“Il Barbiere per palloncini” di Laura Buizza

 “I viaggi ci aspettano. Sono come le persone. Forse non siamo nemmeno noi a sceglierli. Ci capitano, e non possiamo declinare l’invito a partire. Non possiamo cambiare rotta. Così le persone: gli incontri sono già combinati.”

Laura Buizza ritorna sulla scena editoriale con Il barbiere per palloncini, un’intrigante raccolta poetica edita con Youcanprint. Il titolo prende il nome da un gioco per bambini, che consiste nel togliere la schiuma da barba a un palloncino senza farlo scoppiare, e in questo libro è la metafora di base nella storia d’amore tra Lui e Lei: in tal caso si tratta di eliminare ogni paura dal cuore senza danni.

L’autrice alterna tra queste pagine “frammenti di vita vissuta, momenti di gioia o di amarezza” con una varietà di versi sopraffini in grado di intrattenere piacevolmente.

Racchiude in versi ciò che prova – e che possiamo provare tutti noi, ogni giorno – attraverso metafore toccanti, piene di emozioni. Un calzino, un gettone, una partita di calcio… l’autrice infonde quel che prova in ogni elemento che la circonda e che la ispira, facendo della quotidianità e delle piccole cose la tela e i colori per un quadro completo, variopinto, da ammirare con passione. Ogni poesia è un grido muto ma forte che vuole arrivare il più lontano possibile, portando ogni lettore con sé in un meraviglioso viaggio.

Come nasce quest’opera letteraria?

Com’è nata quest’opera? Era estate. Sarà un caso, ma tutti i miei libri nascono d’estate. Mi viene in mente qualcosa che somiglia alla piena di un fiume, un flusso incontenibile che stava scorrendo dentro me in tutte le direzioni e che aveva bisogno di prendere forma nelle parole. Nel Barbiere per palloncini le parole hanno preso spontaneamente la forma della poesia, il genere letterario più immediato, inquieto e sanguigno e, trattandosi d’amore, quello che ne coglie l’aspetto più vero e inconfessato. Volevo raccontare una storia d’amore intensa, coinvolgente e sconvolgente. Una di quelle storie che ci salva la vita, solo dopo che ci siamo perduti.




Quale messaggio vuoi trasmettere?

Che l’amore ci salva, appunto. Ma soltanto se lo trattiamo con la delicatezza che un barbiere userebbe sfiorando con un rasoio l’involucro sottile di un palloncino.  Il titolo ha origine da un gioco per bambini, il barbiere per palloncini, per l’appunto. Vince chi toglie la schiuma da barba a un palloncino senza farlo scoppiare. Come in amore: alla fine vince chi ci toglie ogni paura dal cuore, senza farci male.

Leggi il mio libro perché…

…non è soltanto un libro di poesie. È un libro di ricette salvacuore. Arriverai all’ultima pagina che avrai il cuore  ridotto in una granita di papaya, il frutto salva-cuore. E allora nemmeno le parole di vetro ti faranno più male.

Progetti futuri?

Sono alle prese con un romanzo ambientato tra Lombardia e Liguria, due regioni che ho a cuore, la prima perché ci sono nata e ho vissuto quasi quarant’anni della mia vita; la seconda perché vi ho trovato l’amore, quello che mi ha salvato, a quarant’anni. È nato in estate. Il romanzo e l’amore.

Il Barbiere per palloncini merita 5  stelle su 5.

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“Distinto quarantenne” di Emanuele Verzotti

 “Non c’è niente di più pericoloso e fragile […] di un uomo di mezza età che si sente solo e che sbatte la testa qua e là per cercare di cambiare la sua condizione.”

Parole drammatiche quanto veritiere, queste pronunciate da Emanuele Verzotti per bocca di Alessandro, protagonista di Distinto quarantenne edito da Manni. Alessandro è un uomo comune, un promotore finanziario di mezz’età che un giorno sparisce improvvisamente dalla circolazione. Le sue tracce conducono a un apparente suicidio ma il corpo non viene mai ritrovato. Dieci anni dopo, il suo migliore amico Renato riceve una serie di lettere da un monaco confidente di un misterioso eremita, che gli sveleranno i retroscena relativi alla scomparsa di Alessandro, instillando la speranza che egli sia quindi ancora vivo. Attraverso gli occhi di Renato esploreremo l’intera vicenda, osservando da vicino ogni aspetto della vita di quest’uomo comune, tra alti e bassi, gioie e dolori, fino alla drammatica – apparente – decisione finale. Sullo sfondo, un’Italia dei giorni nostri più reale che mai, in cui la gente è sempre più oppressa dalla crisi economica e dal malgoverno, affannandosi ogni giorno per “restare a galla”.

In quasi trecento pagine di romanzo ricche di contenuti, l’autore ci presenta un realistico spaccato della vita quotidiana incarnato in questo distinto quarantenne, che pur di sentirsi vivo sceglie di evadere dalla sua vita tranquilla e corre innumerevoli rischi, a partire dalla sua scelta di trovarsi un’amante. Una scelta che simboleggia la tipica crisi di mezz’età che affligge molta gente oggigiorno, il desiderio di appagarsi fisicamente pagando il caro prezzo della fedeltà.

Un desiderio che spesso conduce a scelte ben più drammatiche, come fuggire lontano fino alla scomparsa totale. Distinto quarantenne si dimostra, da questo punto di vista, un crudo monito sulle conseguenze di questa scelta, su di noi ma anche sulle persone che ci stanno vicino.

Come nasce questo libro?

L’opera nasce on the road, camminando per le vie di Brescia, passeggiando sul litorale gardesano, parlando con la gente, ascoltando i racconti delle tante persone che ho incontrato, fotografando con lo sguardo i paesaggi, le scene e i teatrini reali della gente, fissando l’attenzione sulle chiacchiere di sconosciuti al bar, al ristorante, ma soprattutto pensando e rielaborando in modo personale e originale tutti questi stimoli; inoltre per ciò che attiene le malversazioni del protagonista del romanzo mi sono documentato sulla stampa con numerosi ritagli di cronaca, nonché per le sue incursioni su internet in cerca di donne mi sono avvalso di dati e statistiche ricavate sempre sulla rete. L’ intento è stato quello di cogliere e sviscerare la “solitudine del maschio” contemporaneo, che moltissimi uomini di mezza età sperimentano quotidianamente, solitudine maschile che è lo specchio della mutazione antropologica del ruolo e della figura della donna, la vera grande rivoluzione silenziosa e mai a sufficienza analizzata della nostra epoca. Pertanto ho la consapevolezza di aver scritto un romanzo crudo, ma attuale, ricchissimo di spunti di riflessione su tematiche anche scottanti: una lettura non per perbenisti benpensanti, ma per persone vere, che sanno amare, soffrire e che desiderano comprendere il mondo attuale senza troppe pretese di giudizi definitivi.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Tra i molteplici temi trattati spiccano quelli della comprensione e del perdono: il primo messaggio del romanzo – come si può evincere dalla citazione iniziale dal vangelo di Luca sull’adultera – è  proprio questo. Su tale architrave si innestano riflessioni profonde sulla fragilità umana, sul bene e sul male che  coabitano nell’animo umano, sulla crisi della famiglia, sulla trascendenza e sulla carnalità che caratterizza la condizione dell’uomo. La prima parola del romanzo è proprio questa: ” Il corpo … ” e da qui diparte la narrazione sulle vicende del protagonista che è l’ennesimo antieroe – un altro personaggio senza qualità – molto caro alla letteratura del novecento e a quella contemporanea.

Leggi il mio libro perché..

Se sei un uomo leggi il mio libro per capire qualcosa di più sulla tua debolezza e sull’universo femminile; se sei una donna leggi il mio libro per capire di più dell’universo maschile e della tua metamorfosi antropologica. Inoltre ritengo che tanti uomini – come hanno riconsociuto molti lettori – possano immedesimarsi nel protagonista e ritrovare in lui quel “noi” che ci fa sentire meno soli e meno isolati. E questo è il grande merito della vera letteratura che nasce ai promordi dell’umanità per via orale, la notte attorno a un fuoco, allorquando versi gutturali si fecero linguaggio, e paure, esperienze, emozioni poterono divenire patrimonio comune del prossimo. Sottolineo che nel corso del romanzo vi è un passo molto bello che si sofferma su tale fondamentale concetto.

Progetti futuri?

Ho pronta una raccolta di 72 racconti brevi, icastici fortemente rapprentativi della nostra attualità, già oggetto di una prima rivisitazione stilistica da parte di un editor di fama che considera l’antologia di alto livello. E’ un’opera a cui tengo molto, per la quale ho già ricevuto alcune proposte di pubblicazione, ritenute peraltro non adeguate. Per cui sono alla ricerca di un editore seriamente motivato ad allacciare un proficuo rapporto professionale di lungo periodo con l’obiettivo di crescere insieme e soprattutto di condividere in modo convinto l’azione promozionale del libro. Inoltre sto ultimando la prima stesura di un nuovo romanzo denso, ricco di spunti e divertente, il cui protagonista è un bibliotecario molto, ma molto particolare. Una lettura caratterizzata da un “andante con brio”  che vuole andare controccorente rispetto ai soliti noir, gialli, crisi familiari, precarietà, morti ammazzati e depressioni varie, argomenti dei quali la ” Casa di carta” della letteratura contemporanea è fin troppo zeppa.

Distinto quarantenne  merita 4 stelle su 5.

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“Gli anelli del Ginepro” di Marco Gonnesino

“Si sentì levitare, vide il cielo come sbiancarsi e aprirsi, il suo animo sgombro da ogni dolore e preoccupazione… Allora spalancava le braccia e declamava parole in forma di versi.”

Marco Gonnesino ci presenta la sua ultima fatica nel mondo editoriale: Gli anelli del Ginepro, edito da Il Seme Bianco. Ambientato nel 1977 a Gonnesa, paesino nel sud della Sardegna, ci narra di Mattia, ragazzino di dieci anni solitario e amante della poesia. Ama trascorrere il tempo nei pressi di un vecchio ginepro contorto, il quale sembra in grado di dargli l’ispirazione per i suoi versi come per magia. La sua vita è segnata da difficoltà e sofferenze, a causa del padre violento di cui è spesso vittima insieme alla madre. A vegliare su di lui c’è il fratello Giuseppe, di tredici anni più grande, che vive da solo dopo essere stato cacciato di casa anni prima. Mattia incontrerà durante l’estate Mabel, una dodicenne intraprendente che lo apprezza subito per le sue doti e la sensibilità, spingendolo con il tempo – con la sua personalità ribelle e una libertà sessuale più matura delle apparenze – a uscire dal suo guscio e a osare, a correre qualche rischio, a sopportare le violenze del padre e le ingiustizie quotidiane.

Per quanto scorrevole nello stile, Gli anelli del Ginepro è una lettura tutt’altro che leggera, in quanto ricolma di temi drammatici: primo fra tutti la violenza domestica, sulla quale l’autore non si risparmia in dettagli crudi e dolorosi. Dedicato “all’infanzia sofferente”, è un libro consigliato a tutti coloro che ricercano una lettura profonda in poche pagine.

Come nasce quest’opera letteraria?

Ho sempre desiderato ambientare una mia opera in Sardegna. Con questa idea di romanzo ne ho avuto la possibilità. Inoltre il paese di ambientazione è quello in cui ho vissuto la mia infanzia e adolescenza.

Mi interessava narrare la storia di un ragazzo difficile ed inserirla in un periodo storico di cambiamenti, la seconda metà degli anni 70.

Ancora di più mi interessava inserirla in un contesto contraddittorio e intricato quale quello del Sud-Ovest Sardegna, dove, tra scelte di sviluppo industriale discutibili e l’invasività della politica, già allora si intravvedevano i primi segnali di una crisi economica e occupazionale che è successivamente esplosa e ancora non accenna a diminuire.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Non credo che si possano scrivere libri per lanciare messaggi. Piuttosto, chi scrive deve toccare delle corde in chi legge. Altrimenti ha probabilmente fallito nel suo tentativo di comunicazione. Infatti un libro altro non è che una forma comunicativa. Se un libro è scritto in un certo modo, se si fa leggere senza concedere la tentazione di abbandonarlo a metà, scompaiono i muri tra chi scrive e chi legge, ed è allora che la comunicazione può passare. Ma non sempre chi scrive è conscio di ciò che il libro può rappresentare in chi legge, quantomeno non di tutto, così la risposta migliore potrebbero darla proprio i lettori.

Leggi il mio libro perché..

Questo libro va letto perché la storia di un bambino dal rapporto difficile coi genitori e col mondo che lo circonda va sempre letta. Il romanzo di formazione è una tipologia letteraria che merita sempre una lettura e un approfondimento. Da non sottovalutare anche la forma di interazione e interpretazione che il bambino utilizza, la poesia. Vedere un bambino diventare inconsapevolmente poeta ritengo sia una cosa del massimo interesse.


Progetti futuri?

Sto lavorando a un libro ambientato in Sardegna a metà del settecento. Ma la prendo con calma, non ho fretta di pubblicare. Prima di esordire pensavo che la pubblicazione fosse un punto di arrivo, invece è solo un punto di partenza, il difficile viene dopo. L’assistenza e l’accompagnamento dell’editore è fondamentale. Per cui se troverò questa assistenza, bene, altrimenti posso solo limitarmi a scrivere, passione che non mi abbandonerà. Anche se è una passione a periodi alterni, devo combattere una certa pigrizia.

Gli anelli del Ginepro  merita 4 su 5: consigliato assolutamente!

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“Tryte” di Luca Giribone

“La realtà della fantasia supera la fantasia di una realtà che non esiste.”

Una brillante espressione che sintetizza in poche parole il concetto ultimo di Tryte, nuova opera di Luca Giribone edita da Europa edizioni.

2020. L’autore Andrea Mainelli viene ritrovato cadavere una mattina in una baita nei pressi di Rovereto, in Trentino, il corpo in terribili condizioni. L’omicidio sembra legato strettamente alla pubblicazione di New York 1941, un romanzo di puro intrattenimento che tuttavia sarebbe, per l’organizzazione criminale che ha massacrato Mainelli, particolarmente importante e pericoloso. Le prove raccolte riconducono al corrotto sindaco Spirati, ma la morte di Andrea non chiude affatto la questione. Ora la palla passa alla sua amante Elena e all’enigmatico Programmatore, che non solo dovranno tirarsi fuori dalle mire di Spirati, ma anche impegnarsi a svelare un mistero legato a New York 1941. La vicenda si alterna parallelamente a quella immaginaria del romanzo, il cui protagonista, il giornalista Frank Logan, affronta una serie di eventi che si susseguono anche – sorprendentemente – in seguito alla morte del suo autore. Qualcosa di strano sta avvenendo nel suo mondo, e poiché questo coinvolge la sua famiglia e gli amici più cari, Frank farà di tutto per scoprire la verità, per quanto incredibile possa apparire ai suoi occhi scettici.

L’autore, che inizialmente ci presenta un apparente e “semplice” thriller, in realtà riporta in auge una delle più brillanti metafore sulla scrittura, intesa come creazione di mondi. L’uomo che inventa un personaggio, una storia, un mondo, diventa a tutti gli effetti un creatore, un padre, che segna il destino delle sue creature ogni volta che scrive sul foglio, cartaceo o digitale che sia. Con Tryte si fa un passo avanti, arrivando alla conclusione che i mondi non cessano di esistere quando smettiamo di scrivere, ma continuano a vivere dentro di noi. Si tratta, in conclusione, di una lettura impegnativa, poiché strettamente legata all’opera prima dell’autore – New York 1941. Forse – ma che nella sua complessità saprà appassionare tutti gli amanti del genere e coloro che desiderano una nuova visione dell’universo immaginario degli Autori.  

Come nasce quest’opera letteraria?

Da un bellissimo dialogo con i lettori, che, avendo apprezzato il romanzo “New York 1941. Forse” e avendo manifestato il desiderio di “giocare ancora” con una storia completamente fuori dagli schemi tradizionali, hanno scritto a centinaia per suggerirne un seguito. Avevo naturalmente già in mente una vicenda che espandesse il paradosso del primo libro e lo rendesse completo e in certo modo adulto, ma quello che ne è nato è stato spinto da una ispirazione impetuosa e quasi indipendente dalla mia volontà, per un risultato che in qualche modo mi può annoverare fra i lettori, come se si trattasse di un’opera che, da sola, è germogliata dalla pianta di “New York 1941. Forse”. Non a caso, un’opera collegata alla prima ma indipendente, un romanzo che molti dei lettori scelgono di leggere subito, senza andare in ordine cronologico, per passare a “NY 1941” solo dopo aver terminato “TRYTE”. Come ciò sia possibile, va scoperto all’interno del romanzo.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Quello che ci ricorda come la creatività, la fantasia, l’emozione, siano forze primigenie che non possono essere imprigionate dai muri di un rassicurante raziocinio, che dobbiamo essere capaci di sollevare la testa e non solo guardare dalla finestra, ma spalancarla, prendere la porta e uscire nel mondo, che troppo spesso incastriamo all’interno di piccoli scorci offerti dalla nostra quotidianità: lo schermo del pc, la televisione, il finestrino dell’autobus che ci conduce sempre lungo lo stesso tragitto. La vita è fatta di routine, dobbiamo necessariamente avere i piedi per terra, ma chi ci ha detto di incollare al pavimento anche la nostra testa?

Leggi il mio libro perché…

Ti condurrà, attraverso una narrazione che apparentemente tocca temi drammaticamente quotidiani, a tratti scioccanti, ma conosciuti; poi, piano piano, senza che tu te ne accorga, ti farà ritrovare sottosopra a osservare quello che c’è dentro di te, qualcosa di nuovo e sconcertante nonostante ti sia sempre appartenuto, e ti farà capire che quello che hai creduto di conoscere fino a ora è solo l’inizio.


Progetti futuri?

Un romanzo che tratteggia un labirinto di identità nascoste in uno scenario di fantascienza decadente e misteriosa. Poi, un gotico moderno, che unisce la passione più profonda, quella di una sensualità elevata all’ennesima potenza, al più autentico, ingovernabile terrore.

Tryte di Luca Giribone merita 4 stelle su 5.

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François Morlupi in “Formule Mortali”

“Credevo dunque di aver visto tutto nella mia vita. Ma ad una cosa del genere, no… non ero preparato. Nessuno lo è. Tutto questo per dirvi che chi compie un atto del genere, non è più un uomo, ma un mostro, il diavolo in persona.”

Non esistono altre parole per definire gli esseri che hanno scelto di terrorizzare Roma in piena estate con una serie di atroci delitti. François Morlupi non si risparmia in dettagli crudi nella narrazione del suo Formule Mortali, edizioni Croce, dove una serie di delitti rituali orchestrata da una rete di fanatici a scopo religioso sconvolge dapprima Roma e in seguito una località in Corsica. Spetterà alla squadra investigativa del commissario Ansaldi il compito di scovare e fermare questi squilibrati prima che facciano altre vittime. Vittime scelte per caso, ma accomunate dalla loro dedizione alla scienza che inevitabilmente comporta l’allontanamento da Dio… una scelta che spinge l’uomo fin dall’alba dei tempi a punire in modo atroce tale “infedeltà”.

Il tema della secolare diatriba da fede e progresso è evidente nel romanzo, ma non centrale. L’autore preferisce piuttosto soffermarsi su ogni protagonista della vicenda, ovvero gli agenti incaricati di chiudere il caso: dal commissario Ansaldi, integerrimo ma pessimista poliziotto affetto da acciacchi tipici dell’età, al vice-ispettore Eugenie Loy, che rifiuta ogni contatto umano al di fuori del lavoro.

Di fronte all’orrore su cui indagheranno tra queste pagine, non potranno fare a meno di guardare dentro se stessi cercando qualcosa di buono che possa frenare l’istinto di compiere una spietata giustizia sugli assassini. 

Una trama che riesce a coinvolgere, con un passaggio di ambientazione tutt’altro che fuori luogo: la Corsica, terra che di rado si ammira tra le pagine di un libro nell’ultimo periodo. Il tutto condito da una varietà di personaggi ben caratterizzati e che conquistano con i loro pregi e difetti. Con questo primo episodio, l’autore ci promette dunque una saga con molte carte in regola per guadagnarsi il suo degno posto tra i thriller italiani degli ultimi anni.


Come nasce quest’opera letteraria?

Fondamentalmente sono stati tre i motivi che mi hanno spinto a scrivere…Il primo, forse il più importante, era la volontà di evadere dalla quotidianità che mi stava attanagliando a lavoro dove le cose non andavano benissimo. Ho tentato dunque di rifugiarmi in un mondo nuovo, dove io ero il protagonista e nessuno mi schiacciava con il suo peso. Dove potevo essere me stesso, senza conseguenze particolari.

Poi leggere una quantità industriale di libri l’anno ha fatto sì che nel mio cervello, qualcosa venisse seminato ogni giorno. Il tutto ha germogliato in un determinato periodo, ma probabilmente bolliva da parecchio! Lo stress da lavoro non ha fatto altro che accelerare un processo inevitabile.

The last but not the least, è che spesso rimango deluso da alcuni romanzi. Mi sento quasi tradito quando compro un libro pubblicizzato che poi non mi soddisfa. Invece di criticare soltanto, ho voluto mettermi alla prova, agire. E ho partorito Formule Mortali.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Formule Mortali non possiede la presunzione di veicolare messaggi particolari. Una cosa tengo però a dirla: nel mio libro, non invento spesso, la maggior parte delle volte racconto aneddoti di vita vissuta, esperienze…ogni protagonista del commissariato possiede un pezzo della mia personalità e alcune mie passioni. Per fortuna però non tutti i loro problemi, ansie e paturnie mi appartengono, vi tranquillizzo! Se così fosse, sarei da rinchiudere!

Leggi il mio libro perché…

Se ti piacciono dei gialli dove non c’è soltanto una inchiesta, ma quest’ultima è anche una scusa per poter raccontare e descrivere altro ed abbracciare diverse tematiche…come i problemi della capitale d’Italia, i protagonisti con le loro ansie, la quotidianità degli abitanti, il deep web e una regione straniera come la Corsica…allora questo è il libro che fa per te! Un giallo “sociale”, moderno e adrenalinico.

Progetti futuri?

Visto il piccolo successo ottenuto nelle vendite(siamo alla seconda ristampa) e le ottime critiche raccolte per Formule Mortali, ho già scritto il secondo. Il terzo è in fase di costruzione. Il commissario Ansaldi continuerà a vivere finché avrò la passione di scrivere e finché i lettori ne saranno entusiasti….poi si vedrà!

Il libro merita 4 stelle su 5.

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“James Biancospino e le sette pietre magiche” di Simone Chialchia

“Se agiremo ispirati dal Bene e per compiere del bene, allora state pur certi che, in qualche modo, lo stesso Bene trionferà.”

L’universo fantasy nostrano accoglie tra le sue sconfinate braccia un nuovo, brillante autore: Simone Chialchia, con il suo romanzo James Biancospino e le sette pietre magiche, Aporema edizioni. Esso narra l’avventura di James, timido e introverso ragazzo italiano, il quale un giorno, passeggiando lungo il fiume con il suo cane, trova una misteriosa pietra magica che lo scaraventa improvvisamente indietro nel tempo di ben cinquecento anni. Giunto in pieno XVI secolo, il giovane si ritroverà suo malgrado coinvolto in una guerra segreta tra la Confraternita della Luce, difensori della pace e della giustizia, e la setta degli Oscuri, diabolico gruppo di non-morti assetati di potere. La pietra usata da James per viaggiare nel tempo è solo una delle sette pietre superiori a cui mirano gli Oscuri e la Confraternita, e dovrà recuperarle pur di riavere una speranza per ritornare a casa. Inizia così il suo viaggio che dall’Italia lo porterà alla Francia, un lungo cammino che lo cambierà nel profondo, tra addestramenti, alleanze, legami e tremendi duelli.

L’autore ci regala una grandiosa avventura – di cui si prospetta un sequel – in poco più di 300 pagine, grazie al suo tratto pulito, semplice e per nulla pesante. A colpire maggiormente è soprattutto l’ambientazione, poiché è raro leggere un fantasy ambientato nella nostra terra, seppure nel passato. Una caratteristica che spinge inevitabilmente il lettore a chiedersi cosa sia accaduto tra “ieri” e “oggi”, quali eventi legati al protagonista abbiano causato la scomparsa della magia dal nostro mondo attuale. James Biancospino si rivela dunque una promettente saga tutta da scoprire, un titolo immancabile tra gli scaffali di ogni amante del fantasy.

Come nasce quest’opera letteraria?

La genesi di questa trilogia è molto singolare. Tutto è nato per caso oppure colpa del destino, non lo so. Devo ancora giungere ad una soluzione se devo essere sincero. Per farla breve ho avuto come un’illuminazione nel momento in cui ho raccolto una pietra in un campo per lanciarla al mio cane. Qualcuno penserà che abbia qualche problema, forse sì, ma proprio grazie alla fantasia ho generato questa avventura. Da quell’episodio, nella mia testa, la storia ha iniziato a svilupparsi in autonomia trasformandosi col passare dei mesi in una vera e propria ossessione. Non pensavo ad altro. E così ho deciso di metterla nero su bianco. Una scelta obbligata, sentivo l’esigenza di condividerla e ho trovato nella scrittura il vettore ideale per farlo.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Ci sono diverse chiavi di lettura che variano a seconda dell’età del lettore. Molti sono infatti i valori su cui ho puntato, qualità sempre più rare da trovare ai giorni nostri. Si parla di spirito di sacrificio, di impegno, di amicizia, lealtà e di crescita. Ma su tutti, il messaggio che spero venga recepito è che bisogna credere in se stessi. Trovare quella forza interiore che possediamo e utilizzarla per affrontare le avversità della vita. Mai mollare, mai! Tutto è possibile, basta crederci.


Leggi il mio libro perché…

La storia è molto intrigante: primo perché ambientata quasi completamente in Italia attraverso luoghi e circostanze suggestive che alimentano la curiosità del lettore, secondo perché i personaggi non sono banali ma dotati di personalità piene e soprattutto realistiche. Terzo perché la scrittura è molto fluida e piacevole, capace di suscitare diverse emozioni e dar vita anche a riflessioni importanti. Questo libro non è solo svago, è un viaggio interiore che vi porterà ad esplorare diversi aspetti del vostro inconscio.

Progetti futuri?

Mancano pochi mesi all’uscita del secondo capitolo. Al momento sto scrivendo il terzo e, nel mentre, continuando con la promozione di questo pubblicato. Ho imparato a non guardare troppo in là; preferisco concentrarmi su obiettivi a breve termine. Non nego di avere in cantiere altre storie da raccontare, ma per il momento mi sto concentrando solo sulle avventure di James.

James Biancospino  merita 5 stelle su 5.

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