinari. I primi sono coloro che vedono la loro vita scorrere e non chiedono altro, i secondi sono coloro che hanno il coraggio di agire, andare controcorrente, commettere gli atti più efferati in nome di un ideale o per puro egoismo, certi che la storia li perdonerà. La morale di Matteo gli preclude di macchiarsi di gesti esasperati, ma la voglia di emergere dal grigiore quotidiano non gli impedisce di approfittare delle conoscenze e delle occasioni che gli si presentano. Opportunista? Sì, lo è, ma chi non lo sarebbe, se cogliere una possibilità, forse l’unica della vita, non nuocesse a nessuno?

Leggi il mio libro perché…

È opera di uno che dice (e scrive) ciò che pensa anche se è politicamente scorretto, in barba alla moda radical chic degli ultimi anni.

 

Progetti futuri?

Un lavoro completamente diverso dal precedente, un romanzo che definirei pulp con molto sesso e violenza trattati in modo esplicito, è in fase di valutazione presso diversi editori. Come inedito ha già ottenuto pareri positivi dalla critica pur non avendomi portato riconoscimenti (in sostanza sono stato finalista, ma non ho vinto il primo premio). Un altro ancora, un fantapolitico, è quasi terminato e poi ho altre delle bozze qua e là. Il prosieguo della mia attività dipende dal successo che ne ricaverò, essendo un tipo piuttosto pragmatico…

 

Duecento pagine da leggere e da acquistare ad un prezzo di 13 euro.

 

Dove acquistarlo? QUI

 

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Lo Storione di Cristina Basile

Quanti di voi hanno, almeno una volta nella vita, messo nero su bianco uno o più sogni fatti la notte prima? Io ci provai una volta e mi parvero grotteschi e senza senso, più avanti capii che ero io a dover dargli un’interpretazione. Cristina Basile, la nostra autrice di oggi, nata a Roma, età 28 anni, da cinque anni residente a Parigi; ci fa fare un excursus nella sua mente attraverso i suoi sogni.

Leggendo il libro Lo Storione ci ritroviamo ora in un bosco, ora in un incubo o in un oceano dove sembrano cadere le speranze dell’autrice. Lei ci racconta delle stranezze della sua famiglia tramite la figura della mamma, della nonna, delle cugine e degli zii e di come questi fanno ad influenzare il suo riposo notturno.

Bisogna anche soffermarsi sul titolo dell’opera, lo storione. Lui viene utilizzato come una sorta di tramite, infatti, dentro la pancia di questo pesce nuotano donne con bei nomi: Gigliola, Rosa, Ottavia, Abigail che vengono accompagnata dalle illustrazioni realizzate dalla stessa autrice.

Se avete voglia di curiosare nella mente di una donna che è consapevole delle sue incertezze ma anche delle sue certezze conquistate durante il suo vivere in giro per il mondo, potete buttare un sguardo su questa raccolta di racconti.

Come nasce quest’opera letteraria?

Il punto di partenza de «Lo Storione» sono stati pezzetti di storie che nel mio vocabolario artistico chiamo scampoli poiché, come pezzetti di tessuto, una volta cuciti insieme, formano una storia più grande. In principio, non ne conoscevo né capo né coda.

Col tempo si è delineata una raccolta di racconti, nata da una forte esigenza di scrivere di guarigione; un’esigenza cresciuta in me dopo aver assistito ad alcune convalescenze, perlopiù di tipo psicologico e causate da rotture, lutti, delusioni.

Non mi interessavano le cause di questo malessere, quanto il processo di ricostruzione di sé che la persona metteva in atto, non potendo più volgersi all’oggetto d’amore ormai perduto.

Nella descrizione di questo tema volevo che partecipassero sia la scrittura che il disegno: il primo per la chirurgica capacità di rendere conto della narrazione dei fatti, per la chiarezza che sa generare; il secondo per come sa entrare nelle pieghe della sfera dei sentimenti, mai definitiva, in continuo divenire e che non ama essere acciuffata.

 

Gli altri due temi che mi stanno molto a cuore e che ho provato a sviscerare sono il linguaggio dei sogni, come questi partecipano della vita diurna, e i legami familiari.

«Sandrine e Escargot John», che pure si riallaccia al discorso sulla guarigione, descrive gli incubi che animano le notti di una ragazza che cerca di ricostruirsi dopo una separazione. Sandrine non è il suo nome, ma quello del personaggio che popola le sue notti e che, come tutti gli incubi, è assurdo, spaventoso, fastidioso. La personificazione della sua sofferenza.

È in «Gigliola non ha più sangue» che parlo invece del legame familiare, di quei pensieri e abitudini che spesso ci portiamo dietro trascinando, come eredità non desiderate, vecchie generazioni e di cui non ci si sbarazza per paura. Questa trasmissione, nel caso del racconto, avviene solo sulla linea femminile. Fino ad ora ho preferito scrivere guardando il mondo dagli occhi di una donna; prossimamente mi piacerebbe mettermi nei panni di un uomo.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Scrivo come se dipingessi, scrivo quadri, acquerelli se potessi scegliere la tecnica. Ciò che mi interessa trasmettere, prima ancora che un messaggio, sono delle immagini; dare al lettore l’impressione di aver fatto un’esperienza cromatica oltre che narrativa.

Il colore veicola le emozioni tanto quanto le parole, se non meglio in alcuni casi, con un’immediatezza particolare. Combinare i due linguaggi realizzava perfettamente ciò che avevo in mente, ossia delle emozioni, prima ancora che un’opinione su un argomento specifico.

 

Leggi il mio libro perché…

Consiglierei il mio libro a tutti quegli adulti che reclamano per sé il diritto ad avere un libro illustrato tra le mani, pur non avendo dieci anni da trent’anni. A quanti non abbiano problemi con una prosa a tratti poetica e non siano attaccati al realismo narrativo; a chi da una tale importanza al mondo onirico da dormire sempre con un taccuino vicino al letto, dove trascrivere ciò che ha sognato prima ancora di fare colazione.

 

Progetti futuri?

Nel cassetto ho tanti racconti, poesie, favole che mi sono promessa di finalizzare e illustrare nei prossimi mesi. Li rilegherò e li promuoverò come ho fatto con «Lo Storione». Mi piacerebbe anche partecipare ad un’antologia, essere una voce in un coro, su un tema condiviso.

 

Numero di stelle 4 su 5 – Lo storione di Cristina Basile – Editore: Create Space Indipendent Publishing Platform – 60 pagine – prezzo di copertina 9,36 euro.

Sito di riferimento

Instagram: Terradimandorla

 

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Francesca Ognibene in “Quel figlio negato”

“Non so perché la vita si è accanita così su di me, su di noi. Cerchi delle motivazioni. Ti chiedi se è perché hai fatto cattiverie di cui non ti sei accorto neanche o non ne hai calcolato l’importanza. Ma poi ti chiedi se davvero dire a una ragazzina ‘Non volevo invitarti alla mia festa, in realtà. Tu mi stai antipatica. Volevo dirtelo’ possa essere la causa scatenante di tutto questo dolore”.

Con questo estratto introduco la nuova opera di Francesca Ognibene, Quel figlio negato, edita da L’Erudita. L’autrice ritorna nel mondo editoriale con la storia di una donna, Virginia. Attraverso i suoi occhi e le sue parole vivrete la sua esperienza – nonché il suo profondo desiderio – di diventare madre. Un lungo percorso, affrontato insieme al marito Federico, in varie fasi, dalla fecondazione assistita all’aborto, fino alla scelta dell’adozione. Quando infine la piccola Giulia entra nella vita di Virginia tutto sembra andare per il meglio, finché una nuova disgrazia non bussa prepotentemente alla porta della famiglia per portarsi via questa rinnovata felicità.

Lo stile è fluido e scorrevole, ricco di descrizioni narrate al presente che vi accompagneranno per tutta la durata del romanzo. È una storia che emoziona, che commuove, ma soprattutto una storia che incoraggia. Quel figlio negato è un messaggio d’incoraggiamento rivolto a tutte le donne che desiderano essere madri con tutto il cuore, ma che per vari motivi il mondo odierno nega loro questa possibilità. È una storia che ricorda a tutti come essere madri non sia un sogno impossibile, e che per realizzarlo vale la pena lottare. Con tutte le proprie forze, con tutto il cuore.

Come nasce quest’opera letteraria?

“Quel figlio negato” nasce da vari input del mio quotidiano. Sempre più spesso mi capitava di ascoltare storie di coppie impossibilitate alla procreazione. Causa di un grande dolore che le sovrastava. Ho sentito l’urgenza creativa di raccontare questo profondo dispiacere, cercando di aggiungere anche un linguaggio asciutto, crudo e senza fronzoli. Ad esempio una ragazza mi ha raccontato che dopo avere provato la gravidanza assistita per tre volte di seguito, spendendo quindici mila euro (!) è rimasta incinta naturalmente e poi ha perso il bambino al sesto mese. Questo accanirsi del destino contro di lei mi ha compita molto. Poi un’altra che proprio non è mai neanche riuscita mezza volta a rimanere incinta, per non pensarci puliva casa. E mi raccontava e per sfogarsi e lasciarsi andare piangeva ogni giorno sotto la doccia per non farsi sentire dal marito, già addolorato anche lui. Quando scrivo cerco di raccogliere proprio esperienze dirette che mi hanno raccontato e poi ci aggiungo il mio sentimento crudo come la realtà, ispirandomi per quest’aspetto al grande John Fante.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il messaggio è che la vita può essere dura ma se si tira fuori la propria forza, si può andare avanti a testa alta e senza il rimpianto di non averci almeno provato davvero. Le miei parole, vorrei fossero d’ispirazione e consolazione per le tante donne che soffrono per questa ‘cattiveria’ che la natura ha riservato loro, però vorrei sapessero che non sono sole. E spesso una soluzione c’è ma bisogna provarci e provarci ancora senza abbattersi.

 

Leggi il mio libro perché…

Perché potrebbe farti riflettere rispetto a un dolore che può essere devastante, ma anche per trovare quasi una chiave per reagire, come fa la protagonista Virginia che pur di andare avanti e tenere tutto assieme, arriva a cambiare anche stato. Poi l’ho scritto cercando di rispettare il dolore senza farlo diventare troppo alla mercé perché questa sofferenza, spesso è interiore, nascosta agli amici, alla famiglia.

 

Progetti futuri?

Scrivere un libro nuovo mettendomi nei panni di una bambina che deve affrontare dei bulli. Racconterò il suo dolore ma anche le darò la mia forza, come vorrei darla a tutti gli adolescenti che oggi hanno questo grande problema, amplificato dal web che diventa un nemico.

 

 

Il libro di Francesca Ognibene merita 5 stelle su 5.

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