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Recensione ‘Madame Bovary’ di Gustave Flaubert

Davanti ad un grande classico come Madame Bovary, spesso, i giovani sopratutto, sbuffano o lo ritengono pesante o tanto meno inutile; Beh, io potrei far parte di quel cerchio di persone ma, straordinariamente e stranamente, passando da una bancarella, piccola ma invitante, ho acquistato questo grande classico, con Editore Crescere Edizioni alla piccola cifra di 4,90 euro; difatti, questa è una novità dell’estate 2013: Rivisitare i grandi classici in chiave economica.

Gustave Flaubert fa parte ormai di un’altra era, esattamente nato nel 1821, questo romanzo è uscito tra il 1851 e il 1856, ragion per cui, il linguaggio, sin dall’inizio, si presenta assai diverso rispetto alle letture che siamo abituati del XX Secolo.

La trama è ricca, i particolari sono trattati nei dettagli più estremi, a volte quasi inutili ma mai superficiali: Madame Bovary è una donna perennemente alla ricerca della felicità, dipendente dal lusso, alla continua ricerca di scialli in sete, poggia divano in seta e ha perfino il frustino del cavallo in ottone! Un lusso d’altri tempi insomma…..ma che grava sulle spalle del marito!

Cerca la felicità nelle bocche altrui, tra viali nascosti e boschi fitti, prova amori profondi verso i suoi amanti, fa loro dei regali (pagati con cambiali intestati al marito….), scrive lettere ardite, come pegno d’amore taglia ciocche di capelli e una miriade di altre piccolezze che potrete scoprire nel romanzo.

Il finale del Libro, non è per niente prevedibile e il comportamento del marito è quasi sempre incomprensibile; nonostante sia stato scritto più di 150 anni fa, la lettura si presenta fresca e straordinariamente contemporanea!

Che altro dire? Un salto culturale in un’era che non ci appartiene, ma pur sempre utile, nella via di tutti i giorni! 

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Recensione di IL PADRE PERDUTO di Brian Leung

Diversi giorni fa passeggiando per Torre Dell’Orso, marina di Melendugno (Le) mi ha molto incuriosito un negozietto vicino al Lungo mare, molto affollato, per di più; in qualsiasi angolo della parete c’erano libri, da Crescere Edizioni i nuovi format da 3,90€ e da 4,90€, ovviamente anche i nuovi Newton ComptonEditori da 0,99€ fino ad arrivare ai classici manuali di cucina, giardinaggio e bondage.

Tutti gli altri libri di narrativa costavano solo 5€, al di la del prezzo di copertina e che fosse versione economica o meno;  ne ho acquistati diversi, tra questi ho preso Il Padre perduto di Brian Leung di Piemme Editore, prezzo di copertina 18€, ma ripeto l’ho pagato solo 5€.

Non ho letto ne la biografia, tanto meno il riassunto in copertina, il Titolo bastava e avanzava e chiaramente sono stata ispirata dall’immagine in copertina: un padre e un figlio, figure non nitide però che, giocano su una riva di un fiume. 

Ciò che colpisce sin da subito è una forte quantità di punti-stop e i capitoli sono straordinariamente e, anche, sfortunatamente corti, vanno da 2 a massimo 5 Pagine; un punto a sfavore va, però, ai titoli dei singoli capitoli: titoli da sequenze, lunghi, riassuntivi…quando in realtà qualche frase-traccia, molto appetitosa, sarebbe stata più gradita, infatti, a tal proposito, evitavo di leggere sopra la pagina, quando iniziavo il nuovo capitolo.

La storia è ambientata Tra la Cina e L’ America, un lungo viaggio che parte da una nascita e termina con una vecchiaia terminale, il padre che rintraccia il figlio dopo  25 anni e Westen, il non-più-bambino, fa finta di esserlo, mentendo a se stesso… Ma mi Fermo qui, non voglio saziare il vostro appetito, piuttosto che suscitare il vostro interesse…consigliato a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno dei conti in sospeso col passato e sono in attesa della felicità eterna e contagiosa.

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