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‘Avevano spento anche la luna’ di Ruta Sepetys

L’olocausto è una parte importa della storia dell’umanità, viene studiato nei libri, approfondito da molti professori, migliaia di scrittori hanno narrato storie a stampo ebraico, tedesco, con paesaggi della Polonia, Dell’Unione Sovietica o di qualsiasi altra parte del mondo coinvolta in questo tragico conflitto; da un po di tempo ormai, ci sono ‘correnti’ che sostengono che, in realtà, l’olocausto non è mai esistito, frutto di pura invenzione da parte dei sconfitti.. ovviamente, le persone fornite di un certo intelletto, sanno benissimo che è accaduto tutto ciò che viene trattato nei libri di storia, attraverso internet è possibile risalire, non ad un numero preciso ma orientativo delle vittime deportate dall’Italia, dalla Francia o da altri paesi. I NUMERI PARLANO E L’OLOCAUSTO FA PARTE DI TUTTI NOI.

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Ruta Sepetys,nata da una famiglia di rifugiati LITUANI, è voluta tornare nella sua terra natia, ha approfondito le vicende che hanno legato la LITUANIA all’olocausto, venuta a contatto con molti storici di quest’epoca, non ha potuto sopprimere il desiderio di scrivere un libro perchè tutti devono sapere, conoscere, le atrocità di un tempo, non tanto passato.

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La protagonista è Lina, il padre era un impiegato in Università, la Madre una bella donna dell’epoca, intelligente, scaltra e acculturata, il fratello Jonas, piccolo all’inizio, ma maturo a fine libro, dimostrerà una crescita fisica, morale e di coraggio, degna di nota.

Deportati nel cuore della notte, Lina, la madre e il fratello saranno separati dal padre che, scopriranno dopo che si abbandonerà nelle braccia dell’angelo della morte, non resistendo alla cruda realtà dei fatti e alla separazione con i propri cari.

Le descrizioni sono trattate nei minimi dettagli, i paesaggi descritti sono carichi di aridità e scarsità di materiali, per fino per accendere un tiepido fuoco; il tragitto nei vagoni di animali,come porci o vacche, sono così precisamente narrate che, pare quasi, sentire l’odore stagnante del carro merci o sembra quasi di vedere Ona, incontrata nel tragitto della morte che, però, sarà fucilata sotto gli occhi interdetti dei piccoli sin dall’inizio.

Una storia toccante, da leggere tutta d’un fiato, storia da conoscere e rendere propria, e vi renderete conto che, una volta chiuso il libro, vi sentirete mancare, si, mancare qualcosa, non si sa bene cosa, ma qualcosa vi mancherà.

Editore Garzanti Libri 

Prezzo di copertina 9,90 euro.

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Il Mercato del Baratto

Il baratto è uno dei mezzi e strumenti più antichi, in cui due persone si scambiano merce o servizi di pari valore senza un corrispettivo di soldi.

Domenica 17Novembre 2013 si svolgerà presso il Mercato Coperto di Maglie “Rosetta Palma” il primo ‘Mercatino del Baratto’ dalle ore 10 alle ore 13, organizzato dal C.I.F.  – Centro Italiano Femminile- della Sezione di Maglie con Responsabile Rosaria De Pascali.

Una particolare iniziativa che ha tutto il profumo di novità, soprattutto presso la cittadina Magliese: sarà possibile portare cinque oggetti, tra cui anche indumenti che, saranno ispezionati e quindi ritenuti idonei o meno per la vendita da una commissione esaminatrice che, deciderà poi, il prezzo dell’acquisto.

Intervistata per l’occasione, la Responsabile Rosaria De Pascali del C.I.F. di Maglie è molto entusiasta dell’iniziativa che, dichiara, sarà solo la prima di tante altre tappe a carattere territoriale che hanno come scopo, una risposta da parte della società e che, andranno a migliorare, la vita di tutti noi per un commercio sostenibile e utile.

Il C.I.F. si fa promotore di una delle tante iniziative che, a sfondo rosa, hanno l’obiettivo di coinvolgere tutti, donne e uomini che vogliono prendere parte ai diversi incontri, eventi o idee cha caratterizzano il centro femminile Nazionale.

Ciò che può essere inutile per noi, per qualcun altro potrebbe essere indispensabile, per un commercio (eco)sostenibile ricicla o ‘fai girare’ anche il tu il tuo oggetto, potrà avere una nuova funzione in qualsiasi altra parte del mondo.

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Perchè viviamo aspettando?

Giro di chiamate, sms che arrivano, orari che si decidono, è fatto: alle 22 ci vediamo per prendere una birra, perfetto!

E ci risiamo, sempre noi, con i nostri sogni, i nostri problemi, ci ritroviamo a parlare,a distanza di mesi, con altri compagni  sono anni che non ci vediamo, ma rimani sempre lo stesso, coi tuoi capelli, con il tuo menefreghismo, sì, forse lo stile è cambiato, ma è la tua mente, quella che rimane ferma.

Passano le ore, la gente smaltisce e rimani con pochi amici a chiacchierare, su una villetta, una birra in mano, con l’altra cerchi una sigaretta, l’accendino, la prima boccata e poi pensi, rifletti e dichiari: 

“Vagnuni, quai, pe nui, nunc’è nu cazzu”.

Oh Cristo, P. perchè ti sta prendendo così? Sei sempre così felice ogni volta che ci vediamo, non abbiamo mai fatto un discorso serio e adesso te ne esci così? Con questa espressione? Ma non stavi lavorando lì, in quella stazione di servizio?

“Sì, però, lassai, cioè bonu..”

Ma scusa, perchè non hai continuato a lavorare? Almeno era un posto sicuro, nessun altro sta lavorando dei nostri coetanei!

“Si, ma capiscime, è na fatica ca provi, poi bonu, cioè aggiu fattu l’esperienza ma nunnè pe mie.”

E quale fatica sarebbe per te? Adesso stai facendo qualcosa?

“sì, moi stau bonu propriu, lavoro ad una cooperativa, otto ore al giorno, mi pagano bene, ma spiccia tuttu a Dicembre, quannu le ulie spiacciane- è la verità, capito? Nu te piju angiru, poi sai ce te dicu? Era cu siccane tutti li ulivi, piantagioni erane fare, piantagioni de cannabis, ovunque compare miu..”

None, ma ce sta dici, lo Stato non lo permetterà mai,sai come ruota il mondo, si arricchiscono insieme alla mafia, collaborano, sordi ca essane, sordi ca trasane..

“è Tuttu nu casinu, è tuttu nu casinu E. Ulia me acchiu na vagnona, forse me calmu, ma ieu nu su seriu, nu me coddha, tocca la acchiu comu dicu iou, poi intra u paese simu 20 masculi, tre fimmane, na situazione nu pocu assurda, ai limiti, ma stamu tranquilli”

 

P. ti sento troppo indeciso, a fatica te puzza o nu te puzza? e poi stu paese, te stave strittu o nu te stave strittu? Dai, sta te pija male sta sira, pare strano anche a me, ma tutti, e dico tutti, arriviamo ad un certo punto nella vita che diremo: BASTA, adesso si fa come dico io, le leggi le detto io, a modo mio e per il mondo mio,voglio un fidanzato o na stria, a mia immagine e somiglianza, poi, magari, non si trova mai esattamente così, ma te la plasmi o ti plasmi, in base alle leggi della natura.

La verità? Volete la verità?

Noi giovani, vogliamo cambiare il mondo, l’universo, le sfere politiche, la cultura, vogliamo rivoluzionare il mondo dell’arte, facciamo nascere progetti, ambiziosi, assurdi, surreali, esagerati ma non abbiamo gli strumenti per farlo, non sappiamo dove mettere mani, da chi o cosa cominciare, a chi chiedere, abbiamo le mani legate ma la mente libera, libera di vagare, di sognare, di ambire, di scoprire, di navigare, liberi di amare, di decidere chi odiare, chi detestare, chi sopprimere, chi picchiare, sì, perchè la violenza è pur sempre una forma di comunicazione, un pò forte ma a volte decisiva.

Perchè quando vivi aspettando, un giorno passa lentamente come se fosse un anno, ed è questo il punto: PERCHè ASPETTARE? MA CHI ASPETTIAMO? Una mano, dal cielo, non scenderà mai, un aiuto nessuno lo darà mai, perchè la società è menefreghista, perchè la società è corrotta o ugualitaria( quasi mai).

Il pensiero del futuro mi attanaglia il cervello, la mente non è mai realmente libera e poi, noi giovani, ci nutriamo di speranze che a volte, non sappiamo nemmeno di avere e dovunque andremo, saremo pur sempre seduti dalla parte del torto, perchè evidentemente la parte della ragione era già occupata dalla marmaglia.

E a me, la marmaglia, non è mai piaciuta.

Non voglio invecchiare ASPETTANDO, e te?

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Perchè sognare non costa nulla..

Chiudo gli occhi, rilasso il corpo, respiro lentamente, senza fare il minimo rumore percepibile dall’orecchio  umano e immagino un mondo, un mondo diverso, nuovo, respirabile, senza caos, senza confusione, il nervoso non esiste e il termine STRESS nemmeno si conosce; immagino poche forze dell’ordine ai limiti della città, vivo in una cittadina dove il rispetto, la dignità, l’umanità, la solidarietà e la pace interiore sono gli ingredienti particolari per un viver sereni, senza battiti di cuore e senza rancore per il passato o paura del futuro.

Le persone si alzano il mattino, percorrono la via per andare a lavoro, hanno un rapporto soddisfacente con il capo e di stima coi colleghi, poi tornano a casa, la famiglia li aspetta, la cena è calda, abbondante e allegra, la sera si passeggia con il proprio cane o cani, in base alla scelta che si è fatto, una volta accasati, ognuno, per proprio conto prega Dio, Allah, Maometto, una farfalla o una poltrona, in qualsiasi caso, si prega per chi si crede perchè, nel paese che immagino, c’è libertà di professare la propria religione senza avere il timore di essere additati.

A fine mese ognuno viene pagato in base al proprio lavoro, le persone sono soddisfatte, tornano felici nel proprio posto di lavoro il giorno successivo e attendono, non con ansia, ma con serenità, di nuovo il fine mese per percepire i soldi del proprio operato.

Immagino un mondo dove maestre, insegnanti, professori o decenti concedono la libertà ai propri alunni di decidere per conto proprio che corrente letteraria preferire o che credo politico esercitare, nessuno giudica il lavoro altrui, i libri che si scrivono o gli atteggiamenti che si assumono. Tutti sono felici di scrivere, leggere, informarsi secondo la PROPRIA MENTALITà. In questo modo i giornalisti fanno il loro lavoro, RIPORTARE L’INFORMAZIONE, nessuno è corrotto, nessuno firma contratti di pensiero, nessuno modifica i propri articoli dopo aver ricevuto telefonate scomode e tutti, dormendo a sonni tranquilli, possono alzarsi la mattina e dire: SCRIVO CIò CHE è GIUSTO E NON CIò CHE è COMODO.

Io, nel mio piccolo, posso dire di fare questo. LIBERTà DI PENSIERO SIGNIFICA LIBERTà DI SCRITTURA.

Poi, mi sveglio e mi accorgo, che STAVO SOLO IMMAGINANDO perchè nel paese dove vivo io, tutti sanno tutto di tutti ma SOLO LE COSE NEGATIVE, i giornalisti dimenticano qual’è la loro reale posizione, i politici, per una volta, dovrebbero finire di parlare dei giovani e dovrebbero scendere  dal parlamento e finalmente ASCOLTARE COS’HANNO DA DIRE I GIOVANI, cosa che non succede e la gente, sì, tutte quelle persone che ci passano intorno, incontriamo e escludiamo, sì proprio loro, non se ne fregano nulla che vada oltre il proprio naso, perchè se tu subisci un’ingiustizia è più facile voltarti le spalle, che porgerti la mia mano.

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Il caso di Andrea Bufano

Il 16 giugno 2013 si è svolto un importante Match Lecce-Carpi, dove Il Carpi pareggiava 1-1 in trasferta a Lecce nella gara di ritorno della finale di LegaPro (Girone A) e con questo risultato, sommato alla vittoria nella gara di andata, conquistava una storica promozione in Serie B tutto questo, mentre i tifosi Leccesi, 27 con esattezza, venivano ritenuti responsabili per disordini accaduti a fine partita.

La richiesta di giudizio immediato nei confronti dei supporter è stata avanzata dal sostituto procuratore Massimiliano Carducci, secondo il quale la prova dei reati commessi è talmente certa da rendere non necessaria la celebrazione dell’udienza preliminare, ed è stata accolta dal gip Giovanni Gallo. Fu proprio quest’ultimo, nel luglio scorso, a firmare le ordinanze di custodia cautelare che hanno fatto finire in carcere quattordici tifosi. Ai loro nomi si sono aggiunti quelli di altre quattordici persone, che non furono raggiunti da alcun provvedimento cautelare ma che compaiono nella richiesta di giudizio immediato.

I reati contestati a vario titolo agli indagati sono violenza e resistenza a pubblico ufficiale e agli steward, danneggiamento e invasione di terreno di gioco. L’individuazione dei responsabili dei disordini è stata resa possibile grazie ai filmati delle videocamere ubicate dentro e fuori lo stadio e grazie ad alcune testimonianze.
Nei ventisette tifosi condannati per la loro passione e audacia nel continuare a seguire sempre e ovunque la propria squadra, spunta un nome che è quello di ANDREA BUFANO, nato a Martano e residente negli ultimi tempi a Bologna per ragioni lavorative; un nome già noto nelle cronache locali per una rapina avvenuta nel 2001 e che, quest’ultimo, ha già scontato la pena, pagato per i suoi errori e quindi, cambiato totalmente vita.

Andrea Bufano a fine match Lecce-Carpi ha invaso il campo per primo, seguito poi da molti altri tifosi, lo Stewart, che avrebbe dovuto controllare quel perimetro era, però, assente, al contrario di quel che si dice cioè di violenza effettuata su di esso, dopo di che, avvicinatosi agli spogliatoi senza commettere reati di nessuna entità, ritorna negli spalti, guardando lo Stewart nei pressi della zona con in  bocca amarezza e tristezza nel cuore per la partita andata a cattiva fine. Bufano, tornato a Lecce solo per assistere alla partita, ritorna a Bologna subito dopo, con ancora 39gradi di febbre e dopo circa dieci giorni è emesso un provvedimento antirestrittivo dalla squadra dell’antiterrorismo di Bologna nei suoi riguardi e quindi, condotto nel Carcere Dozza di Bologna dove, ci resterà per trentacinque lunghi giorni senza avere la possibilità di chiamare il suo Avvocato, previsto nell’articolo 391, e ovviamente, senza poter telefonare né alla madre né al padre tantomeno al fratello.

Passato questo periodo di tempo, gli vengono assegnati i domiciliari, quindi a Martano dove ha il domicilio in attesa del Processo che avverrà il 13 Dicembre, il Tribunale sollecitato per gli atteggiamenti burocratici esercitati nei confronti di Andrea Bufano risponde esso stesso affermando che non ci sono gravi indizi nei confronti dell’ultras e venticinque giorni costituiscono “un sovrappiù di afflittività”, invece, tutti gli altri che hanno preso parte all’invasione di campo sono stati trattenuti dieci giorni ma rilasciati subito dopo; tutto ciò, però, non avviene per Bufano, reduce di errori sbagliati fatti in un lontano passato e, la frustrazione che prova verso gli atteggiamenti assunti nei suoi confronti lo portano a scrivere una lettera e a  renderla pubblica. 

Di seguito, riportiamo tali e quali le sue parole:

“LETTERA APERTA DÌ ANDREA BUFANO PER CHIEDERE GIUSTIZIA.

Mi chiamo Andrea Bufano ho 36 anni e sono di Martano, città della provincia di Lecce. Da quasi 4 mesi sono privato della mia libertà personale senza aver commesso alcun reato penale.

Sono uno degli ultras degli scontri del dopo gara di Lecce-Carpi. Sono accusato di invasione di campo e violenza resistenza e minacce ad uno Stewart, nonostante le telecamere e le testimonianze di una intera città smentiscono il fatto che io ho abbia fatto violenza, resistenza e minacce, sono ancora privato della mia libertà personale in quanto pregiudicato.

Quindi se una persona, nel dubbio, è innocente visto è pregiudicata teniamola in carcere o altrove.

Ho fatto delle cose gravissime nel lontanissimo 2001 per le quali ho, giustamente, scontato tutta la pena dal 2001 al 2008. Ho deciso di cambiare vita una volta finita la pena nel 2008 e cosi è stato. Sono stato 5 lunghi anni a rifarmi una vita non un giorno, a reinserirmi, a rifarmi nuove amicizie e poi per una ragazzata, una bravata dovuta alla delusione all’amarezza di una sconfitta vieni sbattuto su tutti i giornali e addirittura arrestato (mi sono costituito sia chiaro nessuno lo ha mai detto) dalla quarta sezione ”Antiterrorismo” di Bologna. Cioè per una invasione di campo arrestato dall’Antiterrorismo, dal momento in cui sono stato arrestato fino a che sono non uscito non mi è stato mai concesso il diritto di chiamare l’avvocato, (secondo la legge ti tocca come prima chiamata), sono stato sbattuto in uno dei transiti più squallidi dei carceri italiani la ”DOZZA” di Bologna dove si vive in 3 metri quadri calpestabili in 3 persone tutto questo sempre per una invasione di campo.

Ho chiesto e lo sto chiedendo tuttora le prove della televisione che mi scagionano completamente dalle accuse che mi vengono fatte da questo stewart.

Sabato a Roma hanno messo soqquadro una città eppure grazie alle telecamere il GIP ha scarcerato sette manifestanti, ed io perché no, sol perché mi chiamo Andrea Bufano e nel lontanissimo 2001 sono stato condannato per rapina in banca? Ah capisco, quindi io per tutta la vita devo portarmi sempre avanti il mio passato! Allora, un conto è essere accusato di invasione di campo dove giustamente mi è stato applicato il cosiddetto DASPO per la durata di anni 5 dove nemmeno lo contesto.

Ero cosciente e consapevole che lo avrei preso, è giusto che sia stato applicato, ma un conto è essere accusati di cose che io non ho nemmeno minimamente fatto nè tantomeno pensato di fare ed addirittura essere arrestato. Se devo picchiare una persona non lo faccio davanti alle telecamere! Il mio è stato un gesto dettato dalla delusione, un gesto isolato che non ha nessun collegamento né con le forze dell’ordine e né con gli stewarts. Come si dice in gergo “buttiamo tutti nel calderone poi si prende un fascicolo si legge Bufano Andrea pregiudicato per articolo c.p. 628 comma 1 e 3 e nemmeno si valuta cosa ha fatto Bufano Andrea ma lo si arresta direttamente”.

Avevo giurato ai miei genitori nel Novembre del 2008 dopo sette anni tra carcere, domiciliari e affidamenti sociali di non far vedere più in casa carabinieri e polizia. Nulla da fare, io chiedo SCUSA solo a loro per quello che stanno passando a causa mia del resto non devo chiedere scusa a nessuno, io sono innocente e mi proclamerò innocente fino alla morte. Voglio giustizia e voglio la verità, se è vero che sono colpevole allora voglio ritornare in carcere non voglio favori su qualcosa che non ho commesso, magari dovrei dire pure grazie a chi mi ha mandato ai domiciliari, in carcere si scrivono e si ricevono lettere, io ora è come se stessi scrivendo una lettera non me lo vieta nessuno.

Berlusconi usa Retequattro, io uso la mia pagina per proclamare la mia innocenza, non mi fa male tanto il fatto di essere stato arrestato, non mi fa male il fatto di essere stato definito ”bestia”, non mi fa male tanto il fatto di essere stato definito socialmente pericoloso alla collettività umana, non mi fa male tanto il fatto che sono ai domiciliari, non mi fa male tanto il fatto che mi ha lasciato la mia ex fidanzata, non mi fa male tanto il fatto che ho perso tutto, ma mi fa molto male ma davvero tanto male il dover ammettere che Silvio Berlusconi ha ragione: ci vuole una riforma della giustizia immediata, responsabilità civile ai giudici, cosi vediamo se si manda in galera una persona senza prove certe. Alcuni dicono, che poi è quello che si vorrebbe far credere alla gente all’opinione pubblica, ”è pazzo è uno squilibrato”! No assolutamente sono sano di mente ed ho cervello da vendere sono solo un uomo che sta subendo sulla propria pelle un accanimento giudiziario vergognoso, un pazzo uno squilibrato nemmeno gli fa certi ragionamenti, un pazzo scapperebbe evaderebbe farebbe gesti insani io invece civilmente ed educatamente sto mostrando le mie ragioni e soprattutto sto cercando di difendere la mia persona, quindi un domani prima di andare a leggere la carta straccia dei quotidiani che con loro inchiostro velenoso scrivono i giornalisti leggetevi la mia lettera.

Quando nel lontanissimo 2001 sono stato arrestato in quei sette anni non mi sono lamentato non ho mai ”pianto”. Ho infranto delle leggi ed è giusto che sia stato arrestato e condannato, ma ora devo essere condannato nuovamente per il 2001 oppure per le cose reali che sono successe, perché se devo essere condannato per il 2001 ho già la condanna scritta se devo essere condannato per i fatti attuali, voglio giustizia voglio la verità e il signore che mi accusa di violenza, resistenza e minacce che la dimostri perché ricorrerò fino alla Suprema Corte dei Diritti Umani di Strasburgo. Come nel 2001 le telecamere mi incastrarono in banca, ora le telecamere mi scagionano da tutte queste false accuse.

Chi mi è veramente amico sa della mia innocenza e anche in silenzio mi è vicino, come tutti i veri amici che mi hanno scritto quando ero al carcere di Bologna. Non mi va di fare scioperi della fame o sceneggiate autolesioniste, ma se per aver pubblicato questa lettera ritornerò in carcere ci ritorno sereno. Questa volta almeno una cosa l’ho fatta:  ”Libertà di Pensiero”.

P.S. ora potete anche arrestarmi morirò difendendo la mia persona e scordatevi un giorno di leggere su un giornale”si è suicidato……” amo troppo la vita e la mia persona per fare gesti insani.

VOGLIO GIUSTIZIA SOLO QUESTO CHIEDO: GIUSTIZIA. “                                                                                                                                                                                                                                    Andrea Bufano

 

Molte persone si uniscono al forte messaggio che ha voluto mandare Bufano, si sentono indignati perché Andrea ha già pagato per i reati commessi nel lontano 2001 e trovano ingiusto il trattamento che sta ricevendo; tuttavia online è possibile trovare i video dove dimostrano che, il ragazzo, non ha commesso nessun reato di violenza, poiché, lui stesso, si ritiene responsabile ed è disposto a pagare con il DASPO per quanto riguarda solo l’invasione di campo. Le registrazioni sono state fatte sia da RAI SPORT sia da Telerama e su youtube è possibile avere e guardare con occhi propri tutto il materiale a disposizione.

Il Pm di turno ha preso in mano, diverso tempo addietro, i video interessati ma, a oggi, non si hanno novità e l’impressione che si è quella di, allungare il brodo e condannare una persona non per quello che OGGI HA COMMESSO ma per i suoi reati vecchi, facenti essi stessi parte di una vecchia vita.

La legge è uguale per tutti, sì, basta solo saperla interpretare.

 

 

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Nuova Caserma della Guardia di Finanza a Maglie

Domani avverrà a Maglie in via Muro alle ore 11 la consegna della nuova Caserma della Guardia di Finanza da parte del Provveditorato Regionale ai Lavori pubblici, alla ditta appaltatrice.

Il Sindaco Antonio Fitto si dichiara ‘assolutamente’ soddisfatto del progetto andato a buon fine perché condotto personalmente dal primo cittadino e che domani, finalmente, vedrà la luce.

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Nel 1989, infatti – i dichiara – “ su richiesta della GdF , individuai il terreno ove tale opera sarebbe stata realizzata. Dopo, nel 2005 insieme all’Amministrazione ho perseverato nell’impegno per rendere concreto la realizzazione dell’opera, finché nel 2009, ci furono concessi i finanziamenti per realizzare la caserma, progettata per ospitare una Compagnia di Guardia di Finanza e ciò anche grazie al sostegno dell’allora Governo centrale. Quest’Amministrazione ha sempre dato grande importanza alla realizzazione di progetti che vanno a tutela della sicurezza urbana, al fine di permettere ai cittadini di poter contare su un ente attivo nella risposta al bisogno di legalità e sicurezza; e in particolare, la realizzazione di una nuova sede per la GdF, rappresenta la promozione concreta di questi valori.”

“Questa realizzazione”- conclude il sindaco – “è la concretizzazione di una collaborazione che caratterizza la nostra vita amministrativa e che vede protagonisti l’amministrazione centrale dello Stato, il Comune e la Guardia di Finanza, nell’ottica di quella collaborazione interistituzionale che ha sempre caratterizzato la nostra azione amministrativa. Innegabili,  inoltre sono  i vantaggi in termini di sicurezza e prestigio del territorio, rappresentati dall’esistenza a Maglie, di una caserma che ospiterà la Tenenza della Guardia di Finanza ed idonea ad accogliere in futuro una Compagnia di Guardia di finanza”.

Non sempre i soldi pubblici sono spesi bene ma il Sindaco Antonio Fitto, questa volta, pare abbia preso bene il mirino.

 

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