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Oggettofilia: una strana ossessione!

L’attaccamento umano ad uno o a più oggetti è denominato “oggettofilia”, un fenomeno che si manifesta con evidenti comportamenti ossessivi. Sebbene sia spesso sottovalutata, tale manifestazione rappresenta, in realtà, un effetto secondario di alcune forme autistiche, reputato, talvolta, come un disturbo caratteriale.
Sono molti i casi di persone che si affezionano ad una cosa materiale, provando addirittura per questa dei forti sentimenti. Un esempio è fornito da Nathaniel, un ventisettenne morbosamente innamorato della sua Chevrolet Monte Carlo rossa.
Non si tratta, infatti, solo di attrazione verso qualcosa che lo appassiona ma, piuttosto, di un legame che lo accanisce verso l’auto. In questo modo, Nathaniel si prende cura della sua Chase, lavandola, lucidandola, facendole dei regali e piccoli gesti e festeggiando con lei eventi speciali e ricorrenze, così come d’uso in un tipico rapporto di coppia. Lo stesso ragazzo ha dichiarato di essere attratto dalla sua automobile sia sessualmente che emozionalmente e di stare male ogni volta che, per qualche motivo, non può vederla.
Un secondo caso molto interessante,che ho scoperto su un canale SKY,e’ di una Donna di 40anni,che si è trasferita da New York a Berlino proprio perché innamorata del Muro di Berlino.
Passa le sue giornate,accarezzando metri e metri di muro,gli sussurra,lo bacio e ha addirittura ottenuto il permesso di passare una notte sulla una delle vecchie torri di avvistamento dello stesso Muro.
Non potendo praticare “atti sessuali” con il suo “amante materiale” ,ha fatto costruire delle piccole miniature dei tratti di Muro più caratteristici e la notte lo porta con lei nel letto però,tuttavia, preferiva non dichiarare come si svolgono,generalmente, i “loro momenti intimi”.
Strane ossessioni,non trovate!?

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Perché si sbadiglia?

Lo sbadiglio spontaneo è un comportamento molto antico, ampiamente presente nei vertebrati, dai pesci all’uomo. A seconda del gruppo animale nel quale lo si ritrova, incluso l’uomo, lo sbadiglio può essere associato a stanchezza, stress, noia, fame.
Le esatte cause che provocano uno sbadiglio non sono state completamente chiarite.Alcuni studiosi sostengono che sbadigliare non può essere causato da una mancanza di ossigeno, come ipotizzato da altri, semplicemente perché l’atto dello sbadiglio in sé riduce sensibilmente la quantità di ossigeno immessa nei polmoni tramite il normale processo respiratorio.
Lo sbadiglio negli umani è contagioso,questo significa che, in generale, è più probabile che una persona sbadigli dopo aver percepito (con la vista, l’udito, o entrambi i sensi) lo sbadiglio emesso da un’altra persona. La frequenza di contagio varia durante il giorno, con un picco a mattina presto e in tarda serata. Un recente studio condotto da Ivan Norscia ed Elisabetta Palagi (Università di Pisa) ha fornito la prima evidenza comportamentale che il contagio dello sbadiglio è associato al legame empatico tra le persone.(L’empatia è la capacità di comprendere appieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Empatia significa sentire dentro ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana. Si tratta di un forte legame interpersonale e di un potente mezzo di cambiamento),Lo studio ha dimostrato che il contagio segue lo stesso gradiente dell’empatia: è massimo nei parenti stretti (genitori/figli/nipoti, fratelli, coppie stabili), decresce negli amici, poi nei conoscenti (persone legate solo da un terzo elemento esterno, cioè il lavoro o un amico in comune) e raggiunge il minimo negli sconosciuti. Lo studio rivela che anche la risposta allo sbadiglio (misurata in termini di tempo di latenza) è più rapida tra parenti stretti, amanti e amici.Vari studi di tipo clinico, psicologico e neurobiologico suggeriscono e supportano il legame tra contagio dello sbadiglio e empatia. Ad esempio, il contagio inizia a manifestarsi a 4-5 anni di età, quando i bambini sviluppano la capacità di identificare, in modo corretto, le emozioni altrui.Inoltre, il contagio è ridotto o assente in soggetti che presentano disturbi legati all’empatia, come gli autistici ed è positivamente legato ai punteggi soggettivi di empatia basati su test di tipo psicologico. Infine, le aree del cervello legate alla sfera emotiva si sovrappongono, in parte, con quelle coinvolte nella risposta allo sbadiglio, con un possibile coinvolgimento dei neuroni specchio.
Al di là dell’uomo, il contagio dello sbadiglio, con possibili implicazioni empatiche, è stato finora dimostrato negli scimpanzé e nei babbuini gelada.La presenza di contagio tra uomo e cane domestico, considerato capace di un legame empatico con gli umani, è stata ipotizzata, ma i risultati sono controversi.
…..spero di non aver causato,ulteriori sbadigli ai lettori!;-)

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Le origini della Birra

La birra non è nata da un esperimento fatto di proposito, ma da una pura casualità,questo e’ certo però,in giro,ci sono varie ipotesi circa la sua origine: c’è chi sostiene che la birra sia stata scoperta casualmente quando alcune donne, avendo lasciato per qualche tempo dell’orzo ancora umido in un contenitore, avevano trovato al suo posto una bevanda che si mostrava non tossica e apprezzabile al palato.
Così com’è quasi sconosciuta la modalità con cui è stata scoperta, non si conosce precisamente il luogo dove inizialmente la birra si è diffusa e la sua produzione “casalinga”.
Possiamo però fare delle supposizioni basandoci sul suo ingrediente principale: orzo.
L’Orzo, infatti, secondo la tradizione, fu il primo cereale coltivato dall’uomo, e sapendo che la coltivazione fu l’evento che segnò il passaggio dall’uomo nomade alla civiltà antica, le prime civiltà che produssero la birra furono quelle sorte sulla “mezzaluna fertile”, ossia i popoli come Sumeri,egiziani e Babilonesi.
Nella cultura Egizia la birra veniva usata insieme a miele e farina d’orzo, come cibo per lo svezzamento, quando la madre non aveva abbastanza latte per sfamare i propri bambini.
La birra ebbe grande importanza anche dal punto di vista religioso, entrando a far parte delle cerimonie propiziatorie e di culto degli dei e nei rispettivi sacrifici.
Già nelle prime fasi la birra si distinse in più tipologie, secondo il cereale utilizzato nella produzione (orzo, spelta, ecc..), ma anche secondo la qualità e del colore, e gli Egizi furono i primi a far della produzione della birra un’arte, una vera e propria “produzione industriale a livello statale dell’antichità”.
Anche nella cultura ebraica la birra ebbe grande importanza come bevanda, e successivamente nella cultura ellenica.
In quest’ultimo caso la birra non era prodotta nel paese, essendo i greci estimatori del vino, ma importata dai paesi limitrofi quando per varie ragioni il consumo del vino non era permesso.
Per quanto riguarda l’Italia, il paese del vino per eccellenza, la birra ebbe grande successo tra la popolazione, anche se ebbe sostenitori anche tra i capi militari e politici romani che avevano potuto apprezzare la birra durante le loro campagne militari in Egitto e negli altri paesi dove invece la birra era amata.
Se il Medioevo è stato per la storia un periodo buio, non si può dire altrettanto per la birra. In questo periodo la qualità della birra prodotta migliorò notevolmente grazie anche a particolari accorgimenti utilizzati, come per esempio l’uso del paiolo in rame e l’utilizzo del luppolo come aromatizzante e conservante.
La produzione della birra medioevale è gelosamente custodita all’interno dei monasteri, dove i monaci riuscirono a perfezionarne le tecniche e a migliorare la qualità della birra prodotta.
Ogni monastero aveva una propria regola per ciò che riguardava il consumo personale di birra, di cui era permesso berne giornalmente quantità enormi, a patto che si trattasse della birra meno pregiata, quella ottenuta dalle trebbie, la “seconda”.
Durante questo periodo la birra conobbe vari prodotti utilizzati come aromatizzanti: erbe, resine, ecc.., fin quando l’utilizzo degli aromi non fu disciplinato da Guglielmo IV di Baviera, il quale, con il famoso “Editto della Purezza”, il “Reinhetsgebot”, stabilì che i quattro elementi fondamentali per la produzione della birra dovevano essere esclusivamente malto d’orzo, acqua e luppolo.
Tutto ciò per mantenere la genuinità della birra ed evitare le frodi dei produttori, riservando pesanti sanzioni a chi non rispettasse tale norma.
Anche voi siete dei buongustai di birra?

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La figura dell’ultras

Oggi riflettevo sui sentimenti che caratterizzano la figura dell’ultras e ho voluto cercare qualche informazione sul web.
Con il termine ultras, dal francese ultra, si definisce un tifoso organizzato di una determinata società sportiva, più frequentemente di tipo calcistico, ma spesso anche di pallacanestro, hockey, pallanuoto ed altri sport.
L’ultras è caratterizzato da un forte senso di appartenenza al proprio gruppo e dall’impegno quotidiano nel sostenere la propria squadra, che trova il suo culmine durante le competizioni sportive.
Cori,fumogeni,bandiere e imprecazioni sono gli ingredienti speciali per una domenica calcistica perfetta! Nella mente c’è un solo scopo:il potere deve essere Magliese! (Nel caso della mia città)
Gli ultras nutrono speranza nel cuore,nei 90 minuti tengono il fiato sospeso,consumano un pacchetto di sigarette e stringono i denti per il freddo che li circonda,ma il desiderio di seguire la propria squadra e’ più forte del gelo stesso!
E quando un poliziotto,addita un ultras,la tifoseria si trasforma in una giungla senza precedenti,la violenza incombe e i cori s’innalzano.
“Se prendete lui,portate via anche me”! Classica frase che può rimbombare nel campo.
L’unione e’ importante,sempre insieme,uniti in un solo obiettivo:la vittoria.
Ogni attimo,nel calcio,e’ fondamentale,indispensabile quasi fuggente.

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I sotterranei Parigini

Non molti in Italia sanno che il sottosuolo di Parigi è intersecato da una fitta rete di gallerie, che i francesi chiamano da sempre CATACOMBE. Non si tratta di gallerie fognarie, nè di scantinati, ma del risultato degli scavi nel tufo (materiale di cui è ricco il territorio sul quale si sviluppa Parigi) iniziati già in epoca romana allo scopo di portare alla luce materiale per la costruzione della città. Queste gallerie sono mediamente a circa 30 metri di profondità e alcuni metri al di sotto della rete fognaria e della Metropolitana.
Le catacombe sono un labirinto terroso di 320 chilometri di gallerie lungo la riva sinistra del Senna. Alcune sono allagate,piene di buchi, altre sono più rifinite, con mattoni a Malta,scale a chiocciola ed eleganti arcate.
Alcune pareti sono ricoperte da graffiti, incisioni e murali. Son opera dei cataphiles,un gruppo di ragazzi bohemien parigini che passano giorno e notte nelle catacombe organizzando feste, cene e concerti.scendere nelle catacombe e’ vietato e la polizia ha formato un gruppo speciale, i catacops, per pattugliare i sotterranei,ma i poliziotti non sembrano essere un deterrente.
Le gallerie sono contrassegnate dalle tipiche targhe di ceramica blu, con i nomi che corrispondono alle strade in superficie.
Sul terreno si trovano oggetti asciutti e ramati: ossa umane! Verso la fine Del settecento,quando i cimiteri cominciarono ad affollarsi,molti corpi furono riesumati e portati a sud di Parigi. Carovane di carri con i teli neri passavano per le strade scaricando ossa su ossa nelle fosse, le catacombe contengono i resti di circa sei milioni di persone. Dai pozzetti filtrano i rumori della strada:le persone che chiacchierano,gridano,il passeggiare e l’ abbaiare dei cani.
Anche a voi e’ venuta voglia di visitarle? Ecco un po’ di informazioni utili!
Con le compagnie lowcost si può andare in Francia con 60€ a/r, l’ingresso nelle catacombe costa 8€ a persona,per le visite guidate bisogna pagare,oltre al biglietto, 4,50€.
Parte delle informazioni sono state prese dal settimanale Internazionale e Google.

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La grande vita di Rita Levi-Montalcini

Rita Levi-Montalcini ha visto trattare con sufficienza le sue scoperte scientifiche per tutti gli anni cinquanta e sessanta,e solo nel 1986 ha ricevuto il premio nobel per la Medicina.
Si iscrisse alla facoltà di medicina,andando contro i desideri del padre. Si laureo’ nel 1936 e divenne l’assistente dell’istologo Giuseppe Levi,che le insegnò a rendere le cellule nervose più visibili al microscopio colorandole con sali d’argento.
Con le leggi razziali del 1938 dovette interrompere il suo lavoro e riprenderlo in un laboratorio,come si suol dire “fatto a casa”, proprio perché in camera sua.
La Signora Delle cellule e Giuseppe Levi intrapresero insieme un lavoro assai difficoltoso ma che, anche se tardi, portò i propri frutti: come fanno i nervi che si diramano dal midollo spinale embrionale a trovare l’ arto che interverranno?
Sostenitrice appassionata della formazione scientifica anche per le donne, Rita Levi-Montalcini non si sposò e non ebbe figli, nel 2001 fu nominata senatrice a vita e da allora diede il suo sostegno ai governi di centro sinistra guidati da Romano Prodi e si oppose a quelli di Sivlio Berlusconi, sopratutto quando adottavano misure restrittive nei confronti della ricerca scientifica.
La Signora delle cellule ha dichiarato che il suo cervello funzionava meglio che a vent’anni.
Una grande donna.
Informazioni riprese dal settimanale Internazionale.

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