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Il CavalierMercante di Luigi Di Seclì

Luigi di Seclì, nato a Taurisano, si laurea in materie Letterarie presso l’Università del Salento, pubblica diversi romanzi, racconti, poemi e tutto ciò che rientra nel panorama letterario, vincitore, tra l’altro, di due premi nazionali di poesia e narrativa.

Il’CAVALIERMERCANTE’ si presenta come un racconto nel racconto, interrotto dai richiami-pause caffè richiesti dalla moglie Marta poiché lo Scrittore viene assorbito in tutto e per tutto da Everaldo De Nardi, il Cavaliermercante che, con i suoi fedeli accompagnatori, il mulo e il cavallo, compie un lungo tragitto con sosta nella Fiera Settembrina di Taurisano, per vendere merletti, pizzo e quanto più c’è di prezioso.

Il percorso è lungo e ricco di eventi, dalle soste alle osterie, a terribili creature che avanzano lungo il cammino, volpi e serpi fastidiose, fa da cornice a un poema  (in deche) tutto da leggere ed interpretare.

Culto importante rimane quello della Madonna di Leuca, che grazierà, in un’occasione il Cavaliermercante e Arsenio, accompagnatore trovato lungo il tragitto.

Le particolarità non finiscono qui: nell’arco della lettura, simpatiche interruzioni sono rappresentate da disegni, frutto dello stesso Seclì, circa gli avvenimenti del protagonista, in bianco e nero, colorate e non, sono fantasticherie della sua stessa creatività, evidenziate, oltretutto, dallo stesso Scrittore.

Le varie pubblicazioni edite  dal 1978 ad oggi non si sono mai interrotte, frutto di una mentalità e creatività senza limiti, che lo stesso si auto riconosce.

E se per caso vi stesse chiedendo, cosa fare sotto l’ombrellone, leggere un bel poema è la risposta migliore!

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Intervista a Stefano Piedimonte

Stefano Piedimonte nasce a Napoli negli anni ‘80 e si laurea nella sua città all’Università ‘ l’Orientale’, dal 2006 lavora per il corriere del Mezzogiorno, prima come cronista di nera e poi come redattore web della testata, scrive racconti sul Corriere della sera, Il fatto Quotidiano, Corriere del Ticino e tanto altro ancora.

Esordisce con il Romanzo ‘Nel nome dello Zio’, edito da Guanda meno di un anno fa: la storia ruota intorno a Napoli, esattamente nei quartieri Spagnoli dove, l’affarista e mafioso ‘Zio’ ha un solo debole: Il Grande Fratello.

Una storia Fresca, interessante e ricca di elementi ‘reali’ e tipici del nostro tempo, ha suscitato in me estrema curiosità nel conoscere la mente, che ha partorito una stravaganza simile, complice la pazienza e dedizione dello Scrittore, è stato possibile conoscere altri lati dello Stesso Piedimonte.

Alla domanda se scrittori si nasce o si diventa, Stefano risponde netto e deciso: “ indubbiamente bisogna avere delle doti, ma è chiaro che quest’ultime si possono affinare col tempo, non credo che una persona priva di senso del ritmo, possa diventare un bravo musicista: questo è un discorso che funziona sempre, con la musica come con la scrittura, certo, i casi eccezionali ci sono sempre.”

La mafia è virus che si è diffuso e continua a diffondersi in qualsiasi terra, anche se le radici si trovano al Meridione, Lo scrittore pensa che la gente non abbia bisogna della Mafia, anzi se ne deve liberare, fin quando questo non accadrà non potrà esserci una crescita reale e duratura: si insinua laddove lo Stato fallisce, ma lo fa stringendo intorno al collo della gente un cappio ben più stretto di quello che c’era prima.

Una buona soluzione potrebbe essere la politica di sostegno delle fasce più deboli che non sia, pero, mero scambio elettorale e assistenzialismo da quattro soldi; con l’aggiunta di certezza della pena e indagini patrimoniali.

Tema caldo e importante nell’XI Secolo è rappresentato dell’editoria tradizionale, in contrapposizioni a delle nuove soluzioni nascenti come il Self-Publishing difatti, Stefano confessa che è fondamentale avere un buon Agente letterario poiché gli Editori, oggi, ricevono migliaia  di manoscritti se, invece, ad invitarli è un agente serio e conosciuto nell’ambito editoriale, l’editore lo leggerà con molta più attenzione.

Ringrazio Stefano Piedimonte per la gentilezza dimostratami, ma soprattutto, i migliori auguri per un lavoro che,  sotto forma di passione, diventa indispensabile a tutti, nella conoscenza (anche in modo ironico) di un problema grave come la Mafia, che affligge persone e l’intera società.

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Intervista a Antonio Fullone, Direttore di Borgo San Nicola

Il problema delle carceri Italiane, e’ una profonda lacuna che sta emergendo giorno per giorno attraverso i media,oggi ho intervistato il Direttore Antonio Fullone di Borgo San Nicola di Lecce, uno dei più sovraffollati di tutta Italia, si parla di 1230 detenuti in un posto che può ospitarne solo 650 circa.

Direttore,com’è la sua giornata Lavorativa?
“Il mio ruolo amplia in molti campi, da quelli amministrativi a quelli organizzativi, funzioni economiche e attività complesse, responsabilità e impegno sono i promotori principali della mia attività”
Qual’e la giornata tipica di un detenuto?
“Le attività variano, da quelle domestiche a quelle lavorative, per esempio abbiamo una sartoria,difatti producono magliette o prodotti tessili con l inserzione MAde in Carcere dove lavorano molti dei nostri “ospiti”, disponiamo di una falegnameria; le persone in media passano 5ore e mezzo di libertà perché socializzare e’ anche importante”
Pensa che l’amnistia sia una soluzione valida, visto che è stata incalzata da molti politici?
“Io ho un pensiero personale e amplificato del concetto di amnistia, penso che molti detenuti avrebbero potuto scontare la pena in modo differente e questo e’ anche collegato al discorso del sovraffollamento”
I detenuti hanno abbastanza supporto psicologico?
“La vita del carcere da un po’ di tempo e’ cambiata e ultimamente stanno lavorando diversi psicologici e ci sono diverse iniziative in corso, come il teatro.”
In più occasioni ha sottolineato l’importanza Dell affettività, sappiamo che è partito un progetto chiamato “genitori sempre”, in che modo sta andando avanti?
“Il progetto e’ partito con diverse difficoltà, innanzitutto perché l affettività e’ un argomento intimo per cui i ‘genitori-detenuti’ hanno avuto difficoltà nell’aprirsi, sta andando avanti con lentezza ma ci stiamo incamminando verso una giusta prospettiva”
Di recente ha espresso il desiderio di fare del carcere di Lecce un carcere a celle aperto, perché non ci racconta questo progetto?
“Il progetto e’ partito da diverso tempo, ma ovviamente solo nei settori possibili, ovviamente i detenuti possono circolare liberamente nei loro comparti ed è anche il giusto metodo per responsabilizzarsi”
Il carcere di Lecce rappresenta una giusta rieducazione?
“Le iniziative sono tante e sicuramente diamo una mano a tutti coloro che hanno voglia di cambiare, diamo i presupposti per farlo e c’è anche un progetto che unisce il carcere all’ università’ “

Bene, con questo messaggio positivo ringrazio il Signor Antonio Fullone per la sua disponibilità.

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