“Stelle in silenzio” di Annapaola Prestia

Annapaola Prestia, classe 1979, pubblica un romanzo che- definire- ‘meraviglioso’ è riduttivo.

“Stelle in silenzio” è una di quelle storie uniche nel loro genere e questo dettaglio appare chiaro sin da subito.

Un viaggio in macchina, due donne che si ritroveranno per poi perdersi di nuovo. Poi c’è la malattia della madre, un tumore, ciò che io definisco “il male del secolo”. La figlia, Kara, ignara di tutti i segreti della madre che usciranno fuori, come da un cilindro, durante il loro viaggio in macchina. Viaggio che si concluderà al sud, per visitare qualcosa o ancor meglio, qualcuno. Poi la zia Margherita e le sue verità, l’incontro con Vittorio, a Milano, così unico, fugace, bizzarro. Incontro che ritroveremo tra le pagine, altrove. Incontro che si concluderà con una morte, inattesa, assurda, surreale da subito.

Il padre di Kara e il suo amore per le stelle, il caratteraccio della figlia, una figlia che ha sofferto per la madre, l’affetto non ricevuto, l’alcool visto in momenti non opportuni.

 

Trama, descrizioni e personaggi meritano 5 stelle su 5.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Questa opera nasce da un bisogno profondo: scriviamo in primis per guarire noi stessi, ci parliamo, ci raccontiamo, diamo un nome alle emozioni, agli avvenimenti, un colore a ciò che ci sta succedendo ed ecco che le cose, nel bene o nel male, tornano ad avere un senso o, per lo meno, iniziano ad assumerlo. Io, almeno, la penso così e nei miei anni di lavoro come psicologa ho sempre spinto le persone a parlare, a tenere traccia del loro vissuto, ad elaborare, a plasmare la realtà presente, passata e futura, attraverso le parole ed i racconti. E questo vale anche per me. C’erano un sacco di storie di famiglia che si ammassavano nella mia testa, frammenti di racconti, ricordi, trasmissioni genetiche di sensazioni, avventure, storie sussurrate da mia madre e dalle sue sorelle che spingevano affinché qualcuno desse loro forma, le mettesse su carta, per evitare di farle scomparire. E c’era la vita, la mia vita che, come per tutti, all’improvviso, ha subito qualcosa che l’ha deviata per sempre da quello che credevo fosse il suo ordinario cammino. Il bisogno di raccontare, a questo punto, era diventato assolutamente impellente.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Mi piace immaginare le persone che lo leggeranno, con le loro esistenze, le loro domande, le fragilità, i lati in ombra, i dubbi e le incertezze con cui l’esistenza ci mette ogni giorno a confronto. Vorrei che, alla fine della lettura, risuonasse nei loro cuori il mio pensiero: la vita va vissuta, uno scalino alla volta, una pozzanghera dietro l’altra, un balzo nel vuoto prima, un sostegno affidabile poi. Niente è irrimediabilmente perduto, nessun avvenimento non meritava di essere vissuto. L’importante è imparare, sempre, alla fine di ogni round. Che ci si ritrovi al ring da vincitori o da perdenti, ciò che realmente conta è la consapevolezza che siamo arrivati a questo punto, a questo momento, perché è così che l’abbiamo voluto. E ripartire da questo.

 

Leggi il mio libro perché…

…perché sono come te, perché potremmo fare un pezzo di strada assieme condividendo le nostre emozioni, perché, a volte, la vita sembra più leggera se abbiamo qualcuno con cui condividerla.

 

Progetti futuri?

In questo momento sto scrivendo per il mio bimbo di 18 mesi, racconti, leggende, momenti di vita vissuta ma ho 14 romanzi iniziati in attesa di una degna fine nell’hard disk del mio pc, devo semplicemente decidere da quale cominciare…

 

“Stelle in silenzio” d Annapaola Prestia, Europa Edizioni, prezzo di copertina 15,90 euro, 242 pagine.

 

 

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“Mosca Cieca- Ti fidi dei tuoi vicini di casa? “- di Viviana Spoldi

“L’assassino ci gira intorno e ci confonde, mentre noi vaghiamo nel buio per cercarlo. Lui ci provoca e scappa in quel buio che, per lui, è luce e verità. Ma volete sapere come terminava il gioco? Alla fine la mosca cieca lo catturava sempre.”

Viviana Spoldi ritorna in questa grande famiglia di autori con Mosca cieca- – Ti fidi dei tuoi vicini di casa?, auto-pubblicato e disponibile su Amazon. Mosca cieca è quello che si può definire come un “leggero giallo”: la tranquillità della cittadina di Florent viene bruscamente spezzata da un omicidio, al quale si sussegue un altro appena due giorni dopo. Le vittime non avevano legami apparenti, accomunati solo dal fatto di essere due sgradevoli persone agli occhi della gente. Ad occuparsi delle indagini saranno due detective, un ex giudice e la sua petulante cognata, incontrando e interrogando i vicini di casa alla ricerca del colpevole. O dei colpevoli.

Leggero e scorrevole, ottimo per passare un pomeriggio in tranquillità, Mosca cieca colpisce soprattutto per l’assenza di protagonisti. Come si evince dopo qualche capitolo, in effetti, il libro non ha un personaggio più importante di altri su cui concentrare l’attenzione. Sebbene gran parte della vicenda ruota intorno ai detective che indagano sui delitti, in verità è l’intero quartiere ad essere protagonista: il vicinato, i parenti e i conoscenti delle vittime, sospettati o dotati di alibi inattaccabili. ‘Ti fidi dei tuoi vicini di casa?’ è un sottotitolo più che appropriato per questa situazione, perché la chiave per risolvere il caso si trova nel profondo di ciascun sospettato. Uomini e donne apparentemente tranquilli e inoffensivi, con le loro abitudini quotidiane, a cui tuttavia basta un niente per trasformarsi in potenziali assassini. E alla fine, come in ogni giallo che si rispetti, tutto si riduce alla più classica delle domande: “Perché?”

Consigliato a tutti gli appassionati del genere, ma anche a chi ricerca qualcosa di leggero per addentrarsi nella realtà dei delitti, degli intrighi e del sospetto.

Come nasce quest’opera letteraria?

Il mio romanzo nasce da un’ispirazione improvvisa e dal mio interesse per gli intrecci, i misteri e le storie. L’esecuzione pratica del giallo, invece, è iniziata il giorno in cui decisi di partecipare ad un concorso narrativo. Mancavano due mesi alla scadenza e io non avevo ancora scritto una riga del mio romanzo. Tuttavia quella mattina cominciai di dare vita al mio intreccio, ai miei personaggi, al villaggio, alle case.

Il mio giallo arrivò al secondo posto su più di trecento partecipanti e la mia soddisfazione fu enorme.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Nessun messaggio, voglio solo farli distrarre dalla quotidianità.

Con il mio libro voglio giocare con il lettore, sfidarlo a trovare l’assassino. Ho adorato spargere ovunque indizi, creare personaggi con caratteristiche ben evidenziate, un intreccio che catturasse. Tutto questo ambientando la storia in un luogo comune, in cui per tutti fosse facile inserirsi e ritrovarsi: la casa e il proprio vicinato.

Leggi il mio libro perché…

Hai voglia di giocare, ami risolvere i “puzzle”, vuoi catapultarti in un mondo di quiz e indovinelli, possiedi una mente attenta e curiosa.

Con mia enorme gioia ho avuto solo recensioni positive da chi l’ha letto finora (“sorprendenti colpi di scena”, “giallo studiato nei minimi dettagli”, “ho adorato questo libro”) e una di queste mi ha reso particolarmente felice. Una mia lettrice, infatti, una volta conclusa la lettura, mi ha scritto: ” Ho passato i due giorni seguenti a guardare i miei vicini di casa con occhi diversi. Continuavo a pensare alla tua storia.”

È stato bello sapere di lettori che, accettando la mia sfida, ipotizzavano chi fosse l’assassino, il movente, il senso di alcuni indizi.

 

Progetti futuri?

Sto già scrivendo un altro giallo, ambientato in uno stabilimento termale, che ha come protagonisti gli stessi personaggi di “Mosca Cieca”: il vecchio ex giudice Walter Noel e l’eccentrica, pettegola cognata Clotilde Gamble, amatissima dai miei lettori.

Scrivere è la mia prima passione, però adoro anche leggere e il cinema, cioè qualunque cosa riguardi le “storie” con personaggi, trame, dialoghi ecc… sia che vengano da libri, che quelle trasmesse da uno schermo.

Io adoro le storie!

Scrivo dappertutto e su tutto quello che mi passa davanti. Fogli, tovaglioli e un qualsiasi pezzo di carta può contenere un’idea importante e un’ispirazione improvvisa, mentre sono a fare la spesa, al lavoro o in vacanza. Traggo ispirazione da tantissime cose, anche all’apparenza insignificanti che, nella mia testa, diventano pezzi del puzzle che sto scrivendo.

Scrivere, quindi, non è tanto un progetto futuro, ma qualcosa che fa parte della mia natura, di cui non posso fare a meno.

 

Mosca Cieca merita 4 stelle su 5

 

 

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Poesie d’amare e conoscere di Domenico Scaringi

Scrivi poesie

perché hai bisogno

di un posto

dove essere quello che non sei.

(Alejandra Pizarnik)

 

 

Di chi vi parlo oggi?

Il protagonista è Domenico Scaringi che conosceremo attraverso questa intervista molto particolare.

 

Chi sei?

Mi chiamo Domenico Scaringi, nato a Trani, il 23 Dicembre 1981. Ho iniziato a scrivere nel lontano 1996, con testi in rima seguendo il movimento culturale e musicale nominato Hip-hop che tra le sue quattro discipline, annovera il freestyle sia come scritto che come cantato sul beat, improvvisazione di testi in cosiddette ‘barre’, tutte create dagli mc’s (Maestro di Cerimonie).

 

 

Qual è la tua arte?

Ho cominciato a buttar giù le prime righe descrivendo i miei stati d’animo ed a esternare la mia frustrazione contro la società corrotta e prime idee di ribellione al sistema. Poi negli anni mi sono calmato e così ho provato ad abbozzare poesie d’amore dedicate al gentil sesso, coloro che reggono e regolano il mondo.

 

 

Pro e contro?

Ho notato negli anni che tutte queste poesie che pubblico mi rilassano e mi riempiono il cuore di atti di gentilezza. Contrariamente a quanto si pensi, non mancano momenti di buio, infatti per una poesia scaturita dalla mia mente e dal mio cuore, c’è sempre un periodo cupo e distruttivo che mi aspetta dopo la creatività.

 

Qual è il tuo valore aggiunto?

Mah, posso solo dire che sono una persona umile, che nonostante i miei fallimenti e i miei traguardi non sono mai cambiato, forse un po’ il carattere è diventato più diffidente e chiuso a causa di eventi negativi che mi hanno segnato, insegnato e formato come uomo, infatti come dice un mio Amico, un mare calmo non ha mai fatto un bravo pescatore.

 

Cosa pensi di dire a tutti coloro che vorrebbero farlo ma non hanno ancora iniziato?

Ragazzi un consiglio, annotatevi ogni cosa che vi succede ogni giorno su un taccuino o diario e conservatelo gelosamente: questo sarà lo scrigno della vostra vita, un giorno potrà valere un tesoro senza prezzo.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a chi ti guarda?

Il mio messaggio diretto è sempre quello: amatevi gli uni e gli altri, senza fare violenza, attraverso queste poesie cerco di calmare la mente del lettore, facendo scioglierne il cuore in sentimento puro e creativo.

 

Dove possono trovarti le persone?

Io vivo a Trani, in Puglia una delle regioni più visitate dai turisti che scelgono il sud per la cordialità del mio popolo, accoglienza e devozione cristiana, anche se ci sono altre civiltà e realtà limitrofe.

 

 

Potete contattarmi alla email:

lanfo.sioma@gmail.com

Pagina facebook

 

 

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“La storia di Roberto” di Rocco Granese

Rocco Granese, classe 1949, esordisce nel mondo editoriale con un libro che, definirei, di formazione dal titolo “La storia di Roberto” edito da BookSprint Edizioni.

 

Roberto, il protagonista, lavora per diverse estati, fino al raggiungimento della maturità in Svizzera e il libro si presenta essere uno spaccato di vita dell’autore che, ovviamente, ha veramente vissuto negli scorci che si trovano all’interno dell’opera stessa.

 

Dal primo viaggio in treno fino al ritorno a casa con, finalmente, tutti i franchi che gli serviranno per l’università: suo obiettivo fondamentale. Traguardo raggiunto con impegno e determinazione costante da parte dell’autore- protagonista.

 

Roberto non è solo ma troviamo la sorella Elena, il fratello Elio con la famiglia e soprattutto una serie di avventure amorose raccontate nei minimi dettagli che appassioneranno il lettore pagina dopo pagina. Da Teresa, a Piera, a Denise…

 

“La storia di Roberto” è un libro che andrebbe letto da chiunque, libro interessante sia per chi parte che, ovviamente, per chi resta.

250 pagine che vi stupiranno continuamente.

 

Trama, descrizioni e stile meritano- a mio dire- 5 stelle su 5.

 

Come nasce “La storia di Roberto?”

Già da qualche anno prima dell’età pensionabile ho cominciato a pensare al mio primo libro da scrivere traendo spunto dalle esperienze lavorative dei miei familiari in Svizzera e da quelle mie personali al loro seguito per mie esigenze economiche da soddisfare al fine di raggiungere i miei scopi, prima quello del diploma e poi quello della laurea, a quei tempi per niente facili da raggiungere. Ho voluto riportare uno spaccato con cura e dettaglio dei luoghi, rappresentare alcuni aspetti sociali e primari del vissuto di emigranti meridionali in Svizzera, nella seconda metà del secolo scorso, ma anche la determinazione del progettare un loro futuro migliore nonostante i travagli esistenziali, lavorativi sociali con le forti emozioni e le sensazioni che li accompagnavano.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani il tuo libro?

Ho voluto porre all’attenzione di chi leggerà il mio libro l’esempio di un giovane che ha saputo perseguire i suoi scopi, il suo obiettivo finale combattendo contro le avversità che la vita gli poneva davanti. Forse può costituire per i giovani un esempio da seguire nel loro modo di vivere ed affrontare la vita, di impegnarsi seriamente nel perseguire scopi alti ed importanti, per gratificare sé stessi e le loro future famiglie al fine di garantirsi un futuro il più roseo possibile rinunciando a quell’atteggiamento sempre più diffuso, specie nei giovani, di degrado educativo, sociale, di impegno e di studio. Direi una guida per i giovani che oggi non sanno attendere e vogliono tutto e subito. Nel libro si spiega come accettare le sconfitte per poi riprendere a lottare.

 

Leggi il mio libro perché..

Perché leggere il mio libro “La storia di Roberto”? Una domanda che mi sono posto spesso, ma riflettendo ritengo che la storia raccontata possa essere davvero bella da leggere, divertente, interessante, sentimentale, appassionante ed intrigante. La storia potrebbe essere come quella di tanti giovani, ma è scritta con uno stile semplice, scorrevole, quasi familiare e le righe che si susseguono sono pregne di sentimenti evolutivi. Il protagonista è infatti soggetto a mutazioni significative della sua vita e le esperienze amorose vissute le considera veri e propri inni all’amore e alla vita tali che nella storia il protagonista partito giovane torna a casa uomo.

 

Progetti futuri?

Quali progetti futuri ho? Beh, penso che ormai avendo scelto di dedicarmi alla scrittura ho pensato che fino a quando l’Altissimo mi darà giorni da vivere mi dedicherò alla scrittura. Un mio secondo libro è quasi prossimo alla fine. Nella mia mente sono scolpiti e bene impressi tanti ricordi, tante esperienze vissute, tante cose brutte, ma tantissime cose belle e prendendo spunto da esse vorrei scrivere tanti altri romanzi per comunicare ai miei lettori le mie sensazioni, le mie emozioni, le mie idee, qualche vicissitudine, ma principalmente le mie gioie, le mie battaglie combattute e tra queste quelle perse e quelle vinte, ma soprattutto far risaltare quanta bellezza c’è nella vita di ognuno di noi e come la vita vale la pena di essere vissuta, sempre e a qualsiasi età.

 

“La storia di Roberto” di Rocco Granese, 250 pagine, BookSprint Edizioni, prezzo di copertina 17,90 euro.

 

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Leonardo Pestrin in arte Leo in Love

Cosa succede se si unisce l’arte, l’ironia e lo spirito giovanile?

Ve lo dico io: si incontra Leonardo, anzi no, Leo (in love).

 

Chi sei?

Mi chiamo Leonardo, ma prego sempre tutti di chiamarmi “Leo”. Lo trovo più confidenziale, più amichevole e, perché no, più plebeo.

Ci tengo molto, quindi anche voi che state leggendo, se vi capitasse la disgrazia di incontrarmi, CHIAMATEMI “LEO”, CHIARO?!

Vivo in Friuli, ho vent’anni e sono uno studente universitario. Amo il cinema in maniera smodata (ed è infatti la mia materia di studio) e se c’è una cosa che voglio si sappia di me è che amo RIDERE.

E amo ancor di più FAR ridere.

Che poi ci riesca o no, beh… Quello è un altro paio di maniche!

 

Ah, sì… E faccio fumetti.

Rigorosamente comici.

Ovviamente.

 

Qual è la tua arte?

 

Faccio fumetti.

E il fumetto è sicuramente la forma d’arte con cui riesco

ad esprimermi meglio.

“Ma… Emmm… Allora perchè… Emmm… Studi… Coff,

coff… Cinema?!…” potrebbe giustamente chiedere

qualcuno.

E quello che risponderei io sarebbe “Certo, io ADORO il

cinema, ed è proprio per questo che AMO fare fumetti!”

Perché in fondo (e ditemi pure quello che volete), qual è

la forma d’arte più cinematografica dopo il cinema

stesso? Io penso sia proprio il fumetto. Insomma, ideare

delle storie, creare dei personaggi e farli parlare,

scegliere il taglio delle inquadrature (ops, pardon…

delle vignette), adattare uno stile di disegno al genere di

narrazione…

Se non è cinema questo…

Ecco perché il fumetto.

Concilia la passione che ho per i film con quella ancora

più ancestrale, che ho sin da quando ho memoria, per il

disegno.

Poi è ovvio che mi dedichi con passione anche alla

realizzazione di cortometraggi e simili, ma facendo un

fumetto mi sento sempre e comunque più realizzato.

 

E poi mi piace scrivere.

Altro elemento comune sia al cinema che al fumetto.

 

Sì, vado forte in monotematica…

 

Qual è il tuo valore aggiunto?

Io parlerei di “valore recuperato”.

Le storie che metto in scena sono (almeno per ora)

semplici, molto elementari. Prevedibili addirittura.

Ma questo perché non potrebbe essere altrimenti.

Il protagonista delle mie storie non è nemmeno un

personaggio.

Il protagonista delle mie storie è una MASCHERA.

Un costume che tutti indossano, che tutti hanno

indossato e che tutti continueranno ad indossare.

Un singolo aspetto dell’animo umano.

Lo so, da come ne parlo sembra che stia declamando

con presunzione chissà quale opera aristotelica, ma

posso assicurare che si tratta di un concetto

infinitamente più semplice di quello che appare.

E che chiunque potrebbe concepire.

L’essere umano, come non smetterà mai di odiare, non

smetterà mai di AMARE.

Un singolo individuo, una persona fatta e finita può

farlo.

Ma non può farlo l’incarnazione di un concetto, un

rappresentante universale delle persone che amano.

O più precisamente, che CERCANO l’amore.

Ed è per questo che Leo (il protagonista, la mia

auto-caricatura) nonostante le ossa rotte, le dita

mozzate, i denti frantumati, i nasi rotti,

le umiliazioni e i fallimenti non si dà per

vinto e continua imperterrito a CERCARE.

Perché è quello che la sua natura di maschera gli

impone.

E questa è una comicità che non vedo più in giro oggi.

Una comicità lucida, chiara, non volgare, semplice (ecco,

appunto) e banale solo in apparenza.

Questo è quello che tento di proporre.

Quello che dico con “LEO in LOVE” è già stato detto, e

chissà quante volte…

Solo che lo dico a modo mio.

Per questo parlo di valore “recuperato”.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che guardano i tuoi fumetti?

 

       Ad ogni modo, con la maschera che metto in gioco, lancio

il messaggio a cui tengo maggiormente, ovvero “MAI

SMETTERE DI CERCARE”. E non parlo dell’amore nel

senso più ovvio del termine, ma di qualsiasi cosa possa

dare, anche se solo per un istante, la FELICITA’.

Il nostro protagonista è fermamente convinto che per lui

si tratti dell’anima gemella, ma potrebbe sempre essere

qualcos’altro.

Qualcosa di cui lui stesso non si rende nemmeno conto…

Chissà…

So di essere eccessivamente sibillino, ma ripeto…

NON POSSO MICA FARE TROPPI SPOILER!

Dove possono trovarti le persone?

Dunque sul blog “LEO in LOVE presenta” troverete solo gli

albi della mia futura serie, l’epopea di Leo, LEO in LOVE

insomma.

Sulla pagina Facebook invece troverete gli aggiornamenti

sulle storie e dei disegni extra che sul blog non

troveranno spazio.

Infine c’è anche la pagina Instagram che ho creato per…

per…

Ma perché ho creato una pagina Instagram?…

Onestamente non lo so, ma… Pagina Instagram!

 

Qui di seguito i rispettivi link:

 

 

 

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“Incastri distanti” di Alessandro Ebuli

«Le sofferenze arriveranno comunque, se così vuole il destino. Abbiamo viaggiato tanto, osservato la realtà con i nostri occhi. Il mondo è colmo di sofferenza, nella ricchezza così come nella povertà. Nulla può cambiare il destino di ciascuno di noi.»

Alessandro Ebuli riprende posto tra gli autori del nostro tempo con Incastri distanti, edito da ERETICA.

Questo libro raccoglie una serie di episodi brevi, alcuni di fantasia, altri realmente avvenuti e portati tristemente alla ribalta come reality show.

Questi ultimi – come le tragiche morti di Jeff Buckley, di Maria Fresu o del piccolo Alfredo Rampi – sono stati ricostruiti e adattati con sentimento e rispetto nei confronti di chi ha perso la vita quel giorno.

Incastri distanti è un libro che affascina e conquista, nella sua semplicità quanto nella sua drammaticità. Attraverso gli occhi di persone autentiche, ma anche di personaggi completamente fittizi, l’autore riesce nell’intento di proiettarci nella dolorosa realtà dei fatti: l’imprevedibilità della vita, l’ordine naturale delle cose che può improvvisamente spezzarsi e condurre chiunque – una o più persone – dall’altra parte, lasciando un vuoto in chi era con loro quel giorno. Di certo saranno in molti a ricercare informazioni sui fatti realmente avvenuti dopo aver letto questo libro, ma l’autore punta ancora più in alto: ci ricorda, insieme alla vita, che “non è possibile fuggire dalla realtà, e talvolta ripercorrere la propria storia è necessario”.

In conclusione, si rivela una storia che insegna e che spinge a non dimenticare questi fatti di cronaca.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Incastri distanti nasce idealmente all’inizio del 2016, ma necessita di un intero anno prima di riuscire ad essere costruito con precisione nella mia mente ed un altro anno per la stesura definitiva del libro, che è proseguita senza sosta per tutto il 2017. Era mia intenzione creare un concept di fondo, non una semplice raccolta di racconti, quanto piuttosto dieci capitoli legati tra loro da un unico comune denominatore: l’esperienza generata dalla sofferenza. Per questo ho deciso di scrivere delle storie che prendessero spunto da fatti di cronaca realmente accaduti, fatti che nello specifico avessero significato emotivamente molto per me.

L’attentato alle Twin Towers a New York, la strage di Bologna dell’agosto 1980, la strage di Ustica, la morte straziante del piccolo Alfredino Rampi, l’omicidio della studentessa Marta Russo all’università La Sapienza a Roma ed altre di mia totale invenzione, che vanno a toccare argomenti delicati e socialmente importanti come l’anoressia e la dipendenza dalle droghe e dall’alcool.

I fatti di cronaca utilizzati per le mie storie sono alla base della trama, nella quale i personaggi non sono necessariamente esistiti od esistenti, oppure soltanto alcuni lo sono; il contesto della cronaca è servito per costruirvi intorno una storia che tenta a suo modo di affrontare situazioni e stati d’animo nel quale ognuno di noi può ritrovarsi: il senso di colpa, la solitudine, la paura, la rassegnazione, dentro alle quali non manco di analizzarne alcune attraverso la mia personale interpretazione. Non ho scelto a caso i fatti di cronaca, ma ho voluto romanzare quelli che hanno avuto maggiore impatto emotivo nella mia vita, tra tutte direi in modo particolare il tentativo di salvataggio di Alfredino, che ricordo perfettamente nonostante all’epoca del fatto avessi soltanto cinque anni, la stessa età del piccolo, e l’attentato alle Twin Towers, che ho vissuto intensamente perché avvenuto mentre mi trovavo in un contesto lavorativo molto particolare. Ma sono legato a tutti i tragici avvenimenti narrati nel libro.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il messaggio credo sia abbastanza chiaro e nemmeno troppo nascosto, ovvero le sofferenze che spesso dobbiamo sopportare nel nostro percorso non possono fare altro che segnarci con delle profonde cicatrici, ma l’essere umano sa sempre rialzarsi e combattere e superare i momenti bui. Queste sofferenze lasciano il segno, certo, ma da esse possiamo trarre insegnamento, ricavando quelle esperienze che ci permetteranno di fare meno errori nel futuro, oppure adottare comportamenti che, utopicamente parlando, se tutti adottassero potrebbero rendere migliore questo mondo. C’è la speranza che si possa migliorare la propria condizione guardando in faccia la realtà. Siamo circondati dal dolore, ma se sapremo reagire diventeremo più forti. È il risultato della resilienza.

Mi auguro che i lettori di Incastri distanti possano cogliere questa sfumatura di speranza che ho tentato di far emergere con i miei racconti.

 

Leggi il mio libro perché…

…le storie narrate potranno farti riscoprire importanti fatti di cronaca del tuo passato che avevi dimenticato, rivisitati in chiave romanzata e non per questo totalmente rispondenti alla realtà, perché questo non è un saggio storico. Leggi il mio libro perché tutti noi siamo coinvolti nelle storie narrate anche se non ce ne rendiamo conto. Siamo tutti incastri distanti di un puzzle che quando sarà ricomposto mostrerà la vita di tutti noi. Non è possibile non domandarsi: Perché il destino non ha scelto me?

 

Progetti futuri?

Avevo iniziato la stesura di un thriller psicologico prima che l’idea di scrivere dei racconti legati a storie reali prendesse una forma concreta. Ho sentito l’esigenza di concentrarmi su Incastri distanti e sono totalmente soddisfatto del risultato, ma sento sia giunta l’ora di tornare a lavorare al thriller. Ha già un titolo definito, una trama corposa al suo interno ed ho in mente numerose idee circa il taglio concettuale che intendo dare ai protagonisti della storia. Il prossimo inverno lavorerò sodo nel tentativo di portarlo a termine per la metà del 2019.

 

Alessandro Ebuli merita 5 stelle su 5.

 

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