Le origini del sabato fascista

Quante volte hai sentito dire ‘faccio il sabato fascista’? A me è successo tantissime volte, qualche volta, ironizzando, l’ho anche detto (visto che lavoro sempre).

Come nasce, però, questo giorno di riposo?

Oggi è proprio ‘il suo compleanno’!

 

Treccani dice:

 Fu istituito col r. decr.-legge 20 giugno 1935, n. 1010 (legge 30 dicembre 1935, n. 2261), per poter svolgere le attività di carattere addestrativo prevalentemente premilitare e postmilitare e altre di carattere politico, professionale, culturale, sportivo del popolo. Il sabato fascista si differenzia dal sabato semifestivo adottato in altri paesi “per riposo e conforto”; e ne è stata affidata l’attuazione alle organizzazioni fasciste. L’orario normale degli uffici civili e quello del lavoro dei salariati dello stato terminano il sabato alle ore 13; e la riduzione si applica anche agli istituti scolastici pubblici o privati, di qualsiasi ordine e grado, nonché al personale delle amministrazioni, istituti ed enti di cui all’art. 2 della legge 21 dicembre 1933, n. 1808.

 

Ho scoperto così che il ‘sabato fascista’ è anche un giorno dedicato alla cultura, anzi, si avvicina addirittura alla cultura teatrale, in particolar modo viene anche denominato SABATO TEATRALE, secondo Treccani:

 Sabato Teatrale. – Analoga al sabato fascista è l’istituzione del sabato teatrale (r. decr.-legge 28 dic. 1936, n. 2470) che si propone di accostare le masse popolari al teatro per elevarne la cultura attraverso un sano diletto.

 

Il sabato teatrale era, come spesso accade, rivolto SOLO ad un pubblico specifico, sono spettacoli riservati agli operai e lavoratori agricoli, ai venditori ambulanti e commessi di negozio; ai fattorini, uscieri, maestranze statali e dipendenti subalterni in genere; agli impiegati che non abbiano uno stipendio mensile netto superiore a L. 800; ai giovani fascisti in possesso della tessera dei Fasci giovanili; e, prima che fosse creato l’Ente comunale di assistenza, agli assistiti dall’Ente opere assistenziali del P.N.F., con una percentuale di biglietti gratuiti a loro favore non inferiore al 10% dei posti di ciascun teatro.

 

 

 

FONTI: Treccani

FOTO: Luce

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