Lo Storione di Cristina Basile

Quanti di voi hanno, almeno una volta nella vita, messo nero su bianco uno o più sogni fatti la notte prima? Io ci provai una volta e mi parvero grotteschi e senza senso, più avanti capii che ero io a dover dargli un’interpretazione. Cristina Basile, la nostra autrice di oggi, nata a Roma, età 28 anni, da cinque anni residente a Parigi; ci fa fare un excursus nella sua mente attraverso i suoi sogni.

Leggendo il libro Lo Storione ci ritroviamo ora in un bosco, ora in un incubo o in un oceano dove sembrano cadere le speranze dell’autrice. Lei ci racconta delle stranezze della sua famiglia tramite la figura della mamma, della nonna, delle cugine e degli zii e di come questi fanno ad influenzare il suo riposo notturno.

Bisogna anche soffermarsi sul titolo dell’opera, lo storione. Lui viene utilizzato come una sorta di tramite, infatti, dentro la pancia di questo pesce nuotano donne con bei nomi: Gigliola, Rosa, Ottavia, Abigail che vengono accompagnata dalle illustrazioni realizzate dalla stessa autrice.

Se avete voglia di curiosare nella mente di una donna che è consapevole delle sue incertezze ma anche delle sue certezze conquistate durante il suo vivere in giro per il mondo, potete buttare un sguardo su questa raccolta di racconti.

Come nasce quest’opera letteraria?

Il punto di partenza de «Lo Storione» sono stati pezzetti di storie che nel mio vocabolario artistico chiamo scampoli poiché, come pezzetti di tessuto, una volta cuciti insieme, formano una storia più grande. In principio, non ne conoscevo né capo né coda.

Col tempo si è delineata una raccolta di racconti, nata da una forte esigenza di scrivere di guarigione; un’esigenza cresciuta in me dopo aver assistito ad alcune convalescenze, perlopiù di tipo psicologico e causate da rotture, lutti, delusioni.

Non mi interessavano le cause di questo malessere, quanto il processo di ricostruzione di sé che la persona metteva in atto, non potendo più volgersi all’oggetto d’amore ormai perduto.

Nella descrizione di questo tema volevo che partecipassero sia la scrittura che il disegno: il primo per la chirurgica capacità di rendere conto della narrazione dei fatti, per la chiarezza che sa generare; il secondo per come sa entrare nelle pieghe della sfera dei sentimenti, mai definitiva, in continuo divenire e che non ama essere acciuffata.

 

Gli altri due temi che mi stanno molto a cuore e che ho provato a sviscerare sono il linguaggio dei sogni, come questi partecipano della vita diurna, e i legami familiari.

«Sandrine e Escargot John», che pure si riallaccia al discorso sulla guarigione, descrive gli incubi che animano le notti di una ragazza che cerca di ricostruirsi dopo una separazione. Sandrine non è il suo nome, ma quello del personaggio che popola le sue notti e che, come tutti gli incubi, è assurdo, spaventoso, fastidioso. La personificazione della sua sofferenza.

È in «Gigliola non ha più sangue» che parlo invece del legame familiare, di quei pensieri e abitudini che spesso ci portiamo dietro trascinando, come eredità non desiderate, vecchie generazioni e di cui non ci si sbarazza per paura. Questa trasmissione, nel caso del racconto, avviene solo sulla linea femminile. Fino ad ora ho preferito scrivere guardando il mondo dagli occhi di una donna; prossimamente mi piacerebbe mettermi nei panni di un uomo.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Scrivo come se dipingessi, scrivo quadri, acquerelli se potessi scegliere la tecnica. Ciò che mi interessa trasmettere, prima ancora che un messaggio, sono delle immagini; dare al lettore l’impressione di aver fatto un’esperienza cromatica oltre che narrativa.

Il colore veicola le emozioni tanto quanto le parole, se non meglio in alcuni casi, con un’immediatezza particolare. Combinare i due linguaggi realizzava perfettamente ciò che avevo in mente, ossia delle emozioni, prima ancora che un’opinione su un argomento specifico.

 

Leggi il mio libro perché…

Consiglierei il mio libro a tutti quegli adulti che reclamano per sé il diritto ad avere un libro illustrato tra le mani, pur non avendo dieci anni da trent’anni. A quanti non abbiano problemi con una prosa a tratti poetica e non siano attaccati al realismo narrativo; a chi da una tale importanza al mondo onirico da dormire sempre con un taccuino vicino al letto, dove trascrivere ciò che ha sognato prima ancora di fare colazione.

 

Progetti futuri?

Nel cassetto ho tanti racconti, poesie, favole che mi sono promessa di finalizzare e illustrare nei prossimi mesi. Li rilegherò e li promuoverò come ho fatto con «Lo Storione». Mi piacerebbe anche partecipare ad un’antologia, essere una voce in un coro, su un tema condiviso.

 

Numero di stelle 4 su 5 – Lo storione di Cristina Basile – Editore: Create Space Indipendent Publishing Platform – 60 pagine – prezzo di copertina 9,36 euro.

Sito di riferimento

Instagram: Terradimandorla

 

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Francesca Ognibene in “Quel figlio negato”

“Non so perché la vita si è accanita così su di me, su di noi. Cerchi delle motivazioni. Ti chiedi se è perché hai fatto cattiverie di cui non ti sei accorto neanche o non ne hai calcolato l’importanza. Ma poi ti chiedi se davvero dire a una ragazzina ‘Non volevo invitarti alla mia festa, in realtà. Tu mi stai antipatica. Volevo dirtelo’ possa essere la causa scatenante di tutto questo dolore”.

Con questo estratto introduco la nuova opera di Francesca Ognibene, Quel figlio negato, edita da L’Erudita. L’autrice ritorna nel mondo editoriale con la storia di una donna, Virginia. Attraverso i suoi occhi e le sue parole vivrete la sua esperienza – nonché il suo profondo desiderio – di diventare madre. Un lungo percorso, affrontato insieme al marito Federico, in varie fasi, dalla fecondazione assistita all’aborto, fino alla scelta dell’adozione. Quando infine la piccola Giulia entra nella vita di Virginia tutto sembra andare per il meglio, finché una nuova disgrazia non bussa prepotentemente alla porta della famiglia per portarsi via questa rinnovata felicità.

Lo stile è fluido e scorrevole, ricco di descrizioni narrate al presente che vi accompagneranno per tutta la durata del romanzo. È una storia che emoziona, che commuove, ma soprattutto una storia che incoraggia. Quel figlio negato è un messaggio d’incoraggiamento rivolto a tutte le donne che desiderano essere madri con tutto il cuore, ma che per vari motivi il mondo odierno nega loro questa possibilità. È una storia che ricorda a tutti come essere madri non sia un sogno impossibile, e che per realizzarlo vale la pena lottare. Con tutte le proprie forze, con tutto il cuore.

Come nasce quest’opera letteraria?

“Quel figlio negato” nasce da vari input del mio quotidiano. Sempre più spesso mi capitava di ascoltare storie di coppie impossibilitate alla procreazione. Causa di un grande dolore che le sovrastava. Ho sentito l’urgenza creativa di raccontare questo profondo dispiacere, cercando di aggiungere anche un linguaggio asciutto, crudo e senza fronzoli. Ad esempio una ragazza mi ha raccontato che dopo avere provato la gravidanza assistita per tre volte di seguito, spendendo quindici mila euro (!) è rimasta incinta naturalmente e poi ha perso il bambino al sesto mese. Questo accanirsi del destino contro di lei mi ha compita molto. Poi un’altra che proprio non è mai neanche riuscita mezza volta a rimanere incinta, per non pensarci puliva casa. E mi raccontava e per sfogarsi e lasciarsi andare piangeva ogni giorno sotto la doccia per non farsi sentire dal marito, già addolorato anche lui. Quando scrivo cerco di raccogliere proprio esperienze dirette che mi hanno raccontato e poi ci aggiungo il mio sentimento crudo come la realtà, ispirandomi per quest’aspetto al grande John Fante.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il messaggio è che la vita può essere dura ma se si tira fuori la propria forza, si può andare avanti a testa alta e senza il rimpianto di non averci almeno provato davvero. Le miei parole, vorrei fossero d’ispirazione e consolazione per le tante donne che soffrono per questa ‘cattiveria’ che la natura ha riservato loro, però vorrei sapessero che non sono sole. E spesso una soluzione c’è ma bisogna provarci e provarci ancora senza abbattersi.

 

Leggi il mio libro perché…

Perché potrebbe farti riflettere rispetto a un dolore che può essere devastante, ma anche per trovare quasi una chiave per reagire, come fa la protagonista Virginia che pur di andare avanti e tenere tutto assieme, arriva a cambiare anche stato. Poi l’ho scritto cercando di rispettare il dolore senza farlo diventare troppo alla mercé perché questa sofferenza, spesso è interiore, nascosta agli amici, alla famiglia.

 

Progetti futuri?

Scrivere un libro nuovo mettendomi nei panni di una bambina che deve affrontare dei bulli. Racconterò il suo dolore ma anche le darò la mia forza, come vorrei darla a tutti gli adolescenti che oggi hanno questo grande problema, amplificato dal web che diventa un nemico.

 

 

Il libro di Francesca Ognibene merita 5 stelle su 5.

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Conto in rosso di Loretta Tobia

Ci sono libri che contengono storie, come dire, calamitanti.

Inizi a leggere e, magicamente, non puoi più farne al meno.

Loretta Tobia con il suo romanzo “Conto in rosso” riesce, esattamente, in questo.

La protagonista è Nastasia che cresce all’interno di una famiglia dove la politica è tutto, anzi, quasi tutto. La storia si snoda intorno la sua vita, la sua esistenza, fatta anche dell’amica Candida che le farà compagnia per i primi anni della sua vita. Certo, non sono da sole, ci sono i cugini, lo zio Anselmo, la madre- ovviamente- ricopre un ruolo importante. Nata da una Mamma operaia, lavoratrice nel mondo dei tessuti e da un padre che c’è e non c’è, allo stesso momento, perché troppo impegnato con la classe politica, una classe rossa. Rocca rossa ricopre un ruolo centrale ma i tempi corrono e Nastasia cresce, si sposa e incontra un uomo violento, un uomo che le donerà due figli, un maschio e una femmina, figli che saranno importantissimi per la sua rinascita. Lo scenario è l’Abbruzzo- inizialmente- poi ci si sposterà a Cuba con numerosi viaggi, viaggi- anche- politici ma vitali per la sua esistenza. Poi, d’incanto, o quasi, la rinascita, la rivincita, il potere delle donne e… quello della banca.

Loretta Tobia in Conto in Rosso m’ha emozionata, incantato e – devo confessarlo- ho anche pianto. Intervistata per l’occasione ecco cosa racconta:

 

Come nasce Conto in rosso?

Questa opera letteraria nasce quale esplorazione/testimonianza dell’animo umano rosso della vita personale con il rosso della vita professionale e politica. Emersione dei valori identitari educativi della sinistra storica e della chiesa cattolica che la protagonista attraversa prima per fede poi per coscienza delle loro verità!

 

Quale messaggio si vuol trasmettere?

Il messaggio che si pretende trasmettere ……offrire stimolare riflessioni per illuminare le conoscenze e la coscienza delle conoscenze! E’ un romanzo con la pretesa di essere un saggio. Tocca tutti i comportamenti della vita personali e collettivi attraversando la tradizione di più generazioni. Risalta il parallelismo fra la resistenza italiana e la rivoluzione cubana del 1959, la figura del Che Guevara illumina l’immaginario collettivo per buoni propositi …..abbandonati la storia attuale gronda di sangue. La poesia di Machado finale vuole esprimere una scia di speranza che pur molto ferita non è ancora morta.

 

Leggi il mio libro perché…

Il romanzo Conto in rosso ritengo che possa essere considerato un atto d’amore con la speranza che possa aiutare a consolidare valori sani.

 

Progetti futuri?

Ho pronto un altro romanzo ma vorrei essere aiutata a valorizzarlo nei canali giusti.

 

 

 

Loretta Tobia, con Conto in Rosso merita 5 stelle su 5, edito da Marco Solfanelli Editore per Tabula Fati, 125 pagine, prezzo di copertina 11 euro.

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Isabel Harper in Il fuoco segreto di Altea – Gli arconti ombra

 

“Possa la fiamma illuminarti la via”.

Così ha inizio il primo volume di una saga fantasy tutta nuova, nata dalla penna della brillante Isabel Harper in Il fuoco segreto di Altea – Gli arconti ombra. Protagonista è Ailan Pintor, giovane e spensierato abitante di Altea, oppressa dal pugno di ferro dell’arconte Victor Viperion. L’avventura per Ailan ha inizio quando entra in possesso di un misterioso congegno che contiene le memorie del precedente arconte Midas Mentor, tradito e assassinato da Viperion. Questi ricordi custodiscono il segreto della fiamma di Altea, mitico elemento necessario a sviluppare la pozione che allunga la vita degli arconti. Ailan si troverà così, suo malgrado, a sfidare il regime tirannico di Viperion, con l’aiuto dell’amica Marill e dell’inseparabile animale domestico Zill. Partendo da una pericolosa ricerca della verità, i due amici dovranno svelare il mistero e tentare di ritrovare la perduta Fiamma di Altea.

Leggero e scorrevole, dotato di uno stile di scrittura che potremmo definire cristallino, ovvero dritto al suo scopo senza perdersi in descrizioni o chiacchiere minuziose.

I personaggi sono ben caratterizzati, pronti a dimostrare tutto il loro potenziale nei capitoli futuri. Anche se il libro non si concentra su temi in particolare, sicuramente colpisce lo stato di oppressione dei cittadini di Altea: costretti a compiere le loro azioni quotidiane con gesti stanchi, meccanici, rassegnati. […] Condannati a ripetere quei gesti per l’eternità, senza provare la minima gioia per quello che stavano facendo”. Una condizione non diversa da quella in cui versano molte persone comuni del nostro mondo, private della gioia di vivere da questa precaria società moderna.

Una nuova avventura, in sostanza, è appena cominciata, pronta ad occupare il posto che le spetta in un universo fantasy sempre più vasto. Gli arconti ombra è consigliato a tutti gli appassionati del genere, ma anche a chi ricerca un buon punto di partenza per interessarsi al fantasy.

Intervistata per l’occasione, ecco cosa racconta:

Come nasce quest’opera letteraria?

La scintilla (è proprio il caso di dirlo!) che ha innescato l’idea di quest’opera, proviene dalla mitologia classica, cioè dal mito di Altea, a cui le Moire predissero che il figlio Meleagro, appena nato, sarebbe morto nel momento in cui l’ultimo tizzone del camino si fosse consumato. Per mantenere in vita il bimbo, Altea prese il tizzone dal fuoco e lo conservò in segreto. Da questo spunto è nato il nucleo narrativo del libro: una fiamma, il fuoco segreto di Altea, appunto, che dà forza ed energia agli abitanti di tutto l’arcipelago di Asteria, dove è ambientata la vicenda. Questa fiamma sparisce misteriosamente e tutti la cercano, ciascuno per i propri scopi, più o meno nobili. Il potente Vimperion la cerca per il proprio tornaconto, per ottenere l’immortalità e mantenere per sempre il potere, i giovani protagonisti, coinvolti loro malgrado in questa vicenda più grande di loro, la cercano consapevoli che se non la trovassero al più presto, tutti gli abitanti resterebbero privi di energie e si ‘spegnerebbero’, cadendo in una profonda apatia, simile alla morte.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Sono tanti i temi presenti nel libro! Noi speriamo che, come spesso accade, ciascun lettore possa trovare nelle nostre pagine il messaggio di cui ha bisogno in quel momento. Uno dei temi che a noi stanno più a cuore è che ciascuno ha dentro di sé qualcosa di speciale, una specie di ‘fiammella’, una ragione di vita, che occorre tener viva a tutti i costi, per evitare di ingrigirsi e di spegnersi.

Leggi il mio libro perché…

Perché troverai tra le sue pagine una storia coinvolgente e insolita, condita con un pizzico di ironia e di umorismo; un’ambientazione affascinante, tra animali fantastici e bizzarre invenzioni; una trama ricca, che ci auguriamo possa appassionarti e sorprenderti a ogni pagina. Naturalmente non manca poi qualche spunto di riflessione a dare spessore alla storia…

 

Progetti futuri?

Abbiamo molti libri in cantiere, sia individualmente che in coppia, alcuni dedicati ai più piccoli, altri ai giovani adulti. Naturalmente non ci dispiacerebbe poter scrivere una nuova serie di avventure che coinvolgano i protagonisti del Fuoco Segreto di Altea!

 

Il romanzo Il fuoco segreto di Altea – Gli arconti ombra merita 5 stelle su 5.

 

 

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Emilia Capasso in Gallery

Se vi chiedessi chi di voi ha voglia di rivivere i suoi anni da teenager, quanti di voi risponderebbero in modo positivo? Molto probabilmente la maggior parte di voi non ne vuole sapere niente di quel periodo ma con il romanzo Gallery, scritto da Emilia Capasso docente di lingua inglese presso le scuole superiori della provincia di Torino; potreste ricordare la vostra adolescenza con un bel sorriso.

 

La protagonista è Axel Rose, 15 anni, timida, riservata, ma allo stesso tempo profonda e sensibile, che si dovrà fare i conti con la malvagità di alcuni suoi coetanei. È una ragazza che molti degli adolescenti definirebbero un emo perché veste sempre di nero le piace leggere e studiare e non le importa di apparire differente da quella che è, ossia senza interessi per trucco e parucco come le sue coetanee. Come nei migliori drammi tra adolescenti troviamo la bella della scuola Matilde con cui andrà a condividere l’amore per un ragazzo, Simone. Per Axel sarà platonico e segreto.

La ragazza sarà sempre più introversa e malinconica anche a causa della sua situazione familiare e troverà conforto da una misteriosa amica virtuale, Gallery.

Purtroppo il suicidio di un ragazzo, Carletto, vittima preferita da due gemelli che bullizzano metà scuola, i gemelli Martone, porterà il sorgere di una serie di eventi che faranno sparire diversi ragazzi e, allo stesso tempo, faranno apparire una misteriosa signora in nero.

L’autrice affronta un tema molto importante che è quello del bullismo e delle conseguenze che, purtroppo, alcune volte hanno un risvolto tragico e lo fa senza dimenticarsi il suo fine ultimo mantenere alta la tensione del lettore in un thriller tutto da scoprire.

Ottima è anche la descrizione dei caratteri dei vari personaggi e dei sentimenti che questi provano, a me è sembrato di tornare indietro nel tempo quando ero un adolescente con tante insicurezze e incertezze.

 

Come nasce Gallery?

Gallery nasce nel gennaio del 2014, in un periodo un po’ cupo della mia vita. Stavo ascoltando ‘The Gallery’, un brano strumentale dei Muse, rock band britannica, quando mi apparve all’improvviso il volto di questa ragazzina, Axel Rose, la galleria e la sua amica virtuale. Con il passare dei giorni la storia, che doveva essere un breve racconto, ha preso forma e si è complicata, fino a divenire un romanzo.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani Gallery?

Non voglio trasmettere nessun messaggio in particolare. Credo che il romanzo sia molto denso, ognuno potrà tirarne fuori le proprie osservazioni, come è già successo con diversi lettori. Non credo nei romanzi che lanciano messaggi, uno scrittore non è una divinità al di sopra delle parti, quanto un osservatore. Credo che ‘Gallery’ lasci molte domande in sospeso.

 

Leggi il mio libro perché..

‘Gallery” ti scava dentro, è un romanzo che analizza la fragilità umana, l’estrema facilità con cui passiamo dal bene al male e viceversa. Ho voluto abbattere alcune ipocrisie della nostra società e dimostrare quanto le persone siano guidate nei loro atti più dall’egoismo che dalla generosità o dall’amore. Leggendo il mio libro si può comprendere quanto siamo simili a coloro che magari giudichiamo male per arrivare infine ad accettare l’amara conclusione che spesso ‘gli altri’ siamo noi.

 

Progetti futuri?

Sto lavorando a più progetti: una fiaba con protagonisti i miei figli, un romanzo comico e un romanzo di formazione ambientato nella mia città natale, Napoli. Alcuni brani sono reperibili sul mio blog: www.emiliacapasso.blogspot.it. Ho anche iniziato una raccolta di poesie rap con vari temi. Insomma, sarà che mi piace scrivere?

 

Numero di stelle 5 su 5 – Gallery di Emilia Capasso – Editore: Scatole parlanti – 306 pagine – prezzo di copertina 15,00 euro.

 

 

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Il tabù della carne di Daniela di Benedetto

“Per voi indiani l’immortalità si realizza con la rinascita, io invece penso che vivo una sola volta e che devo lasciare in giro qualcosa per cui il mondo si ricordi di me. Un bel curriculum. Sai cosa significa?”

Con questa riflessione introduco il romanzo di Daniela Di Benedetto, che ci catapulta in un drammatico scorcio della realtà quotidiana del nostro Paese con Il tabù della carne. Protagonista è Krisna, immigrato indiano che dalla sua patria arriva fino a Palermo con nulla più che uno scopo: sopravvivere. Dopo un periodo di fatiche e difficoltà viene assunto come domestico da Isabella, donna ricca e facoltosa che aspira al successo come pittrice. Lei, d’altro canto, è costretta a fare i conti con una realtà in cui l’arte è contaminata dal consumismo, che soffoca in modo doloroso la sua creatività e la voglia di emergere.

Entrambi dimostrano dunque l’oppressione di un unico paese che grava sulle loro spalle. Tra i due nascerà una relazione forte – soprattutto fisica – che metterà a dura prova la fede di Krisna, sua inesauribile fonte di sostegno che gli impedisce di adattarsi alla nuova realtà che lo circonda. Il giovane si troverà inevitabilmente costretto a scegliere di fronte all’ardente attrazione che lo lega a Isabella, poiché significa andare contro a tutto ciò in cui ha sempre creduto.

È una storia breve ma ben scritta, dettagliata al punto giusto senza appesantire mai la narrazione. Si legge in maniera piacevole e la storia prende il lettore dall’inizio, grazie a due protagonisti che con la loro complessità fanno provare un’infinità di emozioni. I temi trattati sono la fede – caratterizzata da vari punti di vista grazie alle differenti culture di ogni personaggio principale – e, più in generale, la situazione attuale in cui versano la società e la nazione. “Una nazione morta, finita”, come dolorosamente ci ricorda l’autrice attraverso le parole di Isabella. Una nazione insofferente alle difficoltà che i figli di altri paesi – ma anche i sognatori – sono costretti ad affrontare quotidianamente tra le nostre strade.

Il tabù della carne dimostra senza dubbio quanto siamo capaci di raccontare ed emozionare in poche pagine. Consigliato a tutti coloro che ricercano la conoscenza di temi cruciali del nostro tempo.

 

Come nasce quest’opera?

E’ nata nel 1990 come sceneggiatura cinematografica. Era la mia prima esperienza in fatto di sceneggiature e avevo in mente di sottoporla a un regista che operava nel mio quartiere. Lui la lesse e mi disse che tecnicamente era perfetta ma, testuali parole, “ era un soggetto che attirava le masse e lui non voleva quel tipo di fiction, lui andava controcorrente.” Non faccio nomi, ma questo regista ha concluso presto la sua carriera. Alcuni anni fa ho tirato fuori la sceneggiatura e l’ho trasformata in romanzo.

Quale messaggio comunica?

Ne comunica parecchi. Abbiamo tre personaggi principali: Krisna, un indiano di rara bellezza che cerca lavoro in Italia ma è troppo attaccato alla religione indù e non riesce ad adattarsi all’ambiente nuovo. Naima, una ex prostituta tunisina che per la legge islamica dovrebbe essere uccisa e si adatta, al contrario di Krisna, a fare la cameriera in Italia per sopravvivere. Isabella, una donna borghese divorziata , ricca e annoiata, che desidera solo sfondare come pittrice. Le vite di questi tre personaggi si intrecciano quando Isabella assume nella sua villa gli altri due,   Krisna come cuoco- giardiniere- modello per i quadri, Naima come cameriera. Krisna infatti si innamora della padrona di casa, che lo usa come un giocattolo, e non riesce a ricambiare l’amore purissimo che Naima prova per lui, poichè per la religione indù Naima è una “ paria.” Ma in questa storia di perdenti nemmeno Isabella è una vincente, poiché vorrebbe essere capace di provare passioni che non prova e non riesce a mettere   nei suoi quadri un’anima. Pertanto il romanzo comunica un senso di desolazione, di sconfitta, di totale sfiducia nel mondo, descrivendo una società multietnica allo sbando nel contesto di una crisi economica che è anche una crisi di valori.

Leggete il mio libro perché….

Provoca emozioni forti. Le immagini derivano da una sceneggiatura quindi è rimasta l’impronta cinematografica. Specialmente nelle scene d’amore, il braccio bianco di Isabella contro il braccio scuro di Krisna, la goccia di sangue che cade in acqua mentre fanno l’amore sotto la doccia. E’ un romanzo fatto di immagini e dialoghi, dialoghi intensi. Non bisogna però scambiarlo per un romanzo erotico, perché prevale la denuncia sociale. C’è inoltre un colpo di scena alla fine, un sacrificio da parte di Naima nel tentativo di sottrarre Krisna alla funesta influenza di Isabella che lo ha plagiato fino a fargli tradire la sua religione. Un sacrificio che fa assurgere la povera Naima al ruolo di eroina   indimenticabile.

Progetti futuri?

Dunque, il mio diciannovesimo libro uscirà a giugno e il ventesimo a dicembre. Contemporaneamente dovrebbe essere terminato il montaggio del primo film al quale io ho fornito sia la sceneggiatura che la colonna sonora, avendo due diplomi del conservatorio. E intanto un libro uscito nel 2017, Sleepless nights, sarà tradotto in inglese e diffuso in America. Per tutto il 2018 avrò un bel da fare, poi   se Dio vuole si prosegue.

 

Il tabù della carne di Daniela di Benedetto, merita 5 stelle su 5.

 

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