“Ufficio lettere perdute” di Stefano Mondini

“Perché vi racconto tutto questo? Perché un bel giorno, come un fulmine a ciel sereno, la combriccola della Stanza 7 avrebbe accolto un altro personaggio che diverrà centrale in tutta questa faccenda, e che avrebbe cambiato tutti gli equilibri, un personaggio che mi avrebbe spinto a raccontarvi questa storia”.

Stefano Mondini, celebre doppiatore dell’odierno panorama cinematografico, oggi fa sentire la sua voce tra le pagine di Ufficio Lettere Perdute, edito da Mosaico Edizioni.

La vicenda qui narrata riguarda un gruppo di impiegati presso un ufficio postale di Angers tra il 1967 e il 1968; fin qui nulla di particolare, penserete, ma a rendere il tutto più originale è il narratore, un “personaggio” molto particolare. Si tratta in effetti di una stanza! O meglio la stanza, l’Ufficio Lettere Perdute dove appunto lavorano questi impiegati allo scopo di consegnare lettere prive di mittente o destinatario. Come se avesse una coscienza propria, l’Ufficio ci racconta fin dall’arrivo di un nuovo dipendente, il giovane e attraente Febo, giunto dal lontano Canada. Questi, piuttosto misterioso e vago sul suo passato, ben presto conquisterà la fiducia dei suoi colleghi iscrivendoli come coro al prossimo concorso canoro di Parigi e aiutandoli a modo suo in varie questioni personali. Il tutto sotto l’occhio invisibile ma attento della Stanza.

Stefano Mondini dimostra grande capacità nel raccontare questa vicenda, combinando un’ambientazione tutta nuova – ben lontana dagli standard letterari – e un narratore originale e pittoresco, che ci scaglia lontano, in un’altra epoca, pregna del “fascino” che ancora possedevano le lettere scritte a mano. Questo è forse il maggior intento dell’autore: attraverso questa storia affascinante e descritta con uno stile limpido e incalzante, ci consente di ricordare un vecchio “potere” della parola scritta. Il gusto di una volta, fatto di carta e inchiostro, di tempo per decidere con una penna tra le mani cosa scrivere e inviare al destinatario. Ufficio Lettere Perdute è carico di questa e altre verità, frutto del lavoro di un uomo che ha fatto della voce la fonte del suo successo… e senza dubbio ne otterrà ancora con quel che ha scritto.

Come nasce questo libro?

Nasce dalla voglia di raccontare l’interazione delle persone. Poi mi piaceva molto raccontare la coesione tra le persone attraverso qualcosa che potesse unirle in modo da non snaturare ciò che sono. In questo caso la musica. E non ultimo il far raccontare tutta la storia da un punto di vista molto diverso dalla norma, ovvero da un ufficio e non da un narratore umano, mi ha appassionato.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Intanto vorrei far conoscere ai più giovani gli albori del ‘68, ma solo lo sfondo, far capire loro come era il mondo in quel momento di passaggio. E che insieme si può ottenere tanto, soprattutto in un momento molto individualista come è oggi.

Leggi il mio libro perché…

Perché voglio far divertire le persone, le voglio far sognare. Sarà che sono un sognatore da sempre e credo che sognare sia il sale della vita.

Progetti futuri?

Ho già un paio di idee per un nuovo romanzo, devo scegliere quale inseguire. E ho in mente anche un testo teatrale che andrebbe ad aggiungersi agli altri che ho già scritto. Nel frattempo continuerò il mio lavoro di doppiatore e di insegnante.

Conclusioni…

Far parlare i muri è stata un’esperienza che mi ha molto arricchito. Calarsi in cosa avrebbe pensato un ufficio mi ha stimolato molto e sfido il lettore a immaginare il finale di questo romanzo.

Il libro merita 5 stelle su 5.

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“Galassie Perdute 3 di Vittorio Piccirillo”

Vittorio Piccirillo torna nel mondo editoriale con un nuovo libro “Galassie Perdute 3”, dove la fantascienza gioca un ruolo principale.

Dopo le tragedie che hanno sconvolto la sua esistenza, Kendra si è prefissata un unico obiettivo: lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare da capo. Cosa non facile, ma non è sola. I suoi compagni sono al suo fianco, la sostengono, la fanno sentire al sicuro. Insieme a loro sente di poter andare avanti, di essere in grado di costruire qualcosa di nuovo.

 Tuttavia il destino ha altri piani.

Sebbene le forze misteriose che hanno tramato nell’ombra siano state sconfitte, il cupo retaggio del suo passato, che ha rifiutato ma dal quale non riesce a liberarsi, continua a tormentarla. Nel frattempo, una nuova minaccia tesse la sua tela proprio attorno a Kendra e ai compagni, in paziente attesa del momento migliore per farli cadere in trappola. Quando i tre se ne rendono conto è ormai troppo tardi. Ancora una volta la giovane è costretta a confrontarsi con il dolore e con la paura, a lottare per la sua stessa vita, ad affacciarsi pericolosamente sul baratro dell’oscurità.

Come nasce questo libro?

Come indicato nel titolo, “Galassie Perdute – Libro terzo: Privazione” è il terzo romanzo di una serie che comprende “Galassie Perdute – Libro primo: Innocenza” e “Galassie Perdute – Libro secondo: Coscienza”. In questo volume ritroviamo la protagonista Kendra alle prese con le conseguenze delle scelte che ha fatto in precedenza, e assistiamo alla sua progressiva crescita interiore a mano a mano che si confronta con nuove esperienze. Intanto, da un lato appaiono nuovi antagonisti e dall’altro ne rientrano in scena alcuni che sono già stati respinti ma non sono disposti ad arrendersi così facilmente.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

All’interno della serie vi sono due grandi linee guida. La prima è la necessità di prendere coscienza che tutte le nostre scelte, anche quelle in apparenza più banali, hanno conseguenze che non immaginiamo: è un’esortazione a compiere ogni azione in modo responsabile, tenendo conto che esistono anche gli altri. La seconda è che dobbiamo conservare la nostra identità e la nostra integrità morale a qualsiasi costo, senza lasciarci condizionare dalle situazioni e senza permettere a nessuno di imporci ruoli nei quali non ci riconosciamo.

Leggi il mio libro perché…

Perché si tratta di un romanzo di fantascienza e in particolare di space-opera. Pagina dopo pagina, seguiamo Kendra in una serie di avventure ricche di azione, che ci conducono in luoghi suggestivi ed esotici negli angoli più remoti del cosmo. Nel mentre, insieme alla protagonista ci soffermiamo a riflettere sulle situazioni e non possiamo che provare le stesse, intense emozioni.

Progetti futuri?

Al momento è in fase di realizzazione il quarto volume di questa serie che mi sta regalando grandi soddisfazioni, grazie anche al tuo insuperabile contributo. Se le cose continueranno in questo modo resta un ampio margine di manovra, perché le vicissitudini di Kendra sono tutt’altro che concluse. Vi sono altri progetti in cantiere, ma come sai non amo parlare delle cose prima di farle, quindi mi limiterò a dire a chi legge di seguirmi e stare a vedere.

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“Eterno Autunno” di Luca Angelo Spallone

“Ecco allora che nell’oscurità del mondo, saturo di violenza, guerre, contagi e cronaca nera, i libri possono e devono essere i nostri piccoli barlumi di luce, le torce grazie alle quali si può entrare nelle caverne, le scintille che accendono il fuoco e ci guidano verso un’uscita di sicurezza personale”.

Una magistrale prefazione quella che ci introduce alla lettura di Eterno Autunno, opera d’esordio di Luca Angelo Spallone edita da i Robin&Sons.

L’autore ci regala in questo volume dodici storie brevi, dodici episodi da brivido che spaziano tra l’horror, il thriller e il fantastico. Incubi, per definirli tutti insieme sotto un’unica parola. Un susseguirsi di eventi soprannaturali e drammatici che, seppur slegati l’uno dall’altro nei contesti, sfociano tutti in un’esplosione di puro orrore. Leggendo queste storie si farà presto ad accostare il nome di Spallone a quello del grande Stephen King, data la “potenza” dell’incubo che l’autore riesce a esprimere tra le righe, storia dopo storia. Pagine scorrevoli ma cariche di dettagli cruenti, che coinvolgono il lettore in un viaggio inquietante dall’inizio alla fine insieme ai numerosi personaggi protagonisti di queste scene, a volte vittime, a volte autori, di fantasiosi orrori. In definitiva, Eterno Autunno si rivela un titolo promettente che rimarrà impresso nella mente dei suoi lettori come un film.

Il libro merita 5 stelle su 5.

Come nasce questo libro?

In realtà scrivere mi è sempre piaciuto. Avevo già pubblicato qualcosina in giro, ma non so perché, non avevo mai tanto preso in considerazione l’idea di creare un libro tutto mio. Poi i racconti che scrivevo per semplice diletto hanno cominciato ad accumularsi e così sono arrivato alla fine. Possiamo forse dire che è stata una naturale evoluzione del processo creativo in atto, anzi – meglio ancora – l’ovvia conclusione. Però, se vogliamo parlare in termini più pratici, un libro di dodici racconti ha ovviamente dodici inizi diversi e dodici conclusioni altrettanto diverse. Probabilmente ciascuno di questi racconti nasce da un momento della mia vita, da un ricordo o da un timore. Alcuni sono stati riscoperti dopo anni, e rinnovati. Altri sono stati scritti di getto. In ultima analisi penso che si raccontino dodici storie in Eterno Autunno, perché ne possa emergere solo una. La mia.

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Quale messaggio vuoi trasmettere?

La risposta a questa domanda potrebbe essere a sua volta un libro! Innanzitutto non sono uno che crede molto nei messaggi. Sono relativamente scettico rispetto alla possibilità di veicolare insegnamenti, valori, sentimenti o quello che sia attraverso un libro. D’altro canto mi rendo conto che ogni narrazione, per essere degna di nota, ha necessità di evidenziare il proprio punto di vista sulla realtà. Forse anche di trattare un tema che sia familiare o quantomeno comprensibile per il pubblico. Inoltre, a questo proposito, vorrei che il lettore riuscisse a ricavarne qualcosa in maniera autonoma, nell’ottica di un ipotetico dialogo con lo scrittore. Poi nel caso specifico di Eterno Autunno non dimentichiamoci che si tratta di dodici racconti, quindi potenzialmente dodici messaggi. A questo punto la cosa più semplice da dire è che attraverso le lenti dell’orrore e del fantastico mi sono divertito a stimolare il lettore su alcuni temi scabrosi come l’abbandono, la solitudine, la morte…

Leggi il mio libro perché…

Perché è un bel libro. È un libro pensato per intrattenere, turbare e spaventare. È un libro che mira a mettere in dubbio le certezze che ciascuno ha. Allo stesso tempo non è un horror canonico e per questa ragione ritengo che sia adatto a tutti, tanto ai cultori del genere, quanto ai neofiti o ai semplici curiosi.

Progetti futuri?

Ho da poco tempo completato la sceneggiatura di un fumetto. Un mio amico – disegnatore professionista – è già all’opera con gli studi dei personaggi e gli schizzi degli ambienti. A breve cominceremo la ricerca di un editore, e se tutto va bene anche il 2022 porterà qualche interessante novità.

Conclusioni …

Scrivere un libro è come partire per un viaggio senza conoscere la destinazione finale. I libri sono passaporti che ci permettono di viaggiare con la fantasia, oppure ponti che ci uniscono alle altre persone ma anche chiavi che aprono le porte della realtà. Sono contento di aver contribuito a tutto questo, seppur in maniera minima. Il mio più grande obiettivo è insinuare dubbi, evocare emozioni e suscitare riflessioni nel lettore.

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“La distruzione dei sogni” di Daniela Di Benedetto

“Infine, il desiderio fisico si fece insopportabile. Voleva vedere Fabiola, toccarla, sentire il profumo dei suoi capelli… ma sapeva che nella migliore delle ipotesi avrebbe potuto soltanto stringerle la mano in segno di saluto. Non ci sarebbe mai stato un vero contatto fisico, mai, perché lei non lo amava, e quella realtà era dura da digerire.”

Daniela Di Benedetto ritorna in scena con La distruzione dei sogni, edito da Il filo di Arianna. L’autrice ha raccolto in questo libro tre racconti ambientati in periodi diversi – il primo negli anni Ottanta, il secondo negli anni Novanta, il terzo in anni recenti – accomunati da un filo conduttore tutt’altro che positivo. Tre uomini, tre donne, tre incontri. Vite diverse, eppure procederanno tutte verso una sorte drammatica. La distruzione di un sogno, come appunto cita il titolo, a spese dell’uomo di turno che per amore di una donna ha messo in gioco le sue speranze.

“L’ineluttabilità del destino dell’uomo che in eterno cederà al fascino femminile” è ciò che tende a simboleggiare La distruzione dei sogni attraverso queste storie. L’autrice ci mette di fronte a scene chiare ben descritte, rendendoci partecipi di sensazioni e sentimenti, amori, dubbi, decisioni, paure, drammi. Sofferenze. Elementi ben mescolati che mantengono desto l’interesse per le sue storie fino all’ultima pagina. Di certo si rivela un brillante quanto duro monito, sia per gli uomini che per le donne che scoprono l’amore in situazioni turbolente.

Foto di Giorgia Gorner Enrile

  1. Come nasce questo libro?

E’  nato  nel  momento  in  cui  ho  scoperto  che  tre  dei  miei  racconti  lunghi  avevano  un  filo  conduttore:  l’amore  che  distrugge  una  persona,  anche  se  si  tratta  di  un amore  non  ricambiato  o  non  consumato.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Siamo  in  un  mondo  in  cui il  lieto  fine  non  esiste,  ogni  individuo  pensa  solo  al  proprio  benessere  personale  e  nel  perseguirlo  non  si  preoccupa  di  spingere  altre  persone  sull’orlo  di  un  abisso,  questo  è  il  messaggio  fondamentale.

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Leggi il mio libro perché…

Perché  sembra  di  vedere  dei  film,  in  particolar  modo  nel  primo  racconto,  L’Oasi. La  ricerca  dei  dettagli  è  stata  così  curata  che  la  prima  stesura  risale  addirittura  a  40  anni  fa,  anno  1981,  ma  solo  adesso  sono  soddisfatta  del  risultato.  Inoltre l’approfondimento  psicologico  è  intenso  e  assolutamente  insolito,  visto  che  io  sembro  stare  dalla  parte  dei  protagonisti  maschili.  Cerco  di  leggere  da  sempre  l’animo  maschile.

Progetti futuri?

Dedicarmi  alle  sceneggiature  cinematografiche,   già  ho  iniziato  a  farlo  e  ho  prodotto  un  film.  Purtroppo  mi  vengono  chieste  sceneggiature  comiche,  e  le  ho,  ma  prima  di  morire  vorrei  realizzare  qualche  film  serio!

Conclusioni..?

Non scrivo  come  gli  autori  moderni  che  si  dilungano  nel  descrivere  strade,  stanze  e  persino  monumenti.   Presto  attenzione  più  ai  personaggi  e  all’azione,  i  miei  modelli  sono  Steinbeck,  Irwin  Shaw, Cornell  Woolrich,  Mauriac,  Maupassant, Francoise  Sagan,    tanto  per citare  tre  americani  e  tre  francesi.  Io  descrivo  grandi  passioni  come  si  usava  una  volta,  del  resto   sono  nata  negli  anni  Cinquanta.

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“Una favola al giorno” di Ilaria Amadei e illustrato da Rossi Camilla

Le favole dove stanno?

Ce n’è una in ogni cosa:

nel legno del tavolino,

nel bicchiere e nella rosa.

(Gianni Rodari)

Si ha sempre l’illusione che “i libri per bambini” siano solo per loro.

Non è così.

E oggi l’ho imparato grazie ad un dono ricevuto, si tratta di “Una favola al giorno” scritto da Ilaria Amadei e illustrato da Rossi Camilla.

“Il sole, la luna e il girasole”, “Il cavallo e l’asino”, “La principessa che non voleva mangiare”, “La farfalla e il ragno”. “Il fornaio, la volpe e la cornacchia”, “Il gallo e l’usignolo”, “Il leone e la zanzara”.

Ecco i titoli delle favole arricchite da illustrazioni a tema tra una parola e un’altra.

Un messaggio alla fine di ogni storia: è questo il metodo giusto, a mio dire, per educar i bambini alla natura, alla vita, alla lettura.

I protagonisti son spesso gli animali come la farfalla che ama svolazzare, la volpe ingorda, il ragno che non sapeva nuotare, la gallina dal tono arrogante, la galline sorelle, la zanzara fastidiosa e il leone sofferente per via dell’ossicino….

[Comprarlo con un click ]

Non devo convincervi di questa lettura perché questo libro, al primo sguardo, vi conquisterà.

Rossi Camilla è poi riuscita a completare la narrazione di Ilaria Amadei con le sue illustrazioni che tra colori e espressioni donano a questo libro un valore aggiunto: i loro cuori.

Grazie a Ilaria per questo dono e grazie a voi che lo leggerete.

Eccolo qua 🙂

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letteratura

“Il ballo” di Irène Némirovsky

Ci sono momenti in cui entri in libreria e per qualche oscura ragione ti innamori di qualche titolo. Poi lo leggi e scopri che l’innamoramento è stato giusto: il libro t’ha rapito.

Ecco cosa m’è successo nelle ultime ore con Il Ballo di Irène Némirovsky.

Edizione di Adephi, 84 pagine, copertina color corallo: ecco i primi dettagli che m’hanno fatto fermare a quel piccolo scaffale.

La protagonista ha quattordici anni, si chiama Antoinette e detesta la madre. Vivono a Parigi insieme al padre e la domestica; sono una famiglia ricca, ricca da poco per via delle manovre finanziere del padre della ragazza che, con un ruolo secondario, definisce in piccoli frammenti di dialoghi come vede la moglie e tutto il resto della gente.

Sono nuovi nella società francese e la Signora Kampf decide di dar un ballo: pensa a tutti i dettagli, dalle ostriche allo champagne, all’orchestra dal vivo ma fa un piccolo sbaglio. Lo sbaglio le costerà caro e il finale ha qualcosa di grottesco che m’ha fatto venir voglia di un nuovo libro di questa autrice che, confesso, ho scoperto solo ora.

Piccolo, ironico, vero: lo trovi qui

 

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