Premio Internazionale Città di Castrovillari VIII Edizione

Premio Internazionale Città di Castrovillari

VIII Edizione

Poesia, Prosa, Arti Figurative e Teatro e Musica

Organizzato in Calabria da:Accademia Delle Arti, Dipartimento Letteratura con la collaborazione di Magnoli Arte Editore Pro Loco, Palia Culturala Kalabrija Teatro Festival – I Edizione.

Scadenza Iscrizioni

6  A p r i l e        2 0 1 9

Premiazione a Castrovillari

1 5    G i u g n o 2 0 1 9       o r e 16:30

info: accademiadellearti89@gmail.com

Il Premio

Cogliamo l’occasione per ringraziare la Magnoli Arte Editore, che pubblicherà gratuitamente le Opere vincitrici.

Nonché quanti, fra letterati e editori, italiani e non, ci hanno pregiato di partecipare alle trascorse edizioni, facendo di questo Premio uno dei più qualificati e prestigiosi in Italia ed all’Estero.

Ringraziare ancora quanti lavorano ogni volta alla buona riuscita dell’evento, tra intellettuali, operatori culturali, giornalisti, media e siti web che si adoperano ogni giorno affinché l’Arte della Parola continui ad esistere

…nella nostra vita e nel cammino di quanti verranno…

Rosalba Magnoli

(Presidente Accademia Delle Arti)

Il Premio è diviso in 8 SEZIONI:

Poesia Singola inedita a tema libero (massimo 6) in lingua italiana o straniera

Poesia Singola inedita in Vernacolo (massimo 6)

Silloge inedita (massimo 25 poesie, ogni poesia non deve superare i 40 versi) in lingua italiana o straniera

Racconto Inedito (lunghezza massima di 6 pagine, carattere New Roman 12, spazio 1.5)

Sceneggiatura Teatrale inedita

Libro Edito di Saggistica

Libro Edito di Narrativa

Libro Edito di Poesia – Concorre al Premio Sezione Speciale “Francesco Varcasia”.

Vuoi approfondire? Clicca quì

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Gli “Ambientalisti Anonimi” di Maglie

Sono nata a Maglie ma cinque anni fa sono andata via, per ragioni di studio e di conseguenza anche lavorative. In realtà sono sempre attenta alla mia terra e poco tempo addietro ho scoperto gli Ambientasti Anonimi, un gruppo di persone che curano il verde della mia città, la città di Aldo Moro. Ho deciso di intervistarli, la curiosità fa parte della mia vita e le loro attenzioni verso il sociale sono degne di nota.

Chi sono gli “Ambientalisti Anonimi”? Perchè ‘Anonimi’?

Siamo un gruppo di persone accomunate dalla volontà di restituire dignità ai luoghi pubblici ripulendoli dall’immondizia. La scelta di rimanere Anonimi è legata soprattutto alla nostra presenza sui social dove il messaggio principale è che “non importa chi siamo, conta cosa facciamo“. Questo ci aiuta a minimizzare polemiche e individualismi. Non c’è nessuna esigenza di segretezza perché basta partecipare ai nostri eventi per “smascherarci”.

Come siete nati ?

Siamo nati una domenica mattina di Marzo dell’anno scorso quando un nostro amico, dopo varie serate passate ad interrogarci su cosa potessimo fare per “prenderci cura” del nostro territorio, ha creato un gruppo WhatsApp con tutti noi dal nome Salento Pulito e ci ha chiesto se la mattina successiva volessimo andare in campagna a raccogliere rifiuti. La mattina dopo siamo usciti tutti insieme armati di guanti e buste della spazzatura e da quel giorno non ci siamo più fermati.

Avete degli appuntamenti settimanali? Mensili?

Ogni domenica (meteo permettendo) organizziamo gli eventi di “AAzione“, cioè delle uscite ecologiche per ripulire luoghi invasi dai rifiuti e dall’inciviltà, di Maglie sporchi o trascurati dai rifiuti. Inoltre ci incontriamo con cadenza bisettimanale per discutere e decidere insieme nuove idee e attività future.

Come decidete la zona da pulire?

A volte è sufficiente guardarsi intorno per capire quali zone del paese hanno più bisogno di un intervento. Qualche volta raccogliamo segnalazioni on-line e in generale tentiamo di privilegiare le zone che sappiamo stare più a cuore ai Magliesi, come ad esempio nel caso degli ultimi eventi “AAzione”, dove il focus è nei dintorni del viale delle Franite, luogo simbolo di Maglie se nonché uno dei pochi lembi di aperta campagna ancora a disposizione dei cittadini.

Perché lo fate?

Il nostro scopo primario è sensibilizzare le persone alla cura dei propri spazi. Io sento mia anche una campagna dove vado a passeggiare, è un’idea che va oltre il concetto di proprietà e possesso. Vogliamo ridare dignità e bellezza al nostro territorio agendo “a valle” del problema per incoraggiare consapevolezza e prevenzione dello stesso “a monte”.

Qual è il feedback ricevuto?

La nostra community sui social è in continua espansione fin da quando abbiamo iniziato. Sempre più persone si interessano a quello che facciamo e i più motivati (per ora davvero pochi) hanno già iniziato a partecipare alle nostre passeggiate, ad ogni modo vorremmo dare a tutti modo di partecipare attivamente anche al di fuori delle raccolte, tutti possiamo collaborare per rendere migliore il posto dove viviamo e raccogliere rifiuti è solo il modo che noi abbiamo scelto. Un importante feedback su cui c’è ancora molto da lavorare è quello ricevuto dall’amministrazione comunale, che sa quello che facciamo e che, speriamo, ci dia una mano per poterlo fare meglio.

Quale messaggio volete trasmettere?

 Ciascuno di noi condivide una porzione di responsabilità quando si parla di inquinamento e di conseguenza non abbiamo particolari “nemici” da additare, i nostri più grandi nemici rimangono l’indifferenza, la compiacenza e la paura che hanno permesso che il Salento dagli anni 90 diventasse un’altra “terra dei fuochi” con tutte le conseguenze per la salute che ci troviamo davanti ogni giorno. Vogliamo dimostrare che è possibile dare un contributo al nostro territorio anteponendo un impegno dal basso, ma concreto, alle discussioni, alle polemiche e alle tifoserie politiche.

Sostegno del comune?

Su questo punto stiamo lavorando molto e facendo qualche progresso, ma siamo ancora lontanissimi da quella che è la nostra idea di collaborazione con l’Amministrazione Comunale. Abbiamo aperto un dialogo col sindaco e con l’Assessore all’Ambiente, ma i risultati sono ancora scarsi.

 Conclusioni finali libere..

Speriamo di crescere sempre di più, incontrare nuove persone con le quali condividere la nostra missione ed eventualmente partecipare attivamente ai progetti di altre associazioni. Ultimamente nel Salento si sta formando una rete di associazioni attente alla salvaguardia dell’ambiente, e questo ci rende felici e ci incoraggia a fare del nostro meglio. Siamo aperti al confronto e auspichiamo la collaborazione tra tutte le nostre associazioni nel perseguimento dei nostri obiettivi comuni.

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Città di Otranto: BANDIERA VERDE

Riconfermata la Bandiera Verde alla Città di Otranto anche quest’anno, un riconoscimento a cui l’Amministrazione comunale tiene in modo particolare perché presuppone l’esistenza di servizi per i più piccoli.
Le regole restano sempre acqua limpida e bassa vicino alla riva, sabbia, bagnini e scialuppe di salvataggio, giochi, spazi per cambiare il pannolino o allattare e, nelle vicinanze, gelaterie e punti ristoro.
Nel 2018 le spiagge italiane “a misura di bambino” promosse dai pediatri
diventano 136, con due new entry che fanno della Calabria la prima regione per numero di località premiate con la Bandiera Verde 2018.  E un debutto europeo: nell’elenco infatti al 137° posto figura la spagnola Malaga
In Puglia promosse:
Otranto (Lecce) Fasano (Brindisi), Gallipoli (Lecce),
Ginosa – Marina di Ginosa (Taranto), Marina di Pescoluse (Lecce), Marina di Lizzano (Taranto) Melendugno (Lecce), Ostuni (Brindisi), Polignano a Mare – Cala Fetente – Cala Ripagnola – Cala San Giovanni (Bari), Porto Cesareo (Lecce), Rodi Garganico (Foggia), Vieste (Foggia).

cof

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Xylella Fastidiosa- News

È stato pubblicato in questi giorni su Scientific Reports, una rivista del gruppo Nature (Chiriacò, Luvisi et al., Scientific Reports 8, 7376 (2018)), il lavoro di un gruppo di ricerca congiunto tra Università del Salento e CNR Nanotec di Lecce su un dispositivo diagnostico prototipale basato su microsensori, per la rilevazione da piante di olivo di Xylella fastidiosa, il batterio che vive e si riproduce all’interno dei vasi xilematici degli ulivi e non solo.

Il dispositivo sviluppato, grazie alla sua elevata sensibilità, ha la potenzialità di individuare la presenza del patogeno che affligge gli alberi del territorio salentino, con tempi rapidi di analisi.

Si tratta di un primo importante passo avanti verso la diagnostica in-situ, come valido strumento nelle mani degli esperti del settore per le analisi su campo.

Il rilevamento di Xylella fastidiosa, viene solitamente eseguito con tecniche di laboratorio (ELISA e PCR). In questo lavoro, invece, afferma Serena Chiriacò, ricercatrice CNR, “i due metodi tradizionali sono stati confrontati con il nuovo test elaborato su biochip elettrochimici, ottenendo risultati sovrapponibili a quelli dei test tradizionali, ma con vantaggi significativi in termini di costi e tempo impiegato per l’analisi”. “Lo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche – commenta Andrea Luvisi, ricercatore dell’Università del Salento – rappresenta un’utile risorsa per le azioni di monitoraggio, attività imprescindibile per il contenimento dell’epidemia”. Questo lavoro, spiegano gli autori della pubblicazione, è il frutto di una solida collaborazione tra l’Università del Salento ed il CNR Nanotec, che ha permesso la composizione di un team fortemente interdisciplinare con la presenza di patologi e fisiologi vegetali, biologi, biotecnologi e fisici, che hanno lavorato insieme alla realizzazione di un biosensore innovativo in grado di rilevare la presenza del fitopatogeno. Il lab-on-chip realizzato comprende anche un modulo microfluidico che consente di effettuare l’analisi su piccoli volumi di campione, e le sue prestazioni sono competitive rispetto ai metodi diagnostici convenzionali, ma con gli ulteriori vantaggi di portabilità (l’intero dispositivo misura pochi centimetri quadrati), costi contenuti e facilità d’uso. Una volta industrializzata, la tecnologia proposta potrà fornire un metodo di analisi made in Salento, utile per attuare uno screening su larga scala.

 

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Urbexery Art- Intervista ESCLUSIVA

Arte, modernità, antichità: di cosa vi parlo oggi?

Chi siete?

Noi siamo gli “Urbexery Art”

 

Di cosa vi occupate?

Ci occupiamo di esplorazione urbana, documentiamo tramite fotografia digitale luoghi abbandonati come chiese, ville, castelli, discoteche ecc… tutti luoghi un tempo carichi di vita, noi cerchiamo di riportarli alla luce e al recupero di essi. Tutto questo in chiave artistica infatti in tutte le nostre foto prima della pubblicazione c’è sempre un lavoro di post produzione per renderle più suggestive e accattivanti. Da poco abbiamo iniziato anche un percorso di stampe su tela con una nuova tecnica ad olio studiata da noi appositamente per questo tipo di foto, si chiama “Time Technique” ovvero tecnica del tempo, lo scopo è quello di rendere la foto più “vissuta” come appunto i luoghi che visitiamo e questo è un po’ quello che ci differenzia da tutti gli altri gruppi urbex e il nostro punto di forza è inventarci sempre qualcosa di nuovo.

Urbex: da cosa nasce?

L’urbex che sarebbe l’abbreviazione di urban explorer o urban exploration nasce principalmente in America dove gruppi di esploratori urbani si infiltravano in questi luoghi abbandonati documentando tutto con foto, spesso si trattavano di grandi strutture come fabbriche, acquedotti, condotti fognari, ex basi militari. Tutti luoghi però non visibili nella quotidianità dalle persone perché spesso queste strutture si trovano in zone non facilmente raggiungibili o coperte da vasta vegetazione. Questo movimento poco a poco sta prendendo piede anche in Italia come si può notare nei vari social dove gruppi sul tema Urbex sono sempre più numerosi.

Quali sono i pro e i contro della vostra attività?

La nostra attività sul fattore artistico dà molte soddisfazioni per il semplice fatto che hai la possibilità di esplorare luoghi davvero suggestivi e fantastici, quando entri in queste location sembra di entrare in un’altra dimensione, gli odori, le sensazioni, gli oggetti che trovi, sembra di fare un tuffo nel passato e le nostre foto lo dimostrano. Un altro lato positivo svolgendo questo genere di attività è il poter conoscere persone che hanno la tua stessa passione e iniziare collaborazioni artistiche tipo mostre fotografiche o esplorazioni.

Svolgendo questa attività però bisogna stare molto attenti anche ai pericoli in cui si potrebbe incombere, per esempio il cercare di non farsi male durante le esplorazioni, quindi prestare molta attenzione a dove si mettono i piedi e soprattutto cercare di non toccare nulla. Un’altra precauzione per essere sicuri di non finire nei guai è assicurarsi che i luoghi che si visitano siano realmente abbandonati, perché spesso è facile scambiare un luogo semplicemente chiuso da uno abbandonato.

Il nostro genere fotografico è un genere di nicchia quindi forse non ben conosciuto da tutti ma col tempo vediamo che sta sempre più appassionando le persone e questo segnale ci da forza e coraggio a continuare questa strada.

Cosa volete dire a tutti coloro che vorrebbero farlo come voi?

Sicuramente questa se si intraprende seriamente e non come un gioco è una bellissima passione, ovviamente bisogna avere una certa sensibilità per godersi a pieno questi luoghi e avere un po’ di manualità nel fare foto. Bisogna avere una predisposizione per l’avventura ed essere pronti a correre certi rischi per questo diciamo sempre che non è un gioco. Bisogna essere pronti ad affrontare chilometri su chilometri per poi magari arrivati alla location la si trova chiusa (può capitare) e soprattutto bisogna essere rispettosi per le location che si vanno a visitare, il motto urbex dice (raccogliete solo emozioni, lasciate solo impronte) perché il vero urbex non è un vandalo, non è un ladro, non è quello che arreda il posto a suo piacimento per rendere la foto più bella o spacca la porta o finestra per entrare, il vero urbex entra solo se la porta è aperta e non tocca nulla al suo interno, il rispetto per il posto che si visita è fondamentale per noi.

Se senti di avere tutte queste caratteristiche sicuramente passerai delle bellissime esperienze.

 

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Jack Russel? Io dico Sì

Nei messaggi della pagina Facebook del Blog di Eleonora Marsella mi ritrovo spesso a leggere tanti quesiti, dai più svariati che, lettori e non, mi pongono in privato.

Il topic più frequente è sicuramente quello legato ad Africa, la mia jack russel terrier di 5 anni.

 

“Può vivere in un appartamento?”

“Non sarà una razza troppo attiva?”

“Vanno perennemente a caccia, non è vero?”

“Dorme nel letto?”

“Non perderà troppo pelo?”

“E con i bambini è un cane delicato?”

 

Adesso vi racconto la nostra storia.

Durante il secondo anno universitario decisi di prendere un cane mio, un cane che fosse la mia ombra. La mia famiglia ha sempre avuto cani e gatti, sono dunque cresciuta con l’amore per gli animali di qualsiasi genere. (Tranne per i serpenti, ma questo è un altro discorso).

 

Io sono una persona iperattiva, energica, sportiva (a tratti), amante della natura, tendenzialmente non sto mai ferma, sono molto curiosa della vita e questo m’ha portato ad effettuare una ricerca in internet.

La ricerca dei caratteri dei cani, caratteristiche, problematiche e informazioni varie.

 

Morale della favola? JACK RUSSEL e non se ne parla più!

Qualche mese dopo, cerco e trovo una cucciolata, mi metto d’accordo, vado a prendere Africa al sessantesimo giorno e torno a casa con la mia compagna per la vita.

 

Sono Salentina e i primi anni Africa ha vissuto in campagna. Tre anni fa, poi, mi trasferisco a Roma e non c’è ombra di dubbio: Africa viene con me.

 

Da una casa in campagna a un appartamento di 60 metri è un attimo e il cane è esattamente come te: si adatta, si plasma, diventa conforme alla tua vita.

 

Alla domanda più frequente “Può un jack russel vivere in un appartamento?”, la mia risposta è “Sì, un cane in appartamento può vivere ma…”.

ESEMPIO REALE

Tutti i cani sono attivi e vivaci, il Jack Russel non è solo attivo, vivace ma è anche

  • AUDACE
  • CORAGGIOSO
  • IPERATTIVO
  • INSTANCABILE
  • INDISTRUTTIBILE
  • SUPERLATIVO

 

Ok, penserete che sono di parte ma posso assicurarvi che non è assolutamente così.

La mia famiglia, amante di animali da sempre, ha avuto diversi cani, di diverse razze come pastore tedesco, dalmata, amstaff e tanti trovatelli, i jack russel, però, superiori, c’è poco da fare. Però ritorniamo alla domanda iniziale, dell’appartamento.

 

Un jack russel può vivere in appartamento se e solo se però le occasioni di USCITA sono varie e – preferibilmente- lunghe.

A Roma, per esempio, io e Africa usciamo in media 3 volte al giorno, alcuni giorni siamo sempre in giro, altri giorni – se piove per esempio- rimaniamo un pò di più in casa ma la media è sempre quella.

No, non è così difficile, come si può pensare, certo, il lavoro che svolgiamo può esser decisivo sulla vita dei nostri cani, ed è quì che entra in gioco il nostro SPIRITO ORGANIZZATIVO.

Io e Africa la mattina usciamo insieme, andiamo al mercato, se ci sono compere da effettuare ci andiamo a guinzaglio e spesso e volentieri ci fermiamo al Conad per effettuare la spesa. (Sì, perché ci è concesso entrare).

 

Quando rientriamo, in mattinata, vado a lavoro, incontro persone, vado in radio, insomma la quotidianità va avanti e quando rientro a casa, ovviamente, qual è la prima cosa che si fa? SI VA A CORRERE INSIEME.

PREMESSA: NON ho mai amato il footing, la corsa e affini ma da quando io e Africa viviamo insieme a Roma (tre anni), la corsa diviene il nostro momento della giornata dove ci si sfoga, insieme. Io sfogo i pensieri e lei annusa, corre, insegue, va a caccia e – ovviamente- si torna a casa piene di fango come se non ci fosse un domani. E il portinaio ci FISSA, ma questo è un altro discorso 🙂

 

LATO POSITIVO? Attività fisica che- senza Africa- non avrei fatto.

 

La sera, poi, si riesce insieme. Frequento pub in zona casa mia, a Roma, dove Africa è ben accetta, quindi viene con me e le mie amiche. Accanto a me, paziente, attende che la sua ‘mamma’ termini l’amaro o il dolce e poi si ritorna a casa.

Tantissime persone mi dicono “Ah come sei fortunata! Il mio cane non starebbe mai così buono, educato, seduto in un locale”!.

Io non penso sia questione di fortuna ma di pazienza. Mi spiego meglio.

Africa esce insieme a me da sempre, sin dai primi mesi, siamo perfino partite insieme per dieci giorni, dunque, è abituata a star con me DA SEMPRE, perché non dovrebbe star tranquilla? Certo, a volte si stanca, durante l’arco della sera a star ferma ma è facile: ti alzi, le fai un giro fuori e se ti va rientri nel pub.

Il cane ha le tue stesse esigenze: comprenderle non è così complesso.

 

DUNQUE

Può dunque un jack russel vivere in appartamento? Certo, TUTTO dipende da te.

 

E tu, hai un jack russel? Vivete insieme in un appartamento in città o immerse nella natura? Raccontami la tua esperienza!

 

 

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