Eclipse de Lune di Cristina Pappalardo e Franco Fabris

Eclipse de Lune

Ciò che volete

non lo trovate,

perché é già dentro di voi.

É ciò che vi manca

che dovete ricercare

nell’immenso vuoto

da voi creato,

dove fluttuano

pensieri astratti

che vi fanno sentire

vivi, ma spogli.

Conquistare i lettori in una sola lingua è un bel traguardo, ma conquistarne in più di una significa toccare vette ben più alte. Lo sanno bene Cristina Pappalardo e Franco Fabris, autori di questa raccolta poetica auto pubblicata. Eclipse de Lune contiene una serie di brani in lingua italiana con testo a fronte in lingua francese, diviso in due distinte sezioni che affrontano un’ampia varietà di temi. Solitudine, ricerca di se stessi, senso di vuoto, memoria, speranza, amore e molto altro, espressi in due lingue diverse con il preciso intento, come sostenuto dagli autori, di “diffondere e mettere in luce l’amore per la poesia e per la lingua francese”.

Sono versi potenti, questi, che ti prendono e ti scuotono con la loro forza emotiva. Per chi è in cerca di se stesso, ma soprattutto per chi ama la poesia, è un ottimo regalo e un titolo imperdibile per la propria collezione.

Come nasce quest’opera letteraria?

L’idea di scrivere un libro di poesie in italiano con testo a fronte in francese nasce nei corridoi di una Scuola Secondaria di primo grado della provincia di Venezia. Dopo aver scritto la poesia Bagliore che compare nella prima sezione del testo l’ho sottoposta alla collega di lingua e letteratura francese Cristina Pappalardo chiedendo di poterla tradurre. La dolcezza e la sonorità della lingua francese ci ha convinto a portare avanti il progetto che si è concluso con la pubblicazione, appunto, del libro.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Un messaggio di speranza. Il libro inizia con una mattina autunnale uggiosa e nebbiosa e termina in riva al mare innanzi ad una luna piena splendente: una sorta di cammino interiore che ci porta a superare le difficoltà che la vita ci pone innanzi e a coltivare e raggiungere le proprie passioni.

Leggi il mio libro ... perché trasmette emozioni e sensazioni che fanno parte della vita di ciascuno di noi. Le poesie, anche se sono lì immobili, parlano continuamente a chi desidera, anche solo per un attimo, mettersi in ascolto.

Progetti futuri?

Oltre a continuare a promuovere il libro, stiamo cercando di diffondere la passione della poesia nelle scuole secondarie di primo e secondo grado perché, a differenza di quanto si possa pensare, i giovani d’oggi amano la poesia e tutto quello che essa continua a trasmettere.

Il libro merita 5 stelle su 5.

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“Daiki” di Maria R. Belfi

“Una coccinella incede lentamente e ogni tanto si ferma in un’attesa inspiegabile. Ashraf la raccoglie delicatamente e la guarda camminare sul palmo Della mano. La rimette sull’erba e la segue con lo sguardo. Nel suo cuore la speranza di un mondo migliore!”

Maria Rosaria Belfi porta allegria e sensazioni positive in quantità con il suo Daiki, edizione Marzia Carocci. Narra le “imprese” del piccolo Cosimo mentre trascorre le vacanze estive in campagna dalla zia Mietta, che gli insegna volentieri un sacco di cose sulla natura che li circonda. Altri personaggi si muoveranno al suo fianco mentre riscopre la bellezza degli spazi aperti e delle piccole meraviglie della natura: il bambino siriano Ashraf, con il quale stringerà una forte amicizia superando il vasto confine della differenza etnica e culturale. Insieme troveranno Daiki, un cerbiatto ferito a cui presteranno subito soccorso affinché ritrovi la sua famiglia.

Questo e molto altro, in sole settantaquattro pagine, saprà affascinarvi come se leggeste un classico della letteratura, grazie anche alle bellissime illustrazioni di Francesca Di Nardo che danno più forma e colore alle scene narrate. Pur nella sua brevità, personaggi e luoghi di Daiki sono ben caratterizzati insieme a valori importanti come l’amicizia, la natura e il rispetto per essa che tutti dovremmo avere.

Una nuova avventura tutta da scoprire e che merita un posto d’onore nella narrativa per ragazzi.

Come nasce il libro?

Il racconto è l’epilogo emozionale dei lunghissimi anni di insegnamento, durante i quali ho avuto il privilegio di occuparmi della formazione dei bambini di scuola primaria, in contesti dal profilo interculturale. Ho scritto questo racconto mutuando ricordi, esperienze ma soprattutto emozioni. Il richiamo alla tragica realtà della guerra in Siria sostiene la narrazione e cementa l’incontro dei protagonisti. “Daiki” è un termine che deriva dal giapponese: “dai” vuol dire “grande”, unito a “ki” che significa “splendore” o “bagliore”, ma anche “albero”, oppure “prezioso” o “nobile”. Da qui il titolo”il grande bagliore” la grande luce di cui il mondo ha bisogno, la speranza di un mondo migliore. Il bagliore che deve sempre illuminare il percorso di chi si occupa della formazione dei bambini che sono il nostro futuro. Percorso che tutte le componenti sociali devono affrontare in modo sinergico in un momento storico come il nostro contraddistinto da emotività incontrollate, fuorvianti e pericolose.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Daiki  è una favola moderna da leggere con attenzione, magari immersi nella natura quasi surreale che fa da scenario al racconto. Credo che dovrebbe entrare nelle scuole con lo scopo di far recepire ai nostri ragazzi, così smarriti e spesso letteralmente “rapiti”dai device virtuali che esistono ancora valori genuini, veri e speciali, quali, ad esempio, il rispetto per l’alterità e l’amore per la natura.

Leggi il mio libro perché..

Leggere Daiki significa riscoprire valori, suggestioni, emozioni. Riflettere su argomenti di cogente attualità. Una storia semplice dove i personaggi sono caratterizzati da umanità e apportano suggerimenti etici e morali: una storia dove prevale la fratellanza oltre che l’amore per la natura. Il libro è supportato da bellissime illustrazioni che rendono in modo efficace i vari momenti della narrazione.

Progetti futuri?

Creare situazioni emotive che, in modo catartico, tocchino l’animo umano. Continuare a scrivere per i bambini e trasferire nelle narrazioni il loro ricco mondo interiore, dove la speranza di un mondo migliore è realtà e non utopia!

Il libro merita  5 stelle su 5.

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“L’eco del caos- Dimensione A di Alessandro Bellomarini”

 “Il mondo è di chi ancora sniffa coca e che, nonostante il vomito e le smerdate notturne, riesce ad alzarsi in piedi e vedere che il sole splende in cielo e che è tutto fottutamente bello, nonostante quelle creature cerchino di cavarci la testa!”

Parole forti ma cariche di una dura realtà, che impregnano buona parte delle pagine di L’eco del caos – Dimensione A¸ primo volume di una trilogia Sci-fi young adult dalla penna di Alessandro Bellomarini ed edita da Progetto Cultura. Pagine che narrano del mondo futuro nell’anno 2150: un mondo a pezzi, devastato da un catastrofico evento noto a tutti come “la morte invisibile”; un mondo invaso da orde di creature mostruose venute da un’altra dimensione, mentre l’umanità cerca di sopravvivere tra le macerie di ciò che resta dell’antica società. Chi fugge nascondendosi nei luoghi più aspri e desolati, tenendo la testa bassa per sfuggire ai mostri, chi accetta invece l’oppressione e l’avidità dei potenti che hanno riorganizzato la società in città-fortezze sofisticate; chi lotta per arginare il male e il caos che rendono questa vita priva di significato. Storie diverse, in un’alternanza tra passato e presente, che mostrano ogni lato di questa terra sofferente partorita dal genio dell’autore.

Scritto con grande cura e dovizia di particolari, si evince una profonda conoscenza del territorio americano e della sua cultura. Sebbene, in quest’epoca di multimedialità che ci circonda, il genere postapocalittico sia ormai ricolmo di infinite visioni e aspettative da parte di tutti noi, l’autore ci sorprende ugualmente grazie al suo stile narrativo crudo e non privo di dettagli cruenti, mostrandoci in pratica un’umanità che “non impara dai suoi errori”.

Persone che in larga parte si rassegnano al loro destino e pensano solo a tirare avanti, guardando con amarezza quel mondo spezzato su cui si trovano a camminare e ringraziando per ogni nuovo giorno in cui si risvegliano ancora vivi. Dimostra come le mostruose creature extra-dimensionali siano solo l’ultimo dei problemi di questa umanità ferita… perché anche nella nostra realtà abbiamo mostri ben peggiori da affrontare.

“L’eco del caos-Dimensione A” è un progetto che avevo in archivio da diversi anni. La prima stesura del romanzo aveva un’impronta completamente fantasy.  Tuttavia sentivo che qualcosa non andava e la storia si stava sviluppando in maniera forzata. Ho deciso di riscriverla cercando di contaminarla di vari generi, così da non renderla totalmente catalogabile. Ciò che ne è scaturito è uno young adult di genere sci-fi dalle venature fantasy/horror/survival

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Pur trattandosi di una storia ambientata nel futuro ci sono tematiche attuali. Regimi totalitari che prendono il potere, soprusi sui più deboli, amicizie interrotte, bullismo. Il tutto condito da un certo retrogusto nostalgico di revival. Il messaggio che questo romanzo vuole trasmettere è che certi problemi non finiranno mai e che dovremmo aprire gli occhi.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Penso che sia un mercato e ognuno offre il proprio prodotto. Sta allo scrittore valutarne per bene il valore e vedere se la merce è di proprio gradimento.

Leggi il mio libro perché…

Perché è una storia che va dritto al sodo. Sembra di vedere una serie TV. Siamo in un mondo molto veloce, troppo alle volte. “L’eco del caos-Dimensione A” è adrenalina continua.

Progetti futuri?

Fino a Febbraio sarò impegnato con il tour promozionale del romanzo. Lo presenterò a Roma, Formia, Spoleto, Cerreto Guidi e Potenza. Parallelamente è in teatro la replica di uno spettacolo di cui sono co-autore, dal titolo “Pensione Serena” e andrà in scena il 23 e 24 Novembre a Canale Monterano e l’11 Maggio a Roma al “Teatro degli Eroi”

Il libro merita  4 stelle su 5.  

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“Il fetore dei soldi” di Roberto Robert

“Siamo in guerra, Vincenzo, una guerra di tutti contro tutti. Io comunque non dico che in battaglia occorra solamente il cannone, c’è un tempo per le armi e un tempo per la diplomazia. Mi auguro che quando verrà il tuo, di tempo, se lo vorrai, ci sia spazio anche per altri strumenti più pacifici di quelli odierni.”

È proprio una guerra quella raccontata da Roberto Robert ne Il Fetore dei Soldi, edito da Silele Edizioni. Una guerra di potere e supremazia tra i dirigenti del Banco Popolare Brembano, in una torbida vicenda che vede protagonisti numerosi personaggi. La famiglia Egli, innanzitutto, fondatrice e proprietaria della banca, che affida le sue sorti nelle mani dell’audace rampolla Diana pur di evitare il fallimento. Dragomira, giovane truffatrice dell’Est Europa che suo malgrado si troverà coinvolta una faccenda spinosa legata agli intrighi del Banco. Molti altri, tra dirigenti, onesti impiegati, criminali e umili lavoratori, si faranno avanti per i propri tornaconti. Un sapiente intreccio di vite ed eventi, mescolati insieme in un vortice di azioni, complotti, crimini e alleanze al cui centro troviamo l’unico elemento che li accomuna: il denaro. Il denaro che, pur non donando la felicità come crediamo oggigiorno, dona innegabilmente molte soddisfazioni; il denaro che corrompe l’animo e spinge a fare gesti estremi inseguendo il sogno di fare “la bella vita”; il denaro che spinge a complottare, a organizzare, a mettere l’uno contro l’altro… e vince chi ne ottiene di più.

L’autore ci dona una lettura complessa e impegnativa, a causa degli aspetti finanziari ed economici di cui è infarcita, ma che analizza assai duramente – e realisticamente – una realtà quotidiana che opprime il nostro Paese, e probabilmente l’umanità intera. Il fetore dei soldi ci mette senza dubbio in guardia contro il demone dell’avidità, che spinge ogni uomo a dure lotte per il potere.

Come nasce quest’opera letteraria?

L’evidente gioco di parole contenuto nel titolo del libro, che richiama un noto motto latino, un famoso film tratto da un romanzo americano e un recente saggio pubblicato in Italia, credo faccia comprendere perché sia stato scritto. Oggetto della narrazione è la continua, spasmodica, feroce ricerca, da parte di molti tra i personaggi, della maggior quantità di denaro possibile, da ottenere con ogni mezzo. Di fatto, i soldi divengono il motore del racconto, il fine ultimo attorno al quale ruotano speranze e ossessioni.

L’ambientazione in una banca a questo punto appare scontata, sebbene molte delle vicende narrate non si svolgano solo all’interno dei tradizionali sportelli frequentati dalla clientela, bensì anche in luoghi a volte inaspettati.

Scritto seguendo la classica struttura che vede un protagonista e un antagonista – in questo caso, entrambi giovani donne appartenenti a ceti sociali profondamente diversi – e il conflitto che ne scaturisce, la trama si sviluppa mostrando dapprima la furibonda lotta che avviene per il controllo della Banca popolare (ovviamente immaginaria) guidata da Diana Egli, ultima erede della dinastia svizzera proprietaria dell’istituto da oltre un secolo, e successivamente l’irrompere sulla scena di Dragomira Munteanu, misteriosa donna proveniente dall’Est Europa in fuga dai fantasmi del proprio passato. Diana e Dragomira nelle pagine finali si scontreranno così in un singolare duello, tutto giocato in chiave femminile, durante il quale ciascuna metterà in gioco ciò che ha di più prezioso: la banca di famiglia la prima, la sua stessa vita l’altra.

Il libro attinge a piene mani alla cronaca degli ultimi anni, dove la crisi economica ha dato il colpo di grazia a istituti bancari già in difficoltà da spregiudicate gestioni finanziarie. Sarà agevole per il lettore riconoscere all’interno delle pagine precisi riferimenti all’attualità italiana: manager che usano la banca come propria cassa personale, politici maneggioni, un apparente suicidio; ma anche l’affollarsi inferocito dei clienti che protestano davanti alle filiali, e le dolorose vicende di persone schiacciate dai debiti. Un rimescolarsi di molte vicende, quindi, accomunate dal persistente odore del denaro che, contrariamente al detto popolare, giunge addirittura a trasformarsi in fetore.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Di banche e banchieri, in Italia, negli ultimi anni si è parlato molto di frequente, anche se spesso in maniera non del tutto corretta; d’altronde, il fatto che la maggioranza degli italiani possegga competenze economiche assai scarse è noto da tempo.

Quest’opera appartiene al genere del romanzo noir; ciò non toglie che, come in miei precedenti libri, contenga alcune venature storiche e saggistiche, soprattutto nella prima parte, che possono aiutare a comprendere cosa sia davvero accaduto in molti istituti bancari finiti in crisi. Per accompagnare il lettore in questo percorso mi sono avvalso del prezioso contributo di un amico docente universitario, Mario Comana, che nella prefazione ha esposto in modo assai accessibile i motivi che hanno condotto molte banche a un passo dal fallimento.

Naturalmente, dato che la storia è ambientata a Bergamo, terra dove da sempre le banche giocano un ruolo fondamentale, ho dovuto muovermi con grande accortezza: nomi, luoghi ed eventi sono stati scelti con cura, cercando di evitare il più possibile riferimenti troppo precisi a fatti realmente accaduti. Anche in Bergamasca, sebbene le circostanze non abbiano avuta troppa eco a livello nazionale, si sono infatti verificati alcuni casi finiti sotto l’occhio della magistratura, con il conseguente avvio di procedimenti penali ancora in corso.

Per quanto riguarda il messaggio finale, sarebbe davvero semplicistico ridurlo al comune pensiero che ‘il crimine non paga’, in quanto la chiusura del romanzo, nel momento in cui definisce colpe e responsabilità di alcuni, ne lascia impuniti altri che, passata la bufera, si mostrano pronti a ricominciare le loro immorali attività.

Progetti futuri?

Dopo le feste natalizie inizierò il mio quinto noir, che avrà per oggetto un tema attuale e assai drammatico: la violenza di genere che spesso, come ci riportano quotidianamente le cronache, ogni anno sfocia purtroppo in centinaia di aggressioni, ferimenti e femminicidi. Credo sarà una sfida assai impegnativa, soprattutto perché da maschio dovrò riuscire a spogliarmi di tutti i miei pregiudizi senza però scivolare né nella lacrima facile, né tantomeno nella asettica neutralità.

Poi vorrei dedicarmi anche a un altro progetto più lontano nel tempo: scrivere gialli – o per meglio dire, polizieschi puri – senza però abbandonare i miei amati noir, il genere narrativo per il quale mi sento maggiormente portato.

Mi piacerebbe creare un personaggio investigativo legato a Bergamo e inserirlo in una serie che si prolunghi negli anni… forse non diverrò il Camilleri, il De Giovanni o il Carofiglio orobico, ma per me sarebbe davvero un grande traguardo. 

Il libro merita 4 stelle su 5.

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“Sangue sulla Neve” di Francesco Bonvicini

Francesco Bonvicini torna con il quarto capitolo della sua saga della Terza Squadra Omicidi di Colonia: Sangue sulla Neve, edito da Pegasus, con una nuova serie di indagini tra le nevi dell’ormai nota città tedesca.

Il rigido inverno coloniese si è improvvisamente tinto di sangue e morte, infatti, a seguito di una tragedia avvenuta tra i membri di un corso di paracadutismo riuniti per una rimpatriata. La vittima, un noto finanziere tutt’altro che simpatico al prossimo, e le insolite cause della sua morte attirano di conseguenza le attenzioni della squadra omicidi di Colonia: il commissario capo Alois Liebermann e l’ispettore capo Günther Sikora, insieme al resto della squadra indagheranno a fondo per scovare l’ennesimo omicida che ha turbato la quiete della loro beneamata città.

Tra indagini, sospettati e ricerche percorriamo ancora una volta la città di Colonia e zone limitrofe, accompagnando i solerti protagonisti mentre svolgono il loro lavoro. Nulla di personale li lega alla faccenda: fanno il loro mestiere, scavano tra fango e sangue per assicurare un assassino alla giustizia e chiudere il caso. Nessuna scusa, nessuna motivazione apparentemente lucida – che ha portato alla morte un uomo, seppur non fosse uno stinco di santo – li fermerà dal loro obbiettivo. Smascherare il nuovo criminale che si aggira tra le nevi di Colonia.

Ancora una volta l’autore riesce a conquistarci con la sua ricchezza di contenuti e informazioni sullo scenario tedesco che circonda la vicenda, dimostrando come sempre una profonda conoscenza del territorio e della cultura che ha reso Colonia stessa la sua musa ispiratrice. E risultati brillanti si vedono in storie come questa, dove non si spara neanche un colpo. Sangue sulla neve non può mancare nella vostra collezione della saga, o del poliziesco in generale.

Come nasce quest’opera letteraria?

È il quarto romanzo della mia saga “Sangue su Colonia”, che si è delineato nella mia mente dopo aver visto un film parzialmente in tema col romanzo stesso.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Un messaggio di speranza.

La neve non è distruzione, dalle mie parti infatti si dice: “Sotto la neve, pane. Sotto la pioggia, fame.” Si può infatti vedere la neve un po’ come la pioggia manzoniana, che impregna le pagine finali de I promessi sposi. Dopo torna il sereno e tutto ricresce.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Non posso che pensarne male, dato che sacrifica la qualità e la cultura in nome del puro guadagno. Una casa editrice deve sì guadagnarsi la pagnotta, come tutti del resto, però deve dispensare cultura. Non si capisce per esempio perché in Italia si sacrificano autori best seller in favore di semplici “casi” letterari come le famose “Cinquanta sfumature…”

Leggi il mio libro perché…

Per il piacere di ritrovare personaggi noti o per conoscerli. E poi, come dicevo in precedenza, per dare un messaggio di speranza.

Progetti futuri?

Sto già scrivendo il quinto romanzo della mia saga. Per il resto, ho qualche progetto, staremo a vedere. Bleiben sie dran!!!!

Il libro merita 4 stelle su 5.

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“Ti scrivo perché”

“Ti scrivo perché” è un libro a cura di Eleonora Marsella.

Nasce per un motivo: non scriviamo più lettere, così la giornalista ha indetto un concorso letterario in collaborazione con Pav Edizioni che ha visto partecipare più di sessanta persone.

Le lettere selezionate sono state 25, tutte lettere scritte da Autori Emergenti italiani.

Lettere d’amore, d’addio, d’amicizia, d’arrivederci, di rancori, lettere che hanno bisogno di esser lette, vissute, lettere che hanno bisogno di andare altrove.

Il libro, nelle prime 48 ore, è stato spedito in 62 case diverse: lettori che lo hanno richiesto direttamente a casa propria.

Una lettera al giorno può togliere il male di torno.

Lo sapevi?

Gli autori vincitori sono: Simone Alessi, Annapaola Prestia, Antonio Calabrò, Chiara Domeniconi, Sauro Spadoni, Arianna Venturino, Rocco Granese, Lorenza Cianci, Diego Cigolini, Annalista Castagna, Jacqueline Magi, Patrizia Clemente, Francesco Bonvicini, Deianira Vaccaro, Daria Natarelli, Jessica Mantovani, Patrizia Macario, Elisa Tosi, Massimo Festa, Grazia Buscaglia, Giada Strapparava, Loredana Borgna e Roberta Caradonna.

Da un progetto di Eleonora Marsella con Pav Edizioni, progetto grafico di Silvia Bonomo, 25 lettere, prezzo di copertina 12 euro.

Per riceverlo scrivere a: Ilblogdieleonoramarsella@gmail.com o contattare la casa editrice PAV EDIZIONI.

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