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“Mosca Cieca- Ti fidi dei tuoi vicini di casa? “- di Viviana Spoldi

“L’assassino ci gira intorno e ci confonde, mentre noi vaghiamo nel buio per cercarlo. Lui ci provoca e scappa in quel buio che, per lui, è luce e verità. Ma volete sapere come terminava il gioco? Alla fine la mosca cieca lo catturava sempre.”

Viviana Spoldi ritorna in questa grande famiglia di autori con Mosca cieca- – Ti fidi dei tuoi vicini di casa?, auto-pubblicato e disponibile su Amazon. Mosca cieca è quello che si può definire come un “leggero giallo”: la tranquillità della cittadina di Florent viene bruscamente spezzata da un omicidio, al quale si sussegue un altro appena due giorni dopo. Le vittime non avevano legami apparenti, accomunati solo dal fatto di essere due sgradevoli persone agli occhi della gente. Ad occuparsi delle indagini saranno due detective, un ex giudice e la sua petulante cognata, incontrando e interrogando i vicini di casa alla ricerca del colpevole. O dei colpevoli.

Leggero e scorrevole, ottimo per passare un pomeriggio in tranquillità, Mosca cieca colpisce soprattutto per l’assenza di protagonisti. Come si evince dopo qualche capitolo, in effetti, il libro non ha un personaggio più importante di altri su cui concentrare l’attenzione. Sebbene gran parte della vicenda ruota intorno ai detective che indagano sui delitti, in verità è l’intero quartiere ad essere protagonista: il vicinato, i parenti e i conoscenti delle vittime, sospettati o dotati di alibi inattaccabili. ‘Ti fidi dei tuoi vicini di casa?’ è un sottotitolo più che appropriato per questa situazione, perché la chiave per risolvere il caso si trova nel profondo di ciascun sospettato. Uomini e donne apparentemente tranquilli e inoffensivi, con le loro abitudini quotidiane, a cui tuttavia basta un niente per trasformarsi in potenziali assassini. E alla fine, come in ogni giallo che si rispetti, tutto si riduce alla più classica delle domande: “Perché?”

Consigliato a tutti gli appassionati del genere, ma anche a chi ricerca qualcosa di leggero per addentrarsi nella realtà dei delitti, degli intrighi e del sospetto.

Come nasce quest’opera letteraria?

Il mio romanzo nasce da un’ispirazione improvvisa e dal mio interesse per gli intrecci, i misteri e le storie. L’esecuzione pratica del giallo, invece, è iniziata il giorno in cui decisi di partecipare ad un concorso narrativo. Mancavano due mesi alla scadenza e io non avevo ancora scritto una riga del mio romanzo. Tuttavia quella mattina cominciai di dare vita al mio intreccio, ai miei personaggi, al villaggio, alle case.

Il mio giallo arrivò al secondo posto su più di trecento partecipanti e la mia soddisfazione fu enorme.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Nessun messaggio, voglio solo farli distrarre dalla quotidianità.

Con il mio libro voglio giocare con il lettore, sfidarlo a trovare l’assassino. Ho adorato spargere ovunque indizi, creare personaggi con caratteristiche ben evidenziate, un intreccio che catturasse. Tutto questo ambientando la storia in un luogo comune, in cui per tutti fosse facile inserirsi e ritrovarsi: la casa e il proprio vicinato.

Leggi il mio libro perché…

Hai voglia di giocare, ami risolvere i “puzzle”, vuoi catapultarti in un mondo di quiz e indovinelli, possiedi una mente attenta e curiosa.

Con mia enorme gioia ho avuto solo recensioni positive da chi l’ha letto finora (“sorprendenti colpi di scena”, “giallo studiato nei minimi dettagli”, “ho adorato questo libro”) e una di queste mi ha reso particolarmente felice. Una mia lettrice, infatti, una volta conclusa la lettura, mi ha scritto: ” Ho passato i due giorni seguenti a guardare i miei vicini di casa con occhi diversi. Continuavo a pensare alla tua storia.”

È stato bello sapere di lettori che, accettando la mia sfida, ipotizzavano chi fosse l’assassino, il movente, il senso di alcuni indizi.

 

Progetti futuri?

Sto già scrivendo un altro giallo, ambientato in uno stabilimento termale, che ha come protagonisti gli stessi personaggi di “Mosca Cieca”: il vecchio ex giudice Walter Noel e l’eccentrica, pettegola cognata Clotilde Gamble, amatissima dai miei lettori.

Scrivere è la mia prima passione, però adoro anche leggere e il cinema, cioè qualunque cosa riguardi le “storie” con personaggi, trame, dialoghi ecc… sia che vengano da libri, che quelle trasmesse da uno schermo.

Io adoro le storie!

Scrivo dappertutto e su tutto quello che mi passa davanti. Fogli, tovaglioli e un qualsiasi pezzo di carta può contenere un’idea importante e un’ispirazione improvvisa, mentre sono a fare la spesa, al lavoro o in vacanza. Traggo ispirazione da tantissime cose, anche all’apparenza insignificanti che, nella mia testa, diventano pezzi del puzzle che sto scrivendo.

Scrivere, quindi, non è tanto un progetto futuro, ma qualcosa che fa parte della mia natura, di cui non posso fare a meno.

 

Mosca Cieca merita 4 stelle su 5

 

 

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“La storia di Roberto” di Rocco Granese

Rocco Granese, classe 1949, esordisce nel mondo editoriale con un libro che, definirei, di formazione dal titolo “La storia di Roberto” edito da BookSprint Edizioni.

 

Roberto, il protagonista, lavora per diverse estati, fino al raggiungimento della maturità in Svizzera e il libro si presenta essere uno spaccato di vita dell’autore che, ovviamente, ha veramente vissuto negli scorci che si trovano all’interno dell’opera stessa.

 

Dal primo viaggio in treno fino al ritorno a casa con, finalmente, tutti i franchi che gli serviranno per l’università: suo obiettivo fondamentale. Traguardo raggiunto con impegno e determinazione costante da parte dell’autore- protagonista.

 

Roberto non è solo ma troviamo la sorella Elena, il fratello Elio con la famiglia e soprattutto una serie di avventure amorose raccontate nei minimi dettagli che appassioneranno il lettore pagina dopo pagina. Da Teresa, a Piera, a Denise…

 

“La storia di Roberto” è un libro che andrebbe letto da chiunque, libro interessante sia per chi parte che, ovviamente, per chi resta.

250 pagine che vi stupiranno continuamente.

 

Trama, descrizioni e stile meritano- a mio dire- 5 stelle su 5.

 

Come nasce “La storia di Roberto?”

Già da qualche anno prima dell’età pensionabile ho cominciato a pensare al mio primo libro da scrivere traendo spunto dalle esperienze lavorative dei miei familiari in Svizzera e da quelle mie personali al loro seguito per mie esigenze economiche da soddisfare al fine di raggiungere i miei scopi, prima quello del diploma e poi quello della laurea, a quei tempi per niente facili da raggiungere. Ho voluto riportare uno spaccato con cura e dettaglio dei luoghi, rappresentare alcuni aspetti sociali e primari del vissuto di emigranti meridionali in Svizzera, nella seconda metà del secolo scorso, ma anche la determinazione del progettare un loro futuro migliore nonostante i travagli esistenziali, lavorativi sociali con le forti emozioni e le sensazioni che li accompagnavano.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani il tuo libro?

Ho voluto porre all’attenzione di chi leggerà il mio libro l’esempio di un giovane che ha saputo perseguire i suoi scopi, il suo obiettivo finale combattendo contro le avversità che la vita gli poneva davanti. Forse può costituire per i giovani un esempio da seguire nel loro modo di vivere ed affrontare la vita, di impegnarsi seriamente nel perseguire scopi alti ed importanti, per gratificare sé stessi e le loro future famiglie al fine di garantirsi un futuro il più roseo possibile rinunciando a quell’atteggiamento sempre più diffuso, specie nei giovani, di degrado educativo, sociale, di impegno e di studio. Direi una guida per i giovani che oggi non sanno attendere e vogliono tutto e subito. Nel libro si spiega come accettare le sconfitte per poi riprendere a lottare.

 

Leggi il mio libro perché..

Perché leggere il mio libro “La storia di Roberto”? Una domanda che mi sono posto spesso, ma riflettendo ritengo che la storia raccontata possa essere davvero bella da leggere, divertente, interessante, sentimentale, appassionante ed intrigante. La storia potrebbe essere come quella di tanti giovani, ma è scritta con uno stile semplice, scorrevole, quasi familiare e le righe che si susseguono sono pregne di sentimenti evolutivi. Il protagonista è infatti soggetto a mutazioni significative della sua vita e le esperienze amorose vissute le considera veri e propri inni all’amore e alla vita tali che nella storia il protagonista partito giovane torna a casa uomo.

 

Progetti futuri?

Quali progetti futuri ho? Beh, penso che ormai avendo scelto di dedicarmi alla scrittura ho pensato che fino a quando l’Altissimo mi darà giorni da vivere mi dedicherò alla scrittura. Un mio secondo libro è quasi prossimo alla fine. Nella mia mente sono scolpiti e bene impressi tanti ricordi, tante esperienze vissute, tante cose brutte, ma tantissime cose belle e prendendo spunto da esse vorrei scrivere tanti altri romanzi per comunicare ai miei lettori le mie sensazioni, le mie emozioni, le mie idee, qualche vicissitudine, ma principalmente le mie gioie, le mie battaglie combattute e tra queste quelle perse e quelle vinte, ma soprattutto far risaltare quanta bellezza c’è nella vita di ognuno di noi e come la vita vale la pena di essere vissuta, sempre e a qualsiasi età.

 

“La storia di Roberto” di Rocco Granese, 250 pagine, BookSprint Edizioni, prezzo di copertina 17,90 euro.

 

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“Incastri distanti” di Alessandro Ebuli

«Le sofferenze arriveranno comunque, se così vuole il destino. Abbiamo viaggiato tanto, osservato la realtà con i nostri occhi. Il mondo è colmo di sofferenza, nella ricchezza così come nella povertà. Nulla può cambiare il destino di ciascuno di noi.»

Alessandro Ebuli riprende posto tra gli autori del nostro tempo con Incastri distanti, edito da ERETICA.

Questo libro raccoglie una serie di episodi brevi, alcuni di fantasia, altri realmente avvenuti e portati tristemente alla ribalta come reality show.

Questi ultimi – come le tragiche morti di Jeff Buckley, di Maria Fresu o del piccolo Alfredo Rampi – sono stati ricostruiti e adattati con sentimento e rispetto nei confronti di chi ha perso la vita quel giorno.

Incastri distanti è un libro che affascina e conquista, nella sua semplicità quanto nella sua drammaticità. Attraverso gli occhi di persone autentiche, ma anche di personaggi completamente fittizi, l’autore riesce nell’intento di proiettarci nella dolorosa realtà dei fatti: l’imprevedibilità della vita, l’ordine naturale delle cose che può improvvisamente spezzarsi e condurre chiunque – una o più persone – dall’altra parte, lasciando un vuoto in chi era con loro quel giorno. Di certo saranno in molti a ricercare informazioni sui fatti realmente avvenuti dopo aver letto questo libro, ma l’autore punta ancora più in alto: ci ricorda, insieme alla vita, che “non è possibile fuggire dalla realtà, e talvolta ripercorrere la propria storia è necessario”.

In conclusione, si rivela una storia che insegna e che spinge a non dimenticare questi fatti di cronaca.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Incastri distanti nasce idealmente all’inizio del 2016, ma necessita di un intero anno prima di riuscire ad essere costruito con precisione nella mia mente ed un altro anno per la stesura definitiva del libro, che è proseguita senza sosta per tutto il 2017. Era mia intenzione creare un concept di fondo, non una semplice raccolta di racconti, quanto piuttosto dieci capitoli legati tra loro da un unico comune denominatore: l’esperienza generata dalla sofferenza. Per questo ho deciso di scrivere delle storie che prendessero spunto da fatti di cronaca realmente accaduti, fatti che nello specifico avessero significato emotivamente molto per me.

L’attentato alle Twin Towers a New York, la strage di Bologna dell’agosto 1980, la strage di Ustica, la morte straziante del piccolo Alfredino Rampi, l’omicidio della studentessa Marta Russo all’università La Sapienza a Roma ed altre di mia totale invenzione, che vanno a toccare argomenti delicati e socialmente importanti come l’anoressia e la dipendenza dalle droghe e dall’alcool.

I fatti di cronaca utilizzati per le mie storie sono alla base della trama, nella quale i personaggi non sono necessariamente esistiti od esistenti, oppure soltanto alcuni lo sono; il contesto della cronaca è servito per costruirvi intorno una storia che tenta a suo modo di affrontare situazioni e stati d’animo nel quale ognuno di noi può ritrovarsi: il senso di colpa, la solitudine, la paura, la rassegnazione, dentro alle quali non manco di analizzarne alcune attraverso la mia personale interpretazione. Non ho scelto a caso i fatti di cronaca, ma ho voluto romanzare quelli che hanno avuto maggiore impatto emotivo nella mia vita, tra tutte direi in modo particolare il tentativo di salvataggio di Alfredino, che ricordo perfettamente nonostante all’epoca del fatto avessi soltanto cinque anni, la stessa età del piccolo, e l’attentato alle Twin Towers, che ho vissuto intensamente perché avvenuto mentre mi trovavo in un contesto lavorativo molto particolare. Ma sono legato a tutti i tragici avvenimenti narrati nel libro.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il messaggio credo sia abbastanza chiaro e nemmeno troppo nascosto, ovvero le sofferenze che spesso dobbiamo sopportare nel nostro percorso non possono fare altro che segnarci con delle profonde cicatrici, ma l’essere umano sa sempre rialzarsi e combattere e superare i momenti bui. Queste sofferenze lasciano il segno, certo, ma da esse possiamo trarre insegnamento, ricavando quelle esperienze che ci permetteranno di fare meno errori nel futuro, oppure adottare comportamenti che, utopicamente parlando, se tutti adottassero potrebbero rendere migliore questo mondo. C’è la speranza che si possa migliorare la propria condizione guardando in faccia la realtà. Siamo circondati dal dolore, ma se sapremo reagire diventeremo più forti. È il risultato della resilienza.

Mi auguro che i lettori di Incastri distanti possano cogliere questa sfumatura di speranza che ho tentato di far emergere con i miei racconti.

 

Leggi il mio libro perché…

…le storie narrate potranno farti riscoprire importanti fatti di cronaca del tuo passato che avevi dimenticato, rivisitati in chiave romanzata e non per questo totalmente rispondenti alla realtà, perché questo non è un saggio storico. Leggi il mio libro perché tutti noi siamo coinvolti nelle storie narrate anche se non ce ne rendiamo conto. Siamo tutti incastri distanti di un puzzle che quando sarà ricomposto mostrerà la vita di tutti noi. Non è possibile non domandarsi: Perché il destino non ha scelto me?

 

Progetti futuri?

Avevo iniziato la stesura di un thriller psicologico prima che l’idea di scrivere dei racconti legati a storie reali prendesse una forma concreta. Ho sentito l’esigenza di concentrarmi su Incastri distanti e sono totalmente soddisfatto del risultato, ma sento sia giunta l’ora di tornare a lavorare al thriller. Ha già un titolo definito, una trama corposa al suo interno ed ho in mente numerose idee circa il taglio concettuale che intendo dare ai protagonisti della storia. Il prossimo inverno lavorerò sodo nel tentativo di portarlo a termine per la metà del 2019.

 

Alessandro Ebuli merita 5 stelle su 5.

 

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“Questione di fato” di Martina Legittimo

“Lei mi aveva fatto cadere il telefono nel canale ed era piombata nella mia vita proprio quando avevo bisogno di lei. Era come un angelo mandatomi da mio padre. Non credevo molto nella vita dopo la morte, ma sapevo che lui vegliava su di me da sempre.”

 

Martina Legittimo ci narra una storia intrigante con il suo romanzo d’esordio, Questione di fato, Booksprint edizioni: ci narra di Luca, autore di romanzi gialli e fantascienza, il quale affronta un periodo difficile quando la sua casa editrice lo costringe a cambiare genere. Luca non è entusiasta all’idea di scrivere un romanzo rosa – complice il fatto di non aver mai conosciuto il vero amore – ma non è neanche disposto a rinunciare alla sua carriera. Anche nella sfera privata non mancano i problemi, alla notizia che sua madre, rimasta vedova da molti anni, vuole risposarsi con la sua nuova fiamma.

In questi giorni difficili avviene l’incontro con Elisa, una giovane allegra e vivace che accetta di aiutarlo con la stesura del nuovo romanzo. Dapprima percepita come un fulmine a ciel sereno, con il tempo Luca arriverà a vederla come il raggio di sole che aspettava, per liberare il suo cuore dall’oscurità che lo opprime.

Luca percorrerà quindi una strada tutta nuova, imprevedibile, ma che lo farà sorridere sempre di più ad ogni passo percorso insieme a lei.

 

È una storia coinvolgente, ricca di personaggi ben delineati e dalla scrittura scorrevole, che si fa leggere tutto d’un fiato. Ben piazzato il colpo di scena finale, che di certo lascerà di sasso molti lettori. Interessante poi la presenza del “romanzo dentro il romanzo”, in quanto Questione di fato è anche il titolo del romanzo rosa di Luca. Una miscela potente che insegna una lezione preziosa sull’amore, ovvero che non siamo noi a cercarlo… ma è l’amore a trovare noi, indipendentemente da ciò che facciamo.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Questione di fato nasce dall’idea di voler raccontare la storia di una persona che mi somigliasse almeno in parte. Dunque narrare le vicende di Luca, alle prese con la stesura di un romanzo che per lui rappresenta una nuova esperienza, per me è stato molto semplice e naturale.

Ad esser sincera, però, devo dire che non è stato per niente facile. Quando mi è venuta l’idea di scrivere un libro, le mie aspettative erano molto scarse. Ma è diventata una sfida con me stessa: ogni giorno, mentre scrivevo, mi dicevo che avrei potuto fare di meglio; perciò rileggevo tutto daccapo e apportavo le modifiche che più ritenevo opportune, sperando di poter migliorare l’opera.

E a poco a poco il mio primo romanzo prendeva forma!

Ogni volta che rileggevo il titolo, non riuscivo a capacitarmi di quello che stavo facendo, di quello che stavo realizzando: il mio sogno!

A manoscritto concluso, mi ci è voluto un po’ per rendermi conto che la storia a cui avevo dato vita, a cui avevo lavorato costantemente e a cui mi ero appassionata – perché in ogni personaggio c’è una parte di me – era veramente giunta al suo finale.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Credo che quest’opera possa avere varie interpretazioni a seconda del lettore e della sua esperienza di vita.

Personalmente, scrivendo quest’opera, ho cercato di rappresentare al meglio la realtà.

Io sono un’appassionata di romanzi rosa e, per quanto questi mi piacciano molto, devo dire che le storie per me non sono mai abbastanza verosimili.

Perciò il messaggio che ho voluto far passare è che l’amore, sebbene sia un sentimento forte, travolgente, che infonde felicità e serenità, nasconde spesso dei lati oscuri, legati a circostanze non sempre dipendenti da noi.

Comunque credo che questo valga per qualsiasi tipo di sentimento e che magari, a volte, siamo noi stessi a rendere tutto più complicato. O magari no…

Leggi il mio libro perché…

Perché leggere vuol dire vivere. E vivere una storia d’amore è bello per tutti!

Poter conoscere le vicende di personaggi che all’inizio sono solo sconosciuti, poi cominciare a capirli, cominciare a pensare come e con loro, chiedersi come finirà la storia e arrivare alla fine e rimanere, chissà, delusi o entusiasti.

Leggere il mio libro ti farà fare tutte queste cose, senza che te ne renda neppure conto.

Leggi il mio libro perché Luca e Elisa non sono perfetti. Sono come noi: hanno le loro paure, le loro sofferenze, ma anche i loro amori e le loro passioni.

Leggi il mio libro perché i due protagonisti vivranno una storia d’amore perfetta e scombinata, che aspetta solo di essere vissuta a sua volta da un lettore appassionato.

Progetti futuri?

Non penso spesso al futuro, perché amo vivere il presente.

Tuttavia devo dire che mi piacerebbe raccontare un’altra storia e creare un nuovo romanzo.

Non nego che vorrei avere un futuro da scrittrice, ma per il momento non ci penso spesso, perché non mi sento abbastanza matura.

Ma, nonostante il mio lato razionale cerchi di convincermi di questo, la scrittura resta il mio sogno!

Ho già in mente alcune idee per un nuovo manoscritto, ma questa volta voglio fare tutto con molta calma, darmi e prendermi tutto il tempo necessario.

Vorrei superarmi ancora e non vedo l’ora di ricominciare a scrivere!

 

 

Il libro merita 4 stelle su 5.

 

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“Ida e Alessio” di Daniela di Benedetto

Daniela di Benedetto, classe 1957, già nota nel mondo editoriale ritorna con una nuova storia che, come sempre, non delude mai.

“Ida e Alessio”, un romanzo edito da Tabula Fati, con l’Editore Marco Solfanelli.

 

Una storia d’amore ma anche di storia italiana. Una storia dove una faida tra famiglie porterà morte, dolore e a tratti amore tra le pagine scritte da Daniela di Benedetto.

Uno squarcio temporale che va dal 1925 al 1950, toccando tempi storici come il fascismo, i partigiani, le bombe, le guerre in Africa, le fughe, le sopravvivenze ma anche le morti, tante, numerose.

 

La storia si snoda intorno a una faida tra due famiglie calabresi: Ferraro e Falengo. Famiglie che per tanti anni, forse secoli, si son sfidate a suon di spada, veleni, morti accidentati ma non solo.

 

Ilustrazioni per Daniela D.

Poi arriva Ida, genuina, avventuriera, forte, determinata che, purtroppo per lei, anzi per loro, si innamorerà di Alessio che, ancora una volta, è figlio della famiglia avversaria.

Lei, poi, si sposerà per saldare i debiti di famiglia, con un signore molto più grande di lei. Darà alla luce una creatura, Sandro che, però, non nascerà con il cuore pieno d’amore bensì d’odio. Odio che crescerà grazie ai racconti della nonna materna che morirà uccidendo il rivale della famiglia, politicamente opposto.

 

 

 

Laura, Sandro, Ida, Alessio, Marisa, Carmela, Luigi, Francesco e tanti altri ancora potranno cullarvi nelle notti d’estate, accompagnandovi ad una piacevole lettura che, secondo me, merita 5 stelle su 5. 

 

Come nasce quest’opera?

La genesi è una storia lunga. Da ragazzina io vedevo film americani e scrivevo romanzi ambientati in America, finchè mio padre mi disse: se vuoi fare la scrittrice in Italia, devi ambientare le storie in Italia e ispirarti a qualcosa di VERO. Io presi alla lettera il suggerimento e mi accinsi a scrivere il primo romanzo italiano documentandomi sull’ambientazione: volevo che si svolgesse negli anni del fascismo fino alla seconda guerra mondiale. Infatti ero in grado di attingere a testimonianze autentiche: era l’anno 1980 e ancora avevo a mia disposizione, vivi e lucidi, i miei genitori e i miei zii che ricordavano bene gli anni dal 1925 al 1950. Naturalmente   quel libro scritto a 23 anni ebbe poi diverse stesure per migliorare lo stile.

 

Quale messaggio comunica il libro?

Ilustrazioni per Daniela D.

Il messaggio è chiaro: esiste una tragicità della vita che supera la tragicità della morte. La gente si è commossa per secoli al pensiero di Romeo e Giulietta, innamorati divisi dal destino e spinti alla morte da un equivoco, ma una storia d’amore può essere ancora più triste se gli amanti restano vivi e separati per tutta la vita. E’ il caso dei miei protagonisti, Ida e Alessio, che appartengono a due famiglie calabresi divise da una faida. Poiché la loro storia d’amore segreta si svolge negli anni che ho detto, le alterne vicende politiche offrono alle famiglie rivali alcune occasioni di liberarsi di nemici personali, iniziando dal momento in cui il padre di Alessio, gerarca fascista, fa arrestare il padre di Ida accusandolo di attività antifasciste, ma durante la Resistenza la sorella di Alessio passerà un guaio proprio perché è figlia di quel gerarca. Il sangue sparso non farà che rendere più profondo l’abisso che divide i due innamorati, ma loro sopravvivono, separati e infelici. Fra tutti i miei libri questa è l’unica grande storia d’amore.

 

Leggi il mio libro perché…

Come al solito, pare di vedere un film, per le immagini molto vive e per i dialoghi realistici. Io ne ho tratto una sceneggiatura cinematografica che è quasi un kolossal, l’ho inviata a Rai fiction e si sono anche degnati di rispondermi. Mi hanno detto però che non erano più propensi a mostrare in prima serata scene di violenza. Dico, le lotte tra fascisti e partigiani in Tv sono state viste sempre e nessuno le ha mai considerate vietate ai minori. Il fatto è che Rai Uno si è realmente orientata verso le fiction ROSA, e la mia non è rosa affatto. E’ adatta a lettori capaci di provare grandi passioni. Il romanzo evidenzia anche il profondo legame dei personaggi con la natura, in particolare con i boschi calabresi in cui Ida e Alessio giocano durante la loro adolescenza e che durante la guerra diventano un simbolo di innocenza perduta.

 

Progetti futuri?

Progetti bellissimi: ho tre libri in corso di stampa e alla fine di settembre ci sarà la proiezione del primo film realizzato da me, soggetto sceneggiatura e colonna sonora. Il cinema è sempre stato la prima delle mie passioni, e nel mio modo di scrivere, si nota!

 

 

 

Ida e Alessio di Daniela di Benedetto, Tabula fati, prezzo di copertina 10 euro, 120 pagine.

 

 

 

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“Labirinti di cristallo” di Chiara Ortuso

“Imparare a vivere anche quando non si è in grado di bastare, anche quando si sussurra basta al non bastarsi.”

 

Chiara Ortuso ritorna con una nuova opera, Labirinti di cristallo, edito da Laruffa. Il libro narra le vicende di Angelica, una ragazza inquieta che vive in un castello arroccato in un labirinto di cristallo, visione personale del mondo umano colmo di banalità. Angelica vive “un’esistenza opaca e schiva”, e pertanto tenta di fuggire dal labirinto nel corso di un anno di vita, affrontando questioni di natura filosofica. L’opera non è altro che una metafora esistenziale che indica la necessità di rompere i propri argini: superare inquietudini e incertezze personali per aprirsi, attraverso un percorso di autoconoscenza, a quelli che sono i sentieri del mondo.

Labirinti di cristallo si rivela dunque una ricerca del senso, un percorso verso la conoscenza di se stessi e degli altri, che conduce alla felicità: “il segreto di un istante”, come definita dall’autrice. Grazie al suo particolare stile di scrittura, introspettivo e ricco di metafore, e ai numerosi riferimenti ad opere del passato, l’autrice trasporterà lo spirito di ogni lettore verso un’infinità di emozioni.

 

Consigliato a tutti coloro che ricercano, a modo loro, un’uscita dal proprio labirinto.

 

Come nasce la tua opera letteraria “Labirinti di cristallo”?

Labirinti di cristallo nasce da un percorso di autoconoscenza interiore, da un’indagine volta a scandagliare l’animo di una donna, di una giovane donna, Angelica, spirito inquieto e fragile, pensiero tormentato e vacillante. Una vicenda la sua che, iniziando dai meandri di un arroccato castello sporgente su un periglioso labirinto, conduce, mediante un cammino di rinascita, di palingenesi, verso la mondanità, in direzione di quella realtà esterna così temuta ma in fondo tanto sperata. Lo stesso titolo esemplifica perfettamente il contenuto stesso del testo mediante il riferimento a due elementi: il labirinto e il cristallo. Il primo assume, in tale contesto, il significato dell’incapacità da parte dell’uomo di rompere il muro dei propri idola, dei legacci che tengono avvinto ciascuno alla caverna del pensiero, impedendogli l’ingresso nel reale del mondo. E tuttavia la difficoltà di trovare una via d’uscita rappresenta un’occasione di riscoperta, la necessità di perdersi per poi ritrovarsi. Dal canto suo, il cristallo evoca l’immobilità di un’esistenza che si configura come incantata in una ripetizione sempre identica di gesti incapaci di comunicare la vera accezione del vivere. E, tuttavia, la stessa fragilità del cristallo rende tale elemento in grado improvvisamente di infrangersi svelando, una volta per tutte, la verità dell’uomo, il senso del suo esserci nei picchi di dolore e gioia, nell’estrema e frammentata insignificante significanza.

 

Leggi il mio libro perché…

Perché è la storia di una donna “del sottosuolo”, di una donna che, opponendosi mediante una serie di rivolte personali, agli ideali di assoluta chiarezza razionale e semplicità scopre nel dolore della complessità del vivere la causa prima del suo agire. E lo stesso sottosuolo, dostoevskjianamente parlando, diventa la metafora di un vivere che protraendosi interiormente e apparendo nella sua disarmonia con la facciata delle leggi esterne, costruisce una prigione in cui crogiolarsi nell’irrequietezza, in quella volontà che rappresenta la rivoluzione più grande perché è espressione dell’irriducibile singolarità di ogni uomo. E tuttavia la piaga del “senza senso” si rimargina a contatto con il calore di quella natura che diventa la panacea, la cura, la scintilla concessa da Dio all’essere di ogni uomo. Angelica si accorge così di esistere e impara a comprendere il suo desiderio di vita. Aspirazione che comincia soltanto nel momento in cui “si è capaci di guardare in faccia il mondo ricevendolo negli occhi”. Perché non si è mai abbastanza lontani da se stessi per non rincontrarsi, mai abbastanza spenti per non riaversi, mai tanto mancanti per non riempirsi in uno slancio di passione, in un guizzo di furore, in un miracolo di luce.

Progetti futuri?

Continuare a conciliare la mia attività di docente di storia e filosofia presso le scuole secondarie di secondo grado e il mio sogno di scrittrice; un sogno che, con la pubblicazione di tre saggi di carattere filosofico-letterario, sta sempre più prendendo forma e sostanza concretizzandosi in attività intellettuali di grande rilevanza culturale (presentazione di libri, caffè filosofici e letterari).

 

La bravissima Chiara Ortuso merita 5 stelle su 5

 

 

 

 

 

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