“Giro di vita” di Alessio Rega

“Volevo ripristinare i legami interrotti, rimetterli sui binari giusti dopo i deragliamenti che avevano subìto. Ero tornato per chiudere tutti quei cerchi che erano rimasti aperti e che nel frattempo si erano sovrapposti o concatenati, creando un groviglio difficile da sciogliere.”

Alessio Rega ci presenta un pezzo di vita, fittizia ma intensa, del giovane Gabriele – per gli amici Gabri – partendo dal suo ultimo anno di liceo. In questo Giro di Vita, edito da Les Flaneurs, osserviamo Gabri alle prese con le odierne sfide del nostro paese, comuni a ogni ragazzo, sospeso tra maturità, studio, primi amori, amicizia, lavoro. Una ricetta il cui sapore è reso amaro dalla separazione dei suoi genitori avvenuta nel frattempo, evento che determinerà non poco il suo sviluppo caratteriale. Attraverso i capitoli osserveremo la varietà di scelte che Gabri si troverà a compiere: decisioni che spesso lo condurranno su una strada da percorrere tutto da solo, mentre una dura realtà, quella del “mondo adulto” si dipana davanti ai suoi occhi offuscando sogni e speranze da adolescente.

L’autore dimostra una notevole capacità espressiva in queste pagine, cimentandosi nella costruzione di un realistico frammento di vita comune ma niente affatto banale.

Questo grazie al suo talento nel descrivere situazioni e stati d’animo espressi dal protagonista, tanto che a volte sembra possibile viverli in prima persona. Siamo stati tutti adolescenti, in fondo, messi alla prova su quel confine tra giovinezza e maturità che oggigiorno si rivela sempre più fragile a causa delle avversità. Molti lettori troveranno se stessi nelle scelte di Gabri, senza alcun dubbio. Giro di Vita si rivela in definitiva una piacevole e inedita sorpresa che merita di essere letta.

Come nasce quest’opera letteraria?

Nasce da lontano, sui banchi del liceo, quando ho scoperto la lettura e tutti quei libri che mi porto dietro da sempre come Due di due di Andrea De Carlo o Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Di non lasciare mai niente in sospeso, di chiudere sempre tutte quelle situazioni che ci fanno soffrire e di guardare avanti sempre perché tanto il passato non si può cambiare.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

È una giungla e, nella mia doppia veste di editore e autore, ho ormai ben compreso molti dei sui meccanismi. Purtroppo, fatta eccezione per quel nucleo di lettori forti, si legge ancora poco e male. Tuttavia ci sono anche libri che, per la forza del loro messaggio, riescono comunque a farsi strada.

Leggi il mio libro perché…

Se hai l’età dei protagonisti ti sembra di essere dentro la storia, di farne parte anche tu. Se sei più grande, è un modo per fare un tuffo nei ricordi, tornare indietro a un periodo della vita bello ma al tempo stesso anche doloroso e riguardare con tenerezza al tuo io ragazzo.

Progetti futuri?

Ho terminato da un po’ il mio secondo romanzo dal titolo “Anna e Svevo”. È una storia d’amore sui generis tra un pittore di 70 anni e un’arpista di 20. È un inno all’amore in tutte le sue sfaccettature. Al momento è in mano a un importante agente letterario.

Il libro merita 5 stelle su 5.

ALESSIO REGA

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“Oltre il margine” di Alice Stocco Donadello

“Molte cose si comprendono solo quando si capisce che non c’è nulla di permanente. La sfortuna è che lo si capisce solo quando il tempo che rimane è troppo poco.”

Alice Stocco Donadello torna sulle scene con Oltre il Margine, sua opera più recente edita da Les Flàneurs. Un susseguirsi di vicende, di vite, attraverso gli occhi di ogni personaggio protagonista dei capitoli che si muovono in un contesto drammatico: l’Istria dagli anni del secondo Dopoguerra fino ai giorni nostri. Due mondi a contatto, quello italiano e quello slavo, uniti insieme da due famiglie per amore, con la figura prominente dell’esule Janua, affrontando le difficili conseguenze.

Oltre il Margine parla di valori tra famiglia, duro lavoro e il vivere di una volta; parla di amore ma anche di odio, un “razzismo al contrario” oserei dire, per il modo in cui gli italiani furono additati in Istria in quell’epoca. Intere famiglie italiane senza colpa ma che pagavano per i peccati di un Paese; agli occhi dei Paesi esteri, essere italiano significava essere fascista… come dimostrato duramente dai protagonisti italiani di queste pagine.

Un’opera che dimostra, attraverso lo svolgersi degli eventi, il difficile rapporto tra due popoli vicini in un’epoca non poi così lontana. Le differenze, la cultura, la forza di ogni decisione; la speranza di un futuro in pace, superando quel margine tra due popoli fatto di differenze grandi e piccole, che talvolta non dovrebbe nemmeno esistere.

Come nasce quest’opera letteraria?

L’idea è sorta dai racconti che hanno popolato la mia prima infanzia, in quei pomeriggi in cui la nonna invitava le sue amiche, tra le quali c’era un’esule istriana, a bere il caffè e a chiacchierare: io ascoltavo a bocca aperta i loro racconti e buona parte delle loro descrizioni mi hanno concesso di conoscere un aspetto del passato che non avrei mai potuto vedere coi miei occhi. Prosegue con le esperienze che io stessa ho vissuto finora, come figlia, donna e infine come madre. Finisce con i desideri di quella nonna, con quelli della mia mamma, con quelli che le mie amiche mi hanno confidato e con una parte dei miei stessi desideri.

Ho iniziato a scrivere Oltre il margine per dare un senso ad alcune esperienze, per capire alcuni sentimenti. Quando sono giunta alla frase finale, ho compreso che non avevo ancora capito nulla, e che la vita ci fa cambiare forma e margine continuamente.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Spero che questo libro possa ricordarvi di dire tutto e di parlare chiaro, con chiunque, sempre, anche se al principio dovesse far male. Il dolore è funzionale ad un nuovo punto di vista, che la maggior parte delle volte è più chiaro, amorevole e limpido di quello da cui si partiva.

E se qualcuno vi dice che siete troppo schietti, giustificatevi spiegando che ve l’ha insegnato Janua!

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Credo che la situazione dell’editoria nel nostro Paese dipenda dagli scrittori italiani, e viceversa. Come esistono scrittori con un vero potenziale, allo stesso modo ci sono molti esempi virtuosi di case editrici non a pagamento che curano selezione, impaginazione, grafica e distribuzione – la piccola grande Les Flaneurs ne è un esempio. Tuttavia, purtroppo ci sono anche molti pessimi imprenditori, e non si può negare che questi siano alimentati dai risparmi di scrittori che non sempre sono meritevoli di una pubblicazione, i quali ritengono il pagamento per la pubblicazione una scorciatoia per non impegnarsi a guardare con occhio critico il proprio prodotto letterario e a lavorare per migliorarsi.

Sulla situazione estera non mi posso esprimere: non la conosco, se non attraverso letture in lingua originale.

Leggi il mio libro perché…

Perché racconta tante storie intrecciate in una Storia sola, ricordando che siamo tutti esseri umani oltre ogni schieramento o credenza.

Progetti futuri?

Imparare a tenere in equilibrio le cose senza ansia!

A parte gli scherzi, dal punto di vista professionale la priorità è la ricerca in Ecologia che sto svolgendo mettendoci l’amore e l’impegno di cui mi sento capace. Nel frattempo, ci sono altri due manoscritti pronti su cui lavorare per portarli ufficialmente alla luce: si tratta di un thriller scientifico ambientato tra le Dolomiti e di un altro romanzo che si confronta coi temi del “non-detto”.

Se penso al futuro, approfitto della domanda per chiedervi un favore: mandatemi pensieri positivi, ché la strada è impegnativa 😉

Oltre il margine merita 5 stelle su 5.

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“Felici e contenti” di Sara Ceracchi

“Quando una donna ha più o meno stabilmente a disposizione un uomo entro le quattro mura domestiche, sia esso compagno, amico o parente, la cosa più sciocca che ella possa fare è non sfruttarne le qualità di inserviente e garzone che sono insite in tutti i maschi, con pochissime eccezioni.”

Sara Ceracchi dimostra tutte le sue potenzialità narrative con la sua opera d’esordio: Felici e contenti, una serie di saggi-guida edita da Ensemble che illustra la grande varietà di possibili relazioni tra uomini e donne.

L’autrice si diverte tra queste pagine a classificare i vari aspetti della vita di coppia: dalle macro categorie a cui possono appartenere uomini e donne alle meccaniche del primo appuntamento, della convivenza fino al matrimonio. Il tutto è condito da un’intensa dose di ironia e satira nei confronti la società odierna: un contesto ricolmo di globalizzazione, doveri e bollette da pagare che ha influenzato non poco il carattere di ciascuno di noi, spesso a spese del romanticismo. Per quanto io non condivida pienamente la tendenza comune dell’umanità a “classificare” tutto ciò che ci circonda (perfino le persone stesse, come si evince in questo libro), è innegabile la dura realtà sulle odierne relazioni affettive che permea queste pagine, anche se presa in modo umoristico. Starà al lettore, certo, scegliere se rispecchiarsi o no in questi insegnamenti, ma indubbiamente imparerà molto tra una risata e l’altra.

Come nasce quest’opera letteraria?

Circa cinque anni fa ho aperto un blog letterario su wordpress, che si chiama SaraCeracchi Bus Writer, nel quale riversare i frutti della mia irreprimibile grafomania. Da un certo momento in poi ho iniziato a pubblicare testi in linea con le mie inclinazioni umoristiche e con la mia mania di osservare le persone: man mano che producevo quelli riguardanti le relazioni di coppia, vedevo che formavano una sorta di linea consequenziale diventando coerenti l’uno con l’altro, e che quindi opportunamente cuciti tra loro avrebbero potuto diventare un volume – il mio primo vero libro! -.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Non ho mai pensato di voler trasmettere un messaggio, ossia, il mio primo intento è divertire. Tuttavia, descrivere i rapporti di coppia come accade in “Felici e Contenti” mette in evidenza come molte, se non tutte, le consuetudini delle relazioni di coppia siano imposte da tutta un serie di obblighi sociali: si tratta di regole ataviche non scritte eppure potentissime, che però nulla hanno a che vedere con la spontaneità dei sentimenti o del sesso.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

L’editoria oggi ha assunto delle forme sconosciute prima dell’avvento di Internet. Una volta era quotidiani, riviste, libri (parlando squisitamente di editoria scritta): oggi è libri, blog, pagine social, combinazioni di scrittura e video, ma soprattutto chiunque può essere un editore e costruirsi una credibilità in questo senso. Personalmente, mi auguro che nel mare delle centuplicate possibilità di farsi leggere grazie alla rete, sussistano sempre quegli strumenti culturali e critici in grado di distinguere la  buona letteratura, la creatività, l’innovazione artistica. Per concludere, vorrei dire anche che malgrado ebook e spazi internet, il libro stampato rappresenti ancora il vero traguardo per chi scrive, credo sia un oggetto che rappresenti il valore, seppur minimo dell’opera, e che anche fisicamente sia in grado di sfidare il tempo e la dimenticanza che travolge le opere online.

 Leggi il mio libro perché…

Perché contiene le mie illustrazioni, perché è il mio primo libro, perché chi lo ha già letto dichiara di essersi molto divertito; e anche per divertirsi a cercare sé stessi con autoironia tra le categorie maschili o femminili, senza il timore di riconoscersi in una Miracolata o in un Lobotomizzato.

Progetti futuri?

Sto scrivendo un racconto il cui protagonista mi sta trascinando dove non pensavo; poi c’è un’altra serie di racconti che bolle in pentola oltre a questo, insieme a un altro paio di idee. Conoscendomi so che da questa nebulosa uscirà all’improvviso qualcosa di completamente indipendente da tutte queste idee e che non mi aspettavo, quindi, non posso neanche essere sicura che si tratterà di racconti: magari riuscirò a scrivere un romanzo, che è qualcosa per cui finora non mi sono dimostrata tagliata.

Il libro merita 5 stelle su 5

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“L’uomo, l’Animale e il Mostro” di Antonio Tanelli

“La cruda realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione.”

Le visioni di un poeta che ha saputo raccontare in versi la sua grande varietà di emozioni. Antonio Tanelli fa brillare la sua creatività tra le pagine di L’uomo, l’Animale e il Mostro, antologia poetica edita da Europa Edizioni. In essa l’autore lascia parlare il proprio Io con il concetto dell’umanità diviso in tre componenti distinte: l’Uomo, l’Animale e il Mostro, appunto. Elementi che ci definiscono e ci caratterizzano, aspetti che da sempre fanno parte di noi e per sempre costituiranno la nostra essenza. Una delicata bilancia tra senso civile ed istinti primordiali che da secoli segna i nostri percorsi in un’infinità di scelte.

La lettura è semplice, ma in questi versi si respira ugualmente una grande potenza di spirito, attraverso una scelta di parole a volte azzardata e provocatoria. Trascina inesorabilmente il lettore dentro i vari stati d’animo nell’incessante analisi del proprio essere, in questo brillante “trittico” che ci contraddistingue. Sapiente è l’utilizzo di figure retoriche e il riferimento a personaggi ben noti all’immaginario collettivo. L’uomo, l’Animale e il Mostro trasmetterà di certo un ricordo indelebile in ogni appassionato che vorrà aggiungerlo alla sua collezione.

Come nasce il tuo libro?

Nasce dalla volontà di coniugare due aspetti che potrei definire complementari. Proporre un testo attuale nel panorama letterario e l’esigenza di un viaggio sull’altra faccia della Luna: il lato oscuro dell’animo umano. Ciò che è nascosto spaventa ma attrae e stuzzica la morbosa curiosità con dettagli scabrosi. L’opera è un “diario di bordo” in salsa poetica.

Quale messaggio vuoi trasmettere?     

Possono essere tutti o nessuno, nel senso che è a discrezione del lettore. Ovvio che all’interno ve ne siano di impliciti e molteplici, comunque sia, nell’insieme, più una constatazione che un messaggio o una morale specifici. Suggerirei anzitutto di andare a briglia sciolta e godersi la lettura.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?           

Quella tradizionale la vedo arrancare, poche novità di rilievo e la digitalizzazione sta ormai avendo il sopravvento. Basti pensare alle piattaforme di self publishing che, permettono a chiunque di pubblicare a costi irrisori.

Leggi il mio libro perché..

Consiglio di leggerlo, per evadere dalla routine ed essere catapultati nelle due realtà: fantastica e reale che si fondono in un mondo contingente. Tra le sue pagine vi sono tanti personaggi caratterizzanti la misteriosa inclinazione dell’uomo a trasformarsi in animale o mostro. Perché non fruirne?

Progetti futuri?

Sono alla mia seconda silloge e sarò impegnato presenziando ai numerosi appuntamenti atti alla promozione del libro. L’intento è quello di proseguire nel trend di scrittura poetica ma essendo persona eclettica, non vorrei pormi limiti e fare grandi anticipazioni, consigliando a tutti di seguirmi. Grazie dell’attenzione.

Il libro merita 5 stelle su 5

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“Cuori imperfetti” di Patrizia Bartoli

“Era la stessa luce che si spandeva sul mondo, sulle case silenziose di fronte al mare, su Lucca e sulla fabbrica SMI, sugli operai intenti al lavoro, su Amelia e su Carlo, sul piccolo Nicola e sul povero signor Fausto, su Nadia e su Rosa, su Sergio e su Miriam. Lieve come neve, scendeva su tutti, su tutti i vivi e su tutti i morti.”

Patrizia Bartoli ritorna in scena con Cuori Imperfetti, edito da Tabula Fati. Dopo quattro antologie conquista la nostra attenzione con un romanzo ambientato nel solitario paesino Fornaci di Barga sul finire degli anni Sessanta, dove si susseguono contemporaneamente diverse vicende. Amelia e Carlo, coppia in crisi perché non riescono ad avere un bambino. Giacomo, studente spensierato che finirà per legarsi a Laura, giovane benestante con una situazione familiare difficile. Nadia, donna affascinante ma incapace di avere una relazione stabile. Un alternarsi di vicende tra vite diverse, vite normali; persone in cui è facile riconoscersi, oggi come allora, da cui traspare tutta la forza delle loro sensazioni attraverso le scelte che si pongono lungo il cammino.

Tutto questo fra le vie e le valli di un’Italia in pieno boom economico, che almeno per una notte si troverà a guardare in alto fra le stelle, insieme al resto del mondo, per assistere all’impresa di tre uomini coraggiosi mentre sbarcano sulla Luna.

Cuori imperfetti, con il suo stile sobrio e scorrevole, si rivela in grado di dimostrarci la profondità di ciascuna vita, per quanto possa sembrarci distante quella di un estraneo che ci passa accanto senza nemmeno guardarlo. Inviterà sicuramente a riflettere, a guardare la gente che passa con nuovi occhi e a domandarci se non siamo così diversi da tutti loro.

Come nasce questo libro?

Da sempre preferisco ambientare le storie che racconto, che sono storie d’invenzione, in alcuni luoghi a me cari, che conosco personalmente. La Toscana, prima di tutto, con Lucca e la sua provincia che s’inerpica verso la Garfagnana da una parte e arriva al mare, Viareggio e la Versilia, dall’altra. Accanto ai luoghi acquista importanza il periodo storico sempre molto caratterizzato: gli Anni ’60, soprattutto, senza disdegnare i decenni prima del Duemila.

È stato così per i racconti che ho pubblicato in quattro raccolte:

  • La venditrice di piccole cose, 2011, Incontri Editrice;
  • Un pomeriggio quasi perfetto, 2013, Incontri Editrice;
  • Prove di vita, 2015, Incontri Editrice;
  • Travestimento proibito, 2017 Tra le righe libri

Ed è così per Cuori imperfetti, il romanzo edito da Tabula fati a maggio 2019.

La storia di Cuori imperfetti si colloca negli Anni ’60, precisamente dal 1964 al 1969, nei luoghi cui facevo riferimento prima. Nasce intorno al personaggio di Amelia, una giovane donna moglie del vicedirettore della SMI, Società Metallurgica Italiana, la grande fabbrica che era il cuore e il polmone socioe-conomico della media valle del Serchio. Amelia è una donna infelice, una donna a metà, come lei stessa si ripete, tormentata dalla mancata maternità. Intorno ad Amelia, prendono forma e agiscono altri personaggi, maggiori e minori, tutti legati gli uni agli altri sebbene, talvolta, le loro vite non si sfiorino neppure. Com’è stato detto è un romanzo corale, o meglio di una pluralità di uomini e donne che attraversano i ‘meravigliosi Anni Sessanta’ con il loro fardello di gioie e di dolori.

Nel 2015, la raccolta ‘Un pomeriggio quasi perfetto’ ha vinto il Premio Joyce Lussu, città di Offida.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Non mi sento molto a mio agio di fronte a questa domanda. Mentre scrivevo  di Amelia, di Carlo, di Nadia e di tutti gli altri personaggi che compongono Cuori imperfetti, desideravo dar vita a una storia, anzi a più storie che il lettore, sebbene così distante nel tempo dagli Anni Sessanta, potesse sentire vicine, del tutto sincere nella loro verosimiglianza.

In Cuori imperfetti affronto il tema della solitudine, della difficoltà di vivere, degli inganni che inevitabilmente compiamo e subiamo. Della felicità desiderata che sempre o quasi sempre ci sfugge. I cuori imperfetti a cui il titolo fa riferimento sono quelli dei personaggi ma non solo. Sono anche i cuori imperfetti che ognuno di noi sente battere nel proprio petto. Con poche eccezioni, nel romanzo forse Giacomo e Laura, i due ragazzi per cui la conquista della Luna, evento epocale dell’anno 1969 e di tutta una generazione, ha un significato di assoluta promessa.

Ecco, probabilmente il messaggio è questo: la vita, naturalmente imperfetta, chiede di essere vissuta nei suoi diversi momenti luminosi e bui con tenacia e determinazione.

Cosa pensi dell’editoria?

Ho sempre pubblicato con piccoli editori che fanno un lavoro di qualità – e, per la mia personale esperienza, non a pagamento – che non ha quasi mai il giusto riscontro. Se entriamo in una libreria, anche in una libreria indipendente attenta e accurata nelle proprie scelte, troviamo gli scaffali pieni di romanzi editi dalle grandi case editrici che fagocitano il mercato.

Personalmente sono grata agli editori che mi hanno dato la possibilità di pubblicare, tuttavia il libro perché non soffochi dopo pochi mesi dalla sua uscita necessita di essere sostenuto nella distribuzione, spesso limitata al luogo di appartenenza dell’Autore o a macchia di leopardo, e nella sua promozione, comprese le presentazioni e le partecipazioni ai Premi letterari. Ripeto che comprendo bene le difficoltà dei piccoli editori, ma la situazione, ahimè, è questa.

Leggi il mio libro perché…

Perché le vicende narrate in Cuori imperfetti ci portano in un mondo lontano da noi, pieno di cose, modi di fare, di essere, di pensare, che vale veramente la pena di scoprire o riscoprire. Perché Cuori imperfetti ha il pregio di ‘delectare’ con una scrittura attenta che tuttavia si mantiene lieve e gradevole.

Progetti futuri?

Amo la scrittura breve, a volte brevissima. Anche come lettrice, prediligo racconti e romanzi che sappiano dire senza disperdersi in centinaia di pagine. Ho sul tavolo di lavoro, nei file del computer ma anche nei quaderni a righe che acquisto regolarmente delle storie, iniziate, terminate, interrotte. Si discostano da ciò che ho scritto finora, sperimentando atmosfere gialle, noir o fantastiche. Forse non è del tutto vero perché se ripenso a racconti come Vertigine, Emma, Lo spaventapasseri, Un’esile ombra, elementi di contaminazione di genere erano già presenti.

 Il libro merita 5 stelle su 5.

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“Il pianto di Va-Ril” di Paolo Battaglia

“Quanto qui ti narro è la storia della Terra di Orn, patria di Esùl, dove i primi tra gli Uomini mossero i loro incerti e lenti passi fino a trovare nella Superbia la propria condanna di morte.”

Paolo Battaglia approda tra i nuovi autori con Il pianto di Va-Ril, opera auto pubblicata che narra di un mondo tutto nuovo. Un mondo giovane, le cui terre sono solcate dal passo dei primi Uomini e protetti da Orn, il grande albero elevatosi a madre di tutto il creato. Gli Uomini, che dapprima vivevano in pace e armonia nutrendosi dei frutti donati generosamente da Orn, ora minacciano di farsi guerra a vicenda a causa dell’avidità e della superbia, emozioni che come una malattia hanno infettato i loro cuori. La sorte di questo popolo spezzato è affidata nelle mani di Va-Ril, prescelto anni prima dalla Donna-Albero; apparentemente un Uomo come tutti gli altri, emarginato nel profondo perché sua madre morì dandolo alla luce: un evento mai avvenuto tra i suoi simili, ma che ora dovranno lasciarsi alle spalle perché qualcosa di ben peggiore rischia di sgretolare per sempre il loro ordine. Guerra e caos si avvicinano, e solo Va-Ril è stato scelto per arginare un simile male.

Il pianto di Va-Ril si rivela una piacevole sorpresa nell’universo fantasy a cui è destinato: ricco di personaggi ben caratterizzati e riferimenti alla creazione del mondo secondo il credo cristiano; a colpire soprattutto sono il modo di esprimersi di ogni personaggio, sostituendo al classico botta e risposta una più matura e profonda comunicazione in stile teatrale, a tratti poetica.

Un modo di esprimersi che, pur rallentando a volte la narrazione, si rivela necessario per dimostrare la forza emotiva di ogni personaggio di fronte agli eventi che si susseguono.

Un titolo che non può mancare sullo scaffale di un amante del genere, sempre pronto ad accogliere nuove scoperte dell’universo fantasy.

Come nasce quest’opera letteraria?

Il Pianto di Va-Ril nasce per cercare di dare continuità a quel senso di sacro e fatale, presente non tanto nei libri e nelle saghe fantasy recenti, quanto piuttosto nei miti greci, latini e norreni.

Per dirla in breve (sebbene non sia possibile per me raccontare tutto quello che avrei da dire in poche parole), volevo provare a dare il mio contributo, attraverso la mia dedizione, le mie parole, il mio tempo, a quella visione della letteratura che forse si è un po’ smarrita.

Avevo bisogno di scrivere questo racconto per stringere metaforicamente la mano a quegli autori che mi hanno cambiato la coscienza e il modo di interpretare la vita: J.R.R. Tolkien, J. Milton, K. Chesterton e specialmente Dante Alighieri (…e non penso di essere l’unico).

Non ho in alcun modo l’ambizione di arrivare a sfiorarli (anche perché i miei mezzi sono quelli che sono…), ma volevo provare a dare continuità al loro messaggio; renderlo più attuale, dandogli un “nuovo vestito”.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il messaggio che vorrei portare con questo primo libro è semplice e si riduce a una sola parola: appartenenza. Tutto il racconto ruota intorno a un senso di appartenenza totale, un incarnare completamente il senso di Bene Comune e di sacrificio individuale per salvare la comunità.

Il protagonista, trovandosi in situazioni in cui ogni luce diviene muta e si spegne, si ritrova a vivere situazioni tragiche, in cui la propria quiete individuale non può coesistere con la salvezza della comunità (per quanto questa comunità sia nell’errore e dalla parte del torto più marcio…).

Questo senso di appartenenza, che fa’ fiorire in lui enormi virtù, vive di un amore assoluto per la giustizia. Per spiegare le sue decisioni nel voler difendere una comunità che non lo meriterebbe, il protagonista arriverà a dire alla sua donna, che gli chiede motivo di quelle decisioni così generose per un popolo immeritevole di riceverle:

«Dove sta la mia giustizia,  se non servo nell’ingiustizia?»

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Io credo che l’editoria abbia ancora moltissimo da dire e da dare, nonostante gli allarmismi e i fatalismi di tanti arrivisti che urlano i loro “ormai nessuno legge più”, “i libri hanno sempre le stesse trame…”, “è già stato scritto ogni cosa su ogni argomento”…

Credo soprattutto che oggi più che mai, per le tante discutibili ideologie che stanno fiorendo tra le macerie di quelle passate, ci sia bisogno di vera editoria, che sappia indicare la via dell’etica, della chiarezza e della giustizia.

La filosofia, la poesia, la letteratura sono sempre stati mondi molto bistrattati e trattati con sufficienza, perché si trovano lontano dalla parte più “pratica” della vita. Per me invece, dovrebbe far riflettere che proprio questi mondi, troppo spesso accantonati, sono quelli che hanno sempre salvato la società nei vari momenti di crisi, quando ogni buonsenso pareva perduto…

Andando più sul lato “tecnico” del mio pensiero, penso che il Self Publishing sia il bene e il male dell’editoria della nostra epoca.

Come Umberto Eco diceva che «i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli», io mi permetto di pensare altrettanto del Self, ma con una visione anche ottimista.

Il Self ha “secolarizzato” l’editoria, aumentando a dismisura l’offerta, rendendo la possibilità di pubblicare un libro a portata di chiunque abbia il tempo e la capacità motoria di scrivere delle parole, a mano o con una tastiera.

…ma la democrazia è sempre un bene! Il Self infatti, facendo pagare questo dazio alla società, ha reso possibile anche il fiorire di tantissimi libri e autori che, curando nel dettaglio l’editing, la forma, la promozione e ogni altro aspetto (proprio come fanno le case editrici, se non anche meglio, in alcuni casi), hanno potuto portare la loro voce nel mondo, lasciando una traccia che altrimenti avrebbe faticato a rimanere o addirittura a nascere.

Perché la scrittura, ridotta ai minimi termini, è proprio questo: lasciare traccia.

Che sia una traccia di pura vanità o di salvezza individuale e comunitaria, questa è una scelta (e anche una capacità) di chi scrive.

Leggi il mio libro perché…

Perché credo parli anche di te.

Ti ci ritroverai, se sarai abbastanza sincero con te da guardarti dentro e stare di fronte alle tue sofferenze e dubbi, mentre lo leggi.

Sono convinto che parli al cuore di ogni persona onesta che affronta la vita di petto, senza giustificare con eccessivo buonismo le proprie mancanze. Spero che il libro possa insegnare ad avere la forza morale e etica di stare in piedi quando ogni cosa intorno a noi e dentro di noi cade.

Il libro non è in alcun modo autobiografico o biografico, anche perché non credo di avere un granché di mio e di mio soltanto, da dire… Ha invece come protagonisti dei personaggi che partono stando al di sotto del livello dell’uomo medio, per poi diventare degli ideali, delle stelle morali da seguire.

    Progetti futuri?

Questo primo libro è un “prequel”, nel senso che racconta una storia precedente nel tempo rispetto alla saga che sto scrivendo ora, “Il Cuore di Orn”.

“Il Pianto di Va-Ril” serve per far entrare il lettore nel mondo che ho creato, in modo che quando leggerà alcuni passaggi nella saga, potrà avere una comprensione molto più piena delle cose e dei messaggi nascosti che ci saranno.

La saga de “Il Cuore di Orn” sarà composta da 9 libri, di cui uno introduttivo che sto pensando di rendere disponibile gratuitamente, sia cartaceo che ebook (ma sono ancora in fase di progettazione, può succedere che cambi idea su questo).

Questo “libro zero” della saga racconterà la genesi del mondo di Orn e di Va-Ril, dalla nascita dell’universo allo Sterminio di Orn (episodio raccontato ne Il Pianto di Va-Ril).

Per fare un parallelismo (per me quasi sacrilego), se Il Pianto di Va-Ril è “Lo Hobbit” e Il Cuore di Orn è “Il Signore degli Anelli”, la genesi introduttiva sarà una sorta di “Silmarillion”, anche se come dimensioni (sia di pagine che di “statura morale”) sarà molto più misera.

Sto costruendo questa saga pezzo per pezzo, anche se la trama, i personaggi e quasi ogni cosa, è chiara e appuntata nei miei migliaia di fogli scarabocchiati in giro per le mie stanze…

Il Cuore di Orn è la costruzione di un Mito che tuttavia so per certo che avrà errori, ma lo scriverò sempre tenendo a mente ciò che diceva Tolkien al riguardo:

«Veniamo da Dio e, inevitabilmente, i miti da noi tessuti, pur contenendo errori, rifletteranno anche una scintilla della luce vera: la verità eterna che è con Dio. Infatti solo creando miti, solo diventando un sub-creatore di storia, l’uomo può aspirare a tornare allo stato di perfezione che conobbe prima della caduta. I nostri miti possono essere male indirizzati, ma anche se vacillano fanno rotta verso il porto, mentre il “progresso” materialista conduce solo a un abisso spalancato e alla Corona di Ferro del potere del male.» (da J.R.R. Tolkien. La biografia)

Il libro merita 4 stelle su 5.

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