Da grande voglio ESSERE

Quando da piccola ricevevo la classica domanda “Cosa vuoi far da grande”? Io non ho mai saputo rispondere, fino all’età di 14 anni, poi, vabbè, ho cominciato a comunicare e scrivere e non ho più smesso. O per lo meno la situazione è stabile da qualche annetto: cervello, penna e viaggi e passa la paura, come si usa dire 😉

 

Le mie amiche volevano diventare ballerine, insegnanti, piloti, io-invece- non sapevo cosa ‘voler fare da grande’ ma ho sempre saputo che sarei diventata adulta velocemente e questo m’è bastato.

E questo accade per tante ragioni, ragioni che meriterebbero un post a parte, no, non questo.

 

Quando parlo con le persone mi rendo conto che sono tutti così tremendamente infelici, tremendamente insoddisfatti, irrealizzati, o per lo meno non come vorrebbero, tremendamente e basta.

Perché? Realizzarsi, esser felici e soddisfatti, credo sia un compimento vitale, come dire, quasi scontato, scontato non per tutti, a questo punto.

 

Guardo le persone, le ascolto, a volte le analizzo e vorrei dire loro che esser felici non è poi così difficile, assurdo, surreale, è solo andare avanti con la giusta concezione delle cose.

 

Esser felici è un gioco da ragazzi, basta (ri)trovare il fanciullino dentro se stessi.

Esser felici è un atto di coraggio.

Esser felici è un atto di gratitudine verso se stessi.

Esser felici è indispensabile per poter rendere la propria vita unica, come se fosse un’autentica opera d’arte.

Esser felici è la base di una quotidianità ricca, piena, concreta.

Esser felici è la base per non rimanere fermi, uguali, asettici.

Esser felici è la prova che si può fare, si può realizzare, si può volere.

 

Ecco, se avessi una macchina del tempo, la storia andrebbe così.

“Ele cosa vuoi fare da grande?”

“Da grande voglio essere una persona felice”.

 

Essere. Non fare. ESSERE. NON FARE.

 

Essere SEMPRE, perché l’essere rimane. Non fare, perché i fatti possono anche scomparire e noi non lo vogliamo, vero?

 

Siate felici perché in fondo è facile.

 

 

 

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La mela e altri peccati originali di Massimiliano Colucci

Avete mai pensato che i vostri gesti quotidiani che considerate banali in realtà potrebbero rappresentare dei veri e propri peccati capitali?

 

Massimiliano Colucci, di cui non si hanno molte notizie biografiche perché non ama parlare di se, ma sappiamo che vive a Padova e utilizza molto di frequente i mezzi pubblici; ci descrive in maniera molto dettagliata i nostri peccati.

Il suo libro La mela e altri peccati poco originali è un insieme di racconti che provengono dalla sua penna fantasiosa, o dal suo occhio vigile durante i suoi brevi o lunghi spostamenti con i mezzi urbani ed extracittadini. Questa sorta di resoconti urbani s’intrecciano tra di loro e, in alcuni casi, sono completamente divisi, diversi e agli antipodi tra di loro. Questi affrontano molti temi a oggi considerati scottanti ma attuali allo stesso tempo come, ad esempio, l’educazione sessuale dei teenagers, la nascita di una sorta di grande magazzino dove si può trovare un’unica tipologia di prodotto, si parla d’immigrazione utilizzando Dumas e il suo conte ma anche, con uno stile alla Pennac, parla di un autore alle prese con la nascita di un nuovo personaggio quasi volesse alleggerire le nostre colpe, proprio come farebbe un sacerdote.

Massimiliano Colucci utilizza un linguaggio molto puntuale e ben strutturato ponendo al centro di tutto quello che potrebbe essere il pensiero del lettore descrivendo, in questo modo, le trasgressioni di ognuno di noi in modo ironico senza alcuna distinzione di sesso, razza o religione ma che farà nascere un sorriso o forse una lacrima sul volto del suo pubblico.

Ci sono peccati commessi da medici, giornalisti, sacerdoti, direttori di multinazionali, madri di famiglia, pendolari e registi teatrali. Si parte dal più conosciuto come il tradimento fino ad arrivare alla compravendita di un suicidio assistito.

Il lettore si ritroverà ad analizzare inconsapevolmente ogni suo gesto e, se ha vissuto almeno una di queste colpe, potrà capirli altrimenti inizierà la comprensione di questi solo dopo la lettura del libro.

 

Come nasce il tuo libro?

Nasce per caso. Come un frutto caduto in testa. Come gran parte delle scelte umane. La mela e altri peccati poco originali raccoglie racconti che, nel corso degli anni, si sono accumulati sul tema del “peccato”. Suppongo che l’autore avesse un pensiero fisso che poteva risolvere peccando di più e scrivendo di meno. E invece…

 

Quale messaggio vuoi inviare?

Il peccato a volte è frutto (una mela, appunto!) di un maldestro tentativo di realizzare sé stessi. È cioè una condizione di sincerità assoluta. Peccando ti tradisci, ti riveli per quello che sei, e questo merita di essere narrato. Quando però un “peccato” si ripete, fino a diventare abitudine, perde di “originalità”. È già metastasi, noia, automatismo. Lì si vede la banalità del male, che è immorale perché non si agisce più per uno scopo. Cade e basta, come una mela marcia che subisce il proprio peso.

 

A quale pubblico è rivolto?

Una recensione li ha definiti testi che “portano al limite”, “in bilico tra carne e spirito”. Se è vero, si rivolgono a un pubblico che non ha bisogno di letture leggere. Che ha l’impressione che la vita sia un caotico e casuale vorticare di molecole che sbattono, interagiscono un poco, e magari si disintegrano a vicenda. E forse si chiede perché il male si insinua e diventa interferenza nelle relazioni. Per i personaggi del libro l’ambiguità fondamentale sta nel contatto, nell’incontro, nel vicendevole toccarsi, in cui si compiono al tempo stesso salvezza e dannazione. Il problema è che dall’ombra può uscire bellezza… e viceversa.

 

Leggi il mio libro perché…

…addentare una mela porta solo benefici. Chiedi ad Eva o a Biancaneve.

 

Progetti futuri?

Infestare il mondo con altri racconti poco originali. O con un romanzo.

 

 

Numero di stelle 4 su 5 –La mela e altri peccati poco originali di Massimiliano Colucci – Editore: Il Poligrafo – 208 pagine – prezzo di copertina 14,00 euro.

 

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

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Le Donne amano le cose semplici. Come la mela

Le Donne amano le cose semplici ma pochi lo comprendono.

Questa affermazione può sembrarvi assurda, lo so, ma credetemi amici del sesso maschile non è così e posso dimostrarvelo con un chiaro esempio.

Ero con un amico, un caro amico con il quale mi confido, ci si racconta le vicende, i brutti incontri e lui, spesso, mi narra le sue situazioni.

Lui a me:

“Dunque usciamo, mentre eravamo in macchina, mi dice che vuol fare aperitivo”

“Eh. Beh?”

“Ma era tardi quindi non si poteva”

“Ho capito, ma che ora era?”

“Non lo so Eleonò, cazzo mi ricordo”

“Sì ma se dici che era tardi, saranno state le..?”

Interviene Fé, un’amica in comune:

“Armà, per Eleonora aperitivo è fino le 22”

“Eh, tipo saranno state le 1o de sera”

“Ah Vabbè, io avrei fatto aperitivo ugualmente, alla salentina’s mode. Comunque beh?”

“E niente. Mi sono fermato a un bangladino.”

“Maddai? Per fare ape?”

“Sì. Mi sono preso la solita Peroni, lo sai”

“E lei?”

“Niente. Lei è rimasta in macchina, quando sono sceso mi dice di prendere ‘na cosetta semplice, niente di complesso”

“E tu?”

“Io Eleonò le ho preso una mela”

“Una mela?”

“Eh sì, voleva una cosetta semplice, la mela è salutare”

“E lei che t’ha detto?”

“Che sono un cretino”.

 

AHHAHAHAH

 

Vabbè, tralasciando lei, io- uno così- me lo sarei magnato de baci.

Obiettivamente, tu non sei d’aiuto, che dal bangladino non scendi dalla macchina e chiedi una cosa semplice, quando se sa, cioccolata, patatine e schifezze a non finire, oltre alla loro frutta di stagione. Però: ti porta una mela, che fai? Non te lo spupazzi di baci? Ecco, io lo avrei fatto perché secondo me noi donne sembriamo apparentemente complesse ma in fondo siamo semplici, semplici come una mela.

 

Che bella cosa la semplicità!

 

E voi, qual è la cosa più semplice e meravigliosa che avete fatto?

 

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La Rapina a Teatro Trastevere

L’Associazione Culturale Teatro Trastevere

presenta

LA RAPINA

Scritto e diretto da

Federico Maria Giansanti

Con

Giacomo Bottoni

Luca Cesa

Simone Lilliu

Daniele Marini

Martina Montini

Mark Proietti

in scena dal 30 maggio al 4 giugno

Teatro Trastevere – Via Jacopa De Settesoli, 3 Roma

 

“Cambiamo vita Cassandra”cit.

Dopo il grande successo de “Il debutto” e di “Quel che dovrei dirle”,la Fmg torna in scena con un nuovo spettacolo teatrale dal titolo “La rapina” scritto e diretto da Federico Maria Giansanti.

La pièce, ricalcando i temi della commedia umana, vede come illustre protagonista il ceto popolare romano, dipinto ora con ironia e leggerezza ora con amarezza e crudo realismo, attraverso il racconto di diverse esperienze di vita che, lasciando i personaggi sconfitti e amareggiati, insinua nella loro mente un’idea assurdamente brillante:“organizzare una rapina in banca”, idea che, prendendo forma e diventando realtà, dà vita ad un racconto grottesco e divertente che vedrà i protagonisti in seria difficoltà, esasperati e dubbiosi nella scelta delle proprie priorità: “…Denaro, Amicizia o Famiglia?”

Vi aspettiamo a Teatro.

Teatro Trastevere,via Jacopa de Settesoli 3,00153 Roma

orari: martedì-sabato h 21.00, domenica h 17.30

contatti: 06.5814004 info@teatrotrastevere.it

Ufficio Stampa

Vania Lai

prom.trastevere@gmail.com

3388940447

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Parole e sorrisi cambiano la vita

Ciò che accomuna le persone sono due elementi: le parole e i sorrisi.

Ne sono fermamente convinta e la mia quotidianità me ne dà dimostrazione giorno per giorno.

Le parole possono essere positive o negative, piene o vuote, in qualsiasi caso sono parole e va preso atto di ciò. La differenza risiede nel peso che diamo loro e questo è un aspetto puramente personale.

Io le parole le amo. Ci gioco. Le inverto. Le confondo. Le condivido. Le lancio. Le lusingo. Le corteggio. Le utilizzo. Le provoco. Le plasmo a mia immagine e somiglianza e credo che delle volte le persone sono attratte dalla mia personalità proprio per questo: per il mio personale utilizzo del linguaggio, che è ovviamente frutto del mio pensiero.

 

Quindi è sempre tutto riconducibile lì, al cervello.

Un altro aspetto interessante della mia vita sono i sorrisi.

No, non intendo semplicemente l’atto del sorridere, intendo tutto ciò che ruota intorno: il capirsi, il comprendersi, l’afferrarsi al volo, il condividere un momento vero e improvviso di sensazioni pure e tanto a altro. Tutte queste situazioni possono sicuramente racchiudersi in un sorriso, perché è quello che scaturiscono. Vero?

 

Rido spesso sorrido di meno. Perché il sorriso è personale, non puoi donarlo a tutti, non puoi condividerlo con chiunque. I miei sorrisi li condivido con le persone che adoro, alle quali voglio bene, le quali stimo, le quali amo, a modo mio.

Parole e sorrisi possono cambiare la realtà, possono migliorare la quotidianità, possono migliorare l’esistenza umana. E voi, parlate e sorridete spesso?

 

Mentre sorrido con Maurizio, durante la trasmissione radiofonica Stazione Letteraria

 

 

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Il re della luce: l’ordine degli oscuri di Federico Carro

Oggi ritroviamo un autore a noi conosciuto con il suo secondo romanzo: Federico Carro. Classe 1991, vive a La Spezia e, oltre a scrivere romanzi fantasy, è appassionato di musica pop, blues e jazz e, nonostante il suo gruppo musicale si scioglie, riesce a dare vita a un suo album.

 

Il nuovo romanzo Il re della luce: L’ordine degli oscuri è ambientato durante il periodo finale della prima crociata per conquistare Gerusalemme. Il protagonista è Fedrick, un giovane crociato che, una volta raggiunto segretamente il Santo Sepolcro, vi troverà al suo interno una pietra misteriosa. Questa si romperà e farà uscire un’entità maligna che gli farà perdere i sensi e lo porterà in una linea temporale e, in un mondo, a lui sconosciuti. Il crociato si renderà conto di non essere più impegnato nella battaglia per cui è stato assoldato e deciderà di addentrarsi in quest’universo. Qui, troverà personaggi e genti stravaganti e insolite, che lo porteranno a dover affrontare regnanti maligni e tiranni per poter liberare i rispettivi popoli dalla loro morsa dispotica. Il tutto accade sotto l’occhio vigile di un ordine oscuro di dei.

Fedrick sarà mosso da un grande amore, quello che prova per la sua amata Eleonor che si trova a Torino. Lui cercherà di raggiungere la città senza sapere che, questa, è la capitale dell’impero proibito e che non hanno il permesso di entrare neanche gli dei oscuri.

Dopo svariate avventure e colpi di scena, il cavaliere arriverà a Torino ma il finale sarà tutto da scoprire.

Federico ci porta in un mondo di pura fantasia dominato dal male e, con un cavaliere, pronto a sconfiggerlo pur di rivedere la sua amata e far trionfare l’amore. In qualche modo, questo rappresenta un mondo ideale che tutti vorremmo. Un mondo, dove non si debba lottare sempre per riuscire a vivere in completa serenità e, magari, con un cavaliere come Fedrick che ci aiuta nell’intento. L’autore non ci fa mancare le sue descrizioni particolareggiate dei luoghi, facendoci, in questo modo, trasportare completamente in un universo tutto da scoprire.

 

Come nasce questo libro?

Il libro nasce dalla mia prima esperienza a Torino, andando in giro con una ragazza per me davvero speciale, tanti elementi hanno ispirato codesto romanzo. L’insieme del fascino della ragazza, intriso ad una città altrettanto magica e misteriosa, hanno dato vita ad una storia romantica quanto fantasiosa e travolgente.

 

A chi è rivolto il libro?

Il romanzo è rivolto a coloro che si vogliono buttare in un mondo totalmente nuovo da scoprire che, con la sua logica, si intrecciano storie ed avvenimenti, travolgendo così il lettore fra leggende, personaggi misteriosi e particolari, in un mondo governato da un ordine di dèi oscuri.

 

Hai scelto Torino come capitale dell’impero proibito perché fa parte sia del triangolo della magia nera che di quella bianca e anche perché è considerata una città esoterica?

Esattamente! Non è un caso che i padroni della terra nel mio romanzo, dominano a Torino, Praga e Lione. Nel nostro mondo queste città rappresentano il triangolo di energia positiva, ove nel mio romanzo invece, si cela l’energia più buia ed oscura del mondo intero. L’unica luce esistente nel mondo viene imprigionata a Torino, che si riflette in Eleonor e nell’amore fra lei e Fedrick.

 

Quale messaggio vuoi lasciare a tutti coloro che leggeranno il tuo libro?

Il mio messaggio che voglio dare ai miei lettori, è sicuramente un messaggio di determinazione, di speranza e di coraggio, nel realizzare tutti i sogni a cui le persone vogliono ambire. Ma anche un messaggio d’amore che prende vita in un mondo totalmente mischiato di paure, dolore e lacrime. Il quale la parola “amore” viene sostituito dalla parola “odio”, ove maggior parte delle persone si fanno travolgere da questo sentimento dettato da un ordine malvagio che sovrasta il mondo.

 

Progetti futuri?

Questo romanzo è il primo libro di una trilogia, lunga quanto affascinante e avvincente, in un universo totalmente descritto dal sottoscritto. Attualmente sto lavorando al mio terzo romanzo, ossia il sequel del re della luce l’ordine degli dèi oscuri.

 

 

Numero di stelle 4 su 5 – Il re della luce: L’ordine degli oscuri di Federico Carro – Editore: Youcanprint – 334 pagine – prezzo di copertina 18,00 euro.

Si ringrazia per la collaborazione Maria Giovanna Fantasia.

 

 

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