C’è sempre una via d’uscita

La verità è che c’è sempre una via d’uscita, anche quando non la vediamo.

Eppure è lì, è sempre stata lì e non è mai stata notata. O forse notata sì ma non contemplata, che è praticamente peggio.
Perché anche per la contemplazione- di qualcosa- ci vuole tempo. Ci vogliono i giusti elementi, i giusti presupposti, le prove, le controprove, le conclusioni. 
Ecco, dopo le conclusioni- preliminari- arriva la contemplazione. Ovvero il prendere in considerazione quella determinata via d’uscita che, ovviamente, non avevi mai e poi mai immaginato.

.. Che poi, noi donne, tante cose le sappiamo. A volte, però, ci concediamo quel beneficio del dubbio. Come dire “No, aspetta, rallenta, magari hai visto male, magari hai percepito male, magari sei tu”. Ed è la cosa più sbagliata, affermare il “Magari sei tu”. Perché non è così ma esattamente al contrario: è l’altro che non è per fatto per noi, non noi che non siamo fatte per lui. Che è, espressamente e concretamente, diverso.

EM

 

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Eleonora Marsella. Tre anni dopo

** Quando un fermo immagine può dire tanto e forse di più **
 
Oggi è il mio anniversario, il mio anniversario personale, no, non sono come quella tipa che si è sposata con se stessa, con matrimonio, ristorante e annessi.
Il mio anniversario, questo matrimonio con e per me stessa, io lo celebro ogni giorno.
 
Tre anni fa mi trasferivo a Roma.
I palazzi sembravano troppo alti, grandi, esagerati. Le strade troppo larghe. Le persone troppo distaccate. Erano tutto troppo, in senso negativo.
 
Tre anni dopo, vivo a Roma.
I palazzi son alti, grandi e mai esagerati. Le strade larghe ospitano un’infinità di veicoli, mezzi, persone. Ah e le persone- i romani- sono calorosi quanto noi terroni, se non di più, a volte ma mai invasivi.
 
Questa foto rappresenta Eleonora, il 28 Settembre 2017 alle 10 di un mattino qualsiasi- per altri- ma non per me.
Io, che guardo i palazzi.
Io, che guardo il cielo.
Io, che sogno, realizzo e proseguo.
 
Ma no, questo non è avvenuto da un giorno all’altro.
Questo rappresenta un percorso interiore e esteriore.
 
Questo è avvenuto perché tre anni fa, la Donatella Montagna m’ha permesso di studiare a Roma, per la mia laurea magistrale prima e per un master in comunicazione digitale, poi.
 
Mia madre è una persona immensa, prima di Pasqua mi venne a trovare in capitale. Sedute in un ristorante in centro a Roma, io, lei e Africa parlavamo di progetti, della fine degli studi, del mio lavoro da giornalista e le avanzai, ricordo ancora, l’idea di aver una macchina a Roma, perché dopo tre anni le esigenze cambiano e i bisogni diventano altri, il Team si è allargato e io sono spesso in giro per l’Italia per lavoro.
 
Due mesi dopo mia madre mi mandò la mia macchina, da Maglie a Roma. Lei- con diversi sacrifici e non pochi- si comprò un’altra macchina, un’utilitaria, come diremmo noi, per andar e venire dal lavoro.
E questa è mia madre, che, con gli anni m’ha insegnato l’importanza del sacrificio, del lavoro, della pazienza.
 
Quando mi mandò la macchina, in automatico, interrompemmo anche il bonifico mensile che permetteva a me, i miei studi e il resto delle mie cose di campare GRAZIE al lavoro di mia madre, quì a Roma.
Io, lavoro già da tempo, e questo non è un segreto e mai lo è stato, certo, le cose cambiano poi, perché il lavoro aumenta e io posso fare tutto- o quasi- da sola.
 
Così, indirettamente e non volendolo – forse- m’ha fatto responsabilizzare ancor di più e questo suo senso d’amore verso la vita e il lavoro non può che portare me ad essere la persona che sono oggi, GRAZIE a lei. <3
 
E le cose vanno così, le cose sono così…
Io, Africa, Roma, l’amore per mia madre, TRE ANNI DOPO.
 
EM

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Tutte le Donne meritano un Uomo

Tutte le Donne meritano un Uomo.
Ma non un Uomo qualsiasi. Un Uomo che ricordi loro, la bellezza, la loro unicità, le loro caratteristiche, i loro meravigliosi difetti.

Tutte le Donne meritano un Uomo.
Ma non un Uomo qualsiasi. Un Uomo che le ami, le adori, le celebri, le apprezzi, le stimi.

Tutte le Donne meritano un Uomo.
Ma non un Uomo qualsiasi. Un Uomo vero, sincero, essenziale, effettivo, non estetico, o per lo meno, non esageratamente estetico.

Tutte le Donne meritano un Uomo.
Ma non un Uomo qualsiasi. Ma l’Uomo. Scelto. Selezionato. Riconosciuto. Riconosciuto tra la folla, riconosciuto tra milioni e milioni di persone. Quell’Uomo che sa come farti stare bene, quell’Uomo che sa ciò che è giusto per te. Quell’Uomo che CONOSCE i tuoi gusti e risponde- come può- alle tue esigenze.

Non lo so perché ma ho un istinto infallibile per la puzza di bruciato.
Riconosco subito una donna infelice, insoddisfatta, incosciente- a volte- di ciò che le accade intorno.

Perché se il ‘tuo uomo’ non ti stima.
Perché se il ‘tuo uomo’ non ti accarezza.
Perché se il ‘tuo uomo’ non ti osserva.
Perché se il ‘tuo uomo’ non pratica la dolcezza.
Perché se il ‘tuo uomo’ non ti dona le sue migliori attenzioni.
Perché se il ‘tuo uomo’ non conosce il tuo sguardo.
Perché se il ‘tuo uomo’ ti alza un dito.
Perché se il ‘tuo uomo’ ti maltratta.
Perché se il ‘tuo uomo’ ti colpisce.
Perché se il ‘tuo uomo’ non pratica la gentilezza con te.
Perché se il ‘tuo uomo’ non ti considera in mezzo la folla.
Perché se il ‘tuo uomo’ preferisce la gente varia.
Perché se il ‘tuo uomo’ si dimentica dell’essenzialità.
Perché se il ‘tuo uomo’ non ti sorprende.
Perché se il ‘tuo uomo’ non ti arricchisce.
Perché se il ‘tuo uomo’ non ti rispetta.
Perché se il ‘tuo uomo’ ti tocca COME NON DOVREBBE…

Ecco, se accade tutto questo, e molto, molto di più, vuol dire che NON è UN UOMO, anzi è un ominicchio, ‘nu menzu masculu’- come direi io in salentino-, quindi non può essere definito UOMO.

Bene, amiche mie, lettrici, confidenti, curiose o semplicemente anche se vi trovate su questa pagina di passaggio, se avviene ANCHE UNA MINIMA COSA di ciò che ho elencato sopra, SCAPPATE. Scappate da lui. Scappate da ciò che c’è, da ciò che è nato malato, da ciò che non dovrebbe esistere. SCAPPATE.

Guardatevi allo specchio, Amiche Mie. RICONOSCETE il vostro sorriso, la vostra serenità, la vostra spensieratezza? Se la risposta è NO, PARLATENE con qualcuno. Parlatene. Se non potete farlo- per qualche oscuro motivo- almeno, cercate di comunicarlo con gli occhi. Perché gli occhi sono lo specchio dell’anima e una donna INFELICE si può riconoscere subito. Basta solo OSSERVARLA per un attimo.

Fermiamoci. Fermiamoci tutte. E FERMIAMOLI, sopratutto.

 

EM

P.s.
Commenti, segnalazioni, condivisioni sono ben accetti.
Scrivetemi, e continuate a farlo, io vi ascolterò sempre e vi aiuterò, laddove possibile. Ovvero SEMPRE.

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Fermi, sulla striscia gialla di una stazione ferroviaria

Erano fermi, poco prima di quella striscia gialla disegnata per terra.
Lui l’abbracciava, la tirava a se, senza lasciarla mai. Le sussurrava qualcosa tra i capelli, glieli sfiorava di continuo, come se lo facesse per la prima o, forse, per l’ultima volta.
La baciava continuamente, quasi senza lasciarle il tempo di respirare. E aspettavano, aspettavano insieme quel treno, quel treno che avrebbe portato via lei, via lei da lui.

E lui, era semplicemente lì, a guardarla, a ricordarle- ancora una volta- la sua bellezza, la sua unicità, la sua persona, il valore della sua persona. Quasi come a sottolinearle l’importanza della sua esistenza nella sua vita, l’importanza di quegli attimi condivisi, vissuti insieme, percepiti con un’intensità connessa. Un’intensità che rimarrà impressa in loro. Un’intensità che rimarrà impressa vicino quella striscia gialla, di una qualsiasi stazione ferroviaria, in un qualsiasi pomeriggio ambiguo di settembre.

E poi, successe. 
Il treno arrivò, con un sbuffo da preavviso. Lui la strinse più forte, come a dirle, non andare, perché lo fai. E lei, con un sorriso d’incoraggiamento, più per lei che per lui, gli rispose, con un filo di voce ‘tornerò’. 
Tornerò, non come semplice verbo, ma come promessa. Una promessa che rimarrà sospesa tra questo treno e il prossimo che o lui, o lei, prenderanno.
E l’importante- ho pensato- è questo: salire sul treno.

Ed ancora una volta, ho sorriso, scoprendo un rintocco romantico del mio animo che- credevo- d’aver perso tanto tempo fa.

EM

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Oggi il cielo è grigio, Noemi

Oggi il cielo è grigio, cupo, sembra quasi nervoso e non potrebbe essere altrimenti.
Oggi è un giorno triste, lo è stato anche ieri e i giorni successivi al 3 Settembre, giorno in cui Noemi è scomparsa.

Oggi il cielo è grigio, cupo, sembra quasi nervoso e non potrebbe essere altrimenti.
Noemi è stata ammazzata dal suo fidanzato, 17enne, che ha preso la macchina della madre (senza patente) e ha portato ‘la sua amata’ (che forma utopica, di mer**) in campagna, per ammazzarla, con un coltello.

Oggi il cielo è grigio, cupo, sembra quasi nervoso e non potrebbe essere altrimenti.
Le telecamere di tanti media mostrano i genitori di lui, mentre narrano di non saper nulla e apprendono in diretta (giornalisti…[..]) la notizia del ritrovamento del corpo di Noemi, il padre di lui accenna un “Beddha mea”, quando capisce che hanno trovato il corpo di lei sì, ma senza vita.
Urlano, in casa, “Ora siamo morti”!.
Morti come Noemi? No, certo che no. Perché Noemi non c’è più e questo è l’unico dato certo. Di certo, invece, per vostro figlio e forse anche voi, non c’è nulla. Di certo non sappiamo se lui pagherà per quello che ha compiuto. Di certo, però, c’è una cosa: non c’è limite alla cattiveria umana. La mente umana non conosce limiti di decenza, di buon costume, di umanità. Perché quì si parla di questo, di un’umanità mancata. Di una forma genitoriale che, pare, non ci sia stata, perchè se cresci i tuoi figli con affetto, amore, dedizione al lavoro, alla vita, al sociale, tuo figlio sarà un uomo, da grande, o una donna, nel caso contrario.
Quì non c’è nulla. Anzi peggio. Quì c’è stato tutto.
Cattiveria, meschinità, disgusto, ribrezzo, sdegno, malumore, violenza e tanto, tanto, troppo altro.

Oggi ho voglia di rimanere in silenzio, difatti scrivo e non rispondo alle chiamate. Ho annullato gli appuntamenti di lavoro, riprenderò domani o forse dopodomani. 
La mia quotidianità si è fermata, si è fermata come quella di Noemi. Perché non doveva accadere. Perché non deve più succedere. Perché. Perché. Perché è veramente troppo.

EM

 

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11 Settembre

Io, quel pomeriggio, lo ricordo benissimo. 
E sono certa che anche ognuno di voi, ricorda, dov’era.

Avevamo pranzato da poco tempo, mi trovavo a casa di mia nonna Anita, mia madre lavorava, come sempre, e stavamo guardando la televisione mentre concludevamo le ultime faccende in cucina.
E poi, è successo. 
La televisione ha cominciato a parlare troppo forte, le immagini non lasciavano spazio a grandi interpretazioni personali e mia nonna continuava a dire “Ginu, Ginu, hai vistu?”. Eh sì, mio nonno, fermo, con i suoi segni sul viso, ha alzato il volume, come se non si sentisse o non si capisse abbastanza, il dramma che accadeva dall’altra parte del mondo.
Un dramma, poi, che sarebbe costato tantissime vittime. Un dramma, poi, che toccò ognuno di noi. Un dramma, poi, che ha lasciato segni e ricordi impressi nella nostra mente.

Io, di quel pomeriggio, ricordo la paura. Ricordo il volume alto. Ricordo mia nonna Anita che guardava me e poi guardava mio nonno. E poi guardava me. E poi, nuovamente, guardava quel televisore, quel televisore piccolo, profondo, pesante, poggiato in un piccolo angolo di quella cucina in Salento.

Da quel 11 Settembre 2001 son cambiate tante cose. 
Son cambiate le persone, le concezioni, le interpretazioni, le visioni della vita, della realtà, del mondo.
Da quel 11 Settembre 2001 son cambiate veramente tante cose. Per esempio, mio nonno Gino non c’è più, mia nonna Anita non ha più memoria di me e io, invece, che di memoria, ne ho fin troppa a volte vorrei non averne.

Un bacio verso il cielo. Un bacio verso ciò che non c’è più ma che comunque vive e fluttua ancora nell’aria.

EM

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