“Tryte” di Luca Giribone

“La realtà della fantasia supera la fantasia di una realtà che non esiste.”

Una brillante espressione che sintetizza in poche parole il concetto ultimo di Tryte, nuova opera di Luca Giribone edita da Europa edizioni.

2020. L’autore Andrea Mainelli viene ritrovato cadavere una mattina in una baita nei pressi di Rovereto, in Trentino, il corpo in terribili condizioni. L’omicidio sembra legato strettamente alla pubblicazione di New York 1941, un romanzo di puro intrattenimento che tuttavia sarebbe, per l’organizzazione criminale che ha massacrato Mainelli, particolarmente importante e pericoloso. Le prove raccolte riconducono al corrotto sindaco Spirati, ma la morte di Andrea non chiude affatto la questione. Ora la palla passa alla sua amante Elena e all’enigmatico Programmatore, che non solo dovranno tirarsi fuori dalle mire di Spirati, ma anche impegnarsi a svelare un mistero legato a New York 1941. La vicenda si alterna parallelamente a quella immaginaria del romanzo, il cui protagonista, il giornalista Frank Logan, affronta una serie di eventi che si susseguono anche – sorprendentemente – in seguito alla morte del suo autore. Qualcosa di strano sta avvenendo nel suo mondo, e poiché questo coinvolge la sua famiglia e gli amici più cari, Frank farà di tutto per scoprire la verità, per quanto incredibile possa apparire ai suoi occhi scettici.

L’autore, che inizialmente ci presenta un apparente e “semplice” thriller, in realtà riporta in auge una delle più brillanti metafore sulla scrittura, intesa come creazione di mondi. L’uomo che inventa un personaggio, una storia, un mondo, diventa a tutti gli effetti un creatore, un padre, che segna il destino delle sue creature ogni volta che scrive sul foglio, cartaceo o digitale che sia. Con Tryte si fa un passo avanti, arrivando alla conclusione che i mondi non cessano di esistere quando smettiamo di scrivere, ma continuano a vivere dentro di noi. Si tratta, in conclusione, di una lettura impegnativa, poiché strettamente legata all’opera prima dell’autore – New York 1941. Forse – ma che nella sua complessità saprà appassionare tutti gli amanti del genere e coloro che desiderano una nuova visione dell’universo immaginario degli Autori.  

Come nasce quest’opera letteraria?

Da un bellissimo dialogo con i lettori, che, avendo apprezzato il romanzo “New York 1941. Forse” e avendo manifestato il desiderio di “giocare ancora” con una storia completamente fuori dagli schemi tradizionali, hanno scritto a centinaia per suggerirne un seguito. Avevo naturalmente già in mente una vicenda che espandesse il paradosso del primo libro e lo rendesse completo e in certo modo adulto, ma quello che ne è nato è stato spinto da una ispirazione impetuosa e quasi indipendente dalla mia volontà, per un risultato che in qualche modo mi può annoverare fra i lettori, come se si trattasse di un’opera che, da sola, è germogliata dalla pianta di “New York 1941. Forse”. Non a caso, un’opera collegata alla prima ma indipendente, un romanzo che molti dei lettori scelgono di leggere subito, senza andare in ordine cronologico, per passare a “NY 1941” solo dopo aver terminato “TRYTE”. Come ciò sia possibile, va scoperto all’interno del romanzo.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Quello che ci ricorda come la creatività, la fantasia, l’emozione, siano forze primigenie che non possono essere imprigionate dai muri di un rassicurante raziocinio, che dobbiamo essere capaci di sollevare la testa e non solo guardare dalla finestra, ma spalancarla, prendere la porta e uscire nel mondo, che troppo spesso incastriamo all’interno di piccoli scorci offerti dalla nostra quotidianità: lo schermo del pc, la televisione, il finestrino dell’autobus che ci conduce sempre lungo lo stesso tragitto. La vita è fatta di routine, dobbiamo necessariamente avere i piedi per terra, ma chi ci ha detto di incollare al pavimento anche la nostra testa?

Leggi il mio libro perché…

Ti condurrà, attraverso una narrazione che apparentemente tocca temi drammaticamente quotidiani, a tratti scioccanti, ma conosciuti; poi, piano piano, senza che tu te ne accorga, ti farà ritrovare sottosopra a osservare quello che c’è dentro di te, qualcosa di nuovo e sconcertante nonostante ti sia sempre appartenuto, e ti farà capire che quello che hai creduto di conoscere fino a ora è solo l’inizio.


Progetti futuri?

Un romanzo che tratteggia un labirinto di identità nascoste in uno scenario di fantascienza decadente e misteriosa. Poi, un gotico moderno, che unisce la passione più profonda, quella di una sensualità elevata all’ennesima potenza, al più autentico, ingovernabile terrore.

Tryte di Luca Giribone merita 4 stelle su 5.

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François Morlupi in “Formule Mortali”

“Credevo dunque di aver visto tutto nella mia vita. Ma ad una cosa del genere, no… non ero preparato. Nessuno lo è. Tutto questo per dirvi che chi compie un atto del genere, non è più un uomo, ma un mostro, il diavolo in persona.”

Non esistono altre parole per definire gli esseri che hanno scelto di terrorizzare Roma in piena estate con una serie di atroci delitti. François Morlupi non si risparmia in dettagli crudi nella narrazione del suo Formule Mortali, edizioni Croce, dove una serie di delitti rituali orchestrata da una rete di fanatici a scopo religioso sconvolge dapprima Roma e in seguito una località in Corsica. Spetterà alla squadra investigativa del commissario Ansaldi il compito di scovare e fermare questi squilibrati prima che facciano altre vittime. Vittime scelte per caso, ma accomunate dalla loro dedizione alla scienza che inevitabilmente comporta l’allontanamento da Dio… una scelta che spinge l’uomo fin dall’alba dei tempi a punire in modo atroce tale “infedeltà”.

Il tema della secolare diatriba da fede e progresso è evidente nel romanzo, ma non centrale. L’autore preferisce piuttosto soffermarsi su ogni protagonista della vicenda, ovvero gli agenti incaricati di chiudere il caso: dal commissario Ansaldi, integerrimo ma pessimista poliziotto affetto da acciacchi tipici dell’età, al vice-ispettore Eugenie Loy, che rifiuta ogni contatto umano al di fuori del lavoro.

Di fronte all’orrore su cui indagheranno tra queste pagine, non potranno fare a meno di guardare dentro se stessi cercando qualcosa di buono che possa frenare l’istinto di compiere una spietata giustizia sugli assassini. 

Una trama che riesce a coinvolgere, con un passaggio di ambientazione tutt’altro che fuori luogo: la Corsica, terra che di rado si ammira tra le pagine di un libro nell’ultimo periodo. Il tutto condito da una varietà di personaggi ben caratterizzati e che conquistano con i loro pregi e difetti. Con questo primo episodio, l’autore ci promette dunque una saga con molte carte in regola per guadagnarsi il suo degno posto tra i thriller italiani degli ultimi anni.


Come nasce quest’opera letteraria?

Fondamentalmente sono stati tre i motivi che mi hanno spinto a scrivere…Il primo, forse il più importante, era la volontà di evadere dalla quotidianità che mi stava attanagliando a lavoro dove le cose non andavano benissimo. Ho tentato dunque di rifugiarmi in un mondo nuovo, dove io ero il protagonista e nessuno mi schiacciava con il suo peso. Dove potevo essere me stesso, senza conseguenze particolari.

Poi leggere una quantità industriale di libri l’anno ha fatto sì che nel mio cervello, qualcosa venisse seminato ogni giorno. Il tutto ha germogliato in un determinato periodo, ma probabilmente bolliva da parecchio! Lo stress da lavoro non ha fatto altro che accelerare un processo inevitabile.

The last but not the least, è che spesso rimango deluso da alcuni romanzi. Mi sento quasi tradito quando compro un libro pubblicizzato che poi non mi soddisfa. Invece di criticare soltanto, ho voluto mettermi alla prova, agire. E ho partorito Formule Mortali.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Formule Mortali non possiede la presunzione di veicolare messaggi particolari. Una cosa tengo però a dirla: nel mio libro, non invento spesso, la maggior parte delle volte racconto aneddoti di vita vissuta, esperienze…ogni protagonista del commissariato possiede un pezzo della mia personalità e alcune mie passioni. Per fortuna però non tutti i loro problemi, ansie e paturnie mi appartengono, vi tranquillizzo! Se così fosse, sarei da rinchiudere!

Leggi il mio libro perché…

Se ti piacciono dei gialli dove non c’è soltanto una inchiesta, ma quest’ultima è anche una scusa per poter raccontare e descrivere altro ed abbracciare diverse tematiche…come i problemi della capitale d’Italia, i protagonisti con le loro ansie, la quotidianità degli abitanti, il deep web e una regione straniera come la Corsica…allora questo è il libro che fa per te! Un giallo “sociale”, moderno e adrenalinico.

Progetti futuri?

Visto il piccolo successo ottenuto nelle vendite(siamo alla seconda ristampa) e le ottime critiche raccolte per Formule Mortali, ho già scritto il secondo. Il terzo è in fase di costruzione. Il commissario Ansaldi continuerà a vivere finché avrò la passione di scrivere e finché i lettori ne saranno entusiasti….poi si vedrà!

Il libro merita 4 stelle su 5.

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“James Biancospino e le sette pietre magiche” di Simone Chialchia

“Se agiremo ispirati dal Bene e per compiere del bene, allora state pur certi che, in qualche modo, lo stesso Bene trionferà.”

L’universo fantasy nostrano accoglie tra le sue sconfinate braccia un nuovo, brillante autore: Simone Chialchia, con il suo romanzo James Biancospino e le sette pietre magiche, Aporema edizioni. Esso narra l’avventura di James, timido e introverso ragazzo italiano, il quale un giorno, passeggiando lungo il fiume con il suo cane, trova una misteriosa pietra magica che lo scaraventa improvvisamente indietro nel tempo di ben cinquecento anni. Giunto in pieno XVI secolo, il giovane si ritroverà suo malgrado coinvolto in una guerra segreta tra la Confraternita della Luce, difensori della pace e della giustizia, e la setta degli Oscuri, diabolico gruppo di non-morti assetati di potere. La pietra usata da James per viaggiare nel tempo è solo una delle sette pietre superiori a cui mirano gli Oscuri e la Confraternita, e dovrà recuperarle pur di riavere una speranza per ritornare a casa. Inizia così il suo viaggio che dall’Italia lo porterà alla Francia, un lungo cammino che lo cambierà nel profondo, tra addestramenti, alleanze, legami e tremendi duelli.

L’autore ci regala una grandiosa avventura – di cui si prospetta un sequel – in poco più di 300 pagine, grazie al suo tratto pulito, semplice e per nulla pesante. A colpire maggiormente è soprattutto l’ambientazione, poiché è raro leggere un fantasy ambientato nella nostra terra, seppure nel passato. Una caratteristica che spinge inevitabilmente il lettore a chiedersi cosa sia accaduto tra “ieri” e “oggi”, quali eventi legati al protagonista abbiano causato la scomparsa della magia dal nostro mondo attuale. James Biancospino si rivela dunque una promettente saga tutta da scoprire, un titolo immancabile tra gli scaffali di ogni amante del fantasy.

Come nasce quest’opera letteraria?

La genesi di questa trilogia è molto singolare. Tutto è nato per caso oppure colpa del destino, non lo so. Devo ancora giungere ad una soluzione se devo essere sincero. Per farla breve ho avuto come un’illuminazione nel momento in cui ho raccolto una pietra in un campo per lanciarla al mio cane. Qualcuno penserà che abbia qualche problema, forse sì, ma proprio grazie alla fantasia ho generato questa avventura. Da quell’episodio, nella mia testa, la storia ha iniziato a svilupparsi in autonomia trasformandosi col passare dei mesi in una vera e propria ossessione. Non pensavo ad altro. E così ho deciso di metterla nero su bianco. Una scelta obbligata, sentivo l’esigenza di condividerla e ho trovato nella scrittura il vettore ideale per farlo.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Ci sono diverse chiavi di lettura che variano a seconda dell’età del lettore. Molti sono infatti i valori su cui ho puntato, qualità sempre più rare da trovare ai giorni nostri. Si parla di spirito di sacrificio, di impegno, di amicizia, lealtà e di crescita. Ma su tutti, il messaggio che spero venga recepito è che bisogna credere in se stessi. Trovare quella forza interiore che possediamo e utilizzarla per affrontare le avversità della vita. Mai mollare, mai! Tutto è possibile, basta crederci.


Leggi il mio libro perché…

La storia è molto intrigante: primo perché ambientata quasi completamente in Italia attraverso luoghi e circostanze suggestive che alimentano la curiosità del lettore, secondo perché i personaggi non sono banali ma dotati di personalità piene e soprattutto realistiche. Terzo perché la scrittura è molto fluida e piacevole, capace di suscitare diverse emozioni e dar vita anche a riflessioni importanti. Questo libro non è solo svago, è un viaggio interiore che vi porterà ad esplorare diversi aspetti del vostro inconscio.

Progetti futuri?

Mancano pochi mesi all’uscita del secondo capitolo. Al momento sto scrivendo il terzo e, nel mentre, continuando con la promozione di questo pubblicato. Ho imparato a non guardare troppo in là; preferisco concentrarmi su obiettivi a breve termine. Non nego di avere in cantiere altre storie da raccontare, ma per il momento mi sto concentrando solo sulle avventure di James.

James Biancospino  merita 5 stelle su 5.

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“La profezia della luna nera” di Vittorio Piccirillo

Ha senso rimanere attaccati alle regole nel momento in cui si trasformano in un ostacolo al conseguimento degli obiettivi prefissati? Con questa domanda, fornitaci dall’autore del libro di oggi, con cui io riassumerei il romanzo di Vittorio Piccirillo, La profezia della luna nera.

Ritroviamo il Tenente Declane, Lah’Komat, Sheeda e tanti altri personaggi che accompagneranno la pattuglia stellare in questa nuova avventura. La possibile collisione tra un asteroide e un pianeta parecchio popolato prevede l’intervento della pattuglia che con i suoi esperti ed abili tecnici garantiscono e hanno sempre garantito la ottima riuscita delle missioni seppure con qualche intoppo durante il percorso.

Il romanzo è accompagnato dalla impeccabile descrizione dei personaggi e degli ambienti e dalla fluida narrazione dell’autore che, come nella sua nota iniziale, pone l’accento sul rispetto delle regole e sulla possibilità di venir meno al rispetto di queste a seconda dei casi: per riassumere, il fine giustificherebbe i mezzi?

Infatti, finché sarà presente la luna nera, gli abitanti e i vari personaggi non si preoccupano delle regole ma nel momento in cui il pericolo parrebbe scampato, questi sono costretti a doversi confrontare con le loro angosce anche se sembra che una profezia letale si stia per abbattere sul pianeta.

Come sempre non si rivela il finale perché il secondo libro di questa trilogia riesce a sorprendere il lettore con la sua semplicità senza troppe architetture ma rimanendo fedele al proprio stile.

Come nasce quest’opera letteraria?

“La Profezia Della Luna Nera” nasce dall’unione di un’esigenza e di una circostanza. Dopo il primo romanzo mi sono chiesto come avrei potuto mettere alla prova la solidità della Pattuglia Stellare, e per combinazione questo è accaduto in un periodo durante il quale si è parlato a lungo della possibilità che un asteroide colpisca il nostro pianeta trovandoci del tutto impreparati a fronteggiare la catastrofe. Così ho trasferito la situazione nell’universo dei miei protagonisti e ho provato a metterli nelle nostre stesse condizioni, rendendoli di fatto incapaci di rimediare soltanto con le loro forze, spingendoli a fare un ulteriore salto di qualità.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

L’idea che la forza di un gruppo risieda nella sua unione, nella coesione fra i suoi membri, è il tema dominante di questo romanzo e in generale delle vicende che hanno come protagonista la Pattuglia Stellare. Qui mi sono spinto un po’ più avanti e ho cercato di mostrare come la competizione sia deleteria non solo fra individui ma anche fra gruppi, il più delle volte separati da differenze aleatorie e insignificanti. Di fronte ai problemi, piccoli o grandi, che ci troviamo ad affrontare, la collaborazione in ultima analisi rappresenta l’unica via percorribile.

Leggi il mio libro perché…

Perché unisce l’avventura e l’azione a una riflessione leggera, ma non per questo meno circostanziata, sulla necessità di prendere coscienza dei propri limiti e di essere capaci di superarli nel nome di un bene superiore. A tutti, prima o poi, capita di trovarsi in difficoltà, e spesso l’aiuto giunge da dove meno lo si aspetta. La cosa peggiore da fare è non accorgersi, o peggio rifiutare tali offerte, per via di preconcetti che offuscano la capacità di giudizio.

Progetti futuri?

Questo romanzo è il secondo di una trilogia che comprende anche “La Nebulosa Degli Spettri” e “La Voce Della Distruzione”. In seguito è nato il primo volume di una nuova saga, “Galassie Perdute – Innocenza” al quale dovrebbe seguire a breve il secondo volume, “Galassie Perdute – Coscienza”. Per il resto ci sono vari progetti in cantiere, dei quali al momento è prematuro parlare. Alla fine, per un autore la sola cosa davvero importante, oltre naturalmente a leggere, è non smettere mai di scrivere.

Numero di stelle 5 su 5 – La profezia della luna nera di Vittorio Piccirillo – Editore Solfanelli – 165 pagine – prezzo di copertina 12,00 euro.

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“Liberi di credere” di Maria Antonietta Nania

Non è facile parlare di noi stessi e delle nostre sofferenze anche dopo che si pensa che quelle ferite si siano rimarginate. Con il romanzo di oggi, Liberi di credere, troveremo il coraggio per poter vivere e affrontare il passato grazie all’autrice Maria Antonietta Nania. Lei è nata a Napoli nel 1970 ma vive tra Umbria e Toscana, ha vissuto al Cairo per tre anni come ricercatrice dopo la laurea e ama viaggiare, leggere, scrivere e tanto altro.

La protagonista è una donna, Maya, che sta per partire dall’Italia per il Cairo iniziando, inconsapevolmente, un viaggio a ritroso nel tempo; un tempo che a lei sembrava lontano e archiviato nei meandri della sua memoria. Ritrova il suo amore, Pablo, l’oasi di Siwa, il deserto egiziano e le grandi città di Alessandria e il Cairo tutto appare nitido nella sua mente nonostante sembri quasi un sogno.

Non si vede con Pablo da dieci anni ma si erano dati appuntamento per l’eclissi del 2006 e lei, fiduciosa della forza del loro amore nonostante siano passati tanti anni, decide di inseguire il suo sogno e di continuare a crederci fino alla fine. Questo è poi un po’ l’inno del libro, un inno alla libertà di essere svincolato dalle strutture sociali e di poter vivere appieno la propria vita i propri sentimenti. Scoprire che vi sono forze invisibili che ci portano a non abbandonarci al rimpianto ma a fidarci della nostra determinazione e speranza che, se alimentata, non muore mai.

Il romanzo catapulterà il lettore in Africa grazie alle fantastiche descrizioni della scrittrice che, in modo particolareggiato, ci permettono di sentire il calore del deserto, il frastuono delle grandi città e il cosiddetto mal d’Africa che solo chi è stato là conosce.

Come nasce il tuo libro?

“Liberi di credere” è nato come tentativo di combattere la nostalgia che mi attanaglia da quando ho lasciato l’Egitto. Ho avuto la fortuna di vivere per qualche anno in questo Paese e avrò sempre nel cuore e nell’anima tutto ciò che ha significato per me. Via via che il tempo passava e che le esperienze di vita si avvicendavano, scrivere questo romanzo mi ha aiutato a fissare e condividere ambienti, paesaggi, sensazioni e suggestioni perché non andassero dimenticate. E’ stato un po’ come tessere la tela di Penelope, l’ho portato avanti per anni rimaneggiandolo e riscrivendolo come per prolungare il gusto di “rientrarci” ogni volta. E’ nato così, come frutto di un amore grande e lontano che torna vivo tra le pagine.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Ho scelto di scrivere un romanzo e non un diario o una storia personale perché ho cercato di rendere maggiormente condivisibile il messaggio che vorrei dare, anche se si basa su alcune mie esperienze di crescita. Vorrei che i lettori si emozionassero e riflettessero sulla bellezza delle diversità, sull’importanza dell’amore per se stessi che alla fine è ciò che veramente determina la felicità di ognuno. La vita è come un viaggio in cui alcune tappe sembrano punti d’arrivo, ma non lo sono, gli imprevisti possono essere trampolini anziché ostacoli e vanno vissuti come opportunità.

Leggi il mio libro perché…

Dopo aver detto che la gente non legge, è una bella responsabilità motivare una persona a farlo proponendole il proprio libro anziché un altro.

Potrei suggerire di leggere “Liberi di credere” per trovarsi catapultati in un mondo affascinante come quello dell’Egitto, in particolare nel deserto e nelle sue oasi, insieme a personaggi travagliati insieme ai quali si può fare un percorso di crescita verso l’ autoconsapevolezza. Questa storia è stata definita anche “una grande fiaba”, ma mi piace pensare che in fondo sia realistica, perché ciò che penso profondamente è che la nostra ricchezza stia proprio nella capacità di saper trovare la bellezza, non solo nella natura più maestosa, ma anche e soprattutto nell’incontro con l’altro, che tanto più è diverso da noi, tanto più è prezioso.

Progetti futuri?

Progetti futuri… sto scrivendo un altro romanzo, questa volta ambientato nel paese toscano in cui vivo, Sansepolcro. Di sicuro “Liberi di credere” mi ha permesso anche di chiudere un personale ciclo legato all’Egitto, gli anni passano e le fasi cambiano. La vita ci mette in mano carte che sta a noi saper giocare al meglio. In questo nuovo romanzo scrivo avendo in mano tutt’altre carte e spero di non impiegare troppo tempo per portare a termine l’opera.

Ho sempre scritto volentieri, mi ha sempre fatto bene, ma scoprire quanto può essere bello condividere con tanti lettori ciò che si esprime è una spinta enorme a continuare a farlo, e a farlo sempre meglio, ovviamente.

Numero di stelle 5 su 5 – Liberi di credere – Storia di acqua e deserto di Maria Antonietta Nania – Editore Libertà Edizioni – 191 pagine – prezzo di copertina 15,00 euro.

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“Preludio alla follia” di Daniela Di Benedetto

“Un impulso distruttivo, ecco cosa provava. Quella notte avrebbe voluto uccidere tutti i vicini di casa, e pure i suoi genitori colpevoli di dormire in pace, e poi voleva morire anche lei”.

Daniela Di Benedetto ci presenta oggi il suo ventesimo libro, Preludio alla follia, edizioni Vittorietti. Protagonista è Lisa, scrittrice di mezz’età che soffre d’insonnia e depressione; oppressa per lungo tempo da una madre all’antica che non approvava la sua scelta di non avere figli, dopo la morte dei genitori si rende conto di quello che le é rimasto: una gatta, una casa vuota e tante storie nel cassetto in attesa di essere pubblicate. Un vuoto incolmabile a causa dell’età avanzata e di una salute precaria, contro i quali Lisa non può che rassegnarsi e attendere la sua fine, che inizia a vedere come una liberazione da tanta sofferenza.

L’autrice, attraverso un sapiente alternarsi di flashback, presente e pagine di diario della protagonista – e alcune brillanti citazioni alle sue opere precedenti – ci permette di conoscere a fondo questo personaggio, più simile a noi di quanto possa sembrare.

Lisa è una persona come tante, con la sua vita, le sue scelte e i suoi problemi, che affronta in base alle possibilità fornite dal contesto in cui è abituata a vivere; tra conti da pagare, un sogno da scrittrice da realizzare e obblighi verso la famiglia, mentre da uno schermo televisivo sente come l’umanità vada lentamente a rotoli. Un animo pacifico solo in superficie, mentre nel profondo desidera più che mai riscattarsi contro ogni singolo episodio in cui avrebbe subito un torto, anche il più banale; proprio come tutti noi, che in questa giungla chiamata civiltà siamo costretti troppo spesso a nascondere gli artigli per non complicarci la vita… in attesa di esplodere un altro giorno.

E Lisa esplode, alla fine, in tutta la sua disperata – quanto liberatoria – drammaticità.

Consigliato a tutti gli amanti del genere, ma anche a chi ricerca una via d’uscita dalla depressione.

Come  nasce  quest’opera?

Storia lunga.  Quando  nel 2015  mi  ruppi  il  femore,  il  trattamento  ospedaliero  fu  allucinante  e  tornai  a  casa in condizioni tali da restare tre mesi  a  letto.  Giurai  che mi sarei uccisa  se  fossi rimasta sulla sedia a rotelle,  ma  a  poco a poco, mentre mi riprendevo, cominciai  a  scrivere un romanzo  che denunciava la malasanità  e   anche  gli  antidepressivi sbagliati  che  mi  sono stati somministrati fino all’età di 55  anni.  Questi  farmaci possono provocare raptus pericolosi. Quindi la prima idea del romanzo fu quella di un’opera impegnata,  poi la scrittrice  che  è  in  me  ha  preso  il  sopravvento trasformando la realtà  in  un  thriller.  Infatti la protagonista Lisa  è  il  mio  alter  ego,  e la sua  storia viene ricostruita a poco a poco come in  un  puzzle  dando al lettore la certezza  che questa donna  tormentata  alla fine farà qualcosa di tremendo, ma nessuno  indovinerebbe mai che cosa.

Quale messaggio comunica il romanzo?

Molti messaggi. La protagonista si trova immersa in un’Italia in cui nulla funziona,  alle  prese  con  la  madre demente  e  con  un  sistema  scolastico che la mortifica. Molta gente può riconoscersi  in quel personaggio sottoposto ad ogni stress. E poi c’è una cosa di cui nessuno si è mai accorto: io ho una lieve forma della sindrome di Asperger, amo la solitudine, non mi va di partecipare agli eventi, ho terrore dei rumori, mi disturba il contatto  fisico con altre persone ecc. Anche la mia Lisa è fatta così,  ma le persone a lei vicine non lo capiscono, quindi non si sente accettata. Il mio  libro può insegnare  ad  accettare la diversità,  a  capire le persone  isolate  e le persone depresse. Mi appello  pure  ai genitori di figli che non socializzano  e si rinchiudono nel mondo dell’arte:  provate ad entrare  nelle loro menti. Infine gli  amanti degli animali saranno felici di sapere  che  il romanzo descrive anche la simbiosi che nasce fra una donna solitaria e un gatto.

 Perché  dovremmo  leggere questo  libro?

Perché è scorrevole e accontenta diversi tipi di lettori. C’è  l’atmosfera del thriller, e  pure una precisione  accurata nell’analizzare gli effetti della depressione  e degli antidepressivi di   vario  tipo.  Poca gente sarà  in  grado di raccontarvi  questo  dopo  essere uscita da un tunnel pericoloso.  Ma  c’è  anche da divertirsi, anzitutto per gli episodi  esilaranti di demenza senile  dei  genitori di Lisa; inoltre lei ricorda con nostalgia i tempi  in  cui  era giovane e le accadevano  cose  buffe. Tempi  che non torneranno  più. Una frase ricorrente  è  “ Nulla sarà come prima!”  Comunque ammetto  che è un  romanzo molto duro, senza pietà nel  mostrare una persona  che diventando anziana e acciaccata si sente esclusa dal mondo. Viene descritto pure il mio rapporto con mia madre prima  che lei  andasse fuori di testa, una  madre  siciliana  dalla mentalità primitiva.

Progetti futuri?

Per  tutto  l’anno 2019 attendo  i risultati di concorsi letterari che ho fatto,  inoltre uscirà un mio testo scolastico,  narrativa per la prima media, e  un  giallo  con  le  edizioni Zerounoundici. Ma  a  partire dal 2020 potrei dedicarmi esclusivamente alle sceneggiature cinematografiche, poiché la gente legge sempre meno  libri, mentre il cinema non ha perso i suoi fans. Ho già prodotto un film comico del quale ho scritto sceneggiatura e colonna sonora, ma preferirei occuparmi  di film drammatici.

Il libro merita 5 stelle su 5.

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