La letteratura in 140 caratteri

Vola il tempo quando si toccano argomenti interessanti, va via così velocemente che quasi vorremmo fermarlo. Un’ora passata ad ascoltare, capire, apprendere tanti piccoli aneddoti, pareri e utilizzi dei social nel campo della letteratura. Diverse le donne intervenute in questo panel discussion molto interessante, dal sapore qualche volta critico, qualche volta più dolce ma pur sempre intensi momenti intrinsechi di sapere.

A moderare la conversazione è stata Giulia Ciarapica, BookBlogger che ha aperto il dibattito con una serie di ‘question’ molto calde:

letteratura in 140 caratteriCome si può parlare di letteratura in 140 caratteri? Come si può utilizzare twitter sotto quest’ottica e qual è la posizione delle case editrici a tal riguardo?

La BookBlogger dimostra da subito un’ottima dialettica, interessanti punti di vista e, ovviamente, esempi pratici della sua realtà, dell’uso che ne fa dei social, dell’importanza che si ha nel comunicare com’è stato un libro, con garbo e delicatezza sempre, senza però dimenticare la sincerità.

 

Loredana Lipperini, di Radio3, presente nel mondo del web ormai da diversi anni, esprime la sua

Loredana L.

Loredana L.

opinione su twitter come social, e pensa che è un’arma a doppio taglio, visto che parliamo di un social caratterizzato da soli 140 caratteri. A proposito delle case editrici, Loredana Lipperini, pensa che bisogna sempre conservare l’autonomia, soprattutto quando si recensisce, bisogna stare ben attenti a non creare legami (anche di doppia valenza) con le stesse CE e oggettività, sincerità e limpidezza è alla base del suo operato ed è poi ciò che consiglia alla platea che l’ascolta.

 

 

Tra l’altro- aggiunge- i social possono essere un valido strumento per ‘promuovere’ un libro ma non è l’unico mezzo da utilizzare durante la possibile ‘promozione’ di uno scritto. Le vendite vengono spostate solo tramite l’editore, distribuzione, copie, pubblicità, presenza. Il passa parola, ad esempio, è utilissimo, non si può però controllare ma resta ancora un metodo validissimo per lettori e scrittori.

 

 

Giulia Ciarapica  e Nadia Terranova

Giulia Ciarapica e Nadia Terranova

Di tutt’altra opinione, o meglio dire, utilizzo si presenta Nadia Terranova, autrice e giornalista che, si dimostra un po’ distaccata verso questo mezzo comunicativo. I suoi libri sono stati pubblicati tra il 2012 e il 2016 e l’autrice stessa dichiara di non essere molto presente, soprattutto in twitter e ammette un ‘leggero mancato interesse’ per quanto riguarda l’uso stesso del social.

 

Di tutt’altra esperienza, invece, si presenta Maria Anna Patti, della Casa dei lettori, una Signora siciliana che, disoccupata, qualche tempo fa decide di aprire ‘la casa dei lettori’ ovvero un punto di incontro virtuale per tutti i lettori, amanti di libri e scrittori stessi. Ammette che, delle volte, il social assorbe tantissime ore della vita reale, necessita di distaccarsi in qualche occasione, però sottolinea ancora una volta  l’importanza di questo mezzo e vviamente dell’utilizzo che se ne può fare. Evidenzia, ancora

Maria Anna Patti-Casa dei Lettori

Maria Anna Patti-Casa dei Lettori

una volta che, in 140 caratteri, sì, si parla di libri ma nutre più interesse per la parte emozionale vera e propria. I libri arricchiscono l’anima.

 

Al panel discussion tutto al femminile, presente anche Vera Gheno, dell’Accademia della Crusca, giovanissima, solare e spiritosa: è così che presenta la sua opinione su social, linguistica e followers.

 

“ I nuovi social ci mostrano come sia possibile creare nuove parole, a volte occasionali mentre altre volte rientreranno poi col tempo, nell’uso stesso della lingua italiana.

Molte persone sono ancora stupite del fatto che, ‘un’istituzione come la Crusca’, si trova sui social, elemento divenuto per noi, invece, ridondante; ad esempio, i nostri followers sono aumentanti subito dopo il famoso caso di ‘petaloso’, un caso che ha portato la Crusca al centro di diverse attenzioni da diversi fronti.

Tante volte, invece, riceviamo segnalazioni da parte di utenti che, ad esempio, mettono alla nostra attenzione uno sbaglio, una correzione o qualsiasi altra loro ipotesi: è importante ricordare che il fatto di esser ‘madrelingua’, non vuol dire, necessariamente, conoscere tutte le regole.”- Ride.

 

Il messaggio finale, a mio dire, lo lancia Loredana Lipperini, dicendo:

I social vanno visti come una possibilità, un’opportunità per avvicinare lettori, scrittori e libri.

E voi, siete d’accordo?

 

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