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Il Fico

Frutto tipicamente estivo e gustoso è il Fico, protagonista delle campagne Salentine e non solo: le testimonianze della sua coltivazione si hanno già nelle prime civiltà agricole di Mesopotamia, Palestina ed Egitto, da cui si diffuse in seguito in tutto il bacino del Mar Mediterraneo. La specie ha due forme botaniche che possono essere definite come piante maschie e piante femmine, dato che la prima (pianta maschio, o caprifico) costituisce l’individuo che produce il polline con frutti non commestibili, mentre la seconda o fico vero (pianta femmina che produce frutti commestibili) produce i semi contenuti nei frutti.

La distinzione botanica è molto più complessa, dato che in realtà il caprifico ha nel frutto parti complete sia per la parte femminile (ovari adatti a ricevere il polline) che per la parte maschile (che produce polline); la parte femminile è però modificata da una microscopica vespa  che vive negli ovari (modificati in galle) e quindi per questo la parte femminile è, sessualmente, come se non esistesse: la pianta, a mezzo appunto della vespa, svolge quindi esclusivamente (o quasi) una funzione maschile (producendo polline e facendolo trasportare dalla vespa che alleva). Solo le femmine della vespa sciamano fuori dal frutto. Il frutto del caprifico non è commestibile (non è succulento e neppure dolce).

Il binomio insetto-fico (intendendosi precisamente ) è una simbiosi mutualmente obbligata, cioè è specie-specifica: da un lato l’insetto sopravvive solo ed esclusivamente nei frutti del caprifico, e dall’altro la pianta di fico non ha alcuna possibilità di far semi senza l’insetto.

Nel fico a frutti commestibili, abbiamo tre tipi di siconi, che danno, annualmente, distinte fruttificazioni: fioroni, o fichi fioroni che si formano da gemme dell’autunno precedente e maturano alla fine della primavera o all’inizio dell’estate; fichi, o forniti, o pedagnuoli che si formano da gemme in primavera e maturano alla fine dell’estate dello stesso anno e infine cimaruoli prodotti da gemme di sommità prodotte nell’estate e maturano nel tardo autunno (la produzione di cimaruoli è limitata a regioni dove l’estate è molto lunga ed il clima particolarmente caldo, spesso è incompleta o insoddisfacente).

Il Ficus carica gradisce climi caldi non umidi, si adatta a qualunque tipo di terreno purché sciolto e ben drenato, non tollera a lungo temperature inferiori ai -10, -12 °C, nelle regioni mediterranee non è raro incontrare piante di fico sorte su vecchi muri o nelle pareti dei pozzi. Per quanto concerne la potatura, o anche il superamento della stagione invernale, la rimozione delle parti sommitali dei rami, (o il loro danneggiamento da parte del gelo), mentre può non influenzare la sopravvivenza della pianta, elimina o danneggia le gemme mature che produrrebbero i fioroni la successiva estate, e quindi ne compromette la fruttificazione. La conservazione in vita della parte basale permette l’invecchiamento del legno, fatto che rende la pianta più resistente al gelo. Le Regioni italiane a maggior vocazione produttiva sono Puglia, Campania e Calabria, una produzione efficace proviene anche dall’Abruzzo, Sicilia e Lazio tra l’altro la Puglia fornisce anche la maggior produzione di fichi secchi.

Ringrazio L’esperto Luigi Guido per la sua consulenza affidabile e accertata. 

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Intervista a Stefano Piedimonte

Stefano Piedimonte nasce a Napoli negli anni ‘80 e si laurea nella sua città all’Università ‘ l’Orientale’, dal 2006 lavora per il corriere del Mezzogiorno, prima come cronista di nera e poi come redattore web della testata, scrive racconti sul Corriere della sera, Il fatto Quotidiano, Corriere del Ticino e tanto altro ancora.

Esordisce con il Romanzo ‘Nel nome dello Zio’, edito da Guanda meno di un anno fa: la storia ruota intorno a Napoli, esattamente nei quartieri Spagnoli dove, l’affarista e mafioso ‘Zio’ ha un solo debole: Il Grande Fratello.

Una storia Fresca, interessante e ricca di elementi ‘reali’ e tipici del nostro tempo, ha suscitato in me estrema curiosità nel conoscere la mente, che ha partorito una stravaganza simile, complice la pazienza e dedizione dello Scrittore, è stato possibile conoscere altri lati dello Stesso Piedimonte.

Alla domanda se scrittori si nasce o si diventa, Stefano risponde netto e deciso: “ indubbiamente bisogna avere delle doti, ma è chiaro che quest’ultime si possono affinare col tempo, non credo che una persona priva di senso del ritmo, possa diventare un bravo musicista: questo è un discorso che funziona sempre, con la musica come con la scrittura, certo, i casi eccezionali ci sono sempre.”

La mafia è virus che si è diffuso e continua a diffondersi in qualsiasi terra, anche se le radici si trovano al Meridione, Lo scrittore pensa che la gente non abbia bisogna della Mafia, anzi se ne deve liberare, fin quando questo non accadrà non potrà esserci una crescita reale e duratura: si insinua laddove lo Stato fallisce, ma lo fa stringendo intorno al collo della gente un cappio ben più stretto di quello che c’era prima.

Una buona soluzione potrebbe essere la politica di sostegno delle fasce più deboli che non sia, pero, mero scambio elettorale e assistenzialismo da quattro soldi; con l’aggiunta di certezza della pena e indagini patrimoniali.

Tema caldo e importante nell’XI Secolo è rappresentato dell’editoria tradizionale, in contrapposizioni a delle nuove soluzioni nascenti come il Self-Publishing difatti, Stefano confessa che è fondamentale avere un buon Agente letterario poiché gli Editori, oggi, ricevono migliaia  di manoscritti se, invece, ad invitarli è un agente serio e conosciuto nell’ambito editoriale, l’editore lo leggerà con molta più attenzione.

Ringrazio Stefano Piedimonte per la gentilezza dimostratami, ma soprattutto, i migliori auguri per un lavoro che,  sotto forma di passione, diventa indispensabile a tutti, nella conoscenza (anche in modo ironico) di un problema grave come la Mafia, che affligge persone e l’intera società.

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occhio al virus!

Una problematica abbastanza grave che ha colpito recentemente sul nostro territorio  i nostri amici cani e’ il virus del Cimurro.
Il cimurro è una malattia infettiva contagiosa di origine virale (Morbillivirus), che risulta spesso essere letale. Colpisce i giovani cani e canidi (volpe, lupo, coyote, ecc.), il furetto e alcuni felidi (anche se mai il gatto domestico). La sintomatologia clinica è caratterizzata spesso da turbe del sistema nervoso che sfociano in manifestazioni convulsivanti e paralizzanti, oltre che catarro nasale. Il virus provoca inoltre notevole immunodepressione (mediante l’inibizione dei linfociti B e T). Il paramixovirus è antigenicamente correlato con il virus del morbillo umano e con quello della peste bovina.La malattia ha un’evoluzione clinica che si presenta tre fasi e porta quasi inevitabilmente alla morte dell’animale. I  più giovani e deboli, possono perdere la vita già nella prima fase.La fonte principale di infezione è la via aerogena attraverso lo scolo oculo-nasale e fondamentale appare il contatto diretto tra soggetto ammalato e sano. Gli animali possono ricevere il virus da particelle di saliva, ma anche da urina e feci di animali infetti.I principali sintomi sono inizialmente generici: malessere, anoressia, febbre (generalmente con due picchi a dieci-quindici giorni di distanza l’uno dall’altro).

La diagnosi di cimurro si effettua clinicamente e sull’ esito di test di laboratorio.Come detto la prognosi e’ spesso infausta sia nei cuccioli che negli adulti, specialmente se compare la forma nervosa. Per prevenire la malattia esiste una valida profilassi vaccinale. I cuccioli devono affrontare alcune somministrazioni distanziate l’ una dall’ altra di 2-3-4 settimane (a seconda della gravita’ del pericolo di contrarre la malattia), per gli adulti il richiamo deve essere annuale.Buona norma sarebbe quella di vaccinare le fattrici un mesetto prima dell’accoppiamento.Fondamentale, come sempre quando si tratta di vaccinazioni,e’ che l’ iniezione del vaccino venga praticata su un soggetto clinicamente sano, condizione che può essere valutata dopo un’accurata visita clinica veterinaria. La prevenzione e’ l’unica soluzione che può salvare la vita ai nostri amici,quindi che cosa stai aspettando?
Ringrazio il Veterinario Andrea Puce per la sua costanza e dedizione nel proprio lavoro.

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I rischi della bella stagione

La Bella stagione è alle porte, le temperature salgono e anche i rischi per i
nostri amici fidati crescono.
Al primo posto nella Pole position dei pericoli ci sono Le pulci, parassiti
esterni ematofagi: si nutrono del sangue di mammiferi e uccelli. Per animali
domestici come cani e gatti esistono prodotti veterinari di vario genere
(shampoo, fiale o collare antipulci) che contrastano l’infestazione da parte di pulci.
Questi prodotti allontanano le pulci dagli animali, ma non difendono il
proprietario o l’abitazione. Controllare tappeti e divani, sarebbe consigliabile.
Al secondo posto nella lista ci sono le Zecche: parassiti ematofagi di molti
animali e anche dell’uomo, e possono essere pericolosi agenti di trasmissione
di malattie infettive.
Le zecche sono vettori di diverse malattie, sia dell’uomo che degli animali le
specie più comuni sono due: La piroplasmosi, o babesiosi, è causata da un
protozoo che, iniettato dalla zecca tramite la saliva, si localizza nei globuli
rossi invadendoli e distruggendoli provocando ittero, febbre ed emoglobinuria.
Rari casi d’infezione umana sono stati segnalati nel nord-est degli Stati Uniti
d’America e nell’Europa settentrionale. La rickettsiosi, o febbre bottonosa, e
questa malattia provoca febbre, cefalea, artralgia ed una tipica eruzione
esantematica localizzata sugli arti e sul tronco.
Al terzo posto troviamo i forasacchi, della famiglia delle Gramineae, meglio
conosciute come ‘zite di campagna’, Nella regione mediterranea, allo stato
spontaneo, pur localizzandosi soprattutto in ambienti aperti, occupano
praticamente tutti i tipi di habitat, dai boschi ai luoghi umidi, dalle dune
sabbiose agli ambienti ruderali. I piccoli germogli s’insinuano nelle fessure
di cani e gatti come nell’occhio, orecchio, artigli, zone intime e cosi via;
esportarle è spesso un problema perché richiede l’apertura del corpo e quindi
un’operazione chirurgica, spesso d’intervento.
Quarto e ultimo posto il Problema Disidratazione: i colpi di calore sono le più
frequenti, piccole dimenticanze sotto i raggi del sole o lasciati in macchina,
possono portare a seri problemi canini.
Delle piccole accortezze possono servire a migliorare lo stato di salute dei
nostri amici animali, con un po’ più di attenzione è possibile salvaguardare e
prevenire sgradevoli conseguenze.
si ringrazia il Veterinario Andrea Puce per la sua collaborazione.

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L’importanza del microchip

Ogni essere umano alla nascita viene iscritto all anagrafe e tale proceduta e’ stata indetta da Napoleone nel 1806. Il 14 agosto del 1991 e’ divenuta obbligatoria anche per gli animali, in particolare nell anagrafe canina.
Con l’art. 2 della L.R.26/06 è divenuta obbligatoria l’esigenza improrogabile relativa all’impianto ed alla tenuta dell’anagrafe canina su base informatizzata regionale al fine di consentire l’immediata identificazione e quantificazione dei cani presenti nel territorio;.
L’Anagrafe Canina Informatizzata regionale (ACIR) deve consentire l’interazione fra gli Enti Pubblici (Regione – AUSL – COMUNI ) ed i soggetti privati (Medici Veterinari liberi professionisti, Associazioni di volontariato, proprietari di strutture per il ricovero degli animali sia randagi che di proprietà) mediante l’uso di una banca dati che costituisca un punto di riferimento unico, facilmente aggiornabile e consultabile.
Vediamo più nel dettaglio in cosa consiste l iscrizione canina del proprio cane: anzi tutto, viene installato in sede sotto cutanea auricolare sinistra (la posizione e’ stata scelta per convenzione) un piccolo dispositivo elettronico che ci permetterà, ad esempio, in caso di smarrimento, di leggere i dati del proprietario e ovviamente anche quelli del cane; questo procedimento dal punto di vista legislativo e’ un OBBLIGO che ha il proprietario verso il proprio amico cane.
Oltre a rendere più facile la restituzione al proprietario, il sistema delle anagrafi, nazionale e territoriali, istituito con l’accordo Stato-Regioni del 6 febbraio 2003, garantisce la certezza dell’identificazione del cane, rappresenta un efficace strumento di dissuasione degli abbandoni, favorisce studi e interventi per la prevenzione e cura delle malattie degli animali.
L’anagrafe canina regionale informatizzata consentirà il contenimento del fenomeno “Randagismo” che, allo stato attuale, provoca notevoli danni sia di natura sociale che economica:
– Diffusione di malattie infettive (echinococcosi, leishmaniosi, rogne, micosi, ecc.);
– Morsicature che provocano ricoveri presso i Presidi Ospedalieri e consequenziali spese per la profilassi antirabbica;
– Costo relativo alle cure ed al mantenimento dei cani accalappiati presso le strutture di ricovero -Canili Sanitari e Rifugi di pertinenza comunale.
– Costi relativi ai rimborsi per i danni causati dai cani vaganti.
È necessario prestare la giusta attenzione ai nostri amici animali, sopratutto quando si parla di obblighi e doveri; e se anche tu, caro lettore e amante degli animali, non hai ancora provveduto a iscrivere il tuo compagno di giochi all anagrafe canina, affrettati nel farlo!
Si ringrazia per la collaborazione il Veterinario Andrea Puce.

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