“Il pianto di Va-Ril” di Paolo Battaglia

“Quanto qui ti narro è la storia della Terra di Orn, patria di Esùl, dove i primi tra gli Uomini mossero i loro incerti e lenti passi fino a trovare nella Superbia la propria condanna di morte.”

Paolo Battaglia approda tra i nuovi autori con Il pianto di Va-Ril, opera auto pubblicata che narra di un mondo tutto nuovo. Un mondo giovane, le cui terre sono solcate dal passo dei primi Uomini e protetti da Orn, il grande albero elevatosi a madre di tutto il creato. Gli Uomini, che dapprima vivevano in pace e armonia nutrendosi dei frutti donati generosamente da Orn, ora minacciano di farsi guerra a vicenda a causa dell’avidità e della superbia, emozioni che come una malattia hanno infettato i loro cuori. La sorte di questo popolo spezzato è affidata nelle mani di Va-Ril, prescelto anni prima dalla Donna-Albero; apparentemente un Uomo come tutti gli altri, emarginato nel profondo perché sua madre morì dandolo alla luce: un evento mai avvenuto tra i suoi simili, ma che ora dovranno lasciarsi alle spalle perché qualcosa di ben peggiore rischia di sgretolare per sempre il loro ordine. Guerra e caos si avvicinano, e solo Va-Ril è stato scelto per arginare un simile male.

Il pianto di Va-Ril si rivela una piacevole sorpresa nell’universo fantasy a cui è destinato: ricco di personaggi ben caratterizzati e riferimenti alla creazione del mondo secondo il credo cristiano; a colpire soprattutto sono il modo di esprimersi di ogni personaggio, sostituendo al classico botta e risposta una più matura e profonda comunicazione in stile teatrale, a tratti poetica.

Un modo di esprimersi che, pur rallentando a volte la narrazione, si rivela necessario per dimostrare la forza emotiva di ogni personaggio di fronte agli eventi che si susseguono.

Un titolo che non può mancare sullo scaffale di un amante del genere, sempre pronto ad accogliere nuove scoperte dell’universo fantasy.

Come nasce quest’opera letteraria?

Il Pianto di Va-Ril nasce per cercare di dare continuità a quel senso di sacro e fatale, presente non tanto nei libri e nelle saghe fantasy recenti, quanto piuttosto nei miti greci, latini e norreni.

Per dirla in breve (sebbene non sia possibile per me raccontare tutto quello che avrei da dire in poche parole), volevo provare a dare il mio contributo, attraverso la mia dedizione, le mie parole, il mio tempo, a quella visione della letteratura che forse si è un po’ smarrita.

Avevo bisogno di scrivere questo racconto per stringere metaforicamente la mano a quegli autori che mi hanno cambiato la coscienza e il modo di interpretare la vita: J.R.R. Tolkien, J. Milton, K. Chesterton e specialmente Dante Alighieri (…e non penso di essere l’unico).

Non ho in alcun modo l’ambizione di arrivare a sfiorarli (anche perché i miei mezzi sono quelli che sono…), ma volevo provare a dare continuità al loro messaggio; renderlo più attuale, dandogli un “nuovo vestito”.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il messaggio che vorrei portare con questo primo libro è semplice e si riduce a una sola parola: appartenenza. Tutto il racconto ruota intorno a un senso di appartenenza totale, un incarnare completamente il senso di Bene Comune e di sacrificio individuale per salvare la comunità.

Il protagonista, trovandosi in situazioni in cui ogni luce diviene muta e si spegne, si ritrova a vivere situazioni tragiche, in cui la propria quiete individuale non può coesistere con la salvezza della comunità (per quanto questa comunità sia nell’errore e dalla parte del torto più marcio…).

Questo senso di appartenenza, che fa’ fiorire in lui enormi virtù, vive di un amore assoluto per la giustizia. Per spiegare le sue decisioni nel voler difendere una comunità che non lo meriterebbe, il protagonista arriverà a dire alla sua donna, che gli chiede motivo di quelle decisioni così generose per un popolo immeritevole di riceverle:

«Dove sta la mia giustizia,  se non servo nell’ingiustizia?»

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Io credo che l’editoria abbia ancora moltissimo da dire e da dare, nonostante gli allarmismi e i fatalismi di tanti arrivisti che urlano i loro “ormai nessuno legge più”, “i libri hanno sempre le stesse trame…”, “è già stato scritto ogni cosa su ogni argomento”…

Credo soprattutto che oggi più che mai, per le tante discutibili ideologie che stanno fiorendo tra le macerie di quelle passate, ci sia bisogno di vera editoria, che sappia indicare la via dell’etica, della chiarezza e della giustizia.

La filosofia, la poesia, la letteratura sono sempre stati mondi molto bistrattati e trattati con sufficienza, perché si trovano lontano dalla parte più “pratica” della vita. Per me invece, dovrebbe far riflettere che proprio questi mondi, troppo spesso accantonati, sono quelli che hanno sempre salvato la società nei vari momenti di crisi, quando ogni buonsenso pareva perduto…

Andando più sul lato “tecnico” del mio pensiero, penso che il Self Publishing sia il bene e il male dell’editoria della nostra epoca.

Come Umberto Eco diceva che «i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli», io mi permetto di pensare altrettanto del Self, ma con una visione anche ottimista.

Il Self ha “secolarizzato” l’editoria, aumentando a dismisura l’offerta, rendendo la possibilità di pubblicare un libro a portata di chiunque abbia il tempo e la capacità motoria di scrivere delle parole, a mano o con una tastiera.

…ma la democrazia è sempre un bene! Il Self infatti, facendo pagare questo dazio alla società, ha reso possibile anche il fiorire di tantissimi libri e autori che, curando nel dettaglio l’editing, la forma, la promozione e ogni altro aspetto (proprio come fanno le case editrici, se non anche meglio, in alcuni casi), hanno potuto portare la loro voce nel mondo, lasciando una traccia che altrimenti avrebbe faticato a rimanere o addirittura a nascere.

Perché la scrittura, ridotta ai minimi termini, è proprio questo: lasciare traccia.

Che sia una traccia di pura vanità o di salvezza individuale e comunitaria, questa è una scelta (e anche una capacità) di chi scrive.

Leggi il mio libro perché…

Perché credo parli anche di te.

Ti ci ritroverai, se sarai abbastanza sincero con te da guardarti dentro e stare di fronte alle tue sofferenze e dubbi, mentre lo leggi.

Sono convinto che parli al cuore di ogni persona onesta che affronta la vita di petto, senza giustificare con eccessivo buonismo le proprie mancanze. Spero che il libro possa insegnare ad avere la forza morale e etica di stare in piedi quando ogni cosa intorno a noi e dentro di noi cade.

Il libro non è in alcun modo autobiografico o biografico, anche perché non credo di avere un granché di mio e di mio soltanto, da dire… Ha invece come protagonisti dei personaggi che partono stando al di sotto del livello dell’uomo medio, per poi diventare degli ideali, delle stelle morali da seguire.

    Progetti futuri?

Questo primo libro è un “prequel”, nel senso che racconta una storia precedente nel tempo rispetto alla saga che sto scrivendo ora, “Il Cuore di Orn”.

“Il Pianto di Va-Ril” serve per far entrare il lettore nel mondo che ho creato, in modo che quando leggerà alcuni passaggi nella saga, potrà avere una comprensione molto più piena delle cose e dei messaggi nascosti che ci saranno.

La saga de “Il Cuore di Orn” sarà composta da 9 libri, di cui uno introduttivo che sto pensando di rendere disponibile gratuitamente, sia cartaceo che ebook (ma sono ancora in fase di progettazione, può succedere che cambi idea su questo).

Questo “libro zero” della saga racconterà la genesi del mondo di Orn e di Va-Ril, dalla nascita dell’universo allo Sterminio di Orn (episodio raccontato ne Il Pianto di Va-Ril).

Per fare un parallelismo (per me quasi sacrilego), se Il Pianto di Va-Ril è “Lo Hobbit” e Il Cuore di Orn è “Il Signore degli Anelli”, la genesi introduttiva sarà una sorta di “Silmarillion”, anche se come dimensioni (sia di pagine che di “statura morale”) sarà molto più misera.

Sto costruendo questa saga pezzo per pezzo, anche se la trama, i personaggi e quasi ogni cosa, è chiara e appuntata nei miei migliaia di fogli scarabocchiati in giro per le mie stanze…

Il Cuore di Orn è la costruzione di un Mito che tuttavia so per certo che avrà errori, ma lo scriverò sempre tenendo a mente ciò che diceva Tolkien al riguardo:

«Veniamo da Dio e, inevitabilmente, i miti da noi tessuti, pur contenendo errori, rifletteranno anche una scintilla della luce vera: la verità eterna che è con Dio. Infatti solo creando miti, solo diventando un sub-creatore di storia, l’uomo può aspirare a tornare allo stato di perfezione che conobbe prima della caduta. I nostri miti possono essere male indirizzati, ma anche se vacillano fanno rotta verso il porto, mentre il “progresso” materialista conduce solo a un abisso spalancato e alla Corona di Ferro del potere del male.» (da J.R.R. Tolkien. La biografia)

Il libro merita 4 stelle su 5.

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“Ritorno a casa” di Federica Di Luca

 “Suo padre era morto servendo lo Stato, per mano di coloro che nello Stato si muovevano, ma al di fuori delle leggi. Nenè avrebbe avuto giustizia? Si poneva quella domanda da anni. Manfredi sapeva che un giorno sarebbe tornato in Sicilia.”

Giustizia è ciò che muove i passi di Manfredi di ritorno nella sua patria, protagonista di Ritorno a casa. Scritto da Federica Di Luca ed edito da Il Fiorino, narra la ricerca di Manfredi della verità sulla morte del padre, cronista ucciso anni prima in circostanze mai chiarite del tutto. Le tracce conducono ai traffici illeciti di Cosa Nostra, che Nené Ziino aveva denunciato con le sue inchieste allo scopo di portare giustizia nella regione. Manfredi, con qualche aiuto dalla gente del posto, proverà a ricostruire l’ultimo caso a cui stava lavorando il padre prima del suo omicidio, mettendosi sulle tracce di un quadro venduto al mercato nero.

Una vicenda breve ma d’impatto, quella narrata in queste pagine, scritta con la dovuta cura per i dettagli, relativi soprattutto al panorama siciliano che fa da sfondo. Numerosi i riferimenti alla lunga storia di Cosa Nostra, intrisa di sangue, misteri e insabbiature; ai casi rimasti irrisolti oggigiorno; alle persone che hanno lottato, donando spesso la vita pur di non darla vinta a questa invisibile potenza. Ritorno a casa, nel suo piccolo, è un altro grido di denuncia contro il male che opprime il popolo del Sud Italia. Un altro pugno di determinazione rivolto al cielo come per dire: “noi non ci arrenderemo”.  

Il libro rientra nella Collana Senza Scarpe  

Come nasce quest’opera letteraria?

Nasce d’istinto, dall’impulso di scrivere e di raccontare. Non credo di essere stata lì a meditare più di tanto. Credo che descrivere il processo creativo sia una delle cose più difficili. Tuttavia, covavo la storia dentro di me, in qualche modo. Quindi fra le mani avevo uno scrittore, una vecchia governante, avevo lo splendore della Sicilia. Ma soprattutto avevo un omicidio.  Il mio protagonista era alla ricerca di qualcosa, il mio personaggio giocava a nascondersi, dribblava, si era occultato dietro un libro di storia. Cosa fare di lui?  Mi è sembrato subito chiaro che Manfredi avesse dovuto confrontarsi con una realtà amara e radicale. Per questo avevo a disposizione un patrimonio vastissimo di storie e fatti realmente accaduti offerti ancora una volta dalla Sicilia, che è casa mia, dove le vicende che coinvolgono i suoi abitanti sono assolute, contraddittorie, terribili.  Ma non bastava. Perché volevo che questa fosse una storia di padri e figli: non solo quella che il mio protagonista intrattiene con un padre ucciso in circostanze misteriose, ma pure la storia di una generazione che in fondo dai padri è stata tradita.  In tutto questo mi è sembrato naturale che a sopravvivere fossero l’amicizia e forse l’amore.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno fra le mani questo libro?

Questo è un libro che racchiude una denuncia sociale forte. La piaga sociale di cui parlo nel libro non riguarda unicamente la Sicilia, ma l’Italia intera. Ha a che fare con la nostra storia e con la nostra identità culturale di donne e uomini. L’Italia è un paese ricco di storia e cultura dove le bellezze artistiche che la caratterizzano ci dicono chi siamo, parlano a noi e noi a loro in un muto e vivo dialogo. Come non averne cura? Essere custodi del passato e della propria storia, consente di non dimenticare e favorisce il dialogo verso per l’Altro per definizione. Una cosa ancora. Spero di essere riuscita a trasmettere nel libro un po’ della bellezza che la Sicilia ha tramesso alla ragazza che sono stata.

Cosa pensi dell’editoria oggi?

Guardo stupefatta la quantità di testi e pubblicazioni prodotti. Certo l’Italia è un paese dove si legge poco rispetto agli altri paesi europei e questo è altrettanto interessante perché contraddittorio. Come insegnate mi rammarico a constatare quanti siano pochi i giovani che leggono.  In generale ritengo che il mondo dell’editoria sia comunque mutato nell’arco di pochi anni. Osservo affascinata il fenomeno.

Leggi il mio libro perché

Il lettore che legge un libro concede allo scrittore fiducia e il proprio tempo prezioso.  Allora perché spendere del tempo per la lettura di “Ritorno a casa”? Spero di condividere con il lettore l’emozione che ho provato quando mi accingevo a scriverlo. Più andavo avanti nella stesura del libro e sempre di più scavavo a fondo nelle emozioni che luoghi vissuti o anche solo immaginati producevano in me. Il mio libro che nasce da un’esigenza di condivisione, che è l’esigenza della scrittura e di chi di essa si nutre, seguirà la sua strada che non è più la mia, perché è scisso, da me separato. Spero che qualcuno incroci “Ritorno a casa” e riesca ad indignarsi, arrabbiarsi, stupirsi come io mi sono arrabbiata e indignata.

Progetti futuri?

  Sono entrata nel progetto di una collana editoriale indipendente e questo mi rende molto felice per il confronto culturale acceso che intrattengo durante lo scambio di idee con i miei soci. Non so ancora dove questo porterà. Siamo come marinai che navigano a vista in mare aperto. Abbiamo superato da un bel pezzo la “linea d’ombra” e siamo sufficientemente scanzonati e disillusi da guardare con realismo l’orizzonte. Vedremo. Riguardo alla scrittura, oltre alla stesura di alcuni racconti in cui mi cimento con generi diversi, bolle in pentola una storia controversa con un personaggio femminile forte.

Il libro merita 5 stelle su 5.

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“Chi mai in qualche dove” di Andrea Carloni

“Non siete riusciti a spargermi in mare, il mare che mi mancava tanto. Eppure, il pensiero di dover in eterno farmi lieve questa sabbia ghiaiosa, strano a dirsi, invece di avvilirmi, mi apre un sorriso così vivo e incontrollabile, che vorrei mi guardassi, tu, che resti taciturno a fissare l’orizzonte.”

Andrea Carloni, classe 1977, raccoglie le sue piccole ma profonde opere in Chi mai in qualche dove, brillante antologia pubblicata e distribuita da &MyBook. Sei racconti brevi, ciascuno vincitore di uno speciale riconoscimento in diversi concorsi letterari recenti, accompagneranno con piacere i vostri pomeriggi per qualche ora con i loro temi variegati, tra luoghi lontani e vicini. Scritti in maniera chiara e accattivante, questi racconti pur nella loro brevità offrono una prospettiva originale e profonda, insieme a molti spunti di riflessione. Per chi ricerca sempre nuove antologie e ne apprezza la varietà di contenuti, si tratta di un titolo assolutamente da non perdere.

Come nasce quest’opera letteraria? Ho pensato di raccogliere in un volume alcuni miei racconti che sono risultati vincitori in concorsi letterari a livello nazionale. In sostanza ho voluto concedermi il mio trofeo di carta.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro? Mi viene in mente il monito all’inizio di Huckleberry Finn, dove Mark Twain condannava al processo, al bando e alla fucilazione, i lettori che nel suo libro avessero trovato rispettivamente uno scopo, una morale o una trama. Ecco, io vorrei stringere la mano a tutti i miei possibili lettori, ma a quelli che lamentassero una scarsezza di questi tre elementi nei miei racconti, darò anche una pacca sulla spalla.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi? Penso che in buona parte difetti di coraggio, illuminazione e visionarietà, così come in buona parte anche gli scrittori. Per banalizzare, pochi leggono, soprattutto quelli che scrivono.

Leggi il mio libro perché… Non perché te lo abbia raccomandato io; piuttosto, leggilo per errore. La tua svista ti renderà soddisfatto in caso di inaspettato gradimento, o in caso contrario alleggerirà la tua delusione.

Progetti futuri?

Ho alcune idee di romanzo, una di queste già in stesura. Ma allo stesso tempo sto curando su Youtube e Spotify il canale e podcast “Ritratto di Ulisse”, sull’omonimo romanzo di Joyce; ci vorrebbe una vita solo per quello.

Voto: 4 su 5

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“Agnese” di Liliana Casadei

Centodieci pagine che vi terranno attaccati alla carta: Liliana Casadei m’ha incantato e lo farà anche con voi con questo suo nuovo testo.

“Agnese” pubblicato con Scatole parlanti è un piccolo romanzo MERAVIGLIOSO.

La protagonista, giovanissima, aspirante criminologa, vive a Genova con altre persone, anzi personaggi tutti particolari tra loro.

Sauro, Flavio, Giulia, la proprietaria di casa e non solo colorano l’abitazione dalla colazione a notte fonda.

Il finale vi lascia spiazzati: un qualcosa che non avreste mai immaginato, io per prima.

E poi… beh, poi c’è la nonna di Agnese, un tempo attrice, ora però il peso degli anni si fan sentire e così la vecchiaia bussa alla sua porta: nonna e nipote non son preparate per questo.

 Un lungo viaggio, il viaggio della vita le aspetta.

Liliana Casadei con “Agnese” m’ha incantata. Innamorata del suo stile, attenderò con vera ansia un nuovo romanzo.

110 pagine, prezzo di copertina 13 euro.

COME NASCE QUEST’OPERA LETTERARIA?

“Agnese” nasce dal desiderio di trattare due temi che mi premono molto: la solitudine, intesa come alienazione all’interno della propria zona comfort e la necessità di essere sè stessi, di seguire pienamente la propria indole, a discapito del benestare di chi ci sta di fianco. La protagonista vive nel suo mondo, crede di avere le redini della propria esistenza e sa perfettamente quale strada prendere, ma la vita la metterà di fronte alle infinite possibilità che ha in serbo per lei non appena avrà il coraggio di varcare la soglia che la separa dal mondo reale.

Questa è la storia  di un’iniziazione…un’iniziazione alla vita reale, oltre il comfort del piccolo paradiso domestico, un’iniziazione anche all’amore.

QUALE MESSAGGIO VUOI TRASMETTERE A TUTTI COLORO CHE SI RITROVERANNO TRA LE MANI QUESTO LIBRO?

Quello che mi preme di più è la necessità di essere sè stessi, di comprendere con lucidità la propria indole e seguirla. Ci vuole molto coraggio e determinazione per trovare il proprio posto nel mondo, premettendo che non si tratta mai di un posto  fisico..

LEGGI IL MIO LIBRO PERCHE‘..  saprà sorprenderti, quando pensi di aver capito è proprio quello il momento in cui ti rendi conto di non sapere chi hai di fronte.

PROGETTI FUTURI?

Nel futuro prossimo il progetto che mi preme di più ha come punto di partenza la poesia, ma si tratta di qualcosa di nuovo. È un lavoro che unisce due discipline artistiche e che sperò saprà arrivare dritto al cuore di chi legge, proprio grazie alla sua immediatezza.

Nei miei pensieri, ma solo nei miei pensieri per il momento, c’è un nuovo romanzo…

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La fata delle anime di Alberto Campora


“Era proprio vero, la notte ma anche il giorno appartengono agli innamorati. Anja e madamin Costanza la amavano. La amavano oltre il limite che rende l’amore tollerabile. Chi brucia di passione, come una candela nella notte, è destinato a consumarsi e morire.”


Parole forti, come buona parte dei contenuti di questo romanzo: La fata delle anime, opera autopubblicata di Alberto Campora, non è una storia per deboli di stomaco, in quanto le azioni della protagonista non risparmiano sulla violenza di uno scempio.

Serena, alias Lilith Blue, è una giovane quanto pericolosa criminale che rende insonni le notti di Torino, portando sangue e morte su chiunque sia abbastanza folle da incrociare la sua strada. Gestisce un giro di prostituzione segreto nel quale riesce a reclutare anche una sua ex insegnante, Costanza, trascinandola con violenza lontano dalla sua vita monotona, spezzata di recente da un matrimonio fallito. Quello che inizialmente era un piano per vendicarsi di un torto subito in passato da Costanza, con il tempo diventerà un profondo sentimento nei suoi confronti. Nel frattempo, però, Serena dovrà vedersela con una setta misteriosa e antica che uccide prostitute… e quando alcune delle sue ragazze cominciano a sparire, giunge l’ora per Lilith Blue di andare a caccia.
Scritto con uno stile scorrevole e dettagliato al punto giusto, condito con l’accento torinese che dona originalità alla storia, l’autore ci presenta una nuova antieroina tutta italiana: cupa, sadica, tormentata da un passato ricolmo di sofferenza, eppure dotata di un forte senso di giustizia quando si tratta di proteggere chi le è caro. E pur di proteggere non esita a infliggere incredibili sofferenze su chi osa mettersi sul suo cammino. La fata delle anime è un titolo interessante, ma ricolmo di sangue e violenza: se non temete di leggerne in quantità tra queste pagine, è ciò che fa per voi.

 

Come nasce quest’opera letteraria?
La fata delle anime è nata, come la maggior parte delle mie opere, per puro caso. Stavo guardando una foto un po’ osé di una ragazza sul web e qualcosa è scattato nella mia mente, mi sono detto che sarebbe stata un’ottima protagonista per una storia splatter punk e ho iniziato a pensare chi farle uccidere, come e perché. Un’idea tira l’altra ed alla fine è nato il libro.


Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?
Sostanzialmente non desidero trasmettere un messaggio, non ho la presunzione di avere qualcosa da insegnare al prossimo, desidero soltanto intrattenere i miei pochi lettori, cercando di farli divertire. Inoltre, le mie storie sono surreali e ferocissime spero davvero che nessuno le prenda come esempio e si ispiri ad esse, non desidero diventare il padre spirituale di un serial killer. Mi sento soddisfatto quando i miei lettori mi dicono: “mi sono divertito, mi hai shockato ma, leggendo il tuo libro, ho passato dei bei momenti, dimenticando i miei problemi di tutti i giorni.”


Cosa pensi dell’editoria d’oggi?
Sinceramente è difficile esprimere un giudizio sereno. Temo che l’editoria italiana sia prigioniera della politica, del politicamente corretto e del vendere a tutti i costi, altrimenti non si spiegherebbe la quasi scomparsa del genere horror dalle pubblicazioni mainstream. Ormai certi generi un po’ più liberi, dissacranti e politicamente scorretti sono relegati a piccole case editrici di nicchia o al self publishing, quando nei gloriosi anni ottanta, anni della mia giovinezza e dei miei primi scritti andati perduti, dominavano le classifiche. La cosa sconcertante è la comparsa di libri scritti da anonimi ghost writer e poi attribuiti a personaggi televisivi, sportivi, attori e compagnia cantante, che scalano le classifiche e, ahimè, vengono davvero letti. Avendo letto diversi esordienti, costretti a pubblicare in self publishing come me o per piccolissime case editrici i più fortunati, credo che in Italia ci sia tanto potenziale inespresso e che si perderà almeno un’intera generazione di scrittori.


  Leggi il mio libro perché…
Perché è tremendo (nel senso buono) e ti divertirà, ci sono personaggi da amare ed altri da odiare. È una storia dove non esistono i buoni. Se ami le storie truculente, lo splatter punk, l’erotismo e personaggi dominati da follia e cattiveria, la fata delle anime è il tuo libro.


  Progetti futuri?
Sto rivedendo le mie vecchie opere e presto farò uscire qualcosa di nuovo. Sono più di trent’anni che scrivo e ho una valanga di roba da correggere e poi pubblicare. Ultimamente ho un po’ trascurato il teatro, che in passato mi ha dato piccole soddisfazioni sia in Italia che Germania, spero trovare presto lo spunto per scrivere un nuovo copione.


Il libro merita 4 stelle su 5

 

 

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Valentina Bardi in “Ventiquattro”

 “Una femmina del genere te la tieni stretta. Ne diventi geloso e ci fai l’amore sempre. Non la tradisci, non l’abbandoni, non la lasci da sola una vita e mezzo. Smetti di fare il tuo lavoro e stai con lei. L’adori. L’ami fino a farti odiare.”

Valentina Bardi ci aiuta a riscoprire i valori di un tempo, immortalati tra le pagine del suo Ventiquattro edito da Il Ponte Vecchio. La vicenda ruota intorno alla diciottenne Martina, alla sua famiglia numerosa e alla ristretta cerchia di amici e conoscenti, immersa in un tranquillo contesto di paese del Centro Italia. Numerose le sottotrame che si concatenano durante il romanzo: la difficile relazione tra Martina e Matteo, studente universitario di buona famiglia ma di idee politiche diverse; la crisi coniugale tra i genitori di lei, Giada e Andrea, causata dal distacco del marito in quanto sempre in viaggio come cronista di guerra; il dramma subito dalla figlia maggiore Elena, sposata e incinta all’ottavo mese, che perde il bambino prima di poterlo dare alla luce. Storie di tutti i giorni, eventi del tutto simili a quelli che affrontano innumerevoli famiglie in tutta la nazione – per non dire in tutto il mondo – che pertanto riescono a colpire nel profondo, a coinvolgere con la loro carica emotiva. La semplice vita di paese che ne fa da sfondo aggiunge un pizzico di nostalgia, ricordandoci come ancora oggi si possa andare avanti se ci si trova in contesti ben lontani da quello caotico delle grandi città. 

Come nasce quest’opera letteraria?

Questo romanzo nasce dopo aver letto “La cotogna di Istanbul” di Paolo Rumiz; un libro attraverso il quale ho capito che tipo di atteggiamento narrativo volevo avere in scrittura.

Il suo senso del ritmo e del tempo è stato una sorta di “rivelazione” e mi ha aiutata a trovare la mia “strada”, la mia voce.

Anche la trama risente della figura di Rumiz: è infatti tutta costruita sul personaggio di Andrea, il padre, giornalista inviato di guerra.

Da Andrea è scaturito poi tutto il resto: una storia famigliare in un preciso momento della vita, quando cioè gli eventi grandi ed imprevedibili ci spingono a fare tabula rasa e ricercare la verità dentro noi stessi.

Attraverso questa storia ho rielaborato tutto il mio personale vissuto: la famiglia, il fatto di essere nata e cresciuta in una piccola comunità, le mie grandi felicità e i grandi, terribili dolori che, malgrado la nostra volontà, arrivano e ci travolgono.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Ci sono vari temi nel romanzo, ma credo che i messaggi fondamentali siano due: il primo è l’importanza di guardare l’altro davvero, a prescindere dall’etichetta con la quale viene identificato dalla società. Non bisogna mai dimenticare che dietro ad un’etichetta, ad una definizione, c’è sempre una persona, con la sua sensibilità, il suo universo, la sua storia ed i suoi valori.

E l’altro messaggio è più che altro una constatazione: la vita è la continua ricerca di se stessi e dell’altro e nessuno può sfuggire a questo bisogno primordiale.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Penso che sia un mondo complicato e stratificato in cui è difficile emergere, ma credo anche che ci possa essere spazio per tanti, grazie ai molti piccoli editori che riescono a dare attenzione a storie che diversamente, non vedrebbero mai la luce.

Leggi il mio libro perché…

Perché questa è una storia che all’inizio sembra intima e personale, ma finisce per diventare di tutti.

Progetti futuri?

Mi piacerebbe pubblicare i miei racconti.

Il LIBRO merita 4 stelle su 5

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