“Preludio alla follia” di Daniela Di Benedetto

“Un impulso distruttivo, ecco cosa provava. Quella notte avrebbe voluto uccidere tutti i vicini di casa, e pure i suoi genitori colpevoli di dormire in pace, e poi voleva morire anche lei”.

Daniela Di Benedetto ci presenta oggi il suo ventesimo libro, Preludio alla follia, edizioni Vittorietti. Protagonista è Lisa, scrittrice di mezz’età che soffre d’insonnia e depressione; oppressa per lungo tempo da una madre all’antica che non approvava la sua scelta di non avere figli, dopo la morte dei genitori si rende conto di quello che le é rimasto: una gatta, una casa vuota e tante storie nel cassetto in attesa di essere pubblicate. Un vuoto incolmabile a causa dell’età avanzata e di una salute precaria, contro i quali Lisa non può che rassegnarsi e attendere la sua fine, che inizia a vedere come una liberazione da tanta sofferenza.

L’autrice, attraverso un sapiente alternarsi di flashback, presente e pagine di diario della protagonista – e alcune brillanti citazioni alle sue opere precedenti – ci permette di conoscere a fondo questo personaggio, più simile a noi di quanto possa sembrare.

Lisa è una persona come tante, con la sua vita, le sue scelte e i suoi problemi, che affronta in base alle possibilità fornite dal contesto in cui è abituata a vivere; tra conti da pagare, un sogno da scrittrice da realizzare e obblighi verso la famiglia, mentre da uno schermo televisivo sente come l’umanità vada lentamente a rotoli. Un animo pacifico solo in superficie, mentre nel profondo desidera più che mai riscattarsi contro ogni singolo episodio in cui avrebbe subito un torto, anche il più banale; proprio come tutti noi, che in questa giungla chiamata civiltà siamo costretti troppo spesso a nascondere gli artigli per non complicarci la vita… in attesa di esplodere un altro giorno.

E Lisa esplode, alla fine, in tutta la sua disperata – quanto liberatoria – drammaticità.

Consigliato a tutti gli amanti del genere, ma anche a chi ricerca una via d’uscita dalla depressione.

Come  nasce  quest’opera?

Storia lunga.  Quando  nel 2015  mi  ruppi  il  femore,  il  trattamento  ospedaliero  fu  allucinante  e  tornai  a  casa in condizioni tali da restare tre mesi  a  letto.  Giurai  che mi sarei uccisa  se  fossi rimasta sulla sedia a rotelle,  ma  a  poco a poco, mentre mi riprendevo, cominciai  a  scrivere un romanzo  che denunciava la malasanità  e   anche  gli  antidepressivi sbagliati  che  mi  sono stati somministrati fino all’età di 55  anni.  Questi  farmaci possono provocare raptus pericolosi. Quindi la prima idea del romanzo fu quella di un’opera impegnata,  poi la scrittrice  che  è  in  me  ha  preso  il  sopravvento trasformando la realtà  in  un  thriller.  Infatti la protagonista Lisa  è  il  mio  alter  ego,  e la sua  storia viene ricostruita a poco a poco come in  un  puzzle  dando al lettore la certezza  che questa donna  tormentata  alla fine farà qualcosa di tremendo, ma nessuno  indovinerebbe mai che cosa.

Quale messaggio comunica il romanzo?

Molti messaggi. La protagonista si trova immersa in un’Italia in cui nulla funziona,  alle  prese  con  la  madre demente  e  con  un  sistema  scolastico che la mortifica. Molta gente può riconoscersi  in quel personaggio sottoposto ad ogni stress. E poi c’è una cosa di cui nessuno si è mai accorto: io ho una lieve forma della sindrome di Asperger, amo la solitudine, non mi va di partecipare agli eventi, ho terrore dei rumori, mi disturba il contatto  fisico con altre persone ecc. Anche la mia Lisa è fatta così,  ma le persone a lei vicine non lo capiscono, quindi non si sente accettata. Il mio  libro può insegnare  ad  accettare la diversità,  a  capire le persone  isolate  e le persone depresse. Mi appello  pure  ai genitori di figli che non socializzano  e si rinchiudono nel mondo dell’arte:  provate ad entrare  nelle loro menti. Infine gli  amanti degli animali saranno felici di sapere  che  il romanzo descrive anche la simbiosi che nasce fra una donna solitaria e un gatto.

 Perché  dovremmo  leggere questo  libro?

Perché è scorrevole e accontenta diversi tipi di lettori. C’è  l’atmosfera del thriller, e  pure una precisione  accurata nell’analizzare gli effetti della depressione  e degli antidepressivi di   vario  tipo.  Poca gente sarà  in  grado di raccontarvi  questo  dopo  essere uscita da un tunnel pericoloso.  Ma  c’è  anche da divertirsi, anzitutto per gli episodi  esilaranti di demenza senile  dei  genitori di Lisa; inoltre lei ricorda con nostalgia i tempi  in  cui  era giovane e le accadevano  cose  buffe. Tempi  che non torneranno  più. Una frase ricorrente  è  “ Nulla sarà come prima!”  Comunque ammetto  che è un  romanzo molto duro, senza pietà nel  mostrare una persona  che diventando anziana e acciaccata si sente esclusa dal mondo. Viene descritto pure il mio rapporto con mia madre prima  che lei  andasse fuori di testa, una  madre  siciliana  dalla mentalità primitiva.

Progetti futuri?

Per  tutto  l’anno 2019 attendo  i risultati di concorsi letterari che ho fatto,  inoltre uscirà un mio testo scolastico,  narrativa per la prima media, e  un  giallo  con  le  edizioni Zerounoundici. Ma  a  partire dal 2020 potrei dedicarmi esclusivamente alle sceneggiature cinematografiche, poiché la gente legge sempre meno  libri, mentre il cinema non ha perso i suoi fans. Ho già prodotto un film comico del quale ho scritto sceneggiatura e colonna sonora, ma preferirei occuparmi  di film drammatici.

Il libro merita 5 stelle su 5.

Leggi le altre recensioni da me realizzate per Daniela Di Benedetto

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“L’incredibile viaggio di Arturo Vieri” di Paolo Rocchigiani

“Nonostante tutto ebbi la sensazione di essere solo un forestiero, di far parte solo marginalmente di alcune di quelle storie.”

È ciò che sostiene il protagonista durante la sua avventura, L’incredibile viaggio di Arturo Vieri, scritto e pubblicato da Paolo Rocchigiani. Esso narra per l’appunto un viaggio “incredibile”, reso tale dal contatto di Arturo con diverse forme di vita aliene! Caduto in coma all’inizio della storia dopo l’incontro con una coppia di creature ostili, Arturo inizierà il suo viaggio, tra luoghi lontani e specie di ogni sorta, apprendendo a sue spese che non siamo affatto soli nell’universo. 

In sole cento pagine, l’autore ci offre un’avventura intensa e divertente, scagliandoci con la velocità di un pensiero tra le monotone strade terrestri alle infinite e misteriose vie del cosmo, alla scoperta di civiltà e segreti capaci di cambiare per sempre la vita di un singolo individuo. Consigliato a tutti gli appassionati di fantascienza, e a chi ricerca letture veloci con cui passare allegramente qualche ora.

Come nasce quest’opera letteraria?

In principio doveva essere un racconto breve, ma quando ho cominciato a scrivere buttando giù su carta le idee senza pensare a punteggiatura e badando poco a coerenti costruzioni sintattiche, Arturo Vieri ha cominciato pian piano a prendere vita insieme al suo strano e fantastico mondo.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Mi piace pensare che al mondo ci sia molto più di quello che riusciamo semplicemente a vedere con i nostri occhi: basta muoverci un po’, magari facendo un viaggio, grande o piccolo che sia, che ci accorgiamo, “sentiamo” che le “cose” o “gli altri” sono per lo più “diversi” e il “diverso” non può essere poi così male visto che anche noi rappresentiamo il “diverso” per qualcun altro.

Leggi il mio libro perché…

Il barrielimbo è un luogo ideale per scoprire nuove avventure e solleticare la propria fantasia inseguendo la verità olografica. E poi serve tutto l’aiuto possibile al Signor delle Parti per aiutare il povero Artuto Vieri! Riuscirà a tornare a casa?

Progetti futuri?

Attualmente mi diverto tantissimo ad alimentare il mio sito con nuove storie: a proposito, se vi va di dargli un’occhiata lo trovate l’indirizzo è: https://www.paololandia.it. Più in là ho in programma il seguito delle avventure di Arturo Vieri, mentre a breve, spero molto a breve, uscirà una raccolta di racconti non proprio convenzionali.

L’incredibile viaggio di Arturo Vieri  di Paolo Rocchigiani.

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“Mi sono raccolta” di Chiara Domeniconi

“Libertà è perdonare, innanzitutto se stessi, è mettersi nei panni degli altri, è ascoltare,non sentire quello che dicono gli altri. Libertà è condividere, è amare.”

Chiara Domeniconi, classe 1972, ha afferrato la sua vita e l’ha impressa sulle pagine di Mi sono raccolta, opera auto-pubblicata. Essa contiene una serie di testi scritti nel corso degli anni, tra riflessioni ed eventi personali anche drammatici – tra cui spiccano l’anoressia e la perdita del padre – capaci di trasmettere una varietà di sensazioni. Un grande mosaico fatto di molti tasselli, pezzi di una vita ricolma soprattutto di dolori, ma che non hanno mai spento il fuoco della sua voglia di vivere, di andare avanti ad ogni costo.

“Il coraggio è volontà, la volontà è decisione. Dipende da te, vuoi vivere? O esistere?”

Si tratta di un’opera ricca di suggestioni e di ricordi di un cammino di vita con le ferite al cuore in via di guarigione. Capitoli chiusi, ma mai dimenticati. In queste pagine si percepisce indubbiamente il bisogno dell’autrice di gridare al mondo il suo bisogno di vivere, anche contro tutti. Un modo coraggioso e brillante per dire: “Sono sola, ma sono viva e non mi arrendo”, guardando al futuro dopo aver impresso il passato in un flusso di parole.

Come nasce quest’opera letteraria?

Nasce da un lungo periodo di sofferenza e da una vita difficile per non dire complicata.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Un messaggio di speranza che anche dai periodi più bui si può rinascere, anche migliori di prima.

Leggi il mio libro perché…

Perché spero di dare speranza anche ad una sola persona, di trasmettere il messaggio che un grosso dolore può essere l’occasione di trasformare la vita in una vita speciale per sé e per gli altri, dove si apprezza l’essenza delle cose e non l’effimero, di non abbandonare mai la volontà ma di coltivarla sempre.

Progetti futuri?

Ho in editing due libri che usciranno in primavera, uno è appena uscito…parteciperò alla Fiera del Libro di Torino e sono stata inserita nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei Italiani 2019, che uscirà a fine Marzo.

Mi sono raccolta  merita 4 stelle su 5: vuoi conoscere l’autrice? 23 Marzo 2019 a Modena, per rimanere aggiornati.

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“L’accordo sospeso” di Alessandra Rinaldi

Quante volte avete sognato di mollare tutto? Quante volte avete pensato che la sorte vi fosse ostile? Queste sono le domande di apertura del romanzo di oggi, L’accordo sospeso di Alessandra Rinaldi che scrive, praticamente, da sempre e vive in un piccolo paese sulle colline modenesi.

La trama è molto semplice, abbiamo come protagonisti Sara e Matt, le cui esistenze appaiono in apparenza complete ma che, purtroppo, si frantumeranno all’improvviso, come spesso accade nella vita e si ritroveranno accumunati dallo stesso dolore.

A fare da cornice a questa storia, c’è una terra magica dai colori sgargianti, Le Barbados, dove si può ritrovare sé stessi e la pace di un tempo percorrendo il percorso che il destino, sembra, abbia voluto assegnarli.

Sarà un intrigo ad avvolgere i protagonisti all’interno di situazioni che a momenti appaiono surreali, con una figura mistica che li accompagnerà in questo viaggio, Mama Rhea. Lei è una sensitiva che vive da sempre sull’isola e ne custodisce i più reconditi segreti.

La semplicità della storia potrebbe ingannare il lettore, infatti, ci saranno colpi di scena ed eventi inattesi che bene si amalgamano allo scenario caraibico scelto dall’autrice.

La storia è incentrata sui due protagonisti ma a fare da contorno ci saranno anche personaggi, diciamo, minori. L’autrice ci racconta una storia che è fatta di paure e difficoltà per ciò che un nuovo inizio porta con sé e di quella rinascita interiore che un po’ ognuno di noi conosce perché l’ha vissuta sulla propria pelle.

Come nasce quest’opera letteraria?

“L’accordo sospeso” è il risultato di un viaggio che si è trasformato in un sogno. Mi spiego: io adoro viaggiare ma, soprattutto, mi diverto a organizzare i miei viaggi. Me li “cucio” addosso. Ci lavoro per mesi: dal volo aereo adeguato ai miei orari, all’albergo o all’appartamento che più risponde alle mie esigenze, al noleggio auto più economico. Insomma, cerco di preparare tutto non tanto nei particolari, quanto piuttosto che soddisfi il “mio modo” di viaggiare.  Ed è proprio quello che ho fatto quando, insieme alla mia famiglia, abbiamo deciso di trascorrere una vacanza a Barbados. Per la prima volta, ho trovato un’isola che mi ha stupito in continuazione. Non solo per il paesaggio, siamo ai Caraibi quindi mi aspettavo scenari mozzafiato ma, quello che davvero mi ha colpito sono state le cose più semplici che rendono unica Barbados:  il sole che ti penetra e che diventa parte integrante del corpo e della mente; il mare che ti viene incontro invitante, gli animali che incontri dovunque e ti guardano con cautela, ma anche con curiosità e soprattutto il popolo, gente ospitale e sorridente che ti cerca ed è sempre disponibile. Barbados mi ha catturato, si è presa il mio cuore. L’ho trovata una terra magica ed è stata proprio questa magia che mi ha guidato nella stesura del romanzo: Mama Rhea, una donna anziana che racchiude nella memoria segreti e indiscrezioni dell’isola, Burke, persona considerata matta dagli abitanti, ma in realtà dolcissimo e protettivo. Un libro dove prendono vita alcuni personaggi che ho incontrato nella realtà (per esempio Burke) mescolati a piccoli accenni autobiografici dove, però, il personaggio principale rimane l’isola, con i suoi odori e i suoi sapori. Un romanzo di rinascita, di consapevolezza e di continue scoperte.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

È un romanzo di puro intrattenimento, quindi non ha messaggi reconditi. Sara, la protagonista, è una di noi. Sempre di corsa, non del tutto soddisfatta della sua vita, decide di mollare tutto e volare a Barbados. Quanti di noi, quotidianamente, pensano di mollare e prendersi una pausa? Ecco: “L’accordo sospeso” è la pausa della quale abbiamo bisogno.

Leggi il mio libro perché…

Per trascorrere alcune ore immergendosi nel sole e nel mare. Perché c’è un piccolo mistero da risolvere. Perché c’è tanta musica. Per rilassarsi. Perché è bello e ne vale la pena.

Progetti futuri?

Sto ultimando l’editing del mio secondo romanzo dal titolo provvisorio “Il mare dei segreti” e sto già scrivendo il terzo. Un libro che tratta di informatica, di hacker e programmi “violati”. Inoltre continuo a collaborare con due blog, scrivendo recensioni per libri di esordienti e non. E sto volando con la fantasia: mi piacerebbe aiutare gli scrittori emergenti, vorrei collaborare con le case editrici, vorrei un futuro all’interno dell’editoria … poi … mi sveglio e ritorno alla vita di sempre.

Numero di stelle 4 su 5 – L’accordo sospeso di Alessandra Rinaldi – Editore Genesis Publishing – 203 pagine – prezzo di copertina 10,60 euro.

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“Poli all’equatore” di Cinzia Severino e Simone Licitra

Vivi e non lasciare agli altri la forza di decidere per te,

vivi e fallo da solo,

fallo tu.

Il “qui e ora” è di gran lunga migliore ad un: “poi domani si vedrà”.

Vi presento oggi con queste parole una brillante opera scritta a quattro mani: Poli all’equatore di Cinzia Severino e Simone Licitra, auto-pubblicato. Si tratta di una raccolta di poesie, pensieri, riflessioni e decisioni che contengono vari temi, ma in generale i due autori rivolgono lo sguardo dentro se stessi e sull’umanità in generale. Umanità oppressa da mille catene e difficoltà, che ogni giorno fanno inciampare e cadere molti di noi, mettono l’uno contro l’altro, mortificano lo spirito. Questi autori, di fronte a tutto ciò, giudicano, interrogano e spronano con le loro parole – come, fondamentalmente, fa ogni autore del nostro tempo – ad essere se stessi, sempre, a non seguire inutilmente “un gran gregge di pecore” e a trovare la forza di rialzarsi ad ogni caduta. Di vivere nel presente. Di osare sempre, senza temere il giudizio della massa.

Siamo tutti poli all’equatore, distanti, ma con qualcosa in comune“. Significa che abbiamo tutti una forza speciale nel nostro cuore, un potere che altri solitamente non vedono. Ognuno può esternarla a modo suo, e come nel caso di un autore, può raggiungere un sacco di persone e magari spronarle verso la stessa direzione.

Poli all’equatore punta senza dubbio il dito contro l’umanità che opprime se stessa, ma nel frattempo ne punta un altro verso la via giusta da seguire.

Consigliato a tutti coloro che cercano un consiglio profondo su come vivere e gioire per quello che ci circonda.

Come nasce quest’opera letteraria?

Poli nasce da una scommessa. Ho pensato a qualcuno con cui poter condividere questa partita, questo primo “mettersi in gioco”, e Cinzia è stata la prima persona a cui ho pensato. Non per simpatia o altro, davvero mesi fa conoscevo davvero poco di lei, ma per rispetto e stima del suo lavoro. Notando sul blog le sue parole, ho pensato potesse essere la migliore compagna di viaggio, di questo primo viaggio, solo andata. Abbiamo perciò deciso insieme di unire le nostre passioni, anzi la nostra passione. Nero su bianco, così diversi giungere ad un luogo comune. Il cuore di chi legge, che è poi un po’ anche il nostro. 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

I messaggi sono diversi proprio perché il genere scelto per scrivere non è un romanzo. Si tratta di poesie e racconti scritti in base ai nostri vissuti. Sicuramente da questo libro si può trarre forza e sicuramente da parte nostra la forza è la prima cosa che vogliamo comunicare ai nostri lettori. Si dice che nulla sia per sempre quindi neanche il dolore lo è. Poli all’equatore vuole essere una spinta motivazionale oltre che un’emozione dopo l’altra.

Leggi il mio libro perché…

Leggi il nostro libro perché è un vero e proprio viaggio. Se hai bisogno di partire senza sapere dove andrai a finire ma sapendo che la meta raggiungibile può aiutarti ad evadere per un po’ da una costrizione quotidiana di malessere o semplicemente di debolezza passeggera allora parti con noi. Nessuna scadenza di biglietto, solo due compagni di viaggio pronti a raccontare, mentre tu con lo sguardo fissi fuori dal finestrino.

Progetti futuri?

Cinzia: Progetti futuri? Ne ho molti. Quello più vicino a quello che desidero oggi è sicuramente la stesura di un nuovo libro che parli di realtà vissute, ma questa volta non in prima persona. Ci vorrà tempo, non faccio le cose tanto per farle, faccio le cose per fare in modo che lascino un segno, quindi per ora continuerò a sviluppare il tutto nella mia cameretta sperando di arrivare a dei firma copie, continuando a fare compagnia ai miei followers di Instagram. Loro mi danno sempre una grandissima forza di volontà per non smettere mai di scrivere, nonostante ad oggi, come già detto, non sia semplice.

Simone:In cantiere, personalmente, ho la stesura di una grande idea, versione romanzo. Una storia che nulla a che vedere con Poli, un altro viaggio, un’altra corsa, che ancora non ho idea di dove possa portarmi. Sì, ho ancora voglia di viaggiare, e questo credo sia un altro biglietto di sola andata.

Poli all’equatore di Cinzia Severino e Simone Licitra  merita 5 stelle su 5.

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“Altea, figlia di Glitter” di Stefano Carloni

«Se questo è il tuo destino, pregherò affinché tu abbia la forza di compierlo sino in fondo».

Anno 2265 d.C. In quest’epoca lontana ha inizio la vicenda di Altea, figlia di Glitter, terzo capitolo della Trilogia delle Fate di Stefano Carloni, pubblicato con Youcanprint. L’autore immagina tra queste pagine un futuro drammatico per gli uomini, dopo che la Guerra Totale ha devastato il mondo e spinto l’umanità a riorganizzarsi sotto nuovi regimi per proseguire. Nella Foresta di Dean, nel frattempo, il popolo delle fate è guidato dall’onnipotente regina Oaky, che nutre un odio profondo per gli umani fin dalla morte del suo amato Danny. Oaky ha rinunciato alla sua vecchia identità e ora trasmette l’odio alle sue compagne, spingendole a periodici atti di crudeltà contro la razza nemica; ma nel frattempo deve prendersi cura di Altea, la nuova Fata delle Rose figlia della grande Glitter. Nessuno sa, tuttavia, che Altea è stata prescelta dalla Madre delle Fate – figura leggendaria a cui nemmeno le stesse fate credono – per una missione che deciderà il futuro del mondo stesso.

L’autore, oltre a sorprenderci con un notevole salto nel futuro, rimette ancora una volta a confronto due mondi: due razze che, seppur diverse, sono accomunate dall’amore e dall’odio. Da un lato l’umanità, divisa tra l’umile gente che cerca di tirare avanti tra le macerie della guerra, e gli uomini al vertice del potere, che nella loro arroganza aspirano a ottenerne sempre di più. Dall’altro le fate, spinte ingiustamente verso l’odio e la sofferenza per le colpe di una sola, ma che con il tempo scopriranno di poter ancora nutrire sentimenti positivi. Attraverso poche pagine, intervallate da illustrazioni sorprendenti, conoscerete una grande storia ricolma di coraggio, amore, rinascita e perdono. E di speranza, nei confronti di un futuro più radioso per tutti.

Altea, figlia di Glitter si rivela, in definitiva, la degna conclusione di questa saga, che non deluderà chi ha saputo intrattenere fino a questo punto.

Come nasce quest’opera letteraria?

Quest’opera è il capitolo conclusivo della mia Trilogia delle Fate: tre fatine per tre romanzi.

Nel primo volume, “Glitter, avventure di una fatina”, abbiamo fatto la conoscenza di Fata delle Rose, una piccola creatura che, annoiata dalla tranquilla vita in una foresta inglese, ai primi dell’800 decide di esplorare il mondo; conosce un bambino di nome Charlie – che diverrà il famoso scrittore Charles Dickens – il quale la chiama Glitter e le insegna tutto sulla società degli umani, in primo luogo a distinguere fra il bene e il male e a schierarsi sempre in difesa dei deboli e degli innocenti.

Dopo due secoli di peregrinazioni, Glitter torna nella foresta natìa come Regina delle Fate, e qui comincia il secondo volume, “Nome in codice: fata”: entra in scena Fata delle Querce (nome umano Oaky), che per più di un anno collabora con il servizio segreto britannico dando la caccia a pericolosi terroristi in coppia con un giovane umano di cui si innamorerà perdutamente e con un finale tragico.

Questo terzo e ultimo capitolo, “Altea, figlia di Glitter” mostra già nel titolo chi ne sarà la protagonista: è Altea, la nuova Fata delle Rose. Dopo la morte di Glitter, Oaky è divenuta la nuova Regina, e ha trasformato il Popolo delle Fate in un esercito di guerriere che perseguita e uccide i pochi umani sopravvissuti alla futura Guerra Totale; solo Altea si oppone al suo regno di terrore, e per questo viene scacciata dalla Foresta di Dean. Grazie all’amicizia di alcuni umani, la piccola fata intraprenderà un lungo viaggio sino ai confini di un mondo in preda all’anarchia e al caos, inseguita da Oaky e dalle sue sorelle, per riportare la pace tra Fate e Umani… anche a costo della sua stessa vita.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

I messaggi che vorrei trasmettere con quest’opera sono due.

In primo luogo di non aver paura di affrontare la sofferenza: Oaky (Fata delle Querce) è tormentata nell’intimo dall’incapacità di elaborare il lutto per la duplice perdita prima del suo amato (l’agente dell’MI6 Danny Josephson ucciso dagli iraniani durante una missione di controspionaggio nel XXI secolo) e poi della sua preziosa amica Glitter (che duecento anni dopo è giunta al termine della sua lunghissima esistenza fatesca), e per questo è vittima di una vera e propria “sindrome bipolare”, alternando momenti di calma, lucidità e persino apertura nei confronti degli umani a fasi di collera cieca; una patologia mentale da cui solo Altea, la piccola guaritrice, potrà salvarla costringendola alfine a fare i conti con se stessa.

Il secondo messaggio è un invito alla speranza e alla fiducia nel futuro: anche in quest’epoca di nuove guerre fredde e di conflitti internazionali, dobbiamo coltivare le virtù della giustizia e della tolleranza verso chi ci appare estraneo, comprendendo che l’unica distinzione che conta non è quella tra fate e umani o tra americani e russi, ma è quella fra buoni e cattivi (come Altea impara quando il villaggio che l’ha ospitata viene assalito da una banda di briganti). Se sapremo praticare giustizia e tolleranza, potremo attraversare questi tempi di ferro e vedere l’alba di un nuovo mondo, in cui il genere umano sarà finalmente unito e in pace.

Leggi il mio libro perché… è la degna conclusione di una trilogia piena di avventura e di amore, una cavalcata attraverso i secoli e i continenti in compagnia di tre piccole creature dal cuore grande.

Progetti futuri? Per ora tradurre e pubblicare in inglese la Trilogia delle Fate, un progetto niente male quanto a difficoltà; poi… chissà? Come dice quell’ottimista di James Bond, mai dire mai.

Altea, figlia di Glitter  merita 4 stelle su 5.

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