Radici d’infanzia, ali di vita di Mirca Ferri

“Crescere insieme e condividere frammenti rilevanti della propria infanzia suggella un legame indissolubile, capace di varcare le soglie del tempo e della distanza.”

 

Mirca Ferri ci allontana da tablet e social network per addentrarci nella sua breve quanto intensa storia:

Radici d’infanzia, ali di vita, edizioni Eracle.

 

Il libro raccoglie una serie di episodi autobiografici dell’autrice, vissuti nel corso degli anni presso l’Azienda, l’allevamento suinicolo che possedevano i suoi genitori in Emilia Romagna.

Attraverso brevi capitoli che riassumono ben quarant’anni tra fanciullezza, adolescenza e maturità, l’autrice ci trasporta in un contesto del tutto diverso da quello attuale: riesce nell’intento di ricordarci uno stile di vita decisamente più semplice, tra monti e campagne, tra la natura incontaminata e l’incessante fatica del lavoro manuale. I giochi e le avventure spensierate della compagnia dell’epoca, ben lontane da tutta la tecnologia che oggi ci domina.

A colpire maggiormente sono, infatti, i capitoli della fanciullezza, dove l’autrice si gettava all’avventura con gli amici nella sua terra, tra divertimento e misteri a tinte sovrannaturali.

Con il suo stile sobrio e scorrevole, Radici d’infanzia, ali di vita si rivela dunque un messaggio, uguale sia per l’autrice che per i lettori. Un messaggio breve quanto potente e importante: “Ricorda chi eravamo”. Perché oggi è più importante che mai guardare al passato quando la confusione del presente opprime i nostri cuori. Perché i valori di un tempo non siano dimenticati.

Come nasce quest’opera letteraria?

Quest’opera letteraria nasce dal mio profondo desiderio di far conoscere, alla generazione di ragazzini che stanno crescendo ora, come mio figlio che ha 11 anni, le avventure e i passatempi della mia generazione. Sono nata nel 1977 e non esistevano intrattenimenti elettronici, solo la televisione, un’ora al pomeriggio, che trasmetteva cartoni animati. I nostri video games erano la fantasia che, nel caso di specie del mio romanzo, ha avuto la possibilità di ampliarsi in maniera esponenziale grazie al luogo dove l’abbiamo trascorsa.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Vorrei che il lettore ricordasse le proprie radici ( come intitola il libro stesso ) e ricordasse il proprio retaggio, non con il desiderio di tornare indietro ma per fare del proprio passato una risorsa per il futuro.

 

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Il campo dell’editoria è stata una scoperta, per me, che non mi ero mai approcciata ad esso. Trovo che sia divenuto un mercato molto competitivo e che si guardi più alla fama dell’autore piuttosto che al contenuto del testo. Ritengo che un libro si possa definire ? bello e da leggere’ se la trama è coinvolgente. Editing, copertine impreziosite dalla copertina cartonata ecc sono solo specchi per le allodole. Inoltre proibirei l’editoria a pagamento, il modo migliore per dimostrare che la Casa editrice stessa non desidera correre un minimo di rischio d’impresa. Preferisco allora che dicano direttamente no.

 

Leggi il mio libro perché…

Credo che il mio libro, seppur breve, sia una piacevole lettura adatta a varie fasce di età , che può arricchire il lettore con citazioni storiche e filosofiche nonché con la saggezza contadina di un tempo che spero rimarrà sempre nella nostra memoria e nei nostri usi e consumi. Inoltre il mio romanzo, riesce a mescolare avventure goliardiche, mistero e un velo di malinconia che offre diversi spunti di riflessione.

 

Progetti futuri?

Ho appena terminato un romanzo, il primo di una trilogia. E’ un romanzo completamente differente dal precedente. Liberamente ispirato a fatti realmente accaduti parla dei primi amori, con un susseguirsi di avvenimenti ad esso legati.

Ora sono in procinto di elaborare la correzione bozze e sottoporlo, successivamente, alle Case editrici sperando che esso venga pubblicato.

 

Il libro merita 4 stelle su 5: consigliato!

 

 

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“Stelle in silenzio” di Annapaola Prestia

Annapaola Prestia, classe 1979, pubblica un romanzo che- definire- ‘meraviglioso’ è riduttivo.

“Stelle in silenzio” è una di quelle storie uniche nel loro genere e questo dettaglio appare chiaro sin da subito.

Un viaggio in macchina, due donne che si ritroveranno per poi perdersi di nuovo. Poi c’è la malattia della madre, un tumore, ciò che io definisco “il male del secolo”. La figlia, Kara, ignara di tutti i segreti della madre che usciranno fuori, come da un cilindro, durante il loro viaggio in macchina. Viaggio che si concluderà al sud, per visitare qualcosa o ancor meglio, qualcuno. Poi la zia Margherita e le sue verità, l’incontro con Vittorio, a Milano, così unico, fugace, bizzarro. Incontro che ritroveremo tra le pagine, altrove. Incontro che si concluderà con una morte, inattesa, assurda, surreale da subito.

Il padre di Kara e il suo amore per le stelle, il caratteraccio della figlia, una figlia che ha sofferto per la madre, l’affetto non ricevuto, l’alcool visto in momenti non opportuni.

 

Trama, descrizioni e personaggi meritano 5 stelle su 5.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Questa opera nasce da un bisogno profondo: scriviamo in primis per guarire noi stessi, ci parliamo, ci raccontiamo, diamo un nome alle emozioni, agli avvenimenti, un colore a ciò che ci sta succedendo ed ecco che le cose, nel bene o nel male, tornano ad avere un senso o, per lo meno, iniziano ad assumerlo. Io, almeno, la penso così e nei miei anni di lavoro come psicologa ho sempre spinto le persone a parlare, a tenere traccia del loro vissuto, ad elaborare, a plasmare la realtà presente, passata e futura, attraverso le parole ed i racconti. E questo vale anche per me. C’erano un sacco di storie di famiglia che si ammassavano nella mia testa, frammenti di racconti, ricordi, trasmissioni genetiche di sensazioni, avventure, storie sussurrate da mia madre e dalle sue sorelle che spingevano affinché qualcuno desse loro forma, le mettesse su carta, per evitare di farle scomparire. E c’era la vita, la mia vita che, come per tutti, all’improvviso, ha subito qualcosa che l’ha deviata per sempre da quello che credevo fosse il suo ordinario cammino. Il bisogno di raccontare, a questo punto, era diventato assolutamente impellente.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Mi piace immaginare le persone che lo leggeranno, con le loro esistenze, le loro domande, le fragilità, i lati in ombra, i dubbi e le incertezze con cui l’esistenza ci mette ogni giorno a confronto. Vorrei che, alla fine della lettura, risuonasse nei loro cuori il mio pensiero: la vita va vissuta, uno scalino alla volta, una pozzanghera dietro l’altra, un balzo nel vuoto prima, un sostegno affidabile poi. Niente è irrimediabilmente perduto, nessun avvenimento non meritava di essere vissuto. L’importante è imparare, sempre, alla fine di ogni round. Che ci si ritrovi al ring da vincitori o da perdenti, ciò che realmente conta è la consapevolezza che siamo arrivati a questo punto, a questo momento, perché è così che l’abbiamo voluto. E ripartire da questo.

 

Leggi il mio libro perché…

…perché sono come te, perché potremmo fare un pezzo di strada assieme condividendo le nostre emozioni, perché, a volte, la vita sembra più leggera se abbiamo qualcuno con cui condividerla.

 

Progetti futuri?

In questo momento sto scrivendo per il mio bimbo di 18 mesi, racconti, leggende, momenti di vita vissuta ma ho 14 romanzi iniziati in attesa di una degna fine nell’hard disk del mio pc, devo semplicemente decidere da quale cominciare…

 

“Stelle in silenzio” d Annapaola Prestia, Europa Edizioni, prezzo di copertina 15,90 euro, 242 pagine.

 

 

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“Mosca Cieca- Ti fidi dei tuoi vicini di casa? “- di Viviana Spoldi

“L’assassino ci gira intorno e ci confonde, mentre noi vaghiamo nel buio per cercarlo. Lui ci provoca e scappa in quel buio che, per lui, è luce e verità. Ma volete sapere come terminava il gioco? Alla fine la mosca cieca lo catturava sempre.”

Viviana Spoldi ritorna in questa grande famiglia di autori con Mosca cieca- – Ti fidi dei tuoi vicini di casa?, auto-pubblicato e disponibile su Amazon. Mosca cieca è quello che si può definire come un “leggero giallo”: la tranquillità della cittadina di Florent viene bruscamente spezzata da un omicidio, al quale si sussegue un altro appena due giorni dopo. Le vittime non avevano legami apparenti, accomunati solo dal fatto di essere due sgradevoli persone agli occhi della gente. Ad occuparsi delle indagini saranno due detective, un ex giudice e la sua petulante cognata, incontrando e interrogando i vicini di casa alla ricerca del colpevole. O dei colpevoli.

Leggero e scorrevole, ottimo per passare un pomeriggio in tranquillità, Mosca cieca colpisce soprattutto per l’assenza di protagonisti. Come si evince dopo qualche capitolo, in effetti, il libro non ha un personaggio più importante di altri su cui concentrare l’attenzione. Sebbene gran parte della vicenda ruota intorno ai detective che indagano sui delitti, in verità è l’intero quartiere ad essere protagonista: il vicinato, i parenti e i conoscenti delle vittime, sospettati o dotati di alibi inattaccabili. ‘Ti fidi dei tuoi vicini di casa?’ è un sottotitolo più che appropriato per questa situazione, perché la chiave per risolvere il caso si trova nel profondo di ciascun sospettato. Uomini e donne apparentemente tranquilli e inoffensivi, con le loro abitudini quotidiane, a cui tuttavia basta un niente per trasformarsi in potenziali assassini. E alla fine, come in ogni giallo che si rispetti, tutto si riduce alla più classica delle domande: “Perché?”

Consigliato a tutti gli appassionati del genere, ma anche a chi ricerca qualcosa di leggero per addentrarsi nella realtà dei delitti, degli intrighi e del sospetto.

Come nasce quest’opera letteraria?

Il mio romanzo nasce da un’ispirazione improvvisa e dal mio interesse per gli intrecci, i misteri e le storie. L’esecuzione pratica del giallo, invece, è iniziata il giorno in cui decisi di partecipare ad un concorso narrativo. Mancavano due mesi alla scadenza e io non avevo ancora scritto una riga del mio romanzo. Tuttavia quella mattina cominciai di dare vita al mio intreccio, ai miei personaggi, al villaggio, alle case.

Il mio giallo arrivò al secondo posto su più di trecento partecipanti e la mia soddisfazione fu enorme.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Nessun messaggio, voglio solo farli distrarre dalla quotidianità.

Con il mio libro voglio giocare con il lettore, sfidarlo a trovare l’assassino. Ho adorato spargere ovunque indizi, creare personaggi con caratteristiche ben evidenziate, un intreccio che catturasse. Tutto questo ambientando la storia in un luogo comune, in cui per tutti fosse facile inserirsi e ritrovarsi: la casa e il proprio vicinato.

Leggi il mio libro perché…

Hai voglia di giocare, ami risolvere i “puzzle”, vuoi catapultarti in un mondo di quiz e indovinelli, possiedi una mente attenta e curiosa.

Con mia enorme gioia ho avuto solo recensioni positive da chi l’ha letto finora (“sorprendenti colpi di scena”, “giallo studiato nei minimi dettagli”, “ho adorato questo libro”) e una di queste mi ha reso particolarmente felice. Una mia lettrice, infatti, una volta conclusa la lettura, mi ha scritto: ” Ho passato i due giorni seguenti a guardare i miei vicini di casa con occhi diversi. Continuavo a pensare alla tua storia.”

È stato bello sapere di lettori che, accettando la mia sfida, ipotizzavano chi fosse l’assassino, il movente, il senso di alcuni indizi.

 

Progetti futuri?

Sto già scrivendo un altro giallo, ambientato in uno stabilimento termale, che ha come protagonisti gli stessi personaggi di “Mosca Cieca”: il vecchio ex giudice Walter Noel e l’eccentrica, pettegola cognata Clotilde Gamble, amatissima dai miei lettori.

Scrivere è la mia prima passione, però adoro anche leggere e il cinema, cioè qualunque cosa riguardi le “storie” con personaggi, trame, dialoghi ecc… sia che vengano da libri, che quelle trasmesse da uno schermo.

Io adoro le storie!

Scrivo dappertutto e su tutto quello che mi passa davanti. Fogli, tovaglioli e un qualsiasi pezzo di carta può contenere un’idea importante e un’ispirazione improvvisa, mentre sono a fare la spesa, al lavoro o in vacanza. Traggo ispirazione da tantissime cose, anche all’apparenza insignificanti che, nella mia testa, diventano pezzi del puzzle che sto scrivendo.

Scrivere, quindi, non è tanto un progetto futuro, ma qualcosa che fa parte della mia natura, di cui non posso fare a meno.

 

Mosca Cieca merita 4 stelle su 5

 

 

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Poesie d’amare e conoscere di Domenico Scaringi

Scrivi poesie

perché hai bisogno

di un posto

dove essere quello che non sei.

(Alejandra Pizarnik)

 

 

Di chi vi parlo oggi?

Il protagonista è Domenico Scaringi che conosceremo attraverso questa intervista molto particolare.

 

Chi sei?

Mi chiamo Domenico Scaringi, nato a Trani, il 23 Dicembre 1981. Ho iniziato a scrivere nel lontano 1996, con testi in rima seguendo il movimento culturale e musicale nominato Hip-hop che tra le sue quattro discipline, annovera il freestyle sia come scritto che come cantato sul beat, improvvisazione di testi in cosiddette ‘barre’, tutte create dagli mc’s (Maestro di Cerimonie).

 

 

Qual è la tua arte?

Ho cominciato a buttar giù le prime righe descrivendo i miei stati d’animo ed a esternare la mia frustrazione contro la società corrotta e prime idee di ribellione al sistema. Poi negli anni mi sono calmato e così ho provato ad abbozzare poesie d’amore dedicate al gentil sesso, coloro che reggono e regolano il mondo.

 

 

Pro e contro?

Ho notato negli anni che tutte queste poesie che pubblico mi rilassano e mi riempiono il cuore di atti di gentilezza. Contrariamente a quanto si pensi, non mancano momenti di buio, infatti per una poesia scaturita dalla mia mente e dal mio cuore, c’è sempre un periodo cupo e distruttivo che mi aspetta dopo la creatività.

 

Qual è il tuo valore aggiunto?

Mah, posso solo dire che sono una persona umile, che nonostante i miei fallimenti e i miei traguardi non sono mai cambiato, forse un po’ il carattere è diventato più diffidente e chiuso a causa di eventi negativi che mi hanno segnato, insegnato e formato come uomo, infatti come dice un mio Amico, un mare calmo non ha mai fatto un bravo pescatore.

 

Cosa pensi di dire a tutti coloro che vorrebbero farlo ma non hanno ancora iniziato?

Ragazzi un consiglio, annotatevi ogni cosa che vi succede ogni giorno su un taccuino o diario e conservatelo gelosamente: questo sarà lo scrigno della vostra vita, un giorno potrà valere un tesoro senza prezzo.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a chi ti guarda?

Il mio messaggio diretto è sempre quello: amatevi gli uni e gli altri, senza fare violenza, attraverso queste poesie cerco di calmare la mente del lettore, facendo scioglierne il cuore in sentimento puro e creativo.

 

Dove possono trovarti le persone?

Io vivo a Trani, in Puglia una delle regioni più visitate dai turisti che scelgono il sud per la cordialità del mio popolo, accoglienza e devozione cristiana, anche se ci sono altre civiltà e realtà limitrofe.

 

 

Potete contattarmi alla email:

lanfo.sioma@gmail.com

Pagina facebook

 

 

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“La storia di Roberto” di Rocco Granese

Rocco Granese, classe 1949, esordisce nel mondo editoriale con un libro che, definirei, di formazione dal titolo “La storia di Roberto” edito da BookSprint Edizioni.

 

Roberto, il protagonista, lavora per diverse estati, fino al raggiungimento della maturità in Svizzera e il libro si presenta essere uno spaccato di vita dell’autore che, ovviamente, ha veramente vissuto negli scorci che si trovano all’interno dell’opera stessa.

 

Dal primo viaggio in treno fino al ritorno a casa con, finalmente, tutti i franchi che gli serviranno per l’università: suo obiettivo fondamentale. Traguardo raggiunto con impegno e determinazione costante da parte dell’autore- protagonista.

 

Roberto non è solo ma troviamo la sorella Elena, il fratello Elio con la famiglia e soprattutto una serie di avventure amorose raccontate nei minimi dettagli che appassioneranno il lettore pagina dopo pagina. Da Teresa, a Piera, a Denise…

 

“La storia di Roberto” è un libro che andrebbe letto da chiunque, libro interessante sia per chi parte che, ovviamente, per chi resta.

250 pagine che vi stupiranno continuamente.

 

Trama, descrizioni e stile meritano- a mio dire- 5 stelle su 5.

 

Come nasce “La storia di Roberto?”

Già da qualche anno prima dell’età pensionabile ho cominciato a pensare al mio primo libro da scrivere traendo spunto dalle esperienze lavorative dei miei familiari in Svizzera e da quelle mie personali al loro seguito per mie esigenze economiche da soddisfare al fine di raggiungere i miei scopi, prima quello del diploma e poi quello della laurea, a quei tempi per niente facili da raggiungere. Ho voluto riportare uno spaccato con cura e dettaglio dei luoghi, rappresentare alcuni aspetti sociali e primari del vissuto di emigranti meridionali in Svizzera, nella seconda metà del secolo scorso, ma anche la determinazione del progettare un loro futuro migliore nonostante i travagli esistenziali, lavorativi sociali con le forti emozioni e le sensazioni che li accompagnavano.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani il tuo libro?

Ho voluto porre all’attenzione di chi leggerà il mio libro l’esempio di un giovane che ha saputo perseguire i suoi scopi, il suo obiettivo finale combattendo contro le avversità che la vita gli poneva davanti. Forse può costituire per i giovani un esempio da seguire nel loro modo di vivere ed affrontare la vita, di impegnarsi seriamente nel perseguire scopi alti ed importanti, per gratificare sé stessi e le loro future famiglie al fine di garantirsi un futuro il più roseo possibile rinunciando a quell’atteggiamento sempre più diffuso, specie nei giovani, di degrado educativo, sociale, di impegno e di studio. Direi una guida per i giovani che oggi non sanno attendere e vogliono tutto e subito. Nel libro si spiega come accettare le sconfitte per poi riprendere a lottare.

 

Leggi il mio libro perché..

Perché leggere il mio libro “La storia di Roberto”? Una domanda che mi sono posto spesso, ma riflettendo ritengo che la storia raccontata possa essere davvero bella da leggere, divertente, interessante, sentimentale, appassionante ed intrigante. La storia potrebbe essere come quella di tanti giovani, ma è scritta con uno stile semplice, scorrevole, quasi familiare e le righe che si susseguono sono pregne di sentimenti evolutivi. Il protagonista è infatti soggetto a mutazioni significative della sua vita e le esperienze amorose vissute le considera veri e propri inni all’amore e alla vita tali che nella storia il protagonista partito giovane torna a casa uomo.

 

Progetti futuri?

Quali progetti futuri ho? Beh, penso che ormai avendo scelto di dedicarmi alla scrittura ho pensato che fino a quando l’Altissimo mi darà giorni da vivere mi dedicherò alla scrittura. Un mio secondo libro è quasi prossimo alla fine. Nella mia mente sono scolpiti e bene impressi tanti ricordi, tante esperienze vissute, tante cose brutte, ma tantissime cose belle e prendendo spunto da esse vorrei scrivere tanti altri romanzi per comunicare ai miei lettori le mie sensazioni, le mie emozioni, le mie idee, qualche vicissitudine, ma principalmente le mie gioie, le mie battaglie combattute e tra queste quelle perse e quelle vinte, ma soprattutto far risaltare quanta bellezza c’è nella vita di ognuno di noi e come la vita vale la pena di essere vissuta, sempre e a qualsiasi età.

 

“La storia di Roberto” di Rocco Granese, 250 pagine, BookSprint Edizioni, prezzo di copertina 17,90 euro.

 

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Leonardo Pestrin in arte Leo in Love

Cosa succede se si unisce l’arte, l’ironia e lo spirito giovanile?

Ve lo dico io: si incontra Leonardo, anzi no, Leo (in love).

 

Chi sei?

Mi chiamo Leonardo, ma prego sempre tutti di chiamarmi “Leo”. Lo trovo più confidenziale, più amichevole e, perché no, più plebeo.

Ci tengo molto, quindi anche voi che state leggendo, se vi capitasse la disgrazia di incontrarmi, CHIAMATEMI “LEO”, CHIARO?!

Vivo in Friuli, ho vent’anni e sono uno studente universitario. Amo il cinema in maniera smodata (ed è infatti la mia materia di studio) e se c’è una cosa che voglio si sappia di me è che amo RIDERE.

E amo ancor di più FAR ridere.

Che poi ci riesca o no, beh… Quello è un altro paio di maniche!

 

Ah, sì… E faccio fumetti.

Rigorosamente comici.

Ovviamente.

 

Qual è la tua arte?

 

Faccio fumetti.

E il fumetto è sicuramente la forma d’arte con cui riesco

ad esprimermi meglio.

“Ma… Emmm… Allora perchè… Emmm… Studi… Coff,

coff… Cinema?!…” potrebbe giustamente chiedere

qualcuno.

E quello che risponderei io sarebbe “Certo, io ADORO il

cinema, ed è proprio per questo che AMO fare fumetti!”

Perché in fondo (e ditemi pure quello che volete), qual è

la forma d’arte più cinematografica dopo il cinema

stesso? Io penso sia proprio il fumetto. Insomma, ideare

delle storie, creare dei personaggi e farli parlare,

scegliere il taglio delle inquadrature (ops, pardon…

delle vignette), adattare uno stile di disegno al genere di

narrazione…

Se non è cinema questo…

Ecco perché il fumetto.

Concilia la passione che ho per i film con quella ancora

più ancestrale, che ho sin da quando ho memoria, per il

disegno.

Poi è ovvio che mi dedichi con passione anche alla

realizzazione di cortometraggi e simili, ma facendo un

fumetto mi sento sempre e comunque più realizzato.

 

E poi mi piace scrivere.

Altro elemento comune sia al cinema che al fumetto.

 

Sì, vado forte in monotematica…

 

Qual è il tuo valore aggiunto?

Io parlerei di “valore recuperato”.

Le storie che metto in scena sono (almeno per ora)

semplici, molto elementari. Prevedibili addirittura.

Ma questo perché non potrebbe essere altrimenti.

Il protagonista delle mie storie non è nemmeno un

personaggio.

Il protagonista delle mie storie è una MASCHERA.

Un costume che tutti indossano, che tutti hanno

indossato e che tutti continueranno ad indossare.

Un singolo aspetto dell’animo umano.

Lo so, da come ne parlo sembra che stia declamando

con presunzione chissà quale opera aristotelica, ma

posso assicurare che si tratta di un concetto

infinitamente più semplice di quello che appare.

E che chiunque potrebbe concepire.

L’essere umano, come non smetterà mai di odiare, non

smetterà mai di AMARE.

Un singolo individuo, una persona fatta e finita può

farlo.

Ma non può farlo l’incarnazione di un concetto, un

rappresentante universale delle persone che amano.

O più precisamente, che CERCANO l’amore.

Ed è per questo che Leo (il protagonista, la mia

auto-caricatura) nonostante le ossa rotte, le dita

mozzate, i denti frantumati, i nasi rotti,

le umiliazioni e i fallimenti non si dà per

vinto e continua imperterrito a CERCARE.

Perché è quello che la sua natura di maschera gli

impone.

E questa è una comicità che non vedo più in giro oggi.

Una comicità lucida, chiara, non volgare, semplice (ecco,

appunto) e banale solo in apparenza.

Questo è quello che tento di proporre.

Quello che dico con “LEO in LOVE” è già stato detto, e

chissà quante volte…

Solo che lo dico a modo mio.

Per questo parlo di valore “recuperato”.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che guardano i tuoi fumetti?

 

       Ad ogni modo, con la maschera che metto in gioco, lancio

il messaggio a cui tengo maggiormente, ovvero “MAI

SMETTERE DI CERCARE”. E non parlo dell’amore nel

senso più ovvio del termine, ma di qualsiasi cosa possa

dare, anche se solo per un istante, la FELICITA’.

Il nostro protagonista è fermamente convinto che per lui

si tratti dell’anima gemella, ma potrebbe sempre essere

qualcos’altro.

Qualcosa di cui lui stesso non si rende nemmeno conto…

Chissà…

So di essere eccessivamente sibillino, ma ripeto…

NON POSSO MICA FARE TROPPI SPOILER!

Dove possono trovarti le persone?

Dunque sul blog “LEO in LOVE presenta” troverete solo gli

albi della mia futura serie, l’epopea di Leo, LEO in LOVE

insomma.

Sulla pagina Facebook invece troverete gli aggiornamenti

sulle storie e dei disegni extra che sul blog non

troveranno spazio.

Infine c’è anche la pagina Instagram che ho creato per…

per…

Ma perché ho creato una pagina Instagram?…

Onestamente non lo so, ma… Pagina Instagram!

 

Qui di seguito i rispettivi link:

 

 

 

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